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@saures788 • 12,315 subscribers
Classe ’96 Leggo, studio, scrivo. Odio le ingiustizie più delle sveglie mattutine. 🇮🇹
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5 febbraio 1981, Teatro Ariston. Un ragazzo napoletano quasi sconosciuto, riccioluto, con occhiali scuri e baffi, sale sul palco per la prima volta a Sanremo. Si chiama Eduardo De Crescenzo (nato l’8 febbraio 1951 nel quartiere Ferrovia di Napoli) e porta “Ancora”, scritta da Franco Migliacci (testo) e Claudio Mattone (musica). La canzone non cerca il consenso facile. È una ballata adulta, intensa, quasi di dipendenza emotiva: un uomo che di notte non dorme, è stato lasciato proprio quando era più innamorato, si riveste e si rispoglia, sogna di tirare sassi alla finestra e prendere a calci la porta. «È notte alta e sono sveglio / Sei sempre tu il mio chiodo fisso…» e quel ritornello che resta addosso: «Ancora, ancora, ancora… perché io da quella sera non ho fatto più l’amore senza te». De Crescenzo canta quasi a occhi chiusi, con le braccia dietro la schiena, senza gesti teatrali. Solo voce: potente, jazzata nel finale altissimo, che mescola melodia napoletana, soul e intensità emotiva. Quella performance fa alzare in piedi Charles Aznavour (che lo abbraccia dicendo «Bravò!» e poi adatta il testo in francese per Mireille Mathieu come Encore et encore). Nella classifica ufficiale del Festival (vinto da Alice con Per Elisa di Battiato) “Ancora” arriva 11ª, fuori dalla Top 10. Ma una “supergiuria” presieduta da Sergio Leone gli assegna il premio per la migliore interpretazione. È il riconoscimento più profetico. Dopo Sanremo il successo è “a furor di popolo”: il singolo arriva al 5º posto in classifica a marzo 1981 ed è tra i più venduti dell’anno (milioni di copie). Diventa un evergreen senza tempo, uno dei brani che generano i maggiori proventi SIAE (dietro solo a Suona chitarra e Romagna mia). Cover di Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa e tanti altri. Per anni è stata la sigla dei programmi notturni di Gigi Marzullo (Sottovoce) e compare anche in Vacanze di Natale. De Crescenzo tornò a Sanremo altre volte (1985, 1987, 1989, 1991), ma “Ancora” resta il monumento involontario: la dimostrazione che a volte la canzone più importante non è quella che vince, ma quella che non se ne va più.
precipitevolissimevolmente115,834 次观看 • 7 天前
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È morto stamattina, mercoledì 30 settembre 2026, Peppino Mazzullo, la voce storica di Topo Gigio, a 100 anni nella sua casa di Santo Stefano Briga, a Messina, il borgo in cui era nato il 6 giugno 1926 e in cui aveva scelto di tornare. Solo tre mesi fa, il 6 giugno, aveva festeggiato il secolo di vita radunando amici e compaesani. Attore e doppiatore, dal 1961 al 2006 ha dato per quarantacinque anni la voce inconfondibile al topolino creato da Maria Perego: quel timbro acuto e tenero, il broncio, l’entusiasmo, il «Ma cosa mi dici mai?» e lo «Strapazzami di coccole» erano tutti suoi, e spesso anche i testi, perché era un improvvisatore. Prima di lui il pupazzo aveva debuttato con Domenico Modugno, ma è con Mazzullo che diventa il personaggio amato da generazioni, in Italia e all’estero, fino alle decine di puntate all’Ed Sullivan Show. È stato anche Richetto, lo scolaro eternamente bocciato dello Zecchino d’Oro. Negli ultimi anni si era ritirato, aveva fondato il Piccolissimo Teatro di Messina e ripeteva di vivere per essere utile agli altri. I funerali sono domani, giovedì 1° ottobre, alle 15.30 nella chiesa di San Giovanni Battista a Santo Stefano Briga. Quella voce resterà. Riposa in pace, maestro.
precipitevolissimevolmente98,305 次观看 • 18 天前

A Verissimo, oggi, Simone Annicchiarico ha messo a posto una parola che in tv si usa troppo in fretta. «La mia solitudine è reale. Non ho parenti, non ho fratelli, non ho figli. Parecchie delle mie giornate sono solitarie.» Figlio di Walter Chiari e Alida Chelli, entrambi scomparsi, ha precisato di cosa parla: non dell’assenza di gente intorno, ma del sangue. «Ovunque vada ci sono amici, miei o di mio padre, che mi ospitano. In quel senso non sono solo. Ho tutta l’eredità umana che mi ha lasciato mio padre. Se volessi non starei solo nemmeno un secondo. La mia solitudine è anche una scelta. Non c’è più un parente che ti cerca, però ho miliardi di amici.» #gfvip #verissimo
precipitevolissimevolmente52,390 次观看 • 15 天前

NADIA BATTOCLETTI, LA REGINA NON SI FERMA PIÙ! 🇮🇹🔥 Prima vittoria in carriera in Diamond League! Oggi a Chorzów (Silesia DL) la nostra Nadia conquista i 5000 metri con una volata formidabile: 14:54.09, chiudendo gli ultimi 400 metri in un devastante 58.69. Davanti alle etiopi più forti del mondo, seconda Freweyni Hailu in 14:54.62. Gara tattica, ritmo non elevatissimo, ma quando ha deciso di partire… nessuno l’ha più vista. Dopo la doppietta d’oro europea (5000 + 10000 a Birmingham) di due settimane fa, continua lo strapotere della trentina delle Fiamme Azzurre. Sempre più dominante, sempre più leggendaria. Forza Nadia, l’Italia intera è con te! 💙
precipitevolissimevolmente169,734 次观看 • 1 个月前

Elena Pero non c’è più: a 60 anni si è spenta la voce del tennis italiano, quella che per più di trentacinque anni da Tele+ nel 1991, quando la assunse Rino Tommasi, fino a Sky Sport ha raccontato slam, Coppa Davis e l’era Sinner con precisione, calore e senza un aggettivo di troppo. Non ha saltato una telecronaca, nemmeno durante la malattia; l’ultima volta l’abbiamo ascoltata a Wimbledon 2026, mentre celebrava la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner come aveva fatto per la prima, il 13 luglio 2025, in coppia con Paolo Bertolucci, il “doppio” televisivo durato oltre vent’anni. Ha attraversato generazioni di campioni senza mettersi mai davanti a loro, ha ereditato Tommasi e Clerici senza imitarli, ha pianto con noi quel giorno sull’erba di Londra. Il pensiero va alla figlia Martina e a Sergio, il produttore sempre al suo fianco anche sul campo. La sua voce resta: come il suono della palla di Federer, come una volée di Navratilova. Riposa in pace, Elena.❤️
precipitevolissimevolmente73,414 次观看 • 24 天前
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30 ottobre 1978, studio di Acquario su Rai 1. Maurizio Costanzo ha invitato Rino Gaetano a cantare Nuntereggae più davanti a Susanna Agnelli. La canzone elenca nomi e cognomi: Agnelli, Costanzo, Bongiorno, partiti, commendatori, evasori. L’establishment in una strofa sola. Costanzo lo presenta così: «Signora, forse lei non lo conosce. Questo giovanotto con abito da cerimonia si chiama Rino Gaetano, è un cantautore che fa canzoncine ironiche, scherzose, scanzonate. Ne ha fatta una che quest’estate ha avuto un certo successo… e lui, che si dedicherà prossimamente a mettere in musica forse le Pagine Gialle perché fa degli elenchi di nomi, ha fatto un elenco nel quale sono coinvolte una serie di persone, ci sono anch’io». Non è ironia: è sufficienza. Vuole ridurlo a un ragazzo stravagante con il cilindro, un elenco telefonico messo in musica. Rino non alza la voce. Resta in piedi, non lo fanno nemmeno sedere. Chiede a Susanna Agnelli se si sente coinvolta in quella “Italietta”. Lei, con la classe che Costanzo non ha, risponde di sì. E aggiunge: «Al posto suo farei la stessa cosa». Quella frase chiude il cerchio. Una Agnelli riconosce il diritto di un cantautore calabrese di 28 anni di nominare i potenti. Costanzo cerca di spegnere, di ridimensionare, di far passare tutto per uno scherzo. Non ci riesce. Resta lui quello piccolo. Rino in quel momento è scomodo proprio perché non è un militante, non è un intellettuale da salotto, non chiede il permesso. Canta i nomi. Li mette in fila. Li fa ballare. Per chi viveva di mediazione, di Pagine Gialle del potere e di televisioni che non dovevano disturbare, un tipo così era ingestibile. Susanna Agnelli quel giorno fu signora. Costanzo no. Rino restò Rino: il più libero, il più attuale, il più in anticipo. Ancora oggi.
precipitevolissimevolmente53,492 次观看 • 24 天前

Cara Giorgia Meloni, cari giornali: questa mattina allo svincolo di Pizzo, sull’A2 del Mediterraneo, non c’era un corteo di professione. C’erano agricoltori calabresi. Alcuni hanno provato a superare il blocco e a raggiungere l’autostrada. A presidiare c’erano il XII Reparto Mobile di Reggio Calabria, i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia e la Digos della Questura di Vibo. L’invasione è stata contenuta. Il confronto è stato tesissimo. E in mezzo, momenti che i titoli non raccontano: funzionari che restano a parlare, e un abbraccio tra chi indossa la divisa e chi vive di terra, perché alla fine le parole di quell’agricoltore erano troppo chiare per essere liquidate. Protestano contro un mercato che, dicono, sta cancellando i margini delle aziende. Contro il caro gasolio. Contro una politica che, secondo loro, non vede le difficoltà del settore. Non chiedono un palco. Chiedono di essere ascoltati prima che l’azienda chiuda. Quando un lavoratore calabrese deve arrivare a commuovere un funzionario per essere creduto, il problema non è il suo accento. È chi, a Roma e nelle redazioni, continua a non sentirlo. Il video c’è. Fatelo girare.
precipitevolissimevolmente36,317 次观看 • 17 天前