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Ana Sayfaya Dön

#EmanueleFiano: “Mah... il commento è semplice, questa è una violazione palese del diritto internazionale, un abuso che non può avere giustificazioni, ammesso che ce ne possano essere, ammesso che fosse vera la teoria del legame con #Hamas e ovviamente non ho elementi, ma... a prescindere da questo tu in...

28,336 görüntüleme • 4 ay önce •via X (Twitter)

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Benzer Videolar

Tenetevi forte, fortissimo. Perché ieri sera, a Porta a Porta, il ministro degli Esteri Antonio Tajani è riuscito a riscrivere il manuale del diritto e della politica estera. Tra un “credo”, un “secondo me”, un “forse” e frasi senza senso lasciate a metà, prima ha spiegato che l’Italia ha chiesto a Israele di non intercettare la Flotilla “in acque internazionali, ma il più vicino possibile a Gaza”. Poi, incalzato da Antonio Polito, ha ammesso che sì, forse è successo in acque internazionali, che sì, forse il blocco israeliano è illegale. Ma alla fine, ecco la perla: “Comunque quello che dice il diritto è importante, ma fino a un certo punto”. Non ci credete? Vi riportiamo lo scambio integrale: Tajani: “Abbiamo chiesto agli israeliani di non intercettarli in acque internazionali, quindi di farlo il più vicino possibile a Gaza”. Polito: “Ma perché? Non è avvenuto in acque internazionali?” Tajani: “Credo che forse è avvenuto in acque internazionali, ma molto vicino alla zona dove c’è il blocco navale”. Polito: “Cioè il blocco navale comincia in acque internazionali? E secondo il governo italiano, il blocco navale è illegale dal punto di vista del diritto internazionale?” Tajani: “Ma è un dibattito su questo infinito. Secondo me è una violazione del diritto. Perché o si dice che è illegittimo quello che sta facendo Israele oppure davanti a Gaza… comunque quello che dice il diritto è importante ma fino a un certo punto”. Ecco, viene il leggero e vago sospetto che anche Tajani sia un ministro degli Esteri, ma fino a un certo punto. Che livelli, signori. Che livelli. Credit e video Abolizione del suffragio universale

𝕮𝖔𝖓𝖘𝖙𝖆𝖓𝖙𝖎𝖓𝖊 𝕸𝖔𝖗𝖓𝖎𝖓𝖌𝖘𝖙𝖆𝖗 

20,780 görüntüleme • 11 ay önce

La Global Sumud Flotilla è stata intercettata dall’esercito israeliano Gli abbordaggi richiederanno ancora tempo, ma tutti gli equipaggi sono in posizione, pronti a favorire le operazioni. Non è un imprevisto, era previsto: da mesi si sono esercitati anche per questo. Perché non sono esagitati, non sono avventurieri in gita: sono donne e uomini che rappresentano la parte migliore di questo mondo, quella che crede nel valore delle missioni civili e della non violenza. La Global Sumud Flotilla aveva due obiettivi dichiarati. Il primo: aprire gli occhi del mondo su Gaza, sottolineando la complicità dei governi che da anni tollerano e sostengono il blocco mentre si consuma un genocidio. Questo obiettivo è stato raggiunto. Oggi nessuno può più dire di non sapere, nessuno può più nascondersi dietro il silenzio. Gaza è diventata il termometro dell’umanità e della democrazia: lo specchio di un mondo in cui la forza piega la legge e il diritto internazionale viene trattato come un ostacolo. Il secondo obiettivo era aprire un canale umanitario permanente. Questo, per ora, è fallito a metà. Il mondo sa che Gaza ha fame, che Gaza ha bisogno di cure, e ha ascoltato i governi — come quello italiano — mentire, balbettare di corridoi umanitari che esistono solo nelle dichiarazioni, che non sfamano e non curano. È bene dirlo con chiarezza: quella della Global Sumud Flotilla è una missione politica. Non c’è nulla di più politico che liberare gli oppressi, salvare i bambini, sfamare gli affamati. La politica non è fatta solo di palazzi e di trattative: è anche decidere di stare dalla parte della vita. La missione in mare è finita. Ma la missione continua a terra, con chi non si arrende e con chi chiede di bloccare tutto finché i governi non saranno costretti a guardare Gaza negli occhi. Perché la verità, stanotte, è passata comunque. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

16,946 görüntüleme • 11 ay önce

Secondo il Diritto Internazionale non esiste alcuna “Occupazione illegale” da parte di Israele. Lo spiega Natasha Hausdorff, avvocatessa britannica ed esperta di diritto internazionale: «Esiste una regola fondamentale di diritto internazionale consuetudinario che determina i confini dei nuovi Stati al momento della loro indipendenza. Si chiama uti possidetis juris. Si applica universalmente ovunque non ci sia un accordo contrario. Quindi è la regola di default. E nel caso di Israele nel 1948, ha stabilito che le linee amministrative preesistenti del Mandato britannico che precedevano lo Stato di Israele sono diventate i confini internazionali di Israele quando ha dichiarato l’indipendenza. Questa è la regola secondo cui le linee amministrative preesistenti diventano le nuove linee, i nuovi confini dello Stato. E la ragione per cui è stata introdotta era promuovere stabilità e certezza e prevenire lotte fratricide. La Corte Internazionale di Giustizia ha delineato queste giustificazioni quando ha riconosciuto che era diventata consolidata. È stata introdotta nel XIX secolo e applicata in Sud America con il ritiro degli spagnoli. È stata applicata in Asia e Africa, e anche alla dissoluzione delle ex federazioni comuniste. I confini dell’Ucraina hanno seguito l’uti possidetis juris e questo è un paragone piuttosto critico perché credo che noi tre saremmo d’accordo sul fatto che la Russia è in occupazione della Crimea rispetto all’Ucraina. Perché? Perché la Crimea faceva parte dell’Ucraina secondo la regola dell’uti possidetis juris al momento della formazione dell’Ucraina. Beh, allo stesso modo, quando Israele è venuto in esistenza, la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza ricadevano all’interno di quel territorio delle linee amministrative del Mandato britannico preesistente. Ora, questo è critico perché immediatamente, in questa guerra di annientamento che ho descritto, la Giordania occupa la Cisgiordania e Gerusalemme Est da Israele ed Egitto occupa Gaza. E quell’occupazione è terminata nel 1967 quando Israele ha recuperato quel territorio. È da quel momento che per molte persone parte l’accusa di occupazione. Il problema è che non si può occupare ciò che è già territorio sovrano proprio. Konstantin Kisin: Cioè, se l’Ucraina riprendesse la Crimea e la tenesse, nessuno direbbe che è un’occupazione della Crimea. Natasha Hausdorff: Esattamente. E questo è un parallelo netto. Ora, ciò che Israele ha fatto nel 1967 è stato applicare pienamente la propria legge, amministrazione e giurisdizione su Gerusalemme Est. Ha riunificato la città, ma non lo ha fatto in Cisgiordania. Invece ha applicato un quadro amministrativo temporaneo. Perché? Perché, secondo la formula “terra in cambio di pace”, si aspettava di cedere parte della Cisgiordania o della Giudea e Samaria alla Giordania in vista della pace. Ma quando nel 1994 è arrivato finalmente l’accordo di pace con la Giordania, la Giordania non ha voluto avere nulla a che fare con la Cisgiordania. Quindi questo quadro amministrativo temporaneo che Israele ha stabilito nel 1967 è rimasto in vigore fino agli Accordi di Oslo e alla creazione delle aree A, B e C che abbiamo descritto. L’applicazione di questo termine “occupazione” è un blood libel perché non ha alcuna base nel diritto internazionale. E il prefisso “illegale” è applicato solo a Israele. Non esiste il concetto di “occupazione illegale” nel diritto internazionale e in tutte le situazioni di vera occupazione contemplate dalle Convenzioni di Ginevra – con il reale trasferimento di popolazioni in Cambogia, Vietnam, Nagorno-Karabakh, Cipro del Nord – in nessuno di questi casi è stata avanzata l’accusa di “occupazione illegale”. Quindi questo è un esempio di moderno blood libel contro Israele per modellare il dibattito, per modellare la politica e la diplomazia internazionale e per mettere pressione su Israele. E abbiamo visto le conseguenze di questo, purtroppo, in tanti aspetti. È questo che ha portato al 7 ottobre.»

MisterChiton

20,726 görüntüleme • 1 ay önce