l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz's banner
l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz's profile picture

l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz

@ladoria122,094 subscribers

Pandemente di livello, campionessa di altalena, portatrice sana di coda di cavallo, cameriera e maestra di vita ma non so contare.

Shorts

Il volto della madre di Alberto Stasi dice molte cose. In quella faccia non c'è solo il dolore. C'è la misura esatta dell'ingiustizia che lo ha generato. La sua faccia racconta la vita di Alberto, una vita fatta di un'ora e dieci minuti alla settimana, in cui condensare tutto ciò che si è stati prima. Ma racconta anche il tempo di Alberto. Quello passato, quello presente, e perfino una traccia di quello futuro, o della speranza che quel futuro trovi finalmente il suo tempo. E anche giustizia. (Coraggio, mamma di Alberto) #Garlasco

Il volto della madre di Alberto Stasi dice molte cose. In quella faccia non c'è solo il dolore. C'è la misura esatta dell'ingiustizia che lo ha generato. La sua faccia racconta la vita di Alberto, una vita fatta di un'ora e dieci minuti alla settimana, in cui condensare tutto ciò che si è stati prima. Ma racconta anche il tempo di Alberto. Quello passato, quello presente, e perfino una traccia di quello futuro, o della speranza che quel futuro trovi finalmente il suo tempo. E anche giustizia. (Coraggio, mamma di Alberto) #Garlasco

21,663 görüntüleme

La dottoressa Bruzzone, cinque mesi fa, ha sostenuto che il movente dell'omicidio potesse essere questo: Chiara avrebbe visionato la cartella con il materiale pornografico "estremo" sul computer di Alberto e avrebbe minacciato di raccontarlo ai genitori. Secondo questa ipotesi, per paura di perdere la reputazione, Alberto l'avrebbe uccisa. Ieri, però, a Ore 14, Milo Infante ha ricordato ciò che è pacifico nella storia processuale: esiste una perizia informatica che certifica che Chiara quella cartella non l'ha mai aperta. Quel movente, infatti, era stato escluso molti anni fa. Non è presente in sentenza perché, ricordo sommessamente, che il movente è rimasto sconosciuto. A quel punto la stessa Bruzzone ha ammesso che si trattava di un movente "pensato all'inizio". E allora il punto è semplice ed è questo che voglio sottolineare: Ogni volta che si parla di Alberto Stasi, la narrazione televisiva ripropone ipotesi smentite, superate, processualmente inesistenti, come se fossero ancora attuali. Non per informare, ma per alimentare una storia: una storia che ha bisogno di un colpevole "coerente" con l'immaginario creato in questi anni. Questa operazione, ripescare moventi già esclusi dalla perizia e dalla logica, per poi farli scivolare sullo sfondo quando vengono smentiti è esattamente il modo con cui, da diciotto anni, si manipolano i fatti per piegarli a una narrazione prefabbricata su Stasi. Non è più accettabile. #Garlasco #Stasi

La dottoressa Bruzzone, cinque mesi fa, ha sostenuto che il movente dell'omicidio potesse essere questo: Chiara avrebbe visionato la cartella con il materiale pornografico "estremo" sul computer di Alberto e avrebbe minacciato di raccontarlo ai genitori. Secondo questa ipotesi, per paura di perdere la reputazione, Alberto l'avrebbe uccisa. Ieri, però, a Ore 14, Milo Infante ha ricordato ciò che è pacifico nella storia processuale: esiste una perizia informatica che certifica che Chiara quella cartella non l'ha mai aperta. Quel movente, infatti, era stato escluso molti anni fa. Non è presente in sentenza perché, ricordo sommessamente, che il movente è rimasto sconosciuto. A quel punto la stessa Bruzzone ha ammesso che si trattava di un movente "pensato all'inizio". E allora il punto è semplice ed è questo che voglio sottolineare: Ogni volta che si parla di Alberto Stasi, la narrazione televisiva ripropone ipotesi smentite, superate, processualmente inesistenti, come se fossero ancora attuali. Non per informare, ma per alimentare una storia: una storia che ha bisogno di un colpevole "coerente" con l'immaginario creato in questi anni. Questa operazione, ripescare moventi già esclusi dalla perizia e dalla logica, per poi farli scivolare sullo sfondo quando vengono smentiti è esattamente il modo con cui, da diciotto anni, si manipolano i fatti per piegarli a una narrazione prefabbricata su Stasi. Non è più accettabile. #Garlasco #Stasi

23,073 görüntüleme

Dunque. La bravissima Martina Maltagliati, biografa ufficiale di Andrea Sempio (Ma poi, chi è Sempio? Mi pare sia indagato dalla Procura per qualcosa ma voi vi ricordate cosa perché io mi ricordo solo della CARTELLA MILITARE di Stasi ma di Sempio, no), ci informa che IL MEDESIMO non si è "disfatto" del computer. No, ma poi che verbo sconsiderato, cara Martina, cioè "disfarsi", tu lo sai, è un verbo riflessivo un po' viscido, di quelli che lasciano sempre una scia semantica pericolosa perché non indica solo un'azione materiale ma porta con sé un'intenzione. Comunque, l'ha buttato, dai, meglio così. Tra dicembre 2024 e gennaio 2025 cioè qualche mese prima di essere indagato (marzo) e molto prima della perquisizione (maggio). Quindi, tecnicamente, prima che qualsiasi accusa formale prenda corpo. Bene. Poi però c'è un dettaglio che bussa piano alla porta del mio cervello limbico, oh ma insiste eh, sarà contenta una certa criminologa. Noi sappiamo che gli investigatori frequentavano i rifiuti in quel di Garlasco sicuramente dal 2023. Con dedizione, metodo e una certa costanza, specie col favore delle tenebre. E allora la suggestione nasce da sola: chissà se quel computer, è rimasto lì? È stato raccolto? È stato guardato? Non lo sappiamo. Chissà se anche Ghandi se lo pone, questo dubbio. Chissà se, ogni tanto, guarda un cassonetto e pensa: "E se…?" #Garlasco

Dunque. La bravissima Martina Maltagliati, biografa ufficiale di Andrea Sempio (Ma poi, chi è Sempio? Mi pare sia indagato dalla Procura per qualcosa ma voi vi ricordate cosa perché io mi ricordo solo della CARTELLA MILITARE di Stasi ma di Sempio, no), ci informa che IL MEDESIMO non si è "disfatto" del computer. No, ma poi che verbo sconsiderato, cara Martina, cioè "disfarsi", tu lo sai, è un verbo riflessivo un po' viscido, di quelli che lasciano sempre una scia semantica pericolosa perché non indica solo un'azione materiale ma porta con sé un'intenzione. Comunque, l'ha buttato, dai, meglio così. Tra dicembre 2024 e gennaio 2025 cioè qualche mese prima di essere indagato (marzo) e molto prima della perquisizione (maggio). Quindi, tecnicamente, prima che qualsiasi accusa formale prenda corpo. Bene. Poi però c'è un dettaglio che bussa piano alla porta del mio cervello limbico, oh ma insiste eh, sarà contenta una certa criminologa. Noi sappiamo che gli investigatori frequentavano i rifiuti in quel di Garlasco sicuramente dal 2023. Con dedizione, metodo e una certa costanza, specie col favore delle tenebre. E allora la suggestione nasce da sola: chissà se quel computer, è rimasto lì? È stato raccolto? È stato guardato? Non lo sappiamo. Chissà se anche Ghandi se lo pone, questo dubbio. Chissà se, ogni tanto, guarda un cassonetto e pensa: "E se…?" #Garlasco

14,392 görüntüleme

Che gli vuoi dire ❤️

Che gli vuoi dire ❤️

17,665 görüntüleme

Videos

ladoria1's profile picture

“A Chiara, che qualcuno ha voluto togliermi troppo presto”. 27 marzo 2008 C'è un punto, spesso ignorato perché troppo semplice, che torna con ostinazione ogni volta che si osserva questa storia senza la lente deformante del sospetto: l'amore. Un amore noto, visibile, riconosciuto da chi li frequentava. Inizialmente anche dalla mamma di Chiara. L'avvocato Lovati ha sempre detto con una chiarezza quasi disarmante che Chiara e Alberto si amavano. Non c'era il rumore di fondo di una relazione in frantumi, non c'erano crepe segrete. Nessun dubbio serio, nessuna ombra concreta di conflitti insanabili. Nulla. Lo sentite il peso di questa parola? E' una parola che non dialoga, che non descrive un'assenza, la produce. E' un avverbio di negazione assoluta. Non c'era un problema fra Alberto e Chiara. Erano due ragazzi che stavano insieme da anni e che avevano imparato a muoversi l'uno nello spazio dell'altra con naturalezza. E poi c'è quella sera. L'ultima. Non la sera di una scoperta oscena, non la miccia di una furia improvvisa. La ricostruzione paziente di Porta e Occhetti toglie di mezzo, con la forza dei fatti, l'ennesima narrazione tossica: Chiara non aveva visto file pornografici, non aveva affrontato Alberto in una lite feroce, non aveva scavato in una vergogna capace di trasformarsi in morte il giorno dopo. Aveva fatto qualcosa di infinitamente più intimo. Aveva letto la sua tesi. L'aveva controllata, corretta, migliorata. Aveva prestato attenzione alle parole di lui, alla struttura dei pensieri, come si fa quando si desidera che l'altro riesca, perché il successo dell'altro, quando ci si ama, non è una minaccia ma un'estensione di sé. Questo è amore, nella sua forma più silenziosa, è cura e complicità senza bisogno di dichiarazioni. Un sentimento che guarda avanti, che immagina una vita insieme, che si costruisce nei dettagli, nelle correzioni a margine, nelle frasi riscritte, nel tempo regalato in un agosto passato a casa insieme, invece di andare in vacanza con la famiglia. Raccontare questo non significa edulcorare, né assolvere per principio. Significa restituire verità a Chiara. Per anni è stata descritta come una donna lucida e forte che avrebbe scelto, inspiegabilmente, di restare accanto a un uomo dipinto come instabile, opaco, problematico. Ma una donna intelligente, curiosa, viva, una donna che non subiva, che non taceva, non avrebbe accettato per quattro anni una relazione fatta di paura o squilibrio. Restituire l'ultima giornata per ciò che probabilmente fu, simile a tante altre, cambia tutto. Non due figure intrappolate in un dramma annunciato, ma due persone immerse in un sentimento delicato, forse persino invidiabile. Un amore che, proprio perché quieto e autentico, poteva generare fastidio, rancore, perfino odio in chi, in quel momento, felice non era. Forse è da qui che si deve ripartire. Per restituire. Perché rendere giustizia a Chiara significa anche non tradire ciò che era, non violentare il suo sentimento per adattarlo a una storia che ha bisogno di un colpevole più che di verità. #Garlasco #zonabianca #Garlascopoli #ore14

l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz

54,520 görüntüleme • 5 ay önce

ladoria1's profile picture

Sono distesa nel mio confortevole letto e ascolto con una certa distrazione gli interventi dell'avvocato Angela Taccia. Nel frattempo penso all'avvocato Catacomba, e me lo immagino a casa davanti alla televisione mentre si maledice per aver assunto questo incarico. Ma questa è un'altra storia. Dov'ero rimasta? Ah sì. A un certo punto, la mia distratta attenzione viene riaccesa da un'affermazione della Taccia: Andrea nel 2018 si sarebbe sentito davvero male durante l'interrogatorio, tanto che fu chiamata un'ambulanza; ambulanza di cui, dice, esiste perfino il certificato, mentre Cassese non ne avrebbe fatto menzione a verbale. Dunque, conclude, il verbale di Cassese è falso. Fermi tutti. A parte il fatto che di Cassese abbiamo ormai capito il talento singolare nel redigere verbali creativi, la mia memoria, senza neppure consultare fascicoli, si mette improvvisamente sull'attenti e mi restituisce con precisione un'altra dichiarazione della stessa Angela Taccia: quella in cui l'ambulanza semplicemente non esisteva, perché Andrea non si era sentito male. E noi eravamo kattivi. E allora, da spettatrice che guarda da casa, senza avere il fascicolo ma conservando ancora un minimo di istinto logico, mi viene una domanda molto semplice: come fa una cosa prima a non esistere e poi a diventare prova? Proverbio del giorno:"Quando una cosa prima non esiste e poi diventa prova, il dubbio non riguarda l'ambulanza ma il racconto". Paurina eh. #Garlasco #Lostatodellecose #Sempio

l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz

32,494 görüntüleme • 3 ay önce

ladoria1's profile picture

La dottoressa Bruzzone, cinque mesi fa, ha sostenuto che il movente dell'omicidio potesse essere questo: Chiara avrebbe visionato la cartella con il materiale pornografico "estremo" sul computer di Alberto e avrebbe minacciato di raccontarlo ai genitori. Secondo questa ipotesi, per paura di perdere la reputazione, Alberto l'avrebbe uccisa. Ieri, però, a Ore 14, Milo Infante ha ricordato ciò che è pacifico nella storia processuale: esiste una perizia informatica che certifica che Chiara quella cartella non l'ha mai aperta. Quel movente, infatti, era stato escluso molti anni fa. Non è presente in sentenza perché, ricordo sommessamente, che il movente è rimasto sconosciuto. A quel punto la stessa Bruzzone ha ammesso che si trattava di un movente "pensato all'inizio". E allora il punto è semplice ed è questo che voglio sottolineare: Ogni volta che si parla di Alberto Stasi, la narrazione televisiva ripropone ipotesi smentite, superate, processualmente inesistenti, come se fossero ancora attuali. Non per informare, ma per alimentare una storia: una storia che ha bisogno di un colpevole "coerente" con l'immaginario creato in questi anni. Questa operazione, ripescare moventi già esclusi dalla perizia e dalla logica, per poi farli scivolare sullo sfondo quando vengono smentiti è esattamente il modo con cui, da diciotto anni, si manipolano i fatti per piegarli a una narrazione prefabbricata su Stasi. Non è più accettabile. #Garlasco #Stasi

l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz

23,073 görüntüleme • 6 ay önce

Daha fazla içerik yok.