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Diffide? Non ci fermiamo 👊 È arrivata un’altra diffida a Giulia Innocenzi da una delle più grandi aziende produttrici di carne in Italia (la seconda da parte loro). E non smetteremo di denunciare la realtà che si nasconde dietro queste industrie, anche se ci minacciano.

22,988 次观看 • 9 个月前 •via X (Twitter)

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Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.

John Doe

37,587 次观看 • 10 个月前

Di ©Sabrina F. Sordi, in questo video, fa più rivoluzione in tre frasi che mille intellettuali in vent’anni di chiacchiere da salotto radical chic. Dice la verità che fa male, quella che nessuno vuole sentire perché puzza di realtà e non di profumo da centro commerciale: il consumismo ha rubato all’uomo la gioia dell’attesa, il gusto della conquista, la bellezza della scarsità. Una volta, come dice lui, il pezzetto di carne era una festa, non un diritto sindacale. Lo spaghetto un po’ scotto ma fatto in casa era un lusso, non un fallimento da food blogger. Perché era tuo, perché te lo guadagnavi, perché te lo sudavi. E quel sudore dava senso a tutto. Poi è arrivata la televisione – e con lei la pubblicità, la moda, la psicologia del bisogno finto. Ti hanno convinto che se non hai, non sei. Che se non guidi il SUV, se non vai alle Maldive, se non hai la camicia stirata da altri, sei un poveraccio. Ma poveraccio di cosa, di oggetti o di spirito? Sordi lo capisce prima degli altri: “si è persa la felicità delle piccole cose”. Ma non perché non esistano più. Perché ci hanno convinti che valgono zero. Perché non fanno click, non fanno tendenza, non ti portano followers. Oggi il povero non è più dignitoso, è invisibile. E questo è un crimine culturale. Il consumismo non ha alzato il livello di vita: ha abbassato l’asticella del desiderio. Ci ha resi tutti uguali nei gusti, e quindi nel vuoto. Ci ha riempito le mani, ma ci ha svuotato il cuore. Sordi non faceva solo ridere. Faceva male. Perché diceva la verità: e la verità, non piace più a nessuno. Svegliatevi. 👇👇👇

Sabrina F.

44,234 次观看 • 1 年前