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«Il modo per mantenere la pace non può consistere nel cedere all'illegalità e alla violenza. Uno Stato democratico deve essere forte e capace di far rispettare la legge. L'attacco alla Corte Costituzionale e ai suoi giudici costituisce un'ulteriore tappa nel processo di smantellamento dello stato di diritto in Polonia, portato avanti dal PiS e dai presidenti Duda e Nawrocki. Insieme alla maggioranza parlamentare, ho tentato di risanare la Corte. Nessuno nutriva dubbi sul fatto che il Tribunale, nella forma imposta dal PiS, non fosse un vero organo giurisdizionale. Questa è la valutazione delle istituzioni internazionali, delle autorità giuridiche polacche e dell'opinione pubblica. Abbiamo proposto a tutte le forze politiche e a entrambi i presidenti risoluzioni e leggi che avrebbero permesso una ricostruzione comune dello Stato di diritto. Tutto bloccato dal presidente e da PiS. Abbiamo quindi aspettato con calma l’elezione di nuovi giudici, finché non fosse scaduto il mandato dei predecessori nominati da PiS. Il Sejm ha effettuato la scelta. I giudici hanno prestato giuramento, ma il presidente non ha voluto ricevere questi giuramenti. I giudici legalmente eletti sono stati bloccati dal presidente della Corte Święczkowski e non hanno potuto iniziare a lavorare. E quando, dopo settimane di paziente attesa, hanno deciso di assumere i loro doveri, sono stati attaccati. I membri del Tribunale legalmente eletti sono stati attaccati, e la polizia sul posto ha protetto il Tribunale dagli aggressori. Per semplificare, userò un paragone. Immaginiamo una situazione in cui un ladro strappa la borsa a una signora anziana e scappa. Quando viene fermato, comincia a urlare che gli viene usata violenza e chiama furto il fatto che si cerchi di riprendere il bottino. A loro volta alcuni passanti propongono che, per calmare la situazione, il ladro e la vittima si dividano equamente il contenuto della borsa. In certe questioni non può esserci compromesso. Le urla, le menzogne e le risse non possono essere fonte di diritto in Polonia e non lo saranno. Lo Stato democratico è il sistema migliore e, purtroppo, il più difficile da mantenere che l’umanità abbia inventato. È il nostro orgoglio polacco che la democrazia sia stata la prima scelta sovrana polacca dopo il recupero dell’indipendenza. Lo Stato di diritto si distingue dal diritto della giungla perché non sono i muscoli e la volgarità a decidere chi ha ragione. Nello Stato di diritto un giudice, anche se fosse una donna esile, non cede di fronte a un energumeno aggressivo. Lo Stato di diritto si prende cura dei deboli tanto quanto dei forti. Nello Stato di diritto un politico non può entrare in un tribunale e dare ordini o intimidire i giudici, anche se è il presidente. Da anni esistono in Polonia organizzazioni e politici che vogliono distruggere la democrazia e lo Stato di diritto. Non è oggi mio compito valutare per quali motivi lo fanno. È avidità, stupidità o tradimento? Alla fine l’effetto è lo stesso e non a caso trovano nel mondo appoggio tra le forze filorusse, e oggi in questo conflitto usufruiscono del sostegno di un’armata di bot russi su internet. Anzi, hanno ricevuto persino pubblici complimenti dal principale ideologo del Cremlino. Abbiamo aspettato troppo a lungo una Polonia indipendente e democratica per spaventarci e cedere. Sono certo che il Tribunale Costituzionale inizierà a funzionare come dovrebbe. In modo indipendente anche da me, autonomamente e in conformità con la Costituzione. Il compito del potere esecutivo, e quindi il mio, è assicurargli sicurezza e condizioni di lavoro. E intendo assolvere al mio compito. La Polonia è forte, democratica e determinata. Non è morta e non morirà. Grazie mille». (Donald Tusk, primo ministro della Polonia)

Marco Fattorini

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