
John Doe
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„È la storia, non colui che la racconta.“
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Fossi in voi, eviterei di rilasciare interviste. Ma il 🐐 - che sul suo profilo Facebook deteneva e ammirava 104 immagini del sommo artista Saturno Buttò - ci tiene a ricordarci come la sincronia sia tutto in materia di linguaggio verbale e non verbale. Un gesto inchioda una frase. Uno sguardo le dà sangue. Parli. Ti muovi. Coincidi. E allora chi ascolta non sente soltanto: vede. Contenti voi… #Garlasco
John Doe16,057 views • 16 days ago

È incredibile come il corpo parli più di qualsiasi parola. Osservate il tempismo, la sincronia, con cui la Taccia è andata indietro, abbandonando il corpo sullo schienale della sedia. È quel movimento che ti viene spontaneo quando qualcosa ti sorprende, ti mette a disagio o vuoi, senza accorgertene, prendere un po’ di distanza. È proprio un classico comportamento di evitamento: arretri perché la notizia ti arriva addosso come qualcosa di negativo o minaccioso. Lo farà due volte, ascoltate quando. #Garlasco
John Doe103,560 views • 6 months ago

Chi fa la prima domanda in conferenza stampa sa di essere in pole position rispetto a tutti gli altri giornalisti. Per meriti propri, certo, ma soprattutto perché appartiene e rappresenta l’emittente televisiva sportiva più importante del panorama italiano, e non solo. Quindi tocca a te. E, tronfio come al solito, fai la tua domanda romanzata, con una punta di acida provocazione, per iniziare già a seminare quel piccolo nocciolo di zizzania su cui alcuni sperano di infiocchettare le loro cronache sportive. Dal momento che di tattica, è evidente, ne sanno poco o nulla. Ed eccola, la domanda: Carriera, #Meret, due numeri uno… Prima ti accarezzo e poi subito provo a pungerti. Ma Vanja #Milinković-Savić, dopo oggi, con la risposta che ha dato alla sua prima conferenza stampa all’inviato di #Sky Francesco #Modugno, ha per me già giustificato l’acquisto. Per il tono, il modo, la libertà e quel “non me ne fotte proprio” con cui non ha raccolto quell'untuosa provocazione. #Napoli
John Doe87,074 views • 10 months ago

Un allenatore che parla così. Come #Conte, dal primo giorno. Difende il presente e il passato. Anche gli altri club. Senza scuse. Senza nostalgia fasulla. Onestà intellettuale, nuda e cruda. Uno così non avrà mai bisogno di tatuarsi uno scudetto sul corpo per rendere digeribile un addio. Non serve addolcire nulla. Non serve mentire a una piazza. Men che meno a una come la nostra. E poi c’è il dettaglio grottesco. Se Conte seguisse l’esempio di #Spalletti, a fine carriera non avrebbe più pelle libera. Tutto occupato. Troppi segni. Troppe storie da farsi perdonare. Conte no. Parla. Sta dritto. E se ne va senza ipocriti souvenir sulla pelle. #Napoli
John Doe41,614 views • 4 months ago

Questo video, porta con sé un ottima notizia. Chi la avverte, ha tutta la mia stima.
John Doe116,211 views • 1 year ago

Senza dubbio, c’è un sincero fastidio. Eccome se c’è. Senza dubbio, c’è anche un forte desiderio di capire il perché di quell’immondizia prelevata nel cuore della notte (testuali parole). Quello che noto – e che un po’ mi inquieta – è che, oltre al fastidio e al bisogno di comprendere il comportamento dei carabinieri di Milano Moscova, si percepisce anche una certa dose di sfiducia. Soprattutto, sembra che i Poggi siano a un passo dal dire: “Vediamo dove vogliono andare a parare.” E quando qualcuno lo dice, spesso sottintende che la direzione non gli piace. Ancor di più, se evita di dirlo un attimo prima che il pensiero si trasformi in parole. Sono convinto che, alla fine, si capirà il motivo di quel prelievo, dei suoi modi e dei suoi tempi. Credo che, per tutto, ci sarà una spiegazione logica. #Garlasco
John Doe59,351 views • 10 months ago

«Stasi… ci stia bene dove sta.» Io non dimentico, Dottoressa Baldi. Ascolto questa intercettazione fra il padre (oggi defunto) del ragazzo colpevole e il figlio, l’assassino. Ascolto questa telefonata e incasso, archivio sensazioni. Poi mi chiedo se l’ha sentita anche lei. Fa parte del team difensivo di Sempio, quindi immagino di sì. Adesso è questo il suo mestiere: difendere Sempio, come consulente del nuovo indagato. Eppure. Se uno, dopo tutto quello che è venuto fuori, dopo persino le recenti parole del giudice Vitelli: «...Ma lo sentite quanto è ragionevole dubitare che sia stato Alberto Stasi a uccidere Chiara Poggi?» Beh… se uno, dopo tutto quello che è emerso e sta emergendo, dopo i primi riscontri cristallizzati nell’incidente probatorio, arriva comunque a sostenere che Alberto Stasi sta bene dove sta, allora non cerca niente. Non vuole sentire niente. Non vuole che gli si incrini la certezza della colpevolezza. E penso che sia proprio questo l’atteggiamento, “questo mestiere”, che ha fatto sì che Stasi, fino a oggi, scontasse dieci anni di carcere. Perché in quel “sta bene dove sta” c’è lo stesso chiaro desiderio di chi si è adoperato per metterlo dentro, magari al posto di altri. Auguro a Sempio di non ricevere mai lo stesso trattamento. Di non diventare bersaglio delle stesse luride intenzioni. E mi rincuoro, perché so che non ne avrà bisogno. Perché stavolta, se Sempio finirà in carcere — e magari non da solo — dovrà essere oltre ogni ragionevole dubbio. P.S. Dottoressa Baldi, se non ha mai ascoltato questa intercettazione, eviti. Potrebbe darle un lieve rimorso di coscienza. Ammesso, certo, che io non l’abbia sopravvalutata. #Garlasco
John Doe37,784 views • 5 months ago

Anche stasera ho riascoltato questa registrazione, stavolta trasmessa da #Ignotox, e ormai ho perso il conto di quante volte l’abbia sentita. Ma posso dirvi che, ogni volta, per il tono, il contesto - ambientale ed emotivo - le pause, i modi, il flusso e l’uso delle parole di Stasi, oltre ai suoi tempi di risposta, questa dichiarazione mi suona sempre attendibile. E mentre lo dico, ammetto anche di credere che, in quel momento, quando Alberto Stasi pronuncia “LUI”, avesse davvero in mente un’immagine precisa di chi - o di coloro - ritiene possano essere coinvolti nell’accaduto. --- “Io... mi rendo conto che non ho fatto nulla... Questa è l'unica cosa che mi rendo conto... Sono a posto con la mia coscienza, sono a posto con Chiara, lei lo sa che non sono stato io.” - Lei chi? “Chiara lo sa benissimo che non sono stato io, lo sa anche chi è stato... Perché... è stato LUI e NON IO...” --- #Garlasco
John Doe39,825 views • 6 months ago

Avete passato mesi, anni, a sporcare l’acqua finché non è rimasto che fango. Avete gettato sabbia nei meccanismi, finché tutto ha smesso di girare come doveva. E non vi siete fermati lì: con una crudeltà fredda, quasi metodica, avete scagliato tizzoni ardenti negli occhi di chi cercava la verità, accecandolo. Ora vi lamentate se la gente non vi crede. Avete confuso tutto, negato persino l’evidenza. E adesso tu - proprio tu - provi a vestire i panni del saggio, quello che invita alla calma, alla chiarezza, come se la chiarezza non fosse già morta per mano tua. C’è qualcosa di comico in tutto questo. Comico e triste. Ci sono bugie e bugie. Alcune sono rozze, immediate, fatte per coprire il panico. Altre, invece, hanno un tono pacato, lo sguardo sicuro, il linguaggio del buon senso. Ma restano veleno, solo più raffinato. E chi mente in quel modo, chi distorce e poi finge di preoccuparsi della verità, non è solo un bugiardo. È un manipolatore. Uno che piega il mondo finché il suo riflesso sembri innocente. Ora parli come se fossi il più lucido di tutti, come se davvero temessi che “le autorità si lascino traviare da tutte queste balle che stanno uscendo”. Ma tu sei il fuoco, non il fumo. Sei il piromane che ha incendiato la foresta, e adesso implora che i pompieri non si lascino distrarre da ciò che ha appiccato. Andre, ti do un consiglio. Non costa nulla, non serve carta, ne marche, né timbro. Chi mente per coprirsi finisce sempre coperto dalle proprie bugie. E quando la verità torna - perché torna sempre - non bussa. Sfonda la porta, e brucia tutto ciò che trova. #Garlasco
John Doe40,284 views • 7 months ago

Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.
John Doe37,587 views • 7 months ago

Per chi se lo fosse perso, vi allego il video della dichiarazione di Sempio andata in onda a #QuartoGrado. Io non ho fatto in tempo a vederla in diretta, ma ho chiesto a Sapone se per caso l’avesse registrata anche questa volta, e lui, gentilissimo come sempre, me ne ha inviato una copia. #Garlasco
John Doe31,311 views • 7 months ago

“Io sono un avvocato sgamato”. In effetti ieri lo sei stato: ti hanno sgamato. #Garlasco #lostatodellecose PS. Almeno i soldi pubblici - qualora, come dicono in giro, davvero te li avessero dati - sono serviti a farti fare questa meschina figura davanti a tutti, simpaticone.
John Doe25,087 views • 6 months ago

Succede questo: Da giorni la storia mi ronza nelle orecchie come un neon difettoso. Penso ai protagonisti del caso #Garlasco. A come si rifanno la faccia davanti al mondo. A ciò che la vita dice di loro quando credono di essere fuori tiro. A come ce li sbattono addosso, anestetizzati. E ci torno sopra, mi ci siedo e rimugino: chi vive con un segreto inchiodato nel petto - uno di quelli che non ammetti nemmeno allo specchio - diventa il carceriere di sé stesso. Non serve un giudice. Non serve una cella. Ti processi da solo. Ti condanni da solo. In questa storia speriamo che la giustizia, quella vera, si decida a mostrare un volto per ogni colpa. Ma quello che ho scritto ieri andava oltre: era una riflessione sul peso. Quello vero. La colpa che non fa rumore. Che ringhia piano. Che ti mastica l’anima finché non la smetti di scappare. Perché il luogo in cui vivi te lo porti in testa. Castello o galera - cambia zero. Poi succede che, dopo mezzanotte, mi arriva un ping in chat. È Luigi Grimaldi. A sorpresa. Ha preso quelle parole. Le ha stese sulla musica. Le ha gonfiate di voce, fiato, intenzione. Le ha trasformate in un’arma. Questo è il risultato. Non vuole essere altro che un messaggio. Un’opinione. Un colpo sparato dritto a chi avrà voglia - pazienza e tempo - di ascoltarlo. Video e testo: John Doe (che sarei io, piacere). Musica e voce: grazie ancora all’estro di Luigi Grimaldi PS (solo per Piras): non metterti a scorrere avanti e indietro, non scrollare lo schermo a testa in giù sperando che salti fuori il segreto di Ustica. Qui c’è solo quello che riesci ad ascoltare. “Tutto ciò che ti resta.”
John Doe23,214 views • 6 months ago

Dottor Reale, senta qua. C’è un’altra cosa che è venuta a galla — e su cui nessuno, oggi, sembra più voler sbatterci il muso. Questa cosa è uscita proprio dalla bocca di un parente: un cugino della vittima e anche del fratello della stessa. Una di quelle rivelazioni che, se avessimo ancora un minimo di memoria e onestà collettiva, farebbero crollare metà delle certezze a cui vi aggrappate come stanchi avvoltoi. Ascolti bene, Dottor Reale. Vuole sapere cosa diavolo è emerso nel 2017 e di cui non si parla più — soprattutto in quei salotti televisivi dove lei siede comodo, tra amici e complici sorrisi? Si avvicini e apra bene le orecchie: c’è questo cugino dei Poggi — un tipo serio, attendibile, parente stretto della famiglia che oggi marcia compatta insieme agli avvocati della parte civile, integralisti della colpevolezza di Stasi: dogma unico, zero dubbi, zero domande. Così integralisti che un padre, uno a cui la vita ha già strappato e massacrato una figlia, si dichiara felice per una condanna da quattro soldi: sedici anni, che diventano dieci, poi via, semi–libertà. Felice. Soddisfatto. Come se l’importante fosse avere un colpevole qualunque, incartato bene e servito alla stampa. Ma mi scusi, torniamo al punto. Sa cosa è venuto fuori, dottor Reale? Ecco: proprio da quel cugino è emerso (come ama dire lei) che il signor Sempio — il ragazzo senza macchia e senza paura — in quella casa ci metteva piede assai di rado. Quasi mai. E anzi, lo stesso zio — il padre di Chiara e Marco — avrebbe dichiarato, sempre al suddetto cugino, di non ricordare neppure di aver mai incrociato il signor Sempio lì dentro. Una presenza così marginale che la famiglia non lo citò neppure tra i frequentatori abituali o saltuari della casa. E qui, caro Dottor Reale, cala davvero il sipario. Ma concordo con lei: esistono cose di cui non si parla mai abbastanza. Porte sprangate. Argomenti archiviati per decreto invisibile. Tabù di Stato. Ma vedrà, dottor Reale. La procura, prima o poi, ci spiegherà perché certi capitoli sono intoccabili. Nel frattempo, fate bene a restare aggrappati a quel misero alberello sulla zattera: il mare si muove, le onde crescono, e all’orizzonte le nuvole non promettono niente di buono. Speriamo almeno... che la cannuccia regga. #Garlasco
John Doe20,197 views • 6 months ago