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Andrea (H4N) I stand for a united Europe. Our restart begins with those who fight for freedom. 🇪🇺🇺🇦🇬🇪

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Penso che la propaganda russa in Italia stia stravincendo e che stiamo sottovalutando enormemente il problema. Oggi, in tutte le piazze, si sentivano gli stessi slogan: «No alla guerra», «No al riarmo», «Fuori l’Italia dalla guerra». Ricordiamoci che non è stato tolto un euro alla scuola per finanziare il riarmo o la guerra. Che poi, quale guerra? Quella di un Paese che si difende da un’aggressione? Di cosa stiamo parlando? Eppure si protesta proprio per questo. Nei casi più estremi si arriva persino a giustificare la violenza con queste argomentazioni. Come si può pensare che la Russia non c’entri nulla? Chi ha speso miliardi, usando anche i metodi più subdoli, per mettere certe idee nella testa delle persone? Se continuiamo così, andrà sempre peggio.

Penso che la propaganda russa in Italia stia stravincendo e che stiamo sottovalutando enormemente il problema. Oggi, in tutte le piazze, si sentivano gli stessi slogan: «No alla guerra», «No al riarmo», «Fuori l’Italia dalla guerra». Ricordiamoci che non è stato tolto un euro alla scuola per finanziare il riarmo o la guerra. Che poi, quale guerra? Quella di un Paese che si difende da un’aggressione? Di cosa stiamo parlando? Eppure si protesta proprio per questo. Nei casi più estremi si arriva persino a giustificare la violenza con queste argomentazioni. Come si può pensare che la Russia non c’entri nulla? Chi ha speso miliardi, usando anche i metodi più subdoli, per mettere certe idee nella testa delle persone? Se continuiamo così, andrà sempre peggio.

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SURREALE — Santoro si chiede perché Giorgia Meloni, che è così «fascista tra virgolette» (ma che diavolo significa?), non vada a parlare con Putin per far finire la guerra. Come se il problema fosse parlarci poi, e non le condizioni che pretende.

SURREALE — Santoro si chiede perché Giorgia Meloni, che è così «fascista tra virgolette» (ma che diavolo significa?), non vada a parlare con Putin per far finire la guerra. Come se il problema fosse parlarci poi, e non le condizioni che pretende.

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3) Lucio Caracciolo: “i paesi baltici vorrebbero invadere la Russia”

3) Lucio Caracciolo: “i paesi baltici vorrebbero invadere la Russia”

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Travaglio: “ci siamo svenati e continuiamo a svenarci per un paese che non è nostro alleato e del quale ce ne dovremmo ampiamente fregare”. Che schifo.

Travaglio: “ci siamo svenati e continuiamo a svenarci per un paese che non è nostro alleato e del quale ce ne dovremmo ampiamente fregare”. Che schifo.

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4) Elena Basile: “ormai dai paesi baltici partono attacchi contro il territorio russo”

4) Elena Basile: “ormai dai paesi baltici partono attacchi contro il territorio russo”

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Pietro Stramezzi: “non morirei per la Repubblica italiana, che non riconosco” Perfetto per Futuro Nazionale.

Pietro Stramezzi: “non morirei per la Repubblica italiana, che non riconosco” Perfetto per Futuro Nazionale.

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2) Beautiful mind Orsini: “forse un giorno la Russia invaderà davvero i paesi baltici, ma come conseguenza!”

2) Beautiful mind Orsini: “forse un giorno la Russia invaderà davvero i paesi baltici, ma come conseguenza!”

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Certo che il mondo della ristorazione a Mosca è parecchio interessante. Carmine Alfieri, chef del ristorante moscovita Balzi Rossi, distrutto ieri da un’esplosione, ha lavorato e collabora ancora con Vadvare, locale fondato e gestito da Nicola Mavica. Mavica è l’uomo che alla Biennale sottrasse la statuetta di Caolan dedicata all’ospedale ucraino bombardato. È una figura interessante: la sua famiglia è vicina all’oligarca russo Mikhelson, ha rapporti con Putin e con il consolato italiano ma, soprattutto, dalle carte societarie emerge che ha ancora un ruolo importante nella gestione dei visti Schengen. L’unico articolo pubblicato su di lui, dal Corriere della Sera, lasciava invece intendere che quel ruolo fosse terminato nel 2022. Ne avevo parlato in questo thread, quando il mio account era molto più piccolo. Vale la pena recuperarlo. ⬇️

Certo che il mondo della ristorazione a Mosca è parecchio interessante. Carmine Alfieri, chef del ristorante moscovita Balzi Rossi, distrutto ieri da un’esplosione, ha lavorato e collabora ancora con Vadvare, locale fondato e gestito da Nicola Mavica. Mavica è l’uomo che alla Biennale sottrasse la statuetta di Caolan dedicata all’ospedale ucraino bombardato. È una figura interessante: la sua famiglia è vicina all’oligarca russo Mikhelson, ha rapporti con Putin e con il consolato italiano ma, soprattutto, dalle carte societarie emerge che ha ancora un ruolo importante nella gestione dei visti Schengen. L’unico articolo pubblicato su di lui, dal Corriere della Sera, lasciava invece intendere che quel ruolo fosse terminato nel 2022. Ne avevo parlato in questo thread, quando il mio account era molto più piccolo. Vale la pena recuperarlo. ⬇️

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Ecco la banalità del male di Marco Travaglio. Parlando di Kaja Kallas, liquida la deportazione della sua famiglia in Siberia come «questioni familiari di una signora estone». Le “questioni familiari” erano queste: nel marzo 1949 più di 20.000 estoni furono strappati dalle loro case nel cuore della notte, caricati su vagoni bestiame e deportati in Siberia. Tra loro c’erano la madre di Kallas, che aveva appena sei mesi, sua nonna e la sua bisnonna. Il nonno fu spedito in un campo di prigionia. Migliaia di deportati estoni non tornarono mai. Allargando lo sguardo all’intera repressione sovietica, le stime storiche parlano di circa sei milioni di persone deportate – sotto il solo Stalin –. Intere popolazioni furono sradicate e trasferite a migliaia di chilometri di distanza. Arresti politici, torture, esecuzioni, Gulag, lavoro forzato, fame e deportazioni. Il Parlamento europeo ha riconosciuto le deportazioni di massa sovietiche e il sistema dei Gulag come crimini contro l’umanità. Sono queste le «questioni familiari di una signora estone» su cui Travaglio fa dell’ironia: la memoria di un popolo occupato, deportato e represso per decenni. E c’è qualcosa di ancora più osceno nel liquidarla così oggi. Il regime di Putin sta cancellando e riscrivendo la memoria di quei crimini: Memorial, l’organizzazione nata per documentare le repressioni sovietiche, è stata dichiarata estremista e nel 2026 Putin ha nuovamente intitolato l’accademia dell’FSB a Feliks Dzeržinskij, fondatore della Čeka e uno degli artefici del Terrore rosso. Ridurre tutto questo alle «questioni familiari di una signora estone» è una forma oscena di rimozione storica.

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