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ALESSANDRA FONTANA

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Nata a Torino, vivo a Milano. Mi occupo di comunicazione istituzionale, politica e aziendale. La politica è passione, prende il cuore. E non lo lascia più.

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⚡️TRUMP: “Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena” Cara Giorgia Meloni, da sempre mi occupo di analisi politica e di #comunicazione e, con tutto l’affetto, vorrei consigliarle di LICENZIARE chi si occupa della sua #immagine e che, probabilmente, le ha suggerito l’atteggiamento da tenere con #Trump! AVETE SBAGLIATO TUTTO: la sua comunicazione non verbale (ed anche verbale) è stata #imbarazzante ed evidenziava la sua impellente necessità di ricucire il #rapporto con Trump: ammiccamenti, occhiolini, risatine, pose inutilmente infantili e sfacciate! Ma cosa vi é venuto in mente?!? Lei è il Presidente del Consiglio d’Italia! Ovvio che, uno come Trump, abbia poi espresso quel concetto #offensivo… ha incontrato degli “stuoini ridanciani” al #G7 e lui NON ha #rispetto per chi si mostra #sottomesso. ULTIMI DUE ERRORI: 1. la sua risposta #piccata quando invece doveva essere solo #ironica. Non si scende MAI allo stesso livello. 2. la rinuncia al viaggio in USA di #Tajani. Doveva andare, parlarne con #Rubio in modo riservato e serio e ottenere le #scuse. #Usa #Ue #Italia

⚡️TRUMP: “Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena” Cara Giorgia Meloni, da sempre mi occupo di analisi politica e di #comunicazione e, con tutto l’affetto, vorrei consigliarle di LICENZIARE chi si occupa della sua #immagine e che, probabilmente, le ha suggerito l’atteggiamento da tenere con #Trump! AVETE SBAGLIATO TUTTO: la sua comunicazione non verbale (ed anche verbale) è stata #imbarazzante ed evidenziava la sua impellente necessità di ricucire il #rapporto con Trump: ammiccamenti, occhiolini, risatine, pose inutilmente infantili e sfacciate! Ma cosa vi é venuto in mente?!? Lei è il Presidente del Consiglio d’Italia! Ovvio che, uno come Trump, abbia poi espresso quel concetto #offensivo… ha incontrato degli “stuoini ridanciani” al #G7 e lui NON ha #rispetto per chi si mostra #sottomesso. ULTIMI DUE ERRORI: 1. la sua risposta #piccata quando invece doveva essere solo #ironica. Non si scende MAI allo stesso livello. 2. la rinuncia al viaggio in USA di #Tajani. Doveva andare, parlarne con #Rubio in modo riservato e serio e ottenere le #scuse. #Usa #Ue #Italia

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🔥CRANS MONTANA🔥 “Una porta chiusa. Poi l’inferno. Sono disteso su un letto d’ospedale a Sion, con i polmoni ancora pieni di fumo e la voce che si spezza ogni volta che provo a raccontare. Ho 55 anni, vivo a #CransMontana con la mia compagna e mia figlia di 17 anni. Fino a quella notte la mia era una vita normale, tranquilla. Poi, alle 1.20 di #Capodanno, tutto si è fermato. Ero in casa quando ho visto dalle finestre del #Constellation uscire fiamme incandescenti. Subito dopo è arrivata la telefonata di mia figlia. Una di quelle che ti ghiacciano il sangue: fuoco, feriti, una strage. Sono sceso in strada di corsa con un estintore, ma ho capito subito che non sarebbe servito a nulla. Il fumo era nero, denso, irrespirabile. La combustione era stata rapidissima e violenta. In pochi minuti aveva consumato tutto l’ossigeno. Dentro non si respirava più. Ho trovato mia figlia fuori, immobile, in stato di #choc. Aspettava il suo fidanzato, rimasto dietro una porta. È riuscito a uscire davanti ai suoi occhi, per pochi secondi. Ora è ricoverato a Basilea in condizioni gravissime, con ustioni pesanti. Lei è viva per una concatenazione di eventi che ancora faccio fatica a spiegare: un attimo prima o un attimo dopo, e oggi starei raccontando un’altra storia. Ho chiamato i soccorsi, cercando di non perdere la testa. Poi ho capito che dovevo fare qualcosa. Ho cercato una via d’uscita alternativa. Sul retro ho visto una porta chiusa, bloccata dall’interno. Dietro il vetro vedevo #piedi, #mani, #corpi a terra. La struttura non era crollata, ma dentro era diventata una #trappola. Con l’aiuto di uno sconosciuto, arrivato dopo aver sentito il boato, abbiamo sfondato quella porta tirando con tutta la forza che avevamo. Non avevamo strumenti, non avevamo tempo. I pompieri stavano arrivando, ma lì ogni secondo era vita o morte. Quando la porta si è aperta, i corpi ci sono caduti addosso. Ragazzi vivi, ustionati, intossicati. Alcuni coscienti, altri no. Mi imploravano di aiutarli, in più lingue. Anche in italiano. Erano giovanissimi. Quel locale era frequentato soprattutto da minorenni. Ho visto ragazze con minigonne e top eleganti, il fuoco ancora sulla pelle. Li ho tirati fuori uno a uno, a mani nude. Senza pensare al dolore, al fumo, al rischio. Li trascinavamo fuori e li lasciavamo a terra nel punto di raccolta. Urlavano. E nella mia testa c’era un solo pensiero: potrebbero essere i miei figli. Non c’erano altre uscite. Nessuna via di #fuga. Chi era rimasto dentro non aveva scampo. Eppure, in mezzo a quell’orrore, ho visto anche l’umanità. I locali vicini si sono trasformati in punti di soccorso improvvisati. Hanno accolto i feriti, li hanno fatti sedere, li hanno aiutati a #respirare, a non svenire. Quella solidarietà non la dimenticherò mai. Quello che mi resta addosso sono gli sguardi. La lucidità disperata di chi sa che sta morendo. Persone ustionate che ti guardano e ti chiedono di non lasciarle lì. È qualcosa che non si cancella. Io oggi sono ricoverato per intossicazione. Mia figlia è salva. Il suo fidanzato lotta tra la vita e la morte. A Crans-Montana il Capodanno non è finito con un brindisi. È finito alle 1.20, davanti a una porta che non si apriva, mentre dall’altra parte qualcuno gridava #aiuto.” Paolo Campolo

🔥CRANS MONTANA🔥 “Una porta chiusa. Poi l’inferno. Sono disteso su un letto d’ospedale a Sion, con i polmoni ancora pieni di fumo e la voce che si spezza ogni volta che provo a raccontare. Ho 55 anni, vivo a #CransMontana con la mia compagna e mia figlia di 17 anni. Fino a quella notte la mia era una vita normale, tranquilla. Poi, alle 1.20 di #Capodanno, tutto si è fermato. Ero in casa quando ho visto dalle finestre del #Constellation uscire fiamme incandescenti. Subito dopo è arrivata la telefonata di mia figlia. Una di quelle che ti ghiacciano il sangue: fuoco, feriti, una strage. Sono sceso in strada di corsa con un estintore, ma ho capito subito che non sarebbe servito a nulla. Il fumo era nero, denso, irrespirabile. La combustione era stata rapidissima e violenta. In pochi minuti aveva consumato tutto l’ossigeno. Dentro non si respirava più. Ho trovato mia figlia fuori, immobile, in stato di #choc. Aspettava il suo fidanzato, rimasto dietro una porta. È riuscito a uscire davanti ai suoi occhi, per pochi secondi. Ora è ricoverato a Basilea in condizioni gravissime, con ustioni pesanti. Lei è viva per una concatenazione di eventi che ancora faccio fatica a spiegare: un attimo prima o un attimo dopo, e oggi starei raccontando un’altra storia. Ho chiamato i soccorsi, cercando di non perdere la testa. Poi ho capito che dovevo fare qualcosa. Ho cercato una via d’uscita alternativa. Sul retro ho visto una porta chiusa, bloccata dall’interno. Dietro il vetro vedevo #piedi, #mani, #corpi a terra. La struttura non era crollata, ma dentro era diventata una #trappola. Con l’aiuto di uno sconosciuto, arrivato dopo aver sentito il boato, abbiamo sfondato quella porta tirando con tutta la forza che avevamo. Non avevamo strumenti, non avevamo tempo. I pompieri stavano arrivando, ma lì ogni secondo era vita o morte. Quando la porta si è aperta, i corpi ci sono caduti addosso. Ragazzi vivi, ustionati, intossicati. Alcuni coscienti, altri no. Mi imploravano di aiutarli, in più lingue. Anche in italiano. Erano giovanissimi. Quel locale era frequentato soprattutto da minorenni. Ho visto ragazze con minigonne e top eleganti, il fuoco ancora sulla pelle. Li ho tirati fuori uno a uno, a mani nude. Senza pensare al dolore, al fumo, al rischio. Li trascinavamo fuori e li lasciavamo a terra nel punto di raccolta. Urlavano. E nella mia testa c’era un solo pensiero: potrebbero essere i miei figli. Non c’erano altre uscite. Nessuna via di #fuga. Chi era rimasto dentro non aveva scampo. Eppure, in mezzo a quell’orrore, ho visto anche l’umanità. I locali vicini si sono trasformati in punti di soccorso improvvisati. Hanno accolto i feriti, li hanno fatti sedere, li hanno aiutati a #respirare, a non svenire. Quella solidarietà non la dimenticherò mai. Quello che mi resta addosso sono gli sguardi. La lucidità disperata di chi sa che sta morendo. Persone ustionate che ti guardano e ti chiedono di non lasciarle lì. È qualcosa che non si cancella. Io oggi sono ricoverato per intossicazione. Mia figlia è salva. Il suo fidanzato lotta tra la vita e la morte. A Crans-Montana il Capodanno non è finito con un brindisi. È finito alle 1.20, davanti a una porta che non si apriva, mentre dall’altra parte qualcuno gridava #aiuto.” Paolo Campolo

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👉🏻 #PRODI PEGGIORA ULTERIORMENTE LA SUA GIÀ PRECARIA POSIZIONE... Forse dovrebbero tenerlo a #casa, mi sembra non sia più in grado di controllarsi. Fortunatamente, in questo caso, c’era la #scorta che lo ha trattenuto e accompagnato altrove! #vergogna #autocontrollo #aggressività #presunzione

👉🏻 #PRODI PEGGIORA ULTERIORMENTE LA SUA GIÀ PRECARIA POSIZIONE... Forse dovrebbero tenerlo a #casa, mi sembra non sia più in grado di controllarsi. Fortunatamente, in questo caso, c’era la #scorta che lo ha trattenuto e accompagnato altrove! #vergogna #autocontrollo #aggressività #presunzione

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❌#CALENDA FA IL #BULLETTO IN MEZZO AGLI #IGNORANTI. Le ca@@ate le sta dicendo lei caro Carlo Calenda, in più infarcite di balle. Fare il #bullo non le servirà e tantomeno leggere #Wikipedia... forse riesce ad intortare chi non conosce la #verità, ma con me non attacca! Il giorno in cui io e lei avremo un #confronto mi divertirò molto perché io, al contrario di quelli che incontra, so cos’è il Rus’ di Kiev, ma so molte altre cose che lei, ovviamente, non ha menzionato perché NON LE SA!!! (se le sapesse non avrebbe fatto quel #tatuaggio) Studi #storia Carletto e si legga qualche #libro tipo “Il tridente e la svastica” di Simone Bellezza edito da Franco Angeli (in tempi non sospetti), si #informi sul nazista ucraino Stephan #Bandera e la sua bandiera nera/rossa col tridente che lei si è tatuato, oppure si informi su #Petliura noto nazista ucraino che fu il primo ad usare il #tridente insieme alla #svastica. Si informi di quanti #ucraini, #polacchi, #ebrei e #rom sono stati trucidati da quelle squadre di #nazisti ucraini che mostravano il tridente sulle #divise!!! Chieda in #Polonia cosa sia per loro il tridente, perché in Polonia ancora ricordano i massacri nazisti di #Volinia e il monumento dedicato a quelle stragi, é un tridente con un #bambino infilzato. Lei è un #ignorante caro Calenda, non faccia il #furbo con chi invece é preparato. Si vergogni e vada a cancellare quel tatuaggio con il #laser. VELOCE. #UcrainaLies

ALESSANDRA FONTANA

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