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John Doe

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„È la storia, non colui che la racconta.“

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Chi ha detto a chi: “Vedrai che ne usciamo anche stavolta”? Se lo sono detti in coro? Tipo “flick o flock”? Non è che si capisca proprio bene… o forse è il cervello che, all’improvviso, frena e sterza, cercando di tenere l’auto in carreggiata, sperando di non uscirne con troppi danni. Sarebbe stato interessante sbirciare nella cabina di regia. Avete presente Inside Out della Disney Pixar? Ecco, magari qualcuno lassù, proprio in quel momento, ha urlato: “Oh, cazzo!”. #Garlasco

Chi ha detto a chi: “Vedrai che ne usciamo anche stavolta”? Se lo sono detti in coro? Tipo “flick o flock”? Non è che si capisca proprio bene… o forse è il cervello che, all’improvviso, frena e sterza, cercando di tenere l’auto in carreggiata, sperando di non uscirne con troppi danni. Sarebbe stato interessante sbirciare nella cabina di regia. Avete presente Inside Out della Disney Pixar? Ecco, magari qualcuno lassù, proprio in quel momento, ha urlato: “Oh, cazzo!”. #Garlasco

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Secondo voi, cosa stava per dire Tancredi Palmeri riferendosi al posto in cui lavora manuel parlato? “No, ma lui lavora nella…” Tanc, perché non ce lo sveli direttamente tu, così ci leviamo ogni dubbio? Perché ti sei fermato?… Cuor di leone.

Secondo voi, cosa stava per dire Tancredi Palmeri riferendosi al posto in cui lavora manuel parlato? “No, ma lui lavora nella…” Tanc, perché non ce lo sveli direttamente tu, così ci leviamo ogni dubbio? Perché ti sei fermato?… Cuor di leone.

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«Stasi… ci stia bene dove sta.» Io non dimentico, Dottoressa Baldi. Ascolto questa intercettazione fra il padre (oggi defunto) del ragazzo colpevole e il figlio, l’assassino. Ascolto questa telefonata e incasso, archivio sensazioni. Poi mi chiedo se l’ha sentita anche lei. Fa parte del team difensivo di Sempio, quindi immagino di sì. Adesso è questo il suo mestiere: difendere Sempio, come consulente del nuovo indagato. Eppure. Se uno, dopo tutto quello che è venuto fuori, dopo persino le recenti parole del giudice Vitelli: «...Ma lo sentite quanto è ragionevole dubitare che sia stato Alberto Stasi a uccidere Chiara Poggi?» Beh… se uno, dopo tutto quello che è emerso e sta emergendo, dopo i primi riscontri cristallizzati nell’incidente probatorio, arriva comunque a sostenere che Alberto Stasi sta bene dove sta, allora non cerca niente. Non vuole sentire niente. Non vuole che gli si incrini la certezza della colpevolezza. E penso che sia proprio questo l’atteggiamento, “questo mestiere”, che ha fatto sì che Stasi, fino a oggi, scontasse dieci anni di carcere. Perché in quel “sta bene dove sta” c’è lo stesso chiaro desiderio di chi si è adoperato per metterlo dentro, magari al posto di altri. Auguro a Sempio di non ricevere mai lo stesso trattamento. Di non diventare bersaglio delle stesse luride intenzioni. E mi rincuoro, perché so che non ne avrà bisogno. Perché stavolta, se Sempio finirà in carcere — e magari non da solo — dovrà essere oltre ogni ragionevole dubbio. P.S. Dottoressa Baldi, se non ha mai ascoltato questa intercettazione, eviti. Potrebbe darle un lieve rimorso di coscienza. Ammesso, certo, che io non l’abbia sopravvalutata. #Garlasco

John Doe

37,784 Aufrufe • vor 5 Monaten

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Avete passato mesi, anni, a sporcare l’acqua finché non è rimasto che fango. Avete gettato sabbia nei meccanismi, finché tutto ha smesso di girare come doveva. E non vi siete fermati lì: con una crudeltà fredda, quasi metodica, avete scagliato tizzoni ardenti negli occhi di chi cercava la verità, accecandolo. Ora vi lamentate se la gente non vi crede. Avete confuso tutto, negato persino l’evidenza. E adesso tu - proprio tu - provi a vestire i panni del saggio, quello che invita alla calma, alla chiarezza, come se la chiarezza non fosse già morta per mano tua. C’è qualcosa di comico in tutto questo. Comico e triste. Ci sono bugie e bugie. Alcune sono rozze, immediate, fatte per coprire il panico. Altre, invece, hanno un tono pacato, lo sguardo sicuro, il linguaggio del buon senso. Ma restano veleno, solo più raffinato. E chi mente in quel modo, chi distorce e poi finge di preoccuparsi della verità, non è solo un bugiardo. È un manipolatore. Uno che piega il mondo finché il suo riflesso sembri innocente. Ora parli come se fossi il più lucido di tutti, come se davvero temessi che “le autorità si lascino traviare da tutte queste balle che stanno uscendo”. Ma tu sei il fuoco, non il fumo. Sei il piromane che ha incendiato la foresta, e adesso implora che i pompieri non si lascino distrarre da ciò che ha appiccato. Andre, ti do un consiglio. Non costa nulla, non serve carta, ne marche, né timbro. Chi mente per coprirsi finisce sempre coperto dalle proprie bugie. E quando la verità torna - perché torna sempre - non bussa. Sfonda la porta, e brucia tutto ciò che trova. #Garlasco

John Doe

40,284 Aufrufe • vor 7 Monaten

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Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.

John Doe

37,587 Aufrufe • vor 7 Monaten

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Succede questo: Da giorni la storia mi ronza nelle orecchie come un neon difettoso. Penso ai protagonisti del caso #Garlasco. A come si rifanno la faccia davanti al mondo. A ciò che la vita dice di loro quando credono di essere fuori tiro. A come ce li sbattono addosso, anestetizzati. E ci torno sopra, mi ci siedo e rimugino: chi vive con un segreto inchiodato nel petto - uno di quelli che non ammetti nemmeno allo specchio - diventa il carceriere di sé stesso. Non serve un giudice. Non serve una cella. Ti processi da solo. Ti condanni da solo. In questa storia speriamo che la giustizia, quella vera, si decida a mostrare un volto per ogni colpa. Ma quello che ho scritto ieri andava oltre: era una riflessione sul peso. Quello vero. La colpa che non fa rumore. Che ringhia piano. Che ti mastica l’anima finché non la smetti di scappare. Perché il luogo in cui vivi te lo porti in testa. Castello o galera - cambia zero. Poi succede che, dopo mezzanotte, mi arriva un ping in chat. È Luigi Grimaldi. A sorpresa. Ha preso quelle parole. Le ha stese sulla musica. Le ha gonfiate di voce, fiato, intenzione. Le ha trasformate in un’arma. Questo è il risultato. Non vuole essere altro che un messaggio. Un’opinione. Un colpo sparato dritto a chi avrà voglia - pazienza e tempo - di ascoltarlo. Video e testo: John Doe (che sarei io, piacere). Musica e voce: grazie ancora all’estro di Luigi Grimaldi PS (solo per Piras): non metterti a scorrere avanti e indietro, non scrollare lo schermo a testa in giù sperando che salti fuori il segreto di Ustica. Qui c’è solo quello che riesci ad ascoltare. “Tutto ciò che ti resta.”

John Doe

23,214 Aufrufe • vor 6 Monaten

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Dottor Reale, senta qua. C’è un’altra cosa che è venuta a galla — e su cui nessuno, oggi, sembra più voler sbatterci il muso. Questa cosa è uscita proprio dalla bocca di un parente: un cugino della vittima e anche del fratello della stessa. Una di quelle rivelazioni che, se avessimo ancora un minimo di memoria e onestà collettiva, farebbero crollare metà delle certezze a cui vi aggrappate come stanchi avvoltoi. Ascolti bene, Dottor Reale. Vuole sapere cosa diavolo è emerso nel 2017 e di cui non si parla più — soprattutto in quei salotti televisivi dove lei siede comodo, tra amici e complici sorrisi? Si avvicini e apra bene le orecchie: c’è questo cugino dei Poggi — un tipo serio, attendibile, parente stretto della famiglia che oggi marcia compatta insieme agli avvocati della parte civile, integralisti della colpevolezza di Stasi: dogma unico, zero dubbi, zero domande. Così integralisti che un padre, uno a cui la vita ha già strappato e massacrato una figlia, si dichiara felice per una condanna da quattro soldi: sedici anni, che diventano dieci, poi via, semi–libertà. Felice. Soddisfatto. Come se l’importante fosse avere un colpevole qualunque, incartato bene e servito alla stampa. Ma mi scusi, torniamo al punto. Sa cosa è venuto fuori, dottor Reale? Ecco: proprio da quel cugino è emerso (come ama dire lei) che il signor Sempio — il ragazzo senza macchia e senza paura — in quella casa ci metteva piede assai di rado. Quasi mai. E anzi, lo stesso zio — il padre di Chiara e Marco — avrebbe dichiarato, sempre al suddetto cugino, di non ricordare neppure di aver mai incrociato il signor Sempio lì dentro. Una presenza così marginale che la famiglia non lo citò neppure tra i frequentatori abituali o saltuari della casa. E qui, caro Dottor Reale, cala davvero il sipario. Ma concordo con lei: esistono cose di cui non si parla mai abbastanza. Porte sprangate. Argomenti archiviati per decreto invisibile. Tabù di Stato. Ma vedrà, dottor Reale. La procura, prima o poi, ci spiegherà perché certi capitoli sono intoccabili. Nel frattempo, fate bene a restare aggrappati a quel misero alberello sulla zattera: il mare si muove, le onde crescono, e all’orizzonte le nuvole non promettono niente di buono. Speriamo almeno... che la cannuccia regga. #Garlasco

John Doe

20,197 Aufrufe • vor 6 Monaten