
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚
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Io faccio parte di quelli che non vogliono che i loro figli siano destinati alla guerra. Né con le armi, né tantomeno in questa società. «Restiamo Umani»
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Se sei ricco è una bravata, se sei povero sei un criminale. Due pesi e due misure. Penso che molti di voi abbiano visto questo video. Immaginate se fosse successo al Quarticciolo, a Scampia o a Ballarò: i titoli avrebbero parlato subito di delinquenti. Ma siamo a Forte dei Marmi, il luogo dei figli delle famiglie benestanti, dei cognomi che contano. E allora tutto diventa una semplice “bravata”. Provate a immaginare se i protagonisti fossero stati ragazzi di famiglie povere o, peggio ancora, stranieri. Il racconto sarebbe stato completamente diverso. Questo dimostra che a certa politica e a una parte dell’informazione non interessa davvero la sicurezza dei cittadini, ma solo alimentare una narrazione utile alla propaganda. Non mi piace giudicare dei ragazzi per gli errori che commettono. Quello che contesto è l’enorme differenza di trattamento tra chi nasce in una famiglia ricca e chi cresce in una famiglia povera, italiano o straniero che sia. Sono passati due giorni e nessuno ha sollevato il problema. Eppure lanciare biciclette avrebbe potuto uccidere qualcuno o provocare lesioni gravissime. Tutto è stato archiviato come una semplice ragazzata. La sera, inoltre, come raccontano alcuni residenti, i festeggiamenti sono andati avanti fino alle 5:30. Alla partenza, un SUV ha investito un uomo che stava andando al lavoro in bicicletta, mandandolo in ospedale. Se fosse successo con una vecchia Fiat 500 guidata da un ragazzo di periferia, quale sarebbe stata la reazione? Questa è l’ipocrisia che vedo ogni giorno: quando sbagliano i poveri diventano subito criminali o “maranza”; quando sbagliano i ricchi, con i cognomi giusti e i conti in banca pieni, tutto si riduce a una semplice bravata.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚27,204 görüntüleme • 2 gün önce

Violenza della polizia nei confronti di una persona semplicemente perché nera. È accaduto ieri a Milano, davanti al ristorante Baobab, dove un gruppo di poliziotti è arrivato per effettuare dei controlli. Un ragazzo, presente con i suoi figli, è stato fermato e invitato a esibire i documenti, che ha regolarmente mostrato. Uno dei poliziotti, probabilmente il responsabile e in borghese, avrebbe poi iniziato a rivolgersi a lui con toni e parole razziste e violente. A quel punto il ragazzo ha chiesto il motivo di quegli insulti e dell’uso di espressioni offensive e discriminatorie. Subito dopo, il poliziotto avrebbe ordinato ai colleghi di fermarlo. Il ragazzo è stato quindi bloccato e successivamente accusato di resistenza a pubblico ufficiale, davanti ai suoi figli. È stato poi portato in questura e trattenuto per oltre 12 ore. Nel video, fortunatamente girato da alcune persone presenti dopo l’ordine di arrestarlo senza apparente motivo, si vede invece che il ragazzo si comporta in modo corretto e non mostra alcuna forma di aggressività. Il suo unico gesto è stato chiedere spiegazioni per le parole offensive ricevute. Nonostante ciò, sarebbe stato immobilizzato e accusato di resistenza a pubblico ufficiale. È davvero possibile ritenere normale un comportamento simile da parte delle forze dell’ordine?
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚176,947 görüntüleme • 2 ay önce

Cruciani, in difficoltà, dà il via alle minacce invece di rispondere nel merito.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚57,032 görüntüleme • 24 gün önce

Un calcio contro la dignità di chi lavora. È accaduto nell’Agro Pontino, mentre un bracciante si stava recando al lavoro in bicicletta. Un gesto vile che racconta il disprezzo e la disumanizzazione che molti lavoratori migranti subiscono ogni giorno. Non devono affrontare solo strade pericolose, ma anche l’umiliazione e la violenza di chi li considera bersagli. Parlare di tutto questo è necessario, perché il silenzio rende queste violenze ancora più accettabili.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚35,977 görüntüleme • 1 ay önce

Dopo dodici anni, oggi sono ufficialmente cittadino italiano.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚84,925 görüntüleme • 5 ay önce

Chi è Diala Kanté, il ragazzo brutalizzato dalla polizia a Milano davanti ai figli, senza un motivo valido? Come si può chiedere il permesso di soggiorno a un cittadino italiano, quando sulla carta d’identità è già indicata la cittadinanza? Ditemi che questo non è razzismo. Intervista di Selena Peroly. #razzismo #italia #politica #antirazzismo
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚33,600 görüntüleme • 2 ay önce

Ecco il video del clima “sobrio”. “Questo è il clima “sobrio” in cui si celebra il 25 aprile, in cui una donna, una cittadina, una commerciante, viene interrogata e identificata per aver esposto un cartello antifascista.Identificata in quanto antifascista. Esattamente come il loggionista della Scala. Stesso metodo, stesso bersaglio, identica forma di intimidazione. Solidarietà totale e assoluta a Lorenza e alla sua famiglia.”
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚119,161 görüntüleme • 1 yıl önce

Leo, il bambino che ha trasformato il dolore in speranza. Dieci anni fa, tra i migranti sbarcati a Lampedusa, c’era anche Leo, un bambino di appena un anno e mezzo. Sua madre, che lo aveva portato con sé durante la traversata, non sopravvisse al viaggio. “Ora è in cielo”, racconta oggi, a undici anni. “Me la immagino come un angioletto che mi protegge.” Dopo lo sbarco ricevette in regalo un pallone, un piccolo gesto di umanità che non ha mai dimenticato. In seguito fu adottato da una famiglia italiana, che gli ha dato la possibilità di costruire una nuova vita. Oggi ama il calcio, sogna di diventare medico e vuole che la sua storia sia un messaggio di speranza per altri bambini. Durante la visita del Papa a Lampedusa ha consegnato una lettera e un pallone, simboli di pace e di futuro. La sua storia ricorda che dietro ogni numero ci sono persone, sogni e vite. Solo quest’anno, lungo la rotta del Mediterraneo centrale, sono morte oltre 1.300 persone, tra cui decine di bambini.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚10,557 görüntüleme • 23 gün önce
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Una posata contro lo Stato. Moussa Diarra: ucciso dalla burocrazia, finito dai proiettili. Alle ore 7:50 del 20 ottobre 2024 viene condiviso nella chat “Squadra 2” della Polfer di Verona il filmato che riprende l’uccisione di Moussa Diarra, un ragazzo maliano incensurato, “armato” di una semplice posata da tavola. Quel ragazzo era in preda a una crisi psichiatrica, esplosa dopo giorni e giorni di frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Appuntamenti fissati e poi saltati, sportelli chiusi dopo ore di attesa, tentativi ripetuti per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, per lui vitale. Quel lavoro gli serviva per restare in Italia e per contribuire al mantenimento della sua famiglia in Mali. All’ennesima volta in cui si è visto chiudere lo sportello in faccia, dopo ore di coda, Moussa non ha più retto. La disperazione ha preso il sopravvento. Dallo zainetto che conteneva tutta la sua vita ha estratto una posata, quella che usava per mangiare, e l’ha agitata in modo scomposto per minacciare un agente della Polizia Municipale, il quale ha subito compreso lo stato di alterazione e disperazione del ragazzo, incensurato e in evidente difficoltà. Il comandante dei vigili aveva organizzato un intervento per disporre un TSO nei suoi confronti, mentre Moussa, nel frattempo, sfogava la propria rabbia contro alcune auto della Polizia parcheggiate e contro le vetrine della stazione. Poi sono intervenuti gli agenti della Polfer di Verona. Avevano in dotazione taser e scudi, ma hanno scelto di impugnare la pistola. Lo hanno inseguito. Hanno esploso tre colpi, tutti ad altezza d’uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro ha colpito la vetrina alle sue spalle, il terzo lo ha centrato al cuore. Doveva andare così, dicono. Si spara alla sagoma per colpire organi vitali. I proiettili sono fatti per questo: altrimenti non funzionano. Moussa Diarra è morto. Matteo Salvini ha dichiarato subito che “non ci mancherà”. Siamo a Verona, non a Minneapolis. E Salvini non è Donald Trump. Almeno, spero. Cucchi
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚46,770 görüntüleme • 5 ay önce

La Flotilla forse non è riuscita a toccare la spiaggia di Gaza, ma ha già salvato delle vite. In un video che circola in rete, alcuni pescatori palestinesi sono tornati a gettare le reti in mare, lontano dallo sguardo armato dell’IDF. “Ringraziamo quelle navi: l’esercito israeliano adesso è distratto da loro, e noi possiamo di nuovo portare cibo a casa, possiamo di nuovo mangiare”. #GlobalSumudFlotilla #Flotilla #Gaza
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚64,730 görüntüleme • 9 ay önce

“La memoria di Bakari Sacko non può ridursi a qualche giorno di indignazione.” Queste parole, pronunciate da Antonio Faggioni durante il suo intervento nell’aula consiliare del Consiglio Comunale dei Ragazzi, hanno attraversato la sala come un richiamo profondo, difficile da ignorare. Non erano solo un discorso istituzionale: erano un invito alla responsabilità collettiva, alla consapevolezza che certe ferite non possono essere archiviate con il passare del tempo o con il calare dell’attenzione pubblica. L’assemblea, raccolta in un silenzio denso e rispettoso, ha poi osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Bakari Sacko. Un silenzio che non era vuoto, ma pieno di significato, di domande, di dolore e di impegno. Tra i banchi, un cartello sintetizzava tutto: “Taranto dice NO alla violenza”. Poche parole, semplici e dirette, ma cariche di una volontà chiara: trasformare il ricordo in coscienza, e la coscienza in cambiamento.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚14,246 görüntüleme • 2 ay önce

Francesca Albanese: “In Cisgiordania è in corso una pulizia etnica estremamente violenta e senza precedenti. Tra gli obblighi degli Stati membri c’è quello di non sostenere chi compie atti illeciti; qui, invece, si parla di crimini e di genocidio. L’Europa continua però a commerciare con Israele, soprattutto a causa dell’opposizione di Germania e Italia alla sospensione dell’accordo commerciale, ed è un fatto gravissimo. È altrettanto grave che alcuni paesi europei continuino a fornire armi a Israele e a finanziare la ricerca scientifica attraverso il programma Horizon. Non si può dire che l’Unione Europea non faccia abbastanza: attraverso i suoi stati membri e le sue politiche, contribuisce attivamente alla distruzione della Palestina. La gravità della situazione è tale che quasi non se ne parla più.”
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚23,782 görüntüleme • 5 ay önce

Le parole di Francesca Albanese “Sto davvero mettendo in gioco tutto quello che ho. Se ce la faccio io, allora tutti possiamo resistere a questa pressione, e insieme possiamo davvero uscire da questo genocidio con la speranza di un mondo migliore.” Con queste parole, pronunciate durante una conferenza stampa a Lubiana, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati, ha reagito con coraggio e dignità alle sanzioni personali imposte contro di lei dall’amministrazione Trump. Le misure, che includono il divieto di ingresso negli Stati Uniti e il congelamento dei beni, sono strumenti solitamente riservati a leader di Paesi considerati nemici, non a funzionari dell’ONU o giudici internazionali. “È un record”, ha detto con amara ironia, “sono la prima persona dell’ONU a cui è successo. Per cosa? Per aver denunciato un genocidio? Per aver documentato un sistema? Mi sanzionano, ma non mi hanno mai contestato i fatti.” Con la forza della verità dalla sua parte, Albanese ha da poco pubblicato un rapporto esplosivo che mette in luce il ruolo delle imprese private nel sostenere l’occupazione illegale, l’apartheid e il genocidio perpetrati nei territori palestinesi da Israele. Il documento denuncia come numerose aziende internazionali, attive in settori chiave come armamenti, tecnologia, edilizia, finanza e mondo accademico, abbiano tratto profitto diretto da un sistema di dominio coloniale che calpesta i diritti umani e infrange il diritto internazionale. Nel settore della difesa e degli armamenti figurano aziende come Lockheed Martin, Elbit Systems, Israel Aerospace Industries (IAI), Boeing, General Dynamics, BAE Systems e RTX Corporation (Raytheon). Nell’ambito delle infrastrutture e demolizioni, sono menzionate Caterpillar, Volvo Group, Hyundai e FANUC. Per la tecnologia e la sorveglianza digitale compaiono Microsoft, Amazon, Google (Alphabet), IBM e Palantir Technologies. Il mondo finanziario è rappresentato da giganti come BlackRock, Vanguard, BNP Paribas, Barclays, PIMCO (Allianz), Citigroup, JPMorgan Chase e Deutsche Bank. Anche le multinazionali dell’energia e delle risorse come Chevron, BP, Glencore, Drummond Company, Tnuva, Netafim e Mekorot giocano un ruolo chiave. Persino il settore turistico e accademico è coinvolto, con nomi come Airbnb, Booking, MIT, Università di Edimburgo e TUM (Technische Universität München). Nel suo messaggio conclusivo, Francesca Albanese lancia un appello che è anche una condanna lucida: “Il genocidio a Gaza non può essere fermato senza smantellare l’economia globale che lo sostiene. Le aziende e i loro dirigenti devono essere chiamati a rispondere. La giustizia non può essere selettiva.”
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚42,025 görüntüleme • 1 yıl önce

Antonio è tornato, e con lui, un pezzo della nostra umanità. Antonio Mazzeo, uno dei due italiani a bordo della Handala, è rientrato in Italia dopo 48 ore da ostaggio nelle mani delle autorità israeliane. Era parte di una missione civile, pacifica, umanitaria, ma è stato trattato come un criminale. Tony La Piccirella, invece, è ancora trattenuto. Aspettiamo il suo ritorno, e non smetteremo di fare pressione finché non sarà di nuovo libero. Israele ha sequestrato 21 persone in acque internazionali, a poche miglia dalle coste egiziane, in un punto dove non ha alcuna giurisdizione. Un atto di forza, un’aggressione, una violazione del diritto internazionale. E anche se avesse avuto quel diritto, che non aveva, il diritto internazionale proibisce in modo chiaro di impedire l’ingresso di aiuti umanitari diretti a una popolazione sotto genocidio. Noi siamo dalla parte della legalità, Israele no. E chi non prende posizione è complice. Ad Ashdod, la polizia israeliana ha mostrato il suo vero volto: violenza, disprezzo, umiliazione. Così vengono accolti uomini e donne che portano aiuti, che portano speranza. Così viene trattata la solidarietà, in un mondo capovolto, dove chi salva viene perseguito e chi bombarda viene applaudito. Nel frattempo, a Gaza, continua il massacro, un genocidio che si consuma nell’impunità, alla luce del sole, nel silenzio vile dei governi occidentali. E l’Italia? Lo sapeva. Sapeva benissimo cosa sarebbe potuto accadere, e ha scelto deliberatamente di non muovere un dito. Nessuna protezione per i propri cittadini, nessuna pressione diplomatica, nessuna condanna, solo complice passività. È questo il vostro “sovranismo”, Giorgia Meloni? Lasciare che uno Stato straniero sequestri cittadini italiani in acque internazionali, calpesti ogni principio del diritto internazionale e violi la nostra sovranità nazionale sotto i vostri occhi? Dov’è finito il patriottismo di comodo di chi pretende di far rispettare le leggi internazionali, agli altri? Antonio e Tony hanno fatto ciò che lo Stato si rifiuta di fare. Hanno sfidato il blocco, hanno scelto di stare dalla parte della vita, con pochi mezzi, con enorme coraggio. Hanno incarnato la dignità in un tempo di codardia. Mentre i potenti di questo Paese piangono in TV e stringono mani insanguinate, Antonio ha scelto di agire, di esserci, di mettere il proprio corpo a servizio della giustizia, non della propaganda. Grazie Antonio, perché mentre chi ci governa parla di “valori” mentre li tradisce, tu hai portato dignità dove regna l’orrore, hai scelto l’umanità quando la maggior parte sceglie l’indifferenza, hai ricordato a tutti che la disobbedienza, quando serve a salvare vite, non è un reato, è un dovere.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚35,690 görüntüleme • 1 yıl önce

Gaza. Oggi si è tenuto il funerale del giornalista Saleh Al-Jafarawi, assassinato ieri in un attacco israeliano. Un silenzio carico di dolore ha avvolto la folla, mentre amici, colleghi e cittadini lo salutavano per l’ultima volta. Saleh non era solo un reporter: era una voce coraggiosa, un testimone della verità tra le macerie, un uomo che credeva nel potere delle parole anche quando tutto intorno parlava solo di genocidio. Oggi Gaza piange un figlio, un fratello, un uomo che ha pagato con la vita il suo impegno nel raccontare ciò che molti vorrebbero restasse taciuto.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚29,855 görüntüleme • 9 ay önce

Quando il porta borse di professione del fronte sionista tentava disperatamente di aggrapparsi agli specchi, si poteva quasi sentire il rumore delle ventose che cedevano una dopo l’altra. Sudava più di un turista in fila al Cairo ad agosto, mentre cercava di asfaltare Francesca Albanese, sì, proprio lei, quella che non si fa impressionare né dai megafoni né dalle combriccole da talk show. Lui si lanciava in acrobazie retoriche degne del Cirque du Soleil, ma purtroppo senza l’allenamento necessario. Ogni frase era una scivolata, ogni argomento una buccia di banana. Più parlava, più sembrava impegnato in una competizione internazionale di arrampicata sugli specchi bagnati, disciplina olimpica inventata apposta per chi non ha né fatti né dignità da portare in pista. Francesca, invece, lo guardava con l’eleganza di chi sa già come va a finire, un’altra auto umiliazione in diretta, lui che si spalma da solo sull’asfalto retorico che aveva preparato per lei. Un capolavoro involontario. Alla fine, l’unica cosa ad essere asfaltata era il suo ego, perfettamente liscio, piatto e calpestabile.
𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚23,482 görüntüleme • 8 ay önce