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Maddalena Loy

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RT≠endorsement. Giornalista (già Foglio, Rai, capo sito Unità), ex burocrate a Bruxelles. Scrivo su La Verità e Panorama. Non politically correct. Mamma

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Potevamo privarci dell’incontro di Greta con Zelensky?

Potevamo privarci dell’incontro di Greta con Zelensky?

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Nella sua prima vita, quando io l’ascoltavo e già la adoravo (mentre le mie coetanee sentivano i Duran Duran), Ornella non era affatto popolare. Anzi: aveva costruito la sua immagine sulla distanza, sui salotti colti milanesi - tra cui il suo, nella mitologica casa di Largo Treves - sul teatro di Strehler. Chissa, magari qualcuno le aveva detto “sii stronza, tiratela come fanno le dive”: in effetti lei risultava quasi antipatica perché era snob (o forse soltanto timida), le donne percepivano la sua sensualità come una minaccia, la vedevano come una “rubamariti” e le preferivano Mina, tecnicamente immensa, che però ci priva della sua presenza dal 1978 (too much… a proposito!). È soltanto di recente, con l’arrivo del nuovo secolo e poi del grillismo, che Ornella ha compreso che era necessario cambiare cifra e infrangere il muro della ieraticità… “e si è fatta donna” (citazione un po’ da miscredente, come era lei), diventando quasi una di noi. Tra gli addetti ai lavori si dice che lo abbia fatto per bisogno e forse in qualche intervista lo ha anche accennato, scherzando, lei stessa: fatto sta che, all’alba dei suoi 75-80 anni, quando il mondo della musica stava ormai dimenticando la sua arte, è tornata alla ribalta, grazie anche a Fabio Fazio che le ha offerto la scena e una seconda vita. E lei la scena se l’è giocata non tanto sulla musica - la sua voce fatalmente si era un filo incrinata negli anni - ma sul personaggio: solo nella sua seconda vita abbiamo conosciuto l’autoironia e l’intelligenza viva di Ornella. Al punto che ci si chiede se paradossalmente l’addio di Mina possa un giorno (auspicabilmente il più tardi possibile) non essere accompagnato dallo stesso cordoglio e affetto che gli Italiani stanno manifestando per Ornella, di cui oggi si sta parlando ovunque: nei negozi, nei ristoranti, camminando per strada, perfino nelle chiese. Da oggi non manca più soltanto la sua musica: ci manca proprio lei, Ornella. #ornellavanoni #CiaoOrnella (Nel video, carrellata delle sue canzoni più belle)

Maddalena Loy

73,992 просмотров • 8 месяцев назад

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Manca più di un anno alle prossime elezioni ma la campagna elettorale è iniziata: gli antigovernativi - non soltanto i politici ma anche i cosiddetti “esperti” - già dicono che il governo Meloni ha fallito. Giovedì a L’Aria Che Tira il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori si è andato a pescare l’inflazione di guerra tra febbraio e giugno e ha detto che “quella italiana è la quarta peggiore d’Europa”. I dati però sono parziali (e di parte). E dicono questo: da settembre 2022 quando si è insediata Giorgia Meloni fino al 2023 l’inflazione (che indica l'aumento dei prezzi di beni e servizi in un Paese=quando sale, i prezzi salgono) è salita a causa dei costi dell'energia e delle materie prime (aumentati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la scelta del governo Draghi di far saltare le forniture russe, allora più convenienti, rifornendosi soltanto dagli Stati Uniti, allora governati dal democratico Joe Biden, che all’epoca ci ha venduto il loro gnl a un prezzo che all’Italia è costato molto più di quello russo, fino al +40%). Dal 2024 i prezzi hanno smesso di correre e l'inflazione è scesa nettamente. Questo calo ha rappresentato un segnale positivo e di sollievo per l'economia italiana. Il calo dell'inflazione degli ultimi anni è un dato positivo, poiché significa che la crescita dei prezzi ha rallentato e si è stabilizzata. Sicuramente nei mesi di chiusura dello stretto di Hormuz è leggermente risalita (per poi discendere, da giugno), ma se un analista si serve di dati di economia di guerra pur di dimostrare una situazione di sofferenza in Italia, non sta descrivendo lo scenario correttamente. E lo scenario dice che l’inflazione dal 2022 a oggi è scesa dal +8,9% al 3%. Potere d’acquisto dei salari: dal 2011 al 2022-2023, anni in cui hanno governato Pd e M5S, è crollato drammaticamente. Negli ultimi due anni la rotta è stata finalmente invertita, mostrando i primi segnali di ripresa. Grazie a un'intensa stagione di rinnovi contrattuali (le retribuzioni contrattuali medie sono cresciute del 3,1% nel 2025 e del 2,6% nel primo trimestre del 2026) e al taglio del cuneo fiscale, i salari nominali hanno ripreso a correre. Con l'inflazione rallentata, i salari reali sono tornati in territorio positivo. Ovviamente, nonostante questo segno +, il valore reale degli stipendi resta ancora inferiore di circa 6-7 punti percentuali rispetto a quanto dovrebbe essere. Ma l’inversione di marcia, nonostante le innumerevoli crisi che il governo Meloni ha dovuto affrontare, è netta. Carrello della spesa: ogni estate sembra ripetersi lo stesso schema comunicativo. Da una parte le associazioni dei consumatori parlano di "stangata", dall'altra gli operatori turistici annunciano prenotazioni elevate e strutture quasi esaurite. La realtà è che i rincari fanno più notizia dei ribassi. Il "carrello della spesa" è rallentato, passando da +1,9% (maggio) a +1,6% (giugno). Questo significa una cosa importante: non è corretto dire che "i prezzi stanno esplodendo". Piuttosto, negli ultimi mesi la loro velocità di crescita si è attenuata. C’è infine un dato da tenere a mente: gli italiani continuano a spendere per le vacanze. Anche qui i numeri raccontano una realtà diversa da quella spesso descritta. Secondo un'indagine Tecnè per Federalberghi, 16 milioni di italiani hanno programmato una vacanza nel mese di giugno. Il dato rilevante è che nel 2025 gli italiani in viaggio a giugno erano 14,3 milioni. L'aumento tra il 2025 e il 2026 è quindi nell'ordine di 1,7 milioni di persone, pari a circa +12%, un incremento non trascurabile. Attenzione quindi a chi, per ragioni più elettorali che statistiche, viene a raccontare in Tv un’Italia in crisi: la situazione non può essere rosea per la complicata situazione geopolitica che sta indebolendo l’Europa. Ma l’Italia non se la cava così male. Giovedì a L'aria che tira

Maddalena Loy

11,518 просмотров • 29 дней назад

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Non era popolare e lo sapeva

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La cifra “umana” di Roberto Saviano

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55,927 просмотров • 10 месяцев назад