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Ana Sayfaya Dön

Dimenticate away, dimenticate third. Le nostre origini genovesi non possono essere etichettate. Devono essere raccontate. I nostri Samp kit e Doria kit 2026/27 by Macron. 🔵⚪🔴⚫⚪🔵

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Benzer Videolar

🔴 Migranti minacciano: “Riprendere le nostre strade nelle nostre città”... 🔴 Ricordiamo a questo strano personaggio che sono le NOSTRE strade e le NOSTRE città. Saremo noi a riprendercele... 🔴 L’Italia è sotto assedio. La frase “Riprendere le nostre strade nelle nostre città” non è solo una provocazione, è una dichiarazione di guerra. Questa chiamata alle armi, pronunciata da gruppi di immigrati in varie città, ha gettato il paese nel caos, suscitando un’ondata di rabbia. “Riprendere le nostre strade nelle nostre città” è un grido di battaglia che minaccia di trasformare le nostre strade in campi di battaglia. Questa non è più una questione di integrazione o di diritti, ma di invasione. Le parole sono chiare: vogliono prendere il controllo, con la forza se necessario. Le persone non sono più sicure nelle loro stesse città. C’è un senso di tradimento e di pericolo imminente. I cittadini si chiedono se il prossimo angolo da girare sarà teatro di scontri violenti. Le famiglie sono in allerta, i negozi chiudono prima, e la fiducia nella sicurezza pubblica è ai minimi storici. Il governo deve agire, e agire duramente. Non è il momento per la diplomazia o per tentativi di mediazione. È ora di mostrare forza, di ristabilire l’ordine con mano ferma. Le forze dell’ordine devono essere pronte a intervenire con tutta la loro potenza per prevenire che queste minacce diventino realtà. Non possiamo permettere che le nostre città vengano strappate via dalle mani di chi le ha costruite. È tempo di unirsi, di proteggere ciò che è nostro. Ogni cittadino deve essere vigile, pronto a difendere la propria comunità. Le autorità devono indagare, arrestare e punire chiunque cerchi di destabilizzare la nazione. Questa non è più solo una questione di immigrazione o di politica. È una battaglia per la sopravvivenza della nostra cultura, della nostra sicurezza, del nostro modo di vivere. “Riprendere le nostre strade nelle nostre città” è un avvertimento che non possiamo ignorare. Dobbiamo reagire con tutta la determinazione possibile per proteggere l’Italia da questa minaccia interna. Questo articolo è un grido di allarme per svegliare la coscienza nazionale, per chiamare ogni italiano a difendere il proprio paese, prima che sia troppo tardi. - Sandro Greco 👇👇👇

Sabrina F.

27,357 görüntüleme • 1 yıl önce

I disordini e gli attacchi alle Forze di polizia che negli ultimi due giorni si sono verificati in varie città italiane ancora una volta dimostrano l’esistenza e la pericolosità di soggetti organizzati che strumentalizzano ogni tema, fatto o episodio, perfino una dolorosa tragedia come quella del giovane Ramy, soltanto per seminare violenza. Queste aggressioni devono essere condannate da tutti, senza indecisioni o speciosi distinguo, anche per sostenere un clima di fiducia nei confronti delle nostre Forze di polizia che sono tra le migliori del mondo, che offrono standard altissimi di professionalità, che si stanno prodigando con passione e impegno e che certamente non possono essere sottoposte a giudizi sommari o aggressioni in piazza. In un Paese maturo e avanzato come il nostro dovrebbe essere parte di una cultura condivisa la consapevolezza che non fermarsi ad un alt delle Forze dell’ordine, o cercare il confronto violento con chi rappresenta lo Stato, non è solo una grave violazione della legge ma è anche un comportamento pericoloso per sé e per gli altri che mina la sicurezza dei cittadini e la convivenza civile. Chi non parte da queste considerazioni rischia irresponsabilmente di alimentare l’idea che tali condotte siano talvolta giustificabili e che possano essere messe sullo stesso piano dell’impegno di poliziotti o carabinieri spesso costretti ad operare in momenti e situazioni difficili e concitate , anche a rischio della loro stessa incolumità. Né il diritto di manifestare può mai essere usato come scusa per atti di violenza, intimidazione o per sfidare l’autorità dello Stato. A fronte di questi comportamenti ignobili e pericolosi, come Ministro dell’Interno esprimo piena solidarietà e totale sostegno alle donne e agli uomini delle Forze di polizia, sottolineando che chi si macchia di queste azioni vergognose, a partire da quelle poste in essere nelle ultime occasioni, sarà perseguito con la massima determinazione.

Matteo Piantedosi

89,178 görüntüleme • 1 yıl önce

🚨🇺🇸 A distanza di 24 anni, il Blog pubblica la traduzione integrale del discorso pronunciato dal Presidente Bush l’11 settembre 2001. Sono parole che anche molto tempo dopo suscitano emozione. “Buonasera. Oggi, i nostri concittadini, il nostro stile di vita, la nostra stessa libertà sono stati attaccati in una serie di atti terroristici deliberati e letali. Le vittime erano sugli aerei, o nei loro uffici; segretarie, uomini e donne d’affari, militari e dipendenti federali; mamme e papà, amici e vicini. Migliaia di vite sono state improvvisamente spezzate da atti malvagi e spregevoli di terrore. Le immagini di aerei che si schiantano contro edifici, incendi che divampano, imponenti strutture che crollano, ci hanno riempiti di incredulità, di immensa tristezza e di una silenziosa, incrollabile rabbia. Questi atti di omicidio di massa erano destinati a spaventare la nostra nazione fino al caos e alla ritirata. Ma hanno fallito; il nostro Paese è forte. Un grande popolo si è mosso per difendere una grande nazione. Gli attacchi terroristici possono scuotere le fondamenta dei nostri edifici più alti, ma non possono toccare le fondamenta dell’America. Questi atti hanno frantumato l’acciaio, ma non possono scalfire l’acciaio della determinazione americana. L’America è stata presa di mira perché siamo il faro più luminoso di libertà e opportunità al mondo. E nessuno potrà spegnere quella luce. Oggi, la nostra nazione ha visto il male, il peggio della natura umana. E abbiamo risposto con il meglio dell’America - con il coraggio dei nostri soccorritori, con la generosità di sconosciuti e vicini che sono accorsi a donare sangue e ad aiutare in ogni modo possibile. Subito dopo il primo attacco, ho messo in atto i piani di risposta d’emergenza del nostro governo. Le nostre forze armate sono potenti e pronte. Le nostre squadre di emergenza stanno lavorando a New York e a Washington, D.C. per sostenere gli sforzi di soccorso locali. La nostra priorità assoluta è prestare aiuto ai feriti e prendere ogni precauzione per proteggere i nostri cittadini, in patria e nel mondo, da ulteriori attacchi. Le funzioni del nostro governo continuano senza interruzioni. Le agenzie federali di Washington che oggi sono state evacuate stanno riaprendo stasera per il personale essenziale, e domani saranno operative. Le nostre istituzioni finanziarie restano solide, e anche l’economia americana sarà aperta agli affari. È in corso la ricerca di coloro che stanno dietro a questi atti malvagi. Ho ordinato di impiegare tutte le risorse della nostra comunità di intelligence e delle nostre forze dell’ordine per trovare i responsabili e portarli davanti alla giustizia. Non faremo distinzione tra i terroristi che hanno commesso questi atti e coloro che li proteggono. Apprezzo profondamente i membri del Congresso che si sono uniti a me nel condannare con forza questi attacchi. E, a nome del popolo americano, ringrazio i numerosi leader mondiali che hanno telefonato per offrire condoglianze e assistenza. L’America e i nostri amici e alleati si uniscono a tutti coloro che desiderano pace e sicurezza nel mondo, e restiamo uniti per vincere la guerra al terrorismo. Stasera, vi chiedo di pregare per tutti coloro che piangono, per i bambini il cui mondo è stato distrutto, per tutti coloro il cui senso di sicurezza è stato minacciato. E prego che possano essere confortati da una forza più grande di ciascuno di noi, espressa nei secoli nel Salmo 23: «Anche se camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché Tu sei con me». Questo è un giorno in cui tutti gli americani, da ogni cammino di vita, si uniscono nella nostra determinazione per la giustizia e la pace. L’America ha già sconfitto nemici in passato, e lo farà anche questa volta. Nessuno di noi dimenticherà mai questo giorno. Eppure, andremo avanti per difendere la libertà e tutto ciò che è buono e giusto nel nostro mondo. Grazie. Buonanotte. E che Dio benedica l’America”.

Dario D'Angelo

62,131 görüntüleme • 10 ay önce

PER MEMORIA -VIKTOR ORBAN: "Mi ricordo che GEORGE SOROS ha pubblicato il suo Piano in inglese, in una pubblicazione Project Syndicate, il 26 settembre 2015. Ha pubblicato un Piano! Cito 2/3 punti: "Ecco i 6 componenti del mio PIANO GLOBALE! L'Unione Europea deve accettare minimo 1 MILIONE di IMMIGRATI all'anno. Ha dichiarato che un FINANZIAMENTO adeguato è CRUCIALE! Ha proposto di emettere degli Euro Bond a lungo termine per FINANZIARE la crisi migratoria e la PRESA IN CARICO SOCIALE dei MIGRANTI al loro ARRIVO nell'Unione Europea. Delle VIE sicure devono essere create per gli immigrati, iniziando a farli passare dalla GRECIA e DALL'ITALIA, verso il loro Paese di DESTINAZIONE. Questo significa che bisogna portarli in Grecia, in Ungheria ed aiutarli a raggiungere l'Austria." Non dimenticate che quello di cui parliamo non è una storia casuale, si tratta di un PIANO! Che continua! È stato scritto e pubblicato, è conosciuto! Ci battiamo contro una banda organizzata, chiamata L'IMPERO DI GEORGE SOROS! Le ONG (organizzazioni non governative) sostengono tutti quelli che trasgrediscono il nostro sistema giuridico ed i nostri regolamenti e finanziano delle attività illegali contro la nostra Nazione. È per questo che questa storia non riguarda solamente l'immigrazione, ma anche il funzionamento dell'Unione Europea ed il modo in cui GEORGE SOROS ha potuto ACCAPARRARSI dei PRINCIPALI POSTI di numerose ISTITUZIONI dell'Unione Europea, comprando dei DEPUTATI ed altri DIRIGENTI. E al fine di eseguire il PIANO CHE HA SCRITTO e che è CONTRO tutte le forze politiche cristiane e nazionali. GEORGE SOROS è contro di noi. Si tratta dunque di CAMBIARE L'EUROPA ed eliminare ed allontanare gli organi di decisioni europee, tutti i dirigenti politici ed elettori cristiani conservatori e nazionali. Dunque, ecco il motivo dell'immigrazione! Non è unicamente la questione dell'immigrazione! Mi dispiace! 👇🏻👇🏻👇🏻

Sabrina F.

20,978 görüntüleme • 8 ay önce

Siamo salvi Di Marco Travaglio Il nuovo idolo assoluto è il commissario europeo per la Parità, preparazione e gestione delle crisi, la belga Hadja Lahbib, che posta uno strepitoso video di istruzioni per sopravvivere alla terza guerra mondiale (lei la chiama simpaticamente “crisi”) auspicata e progettata dalla nostra nella Ue. Un capolavoro di comunicazione postmoderna. L’esordio è da piazzista di pentole: “Benvenuti a ‘Cosa c’è nella mia borsa – Edizione sopravvivenza’”. Segue un tutorial di consigli utilissimi: 1) “I miei occhiali per vedere cosa sta succedendo” (se sei miope, il fungo atomico mica lo noti). 2) “I miei documenti nella busta salva-acqua” (nel caso in cui, anziché con le atomiche e i missili ipersonici, Putin ci bombardi coi gavettoni). 3) “Non dimenticate la torcia, i fiammiferi e l’accendino” (volete la pace o la luce?). 4) “Una bottiglia d’acqua è vita” (contro le radiazioni, si raccomanda di bere molto, con buona pace di Lollobrigida). 5) “Ed ecco il mio amico speciale: il coltellino svizzero con 18 funzioni, non puoi non averlo” (i russi vanno all’assalto con le dita e le pale del 1869, noi rispondiamo con cavatappi e tagliaunghie). 6) “Ricordati le medicine, non si sa mai” (metti che, mentre le radiazioni ti sciolgono in una poltiglia verdastra, ti venga il raffreddore). 7) “Portati qualcosa da mangiare: potresti avere molta fame” (la tipica sindrome da stomaco bucato, o liquefatto). 8) “Naturalmente un po’ di contanti: nel pieno di una crisi il cash è tutto, la carta di credito potrebbe ridursi a un pezzo di plastica” (a Hiroshima e Nagasaki non ci pensarono e creparono tutti). 9) “Non scordare il caricabatterie: il telefono spento è la fine” (una telefonata allunga la vita, anche se non sai chi chiamare perché sono tutti morti, tranne te che hai la borsa col kit). 10) “E le carte da gioco: un pizzico di distrazione non guasta” (il famoso tressette col morto, anzi coi morti). 11) “Una radio”, possibilmente “piccola” (sennò ti sgamano e te la requisiscono, vedi Fantozzi e la corazzata Potëmkin). Tutto nella “borsa di resilienza”: “Ecco tutto ciò che serve per sopravvivere nelle prime 72 ore di crisi”. Poi schiatti, però dai, sono soddisfazioni: “L’Ue ha pronta la strategia per essere certi che ogni cittadino sopravviva. Sii pronto e sarai salvo”. Il video è inframmezzato dalle risate della garrula giuliva, che si diverte un mondo. Però va ringraziata, perché ci mostra in che mani è l’Ue, ove non bastassero i deliri di Ursula, Kallas&C.; e con che propaganda tafazziana prepara e rassicura i cittadini in vista del lieto evento. Questa sì che è deterrenza: pare che Putin abbia già tentato il suicidio. Ps. Adriano Sofri, sul Foglio, intima ai “gentili ospiti di Lilli Gruber” di “ribellarsi alle falsità di Travaglio” e isolarmi. Manco fossi un condannato per omicidio.

giorgio bianchi

43,946 görüntüleme • 1 yıl önce

Viktor #Orban #hungary: Mi ricordo bene quando #GeorgeSoros ha pubblicato il suo piano, in inglese, su una rivista del Project Syndicate. Era il 26 settembre 2015 e lui ha messo nero su bianco il suo piano. Ha detto: “Questo è il mio”, cito testualmente, ha scritto: “Ecco i sei punti del mio piano completo”. Ne citerò solo due o tre. Il primo è - ha detto chiaramente - nel 2015, che, cito di nuovo, “l'#UE deve accettare almeno un milione di richiedenti asilo all'anno”. Questo è il primo punto. Secondo, ha detto: “un finanziamento adeguato è fondamentale”. E ha proposto di emettere eurobond a lungo termine per finanziare la crisi migratoria e l'assistenza socio-sanitaria dei migranti al loro arrivo nell'Unione Europea. Un altro punto, molto importante per l'Ungheria, è il coinvolgimento diretto del territorio ungherese in questo programma. Ha detto che, cito testualmente: "devono essere creati canali sicuri - canali sicuri - per i richiedenti asilo, a partire dal loro trasferimento dalla Grecia e dall'Italia verso i paesi di destinazione", il che significa portarli dalla Grecia all'Ungheria e poi farli andare in Austria. Quindi non dimenticate che quello di cui stiamo parlando non sono vicende casuali, non sono dieci anni di vicende casuali. È un piano che viene portato avanti, è stato messo per iscritto. È stato pubblicato, è di dominio pubblico. Quindi stiamo combattendo contro una organizzazione criminale chiamata Impero di George Soros, organizzazioni non governative che sostengono chiunque violi il nostro sistema legale e le nostre norme e finanziano attività illegali ai danni della nostra nazione. Ecco perché la questione non riguarda solo la migrazione, ma anche il modo stesso di operare dell'Unione Europea e il modo in cui George Soros è riuscito a conquistare posizioni chiave all'interno di molte istituzioni dell'Unione Europea, corrompendo parlamentari ed altri leader, al fine di attuare un piano prestabilito che mira a contrastare tutte le forze politiche cristiane e nazionaliste. È contro di noi. Si tratta di come cambiare l'Europa e di come eliminare e mettere da parte tutti i leader politici cristiani, conservatori e nazionalisti - e gli elettori - dagli organi decisionali dell'Unione Europea. Ecco quindi qual è il vero significato dell'immigrazione, non si tratta solo di semplice immigrazione, mi dispiace. Grazie per la traduzione a Kasper Reloaded Ω 🇷🇺🇵🇸🇮🇷🇸🇾 🙂 👇👇👇

Sabrina F.

14,043 görüntüleme • 5 ay önce

🚨🇺🇸 Non lo so, non lo so. Non lo so cosa passi per la testa di un anziano signore in procinto di abbandonare il timone della nave dopo una vita intera. Non conosco quest'ansia cattiva, quella che obbliga a stilare il bilancio della propria esistenza, né la necessità di fare i conti con l'età, con la sua invadenza. E non lo so, non lo so, cosa diremo tra qualche anno di Joe Biden. Che Presidente è stato? Sarebbe arrogante, sbagliato, ridurre il giudizio di quattro anni difficili in una frase. Ma una cosa posso dirla, una la so, una almeno. Al di là di ciò in cui ognuno crede, che siate di destra, di sinistra o di centro, che tifiate Democratici, che siate Repubblicani, o non sappiate nemmeno questo, se dite di amare l'America non potete non commuovervi dinanzi alla sua uscita di scena. Non è il finale di partita che avrebbe sperato di vivere, ma è perfettamente coerente con una storia fatta di terribili saliscendi, di indicibili sofferenze e i straordinarie vette. Proprio per questo, mentre cala il sipario, giù il cappello dinanzi a Joe Biden, un highlander senza tempo, l'uomo che per tutta una vita è stato l'America. Ho tradotto per voi il suo ultimo discorso da Presidente. Buona lettura. ----------------------------------------------------- "Cari concittadini, stasera vi parlo dallo Studio Ovale. Prima di iniziare, permettetemi di parlare di una notizia importante giunta oggi. Dopo otto mesi di negoziati senza sosta, la mia amministrazione - la mia amministrazione - ha raggiunto un cessate il fuoco e un accordo per gli ostaggi tra Israele e Hamas, di cui ho presentato gli elementi in dettaglio nel maggio di quest'anno. Questo piano è stato sviluppato e negoziato dalla mia squadra e sarà in gran parte attuato dall'amministrazione entrante. Per questo ho detto alla mia squadra di tenere l'amministrazione entrante pienamente informata. Perché è così che dovrebbe essere: lavorare insieme come americani. Questo sarà il mio ultimo discorso a voi, popolo americano, dallo Studio Ovale, da questa scrivania, come Presidente. Ho pensato molto a chi siamo e, forse ancora più importante, a chi dovremmo essere. Molto tempo fa, nel porto di New York, un operaio del ferro installava una trave dopo l'altra, giorno dopo giorno. A lui si unirono lavoratori dell'acciaio, scalpellini, ingegneri. Costruirono non solo una singola struttura, ma un faro di libertà. L'idea stessa dell'America era così grande che pensavamo che il mondo intero dovesse vedere la Statua della Libertà, un regalo della Francia dopo la nostra guerra civile. Come l'idea stessa dell'America, è stata costruita non da una sola persona ma da molte persone, di ogni provenienza e di tutto il mondo. Come l'America, la Statua della Libertà non è ferma. Il suo piede fa letteralmente un passo avanti in cima a una catena spezzata di schiavitù umana. È in marcia. E si muove letteralmente. È stata costruita per ondeggiare avanti e indietro, per resistere alla furia delle tempeste, per superare la prova del tempo, perché le tempeste arrivano sempre. Oscilla di qualche centimetro, ma non cade mai nella corrente sottostante. Un capolavoro ingegneristico. La Statua della Libertà è anche un simbolo duraturo dell'anima della nostra nazione, un'anima plasmata da forze che ci uniscono e da forze che ci separano. Eppure, nei momenti belli e in quelli difficili, abbiamo resistito a tutto. Una nazione di pionieri e di esploratori, di sognatori e di uomini d'azione, di antenati originari di questa terra e di antenati venuti con la forza. Una nazione di immigrati venuti per costruire una vita migliore. Una nazione che tiene alta la fiaccola dell'idea più potente della storia del mondo: che tutti noi - tutti noi - siamo creati uguali. Che tutti noi meritiamo di essere trattati con dignità, giustizia ed equità. Che la democrazia deve essere difesa, e definita, e imposta, promossa in ogni modo possibile: i nostri diritti, le nostre libertà, i nostri sogni. Ma sappiamo che l'idea di America, la nostra istituzione, il nostro popolo, i valori che la sostengono, sono costantemente messi alla prova. Le discussioni in corso riguardo al potere e all'esercizio del potere. Se guidiamo con l'esempio del nostro potere o con il potere del nostro esempio. Se mostriamo il coraggio di opporci agli abusi di potere, o se ci arrendiamo ad esso. Dopo 50 anni al centro di tutto ciò, so che credere nell'idea dell'America significa rispettare le istituzioni che governano una società libera: la presidenza, il Congresso, i tribunali, una stampa libera e indipendente. Istituzioni che sono radicate - non solo riflettono le parole senza tempo, ma - fanno eco alle parole della Dichiarazione di Indipendenza: "Riteniamo che queste verità siano evidenti". Radicate nelle parole senza tempo della Costituzione: "Noi, il Popolo". Il nostro sistema di separazione dei poteri, di pesi e contrappesi, potrebbe non essere perfetto, ma ha mantenuto la nostra democrazia per quasi 250 anni, più di qualsiasi altra nazione nella storia che abbia mai provato un esperimento così audace. Negli ultimi quattro anni, la nostra democrazia ha tenuto duro. E ogni giorno ho mantenuto il mio impegno di essere presidente per tutti gli americani, in uno dei periodi più difficili della storia della nostra nazione. Ho avuto una grande partner nella vicepresidente Kamala Harris. È stato l'onore della mia vita vedere la resilienza dei lavoratori essenziali che ci hanno permesso di superare una pandemia unica nel secolo, l'eroismo dei membri delle Forze Armate e dei primi soccorritori che ci tengono al sicuro, la determinazione degli attivisti che si battono per i nostri diritti e le nostre libertà. Invece di perdere i loro posti di lavoro a causa di una crisi economica che abbiamo ereditato, milioni di americani ora hanno la dignità del lavoro. Milioni di imprenditori e aziende che creano nuove attività e industrie, assumono lavoratori americani e utilizzano prodotti americani. E insieme abbiamo dato il via a una nuova era di possibilità americane: una delle più grandi modernizzazioni delle infrastrutture della nostra storia, con nuove strade, ponti, acqua pulita, internet ad alta velocità a prezzi accessibili per tutti gli americani. Abbiamo inventato il semiconduttore, più piccolo della punta del mio dito mignolo, e ora stiamo riportando quelle fabbriche di chip e quei posti di lavoro in America, dove appartengono, creando migliaia di posti di lavoro. Abbiamo dato finalmente a Medicare il potere di negoziare prezzi più bassi per i farmaci da prescrizione per milioni di anziani. E finalmente abbiamo fatto qualcosa per proteggere i nostri bambini e le nostre famiglie, approvando la legge sulla sicurezza delle armi più significativa degli ultimi 30 anni. E portando la criminalità violenta ai minimi da 50 anni. Stiamo rispettando il nostro sacro obbligo nei confronti di oltre un milione di veterani che sono stati esposti a materiali tossici e delle loro famiglie, fornendo loro cure mediche, sussidi per l'istruzione e altro ancora. Sapete, ci vorrà tempo per sentire il pieno impatto di tutto ciò che abbiamo fatto insieme. Ma i semi sono stati piantati, cresceranno e fioriranno per decenni. In patria, abbiamo creato quasi 17 milioni di nuovi posti di lavoro, più di qualsiasi altra amministrazione in un solo mandato. Più persone hanno l'assistenza sanitaria che mai. E all'estero abbiamo rafforzato la NATO. L'Ucraina è ancora libera. Abbiamo fatto passi avanti nella competizione con la Cina. E molto altro ancora. Sono molto orgoglioso di quanto abbiamo realizzato insieme per il popolo americano e auguro all'amministrazione entrante di avere successo. Perché voglio che l'America abbia successo. Ecco perché ho mantenuto il mio dovere di assicurare una transizione di potere pacifica e ordinata, per garantire che guidiamo con la forza del nostro esempio. Non ho dubbi che l'America sia nella posizione di continuare ad avere successo. Per questo motivo, nel mio discorso di addio di stasera, voglio mettere in guardia il Paese da alcune cose che mi preoccupano profondamente. E questa è la pericolosa concentrazione del potere nelle mani di pochi ultra-ricchi, e le pericolose conseguenze se il loro abuso di potere rimarrà incontrollato. Oggi, in America si sta formando un'oligarchia di ricchezza, potere e influenza estreme che minaccia letteralmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti e le nostre libertà di base e una possibilità equa per tutti di andare avanti. Ne vediamo le conseguenze in tutta l'America. E l'abbiamo già visto in passato. Più di un secolo fa, il popolo americano si oppose ai baroni ladri di allora e smantellò i trust. Non punirono i ricchi. Semplicemente fecero in modo che i ricchi giocassero secondo le stesse regole di tutti gli altri. I lavoratori volevano i diritti per guadagnarsi una giusta quota. Sono stati inclusi nella partita, e questo aiutò a metterci sulla strada per costruire la più grande classe media, il secolo più prospero che qualsiasi nazione al mondo abbia mai visto. Dobbiamo farlo di nuovo. Negli ultimi quattro anni, questo è esattamente ciò che abbiamo fatto. Le persone dovrebbero essere in grado di guadagnare il più possibile, ma giocare secondo le stesse regole, pagare la loro giusta quota di tasse. La posta in gioco è alta. In questo momento, la minaccia esistenziale del cambiamento climatico non è mai stata così chiara. Basta guardare in tutto il Paese, dalla California alla Carolina del Nord. È per questo che ho firmato la legge sul clima e sull'energia pulita più significativa di sempre, nella storia del mondo. E il resto del mondo sta cercando di prenderla a modello. Sta funzionando, creando posti di lavoro e industrie del futuro. Ora abbiamo dimostrato che non dobbiamo scegliere tra la protezione dell'ambiente e la crescita dell'economia. Stiamo facendo entrambe le cose. Ma forze potenti vogliono esercitare la loro influenza incontrollata per eliminare i passi che abbiamo fatto per affrontare la crisi climatica, per servire i loro interessi di potere e di profitto. Non possiamo essere costretti a sacrificare il futuro, il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Dobbiamo continuare a spingere in avanti, e a spingere più velocemente. Non c'è tempo da perdere. È anche chiaro che la leadership americana nella tecnologia è impareggiabile, una fonte impareggiabile di innovazione che può trasformare vite. Vediamo gli stessi pericoli nella concentrazione di tecnologia, potere e ricchezza. Sapete, nel suo discorso di addio, il Presidente Eisenhower parlò dei pericoli del complesso militare-industriale. Ci mise in guardia, e cito: “Il potenziale per la disastrosa ascesa di un potere mal riposto”. Sei decenni dopo, sono altrettanto preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe porre pericoli reali anche per il nostro Paese. Gli americani sono sepolti da una valanga di disinformazione e di informazioni errate che permettono l'abuso di potere. La stampa libera si sta sgretolando. Gli editori stanno scomparendo. I social media stanno rinunciando al fact-checking. La verità è soffocata dalle bugie raccontate per il potere e per il profitto. Dobbiamo ritenere le piattaforme social responsabili per proteggere i nostri figli, le nostre famiglie e la nostra stessa democrazia dall'abuso di potere. Nel frattempo, l'intelligenza artificiale è la tecnologia più importante del nostro tempo, forse di tutti i tempi. Nulla offre possibilità e rischi più profondi per la nostra economia, la nostra sicurezza, la nostra società. Per l'umanità. L'intelligenza artificiale ha anche il potenziale per aiutarci a rispondere al mio appello per porre fine al cancro così come lo conosciamo. Ma a meno che non vengano attuate delle salvaguardie, l'IA potrebbe generare nuove minacce ai nostri diritti, al nostro stile di vita, alla nostra privacy, a come lavoriamo e come proteggiamo la nostra nazione. Dobbiamo assicurarci che l'IA sia sicura, affidabile e utile per tutta l'umanità. Nell'era dell'Intelligenza Artificiale, è più importante che mai che sia il popolo a governare. E come Terra della Libertà, l'America - e non la Cina - deve guidare il mondo nello sviluppo dell'IA. Nei prossimi anni spetterà al Presidente, alla Presidenza, al Congresso, ai tribunali, alla stampa libera e al popolo americano affrontare queste potenti forze. Dobbiamo riformare il codice fiscale. Non concedendo i maggiori tagli fiscali ai miliardari, ma facendo in modo che inizino a pagare la loro giusta quota. Dobbiamo eliminare il dark money, ovvero i finanziamenti occulti che stanno dietro a troppi contributi alle campagne elettorali, dalla nostra politica. Dobbiamo introdurre un limite di tempo di 18 anni, un limite di durata, di tempo e di durata, per la più forte etica - e le più forti riforme etiche per la nostra Corte Suprema. Dobbiamo vietare ai membri del Congresso di scambiare azioni mentre sono al Congresso. Dobbiamo emendare la Costituzione per chiarire che nessun presidente, nessun presidente, è immune dai crimini che commette mentre è in carica. Il potere del Presidente non è illimitato, non è assoluto. E non dovrebbe esserlo. E in una democrazia, c'è un altro pericolo: la concentrazione di potere e ricchezza. erode il senso di unità e di scopo comune. Provoca sfiducia e divisione. La partecipazione alla nostra democrazia diventa faticosa e persino disilludente, e le persone non sentono di avere una possibilità equa. Dobbiamo rimanere impegnati nel processo. So che è frustrante. Una possibilità giusta è ciò che rende l'America "l'America". Tutti hanno diritto a una possibilità giusta, non una garanzia, ma solo una possibilità giusta, un campo di gioco equo. Andare fino a dove il vostro duro lavoro e il vostro talento possono portarvi. Non possiamo mai perdere quella verità essenziale per rimanere ciò che siamo. Ho sempre creduto, e l'ho detto ad altri leader mondiali, che l'America sarà definita da una parola: possibilità. Solo in America crediamo che tutto sia possibile. Come un ragazzo balbuziente di origini modeste a Scranton, Pennsylvania, e Claymont, Delaware, che siede dietro questa scrivania nell'Ufficio Ovale come presidente degli Stati Uniti. Questa è la magia dell'America. È tutto intorno a noi. Questa è la magia dell'America. È intorno a noi. Al piano superiore, nella residenza della Casa Bianca, ho passato davanti a un quadro della Statua della Libertà non so quante volte. Nel dipinto ci sono alcuni lavoratori che scalano il braccio teso della statua che regge la torcia. Mi ricorda ogni giorno che ci passo davanti la storia e l'anima della nostra nazione, e il potere del popolo americano. C'è la storia di un veterano, figlio di immigrati, il cui lavoro consisteva nell'arrampicarsi su quella torcia e lucidare i vetri ambrati in modo che i raggi di luce potessero arrivare il più lontano possibile. Era conosciuto come il custode della fiamma. Una volta disse della Statua della Libertà: 'Parla un linguaggio silenzioso e universale, un linguaggio di speranza che chiunque cerchi e parli di libertà può capire'. Sì, ondeggiamo avanti e indietro per resistere alla furia della tempesta, per resistere alla prova del tempo, una lotta continua, costante. Una breve distanza tra il pericolo e la possibilità. Ma credo che l'America dei nostri sogni sia sempre più vicina di quanto pensiamo. E sta a noi realizzare i nostri sogni. Lasciatemi concludere esprimendo la mia gratitudine a tante persone. Ai membri della mia amministrazione, così come ai servitori pubblici e ai soccorritori di tutto il paese e del mondo, grazie per esservi alzati per servire. Ai nostri membri delle forze armate e alle loro famiglie, è stato il più grande onore della mia vita guidarvi come comandante in capo. E naturalmente a Kamala e al suo incredibile compagno. Una vicepresidente storica. Lei e Doug sono diventati come una famiglia. E per me la famiglia è tutto. Il mio più profondo apprezzamento per la nostra straordinaria First Lady, che oggi è con me nello Studio Ovale. Per tutta la nostra famiglia. Siete l'amore della mia vita e la vita del mio amore. Il mio eterno ringraziamento a voi, il popolo americano. Dopo 50 anni di servizio pubblico, vi do la mia parola, credo ancora nell'idea per cui questa nazione si erge: una nazione in cui la forza delle nostre istituzioni e il carattere del nostro popolo contano e devono durare. Ora tocca a voi fare la guardia. Che possiate essere tutti custodi della fiamma. Che possiate mantenere la fede. Io amo l'America. Anche voi la amate. Dio vi benedica tutti e protegga le nostre truppe. Grazie per questo grande onore". ------------------------------------------------------- Se hai apprezzato il mio lavoro, ti chiedo di sostenerlo. Iscriviti al Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

45,612 görüntüleme • 1 yıl önce

🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni. Barack #Obama. Buona lettura, buona visione. --------------------------------------------------------- "Ciao, Chicago! È bello essere a casa. Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama... Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile. Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris. Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente. A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità. Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno. In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto. In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi. E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese. La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico. Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia. Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli. E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice: Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme? Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno. Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso. La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita. Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto. È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore. L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore. Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris. E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano. Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano. Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria. Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani. Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz. Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori. Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere. Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione. Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi. Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi. Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive. Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori. Kamala sarà quel presidente. Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono. Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri. Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre. Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi. Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare. Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo. Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi. È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela. Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani. So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro. Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli. Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre. Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio. Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti. In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi. Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato. Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero. Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America". --------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità nel tempo. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

153,767 görüntüleme • 1 yıl önce

🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇪🇺 Attenzione. Messaggio alla nazione di Volodymyr Zelensky. Un intervento drammatico del presidente ucraino. Ennesima prova di orgoglio e di straordinario coraggio del leader di Kyiv. E, cosa più importante, richiesta di compattezza alla società ucraina dinanzi a uno dei momenti più difficili della storia della nazione. Ho tradotto il suo discorso integralmente per voi. Merita davvero. Buona lettura a tutti. "Ucraini! Ucraine! Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi. Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte. Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”. Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione. Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con l’America e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con il nostro principale partner. Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà. L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due - la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto - la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino. Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale. Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin. Ricordiamo: l’Europa è stata con noi. Crediamo: l’Europa sarà con noi. L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin. E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente. Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere. Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà! Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. Questa è la dignità. Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini. Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico. E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici - tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere il litigio. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. E tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina. Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”. Com’è finita è noto. Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”. Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno. Di ognuno di voi. Di ogni ucraino, ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora. E so con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nel loro Stato, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace. Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa. E questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura. Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi. Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte. E che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione - pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo. Glielo permetteremo? Non ne abbiamo il diritto. E ce la faremo. Perché chi vuole distruggerci ci conosce male. Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà. Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori. Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. Per la nostra dignità. Per la nostra libertà. E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti. Buon Giorno della Dignità e della Libertà! Gloria all’Ucraina!" Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di premiare il mio impegno: Iscriviti al Blog: E se sei già a bordo, valuta una piccola donazione. Può fare davvero la differenza. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

266,802 görüntüleme • 8 ay önce

🚨🇺🇸 Non ricordo a memoria un discorso di un leader o di un vicepresidente americano alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco meno applaudito di quello di JD Vance. C'era chi pensava che il N°2 di Donald Trump avrebbe approfittato della vetrina in Baviera per annunciare un massiccio ritiro delle truppe statunitensi dall'Europa; chi credeva che avrebbe chiarito la posizione della Casa Bianca sulla guerra in Ucraina. Nulla di tutto ciò. JD Vance, come Pete Hegseth qualche giorno fa a Bruxelles, ha semplicemente rifilato una serie di schiaffoni alla platea stracolma di importanti dignitari europei su argomenti come democrazia, libertà di parola e immigrazione. Ho impiegato un po' di tempo, ma ho tradotto il suo discorso. E statene certi: pure di questo intervento si parlerà a lungo. A torto o a ragione, che siate d'accordo oppure no con alcuni dei temi e delle opinioni sollevati da Vance, la mia impressione è sempre la stessa: questa nuova amministrazione americana si muove in maniera atipica, senza precedenti, anche considerando il primo Trump. E la leadership europea è ancora preda dello shock, chiaramente tramortita, incapace di prenderle le misure. Ps: occhio a JD Vance per il futuro. Ora buona lettura. 👇 ------------------------------------------------ "Sono stato qui l'anno scorso come senatore degli Stati Uniti. Ho visto un ministro degli Esteri, il segretario agli Esteri, David Lammy, e scherzato dicendo che l'anno scorso entrambi avevamo un lavoro diverso da quello che abbiamo ora, ma ora è il momento per tutti i nostri paesi, per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di ricevere potere politico dai nostri rispettivi popoli, di usarlo saggiamente per migliorare le loro vite. Sono stato fortunato nel mio tempo qui di poter trascorrere un po' di tempo fuori dalle mura di questa conferenza nelle ultime 24 ore, e sono rimasto così colpito dall'ospitalità della gente, anche se ovviamente sono ancora scossi dall'orribile attentato di ieri. La prima volta che sono stato a Monaco è stato con mia moglie, che oggi è qui con me, per un viaggio personale. Ho sempre amato la città di Monaco e la sua gente, e voglio solo dire che siamo molto commossi e che i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con Monaco e con tutti coloro che sono stati colpiti dal male inflitto a questa bellissima comunità. Vi pensiamo. Stiamo pregando per voi e sicuramente vi sosterremo nei giorni e nelle settimane a venire. Spero che non sia l'ultimo applauso che ricevo! Noi ci riuniamo a questa conferenza, ovviamente, per discutere di sicurezza e, normalmente, intendiamo le minacce esterne alla nostra sicurezza. Vedo molti grandi leader militari riuniti qui oggi. Ma mentre l'amministrazione Trump è molto preoccupata per la sicurezza europea e crede che si possa arrivare a un ragionevole accordo tra Russia e Ucraina, e anche noi crediamo che sia importante che nei prossimi anni l'Europa si faccia avanti in modo deciso per provvedere alla propria difesa, la minaccia che più mi preoccupa nei confronti dell'Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia dall'interno. La ritirata dell'Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d'America. Ora, mi ha colpito che un ex commissario europeo sia andato in televisione di recente e si sia mostrato compiaciuto del fatto che il governo rumeno avesse appena annullato un'intera elezione. Ha avvertito che se le cose non andranno secondo i piani, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania. Queste dichiarazioni sprezzanti sono scioccanti per le orecchie americane. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi. Tutto, dalla nostra politica sull'Ucraina alla censura digitale, è presentato come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo i tribunali europei annullare le elezioni e alti funzionari minacciare di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato, e dico noi stessi perché credo fermamente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli. Ora, come molti di voi in questa sala sapranno, la Guerra Fredda ha schierato i difensori della democrazia contro forze molto più tiranniche in questo continente. E considerate la parte in quella lotta che censurava i dissidenti, che chiudeva le chiese, che annullava le elezioni. Erano i buoni? Certamente no. E grazie a Dio hanno perso la Guerra Fredda. Hanno perso perché non hanno valorizzato né rispettato tutte le straordinarie benedizioni della libertà. La libertà di sorprendere, di sbagliare, di inventare, di costruire, poiché a quanto pare non si può imporre l'innovazione o la creatività, così come non si può costringere le persone a pensare, a sentire o a credere a qualcosa, e noi crediamo che queste cose siano certamente collegate. E purtroppo, quando guardo all'Europa di oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra Fredda. Guardo a Bruxelles, dove i commissari dell'UE avvertono i cittadini che intendono chiudere i social media in tempi di disordini civili nel momento in cui individuano ciò che hanno giudicato essere contenuti di odio. O in questo stesso paese, dove la polizia ha effettuato delle retate contro cittadini sospettati di aver postato commenti antifemministi online nell'ambito di una giornata di azione contro la misoginia su Internet. Guardo alla Svezia, dove due settimane fa il governo ha condannato un attivista cristiano per aver partecipato a un rogo di Corano che ha portato all'omicidio di un suo amico. E come ha notato in modo agghiacciante il giudice nel suo caso: le leggi svedesi che dovrebbero proteggere la libertà di espressione non garantiscono, e cito testualmente, il permesso di fare o dire qualsiasi cosa senza rischiare di offendere il gruppo che sostiene tale convinzione. E forse la cosa più preoccupante è che mi rivolgo ai nostri cari amici, il Regno Unito, dove il regresso dei diritti di coscienza ha messo nel mirino le libertà fondamentali dei britannici religiosi in particolare. Poco più di due anni fa, il governo britannico ha accusato Adam Smith Connor, un fisioterapista di 51 anni e veterano dell'esercito, dell'atroce crimine di essersi fermato a 50 metri da una clinica per aborti e di aver pregato in silenzio per tre minuti. Senza ostacolare nessuno, senza interagire con nessuno, semplicemente pregando in silenzio da solo. Dopo che le forze dell'ordine britanniche lo hanno identificato e gli hanno chiesto per cosa stesse pregando, Adam ha risposto semplicemente che stava pregando per il figlio non ancora nato, che lui e la sua ex ragazza avevano abortito anni prima. Ma gli agenti non si sono commossi. Adam è stato dichiarato colpevole di aver infranto la nuova legge sulle zone cuscinetto del governo, che criminalizza la preghiera silenziosa e altre azioni che potrebbero influenzare la decisione di una persona entro 200 metri da una struttura per aborti. È stato condannato a pagare migliaia di sterline di spese legali alla pubblica accusa. Ora, vorrei poter dire che si è trattato di un caso fortuito, un esempio folle e isolato di una legge scritta male che viene applicata contro una sola persona, ma no, lo scorso ottobre, solo pochi mesi fa, il governo scozzese ha iniziato a distribuire lettere ai cittadini le cui case si trovano all'interno delle cosiddette zone di accesso sicuro. Avvertendoli che anche la preghiera privata all'interno delle proprie case può costituire una violazione della legge. Naturalmente, il governo invita segnalare qualsiasi concittadino sospettato di reato di pensiero. In Gran Bretagna e in tutta Europa, la libertà di parola, temo, è in ritirata. E nell'interesse della comicità, amici miei, ma anche nell'interesse della verità, ammetterò che a volte le voci più forti a favore della censura non sono venute dall'Europa, ma dal mio stesso paese, dove l'amministrazione precedente ha minacciato e intimidito le società di social media affinché censurassero la cosiddetta disinformazione. Disinformazione come, ad esempio, l'idea che il coronavirus fosse stato probabilmente diffuso da un laboratorio in Cina. Il nostro governo ha incoraggiato le aziende private a mettere a tacere le persone che hanno osato pronunciare quella che si è rivelata essere una verità ovvia. Quindi oggi vengo qui non solo con un'osservazione, ma con un'offerta. E proprio come l'amministrazione Biden sembrava disperata nel voler mettere a tacere le persone che esprimono le proprie opinioni, così l'amministrazione Trump farà esattamente il contrario, e spero che possiamo lavorare insieme su questo. A Washington c'è un nuovo sceriffo in città e sotto la leadership di Donald Trump potremmo non essere d'accordo con le vostre opinioni, ma lotteremo per difendere il vostro diritto di presentarle in pubblico, che siate d'accordo o meno. Ora siamo al punto in cui la situazione è diventata così grave che lo scorso dicembre la Romania ha annullato i risultati delle elezioni presidenziali sulla base dei fragili sospetti di un'agenzia di intelligence e delle enormi pressioni dei suoi vicini continentali. Per quanto ne so, la tesi era che la disinformazione russa aveva infettato le elezioni rumene, ma vorrei chiedere ai miei amici europei di avere un po' di prospettiva. Potete credere che sia sbagliato che la Russia acquisti pubblicità sui social media per influenzare le vostre elezioni. Noi certamente lo pensiamo. Si può anche condannare sulla scena mondiale. Ma se la vostra democrazia può essere distrutta con poche centinaia di migliaia di dollari di pubblicità digitale da un paese straniero, allora non era molto forte fin dall'inizio. La buona notizia è che mi capita di pensare che le vostre democrazie siano sostanzialmente meno fragili di quanto molti temano apparentemente, e credo davvero che permettere ai nostri cittadini di dire ciò che pensano li renderà ancora più forti, il che naturalmente ci riporta a Monaco. Dove gli organizzatori di questa stessa conferenza hanno vietato ai legislatori che rappresentano i partiti populisti sia di sinistra che di destra di partecipare a queste conversazioni. Ora, ancora una volta, non dobbiamo essere d'accordo con tutto o con qualsiasi cosa la gente dica, ma quando le persone rappresentano, quando i leader politici rappresentano un'importante comunità, è nostro dovere almeno partecipare al dialogo con loro. Per molti di noi dall'altra parte dell'Atlantico, sembra sempre più che si tratti di vecchi interessi radicati che si nascondono dietro brutte parole dell'era sovietica come disinformazione e misinformazione, a cui semplicemente non piace l'idea che qualcuno con un punto di vista alternativo possa esprimere un'opinione diversa o, Dio non voglia, votare in modo diverso o, peggio ancora, vincere un'elezione. Ora, questa è una conferenza sulla sicurezza e sono sicuro che siete tutti venuti qui preparati a parlare di come intendete esattamente aumentare la spesa per la difesa nei prossimi anni in linea con qualche nuovo obiettivo. E questo è fantastico. Perché, come ha chiarito abbondantemente il presidente Trump, egli ritiene che i nostri amici europei debbano svolgere un ruolo più importante nel futuro di questo continente. Non pensiamo che abbiate sentito parlare di condivisione degli oneri, ma riteniamo che sia importante, nell'ambito di un'alleanza comune, che gli europei si facciano avanti mentre l'America si concentra sulle aree del mondo che sono in grave pericolo. Ma lasciate che vi chieda anche: come potete iniziare a pensare a questioni di bilancio se non sappiamo innanzitutto cosa stiamo difendendo? Ho già sentito molto nelle mie conversazioni e ho avuto molte, molte grandi conversazioni con molte persone riunite qui in questa stanza. Ho sentito molto su ciò da cui dovete difendervi e, naturalmente, questo è importante, ma ciò che mi è sembrato un po' meno chiaro, e certamente penso a molti cittadini europei, è per cosa esattamente vi state difendendo. Qual è la visione positiva che anima questo patto di sicurezza condiviso che tutti noi riteniamo così importante? E credo profondamente che non ci sia sicurezza se si ha paura delle voci, delle opinioni e della coscienza che guidano il proprio popolo. L'Europa deve affrontare molte sfide, ma la crisi che questo continente sta affrontando in questo momento, la crisi che credo stiamo affrontando tutti insieme, è una crisi che abbiamo creato noi stessi. Se avete paura dei vostri stessi elettori, non c'è niente che l'America possa fare per voi, né, del resto, c'è niente che voi possiate fare per il popolo americano che ha eletto me e ha eletto il presidente Trump. Avete bisogno di mandati democratici per realizzare qualcosa di valore nei prossimi anni. Non abbiamo imparato nulla dal fatto che mandati deboli producono risultati instabili, ma c'è così tanto valore che può essere realizzato con il tipo di mandato democratico che penso verrà dall'essere più reattivi alle voci dei vostri cittadini. Se volete godere di economie competitive, se volete godere di energia a prezzi accessibili e catene di approvvigionamento sicure, allora avete bisogno di mandati per governare perché dovete fare scelte difficili per godere di tutte queste cose e, ovviamente, lo sappiamo molto bene in America. Non si può ottenere un mandato democratico censurando gli avversari o mettendoli in prigione, che si tratti del leader dell'opposizione, di un'umile cristiana che prega nella propria casa o di un giornalista che cerca di riportare la notizia. Né si può ottenerlo ignorando il proprio elettorato di base su questioni come chi può far parte della nostra società. E di tutte le sfide urgenti che le nazioni qui rappresentate devono affrontare, credo che non ce ne sia una più urgente della migrazione di massa. Oggi, quasi una persona su cinque che vive in questo paese si è trasferita qui dall'estero. Questo è, ovviamente, un record assoluto. È un numero simile, tra l'altro, negli Stati Uniti, anche questo un record assoluto. Il numero di immigrati che sono entrati nell'UE da paesi extra UE è raddoppiato solo tra il 2021 e il 2022, e ovviamente è aumentato molto da allora, e sappiamo che la situazione non si è creata dal nulla. È il risultato di una serie di decisioni consapevoli prese dai politici di tutto il continente e di altri in tutto il mondo nell'arco di un decennio. Abbiamo visto gli orrori causati da queste decisioni ieri in questa stessa città. E ovviamente non posso parlarne senza pensare alle terribili vittime che hanno visto rovinata una bellissima giornata invernale a Monaco. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con loro e lo saranno sempre. Ma perché è successo tutto questo? È una storia terribile, ma ne abbiamo sentite fin troppe in Europa e purtroppo anche negli Stati Uniti. Un richiedente asilo, spesso un giovane sulla ventina già noto alla polizia, sperona un'auto contro una folla e distrugge una comunità. Quante volte dobbiamo subire questi terribili eventi prima di cambiare rotta e portare la nostra civiltà condivisa in una nuova direzione? Nessun elettore di questo continente è andato alle urne per aprire le porte a milioni di immigrati non controllati, ma sapete per cosa hanno votato. In Inghilterra hanno votato per la Brexit e, che siate d'accordo o meno, l'hanno votata. E sempre più in tutta Europa stanno votando per leader politici che hanno promesso di porre fine alla migrazione fuori controllo. Ora, mi capita di essere d'accordo con molte di queste preoccupazioni, ma non è necessario che voi siate d'accordo con me. Penso solo che le persone abbiano a cuore le loro case. Hanno a cuore i loro sogni, hanno a cuore la loro sicurezza e la loro capacità di provvedere a se stessi e ai loro figli. E sono intelligenti. Penso che questa sia una delle cose più importanti che ho imparato nel mio breve periodo in politica. Contrariamente a quanto si potrebbe sentire un paio di montagne più in là, a Davos, i cittadini di tutte le nostre nazioni non si considerano generalmente come animali istruiti o come ingranaggi intercambiabili di un'economia globale, e non sorprende che non vogliano essere trascinati qua e là o ignorati senza sosta dai loro leader. È compito della democrazia giudicare queste grandi questioni alle urne. Credo che ignorare le persone, ignorare le loro preoccupazioni o, peggio ancora, chiudere i media, annullare le elezioni o escludere le persone dal processo politico non protegga nulla. In realtà, è il modo più sicuro per distruggere la democrazia. E parlare ed esprimere opinioni non è un'interferenza elettorale, anche quando le persone esprimono opinioni al di fuori del proprio paese e anche quando quelle persone sono molto influenti. E credetemi, lo dico con tutto il mio umorismo: se la democrazia americana può sopravvivere a 10 anni di rimproveri di Greta Thunberg, voi potete sopravvivere a qualche mese di Elon Musk! Ma ciò a cui non sopravvivrà la democrazia tedesca, o meglio nessuna democrazia, americana, tedesca o europea, è dire a milioni di elettori che i loro pensieri e le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le loro richieste di aiuto non sono legittime o non meritano nemmeno di essere prese in considerazione. La democrazia si basa sul sacro principio che la voce del popolo conta. Non c'è spazio per i firewall. O si sostiene il principio o non lo si fa. Europei, il popolo ha voce in capitolo. I leader europei hanno una scelta. E sono fermamente convinto che non dobbiamo avere paura del futuro. Abbracciate ciò che il vostro popolo vi dice, anche quando è sorprendente, anche quando non siete d'accordo. E se lo fate, potete affrontare il futuro con certezza e fiducia, sapendo che la nazione è al fianco di ognuno di voi, e questa per me è la grande magia della democrazia. Non è in questi edifici di pietra o in bellissimi hotel. Non è nemmeno nelle grandi istituzioni che abbiamo costruito insieme come società condivisa. Credere nella democrazia significa capire che ogni cittadino ha la propria saggezza e la propria voce, e se ci rifiutiamo di ascoltare quella voce, anche le nostre battaglie più riuscite otterranno ben poco. Come disse una volta Papa Giovanni Paolo II, a mio avviso uno dei più straordinari difensori della democrazia in questo continente e in qualsiasi altro, "non abbiate paura!". Non dovremmo avere paura del nostro popolo, anche quando esprime opinioni in disaccordo con la propria leadership. Grazie a tutti. Buona fortuna a tutti voi. Dio vi benedica". C'è un lungo lavoro dietro questa traduzione. Se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano. Puoi farlo in due modi: 1) Iscrivendoti al Blog: 2) Scaricando l'app per iPhone: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

126,131 görüntüleme • 1 yıl önce

🚨🪖🇺🇦🇪🇺🇷🇺 Nella NATO non lo vogliono: hanno paura del suo coraggio. In Europa aspettano a farlo entrare: non riescono a stare al passo con la Storia. E in Occidente non capiscono: che questo signore è un gigante, che il suo coraggio, quello del popolo ucraino, è proprio ciò che ci è mancato di più in questi ultimi 10-15 anni. Io non lo so - tra qualche mese, tra qualche anno - che tipo di sensazione proverò, proveremo, rileggendo questo discorso. E non significa essere d'accordo su tutto ciò che dice. Io ad esempio non lo sono. Non credo che la soluzione ai problemi sia la creazione delle Forze Armate Europee. Non la vedo come una soluzione percorribile nel breve-medio termine, che è l'orizzonte su cui siamo costretti a ragionare. Ma nessuno lo ricorda mai abbastanza: esiste il rischio che un giorno - nessuno può dire quanto vicino, quanto lontano - questa parte di pianeta si svegli di soprassalto, nel cuore della notte, scoprendo che il mondo è cambiato non solo per gli altri. Quel giorno, se arriverà, nessuno potrà accusare Volodymyr Zelensky di non averci messo in guardia. Quel giorno, Dio non voglia che arrivi mai, qualcuno chiederà scusa: probabilmente, quando le scuse non serviranno più a nulla. Il presidente ucraino ha parlato molto, ha toccato diversi argomenti, ha dato delle notizie. Insomma, questo intervento meritava di essere tradotto. L'ho fatto per voi. Buona lettura. 👇 "All'inizio della Conferenza, ogni Paese di solito condivide la propria posizione e le proprie priorità, ufficialmente, apertamente o attraverso colloqui informali con i giornalisti e i partner. E quest'anno, un Paese che non era nemmeno stato invitato ha comunque fatto sentire la propria presenza. Un Paese di cui tutti parlano qui, ma non in senso positivo. La notte prima di Monaco quest'anno, un drone d'attacco russo ha colpito il sarcofago che copriva il quarto reattore in rovina della centrale nucleare di Chernobyl. Era un drone “Shahed” modificato, un drone russo, una tecnologia che l'Iran ha passato alla Russia. La sua testata trasportava almeno 50 chilogrammi di esplosivo. E vediamo questo come una mossa profondamente simbolica da parte della Russia, da parte di Putin. (...) Recentemente abbiamo parlato con il presidente Trump e il suo team di energia nucleare della più grande centrale nucleare d'Europa, la nostra centrale di Zaporizhzhia, attualmente occupata dalla Russia. E la Russia ha risposto inviando un drone per colpire il sarcofago di Chernobyl, che contiene polveri e scorie radioattive. E questa non è solo follia. Questa è la posizione della Russia. Un Paese che lancia attacchi del genere non vuole la pace. Non la vuole. Non si sta preparando al dialogo. Quasi ogni giorno, la Russia ci lancia contro fino a un centinaio, o anche più, di droni Shahed. Ogni giorno. E ci sono regolari attacchi con missili balistici. E un costante aumento di bombardamenti aerei. Ma non è tutto. Quest'anno Mosca ha in programma di creare 15 nuove divisioni, per un totale di 150.000 soldati. Più degli eserciti nazionali della maggior parte dei paesi europei. La Russia continua ad aprire nuovi centri di reclutamento militare ogni settimana. E Putin può permetterselo: i prezzi del petrolio sono ancora abbastanza alti da permettergli di ignorare il mondo. E abbiamo intelligence certa che quest'estate la Russia ha in programma di inviare truppe in Bielorussia con il pretesto di “esercitazioni”. Ma è esattamente così che hanno schierato le forze prima dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina tre anni fa. Questa forza russa in Bielorussia è destinata ad attaccare l'Ucraina? Forse. O forse no. O forse è destinata a voi. Lasciate che vi ricordi che la Bielorussia confina con tre Paesi della NATO. È diventata di fatto un punto d'appoggio per le operazioni militari russe. Secondo Putin e Lukashenko, la Bielorussia ospita ora armi proibite: missili a medio raggio e persino armi nucleari. Putin vede chiaramente la Bielorussia come un'altra provincia russa.E dobbiamo essere realistici: se qualcuno sta allestendo una piattaforma di lancio militare, dobbiamo chiederci: cosa dovremmo fare al riguardo? E, cosa più importante: cosa possiamo fare prima del prossimo attacco, della prossima invasione? Ricordate, ci sono già state provocazioni ai confini polacchi e lituani con la Bielorussia, crisi migratorie, organizzate dall'intelligence russa per fomentare il caos in Europa. Ma se la prossima volta non si trattasse di migranti? E se si trattasse di truppe russe? O di truppe nordcoreane? Non sbagliatevi: i nordcoreani non sono deboli. Stanno imparando a combattere, a combattere la guerra moderna. E i vostri eserciti? Sono pronti? E se la Russia lanciasse un'operazione sotto falsa bandiera o semplicemente senza alcuna insegna dalla Bielorussia, come è avvenuto con la Crimea nel 2014, quanto velocemente risponderebbero gli alleati? E risponderebbero? Ieri, qui a Monaco, il vicepresidente degli Stati Uniti ha chiarito: decenni, ha detto, decenni della vecchia relazione tra Europa e America stanno finendo. D'ora in poi, le cose saranno diverse e l'Europa deve adattarsi a questo. Signore e signori, io credo nell'Europa. E sono sicuro che anche voi ci credete. E vi esorto ad agire, per il vostro bene e per il bene dell'Europa, gente d'Europa, delle vostre nazioni, delle vostre case, dei vostri figli e del nostro futuro comune. Perché questa Europa deve diventare autosufficiente, unita dalla forza comune, ucraina ed europea. In questo momento, l'esercito ucraino, sostenuto dagli aiuti internazionali (grazie mille), sta tenendo a bada la Russia. Ma se non lo facciamo noi, chi lo farà? Davvero, siamo onesti: ora non possiamo escludere la possibilità che l'America dica “no” all'Europa su questioni che la minacciano. Molti leader hanno parlato di un'Europa che ha bisogno di un proprio esercito, di una propria forza militare, un esercito europeo. E credo davvero che sia giunto il momento. Le forze armate europee devono essere create. Non è più difficile che resistere agli attacchi russi, come abbiamo già fatto. Ma non si tratta solo di aumentare la spesa per la difesa in rapporto al PIL. Il denaro è necessario, certo, ma da solo non fermerà un assalto nemico. Le persone e le armi non sono gratis, ma ancora una volta non si tratta solo di budget. Si tratta di far capire alle persone che devono difendere la propria casa. Senza l'esercito ucraino, gli eserciti europei non saranno sufficienti a fermare la Russia. È la realtà di oggi. Solo il nostro esercito in Europa ha una reale e moderna esperienza sul campo di battaglia. Ma anche il nostro esercito da solo non basta. E abbiamo bisogno di ciò che voi potete fornire. Armi. Addestramento. Sanzioni. Finanziamenti. Pressione politica. E unità. Tre anni di guerra su larga scala hanno dimostrato che abbiamo già le basi per una forza militare europea unita. E ora, mentre combattiamo questa guerra e gettiamo le basi per la pace e la sicurezza, dobbiamo costruire le Forze Armate dell'Europa. In modo che il futuro dell'Europa dipenda solo dagli europei e le decisioni sull'Europa siano prese in Europa. Ecco perché stiamo parlando con i leader europei e con gli Stati Uniti di contingenti militari che possano garantire la pace, non solo in Ucraina, ma in tutta Europa. Ed è per questo che stiamo sviluppando una produzione congiunta di armi, in particolare droni. In particolare. Il modello danese, ad esempio, di investimenti comuni per la produzione di armi nel nostro Paese sta già funzionando bene, con grande successo. Solo l'anno scorso, grazie agli sforzi dell'Ucraina e dei suoi partner, abbiamo prodotto oltre 1,5 milioni di droni di vario tipo. L'Ucraina è ora il leader mondiale nella guerra dei droni. Questo è il nostro successo. Ma è anche il vostro successo, naturalmente. E tutto ciò che costruiamo per la nostra difesa in Ucraina rafforza anche la vostra sicurezza. E lo stesso dovrebbe valere per l'artiglieria, la difesa aerea, le tecnologie e i veicoli corazzati. Tutto ciò che serve per proteggere le vite umane nella guerra moderna dovrebbe essere prodotto in Europa, completamente. L'Europa ha tutto ciò che serve. L'Europa deve solo unirsi e iniziare ad agire in modo che nessuno possa dire “No” all'Europa, comandarla a bacchetta o trattarla come un peso morto. Non si tratta solo di accumulare armi. Si tratta di posti di lavoro, leadership tecnologica e forza economica per l'Europa. Lo scorso autunno, nel mio Piano della Vittoria, ho proposto di sostituire parte della presenza militare statunitense in Europa con forze ucraine, se l'Ucraina entrerà nella NATO, ovviamente. Se gli stessi americani decidono di andare in questa direzione, diminuendo la loro presenza, non è una buona cosa, ovviamente, è molto pericoloso, ma noi tutti in Europa dobbiamo essere pronti. E ho iniziato a discuterne anche prima delle elezioni americane perché potevo vedere dove stava andando la politica americana. Ma l'America deve capire dove sta andando l'Europa. E questa direzione della politica europea non dovrebbe essere solo promettente, dovrebbe far sì che l'America voglia stare al fianco di un'Europa forte. Questo è assolutamente possibile. Ne sono sicuro. E dobbiamo tracciare questa rotta; l'Europa deve decidere il proprio futuro. Dobbiamo avere fiducia nella nostra forza, in modo che gli altri non abbiano altra scelta che rispettare il potere dell'Europa. E senza un esercito europeo, questo è impossibile. Ancora una volta: l'Europa ha bisogno delle proprie forze armate. E so, so che Mark Rutte, il mio buon amico, mi sta ascoltando in questo momento. Mark, amico mio, non si tratta di sostituire l'Alleanza. Si tratta di rendere il contributo dell'Europa al nostro partenariato pari a quello dell'America. E abbiamo bisogno dello stesso approccio quando si tratta di diplomazia: lavorare insieme per la pace. L'Ucraina non accetterà mai accordi fatti alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento. E la stessa regola dovrebbe valere per tutta l'Europa. Nessuna decisione sull'Ucraina senza l'Ucraina. Nessuna decisione sull'Europa senza l'Europa. L'Europa deve avere un posto al tavolo quando si prendono decisioni che la riguardano. Tutto il resto non conta. Se veniamo esclusi dai negoziati sul nostro futuro, allora perdiamo tutti. Guardate cosa sta cercando di fare Putin adesso. Questo è il suo gioco. Putin vuole colloqui individuali con l'America, proprio come prima della guerra, quando si incontrarono in Svizzera e sembravano voler spartirsi il mondo. Poi, Putin cercherà di far sì che il presidente degli Stati Uniti si presenti sulla Piazza Rossa il 9 maggio di quest'anno non come leader rispettato, ma come un oggetto di scena nella sua stessa esibizione. Non abbiamo bisogno di questo. Abbiamo bisogno di un vero successo. Abbiamo bisogno di una vera pace. Alcuni in Europa potrebbero non comprendere appieno ciò che sta accadendo a Washington in questo momento. Ma concentriamoci sulla comprensione di noi stessi, proprio qui, in Europa. Dobbiamo dare forza all'Europa prima di tutto. L'America ha bisogno dell'Europa? Come mercato, sì. Ma come alleato? Non lo so. Perché la risposta sia “sì”, l'Europa ha bisogno di una voce unica, non di una dozzina di voci diverse. Anche coloro che vanno regolarmente a Mar-a-Lago devono far parte di un'Europa forte, perché al presidente Trump non piacciono gli amici deboli. Lui rispetta la forza. (...) Alcuni in Europa potrebbero essere frustrati da Bruxelles. Ma siamo chiari: se non Bruxelles, allora Mosca. La decisione spetta a voi. Questa è geopolitica. Questa è storia. Mosca farà a pezzi l'Europa se noi, come europei, non ci fidiamo gli uni degli altri. Qualche giorno fa, il presidente Trump mi ha parlato della sua conversazione con Putin. Non ha mai menzionato che l'America ha bisogno dell'Europa a quel tavolo. Questo la dice lunga. I vecchi tempi sono finiti, quando l'America sosteneva l'Europa solo perché lo aveva sempre fatto. Ma il presidente Trump una volta ha detto: “Ciò che conta non è la famiglia in cui sei nato, ma quella che costruisci”. Dobbiamo costruire il rapporto più stretto possibile con l'America e, sì, un nuovo rapporto, ma come europei, non solo come nazioni separate. Ecco perché abbiamo bisogno di una politica estera unificata, una diplomazia coordinata, la politica estera dell'Europa comune. E che la fine di questa guerra sia il nostro primo successo condiviso in questa nuova realtà. E stiamo già lavorando per assicurarci che il 24 febbraio, terzo anniversario dell'invasione su vasta scala della Russia, possiamo riunirci a Kyiv e online. Tutti i leader europei. Tutti i partner chiave che difendono la nostra sicurezza. Dalla Spagna alla Finlandia. Dalla Gran Bretagna alla Polonia. Da Washington a Tokyo. Questo incontro deve fornire una visione chiara per i nostri prossimi passi: pace, garanzie di sicurezza e futuro della nostra politica collettiva. E non credo nelle garanzie di sicurezza senza l'America, perché sarebbero solo deboli. Ma l'America non offrirà garanzie a meno che quelle dell'Europa non siano forti. Inoltre, non escluderò l'adesione all'Alleanza Atlantica per l'Ucraina. Ma in questo momento, il membro più influente della NATO sembra essere Putin, perché i suoi capricci hanno il potere di bloccare le decisioni della NATO. E questo nonostante sia stato l'esercito ucraino a fermare la Russia, non un paese della NATO, non le truppe della NATO, ma solo il nostro popolo e il nostro esercito. Non ci sono eserciti stranieri che combattono dalla parte dell'Ucraina in questa guerra. Ma Putin ha perso quasi 250.000 soldati in questa guerra. Più di 610.000 sono stati feriti. Solo nella battaglia di Kursk, le nostre truppe hanno eliminato quasi 20.000 soldati russi. Abbiamo completamente distrutto le unità nordcoreane che Putin ha dovuto portare perché le sue forze non erano sufficienti a contenere la nostra controffensiva. Da oltre sei mesi, gli ucraini mantengono una posizione di forza all'interno del territorio russo, anche se è stata la Russia a voler creare una “zona cuscinetto” all'interno del nostro paese, in Ucraina. Sono orgoglioso dell'Ucraina. Sono orgoglioso del nostro popolo. Ma ora chiedo a voi, a ciascuno di voi, di rispondere onestamente a questa domanda: se la Russia venisse per voi, il vostro esercito potrebbe combattere allo stesso modo? Non voglio che nessuno debba mai scoprirlo, Dio non voglia. Ecco perché stiamo parlando di garanzie di sicurezza. Ed ecco perché crediamo che il nucleo di qualsiasi garanzia di sicurezza per l'Ucraina debba essere l'adesione alla NATO. O, se non quello, allora condizioni che ci permettano di costruire un'altra NATO, proprio qui in Ucraina. Perché a un certo punto ci sarà un confine tra guerra e pace. Dove tracciare quel confine e quanto deve essere forte dipende da noi. La mia proposta: il confine orientale dell'Ucraina, il confine orientale della Bielorussia, i confini orientali degli Stati baltici, il confine orientale della Finlandia. Questa è la linea di sicurezza più forte per tutti noi in Europa perché è la linea del diritto internazionale. E ricordiamo ancora cos'è il diritto internazionale? Siamo onesti, il diritto internazionale, queste due parole, suonano già un po' obsolete. Ma credo che la missione dell'Europa sia quella di assicurarsi che il diritto internazionale continui a contare. E infine, un ultimo punto. Quali garanzie di sicurezza può offrire Putin? Prima della guerra, molti dubitavano che le istituzioni ucraine potessero resistere alla pressione russa e di Putin. Ma alla fine è stato Putin a dover affrontare una ribellione armata dall'interno. È stato lui a dover difendere la propria capitale dai suoi stessi signori della guerra. Questo da solo dimostra la sua debolezza. Quindi cosa succederà al milione di soldati russi che attualmente combattono in Ucraina? Dove combatteranno se non in Ucraina? Questo è il motivo per cui non possiamo semplicemente accettare un cessate il fuoco senza reali garanzie di sicurezza, senza pressioni sulla Russia, senza un sistema per tenerla sotto controllo. Per combatterci, Putin ha ritirato truppe dalla Siria, dall'Africa, dal Caucaso, persino da alcune parti della Moldova. E in questo momento, deve affrontare una carenza di forze combattenti. E se questa guerra finisse nel modo sbagliato, avrà un surplus di soldati esperti di battaglia che non sanno fare altro che uccidere e saccheggiare. E questo è un altro motivo per cui questa guerra non può essere decisa solo da pochi leader: non da Trump e Putin, non da me e Putin, non da nessuno qui a Monaco che si sieda da solo con Putin. Dobbiamo fare pressione insieme per ottenere una vera pace. Putin non può offrire vere garanzie di sicurezza. Non solo perché è un bugiardo, ma perché la Russia, allo stato attuale, ha bisogno della guerra per mantenere il potere. E il mondo deve essere protetto da questo. Quindi, primo: le forze armate europee come aggiornamento della NATO. Secondo: una politica estera comune europea. Terzo: il livello di cooperazione europea che Washington deve prendere sul serio. Quarto: il diritto internazionale. E quinto: mantenere tutta la pressione sulla Russia perché è quella pressione che garantisce la pace, non le parole di Putin, non solo qualche documento. Putin mente. È prevedibile. Ed è debole. Dobbiamo approfittarne ora, non più tardi. E dobbiamo agire come Europa e non come un gruppo di persone separate. Alcuni dicono che il nuovo anno non inizia il 1° gennaio, ma con la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Questo nuovo anno inizia ora e che sia l'anno dell'Europa, unita, forte, sicura e in pace. Pace per l'Ucraina. Pace per l'Europa. Pace per tutto il mondo. Per tutte le vostre famiglie. Grazie mille". C'è un duro lavoro dietro questo articolo. Se pensi che questo spazio di informazione sia importante, ti chiedo di sostenerlo in due modi molto semplice: 1) Iscriviti al Blog: 2) Scarica l'app per iPhone del Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

62,924 görüntüleme • 1 yıl önce

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Importante intervista di Volodymyr Zelensky a France Tv. Ancora una volta il Presidente ucraino dimostra di essere l'attore più lucido di questa fase storica. È un intervento che tutti i leader europei e occidentali dovrebbero ascoltare con attenzione, mandandolo possibilmente a memoria. Chi pensa che la guerra sia un problema ucraino non solo dimostra di non aver letto un solo libro di storia, ma anche di ignorare i segnali allarmanti in arrivo dall'intelligence e non solo. Mi fermo: di questo aspetto in particolare parleremo in maniera più approfondita nel punto nave di oggi. Per il momento mi sono limitato a tradurre per voi l'intervista integrale. Fate attenzione alle risposte del leader di Kyiv. È la persona che più di ogni altro ha compreso il modo di pensare di Vladimir Putin. È un leader che alle parole ha affiancato i fatti: una rarità in questo mondo. Non mi dilungo oltre. Parola a Zelensky. Buona lettura a voi. Giornalista: "Buongiorno, Volodymyr Zelensky. Grazie per averci ricevuto qui alla presidenza ucraina, in via Bankova, come la chiamate voi. È qui che lavorate. Lavorate precisamente due piani più sotto. È lì che si trovano i vostri uffici. Tra pochi giorni saranno passati quattro anni da quando la Russia conduce una guerra contro il vostro Paese, una guerra lanciata da Vladimir Putin. Parleremo ovviamente dei negoziati, ma prima di tutto ciò che ci ha colpito di più arrivando qui questa mattina di mercoledì è il freddo. Ci sono -20 gradi fuori e, nonostante questo freddo glaciale, è l’inverno più duro, il più gelido dall’inizio della guerra. Ebbene, i russi hanno colpito le infrastrutture energetiche, privando centinaia di migliaia di ucraini del riscaldamento. Lo abbiamo visto: la popolazione trema dal freddo. La Russia sta usando l’arma del freddo per farvi cedere?". Zelensky: "Buongiorno. Grazie mille per essere qui. Certo che la Russia sfrutta il freddo. Certo che la Russia vuole infliggere più sofferenza possibile agli ucraini affinché accettino ciò che i nostri amici americani chiamano un compromesso. Ma in realtà si tratta di un ultimatum da parte della Russia. I russi capiscono perfettamente che più attaccano la popolazione civile, più uccidono, più violano le regole della guerra, più allontanano la prospettiva di un compromesso tra Ucraina e Russia". Giornalista: "Parallelamente, Volodymyr Zelensky, i negoziati proseguono in questo momento stesso ad Abu Dhabi tra i vostri emissari ucraini, i russi e gli americani. Eppure il Cremlino stamattina ha dichiarato che continuerà la sua offensiva in Ucraina finché non accetterete le sue condizioni. Cosa risponde a Vladimir Putin? Questo tipo di dichiarazioni fa parte dei negoziati? È ricatto?". Zelensky: "Certo che è ricatto. La mia squadra è attualmente in negoziato. La nostra priorità è porre fine a questa guerra e siamo riconoscenti agli americani che oggi sono anch’essi ad Abu Dhabi". Giornalista: "Il punto cruciale dei negoziati, lo avete detto più volte, è il territorio, in particolare il Donbass. I russi vogliono che vi ritiriate da territori che non hanno ancora conquistato, come Donetsk per esempio. Avete detto che è una linea rossa, che è no. Lo dite ancora questa sera: non vi ritirerete, non uscirete da Donetsk. Perché?". Zelensky: "La Russia vuole che lasciamo tutto. Perché? Perché da quando hanno iniziato questa guerra non hanno ottenuto alcuna vittoria. Noi ucraini ci rendiamo perfettamente conto del prezzo che ogni metro e ogni chilometro di questa terra costa all’esercito russo. Loro non contano i morti. Noi siamo obbligati a farlo. Per conquistare l’est dell’Ucraina, questo costerebbe loro altri 800.000 cadaveri, i cadaveri dei loro soldati. Servirebbero almeno due anni con un’avanzata molto lenta. A mio avviso, non resisteranno così a lungo". Giornalista: "Ma voi a quali concessioni siete pronti? Ci dite no per Donetsk, ma a quali concessioni siete disposti? Siete pronti a cedere territori nel Donbass?". Zelensky: "Siamo onesti. Se parliamo di un conflitto congelato, cosa che non ho mai voluto, ma se congeliamo la linea del fronte e manteniamo le nostre posizioni rispettive, è già una concessione enorme da parte nostra. Alcuni oggi propongono di trattare la questione come se si scegliesse un piatto al ristorante: “Ecco cosa vi proponiamo”. Ma questo è totalmente falso. Si tratta di concessioni per entrambe le parti. I russi hanno bisogno di una pausa. Hanno i problemi di cui vi ho parlato. Se parliamo, per esempio, di una zona economica, i nostri militari dovrebbero arretrare. Anche i russi dovrebbero farlo. Se parliamo di una zona smilitarizzata, noi dobbiamo avere il controllo della nostra parte. Loro devono controllare la loro, ma tra di noi deve esserci una forza internazionale di interposizione". Giornalista: "Donald Trump ha detto stamattina, rivolgendosi a Vladimir Putin, che bisogna fermare ora la guerra. Manifestamente Putin non vuole fermarla, visto che continua a bombardare. Cosa dovrebbe dire Donald Trump per far cedere Vladimir Putin?". Zelensky: "Putin ha paura solo di Trump. Ciò che Trump deve dire a Putin non spetta a me dirlo. Se il presidente Trump sa che Putin ha paura di lui, allora non può accettare tutte le condizioni del presidente russo. Il presidente Trump sa di avere strumenti di pressione: l’economia, le sanzioni, le armi. Armi che potrebbe trasferirci se non vuole impegnare direttamente l’esercito americano. Attraverso il nostro esercito, può mantenere questa pressione su Putin. Tutto questo è possibile. Il presidente americano vuole fermare questa guerra con dei compromessi. Noi abbiamo sostenuto queste proposte, ma non può esserci compromesso sulla questione della nostra sovranità". Giornalista: "Dite che Vladimir Putin ha paura di una sola persona: Donald Trump. Questo significa che non ha affatto paura degli europei?". Zelensky: "Degli europei? Sapete quanto siamo riconoscenti agli europei. Sono nostri partner. Ci hanno aiutato enormemente. Ma purtroppo Putin non ha paura di loro. Giornalista: "Perché? Perché?". Zelensky: "Perché? Perché l’Europa vive in un mondo meraviglioso e sicuro che ha costruito in modo giusto, grazie alla sua economia e al suo lavoro. Economia solida, Paesi che vivono in pace da molto tempo. L’Europa non è violenta, è molto democratica. L’Europa vuole dare voce a ogni Paese, ed è giusto. È anche per questo che l’Ucraina sceglie la strada verso l’Europa. Anche l’Ucraina vuole vivere in una democrazia. Ma una democrazia pura oggi non può fermare Putin, perché lui non rispetta le regole della guerra". Giornalista: "Eppure, pochi giorni fa a Davos avete usato parole molto dure contro gli europei. Avete criticato la loro debolezza, la loro divisione, avete detto che erano frammentati, che sembravano persi di fronte a Donald Trump. Le parole sono dure. Eppure l’Europa continua ad aiutarvi: decine di miliardi all’Ucraina da quattro anni, aiuti militari e civili. E nonostante ciò, avete l’impressione che l’Europa resti molle di fronte a Putin, che non capisca davvero la posta in gioco?". Zelensky: "L’Europa aiuta l’Ucraina. L’Europa è consapevole delle sfide. Ma è come se gli europei non riuscissero a credere che questo possa accadere nei loro stessi Paesi. In Europa la vita è confortevole, è piacevole. Per questo dico che oggi stiamo tutti combattendo per difendere questo stile di vita. Ma oggi è molto chiaro che se l’Ucraina non ferma Putin, i Paesi vicini all’Ucraina capiscono che saranno le prime vittime di Putin. La Russia avanzerà. I loro droni possono colpire in profondità. La portata dei loro missili è praticamente illimitata. Possono colpire ovunque. Non voglio spaventare nessuno. Coloro in Europa che lo hanno capito aiutano l’Ucraina in modo molto efficace. Ma i Paesi che non si rendono conto che questa tragedia è in corso dicono che le loro priorità restano le questioni interne. Dicono: “Volete che spendiamo di più per le armi? No, è una sfida per la nostra società”. “Volete che sosteniamo l’Ucraina? I nostri elettori dicono che questo fa aumentare le tasse”. “Bisogna aiutare l’Ucraina quando fa così freddo, mentre da noi aumenta il prezzo dell’elettricità”. Non vogliono semplicemente rendersi conto di tutti i rischi che esistono oggi". Giornalista: "A Davos avete anche detto che con Donald Trump il dialogo è talvolta difficile. Viene spontaneo immaginare come si svolgano questi incontri. Come va quando vi trovate faccia a faccia con Donald Trump? Che qualità bisogna avere per convincerlo, per fargli cambiare idea?". Zelensky: "Non vi svelerò tutti i segreti, altrimenti non avrei più… come dire… più "carte" in mano. È un’espressione di Donald Trump. Non posso svelarveli. È un dialogo tra due persone. Ci sono diversi fattori, in particolare la situazione dei nostri due Paesi. Gli americani come gli ucraini sono persone comuni e sono certo che i nostri popoli condividano gli stessi valori, anche se a livello politico ci sono differenze. A mio avviso, gli Stati Uniti hanno altre priorità sul piano geopolitico. Ma gli Stati Uniti devono capire che l’Ucraina è importante. Ed è un punto cruciale dei miei scambi quando parlo con il presidente Trump. Trump deve rendersi conto che l’Ucraina è importante per la sicurezza del mondo". Giornalista: "Emmanuel Macron ha dichiarato ieri che una ripresa del dialogo con Vladimir Putin si sta preparando. Che gli europei devono parlare con Putin, riceverlo di nuovo. Pensate che sia la cosa giusta da fare?". Zelensky: "Siamo buoni amici, Emmanuel e io. Certo, mi ha chiamato per dirmi che stava riflettendo a una ripresa del dialogo con i russi. L’interesse di Putin è umiliare l’Europa. È molto importante che Emmanuel cerchi di aiutare. È importante che i leader lavorino per cercare di riportare la pace tra i nostri Paesi. Sarebbe benefico per il mondo intero se non ci fosse più guerra in Ucraina. Ma Putin cerca solo di umiliare gli europei. Quando si parla di riprendere il dialogo con Putin, la domanda è: in quale momento? Non quale giorno preciso. Avrebbe potuto essere ieri, se la pressione sulla Russia fosse stata sufficiente. Ma non lo era. Quindi, a mio avviso, bisogna dialogare, ma ponendo delle condizioni". Giornalista: "Che messaggio volete inviare ai francesi che vi guardano questa sera? Qualche giorno fa la Francia ha fermato una nave della cosiddetta flotta ombra russa. I francesi devono fare di più per gli ucraini?". Zelensky: È una decisione che spetta ai francesi. Per quanto ci riguarda, siamo riconoscenti per l’aiuto che ci fornite. Più la Francia sarà forte, meno possibilità ci saranno che questa guerra arrivi da voi. Questo è il mio messaggio alla Francia. Siamo riconoscenti a chi crede in noi. Grazie per il vostro aiuto e contiamo su un sostegno ancora più forte. E per coloro che non credono in noi, è una loro scelta". Giornalista: "Volodymyr Zelensky, tra poco si arriverà ai quattro anni di guerra, il 24 febbraio. Qual è il sentimento che domina in voi? Stanchezza, rabbia, dolore, orgoglio?". Zelensky: "L’orgoglio. Prima di tutto l’orgoglio per gli ucraini. Siamo quaranta volte meno numerosi dei russi. Ma guardate quanto il nostro popolo è più grande della Russia. Siamo più liberi e comprendiamo molto bene il prezzo della vita". Giornalista: "Da quattro anni, quanti ucraini sono morti? Avete dei numeri?"" Zelensky: Ufficialmente, sul campo di battaglia, il numero dei militari uccisi, che siano soldati di carriera o persone mobilitate è 55mila. E c’è anche un gran numero di persone che l’Ucraina considera disperse". Giornalista: "Questa guerra, dopo quattro anni, avete paura di perderla?". Zelensky: "Certo. Se perdiamo questa guerra, perdiamo semplicemente l’indipendenza del nostro Paese. Finora siamo riusciti a preservarla. Se perdiamo l’indipendenza, se diventiamo parte della Russia, sarebbe una perdita assolutamente mostruosa. E sono certo che questo non accadrà". Giornalista: "Tra un anno, se torniamo qui per intervistarvi, ci sarà la pace in Ucraina?". Zelensky: "Faremo tutto il possibile. È la nostra priorità. La mia e quella della mia squadra". Giornalista: "Per arrivare qui abbiamo attraversato diversi posti di blocco, ci hanno preso i telefoni, siamo stati perquisiti più volte. Ogni giorno avete paura per la vostra vita?". Zelensky: Quando si parla di paura…Sapete, la Russia ha già cercato di eliminarmi diverse volte. In un certo senso non provo più la stessa paura dell’inizio della guerra. Mi ci sono abituato. Fa parte della mia vita". Giornalista: "Grazie". Zelensky: "Grazie a voi". Se hai apprezzato questo intervento, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarlo altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: Scaricando l'app per iPhone: O attraverso una donazione: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

35,545 görüntüleme • 5 ay önce

🇮🇱🇺🇸 1/2 Farei torto alla mia coscienza e a voi lettori se, per timore di incorrere nelle critiche dei soliti noti, rinunciassi a proporre la traduzione integrale del bellissimo discorso pronunciato ieri al Congresso americano da Bibi #Netanyahu. Immagino già cosa si scatenerà qui sotto: non è importante. Nell'intervento del primo ministro israeliano troverete ovviamente alcuni passaggi controversi: ma cosa non lo è in Medio Oriente? E ancora: come può non essere controverso il racconto di una guerra così difficile, così letale? Una guerra - dovremmo sempre ricordarlo - avviata il 7 ottobre dai terroristi di #Hamas. Vista la premessa, qualcuno si potrebbe ora domandare: perché, nonostante le controindicazioni esposte, decidi comunque di pubblicare questo discorso? Direi per senso di giustizia. Leggendo questo intervento, ne sono certo, molti scopriranno verità sullo Stato Ebraico e le sue azioni che giornali, opinionisti, politici hanno per mesi scientemente nascosto e travisato, al fine di dipingere #Israele come uno Stato genocida, terrorista, usurpatore. Non è mai stato vero. Non lo sarà mai. Lo dissi il 7 ottobre, lo ripeto oggi: sempre dalla parte di Israele. Buona lettura. ------------------------------------------------- "Mister Speaker, desidero ringraziarla per avermi concesso il profondo onore di rivolgermi per la quarta volta a questa grande cittadella della democrazia. Ci troviamo oggi a un crocevia della storia. Il nostro mondo è in subbuglio. In Medio Oriente, l'asse del terrore iraniano affronta l'America, Israele e i nostri amici arabi. Non si tratta di uno scontro di civiltà. È uno scontro tra barbarie e civiltà. È uno scontro tra chi glorifica la morte e chi santifica la vita. Affinché le forze della civiltà trionfino, l'America e Israele devono restare uniti. Perché quando siamo uniti, succede una cosa molto semplice. Noi vinciamo. Loro perdono. E amici miei, oggi sono venuto ad assicurarvi una cosa: vinceremo. Signore e signori, Come il 7 dicembre 1941 e l'11 settembre 2001, il 7 ottobre è un giorno che vivrà per sempre nell'infamia. Era la festa ebraica di Simchat Torah. È iniziata come una giornata perfetta. Non una nuvola in cielo. Migliaia di giovani israeliani stavano festeggiando in un festival musicale all'aperto. E all'improvviso, alle 6:29 del mattino, mentre i bambini dormivano ancora profondamente nei loro letti nelle città e nei kibbutz vicini a Gaza, il paradiso si è trasformato in inferno. Tremila terroristi di #Hamas hanno fatto irruzione in #Israele. Hanno massacrato 1.200 persone provenienti da 41 Paesi, tra cui 39 americani. In proporzione, rispetto alla nostra popolazione, sono come venti 11 settembre in un giorno. E questi mostri hanno violentato donne, decapitato uomini, bruciato vivi bambini, ucciso genitori davanti ai loro figli e bambini davanti ai loro genitori. Hanno trascinato 255 persone, tra vivi e morti, nelle buie gallerie di Gaza. Israele ha già riportato a casa 135 di questi ostaggi, compresi sette che sono stati liberati in audaci operazioni di salvataggio. Uno di questi ostaggi liberati, Noa Argamani, è qui in galleria seduta vicino a mia moglie Sara. La mattina del 7 ottobre, il mondo intero ha visto lo sguardo di disperazione di Noa mentre veniva violentemente rapita a Gaza sul retro di una moto. Ho conosciuto Liora, la madre di Noa, qualche mese fa. Stava morendo di cancro. Mi disse: "Primo Ministro, ho un ultimo desiderio. Vorrei abbracciare mia figlia Noa un'ultima volta prima di morire". Due mesi fa, ho autorizzato un'operazione di salvataggio di commando mozzafiato. Le nostre forze speciali, tra cui un eroico ufficiale di nome Arnon Zmora, caduto in questa battaglia, hanno salvato Noa e altri tre ostaggi. Credo sia una delle cose più commoventi, quando Noa si è riunita con sua madre, Liora, e l'ultimo desiderio di sua madre si è avverato. Noa, siamo entusiasti di averti con noi oggi. Grazie. Anche molte famiglie di ostaggi sono qui con noi oggi, tra cui Eliyahu Bibas. Eliyahu Bibas è il nonno di quei due bellissimi bambini dai capelli rossi, i Bibas, ancora piccoli. Sono stati presi in ostaggio insieme alla madre e al figlio di Eliyahu. L'intera famiglia è stata presa in ostaggio. Due bellissimi bambini dai capelli rossi presi in ostaggio. Che mostri. Con noi c'è anche Iris Haim, il cui figlio Yotam è coraggiosamente fuggito dalla prigionia di Hamas con altri due israeliani, e tragicamente sono stati uccisi mentre tornavano verso le nostre linee. Sono con noi anche le famiglie degli ostaggi americani. Sono qui. Il dolore che queste famiglie hanno sopportato va oltre le parole. Ieri li ho incontrati di nuovo e ho promesso loro questo. Non mi fermerò finché tutti i loro cari non saranno a casa. Tutti. Mentre parliamo, siamo attivamente impegnati in sforzi intensi per garantire il loro rilascio, e sono fiducioso che questi sforzi possano avere successo. Alcuni di essi si stanno svolgendo proprio ora. Voglio ringraziare il Presidente Biden per il suo instancabile impegno a favore degli ostaggi e delle loro famiglie. Ringrazio il Presidente Biden per il suo appassionato sostegno a Israele dopo il barbaro attacco del 7 ottobre. Ha giustamente definito Hamas "pura malvagità". Ha inviato due portaerei in Medio Oriente per scoraggiare una guerra più ampia. È venuto in Israele per stare al nostro fianco nel momento più buio, una visita che non sarà mai dimenticata. Il Presidente Biden e io ci conosciamo da oltre quarant'anni. Voglio ringraziarlo per mezzo secolo di amicizia con Israele e per essere, come dice lui, un orgoglioso sionista. In realtà, dice, un orgoglioso sionista irlandese-americano. Amici miei, per più di nove mesi i soldati israeliani hanno dimostrato un coraggio senza limiti. Oggi è con noi il tenente Avichail Reuven. Avichail è un ufficiale dei paracadutisti israeliani. La sua famiglia è immigrata in Israele dall'Etiopia. Nelle prime ore del 7 ottobre, Avichail ha sentito la notizia della sanguinosa furia di Hamas. Ha indossato la sua uniforme, ha preso il suo fucile, ma non aveva un'auto. Così ha corso per otto miglia fino al fronte di Gaza per difendere la sua gente. Avete sentito bene. Ha corso per otto miglia, è arrivato in prima linea, ha ucciso molti terroristi e ha salvato molte vite. Avichail, tutti noi onoriamo il tuo straordinario eroismo. Un altro israeliano è qui con noi oggi. È in piedi proprio accanto ad Avichail. È il sergente maggiore Ashraf al Bahiri. Ashraf è un soldato beduino della comunità musulmana israeliana di Rahat. Il 7 ottobre, anche Ashraf ha ucciso molti terroristi. Prima ha difeso i suoi compagni nella base militare, poi si è precipitato a difendere le comunità vicine, compresa quella devastata del Kibbutz Be'eri. Come Ashraf, i soldati musulmani dell'IDF hanno combattuto a fianco dei loro compagni d'armi ebrei, drusi, cristiani e di altre nazionalità con enorme coraggio. Un terzo eroe, il tenente Asa Sofer è qui con noi. Asa ha combattuto come ufficiale nel corpo dei carri armati ed è stato ferito in battaglia. È stato ferito in battaglia mentre proteggeva i suoi compagni da una granata. Ha perso il braccio destro e la vista dall'occhio sinistro. Si sta riprendendo e incredibilmente, in breve tempo, Asa tornerà in servizio attivo come comandante di una compagnia di carri armati. Ho appena saputo che c'è un quarto eroe: il tenente Yonatan, Jonathan Ben Hamo, che ha perso una gamba a Gaza e ha continuato a combattere. Amici miei, questi sono i soldati d'Israele: non si arrendono, non si scoraggiano, non hanno paura. Come dice la Bibbia, "עם כלביא יקום" - si alzeranno come leoni. Si sono sollevati come leoni, i leoni di Giuda, i leoni di Israele. Signore e signori, gli uomini e le donne dell'IDF provengono da ogni angolo della società israeliana, da ogni etnia, da ogni colore, da ogni credo, da destra e da sinistra, dalla religione e dalla laicità. Tutti sono impregnati dello spirito indomito dei Maccabei, i leggendari guerrieri ebrei dell'antichità. Oggi è con noi Yechiel Leiter, il padre di uno di quei Maccabei. Il padre di Yehiel è sfuggito all'Olocausto e ha trovato rifugio in America. Da giovane, Yechiel si trasferì in Israele e creò una famiglia di otto figli. Chiamò il figlio maggiore Moshe in onore del padre scomparso. Moshe divenne un ufficiale esemplare in una delle nostre unità di commando d'élite. Ha servito con distinzione per due decenni, mentre cresceva sei bellissimi figli. Il 7 ottobre Moshe si è offerto volontario per tornare a combattere. Quattro settimane dopo, fu ucciso dall'esplosione di una mina a trappola esplosiva in un pozzo di una galleria proprio accanto a una moschea. Al funerale del figlio, Yechiel ha detto questo: "Se lo Stato di Israele non fosse stato fondato dopo l'Olocausto, l'immagine impressa nella nostra memoria collettiva sarebbe stata la fotografia di quel ragazzo ebreo indifeso nel ghetto di Varsavia che teneva le mani alzate in aria con le armi naziste puntate contro di lui. Ma grazie alla nascita di Israele", ha continuato Yechiel, "grazie al coraggio di soldati come mio figlio Moshe, il popolo ebraico non è più indifeso di fronte ai nostri nemici". Yechiel, ti prego di alzarti per onorare il sacrificio di tuo figlio. E prometto a te e a tutte le famiglie in lutto di Israele, alcune delle quali sono presenti oggi in questa sala, che il sacrificio dei vostri cari non sarà vano. Non sarà vano perché per Israele il "mai più" non deve essere una promessa vuota. Deve sempre rimanere un voto sacro. E dopo il 7 ottobre, "mai più" è adesso. Amici miei, sconfiggere i nostri brutali nemici richiede coraggio e chiarezza. La chiarezza inizia con la conoscenza della differenza tra bene e male. Eppure, incredibilmente, molti manifestanti anti-Israele scelgono di stare dalla parte del male. Stanno con Hamas. Stanno con gli stupratori e gli assassini. Stanno con persone che sono entrate nei kibbutz, in una casa, i cui genitori hanno nascosto i bambini, i due neonati, in soffitta, in una soffitta segreta. Hanno ucciso la famiglia, i genitori, hanno trovato il chiavistello segreto della soffitta nascosta e poi hanno ucciso i bambini. Questi manifestanti sono al loro fianco. Dovrebbero vergognarsi. Si rifiutano di fare la semplice distinzione tra chi prende di mira i terroristi e chi i civili, tra lo Stato democratico di Israele e i teppisti terroristi di Hamas. Recentemente abbiamo appreso dal Direttore della National Intelligence degli Stati Uniti che l'Iran sta finanziando e promuovendo le proteste anti-Israele in America. Vogliono distruggere l'America. Così questi manifestanti hanno bruciato le bandiere americane anche il 4 luglio. Vorrei rendere omaggio ai fratelli della confraternita dell' University of North Carolina che hanno protetto la bandiera americana, protetto la bandiera americana contro questi manifestanti anti-Israele. Per quanto ne sappiamo, l'Iran sta finanziando le proteste anti-israeliane che si stanno svolgendo in questo momento fuori da questo edificio - non sono molte, ma ci sono - e in tutta la città. Ho un messaggio per questi manifestanti: quando i tiranni di Teheran, che impiccano i gay alle gru e uccidono le donne perché non si coprono i capelli, vi lodano, vi promuovono e vi finanziano, siete ufficialmente diventati gli utili idioti dell'Iran. È incredibile, assolutamente incredibile. Alcuni di questi manifestanti tengono cartelli che proclamano "Gay per Gaza". Potrebbero anche tenere cartelli con scritto "Polli per KFC". Questi manifestanti cantano "Dal fiume al mare". Ma molti non hanno la minima idea di quale fiume e quale mare stiano parlando. Non solo prendono una F in geografia, ma anche in storia. Chiamano Israele uno Stato colonialista. Non sanno che la Terra d'Israele è il luogo in cui Abramo, Isacco e Giacobbe hanno pregato, dove Isaia e Geremia hanno predicato e dove Davide e Salomone hanno governato? Per quasi quattromila anni, la Terra d'Israele è stata la patria del popolo ebraico. È sempre stata la nostra casa e lo sarà sempre. Non sono solo i manifestanti del campus a sbagliare. Sono anche le persone che gestiscono quei campus. Ottant'anni dopo l'Olocausto, i presidenti di Harvard, Penn e, mi vergogno a dirlo, della mia alma mater, il MIT, non sono riusciti a condannare gli appelli al genocidio degli ebrei. Ricordate cosa dissero? Dissero: "Dipende dal contesto". Ebbene, permettetemi di dare a questi accademici confusi un po' di contesto. L'antisemitismo è l'odio più antico del mondo. Per secoli, il massacro degli ebrei è sempre stato preceduto da accuse selvagge. Siamo stati accusati di tutto, dall'avvelenamento dei pozzi alla diffusione delle pestilenze, fino all'uso del sangue dei bambini macellati per preparare le matzos della Pasqua. Queste assurde menzogne antisemite hanno portato alla persecuzione, all'omicidio di massa e infine al peggior genocidio della storia, l'Olocausto. Ora, proprio come le menzogne maligne sono state rivolte per secoli al popolo ebraico, le menzogne maligne vengono ora rivolte allo Stato ebraico. No, no. Non applaudite. Ascoltate. Le calunnie oltraggiose che dipingono Israele come razzista e genocida hanno lo scopo di delegittimare Israele, di demonizzare lo Stato ebraico e di demonizzare gli ebrei ovunque. E non c'è da stupirsi, non c'è da stupirsi se abbiamo assistito a un aumento spaventoso dell'antisemitismo in America e nel mondo. Amici miei, ogni volta e ovunque vediamo il flagello dell'antisemitismo, dobbiamo condannarlo inequivocabilmente e combatterlo con determinazione, senza eccezioni. E non lasciatevi ingannare quando le calunnie contro lo Stato ebraico provengono da persone che indossano eleganti abiti di seta e parlano con toni elevati di legge e giustizia. Ecco un esempio: il procuratore della Corte Penale Internazionale ha vergognosamente accusato Israele di aver deliberatamente affamato la popolazione di Gaza. È un'assurdità assoluta. È un'assoluta falsità. Israele ha permesso a più di 40.000 camion di aiuti di entrare a Gaza. Si tratta di mezzo milione di tonnellate di cibo, più di 3.000 calorie per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Se ci sono palestinesi a Gaza che non ricevono abbastanza cibo, non è perché Israele lo blocca, ma perché Hamas lo ruba. Questo per quanto riguarda la menzogna, ma eccone un'altra: il procuratore della Corte Penale Internazionale accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i civili. Di cosa diamine sta parlando? L'IDF ha lanciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo, fatto centinaia di migliaia di telefonate per allontanare i civili palestinesi dal pericolo. Ma allo stesso tempo, Hamas fa di tutto per mettere in pericolo i civili palestinesi. Lanciano razzi dalle scuole, dagli ospedali, dalle moschee. Sparano persino ai loro stessi cittadini quando cercano di lasciare la zona di guerra. Un alto funzionario di Hamas, Fathi Hamad, si è vantato - ascoltate questo - che le donne e i bambini palestinesi eccellono nell'essere scudi umani. Le sue parole: "eccellono nell'essere scudi umani". Che mostruosa malvagità. Per Israele, ogni morte di civili è una tragedia. Per Hamas è una strategia. In realtà vogliono che i civili palestinesi muoiano, in modo che Israele venga diffamato dai media internazionali e sia costretto a porre fine alla guerra prima che sia vinta. Questo permetterebbe ad Hamas di sopravvivere un altro giorno e, come hanno giurato, di portare a termine il 7 ottobre ancora e ancora e ancora. Ebbene, voglio assicurarvi che, a prescindere dalle pressioni esercitate, non permetterò mai che ciò accada. La stragrande maggioranza degli americani non è caduta nella propaganda di Hamas. Continuano a sostenere Israele, e voglio dire: Grazie America, e grazie a voi, senatori e deputati che continuate a sostenerci, a sostenere Israele, a sostenere la verità e a vedere oltre le bugie. Ma per quanto riguarda la minoranza che potrebbe essere caduta nella truffa di Hamas, vi suggerisco di ascoltare il colonnello John Spencer. John Spencer è il responsabile degli studi sulla guerra urbana a West Point. Ha studiato tutti i principali conflitti in ambiente urbano, stavo per dire nella storia moderna, ma mi ha corretto. No, nella storia. Israele, ha detto, ha messo in atto più precauzioni per prevenire danni ai civili di qualsiasi altro esercito nella storia e al di là di quanto richiesto dal diritto internazionale. Ecco perché, nonostante tutte le bugie che avete sentito, la guerra a Gaza ha uno dei più bassi rapporti tra combattenti e vittime non combattenti nella storia della guerra urbana. E volete sapere dove è più basso a Gaza? A Rafah. A Rafah. Ricordate cosa hanno detto in tanti? Se Israele entra a Rafah, ci saranno migliaia, forse addirittura decine di migliaia di civili uccisi. Ebbene, la settimana scorsa sono andato a Rafah. Ho visitato le nostre truppe mentre finivano di combattere i restanti battaglioni terroristici di Hamas. Ho chiesto al comandante: "Quanti terroristi avete eliminato a Rafah?". Mi ha dato un numero esatto: 1.203. Gli ho chiesto: "Quanti civili sono stati uccisi?". Mi ha risposto: "Primo Ministro, praticamente nessuno. Con l'eccezione di un singolo incidente, in cui le schegge di una bomba hanno colpito un deposito di armi di Hamas, uccidendo involontariamente due dozzine di persone, la risposta è praticamente nessuna". Volete sapere perché? Perché Israele ha messo i civili al riparo, cosa che si diceva non avremmo mai potuto fare, ma l'abbiamo fatto. Questi eroi qui oggi, gli eroici soldati di Israele, non dovrebbero essere condannati per come stanno conducendo la guerra a Gaza. Dovrebbero essere lodati per questo. Voglio ringraziare tutti voi che oggi vi siete opposti con forza alle false accuse della Corte penale internazionale e avete difeso la verità. Queste bugie non sono solo diffamatorie. Sono assolutamente pericolose. La CPI sta cercando di legare le mani a Israele e di impedirci di difenderci. E se Israele ha le mani legate, l'America è la prossima. Vi dirò cos'altro succederà. La capacità di tutte le democrazie di combattere il terrorismo sarà messa a rischio. Ecco cosa c'è in gioco. Quindi vi assicuro che le mani dello Stato Ebraico non saranno mai incatenate. Israele si difenderà sempre. Amici miei, in Medio Oriente, l'Iran è praticamente dietro a tutto il terrorismo, a tutti i disordini, al caos e alle uccisioni. E questo non deve sorprendere. Quando fondò la Repubblica islamica, l'Ayatollah Khomeini promise: "Esporteremo la nostra rivoluzione in tutto il mondo. Esporteremo la rivoluzione islamica in tutto il mondo". Ora, chiedetevi: quale Paese ostacola in ultima analisi i piani maniacali dell'Iran di imporre l'Islam radicale nel mondo? La risposta è chiara: l'America, il guardiano della civiltà occidentale e la più grande potenza del mondo. Ecco perché l'Iran vede l'America come il suo più grande nemico. Il mese scorso ho sentito un commento rivelatore, apparentemente sulla guerra a Gaza, ma su qualcos'altro. Il ministro degli Esteri del proxy dell'Iran, Hezbollah, ha detto questo: "Questa non è una guerra con Israele. Israele", ha detto, "è solo uno strumento. La guerra principale, la vera guerra, è con l'America". Il regime iraniano ha combattuto l'America dal momento in cui è salito al potere. Nel 1979 ha assaltato l'ambasciata americana e ha tenuto in ostaggio decine di americani per 444 giorni. Da allora, i proxy terroristici dell'Iran hanno preso di mira l'America in Medio Oriente e altrove. A Beirut hanno ucciso 241 militari americani. In Africa, hanno bombardato le ambasciate americane. In Iraq, hanno fornito esplosivi per mutilare e uccidere migliaia di soldati americani. In America hanno inviato squadroni della morte. Qui hanno mandato squadroni della morte per uccidere un ex Segretario di Stato e un ex consigliere per la sicurezza nazionale. E come abbiamo appreso di recente, hanno anche sfacciatamente minacciato di assassinare il Presidente Trump. Ma l'Iran sa che per sfidare veramente l'America deve prima conquistare il Medio Oriente. E per questo utilizza i suoi numerosi proxy, tra cui gli Houthi, Hezbollah e Hamas. Tuttavia, nel cuore del Medio Oriente, a ostacolare l'Iran, c'è una fiera democrazia filoamericana: il mio Paese, lo Stato di Israele. Ecco perché la folla di Teheran canta "Morte a Israele" prima di cantare "Morte all'America". Per l'Iran, Israele è il primo, l'America è il secondo. Quindi, quando Israele combatte Hamas, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo Hezbollah, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo gli Houthi, stiamo combattendo l'Iran. E quando combattiamo l'Iran, stiamo combattendo il nemico più radicale e assassino degli Stati Uniti d'America. E un'altra cosa. Quando Israele agisce per impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari, armi nucleari che potrebbero distruggere Israele e minacciare ogni città americana, ogni città da cui provenite, non stiamo proteggendo solo noi stessi. Stiamo proteggendo voi. Amici miei, Se ricordate una cosa, una sola cosa di questo discorso, ricordate questo: I nostri nemici sono i vostri nemici, la nostra lotta è la vostra lotta e la nostra vittoria sarà la vostra vittoria. Signore e signori, Quella vittoria è in vista. La sconfitta di Hamas da parte di Israele sarà un duro colpo per l'asse del terrore iraniano. Un'altra parte di questo asse, Hezbollah, ha attaccato Israele l'8 ottobre, un giorno dopo l'attacco di Hamas. Ha lanciato migliaia di missili e droni contro di noi. Ottantamila dei nostri cittadini nel nord di Israele hanno abbandonato le loro case, diventando di fatto dei rifugiati nella loro stessa terra. Siamo impegnati a riportarli a casa. Preferiamo raggiungere questo obiettivo per via diplomatica. Ma voglio essere chiaro: Israele farà tutto ciò che è necessario per ripristinare la sicurezza del nostro confine settentrionale e riportare i nostri cittadini in sicurezza nelle loro case. Venerdì scorso, un terzo proxy iraniano, gli Houthi, ha attaccato Tel Aviv con un drone mortale. È esploso a poche centinaia di metri dal consolato americano, uccidendo una persona e ferendone nove. Sabato ho autorizzato una risposta rapida a quell'attacco. Tutti i nostri nemici dovrebbero saperlo. Chi attacca Israele pagherà un prezzo molto alto. E mentre ci difendiamo su tutti i fronti, so che l'America ci sostiene. E vi ringrazio per questo. A tutti gli schieramenti, grazie a tutti. Amici miei, Per decenni, l'America ha fornito a Israele una generosa assistenza militare e un Israele riconoscente ha fornito all'America informazioni critiche che hanno salvato molte vite. Abbiamo sviluppato insieme alcune delle armi più sofisticate del pianeta. Scelgo le parole con attenzione: abbiamo sviluppato congiuntamente alcune delle armi più sofisticate del pianeta, che aiutano a proteggere entrambi i nostri Paesi. E contribuiamo anche a mantenere gli stivali americani lontani dal suolo, proteggendo i nostri interessi comuni in Medio Oriente. Apprezzo profondamente il sostegno dell'America, anche in questa guerra. Ma questo è un momento eccezionale. L'accelerazione degli aiuti militari statunitensi può accelerare drasticamente la fine della guerra a Gaza e contribuire a prevenire una guerra più ampia in Medio Oriente. Nella Seconda guerra mondiale, mentre la Gran Bretagna combatteva sul fronte della civiltà, Winston Churchill si rivolse agli americani con queste famose parole: "Dateci gli strumenti e finiremo il lavoro". Oggi, mentre Israele combatte sul fronte della civiltà, anch'io faccio appello all'America: "Dateci gli strumenti più velocemente, e finiremo il lavoro più velocemente". Miei cari amici, La guerra a Gaza potrebbe finire domani se Hamas si arrende, si disarma e restituisce tutti gli ostaggi. Ma se non lo faranno, Israele combatterà finché non avremo distrutto le capacità militari di Hamas e il suo dominio a Gaza e non avremo riportato a casa tutti i nostri ostaggi. Questo significa vittoria totale e non ci accontenteremo di niente di meno. Il giorno dopo aver sconfitto Hamas, potrà nascere una nuova Gaza. La mia visione per quel giorno è di una Gaza smilitarizzata e deradicalizzata. Israele non vuole insediarsi a Gaza. Ma per il prossimo futuro, dobbiamo mantenere il controllo della sicurezza per prevenire la rinascita del terrore, per garantire che Gaza non rappresenti mai più una minaccia per Israele. Gaza dovrebbe avere un'amministrazione civile gestita da palestinesi che non cercano di distruggere Israele. Non è chiedere troppo. È una cosa fondamentale che abbiamo il diritto di chiedere e di ricevere. Una nuova generazione di palestinesi non deve più essere educata a odiare gli ebrei, ma a vivere in pace con noi. Queste due parole, smilitarizzazione e deradicalizzazione, sono state applicate alla Germania e al Giappone

Dario D'Angelo

51,661 görüntüleme • 2 yıl önce

1/2 🚨🇮🇱🇺🇳 Un Bibi Netanyahu letteralmente scatenato quello che ha parlato oggi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Spiegata l'inusuale decisione di circondare la Striscia di Gaza con potenti altoparlanti: il primo ministro israeliano si è infatti rivolto direttamente agli ostaggi e ai leader di Hamas. Il tutto mentre l'esercito israeliano prendeva il controllo dei telefoni dei palestinesi nella Striscia, trasmettendo in diretta il suo intervento in diretta. Parole durissime per i leader occidentali accusati di aver ceduto alle pressioni della propaganda nemica, lasciando lo Stato ebraico da solo nel condurre una battaglia comune - ed esistenziale - contro il terrorismo islamico. Quello di Netanyahu è senza dubbio il discorso più forte tra i tanti pronunciati a New York in questi giorni. Se ne discuterà moltissimo. Per questo motivo, anziché riportare questo o quell'altro passaggio, l'ho tradotto integralmente per voi. È molto lungo. Su X non basta un solo post, ne occorrono due. Ma credo che ne valga la pena. Mi farete sapere. Buona lettura. "Signore e signori, lo scorso anno mi sono presentato a questo podio e ho mostrato questa mappa. Questa mappa mostra la maledizione dell’asse del terrore iraniano. Questo asse minacciava la pace dell’intero mondo. Minacciava la stabilità della nostra regione e la stessa esistenza del mio Paese, Israele. L’Iran stava sviluppando rapidamente un massiccio programma di armi nucleari e un massiccio programma di missili balistici. Questi non erano destinati soltanto a distruggere Israele. Erano destinati a minacciare anche gli Stati Uniti e a ricattare le nazioni ovunque. Da Gaza, Yahya Sinwar ha inviato ondate di terroristi di Hamas. Il 7 ottobre hanno fatto irruzione in Israele e hanno commesso atti di indicibile barbarie. Dal Libano, Hezbollah ha lanciato migliaia di missili e razzi contro le nostre città, terrorizzando i nostri cittadini. In Siria, il dittatore assassino Assad ha ospitato le forze iraniane, stringendo un cappio di morte intorno alle nostre gole. In Yemen, gli Houthi hanno lanciato missili balistici contro Israele mentre soffocavano il commercio mondiale allo sbocco del Mar Rosso. E allora, che cosa è accaduto nell’ultimo anno? Abbiamo colpito duramente gli Houthi, compreso ieri. Abbiamo schiacciato gran parte della macchina del terrore di Hamas. Abbiamo eliminato la maggior parte dei suoi leader e gran parte del suo arsenale. Vi ricordate quei cercapersone, i “beeper”? Abbiamo “mandato un messaggio” a Hezbollah. E credetemi, hanno ricevuto il messaggio! E migliaia di terroristi, migliaia di terroristi, sono caduti al suolo. Abbiamo distrutto gli armamenti di Assad in Siria. Abbiamo dissuaso le milizie sciite iraniane in Iraq. E soprattutto, più di qualsiasi altra cosa che potrei dirvi, più di qualsiasi altra cosa che abbiamo fatto quest’anno o in quest’ultimo decennio, abbiamo devastato i programmi nucleari e missilistici dell’Iran. Ecco dunque qual è la situazione oggi: Metà della leadership in Yemen: eliminata. Yahya Sinwar a Gaza: eliminato. Hassan Nasrallah in Libano: eliminato. Il regime di Assad in Siria: eliminato. Quelle milizie in Iraq sono ancora dissuase. E i loro leader, se attaccheranno Israele, verranno eliminati anch’essi. E i comandanti militari di vertice dell’Iran, i suoi principali scienziati della bomba atomica: eliminati pure loro. La guerra dei 12 giorni di Israele con l’Iran, che io ho ribattezzato Operazione Leone Nascente – un nome tratto dalla Bibbia – entrerà negli annali della storia militare. I nostri coraggiosi piloti hanno neutralizzato le difese missilistiche dell’Iran e preso il controllo dei cieli sopra Teheran. E lo avete visto: i piloti da caccia israeliani e i piloti americani dei B-2 hanno bombardato i siti di arricchimento nucleare iraniani. Voglio ringraziare il Presidente Trump per la sua azione coraggiosa e decisiva. Il Presidente Trump ed io avevamo promesso di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. E abbiamo mantenuto quella promessa. Abbiamo rimosso una minaccia esistenziale per Israele e una minaccia mortale per il mondo civile. Abbiamo dissipato una nube oscura che avrebbe potuto reclamare milioni e milioni di vite. Ma, signore e signori, dobbiamo restare vigili. Dobbiamo restare assolutamente lucidi e vigili. Non dobbiamo permettere che l’Iran ricostruisca le sue capacità nucleari militari. Le sue scorte di uranio arricchito devono essere eliminate. E già domani, le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’Iran devono essere reintrodotte. Grazie alla determinazione del nostro popolo, al coraggio dei nostri soldati e alle decisioni coraggiose che abbiamo preso, Israele è risorto dal suo giorno più oscuro per compiere uno dei ritorni militari più sorprendenti della storia. Ma non abbiamo ancora finito. Gli ultimi elementi, le ultime roccaforti di Hamas si trovano a Gaza City. Lì promettono di ripetere le atrocità del 7 ottobre ancora, e ancora, e ancora, nonostante le loro forze siano state decimate. Ecco perché Israele deve portare a termine il lavoro. Ecco perché vogliamo farlo il più rapidamente possibile. Signore e signori, gran parte del mondo non ricorda più il 7 ottobre. Ma noi ricordiamo! Israele ricorda il 7 ottobre! In quel giorno...vi dirò: potete ricordarlo anche voi. Vedete questa grande spilla qui? È un codice QR. Vi chiedo di alzare i vostri telefoni, inquadrarlo, e anche voi vedrete perché combattiamo e perché dobbiamo vincere! È tutto qui dentro. Il 7 ottobre Hamas ha compiuto il peggior attacco contro gli ebrei dai tempi dell’Olocausto. Hanno massacrato 1.200 persone innocenti, inclusi oltre 40 americani e cittadini stranieri provenienti da decine di Paesi rappresentati in quest’aula. Hanno decapitato uomini. Hanno stuprato donne. Hanno bruciato vivi dei neonati. Hanno bruciato vivi neonati davanti ai loro genitori! Che mostri. E questi mostri hanno preso in ostaggio più di 250 persone. E fra loro c’erano sopravvissuti all’Olocausto, nonne, nonne con i loro nipoti. Chi prende in ostaggio nonne e nipoti? Hamas lo fa. Finora abbiamo riportato a casa 207 di questi ostaggi, ma 48 rimangono nelle segrete di Gaza. Venti di loro sono vivi, affamati, torturati, privati della luce del sole, privati di umanità. Questi sono i nomi dei 20 ostaggi ancora vivi: Matan Angrest, Gali e Ziv Berman, i fratelli Elkana Bohbot, Rom Braslavski, Nimrod Cohen, Ariel e David Kuno, un’altra coppia di fratelli, Guy Gilboa-Dalal, Evyatar David. Avete visto la foto di Evyatar David: scheletrico, costretto a scavarsi la propria fossa. Maxim Herkin, Eitan Horn, Segev Kalfon, Bar Kuperstein, Omri Miran, Eitan Mor, Yosef Ohana, Alon Ohel, Avinathan Or e Matan Zangauker. Ora, signore e signori, voglio fare qualcosa che non ho mai fatto prima. Voglio parlare direttamente da questo podio a quegli ostaggi attraverso altoparlanti. Ho circondato Gaza con giganteschi altoparlanti collegati a questo microfono, nella speranza che i nostri cari ostaggi ascoltino il mio messaggio. Lo dirò prima in ebraico e poi in inglese. Cari eroi coraggiosi, qui parla il Primo Ministro Netanyahu, in diretta dalle Nazioni Unite. Non vi abbiamo dimenticati, neanche per un secondo. Il popolo di Israele è con voi. Non vacilleremo e non ci fermeremo finché non vi riporteremo tutti a casa! Signore e signori, grazie a sforzi speciali dell’intelligence israeliana, le mie parole ora vengono trasmesse anche ai cellulari dei gazawi. Quindi, ai leader superstiti di Hamas e ai carcerieri dei nostri ostaggi, dico ora: deponete le armi! Lasciate andare la mia gente! Liberate gli ostaggi! Tutti. Tutti e 48. Liberateli ora! Se lo farete, vivrete. Se non lo farete, Israele vi darà la caccia! Signore e signori, se Hamas accetta le nostre richieste, la guerra potrebbe finire subito. Gaza verrebbe smilitarizzata. Israele manterrebbe un controllo di supervisione della sicurezza e un’autorità civile pacifica verrebbe stabilita da gazawi e altri impegnati nella pace con Israele. E naturalmente comprendete che la guerra a Gaza ha colpito ogni israeliano, ma sono certo che ci sono persone a New York, a Londra, a Melbourne e altrove che pensano: “Che cosa c’entra tutto questo con me?” E la risposta è: tutto. Perché i nostri nemici sono i vostri nemici. E così facciamo qualcosa. Per la prima volta all’ONU, facciamo un quiz. Alzate la mano se sapete la risposta. Prima domanda: chi grida “morte all’America”? È: A) l’Iran; B) Hamas; C) Hezbollah; D)gli Houthi; oppure E) tutti i precedenti? Risposta corretta: tutti i precedenti. Seconda domanda: chi ha assassinato americani ed europei a sangue freddo? È: A) al-Qaeda; B) Hamas; C) Hezbollah; D) Iran; oppure E) tutti i precedenti? Risposta corretta, ancora una volta: tutti i precedenti. Ecco il punto che volevo sollevare. I nostri nemici odiano tutti noi, con uguale veleno. Vogliono trascinare il mondo moderno indietro al passato, a un’epoca oscura di violenza, fanatismo e terrore. E penso che molti di voi stiano già percependo, nelle vostre società, l’ondata islamista radicale. Lo sapete. Lo sentite. Sapete, nel profondo, che Israele sta combattendo anche per voi. E voglio svelarvi un segreto. A porte chiuse, molti leader che pubblicamente ci condannano, privatamente ci ringraziano. Mi dicono quanto apprezzano i servizi di intelligence israeliani, che hanno ripetutamente impedito attentati terroristici nelle loro capitali. Salvando di continuo innumerevoli vite. Il generale George Keegan, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica statunitense, disse una volta: “Se gli Stati Uniti dovessero raccogliere da soli l’intelligence che Israele fornisce, dovrebbero istituire cinque CIA”. Cinque CIA. Lo scorso giugno, quando Israele ha colpito le strutture nucleari iraniane, il cancelliere tedesco Merz ha ammesso la verità. Ha detto: “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”. Il Presidente Trump lo comprende meglio di qualsiasi altro leader: Israele e America affrontano una minaccia comune. Lo ha mostrato al mondo quando l’Iran e i suoi proxy hanno assassinato americani, preso ostaggi americani, gridato “morte all’America”, bruciato bandiere americane e tentato di assassinare il Presidente degli Stati Uniti. Non una, ma due volte. E lui ha mostrato loro che c’è un prezzo da pagare. Ma purtroppo molti leader rappresentati in quest’aula hanno mandato un messaggio molto diverso. Certo, nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, molti di loro hanno sostenuto Israele. Ma quel sostegno è svanito rapidamente quando Israele ha fatto ciò che qualsiasi nazione rispettabile avrebbe fatto a seguito di un attacco così selvaggio: ha reagito. Ora, immaginate per un momento un attacco agli Stati Uniti proporzionato all’attacco contro Israele il 7 ottobre. Immaginate un regime terrorista che invia migliaia di terroristi a invadere gli Stati Uniti. Massacrano 40.000 americani. Prendono 10.000 americani in ostaggio. Cosa pensate che farebbe l’America? Pensate che l’America lascerebbe quel regime in piedi? No, in nessun modo. Gli Stati Uniti annienterebbero quel regime terrorista e si assicurerebbero che tale barbarie non minacci mai più l’America. Questo è esattamente ciò che Israele sta facendo a Gaza! Stiamo annientando il regime terrorista di Hamas e ci assicuriamo che tale barbarie non minacci mai più Israele! Questo stiamo facendo! Questo farebbe qualsiasi governo rispettabile! Eppure, ed è un “eppure” che mi dispiace dover pronunciare qui, col passare del tempo molti leader mondiali hanno ceduto. Hanno ceduto alla pressione dei media faziosi, delle corporazioni islamiste radicali e delle folle antisemite. C’è un vecchio detto: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ma per molti Paesi qui rappresentati, quando il gioco si è fatto duro, avete ceduto! Ed ecco il risultato vergognoso di quel cedimento. Per gran parte degli ultimi due anni Israele ha dovuto combattere una guerra su sette fronti contro la barbarie, con molte delle vostre nazioni che ci si opponevano. Incredibilmente, mentre combattiamo i terroristi che hanno ucciso molti dei vostri cittadini, voi combattete noi! Ci condannate. Ci imponete embarghi. E conducete guerra politica e legale - quella che chiamano “lawfare” - contro di noi. E io dico ai rappresentanti di quelle nazioni: questo non è un atto di accusa contro Israele. È un atto di accusa contro di voi! Contro leader pavidi che preferiscono blandire il male anziché sostenere una nazione i cui coraggiosi soldati vi proteggono dai barbari alle porte. E quei barbari stanno già penetrando le vostre porte. Quando imparerete? Non potete placare la jihad. Non potete sfuggire alla tempesta islamista sacrificando Israele. Per superare quella tempesta dovete stare con Israele! Ma non è ciò che state facendo. Come predissero i profeti d’Israele nella Bibbia, avete trasformato il bene in male e il male in bene. Ora, voglio approfondire. Prendete la falsa accusa di genocidio. Israele viene accusato di prendere di mira deliberatamente i civili. Signore e signori, la verità è l’opposto. Il capo di Urban Warfare Studies, il colonnello John Spencer, forse il più grande esperto mondiale di guerra urbana, afferma che Israele sta applicando più misure per minimizzare le vittime civili di qualsiasi esercito nella storia. E proprio per questo il rapporto fra vittime civili e combattenti a Gaza è inferiore a 2:1. È un rapporto sorprendentemente basso, inferiore a quello delle guerre NATO in Afghanistan e in Iraq. Specialmente se si considera che Gaza è una delle aree urbane più densamente popolate della Terra. Con centinaia di chilometri di tunnel terroristici sotterranei e innumerevoli torri terroristiche sopra terra, e migliaia di terroristi nascosti in quei tunnel e in quelle torri, in aree civili. Se volete vedere quali misure Israele adotta per evitare vittime civili, basta guardare cosa stiamo facendo ora a Gaza City, l’ultima roccaforte di Hamas. Per tre settimane Israele ha sganciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo e fatto innumerevoli telefonate esortando i civili a lasciare Gaza City prima che il nostro esercito avanzasse. Nello stesso tempo Hamas si piazza in moschee, scuole, ospedali, palazzi residenziali, e cerca di costringere quei civili a non andarsene, a restare sotto tiro. Spesso li minaccia con le armi se tentano di fuggire. Per Israele, ogni vittima civile è una tragedia. Per Hamas è una strategia. Hamas usa i civili come scudi umani e come comparse nella sua malata guerra di propaganda contro Israele. Una guerra di propaganda che i media occidentali bevono in pieno. Eppure, nonostante le minacce di Hamas, circa 700.000 gazawi, quasi tre quarti di milione, hanno già accolto i nostri appelli e si sono spostati nelle zone sicure. Ora vi pongo una semplice domanda logica: un Paese che commette genocidio implorerebbe la popolazione civile che dice di voler sterminare di mettersi al riparo? Chiederebbe loro di andarsene se volesse davvero commettere genocidio? Noi cerchiamo di portarli via, Hamas cerca di tenerli dentro! E questa accusa è così infondata. Il paragone col genocidio, lo sterminio di intere popolazioni...i nazisti chiesero forse agli ebrei di andarsene gentilmente? I genocidi della storia hanno mai fatto questo? Naturalmente no. La verità è stata rovesciata. Hamas, un’organizzazione terroristica genocida, il cui statuto invoca l’uccisione di tutti gli ebrei del pianeta, viene giustificata. Quasi non viene menzionata. Mentre Israele, che fa di tutto per tenere i civili fuori dal fuoco, Israele viene messo sul banco degli imputati. Che barzelletta! Volete sentirne un’altra? Israele è accusato di affamare deliberatamente il popolo di Gaza, quando Israele invece lo sta nutrendo deliberatamente. Dall’inizio della guerra Israele ha fatto entrare a Gaza oltre 2 milioni di tonnellate di cibo e aiuti. È una tonnellata di aiuti per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Quasi 3.000 calorie a persona al giorno. Bella politica di fame! Se ci sono gazawi senza cibo a sufficienza, è perché Hamas lo ruba. Hamas lo ruba, lo accumula e lo rivende a prezzi esorbitanti per alimentare la sua macchina da guerra. Il mese scorso persino le Nazioni Unite, non esattamente un sostenitore di Israele - qui dovreste ridere - il mese scorso persino l’ONU ha ammesso che Hamas e altri gruppi armati hanno saccheggiato l’85% dei camion. Ecco perché c’è privazione. Coloro che diffondono le menzogne di genocidio e carestia contro Israele non sono migliori di coloro che diffondevano le menzogne di sangue contro gli ebrei nel Medioevo, accusandoci falsamente di avvelenare i pozzi, diffondere la peste e usare il sangue dei bambini per fare il pane azzimo di Pasqua. L’antisemitismo muore a fatica. In realtà non muore mai. Torna sempre, con le sue bugie ripulite e riciclate all’infinito. E voglio dirvi un’altra cosa. Queste menzogne antisemite hanno conseguenze. Negli ultimi mesi, ebrei sono stati aggrediti in Canada, in Australia, in Gran Bretagna, in Francia, nei Paesi Bassi e altrove. Qui in America, un anziano sopravvissuto all’Olocausto è stato bruciato vivo in Colorado. E una giovane coppia dell’ambasciata israeliana a Washington è stata brutalmente crivellata di colpi proprio davanti al Museo dell’Olocausto. Fortunatamente l’amministrazione Trump sta combattendo con forza questa piaga dell’antisemitismo, e ogni governo qui presente dovrebbe seguire il suo esempio. Invece, molti fanno l’opposto. Premiano addirittura i peggiori antisemiti sulla Terra. Questa settimana i leader di Francia, Gran Bretagna, Australia, Canada e altri Paesi hanno riconosciuto incondizionatamente uno Stato palestinese. L’hanno fatto dopo gli orrori commessi da Hamas il 7 ottobre. Orrori elogiati in quel giorno da quasi il 90% della popolazione palestinese. Lasciatemi ripetere: quasi il 90% dei palestinesi ha sostenuto l’attacco del 7 ottobre. Non lo hanno solo sostenuto, l’hanno celebrato. Hanno ballato sui tetti. Hanno distribuito caramelle. E questo sia a Gaza che in Giudea e Samaria, la Cisgiordania come la chiamate voi. Proprio come hanno celebrato un altro orrore, l’11 settembre. Ballavano sui tetti, esultavano, distribuivano caramelle. Sapete quale messaggio hanno inviato i leader che questa settimana hanno riconosciuto lo Stato palestinese? È un messaggio molto chiaro: uccidere ebrei paga. Bene, io ho un messaggio per questi leader: quando i terroristi più feroci della Terra lodano con entusiasmo la vostra decisione, non avete fatto qualcosa di giusto. Avete fatto qualcosa di sbagliato, di terribilmente sbagliato. La vostra decisione vergognosa incoraggerà il terrorismo contro gli ebrei e contro innocenti ovunque. Sarà un marchio di infamia su tutti voi. “Ma aspetta”, mi dicono i primi ministri: “Aspetta un attimo. Noi crediamo nella soluzione dei due Stati, dove lo Stato ebraico di Israele vivrà fianco a fianco in pace con lo Stato palestinese”. C’è solo un problema con questa soluzione: i palestinesi non ci hanno mai creduto. Non l’hanno mai voluta. Non vogliono uno Stato accanto a Israele. Vogliono uno Stato palestinese al posto di Israele. Ecco perché ogni volta che è stato offerto loro uno Stato palestinese, a condizione che ponessero fine al conflitto e riconoscessero lo Stato ebraico, ogni volta per decenni lo hanno rifiutato. Ed ecco perché ogni volta che hanno ricevuto territori, li hanno usati per attaccarci. Di fatto hanno avuto uno Stato palestinese a Gaza. E cosa ne hanno fatto? Pace, convivenza? No. Ci hanno attaccato ancora e ancora, senza provocazione. Hanno lanciato razzi sulle nostre città. Hanno assassinato i nostri bambini. Hanno trasformato Gaza in una base terroristica dalla quale hanno compiuto il massacro del 7 ottobre. Ecco quindi la verità scomoda: il persistente rifiuto palestinese di accettare uno Stato ebraico in qualsiasi confine è ciò che alimenta questo conflitto da oltre un secolo. Lo alimenta ancora. Non è l’assenza di uno Stato palestinese. È la presenza e l’esistenza di uno Stato ebraico! E trovo incredibile che cancellerie, ministeri e leader che pontificano su questo non riescano a vedere questa verità basilare, ripetuta ancora e ancora all’infinito. E voglio aggiungere altro: questo rifiuto di uno Stato ebraico non riguarda solo Hamas, riguarda anche la cosiddetta Autorità Palestinese “moderata”. Dovete sapere che l’Autorità Palestinese paga i terroristi perché uccidano ebrei. Più ebrei uccidono, più l’Autorità Palestinese li paga. L’Autorità Palestinese intitola edifici governativi, piazze pubbliche, scuole ai massacratori di ebrei, che glorifica come martiri. Pagano e glorificano non solo gli assassini di ebrei, ma anche gli assassini di cristiani. Cristiani come Taylor Force, un veterano americano brutalmente assassinato in Israele da terroristi palestinesi. Eppure sento dai leader occidentali: “L’Autorità Palestinese ci ha promesso che si riformerà. Questa volta sarà diverso”. Sì, certo. Queste promesse le sentiamo da decenni. Promettono sempre. Non mantengono mai. Perché l’Autorità Palestinese è corrotta fino al midollo. Non tiene elezioni da 20 anni. Usa gli stessi libri di testo di Hamas, esattamente gli stessi. Insegna ai suoi bambini a odiare gli ebrei e a distruggere lo Stato ebraico. E i cristiani non se la passano meglio. Quando Betlemme, la città natale di Gesù, era sotto controllo israeliano, l’80% dei residenti erano cristiani. Da quando l’Autorità Palestinese ne ha preso il controllo, quella percentuale è scesa sotto il 20%. A queste persone volete dare uno Stato? State dando la ricompensa suprema a fanatici intolleranti che hanno perpetrato e sostenuto il massacro del 7 ottobre. Dare ai palestinesi uno Stato a un miglio da Gerusalemme dopo il 7 ottobre è come dare ad al-Qaeda uno Stato a un miglio da New York dopo l’11 settembre. È pura follia! È follia, e non lo faremo! Dunque, ecco un altro messaggio a quei leader occidentali: Israele non permetterà che ci imponiate uno Stato terrorista in gola. Non commetteremo suicidio nazionale solo perché voi non avete il coraggio di affrontare un media ostile e folle antisemite che chiedono il sangue di Israele. E voglio che comprendiate un’altra cosa, anch’essa distorta dai media. Non lo dico solo a nome mio o del mio governo, ma a nome dell’intero popolo di Israele. Lo scorso anno c’è stata una votazione alla Knesset, il nostro parlamento, per decidere se opporsi o meno all’imposizione di uno Stato palestinese. Indovinate il risultato? Su 120 membri, 99 hanno votato contro e solo 9 a favore. Oltre il 90%. Non è un gruppetto marginale. Non è il primo ministro da solo o tenuto in ostaggio da partiti estremi alla sua destra. È oltre il 90% degli israeliani. La mia opposizione a uno Stato palestinese non è solo la mia politica o la politica del mio governo. È la politica dello Stato e del popolo di Israele! I leader occidentali possono anche aver ceduto sotto pressione. Ma vi garantisco una cosa: Israele non lo farà. Le vittorie di Israele sull’asse del terrore iraniano hanno aperto possibilità di pace impensabili due anni fa. Prendete la Siria. Per decenni, l’idea stessa di una pace fra Israele e Siria sembrava inimmaginabile. Ora non più. Oggi abbiamo avviato negoziati seri con il nuovo governo siriano. Credo che si possa raggiungere un accordo che rispetti la sovranità della Siria e protegga al tempo stesso la sicurezza di Israele e delle minoranze della regione, inclusa la minoranza drusa. Dalla fondazione di Israele, ebrei e drusi sono stati fratelli in armi. Abbiamo combattuto insieme. Abbiamo sanguinato insieme. Abbiamo costruito insieme le nostre vite. Quando ero un giovane comandante nelle forze speciali israeliane, la mia stessa vita fu salvata dal prezioso consiglio di un grande amico, Salim Shufi, un eroico veterano druso dell’IDF. Ed è per questo che non potevo restare a guardare, né Israele poteva restare a guardare, mentre i drusi venivano massacrati dai jihadisti. Ho dato ordine alle nostre forze di fermare quel massacro, e lo hanno fatto. La pace fra Israele e Libano è possibile anch’essa. Invito il governo libanese ad avviare negoziati diretti con Israele. Lo elogio per il suo dichiarato obiettivo di disarmare Hezbollah. Ma servono fatti, non parole. Se il Libano intraprenderà azioni concrete e durature per disarmare Hezbollah, sono certo che potremo raggiungere una pace sostenibile. Naturalmente, finché ciò non avverrà, prenderemo tutte le misure necessarie per difenderci e mantenere le condizioni del cessate il fuoco stabilito in Libano. Il nostro obiettivo non è semplicemente monitorare le azioni, ma impedire che violino il cessate il fuoco e ci attacchino. Ma sono sicuro che se il governo libanese insisterà nel suo obiettivo di disarmo, la pace arriverà molto rapidamente e molto facilmente.

Dario D'Angelo

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🚨🇺🇸 Discorso molto interessante dal punto di vista politico da parte di Gavin Newsom. Il governatore della California, dopo la vittoria nel referendum che consentirà ai Democratici di beneficiare di mappe elettorali più favorevoli all'interno dello Stato in vista delle elezioni Midterm del 2026, torna a esercitare un ruolo di leadership nazionale per quanto riguarda l'opposizione a Donald Trump. Newsom chiede infatti ai colleghi governatori dem di seguire il suo esempio, di ridisegnare i distretti elettorali dei "blue states" in modo da contrastare le manovre repubblicane di gerrymandering. Ho tradotto il suo intervento per voi, merita molta attenzione. Buona lettura. "Bene, buonasera a tutti, e lasciatemi sottolineare: è stata una buona serata per tutti, non solo per il Partito Democratico. Ma che notte per il Partito Democratico, un partito che è in ascesa, un partito che è sulle punte, non più sui talloni, da costa a costa, da mare a mare. Ma non è stata solo una vittoria stasera per il Partito Democratico: è stata una vittoria per gli Stati Uniti d’America, per il popolo di questo Paese e per i principi per i quali i nostri padri fondatori hanno vissuto e sono morti. E quindi siamo orgogliosi, qui in California, di far parte di questa narrazione, questa sera. Siamo orgogliosi del lavoro che il popolo dello Stato della California ha svolto stasera per mandare un messaggio potente a un presidente storico. Donald Trump è un presidente storico. È il presidente più storicamente impopolare della storia moderna. In ogni categoria cruciale, Donald Trump è sott’acqua. Ha promesso di renderci più sani. Ha promesso di renderci più ricchi. Siamo più malati e più poveri, e lui lo capisce perfettamente. Perché altrimenti? Perché altrimenti avrebbe chiamato Greg Abbott dicendo che gli spettano cinque seggi? Perché altrimenti starebbe cercando di truccare le elezioni di medio termine prima ancora che venga espresso un solo voto? Lui capisce la sua posizione in questo momento negli Stati Uniti d’America. Una cosa, però, che non aveva previsto, era lo Stato della California. Invece di struggersi per lo stato della nostra nazione, ci siamo organizzati in modo senza precedenti, in una corsa di 90 giorni. Persone da ogni parte degli Stati Uniti d’America hanno contribuito con la loro voce e il loro sostegno a questa iniziativa. Siamo rimasti saldi e fermi di fronte alla sconsideratezza di Donald Trump. E stasera, dopo aver provocato l’orso, questo orso ha ruggito con un’affluenza senza precedenti in un’elezione speciale, con un risultato straordinario. Nessuno di noi, tuttavia, è ingenuo. Questo è un modello. È una pratica. Gli sforzi di Donald Trump per truccare le elezioni di medio termine continuano ancora oggi. E lo ribadirò tra poco. Lo vedete agire in tutto il Paese, non solo in Texas. Avete visto cosa sono riusciti a fare in Missouri, cosa hanno fatto in North Carolina, cosa stanno cercando di fare in Indiana e, inevitabilmente, in Florida. Non stanno scherzando. Nel giugno di quest’anno abbiamo visto 4.000 membri della Guardia Nazionale federalizzati nello Stato della California. Abbiamo visto 700 Marines in servizio attivo non inviati oltreoceano, ma mandati nella seconda città più grande degli Stati Uniti d’America per militarizzare le nostre strade. Avevamo detto a giugno che si trattava di un’anteprima di ciò che sarebbe venuto. Di quali altre prove avete bisogno oltre a ciò che è accaduto a Washington DC? A ciò che sta accadendo a Portland, in città come Chicago? Quando abbiamo dato il via a questa campagna, appena 90 giorni fa, a Little Tokyo, nel sud della California, a Los Angeles, al Democracy Center, Donald Trump ha mandato Greg Bovino. Ha mandato la sua polizia privata, che sempre più sembra aver giurato fedeltà a Donald Trump e non alla Costituzione degli Stati Uniti. Li ha mandati al nostro comizio di apertura per gelare la libertà d’espressione, per intimidire le persone dal partecipare. Proprio oggi, a Los Angeles, Donald Trump ha chiamato la Polizia di Frontiera, l’ha mandata allo stadio dei Dodgers. E ha lanciato una palla veloce alla testa della libertà di parola, della libera espressione, per sopprimere il voto nella seconda città più grande d’America. Lo ha fatto proprio oggi. Uomini in tenuta tattica mandati a intimidire una comunità già tesa, ma vedete, mentre parliamo, le persone sono ancora in fila, aspettano tre ore per votare, per mandare un messaggio a Donald Trump: niente corone, niente troni, niente re. Ecco cosa rappresenta questa vittoria. È una vittoria per il popolo dello Stato della California e degli Stati Uniti d’America. E questa è una vittoria accompagnata da un lucido promemoria: non si tratta solo delle azioni che Donald Trump ha intrapreso per federalizzare la Guardia, per avviare il processo di militarizzazione delle città americane, per intimidire la libertà d’espressione e di parola usando ICE e la Polizia di Frontiera nelle città americane. Ma oggi ha anche annunciato, proprio quando si aprivano le urne, che questa elezione era truccata. Che questa elezione era truccata. Naturalmente, sono parole familiari. È esattamente ciò che Donald Trump ha detto dopo il 6 gennaio - quel giorno dell’amore in cui ha cercato di incendiare la democrazia. Ha cercato di distruggere questo Paese e ha telefonato al Segretario di Stato della Georgia chiedendo 11-12.000 voti, proprio come ha chiamato Greg Abbott dicendo che gli spettano quei cinque seggi. Ha detto che questa elezione era truccata e si sta muovendo per avviare procedimenti e indagini penali al Dipartimento di Giustizia. Non sta scherzando. Quindi stasera sono orgoglioso, ma anche molto consapevole e lucido rispetto al momento in cui viviamo. Donald Trump non crede nelle elezioni libere ed eque, punto e basta. Non è complicato, ed è evidente a chiunque stia prestando attenzione. Se si mettono in fila tutte queste azioni, che continuano fino a oggi e continueranno nei prossimi momenti, se pensate che stia esagerando, considerate il suo annuncio di poche settimane fa di voler inviare squadre di risposta rapida in tutti gli Stati Uniti, in tutti e 50 gli stati, decine di migliaia di membri dell’esercito preparati per il dispiegamento urbano. Un’anteprima di ciò che verrà. Ma tornando a questo Stato: il nostro stato d’animo era risoluto. La nostra mentalità era determinata a restare fermi, a restare alti, a non lasciarci intimidire. A non lasciarci umiliare. A non cadere preda del cinismo, a non cadere preda della paura e dell’ansia di qualcuno che crede in una sola cosa: shock e terrore, per intimidirci e sfiancarci. Ma stiamo vedendo, in tutto il Paese, sette milioni di persone che si alzano in piedi. Non solo per se stesse, ma le une per le altre, e per questi principi duraturi e storici dei nostri padri fondatori. E concluderò con questo: l’anno prossimo sarà il 250° anniversario del meglio della Repubblica Romana, del meglio della democrazia greca. Questa nozione fondamentale di un sistema di pesi e contrappesi, di sovranità popolare, dello stato di diritto. Signor Presidente, lo stato di diritto, non lo stato di Trump. E spero che le persone stiano comprendendo la gravità di questo momento. Ciò che è in gioco. Oggi, come ho detto, è un momento straordinario per il nostro partito, ma ancora una volta, è un momento straordinario che riafferma quei principi. I nostri padri fondatori non hanno vissuto e non sono morti per vedere il tipo di vandalismo contro questa repubblica e la nostra democrazia che Donald Trump sta cercando di perpetuare. E quindi il mio appello stasera, nello spirito di Whitman: abbiamo parlato del grande dramma che continua, e tutti dobbiamo contribuire con un verso. Abbiamo bisogno dello Stato della Virginia. Abbiamo bisogno dello Stato del Maryland. Abbiamo bisogno dei nostri amici a New York, in Illinois, in Colorado. Abbiamo bisogno che altri Stati, con leader straordinari che hanno già fatto cose straordinarie, affrontino questo momento a testa alta e riconoscano ciò che ci aspetta nel 2026. E lasciatemi essere chiarissimo: possiamo, di fatto, porre fine alla presidenza di Donald Trump così come la conosciamo, nel momento in cui Jeffries giurerà come Speaker della Camera dei Rappresentanti. Tutto è in gioco, una linea netta nel 2026. E quindi voglio ringraziare tutti coloro che si sono alzati in piedi non solo per la nostra democrazia, ma per coloro che si sentono vittime di bullismo e intimidazione. Si sono alzati in piedi per questa nozione di rami di governo coeguali e di un sistema di pesi e contrappesi. E voglio ringraziare mia moglie, che ogni giorno mi ricorda che tutto questo riguarda coloro che si sentono soli, coloro che si sentono isolati, coloro che provano un’ansia e uno stress che non avrebbero mai potuto immaginare nelle loro vite. Tutto questo serviva a dire loro: ti sosteniamo, ti vediamo, conti, ci importa. E dirò solo questo: sono fiducioso che, mentre ci muoviamo verso il 2026 in questo Paese, il meglio deve ancora venire". Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Iscriviti al Blog: Sostieni il Blog con una piccola donazione:

Dario D'Angelo

21,017 görüntüleme • 8 ay önce