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Da quando è stato ospite a 'Otto e mezzo' su La7, Leonardo Maria Del Vecchio, l'erede di Luxottica, è finito nell'occhio del ciclone, con il web che si è popolato di meme sul miliardario italiano, che non ha di certo brillato per la sua dialettica. Durante la puntata di...

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GROSSO IMBARAZZO PER IL NO. Il presidente del Comitato del No dell’Anm, Enrico Grosso, è stato beccato in un fuorionda di un incontro sul referendum mentre discute con il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, di una causa ancora da decidere e in cui è coinvolto. Si tratta di un caso molto delicato che tra poco più di un mese, il 22 aprile, arriverà sulla scrivania del Tribunale e che potrebbe portare addirittura alla decadenza dell’attuale presidente della regione, Renzo Testolin, e di tutta la sua giunta. Peccato che Grosso abbia scritto un parere pro-vertiate proprio sulla candidabilità del governatore (e del suo vice). Marra accenna alla vicenda giudiziaria: c’è “un contenzioso”, dice, spiegando di aver letto l’atto introduttivo del ricorso. Poi aggiunge una frase che scatena immediatamente la polemica: “Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché obiettivamente è una causa molto…”. Grosso replica: “Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione”. Il presidente del tribunale prosegue raccontando che la questione è stata già esaminata con la giudice relatrice, facendo riferimento alla differenza tra decadenza e diritto soggettivo. Il costituzionalista torinese osserva che proprio la decadenza è il cuore della domanda giudiziaria e aggiunge che la Regione sarà difesa da un collega “abbastanza noto, bravo”, che avrebbe intenzione di sollevare proprio quella questione. “Ce la studiamo, certo”, conclude Marra. Il dialogo dura pochi minuti, ma basta per accendere la miccia. Il video, inizialmente disponibile sul canale YouTube dell’università, già in serata non è più visibile. A sollevare pubblicamente il caso è Chiara Minelli, capogruppo di Avs nel Consiglio regionale valdostano e tra i promotori del ricorso contro l’elezione di Testolin. “Sono rimasta letteralmente basita nel sentire il dialogo che c’è stato al tavolo della conferenza”, attacca. “Si parlava di una materia che non c’entrava nulla con il referendum sulla magistratura. È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un confronto su una questione così delicata in cui il presidente del tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità”. E poi la stoccata sulla sparizione del filmato: “Oggi sul sito dell’università il video della conferenza – casualmente? – non è più disponibile”. Sia per Marra che per Grosso si pone un evidente problema di opportunità.

Ermes Antonucci

232,146 Aufrufe • vor 5 Monaten

Il video è di ieri: mentre la Knesset approva in prima lettura il disegno di legge che introduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi accusati di “terrorismo”, Itamar Ben Gvir entra in Aula con un vassoio e distribuisce dolci ai deputati della coalizione. Applausi, pacche, clima da festeggiamenti: la politica che celebra l’eliminazione come programma di governo. La votazione si è chiusa 39 a 16: è il primo passaggio di tre, ma il segnale è già chiarissimo. Il testo — bandiera del partito kahanista di Ben Gvir, Otzma Yehudit — punta a rendere eseguibile la condanna capitale per chi uccide israeliani con movente “nazionale”. Una formula elastica che, in un sistema che pratica detenzione amministrativa e processi militari per palestinesi, spalanca la porta all’arbitrio. Il governo ha spinto sull’acceleratore: nelle settimane scorse il premier ha dato copertura politica, e la Commissione Sicurezza nazionale ha mandato il provvedimento in Aula. Oggi il primo sì. Ben Gvir non è un passante. È il ministro condannato in passato per incitamento all’odio, l’uomo che ha costruito consenso su punizioni esemplari e umiliazioni carcerarie. Nel giorno in cui un Parlamento occidentale riapre la strada alla pena di morte etnica, lui porta i pasticcini. Il punto non è il gesto folkloristico: è la pedagogia del potere. Si normalizza l’idea che la sovranità si affermi con il boia, che la giustizia sia vendetta, che la vita palestinese valga meno di un applauso. Questo non è “ordine pubblico”. È l’ennesimo tassello di uno Stato che si autoassolve mentre moltiplica eccezioni, tribunali speciali, diritti differenziali. Oggi la festa è per un primo voto; domani potrebbe essere per la prima esecuzione. In mezzo ci sono le famiglie che attendono notizie dai penitenziari, i corpi senza processo, Gaza e Cisgiordania ridotte a un esperimento di dominio. Tenetevi l’immagine: un ministro con il vassoio in mano, i seggi della Knesset sullo sfondo e la platea che ride. È la cartolina di uno Stato che ha smesso di vergognarsi. E che trasforma la morte in dolcezza parlamentare.

Giulio Cavalli

102,776 Aufrufe • vor 8 Monaten

MELONI GIORGIA: NON C'E' LIMITE AL TRADIMENTO DEL POPOLO ITALIANO. Prof. AVV. Augusto Sinagra (Augusto Sinagra) La #Meloni Giorgia, che nulla ha di donna, di madre e di cristiana, ha ricevuto ieri ancora una volta il verme tossico di #Kiev (#Ucraina), producendosi in smancerie da compagni di liceo. In queto caso si è trattato di smancerie di partecipi in un unico e inconfessabile progetto. Il depauperamento dell'economia e delle finanze italiane continua ancora a beneficio del regime nazista di Kiev. Ora si aggiunge una specie di laida partnership con i nazisti ucraini per la produzione in comune di droni che i nazisti ucraini useranno contro la Russia e così sarà un altro coinvolgimento diretto dell'Italia in una guerra che non ci appartiene. Con buona pace dell'art. 11 della Costituzione e con buona pace del figlio di Bernardo Mattarella che continua ad ispirarsi alla saggezza popolare: "Non è vergogna tacer quando bisogna". I droni in questione, invece, l'Italia li userà per le festività di capodanno in "napolitan style". Ma quello che fa più schifo è che la Meloni Giorgia, anch'essa senza vergogna, ha annunciato la fornitura all'Ucraina - ovviamente gratuita e a spese degli italiani - di presidi e macchinari sanitari mentre la sanità pubblica italiana soffre da tempo proprio di tali carenze: la Signora della Garbatella se ne fotte altamente della salute degli italiani, delle liste di attesa interminabili, dei decessi per mancanza di cure e quant'altro. E ora basta con il solito ritornello giustificatorio "la sinistra farebbe peggio". A parte che non è questo che può giustificare la Meloni Giorgia, la verità è che questa pulzella riesce a fare peggio di quanto potrebbe fare il peggiore governo di sinistra o di centro-sinistra. Questa situazione cesserà non quando gli italiani "si sveglieranno", ma quando gli italiani usciranno dal loro bieco individualismo e convenienze opportunistiche come è nella nostra deplorevole tradizione storica.

Sabrina F.

12,553 Aufrufe • vor 3 Monaten