
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚
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Io faccio parte di quelli che non vogliono che i loro figli siano destinati alla guerra. Né con le armi, né tantomeno in questa società. «Restiamo Umani»
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Violenza della polizia nei confronti di una persona semplicemente perché nera. È accaduto ieri a Milano, davanti al ristorante Baobab, dove un gruppo di poliziotti è arrivato per effettuare dei controlli. Un ragazzo, presente con i suoi figli, è stato fermato e invitato a esibire i documenti, che ha regolarmente mostrato. Uno dei poliziotti, probabilmente il responsabile e in borghese, avrebbe poi iniziato a rivolgersi a lui con toni e parole razziste e violente. A quel punto il ragazzo ha chiesto il motivo di quegli insulti e dell’uso di espressioni offensive e discriminatorie. Subito dopo, il poliziotto avrebbe ordinato ai colleghi di fermarlo. Il ragazzo è stato quindi bloccato e successivamente accusato di resistenza a pubblico ufficiale, davanti ai suoi figli. È stato poi portato in questura e trattenuto per oltre 12 ore. Nel video, fortunatamente girato da alcune persone presenti dopo l’ordine di arrestarlo senza apparente motivo, si vede invece che il ragazzo si comporta in modo corretto e non mostra alcuna forma di aggressività. Il suo unico gesto è stato chiedere spiegazioni per le parole offensive ricevute. Nonostante ciò, sarebbe stato immobilizzato e accusato di resistenza a pubblico ufficiale. È davvero possibile ritenere normale un comportamento simile da parte delle forze dell’ordine?
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚176,190 views • 29 days ago

Chi è Diala Kanté, il ragazzo brutalizzato dalla polizia a Milano davanti ai figli, senza un motivo valido? Come si può chiedere il permesso di soggiorno a un cittadino italiano, quando sulla carta d’identità è già indicata la cittadinanza? Ditemi che questo non è razzismo. Intervista di Selena Peroly. #razzismo #italia #politica #antirazzismo
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚33,427 views • 28 days ago

Dopo dodici anni, oggi sono ufficialmente cittadino italiano.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚84,896 views • 3 months ago

“La memoria di Bakari Sacko non può ridursi a qualche giorno di indignazione.” Queste parole, pronunciate da Antonio Faggioni durante il suo intervento nell’aula consiliare del Consiglio Comunale dei Ragazzi, hanno attraversato la sala come un richiamo profondo, difficile da ignorare. Non erano solo un discorso istituzionale: erano un invito alla responsabilità collettiva, alla consapevolezza che certe ferite non possono essere archiviate con il passare del tempo o con il calare dell’attenzione pubblica. L’assemblea, raccolta in un silenzio denso e rispettoso, ha poi osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Bakari Sacko. Un silenzio che non era vuoto, ma pieno di significato, di domande, di dolore e di impegno. Tra i banchi, un cartello sintetizzava tutto: “Taranto dice NO alla violenza”. Poche parole, semplici e dirette, ma cariche di una volontà chiara: trasformare il ricordo in coscienza, e la coscienza in cambiamento.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚14,163 views • 19 days ago
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Una posata contro lo Stato. Moussa Diarra: ucciso dalla burocrazia, finito dai proiettili. Alle ore 7:50 del 20 ottobre 2024 viene condiviso nella chat “Squadra 2” della Polfer di Verona il filmato che riprende l’uccisione di Moussa Diarra, un ragazzo maliano incensurato, “armato” di una semplice posata da tavola. Quel ragazzo era in preda a una crisi psichiatrica, esplosa dopo giorni e giorni di frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Appuntamenti fissati e poi saltati, sportelli chiusi dopo ore di attesa, tentativi ripetuti per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, per lui vitale. Quel lavoro gli serviva per restare in Italia e per contribuire al mantenimento della sua famiglia in Mali. All’ennesima volta in cui si è visto chiudere lo sportello in faccia, dopo ore di coda, Moussa non ha più retto. La disperazione ha preso il sopravvento. Dallo zainetto che conteneva tutta la sua vita ha estratto una posata, quella che usava per mangiare, e l’ha agitata in modo scomposto per minacciare un agente della Polizia Municipale, il quale ha subito compreso lo stato di alterazione e disperazione del ragazzo, incensurato e in evidente difficoltà. Il comandante dei vigili aveva organizzato un intervento per disporre un TSO nei suoi confronti, mentre Moussa, nel frattempo, sfogava la propria rabbia contro alcune auto della Polizia parcheggiate e contro le vetrine della stazione. Poi sono intervenuti gli agenti della Polfer di Verona. Avevano in dotazione taser e scudi, ma hanno scelto di impugnare la pistola. Lo hanno inseguito. Hanno esploso tre colpi, tutti ad altezza d’uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro ha colpito la vetrina alle sue spalle, il terzo lo ha centrato al cuore. Doveva andare così, dicono. Si spara alla sagoma per colpire organi vitali. I proiettili sono fatti per questo: altrimenti non funzionano. Moussa Diarra è morto. Matteo Salvini ha dichiarato subito che “non ci mancherà”. Siamo a Verona, non a Minneapolis. E Salvini non è Donald Trump. Almeno, spero. Cucchi
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚46,739 views • 3 months ago

Ecco il video del clima “sobrio”. “Questo è il clima “sobrio” in cui si celebra il 25 aprile, in cui una donna, una cittadina, una commerciante, viene interrogata e identificata per aver esposto un cartello antifascista.Identificata in quanto antifascista. Esattamente come il loggionista della Scala. Stesso metodo, stesso bersaglio, identica forma di intimidazione. Solidarietà totale e assoluta a Lorenza e alla sua famiglia.”
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚119,139 views • 1 year ago

La Flotilla forse non è riuscita a toccare la spiaggia di Gaza, ma ha già salvato delle vite. In un video che circola in rete, alcuni pescatori palestinesi sono tornati a gettare le reti in mare, lontano dallo sguardo armato dell’IDF. “Ringraziamo quelle navi: l’esercito israeliano adesso è distratto da loro, e noi possiamo di nuovo portare cibo a casa, possiamo di nuovo mangiare”. #GlobalSumudFlotilla #Flotilla #Gaza
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚64,725 views • 8 months ago

Francesca Albanese: “In Cisgiordania è in corso una pulizia etnica estremamente violenta e senza precedenti. Tra gli obblighi degli Stati membri c’è quello di non sostenere chi compie atti illeciti; qui, invece, si parla di crimini e di genocidio. L’Europa continua però a commerciare con Israele, soprattutto a causa dell’opposizione di Germania e Italia alla sospensione dell’accordo commerciale, ed è un fatto gravissimo. È altrettanto grave che alcuni paesi europei continuino a fornire armi a Israele e a finanziare la ricerca scientifica attraverso il programma Horizon. Non si può dire che l’Unione Europea non faccia abbastanza: attraverso i suoi stati membri e le sue politiche, contribuisce attivamente alla distruzione della Palestina. La gravità della situazione è tale che quasi non se ne parla più.”
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚23,770 views • 4 months ago

Le parole di Francesca Albanese “Sto davvero mettendo in gioco tutto quello che ho. Se ce la faccio io, allora tutti possiamo resistere a questa pressione, e insieme possiamo davvero uscire da questo genocidio con la speranza di un mondo migliore.” Con queste parole, pronunciate durante una conferenza stampa a Lubiana, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati, ha reagito con coraggio e dignità alle sanzioni personali imposte contro di lei dall’amministrazione Trump. Le misure, che includono il divieto di ingresso negli Stati Uniti e il congelamento dei beni, sono strumenti solitamente riservati a leader di Paesi considerati nemici, non a funzionari dell’ONU o giudici internazionali. “È un record”, ha detto con amara ironia, “sono la prima persona dell’ONU a cui è successo. Per cosa? Per aver denunciato un genocidio? Per aver documentato un sistema? Mi sanzionano, ma non mi hanno mai contestato i fatti.” Con la forza della verità dalla sua parte, Albanese ha da poco pubblicato un rapporto esplosivo che mette in luce il ruolo delle imprese private nel sostenere l’occupazione illegale, l’apartheid e il genocidio perpetrati nei territori palestinesi da Israele. Il documento denuncia come numerose aziende internazionali, attive in settori chiave come armamenti, tecnologia, edilizia, finanza e mondo accademico, abbiano tratto profitto diretto da un sistema di dominio coloniale che calpesta i diritti umani e infrange il diritto internazionale. Nel settore della difesa e degli armamenti figurano aziende come Lockheed Martin, Elbit Systems, Israel Aerospace Industries (IAI), Boeing, General Dynamics, BAE Systems e RTX Corporation (Raytheon). Nell’ambito delle infrastrutture e demolizioni, sono menzionate Caterpillar, Volvo Group, Hyundai e FANUC. Per la tecnologia e la sorveglianza digitale compaiono Microsoft, Amazon, Google (Alphabet), IBM e Palantir Technologies. Il mondo finanziario è rappresentato da giganti come BlackRock, Vanguard, BNP Paribas, Barclays, PIMCO (Allianz), Citigroup, JPMorgan Chase e Deutsche Bank. Anche le multinazionali dell’energia e delle risorse come Chevron, BP, Glencore, Drummond Company, Tnuva, Netafim e Mekorot giocano un ruolo chiave. Persino il settore turistico e accademico è coinvolto, con nomi come Airbnb, Booking, MIT, Università di Edimburgo e TUM (Technische Universität München). Nel suo messaggio conclusivo, Francesca Albanese lancia un appello che è anche una condanna lucida: “Il genocidio a Gaza non può essere fermato senza smantellare l’economia globale che lo sostiene. Le aziende e i loro dirigenti devono essere chiamati a rispondere. La giustizia non può essere selettiva.”
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚41,986 views • 11 months ago

Antonio è tornato, e con lui, un pezzo della nostra umanità. Antonio Mazzeo, uno dei due italiani a bordo della Handala, è rientrato in Italia dopo 48 ore da ostaggio nelle mani delle autorità israeliane. Era parte di una missione civile, pacifica, umanitaria, ma è stato trattato come un criminale. Tony La Piccirella, invece, è ancora trattenuto. Aspettiamo il suo ritorno, e non smetteremo di fare pressione finché non sarà di nuovo libero. Israele ha sequestrato 21 persone in acque internazionali, a poche miglia dalle coste egiziane, in un punto dove non ha alcuna giurisdizione. Un atto di forza, un’aggressione, una violazione del diritto internazionale. E anche se avesse avuto quel diritto, che non aveva, il diritto internazionale proibisce in modo chiaro di impedire l’ingresso di aiuti umanitari diretti a una popolazione sotto genocidio. Noi siamo dalla parte della legalità, Israele no. E chi non prende posizione è complice. Ad Ashdod, la polizia israeliana ha mostrato il suo vero volto: violenza, disprezzo, umiliazione. Così vengono accolti uomini e donne che portano aiuti, che portano speranza. Così viene trattata la solidarietà, in un mondo capovolto, dove chi salva viene perseguito e chi bombarda viene applaudito. Nel frattempo, a Gaza, continua il massacro, un genocidio che si consuma nell’impunità, alla luce del sole, nel silenzio vile dei governi occidentali. E l’Italia? Lo sapeva. Sapeva benissimo cosa sarebbe potuto accadere, e ha scelto deliberatamente di non muovere un dito. Nessuna protezione per i propri cittadini, nessuna pressione diplomatica, nessuna condanna, solo complice passività. È questo il vostro “sovranismo”, Giorgia Meloni? Lasciare che uno Stato straniero sequestri cittadini italiani in acque internazionali, calpesti ogni principio del diritto internazionale e violi la nostra sovranità nazionale sotto i vostri occhi? Dov’è finito il patriottismo di comodo di chi pretende di far rispettare le leggi internazionali, agli altri? Antonio e Tony hanno fatto ciò che lo Stato si rifiuta di fare. Hanno sfidato il blocco, hanno scelto di stare dalla parte della vita, con pochi mezzi, con enorme coraggio. Hanno incarnato la dignità in un tempo di codardia. Mentre i potenti di questo Paese piangono in TV e stringono mani insanguinate, Antonio ha scelto di agire, di esserci, di mettere il proprio corpo a servizio della giustizia, non della propaganda. Grazie Antonio, perché mentre chi ci governa parla di “valori” mentre li tradisce, tu hai portato dignità dove regna l’orrore, hai scelto l’umanità quando la maggior parte sceglie l’indifferenza, hai ricordato a tutti che la disobbedienza, quando serve a salvare vite, non è un reato, è un dovere.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚35,690 views • 10 months ago

Il genocidio di Israele contro il popolo palestinese continua senza sosta. Bombe vengono sganciate su Gaza, la popolazione viene affamata, i bambini muoiono di freddo e gli aiuti umanitari vengono deliberatamente bloccati. Nel frattempo, la cosiddetta “comunità internazionale” nomina criminali di guerra a capo di un farsesco “processo di pace”. Donald Trump ha invitato Netanyahu a far parte di un presunto “Comitato di pace per Gaza”, insieme al folle presidente argentino Milei, a Tony Blair e a un gruppo di suoi amici miliardari. Un latitante accusato di crimini di guerra e l’architetto del genocidio in corso a Gaza siederà così in un consiglio chiamato a decidere il destino della Palestina, del Venezuela, dell’Ucraina e perfino della Groenlandia.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚19,270 views • 4 months ago

Quando il porta borse di professione del fronte sionista tentava disperatamente di aggrapparsi agli specchi, si poteva quasi sentire il rumore delle ventose che cedevano una dopo l’altra. Sudava più di un turista in fila al Cairo ad agosto, mentre cercava di asfaltare Francesca Albanese, sì, proprio lei, quella che non si fa impressionare né dai megafoni né dalle combriccole da talk show. Lui si lanciava in acrobazie retoriche degne del Cirque du Soleil, ma purtroppo senza l’allenamento necessario. Ogni frase era una scivolata, ogni argomento una buccia di banana. Più parlava, più sembrava impegnato in una competizione internazionale di arrampicata sugli specchi bagnati, disciplina olimpica inventata apposta per chi non ha né fatti né dignità da portare in pista. Francesca, invece, lo guardava con l’eleganza di chi sa già come va a finire, un’altra auto umiliazione in diretta, lui che si spalma da solo sull’asfalto retorico che aveva preparato per lei. Un capolavoro involontario. Alla fine, l’unica cosa ad essere asfaltata era il suo ego, perfettamente liscio, piatto e calpestabile.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚23,482 views • 6 months ago

“Dimettiti, sei una ladra.” Neppure il tempo di salire sul palco che la realtà, puntuale e impietosa, ha presentato il conto alla ministra Daniela Santanchè. Alla terza edizione del Forum Internazionale del Turismo, invece degli applausi di rito, dalla platea si è alzata una voce solitaria ma chiarissima, che ha bucato il cerimoniale come uno spillo in una bolla di ipocrisia. Un ragazzo si è alzato in piedi e ha fatto ciò che ormai manca alle istituzioni, ha detto ad alta voce quello che il Paese sussurra da mesi. “Ladra, ladra”, gridava, mentre la ministra, simbolo di un’Italia trascinata nel fango da chi dovrebbe rappresentarla, incassava l’ennesima figuraccia internazionale. Altro che Forum del Turismo, è stata una vetrina perfetta dell’umiliazione nazionale. Un Paese che dovrebbe promuovere cultura, credibilità e dignità, costretto invece ad assistere allo spettacolo grottesco di una ministra contestata prima ancora di poter aprire bocca. E forse, per una volta, il silenzio sarebbe stato più dignitoso di qualunque discorso.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚16,002 views • 4 months ago

Noi ci prendiamo orgogliosamente la nostra “strega”; a voi i genocidi sanguinari. Come la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese è stata accolta in Sudafrica in occasione della 23ª Nelson Mandela Annual Lecture, con una standing ovation, stima e rispetto per la sua determinazione e le sue battaglie per la giustizia e i diritti umani. 🇿🇦🇵🇸🇮🇹❤️
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚20,437 views • 7 months ago