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Incommentabile sotto ogni punto di vista: comunicativo, emotivo, lessicale. Enrico Mentana ha definito "transumanza" il movimento di migliaia di cittadini di Gaza che si spostano verso Nord cercando di tornare dalle case dove erano stati sfollati dalle offensive di Israele. Il conduttore di TG La7, non nuovo a uscite del genere sul genocidio palestinese, ha usato un termine estremamente infelice e inappropriato. "Transumanza" è un termine che si applica allo spostamento del bestiame, alla migrazione stagionale di bovini e ovini dai luoghi di allevamento ai pascoli estivi (o al contrario), non certamente alle persone. Mentana sbaglia su ogni fronte. Sbaglia perché la parola disumanizza i palestinesi, ridotti a qualcosa di simile a una mandria informe. Sbaglia perché "transumanza" dà l'idea di un movimento volontario, mentre l'esodo dei gazawi è stato indotto dalla fame, dai bombardamenti e da un progetto di pulizia etnica. Un termine che sarebbe stato cerchiato in rosso in un tema delle scuole medie , in bocca a uno dei piu celebri giornalisti italiani, diventa emblema di una lettura della questione di Gaza, decisamente razzista nei confronti di una popolazione che, dopo due anni di genocidio, cerca di ricostruire una vita laddove Israele ha seminato morte e distruzione.

Incommentabile sotto ogni punto di vista: comunicativo, emotivo, lessicale. Enrico Mentana ha definito "transumanza" il movimento di migliaia di cittadini di Gaza che si spostano verso Nord cercando di tornare dalle case dove erano stati sfollati dalle offensive di Israele. Il conduttore di TG La7, non nuovo a uscite del genere sul genocidio palestinese, ha usato un termine estremamente infelice e inappropriato. "Transumanza" è un termine che si applica allo spostamento del bestiame, alla migrazione stagionale di bovini e ovini dai luoghi di allevamento ai pascoli estivi (o al contrario), non certamente alle persone. Mentana sbaglia su ogni fronte. Sbaglia perché la parola disumanizza i palestinesi, ridotti a qualcosa di simile a una mandria informe. Sbaglia perché "transumanza" dà l'idea di un movimento volontario, mentre l'esodo dei gazawi è stato indotto dalla fame, dai bombardamenti e da un progetto di pulizia etnica. Un termine che sarebbe stato cerchiato in rosso in un tema delle scuole medie , in bocca a uno dei piu celebri giornalisti italiani, diventa emblema di una lettura della questione di Gaza, decisamente razzista nei confronti di una popolazione che, dopo due anni di genocidio, cerca di ricostruire una vita laddove Israele ha seminato morte e distruzione.

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Israele ha la più grande “skin bank” del mondo. Curioso, o forse no, che abbia però uno dei tassi più bassi di donatori di organi del mondo occidentale. Spesso lo Stato ebraico non restituisce i corpi dei palestinesi uccisi. Angelo Calianno, reporter indipendente che conosce bene il Medio Oriente, già nel 2023 raccontava questa pratica disumana, ma soprattutto ne spiegava le motivazioni. Israele lo fa per diversi motivi. Certamente per utilizzare i cadaveri palestinesi come strumento nei negoziati. Ma questa è solo una piccola parte della storia. Israele detiene quei corpi per l'asportazione degli organi. Chiaramente si tratta di espianti illegali, di furti di organi, perché mai autorizzati dalle famiglie dei defunti in questione. Anche quando, invece, Israele ha restituito centinaia di cadaveri, decine di quei corpi portavano i segni di questa pratica. Come accaduto a Gaza nell'ottobre del 2025: su 120 cadaveri restituiti alla Striscia, la maggior parte appariva mutilata. Senza occhi, cornee, organi e, spesso, senza pelle. Già nel 2009 un altro giornalista freelance, Donald Boström, pubblicò un'inchiesta su questa pratica. Riportò anche le dichiarazioni di medici israeliani che confermavano tutto questo. Fu accusato da Israele, pensate un po', di antisemitismo. L'asso nella manica dello Stato ebraico contro chiunque cerchi di raccontare la cronaca di quanto perpetrato da Tel Aviv. Ad oggi Israele detiene ancora almeno 776 corpi di palestinesi. Alcuni risalgono addirittura alla guerra del 1967. Non si sa quanti di loro siano stati scaricati nei cosiddetti "cimiteri dei numeri" di Israele: fosse comuni situate in zone militari chiuse, contrassegnate con numeri anziché con nomi. #skinbank #israel

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Chiesi al mio comandante cosa fare con i bambini che sentivo piangere. Mi rispose: non fare la femminuccia”. “Uccidevamo tutti, uomini, donne e bambini”. Questa è una delle tante testimonianze di soldati israeliani che hanno prestato servizio non nell’attuale genocidio in corso, ma nel 1967, durante la cosiddetta guerra dei Sei giorni. Un vero e proprio secondo atto della Nakba, dove Israele ha espulso oltre 300mila palestinesi da Gaza, Cisgiordania e dalle Alture del Golan. “Le vite dei palestinesi non avevano importanza. Potevi uccidere, anzi: ti incoraggiavano a farlo”. Queste parole sembrano descrivere esattamente quello che accade nella Striscia dal 2023. Eppure no, risalgono a decenni prima. E ancora: “All’inizio - racconta un soldato - non ero propenso ad uccidere gli arabi. Poi però siamo giunti alla conclusione che dovevamo farlo. Abbiamo smesso di vederli come esseri umani. Abbiamo ucciso anche la nostra umanità”. Ce n’è un’altra, particolarmente attuale: “Di notte, sparavamo ai palestinesi che attraversavano il fiume Giordano nel tentativo di tornare nelle loro case”. Esattamente quello che fa oggi l’esercito israeliano con chiunque attraversi la linea gialla a Gaza. L’ultima: “Abbiamo trasformato il Sinai in un campo di sterminio”. Sono le esatte parole che utilizza un soldato israeliano in una lettera indirizzata alla sua fidanzata. Tutte queste testimonianze sono state raccolte e pubblicate già nel 1970, in un libro di Avraham Shapira. Ma il loro contenuto non ha mai trovato spazio nella coscienza nazionale israeliana. “Israele - annota il giornale israeliano Haaretz - ha riscritto totalmente quanto accadde nel ’67”. La verità è che ciò a cui stiamo assistendo oggi è solamente l’ultimo capitolo di una lunga pulizia etnica, che dura da ottant’anni. È il suo terribile proseguo. E mentre milioni di palestinesi - si legge su Middle East Eye - sono chiusi in un campo di concentramento, anche l’Occidente ha le sue prigioni. Senza sbarre visibili, sono “prigioni di ignoranza e complicità, o di conoscenza e impotenza”.

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26,787 просмотров • 1 месяц назад

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Stasera, mercoledì 11 febbraio, alle 20,45, “Disunited Nations“, il film del regista francese Christophe Cotteret, sarà sugli schermi di 120 cinema italiani. Al termine della proiezione Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per il Territorio Palestinese Occupato, e Cecilia Strada, l’eurodeputata figlia del fondatore di Emergency, Gino Strada. Tra missioni, incontri istituzionali e pressioni politiche, il film, distribuito da Mescalito Film, entra nel cuore della crisi delle Nazioni Unite, incapaci di impedire il massacro dei civili nella Striscia di Gaza a cui stiamo assistendo da oltre due anni. Il documentario prende avvio nel marzo 2024, quando la relatrice ONU Albanese denuncia il genocidio in corso a Gaza. Il racconto si intreccia anche con sviluppi politici successivi, come l’ordine esecutivo 14203 firmato da Donald Trump nel febbraio 2025 contro la Corte penale internazionale e contro Albanese, accusata di “cooperare con la CPI” e di rappresentare “una minaccia per l’economia globale”. La stessa Albanese, “colpevole” di aver esercitato senza sconti il suo mandato alle Nazioni Unite, ha spiegato le conseguenze delle sanzioni USA: revoca del visto, congelamento dei beni e il rischio, per qualsiasi cittadino statunitense che intrattenga relazioni economiche con lei, di pene fino a 20 anni di carcere e multe miliardarie. Attraverso interviste, immagini d’archivio e l’accesso ai retroscena del lavoro diplomatico, “Disunited Nations“ mette in luce le tensioni tra diritto internazionale e dinamiche di potere, restituendo l’immagine di un’ONU e di una comunità internazionale attraversata da profonde fratture. Come ha spiegato il regista Christopher Cotteret: “Ho evitato di trasformare il film in un ritratto di Francesca, perché quello che conta è che lei ha fatto solo il suo lavoro da giurista, definendo quello che accadeva a Gaza genocidio da un punto di vista tecnico. È stata la prima ma non l’unica esperta a giungere a questa conclusione. Quello che l’ha resa il riferimento di parte dell’opinione pubblica è aver tenuto il punto senza farsi zittire”. Il documentario sarà trasmesso in contemporanea in 120 sale cinematografiche italiane che hanno aderito all’iniziativa. #disunitednations #onu #francescaalbanese

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59,740 просмотров • 5 месяцев назад

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In segno di protesta contro il genocidio in corso a Gaza, la squadra svizzera di scherma under 23 ha voltato le spalle ai concorrenti israeliani durante la cerimonia di premiazione del Campionato europeo di scherma tenutasi sabato 26 aprile sera a Tallinn, in Estonia. La squadra maschile under 23 israeliana ha vinto la medaglia d'oro, seguita dalla Svizzera dall'argento e dall'Italia dal bronzo. Le tre squadre sono salite sul podio per ritirare i premi e, non appena è partito l'inno di Israele, gli schermidori svizzeri non si sono girati dando così le spalle alla squadra israeliana. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha criticato la squadra svizzera per il suo "comportamento irrispettoso". "Vergogna alla squadra svizzera per il suo comportamento irrispettoso", ha scritto su X. "Non sapete come perdere e vi siete comportati in un modo che è imbarazzante per voi e per il Paese che dovreste rappresentare". Non è la prima volta che una squadra in gara protesta contro Israele durante una gara di scherma. Nel maggio 2023 la nazionale irachena di scherma si è ritirata dai Campionati del mondo di scherma di Istanbul dopo aver affrontato la nazionale israeliana. In quell'occasione la Federazione irachena di scherma aveva dichiarato: "La decisione di ritirarsi è stata presa in conformità con la legge che criminalizza la normalizzazione, approvata dal parlamento iracheno, in segno di rifiuto dell'entità occupante israeliana e in solidarietà con la causa palestinese". #gazagenocide #palestine #israel #swizerland

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52,073 просмотров • 1 год назад

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Gli Epstein Files hanno gettato i grandi media nel panico. Nei giorni scorsi il Dipartimento di Giustizia USA ha rilasciato il più grande lotto di documenti relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere che aveva importanti connessioni con l’èlite finanziaria e politica globale, oltre che con l’apparato di intelligence e di sicurezza di Israele. Connessioni queste sempre più evidenti e confermate da questa mole di files. Ma anziché parlare di questo, i media mainstream occidentali sembrano impegnati in una campagna per deviare l’attenzione dalle vere connessioni di Jeffrey Epstein, spingendo altresì per una narrativa che ritrae Epstein come una spia al servizio della Russia, seppur senza prove di un legame reale. La vera notizia, sistematicamente oscurata dai media mainstream, è la conversazione telefonica tra Epstein e Ehud Barak, ex primo ministro di Israele che rivela un intreccio profondo con l’intelligence e il “deep state” americano-israeliano. In un audio pubblicato da Drop Site News, poco prima che Barak lasciasse il suo incarico in Israele, l’ex primo ministro si rivolse a Jeffrey Epstein per chiedere consiglio. Epstein gli disse che avrebbe dovuto prendere in considerazione una società di Peter Thiel chiamata Palantir. Palantir è l’azienda tecnologica fondata nel 2002 da Peter Thiel e Alex Karp, affermatasi come una potenza tecnologica nel campo dell’intelligence, diventata “virtualmente onnipotente” all’interno dell’amministrazione Trump. Palanti ha contratti con la CIA e ICE e fornisce tecnologie a Israele per il genocidio a Gaza. "Per Palantir, la questione è se sostiene Israele, e non se sostiene ogni micro-decisione che Israele prende” ha dichiarato Alex Karp. Come nota il giornalista Ryan Grim in un’altra parte della conversazione registrata l’ex premier israeliano ed Epstein parlano della partnership che Barak ha stretto con l’ex direttore della CIA Leon Panetta, l’alto funzionario della CIA Jeremy Bash e il funzionario dell’intelligence israeliana Yoni Koren (che ha soggiornato più volte a casa di Epstein a New York)". #epstein #trump #russia #us #israel

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18,196 просмотров • 6 месяцев назад

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"Il 7 ottobre se ne è andato presto, molto prima delle 7... ha baciato la mezuzah e mi detto "Gaza sarà distrutta"... Mi sono davvero spaventato quando l'ha detto, perché sapevo che era vero". E così è stato. Così Sharon Halevi, moglie dell'ex capo dell'IDF Herzi Halevi, in un’intervista alla trasmissione "U'Vacharta Ba'Chayim" di Tomer Zisser - vedova del tenente colonnello dell’IDF Ilai Zisser morto il 7 ottobre. Oltre all'ovvia e terribile rivelazione che suo marito le aveva promesso la distruzione della Striscia, il fatto che la donna affermi che se ne sia andato "molto prima delle 7" è anche molto curioso: l'attacco dell'alluvione di Al-Aqsa è iniziato proprio alle 6:29 . Pochi giorni fa ai tanti misteri che aleggiano sul 7 ottobre – i ripetuti allarmi precedenti l’attacco, che rivelavano anche nei minimi dettagli il piano predisposto da Hamas, del tutto ignorati; i palloni spia posti a ridosso del confine abbattuti nei giorni precedenti l’attacco e non riparati; i ritardi e il caos nel contrastare Hamas etc – se ne è aggiunto uno rivelato da Shalom Sheetrit, soldato della Golani a un incontro con i riservisti dell’IDF ripreso da Channel 7. Durante una testimonianza alla Knesset israeliana, Sheetrit ha dichiarato che lui e i suoi commilitoni di stanza in un avamposto militare vicino a Gaza, il 7 ottobre 2023 avevano ricevuto l'ordine di non effettuare il consueto pattugliamento mattutino lungo la recinzione di confine: "Abbiamo ricevuto l'ordine dai comandanti della Brigata Golani il 7 ottobre di sospendere tutti i pattugliamenti lungo il confine di Gaza dalle 5:20 alle 9:00". #gazagenocide #israel #idf #halevi

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27,796 просмотров • 11 месяцев назад

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Soldi ad Hamas, la rete italiana”. “Hamas, finanziamenti dall’Italia”. “Retata tra i pro-Pal”. “La beneficenza del terrore”. Titoli strillati, prime pagine e apertura dei notiziari per nove arresti di cittadini di origine palestinese, per le quali vale la presunzione di innocenza. Se le accuse della Procura di Genova nei confronti dei 9 cittadini di origine palestinese, tra cui Mohamed Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia, verranno confermate, sarà la magistratura a stabilirlo. Una cosa però ci colpisce e che manca nei titoli di tutti i giornali italiani: gran parte delle prove su cui si fonda l’indagine sono state raccolte, fornite e selezionate dal Mossad. È infatti Israele a stabilire quali enti sarebbero controllati o collegati ad Hamas. La sistematica equiparazione tra attività umanitaria nei territori palestinesi e sostegno al terrorismo è un mantra del governo israeliano. Una narrazione ripetuta da anni da Israele che colpisce indiscriminatamente ONG, agenzie internazionali e perfino organismi delle Nazioni Unite, considerate ostili, come Save the children, o antisemite come l’ONU. E come dimenticare la campagna di delegittimazione contro l’UNRWA, accusata senza prove di collusione con Hamas? La narrazione israeliana, totalmente sposata dai media italiani, a questo punto tocca direttamente anche il diritto italiano. Nella stessa giornata di sabato 27 dicembre, quando tutti i giornali titolavano dell’arresto di Hannoun e altri esponenti della comunità palestinese italiana, i palestinesi uccisi a Gaza dall’inizio della tregua sono arrivati a 411, uccisi dalle bombe di Israele, la stessa fonte su cui si basano le accuse di cui sopra. La notizia dei morti però non sembra meritare l’attenzione dei media italiani. L’attenzione è tutta su chi, secondo Israele, finanzia Hamas. #gazagenocide #palestine

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17,799 просмотров • 7 месяцев назад

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La campagna BDS Italia ha lanciato l'allerta: attraverso il porto di Gioia Tauro starebbe transitando acciaio di grado militare, partito dall'India e trasportato a bordo di navi MSC, con destinazione finale Israele. Il carico sarebbe parte di una commessa di seicento tonnellate in ventitré container. Ciao, sono Marianna Lentini per InsideOver. Se trovi interessanti i nostri contributi, supportaci seguendo la pagina e condividendo i contenuti. La destinazione finale dei container arrivati a Gioia Tauro sarebbe Ramat HaSharon, sede di IMI Systems, controllata da Elbit Systems — il più grande produttore di armamenti israeliano. Quell'acciaio potrebbe essere utilizzato per fabbricare proiettili da 155 millimetri: le stesse munizioni usate nei bombardamenti su Gaza, che possono essere caricate con fosforo bianco e bombe a grappolo. Il 18 marzo la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane hanno ispezionato i container sospetti. Ora si attende una perizia per stabilire se si tratti effettivamente di acciaio balistico. I container intanto restano bloccati. Gioia Tauro non è uno snodo occasionale. Secondo BDS Italia si tratta di una catena regolare e strutturata. Questo confermerebbe quanto già è noto: i porti italiani - come altre infrastrutture del nostro Paese - continuano a svolgere un ruolo chiave nel transito e trasbordo di materiale militare illegale verso Israele. La legge italiana e il diritto internazionale vietano questo tipo traffico. Ma i carichi d'armi continuano a transitare. La Corte internazionale di giustizia ha già riconosciuto il rischio plausibile di genocidio. A questo punto la domanda non è se l'Italia rischia di essere complice. È da quanto tempo lo è già. #bds #gazagenocide #israel

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Dopo giorni di navigazione nel Mediterraneo orientale, la Handala – la nave umanitaria della Freedom Flotilla Coalition – è stata ufficialmente intercettata dalle forze navali israeliane mentre si avvicinava alla Striscia di Gaza. Il blocco è avvenuto mentre la nave si trovava a circa 100 miglia marine dalla costa, in acque internazionali, e sotto costante sorveglianza aerea da parte di un drone israeliano Heron. Il viaggio della Handala era cominciato il 13 luglio 2025, quando ha lasciato il porto di Siracusa con a bordo 19 attivisti internazionali, tra cui due italiani. La nave ha puntato la prua verso Gaza, portando con sé alcuni aiuti simbolici: medicinali essenziali, latte in polvere, alimenti base e giocattoli per i bambini della Striscia. Una missione dalla forte valenza politica e umanitaria: rompere simbolicamente il blocco navale israeliano e denunciare la situazione drammatica che vive la popolazione palestinese. La Freedom Flotilla Coalition non è nuova a queste operazioni. Da anni cerca di sfidare il blocco marittimo imposto da Israele su Gaza, sostenendo che si tratti di una violazione del diritto internazionale. La Handala è l’ultima in ordine cronologico a tentare questo viaggio: prima di lei, a giugno, fu la Madleen, con a bordo anche Greta Thunberg, a venire fermata a 100 miglia dalla costa e costretta ad attraccare ad Ashdod. I suoi passeggeri sono stati poi espulsi da Israele. #gazagenocide #handala #freedomflotilla #israel #idf

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“Non esiste una sola prova che Israele abbia sventagliato mitragliate contro civili inermi. Eppure questo veniva raccontato. I giornalisti si sono piegati senza alcuno spirito critico ad Hamas senza alcuna verifica delle fonti”. Così ha dichiarato Incoronata Boccia, direttrice dell’Ufficio Stampa Rai ed ex vicedirettrice del Tg1, oggi lunedì 13 ottobre, durante la “Giornata di Studio e Analisi in occasione dell’anniversario del 7 ottobre 2023” organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). Dottoressa Boccia, forse ha perso qualche pezzo. Le rinfreschiamo noi la memoria: in questi due anni di genocidio, documenti video, testimonianze oculari anche di operatori sanitari volua Gaza, tracciamenti satellitari confermano ripetuti e incessanti attacchi deliberati dell’esercito israeliano contro scuole, case, ospedali, convogli umanitari. Video girati ai punti di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation (GHF) mostrano persone disarmate colpite mentre attendono gli aiuti. Le ricordiamo, tra i tanti, un episodio, dottoressa Boccia che forse, chissà, ha sentito per caso: il 29 gennaio 2024, un carro armato israeliano ha ucciso Hind Rajab, una bambina di sei anni, uccisq insieme a cinque membri della sua famiglia, con 335 proiettili, come ha dimostrato la ricostruzione di Forensic Architecture. Hind è rimasta al telefono con un’operatrice della Croce Rossa Palestinese per oltre tre ore, in mezzo ai corpi dei suoi familiari, prima di essere a sua volta massacrata. Non le dice nulla questa storia, dottoressa? A marzo scorso Israele ha ucciso a mitragliate medici e paramedici della Croce Rossa Palestinese, chiaramente segnalati come personale sanitario, negando poi qualsiasi coinvolgimento. E anche oggi, lunedì 13 ottobre, nonostante la tregua, Israele spara contro i civili, tra cui bambini. Ah giusto, dottoressa Boccia: è tutto un set allestito da Hamas. Come dice lei “ bisogna proporre ad Hamas l'Oscar alla migliore regia”. #gazagenocide #israel #gazaceasefire #senzavergogna

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