𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚's banner
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚's profile picture

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

@soumi_ds9,794 subscribers

Io faccio parte di quelli che non vogliono che i loro figli siano destinati alla guerra. Né con le armi, né tantomeno in questa società. «Restiamo Umani»

Shorts

Il volto di Matteo Salvini creato con le foto dei migranti. La creazione degli studenti del liceo artistico “Russoli” di Pisa.

Il volto di Matteo Salvini creato con le foto dei migranti. La creazione degli studenti del liceo artistico “Russoli” di Pisa.

644,523 просмотров

L’ambulanza che non si ferma mentre Bakary stava morendo. Questo video mostra un fatto sconvolgente: l’ambulanza arriva, si ferma per un momento e poi riparte, lasciando indietro Bakary Sacko mentre era ferito, aggredito e perdeva sangue. Scene che fanno male, che indignano e che pongono domande pesanti sulla disumanità, sull’indifferenza e sul valore della vita umana quando la vittima è un uomo nero. Non si può restare in silenzio davanti a immagini simili. Una persona stava morendo e chi avrebbe dovuto intervenire immediatamente se n’è andato come se nulla fosse. Questo non è solo un video: è una denuncia contro l’abbandono, contro l’indifferenza e contro un sistema che troppo spesso ignora il dolore degli ultimi.

L’ambulanza che non si ferma mentre Bakary stava morendo. Questo video mostra un fatto sconvolgente: l’ambulanza arriva, si ferma per un momento e poi riparte, lasciando indietro Bakary Sacko mentre era ferito, aggredito e perdeva sangue. Scene che fanno male, che indignano e che pongono domande pesanti sulla disumanità, sull’indifferenza e sul valore della vita umana quando la vittima è un uomo nero. Non si può restare in silenzio davanti a immagini simili. Una persona stava morendo e chi avrebbe dovuto intervenire immediatamente se n’è andato come se nulla fosse. Questo non è solo un video: è una denuncia contro l’abbandono, contro l’indifferenza e contro un sistema che troppo spesso ignora il dolore degli ultimi.

17,497 просмотров

La città di Torino è partigiana. Ora, cinquantamila persone in piazza contro lo Stato di polizia, con la Palestina e contro ogni forma di repressione. Ora e sempre, resistenza. ✊🏽❤️

La città di Torino è partigiana. Ora, cinquantamila persone in piazza contro lo Stato di polizia, con la Palestina e contro ogni forma di repressione. Ora e sempre, resistenza. ✊🏽❤️

48,045 просмотров

Ieri, a Berlino, oltre 100.000 persone sono scese in piazza per protestare contro il fascismo e ogni forma di autoritarismo.

Ieri, a Berlino, oltre 100.000 persone sono scese in piazza per protestare contro il fascismo e ogni forma di autoritarismo.

86,618 просмотров

Ora, a Roma, per occupare Piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini.

Ora, a Roma, per occupare Piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini.

34,330 просмотров

Parigi, oggi.

Parigi, oggi.

14,848 просмотров

Videos

Una posata contro lo Stato. Moussa Diarra: ucciso dalla burocrazia, finito dai proiettili. Alle ore 7:50 del 20 ottobre 2024 viene condiviso nella chat “Squadra 2” della Polfer di Verona il filmato che riprende l’uccisione di Moussa Diarra, un ragazzo maliano incensurato, “armato” di una semplice posata da tavola. Quel ragazzo era in preda a una crisi psichiatrica, esplosa dopo giorni e giorni di frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Appuntamenti fissati e poi saltati, sportelli chiusi dopo ore di attesa, tentativi ripetuti per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, per lui vitale. Quel lavoro gli serviva per restare in Italia e per contribuire al mantenimento della sua famiglia in Mali. All’ennesima volta in cui si è visto chiudere lo sportello in faccia, dopo ore di coda, Moussa non ha più retto. La disperazione ha preso il sopravvento. Dallo zainetto che conteneva tutta la sua vita ha estratto una posata, quella che usava per mangiare, e l’ha agitata in modo scomposto per minacciare un agente della Polizia Municipale, il quale ha subito compreso lo stato di alterazione e disperazione del ragazzo, incensurato e in evidente difficoltà. Il comandante dei vigili aveva organizzato un intervento per disporre un TSO nei suoi confronti, mentre Moussa, nel frattempo, sfogava la propria rabbia contro alcune auto della Polizia parcheggiate e contro le vetrine della stazione. Poi sono intervenuti gli agenti della Polfer di Verona. Avevano in dotazione taser e scudi, ma hanno scelto di impugnare la pistola. Lo hanno inseguito. Hanno esploso tre colpi, tutti ad altezza d’uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro ha colpito la vetrina alle sue spalle, il terzo lo ha centrato al cuore. Doveva andare così, dicono. Si spara alla sagoma per colpire organi vitali. I proiettili sono fatti per questo: altrimenti non funzionano. Moussa Diarra è morto. Matteo Salvini ha dichiarato subito che “non ci mancherà”. Siamo a Verona, non a Minneapolis. E Salvini non è Donald Trump. Almeno, spero. Cucchi
0:34

Sensitive content

This media may contain sensitive content.

soumi_ds's profile picture

Una posata contro lo Stato. Moussa Diarra: ucciso dalla burocrazia, finito dai proiettili. Alle ore 7:50 del 20 ottobre 2024 viene condiviso nella chat “Squadra 2” della Polfer di Verona il filmato che riprende l’uccisione di Moussa Diarra, un ragazzo maliano incensurato, “armato” di una semplice posata da tavola. Quel ragazzo era in preda a una crisi psichiatrica, esplosa dopo giorni e giorni di frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Appuntamenti fissati e poi saltati, sportelli chiusi dopo ore di attesa, tentativi ripetuti per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, per lui vitale. Quel lavoro gli serviva per restare in Italia e per contribuire al mantenimento della sua famiglia in Mali. All’ennesima volta in cui si è visto chiudere lo sportello in faccia, dopo ore di coda, Moussa non ha più retto. La disperazione ha preso il sopravvento. Dallo zainetto che conteneva tutta la sua vita ha estratto una posata, quella che usava per mangiare, e l’ha agitata in modo scomposto per minacciare un agente della Polizia Municipale, il quale ha subito compreso lo stato di alterazione e disperazione del ragazzo, incensurato e in evidente difficoltà. Il comandante dei vigili aveva organizzato un intervento per disporre un TSO nei suoi confronti, mentre Moussa, nel frattempo, sfogava la propria rabbia contro alcune auto della Polizia parcheggiate e contro le vetrine della stazione. Poi sono intervenuti gli agenti della Polfer di Verona. Avevano in dotazione taser e scudi, ma hanno scelto di impugnare la pistola. Lo hanno inseguito. Hanno esploso tre colpi, tutti ad altezza d’uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro ha colpito la vetrina alle sue spalle, il terzo lo ha centrato al cuore. Doveva andare così, dicono. Si spara alla sagoma per colpire organi vitali. I proiettili sono fatti per questo: altrimenti non funzionano. Moussa Diarra è morto. Matteo Salvini ha dichiarato subito che “non ci mancherà”. Siamo a Verona, non a Minneapolis. E Salvini non è Donald Trump. Almeno, spero. Cucchi

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

46,739 просмотров • 3 месяцев назад

soumi_ds's profile picture

Le parole di Francesca Albanese “Sto davvero mettendo in gioco tutto quello che ho. Se ce la faccio io, allora tutti possiamo resistere a questa pressione, e insieme possiamo davvero uscire da questo genocidio con la speranza di un mondo migliore.” Con queste parole, pronunciate durante una conferenza stampa a Lubiana, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati, ha reagito con coraggio e dignità alle sanzioni personali imposte contro di lei dall’amministrazione Trump. Le misure, che includono il divieto di ingresso negli Stati Uniti e il congelamento dei beni, sono strumenti solitamente riservati a leader di Paesi considerati nemici, non a funzionari dell’ONU o giudici internazionali. “È un record”, ha detto con amara ironia, “sono la prima persona dell’ONU a cui è successo. Per cosa? Per aver denunciato un genocidio? Per aver documentato un sistema? Mi sanzionano, ma non mi hanno mai contestato i fatti.” Con la forza della verità dalla sua parte, Albanese ha da poco pubblicato un rapporto esplosivo che mette in luce il ruolo delle imprese private nel sostenere l’occupazione illegale, l’apartheid e il genocidio perpetrati nei territori palestinesi da Israele. Il documento denuncia come numerose aziende internazionali, attive in settori chiave come armamenti, tecnologia, edilizia, finanza e mondo accademico, abbiano tratto profitto diretto da un sistema di dominio coloniale che calpesta i diritti umani e infrange il diritto internazionale. Nel settore della difesa e degli armamenti figurano aziende come Lockheed Martin, Elbit Systems, Israel Aerospace Industries (IAI), Boeing, General Dynamics, BAE Systems e RTX Corporation (Raytheon). Nell’ambito delle infrastrutture e demolizioni, sono menzionate Caterpillar, Volvo Group, Hyundai e FANUC. Per la tecnologia e la sorveglianza digitale compaiono Microsoft, Amazon, Google (Alphabet), IBM e Palantir Technologies. Il mondo finanziario è rappresentato da giganti come BlackRock, Vanguard, BNP Paribas, Barclays, PIMCO (Allianz), Citigroup, JPMorgan Chase e Deutsche Bank. Anche le multinazionali dell’energia e delle risorse come Chevron, BP, Glencore, Drummond Company, Tnuva, Netafim e Mekorot giocano un ruolo chiave. Persino il settore turistico e accademico è coinvolto, con nomi come Airbnb, Booking, MIT, Università di Edimburgo e TUM (Technische Universität München). Nel suo messaggio conclusivo, Francesca Albanese lancia un appello che è anche una condanna lucida: “Il genocidio a Gaza non può essere fermato senza smantellare l’economia globale che lo sostiene. Le aziende e i loro dirigenti devono essere chiamati a rispondere. La giustizia non può essere selettiva.”

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

41,986 просмотров • 11 месяцев назад

soumi_ds's profile picture

Antonio è tornato, e con lui, un pezzo della nostra umanità. Antonio Mazzeo, uno dei due italiani a bordo della Handala, è rientrato in Italia dopo 48 ore da ostaggio nelle mani delle autorità israeliane. Era parte di una missione civile, pacifica, umanitaria, ma è stato trattato come un criminale. Tony La Piccirella, invece, è ancora trattenuto. Aspettiamo il suo ritorno, e non smetteremo di fare pressione finché non sarà di nuovo libero. Israele ha sequestrato 21 persone in acque internazionali, a poche miglia dalle coste egiziane, in un punto dove non ha alcuna giurisdizione. Un atto di forza, un’aggressione, una violazione del diritto internazionale. E anche se avesse avuto quel diritto, che non aveva, il diritto internazionale proibisce in modo chiaro di impedire l’ingresso di aiuti umanitari diretti a una popolazione sotto genocidio. Noi siamo dalla parte della legalità, Israele no. E chi non prende posizione è complice. Ad Ashdod, la polizia israeliana ha mostrato il suo vero volto: violenza, disprezzo, umiliazione. Così vengono accolti uomini e donne che portano aiuti, che portano speranza. Così viene trattata la solidarietà, in un mondo capovolto, dove chi salva viene perseguito e chi bombarda viene applaudito. Nel frattempo, a Gaza, continua il massacro, un genocidio che si consuma nell’impunità, alla luce del sole, nel silenzio vile dei governi occidentali. E l’Italia? Lo sapeva. Sapeva benissimo cosa sarebbe potuto accadere, e ha scelto deliberatamente di non muovere un dito. Nessuna protezione per i propri cittadini, nessuna pressione diplomatica, nessuna condanna, solo complice passività. È questo il vostro “sovranismo”, Giorgia Meloni? Lasciare che uno Stato straniero sequestri cittadini italiani in acque internazionali, calpesti ogni principio del diritto internazionale e violi la nostra sovranità nazionale sotto i vostri occhi? Dov’è finito il patriottismo di comodo di chi pretende di far rispettare le leggi internazionali, agli altri? Antonio e Tony hanno fatto ciò che lo Stato si rifiuta di fare. Hanno sfidato il blocco, hanno scelto di stare dalla parte della vita, con pochi mezzi, con enorme coraggio. Hanno incarnato la dignità in un tempo di codardia. Mentre i potenti di questo Paese piangono in TV e stringono mani insanguinate, Antonio ha scelto di agire, di esserci, di mettere il proprio corpo a servizio della giustizia, non della propaganda. Grazie Antonio, perché mentre chi ci governa parla di “valori” mentre li tradisce, tu hai portato dignità dove regna l’orrore, hai scelto l’umanità quando la maggior parte sceglie l’indifferenza, hai ricordato a tutti che la disobbedienza, quando serve a salvare vite, non è un reato, è un dovere.

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

35,690 просмотров • 10 месяцев назад

soumi_ds's profile picture

Dio, patria e famiglia!

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

10,461 просмотров • 3 месяцев назад