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eliminata dalla casa, scomparsa completamente da quasi due giorni, eppure state ancora dando ossessione, idem

16,519 次观看 • 7 个月前 •via X (Twitter)

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Vi descrivo la scena, perché qui siamo davvero al paradosso. Milano. Una signora bionda viene insultata e chiamata con disprezzo “trumpiana”. Viene accusata di essere razzista e redarguita sui social network. Perché? Perché ha fatto rispettare una regola. La regola è semplicissima: per prendere il taxi si fa la fila. Non si salta davanti in mezzo alla strada per salire a bordo perché ci si stufa di attendere il proprio turno, scavalcando così chi è in testa alla fila. Non si passa davanti agli altri. Si aspetta il proprio turno. E questa regola vale per chiunque, a prescindere da nazionalità, sesso, colore della pelle, religione, stato sociale. Semplice, no? Quella signora definita “trumpiana” non veniva dalla coda. Veniva dalla testa della fila. E ha semplicemente preso il taxi che spettava a lei. Come avrebbe fatto chiunque di noi. Voi vi fareste scavalcare, magari da qualcuno perché turista? Io no. Da nessuno. Le tre signore straniere, invece, arrivavano dalla coda. Eppure oggi funziona così: chi rispetta le regole viene insultato e accusato di razzismo, chi le calpesta passa per vittima. È sempre lo stesso schema, fateci caso. E lo denuncio da anni. Pretendere il rispetto delle regole non è razzismo. È civiltà. Il vero razzismo, semmai, è etichettare e insultare una persona per questo. Siamo arrivati a questo punto: la normalità, il rispetto delle regole, il senso civico vengono criminalizzati; mentre l’arbitrio, la cattiva educazione, il disprezzo verso gli altri, il menefreghismo vengono giustificati, addirittura difesi. E no, non funziona così. In Italia, come ovunque dovrebbe essere, le regole valgono per tutti. Turisti, residenti, chiunque. E chi è ospite si adegua. Se questo vi risulta essere “razzismo”, state a casa vostra.

Azzurra Barbuto

63,219 次观看 • 3 个月前

🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇷🇮🇱🇧🇭🇰🇼🇶🇦🇯🇴 Buongiorno o buonanotte a tutti, a seconda di quando leggerete questo punto nave. Quante bandiere. Che succede? Succede che stiamo avendo un piccolo assaggio di cosa voglia dire “fine del cessate il fuoco” in Medio Oriente. Donald Trump ha mantenuto la sua promessa: le Forze Armate americane hanno attaccato l’Iran. Lo hanno fatto con forza, non per scherzo, attraverso una serie di raid ad alta intensità e su larga scala. A sud - da Bandar Abbas all’isola di Lavan - sono stati colpiti porti, radar collocati sulla costa, sistemi di difesa aerea e altri obiettivi di carattere navale. A nord - per la prima volta dalla pausa di primavera - gli Stati Uniti hanno invece colpito due ponti ferroviari, distrutti attraverso l’utilizzo di missili da crociera. Cos’abbiamo qui? Una rappresaglia alle azioni di bullismo marittimo andate in scena da parte dell’Iran nei giorni scorsi, un braccio di ferro pensato per chiarire ai Guardiani della Rivoluzione che nello Stretto di Hormuz deve essere ripristinata la “libertà di navigazione”, non la libertà dei pasdaran di fare il bello e il cattivo tempo. Di più: il tentativo della Casa Bianca di convincere Teheran che gli Stati Uniti non temono di tornare a una fase di guerra ad alta intensità. La brutta notizia è che la Repubblica Islamica sembra avere altre idee. Poco fa, a bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha alternato i suoi consueti due registri. La frase che li riassume e li tiene insieme perfettamente è la seguente: “L'Iran ha chiamato poco fa. Vogliono fare un accordo così disperatamente. Non so proprio se ne sono degni. Non so se manterranno l'accordo. Quello è il problema”. Bene. Ma allora cosa sono queste allerte che raggiungono i residenti nei Paesi del Golfo sui telefoni proprio adesso? Bahrein, Qatar, Giordania, Kuwait. In questi frangenti arrivano reports di lanci missilistici diffusi da parte degli iraniani. Ci sono anche impatti certificati nei pressi di obiettivi statunitensi in Medio Oriente (è il caso del quartier generale della Quinta Flotta della Marina a Manama, in Bahrein). E allora, come sopra: cos’abbiamo qui? Risposta: una contro-rappresaglia che ha un unico obiettivo, dimostrare che Teheran non si si piega. Piccolo spoiler: l’Iran riuscirà nel suo intento, a meno che gli Stati Uniti non decidano di (ri)gettarsi a capofitto nella contesa. Domanda: quando sapremo che è successo? C’è un indicatore chiaro e molto semplice da monitorare: il ritorno nell’agone da parte di Israele. Fino a quando lo Stato ebraico resterà ai margini, sapremo che gli Stati Uniti sperano ancora di risolvere la pratica in qualche modo con le buone. Se vedremo decollare i caccia israeliani, se assisteremo a un ritorno dello Stato ebraico nell’equazione di guerra, capiremo invece che Donald Trump ha messo da parte ogni ingenuità rispetto alla possibilità di fidarsi delle promesse di Teheran. Cosa accadrebbe poi è tema interessante, da sviluppare con calma, non di certo in un punto nave delle 3:00 o 4:00 di notte. Ma intanto eccoci, con missili che squarciano i cieli di un’altra notte infuocata in Medio Oriente. C’è chi aveva davvero creduto alla tregua, c’è chi ci aveva parlato addirittura di “pace“. Il guaio è che non erano solo commentatori e giornalisti, il problema è che il primo a farlo era stato il presidente degli Stati Uniti. La (buona) notizia è che questo regime è così arrogante e integralista da aver iniziato a fargli cambiare idea. Come sempre, vi terrò aggiornati. Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere questo aggiornamento. Ancora di più a chi sta salendo a bordo, a chi premia il mio impegno: PS: vi ricordo sempre che chi legge da iPhone ha anche la possibilità di scaricare l’app del Blog: Grazie ancora. A più tardi.

Dario D'Angelo

11,351 次观看 • 19 天前

In foto c’è Ahmad al Amur seduto tra sua madre e sua sorella. Nel video c’è un attacco in Cisgiordania che inaugura un metodo nuovo. Alle otto e mezza il colono-tiktoker guida altri 13 uomini mascherati in una spedizione punitiva a Jinba. Aziz, il papà di Ahmad, è la vittima scelta a caso. Perché la sua casa è la prima che incontri quando arrivi da fuori. Aziz si prende una bastonata in testa e sviene. Suo figlio maggiore interviene ma gli rompono un braccio. Si affaccia Ahmad, quindicenne, si prende anche lui una botta in testa e cade a terra sanguinante. Fin qui, è una spedizione brutale, ma non è diversa da altre prima di questa. La parte più rilevante della storia viene dopo: la madre di Ahmad è in ansia, vuole portare i suoi famigliari all’ospedale. Da Jinba contattano le autorità, che sono quelle dell’amministrazione militare. Dopo, assistono a questa scena: gli aggressori montano sui pick up e risalgono fino all’insediamento. Poi scendono, fanno un breve stop alla base militare di fronte a Jinba, e da lì tornano nel villaggio palestinese. La telefonata all’esercito per chiedere aiuto partita da Jinba è stata reindirizzata ai telefonini degli aggressori, che hanno preso le auto, sono tornati a casa, hanno chiamato gli altri, sono passati dalla base militare per togliersi gli abiti civili e indossare la divisa, e sono tornati a Jinba. Tra loro c’è sempre il colono-tiktoker, la differenza è che nel primo attacco che ha guidato erano in 14 e adesso – con le uniformi – sono in 100. La sovrapposizione tra coloni e militari è un effetto collaterale della guerra a Gaza: da quando i soldati professionisti sono quasi tutti nella Striscia, i coloni di qui hanno indossato l’uniforme e sono diventati i riservisti che presidiano la Cisgiordania occupata. I coloni vestiti da soldati spaccano i televisori e i pannelli solari con un martello. Spaccano pure la campanella della piccola scuola di Jinba. Prendono i vestiti dagli armadi e li buttano nella sabbia. Radunano il cibo dalle dispense delle case, ne fanno un grande mucchio a terra, e lo mescolano con i fertilizzanti velenosi e le medicine delle pecore. Si ascolta nella puntata 754 di Stories, Chora Media

Cecilia Sala

91,775 次观看 • 1 年前

Avete visto Johannes Klæbo? 6 ori in 14 giorni! Il tipo ha fatto pulizia totale a #MilanoCortina2026, primo nella storia dei Giochi invernali a vincere TUTTE le sue gare di fondo. Roba da matti. Ma sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più? Non è solo quanto corre veloce... è come vive. Questo qui ha scelto di fare vita da monaco per anni: niente uscite, niente cene con gli amici, niente abbracci a nessuno durante la stagione. Zero rischi. Un raffreddore qualsiasi e addio sogni. Pasti contati al grammo, stanze da solo, silenzio totale. Mentre noi stavamo a bere birre e scrollare, lui era lì a soffrire in silenzio, con il freddo che ti spacca i polmoni e il rumore della neve di notte come unica compagnia. E al centro di tutto c'è il nonno Kåre, 83 anni e ancora il suo coach numero uno. Non un preparatore fighetto con droni e app, no: il nonno che gli ha messo gli sci ai piedi da piccolo, che lo andava a prendere agli allenamenti, che gli comprava le scarpette a Natale. Insieme hanno costruito questa "arma segreta" fatta di sguardi, pochi discorsi e una passione pazzesca per lo sci. Senza fronzoli hi-tech, solo cuore e sacrificio. Poi la Klæbo Run... quella salita dove sembra che voli? È frutto di allenamenti al limite del vomito, controllo ossessivo del lattato, recupero da monaco zen. Dolore puro, ma voluto. Oggi tutti lo applaudono sul podio, ma la vera figata è dietro: le notti da solo, i "no" detti a tutto, il coraggio di rinunciare alla vita normale per inseguire l'impossibile. Il talento ce l'hai o non ce l'hai. Ma il sacrificio... quello lo scegli tu. E lui l'ha scelto fino in fondo. Grande Johannes, ci hai fatto capire che le cose grandi nascono dal silenzio e dalla testa dura. Grazie per lo spettacolo, Re della neve. #JohannesKlaebo #MilanoCortina2026 #SciDiFondo #Olimpiadi2026 #Norvegia #Sacrificio #LeggendaViva

CAESO QUIINCTIUS

397,765 次观看 • 5 个月前

Allora, mi arrivano voci e minchiate molto divertenti, sparate come al solito dalle comari decrepite che ormai puzzano di naftalina a distanza di chilometri, le babbione millenarie, levriere del West (sono sempre loro 🤣). Il disagio che provo, e soprattutto la pena per queste isteriche col cervello evaporato, è immenso. Vanno agli eventi della loro DIVA per incontrarla e cosa fanno? Invece di parlare con Helena dei suoi progetti e supportarla, parlano di me! Sono la vostra ossessione eterna, la vostra croce, il vostro incubo! 🤣🤦‍♀️ Pensa come sono messe, poverini e poverine, queste trisavole congiunte col loro lecca culo portatile, Federic! Ma poi la sparano ancora più grossa, Helena li avrebbe confidato che mi schifa!🤣😹 Davvero pensate che una donna con un cervello sano e funzionante come Helena si confidi con cariatidi tossiche come voi? 🤦‍♀️😆 E anche se fosse e mi schifasse, a me non importerebbe nulla. Per non parlare della perla finale, degna solo delle vostre menti bacate, Helena mi avrebbe bloccato!🤣 Sappiate che, se lo facesse, non me ne fregherebbe un emerito cazzo,non sono come voi che la stalkerizzate dalla mattina alla sera e che vi tagliereste un arto se lei vi bloccasse! 🤦‍♀️ Dio santo, aiuta tu queste dinosaure da salotto. Trovate sempre il modo di farvi perculare e ridicolizzare da me è assurdo e divertentissimo come me le servite sempre su un piatto d’argento! 🤣🤦‍♀️ Io penso che il vero disagio per Helena sia dover avere a che fare con gente come voi,persone che, oltre a sessualizzare il nullafacente del fidanzato, si eccitano pure a sapere dove va a scopare,per non parlare delle schifezze maschiliste, misogine, omofobe e bigotte che sputate ogni giorno nella vostra inutile vita contro le donne, il mondo LGBTQ+ e anche vari commenti razzisti e xenofobi che sono indegni ed escono sempre dalla vostra boccaccia sdentata! Io sono sempre qui a ricordarvi che siete una massa di vuoti a perdere che esistono solo quando vi ridicolizzo,dei complete failure in life! ogni volta che tentate di colpirmi vi scavate la fossa da sole! 🤣🫣 Ora mettetevi comode e, dopo aver messo la dentiera nel bicchiere col Polident, enjoy your show e l’ennesima figura di merda! 🤣🫣🤦‍♀️🙂‍↔️ #zelena #heleners #helenersbr

PANDA THE VILLAIN 🦹🏾‍♀️ 🐼

17,251 次观看 • 10 个月前

Qui a Londra, dove vivo, mi capita spesso di vedere degli homeless o degli artisti di strada che hanno il POS e ricevono così le offerte dei passanti, senza scambio di denaro contante, che qui quasi nessuno porta più con se. In Italia, dice l’osservatorio di una multinazionale dei pagamenti digitali, solo un consumatore su due paga digitalmente. C’è ancora della strada da fare, ma la digitalizzazione dei pagamenti è un processo inevitabile e inarrestabile. Nel mio quotidiano è già così. Da sempre non ho contanti in tasca e pago qualsiasi cosa, dalle caramelle al taxi ad acquisti più importanti, con l’orologio, nemmeno più con la carta, o a volte con il telefono. Anche i senza fissa dimora possono farlo, aprendo un conto presso una banca totalmente digitale, che richiede solo di scaricare un’app dal telefonino e di inserire pochi dati personali, senza altri dettagli né troppa burocrazia. Per fortuna anche in Italia, dice sempre l’osservatorio, cresce sensibilmente la percentuale di chi pensa che pagare digitalmente diventerà una consuetudine nel giro di qualche anno (l’82% contro il 70% del 2022). Restano aree in cui si fa fatica ad applicare questo modo di scambiarsi i soldi: gli acquisti nei piccoli negozi, per esempio, ma anche il pagamento di prestazioni occasionali, l’invio di denaro a qualcuno per le piccole spese e persino il pagamento di tasse, multe e tributi alla pubblica amministrazione. Diverse persone tendono ancora a usare le banconote e a fare la fila per pagare i bollettini o fare bonifici. Ma, nei prossimi anni, dovrebbero essere sempre meno. È un bene o un male che si vada in questa direzione? Più che altro è un dato di fatto. I pagamenti digitali sono stati inventati, si sono dimostrati efficaci, veloci e semplici e sono qui per restare. Un’invenzione non può essere disinventata. Nel mio caso, la vivo come una cosa positiva: è comodo pagare il parcheggio, senza dover cercare gli spiccioli, o acquistare qualcosa semplicemente sfiorando il cellulare.

M.Camisani-Calzolari

12,012 次观看 • 3 年前

La fuga dalla Crimea si sta concretizzando a giudicare dalle code formatesi ieri in uscita, in direzione del ponte di Kerch. Il transito però viene costantemente interrotto a causa dei rischi di attacchi con droni e Neptune. Anche il traffico ferroviario è in tilt e i treni cancellati hanno scatenato panico e proteste. Sulla penisola nel frattempo stanotte sono proseguiti gli attacchi a depositi di carburante e infrastrutture ferroviarie. Colpita anche una base del FSB vicino ad Armiansk, nel nord della Crimea, e quasi certamente un sistema di difesa Pantsir-S1, nei pressi della centrale Tavričeskaja. Oltre al blocco completo della vendita di carburante, da ieri sono iniziati anche i blackout programmati (con tanto di invito alla popolazione a ridurre i consumi) e a Sebastopoli è stato istituito un temporaneo coprifuoco. Prosegue anche il lavoro della resistenza, che sta offrendo aiuto a quanti avessero deciso di disertare a seguito delle migliaia di chiamate per la mobilitazione arrivate ai crimeani, mentre continuano a pubblicare sui canali gli stratagemmi disperati utilizzati dai russi per tentare di camuffare le poche cisterne superstiti. Nella foto se ne vedono due sulle quali è stato scritto “latte”. Su una di queste è stato anche montato un telaio che, una volta ricoperto, possa far sembrare il mezzo un normale camion. Nelle aree del sud occupato, si segnala soprattutto un massiccio attacco su Berdyansk, uno dei principali snodi logistici del corridoio terrestre che collega i territori sottratti all’Ucraina nella fascia meridionale.

Marco Setaccioli

23,238 次观看 • 1 个月前

C’è un momento, nella vita di ogni governo, in cui smetti di essere alleato e diventi arredamento. Non decidi, non incidi, non disturbi: stai lì. Fai scena. Poi arriva Donald Trump, alza la voce, riscrive pure la storia, Afghanistan compreso, e scopre che gli italiani stavano “nelle retrovie”. Cinquantaquattro caduti trasformati in una nota a piè di pagina. E tu, governo italiano, che fai? Niente. Silenzio. Una compostezza da salotto buono: non si contraddice l’ospite. Oggi però il ministro Crosetto si sveglia e spiega che Trump avrebbe bisogno in America di collaboratori “più coraggiosi”, gente che gli dica quando sbaglia. Una scena quasi commovente. Peccato che l’unico posto dove questo coraggio non si sia mai visto è proprio qui, in Italia. Il coraggio degli altri. Sempre quello. Nel frattempo, mentre si distribuiscono consigli a Washington, gli italiani fanno i conti a casa. Gasolio a 2,14 euro al litro, sconti evaporati, prezzi che tornano a bussare come nel 2022. Il famoso “aiutino” del governo è durato meno di una promessa elettorale: prima alzano le accise per anni, poi le abbassano per qualche settimana e pretendono pure il grazie. Il gioco delle tre carte, ma con il pieno. E naturalmente la colpa è del mondo. Della guerra, delle tensioni, dei mercati. Tutto vero. Manca solo un dettaglio: chi quelle tensioni le alimenta, chi decide da solo, chi gioca a fare lo sceriffo globale senza avvisare nessuno. L’amico Trump. Quello da non disturbare. Quello che si può criticare solo quando i sondaggi lo mollano. Quello che domenica a braccetto con la Meloni tiferà per Orbán nelle elezioni ungheresi, lo stesso che blocca tutti i santi giorni i processi di rafforzamento dell’Unione Europea. Nel frattempo l’Europa, tra mille incertezze, prova almeno a esistere. Parla di difesa comune, di autonomia strategica. L’Italia invece resta lì, in mezzo: né dentro né fuori, né con coraggio né con dignità. Una tiepidezza così ostinata da sembrare una linea politica. E allora sì, ha ragione Crosetto: servono persone che dicano a Trump quando sbaglia. Magari iniziamo con qualcuno che trovi il coraggio di dirlo qui. In italiano. A voce alta.

Davide Faraone

21,565 次观看 • 3 个月前