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FUTURO NAZIONALE È UN PARTITO INDIPENDENTE. Determinato e irriducibile, il Gen. Vannacci ha creato un partito destinato a farsi strada. Nonostante la censura dei media mainstream, l’entusiasmo popolare è enorme: in soli 15 giorni sono stati registrati 12.000 tesseramenti. Il congresso nazionale si terrà a metà giugno e Vannacci...

13,906 views • 4 months ago •via X (Twitter)

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🔴 OBBLIGO VACCINALE Il Generale Roberto Vannacci è CONTRARIO ‼️ Bisogna scriverlo a caratteri cubitali per smentire le fake che stanno circolando in questi giorni, costruite ad arte da gatekeeper, consapevoli o meno, che finiscono per fare il gioco del Sistema, alla Massimo Franco per intenderci. (in questo video) Ci sono cascati in molti, e me ne dispiace, compreso Massimo Mazzucco che stimo. È stato indotto a rilasciare una dichiarazione dopo aver visionato uno stralcio di video estrapolato dal contesto, tale da lasciare spazio a un’interpretazione distorta delle parole del Generale. Queste posizioni di Vannacci sono ben note a chi lo segue da tempo. Non sono mai state nascoste. Le ha espresse pubblicamente a Porta a Porta, da Bruno Vespa, il 5 giugno 2024, sulla TV pubblica, nella trasmissione di punta di RAI 1. (link nei commenti alla puntata integrale ) Il Generale Vannacci ha inoltre annunciato che tornerà ufficialmente sull’argomento durante l’Assemblea Costituente del 13 e 14 giugno prossimi. Mi auguro che questa polemica inutile, e per certi versi distruttiva, si chiuda una volta per tutte. Una polemica che ha come unico effetto quello di infangare l’onore e la reputazione del Generale. C’è persino chi ha avuto da ridire sul numero di vaccini che ha fatto Vannacci. Un militare è tenuto a sottoporsi a una serie di vaccinazioni previste dal proprio servizio. È un fatto noto e facilmente verificabile. A certe argomentazioni non vale nemmeno la pena rispondere. Ad maiora #FuturoNazionale 🇮🇹

Sabrina®️🇮🇹

25,678 views • 1 month ago

Quello giudiziario è un potere fondamentale nello Stato di diritto. È essenziale che la #magistratura lo eserciti in piena libertà e indipendenza. Oggi è così? Non scherziamo. Qualora la riforma non passasse, resterebbe comunque irrisolto un problema enorme, di primaria rilevanza costituzionale: la magistratura è ostaggio del correntismo. Oggi non è libera né indipendente e questo rischia di alterare i pesi e i contrappesi dello Stato, fino a renderla un apparato letteralmente eversivo. Non è un bene per un Paese che ambisce a rimanere democratico. Francamente penso che il sorteggio dei membri del #CSM sia l’aspetto più importante della riforma: lo dico da sempre, da molto prima dell’inizio del dibattito sul #referendum. Tant’è vero che anche molti di coloro che, legittimamente, si schierano per il NO sono da tempo favorevoli a questo meccanismo. Dovrebbero infatti avanzare, a mio avviso, proposte proprio su questo punto: che facciamo se i cittadini vi danno ragione? Come risolviamo il problema del correntismo nella magistratura? Lasciamo tutto così? Lasciamo che il CSM continui a penalizzare grandi magistrati solo per la loro indipendenza e la loro distanza da certi meccanismi pregni di consociativismo? Ne abbiamo parlato con Alberto Bagnai, al quale non ho potuto non chiedere anche delle recenti vicende in casa #Lega, a partire dal divorzio con #Vannacci. Soumahoro ha smentito la sua adesione al progetto del generale, ma il semplice fatto che sia stata ipotizzata indica che il problema numero 1 resta quello dei compagni di viaggio. Mettere in piedi un partito nazionale da soli è un’impresa al limite del velleitario. Staremo a vedere. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

Savino Balzano

10,735 views • 5 months ago

Ebbene sì, sta succedendo: IL DRIN DRIN DIVENTA UN PARTITO 🔔 Lo sappiamo, abbiamo aspettato un po' a far uscire questo post. Dovevamo ancora riprenderci dall’entusiasmo di venerdì sera. Volevamo far uscire questo post in una ricorrenza molto importante… Se non sapete di cosa parliamo mettetevi comodi, vi raccontiamo tutto passo dopo passo. 🍿 ⏰ Una scommessa tra due amici Esattamente un anno fa, il 7 luglio 2024, Michele Boldrin e Alberto Forchielli lanciavano quasi per scherzo una scommessa folle: se avessero ricevuto più di 1000 mail di supporto entro le due settimane successive, avrebbero fondato un movimento politico basato su pragmatismo, dati e competenza. In un mese arrivarono più di 12.000 mail da parte di persone con i background più disparati. A Michele e Alberto fu subito chiaro che non si poteva più scherzare. Da associazione a partito 💪 Dopo la fondazione dell’associazione (5 settembre), il resto è storia: eventi in tutta Italia, confronti live con esperti, decine di position paper sui problemi che affliggono il Paese, coinvolgimento di migliaia di giovani, crescita vertiginosa su tutte le piattaforme. 📈 Ed esattamente un anno dopo, tra il 30 giugno e il 4 luglio, la svolta: la votazione dello statuto del futuro partito e l’elezione dei 373 delegati che in autunno voteranno gli organi di partito e i position paper, definendo concretamente la linea politica. Alla chiusura delle votazioni, nella sera di venerdì 4 luglio è stata data la notizia: il Drin Drin è diventato ufficialmente un partito. 🎉 Dopo mesi di lavoro il Drin Drin è entrato a pieno titolo tra le forze politiche più in ascesa in Italia, con un numero di iscritti superiore a molti partiti che già siedono in Parlamento: ben 14 mila. Di questi, circa 10 mila (il 75%, una partecipazione enorme per i partiti italiani) hanno partecipato alle votazioni della scorsa settimana: un momento democratico unico in Italia, che ha visto gli iscritti finalmente protagonisti del futuro di un partito. 🔍 Ma cosa rende unico il Drin Drin? 🔹 Organizzazione: coinvolgimento attivo degli iscritti nelle attività e nelle discussioni sui temi, con spirito di meritocrazia, competenza e trasversalità. 🔹 Contenuti: sempre basati su ricerca, analisi, dati ed evidenze, con focus su produttività, crescita, innovazione, scuola, internazionalizzazione, e più di ogni altra cosa i giovani. 🔹 Approccio: anima combattiva, schietta, implacabile contro i falsi miti e la cialtroneria del nostro Paese. Lo chiamiamo “il coraggio dell’ovvio”, cioè la forza di ribadire le soluzioni che sono ovvie da anni ma che nessuno ha il fegato di portare avanti. 👤 Il segretario sarà la figura chiave, che avrà il compito di rappresentare tutto ciò che è il Drin Drin: la competenza dei suoi iscritti, la credibilità del partito e le idee maturate al suo interno. La sua selezione sarà l’ultima grande sfida nella costituzione del partito: gli iscritti dovranno dimostrarsi capaci di scegliere una figura dotata di solida preparazione, carisma e leadership. 🔔 Dopo queste fasi, il Drin Drin sarà finalmente pronto ad affrontare il primo grande banco di prova: le elezioni politiche del 2027! 💪 Muovere il c*lo Se hai letto fin qui e non ti sei entusiasmato… ammazza che cuore di pietra. 💔 Ma se anche tu ti sei emozionato all’idea di un partito che rappresenta finalmente l’Italia che studia, che lavora e che produce, un partito credibile che basa tutto sui dati, ha il coraggio di dire la verità ed è pronto a combattere una dura battaglia culturale… …beh, il Drin Drin è il partito per te. 💡 #wehaveadrin #drindrin

ORA!

36,483 views • 1 year ago

Il video è di ieri: mentre la Knesset approva in prima lettura il disegno di legge che introduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi accusati di “terrorismo”, Itamar Ben Gvir entra in Aula con un vassoio e distribuisce dolci ai deputati della coalizione. Applausi, pacche, clima da festeggiamenti: la politica che celebra l’eliminazione come programma di governo. La votazione si è chiusa 39 a 16: è il primo passaggio di tre, ma il segnale è già chiarissimo. Il testo — bandiera del partito kahanista di Ben Gvir, Otzma Yehudit — punta a rendere eseguibile la condanna capitale per chi uccide israeliani con movente “nazionale”. Una formula elastica che, in un sistema che pratica detenzione amministrativa e processi militari per palestinesi, spalanca la porta all’arbitrio. Il governo ha spinto sull’acceleratore: nelle settimane scorse il premier ha dato copertura politica, e la Commissione Sicurezza nazionale ha mandato il provvedimento in Aula. Oggi il primo sì. Ben Gvir non è un passante. È il ministro condannato in passato per incitamento all’odio, l’uomo che ha costruito consenso su punizioni esemplari e umiliazioni carcerarie. Nel giorno in cui un Parlamento occidentale riapre la strada alla pena di morte etnica, lui porta i pasticcini. Il punto non è il gesto folkloristico: è la pedagogia del potere. Si normalizza l’idea che la sovranità si affermi con il boia, che la giustizia sia vendetta, che la vita palestinese valga meno di un applauso. Questo non è “ordine pubblico”. È l’ennesimo tassello di uno Stato che si autoassolve mentre moltiplica eccezioni, tribunali speciali, diritti differenziali. Oggi la festa è per un primo voto; domani potrebbe essere per la prima esecuzione. In mezzo ci sono le famiglie che attendono notizie dai penitenziari, i corpi senza processo, Gaza e Cisgiordania ridotte a un esperimento di dominio. Tenetevi l’immagine: un ministro con il vassoio in mano, i seggi della Knesset sullo sfondo e la platea che ride. È la cartolina di uno Stato che ha smesso di vergognarsi. E che trasforma la morte in dolcezza parlamentare.

Giulio Cavalli

102,776 views • 8 months ago

Si costruiscono storie, si alimentano suggestioni e si piegano i fatti per sostenere una tesi. È esattamente ciò che accade nel racconto sul presunto “caso Conte”. Partiamo da un punto: parlare di Antonio Conte accostato alla Nazionale è fisiologico. Parliamo di uno dei pochi allenatori italiani di livello internazionale, con un curriculum che non ha bisogno di interpretazioni. Ma trasformare questo in un segnale di rottura con il Napoli è un’operazione forzata. Perché la verità, quella intera e non selezionata, è un’altra. Il Napoli non è “in posizione comoda”, né tantomeno distaccato. Il Napoli ha costruito un progetto tecnico intorno a Conte e i risultati lo dimostrano: due trofei e una squadra che, nonostante un numero enorme di infortuni, ha mantenuto gli stessi punti della stagione precedente. Questo non è un dettaglio, è il cuore della questione. Parlare di “corresponsabilità negli infortuni” è una scorciatoia pericolosa, quasi una forzatura. Gli infortuni fanno parte del calcio moderno, e imputarli all’allenatore senza entrare nel merito delle dinamiche reali è un modo per spostare il discorso. Aurelio De Laurentiis sa benissimo cosa ha tra le mani. Non solo un allenatore vincente, ma un leader che ha ricompattato ambiente e spogliatoio. E questo vale più di qualsiasi narrazione costruita a tavolino. E qui entra anche un precedente che qualcuno prova a cancellare. L’anno scorso, nello stesso periodo, si parlava con sicurezza di Conte alla Juventus. Era quasi una certezza. È finita con una figuraccia enorme. Perché mentre venivano costruiti scenari fantasiosi, il Napoli si presentava con fatti concreti: 200 milioni investiti sul mercato e un nome come Kevin De Bruyne a certificare ambizione e continuità. Altro che addio imminente: una risposta sul campo che ha di fatto umiliato chi lo dava già altrove. Anche il passaggio sulla Nazionale è raccontato in modo strumentale. Che allenare l’Italia sia affascinante è ovvio. Ma da qui a descrivere un Conte “tentato” al punto da mettere in discussione un progetto appena consolidato ce ne passa. È più una suggestione mediatica che una realtà concreta. E poi c’è il solito sottotesto: Conte che si lamenta, Conte difficile, Conte che lascia. Una storia già vista, già raccontata, spesso senza considerare ciò che produce sul campo. Perché alla fine è lì che si misura tutto. E sul campo Conte ha fatto qualcosa di enorme: ha vinto, ha tenuto la squadra competitiva in emergenza costante, e soprattutto ha portato tutti dalla sua parte. Questo è il dato che più di ogni altro viene ignorato. Il resto è rumore. Un rumore utile a riempire pagine, ma che non cambia la sostanza: oggi il Napoli ha in panchina una figura dominante, centrale, decisiva. E provare a ridimensionarla parlando di scenari futuri e ipotesi mai confermate è semplicemente un esercizio di parte. Il “caso Conte”, in fondo, esiste solo per chi ha bisogno di raccontarlo. Mentre in campo il caso esiste: È un fenomeno di didattica calcistica. A te, Montana. Grazie 🔹🧢⚽️

FCAST7 🇵🇸

12,788 views • 3 months ago

Si chiama Tahla, ha 22 anni, e la sua colpa è stata quella di bussare alla porta di un sindacato. Nel 2024, nel cuore della Toscana felix, nell'Italia che si vanta di essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, un ragazzo viene pestato a bastonate per aver osato alzare la testa. Non fa rumore, non diventa una storia nazionale, non merita i titoloni dei giornali perché siamo assuefatti alla barbarie. Quarrata, provincia di Prato. Turni di 12-14 ore, lavoro nero, caporalato: fotografia di una modernità che si misura in fatturato ma non in diritti. Tahla viene convocato dopo aver parlato con il sindacato Sudd Cobas: "Sappiamo che sei stato al sindacato", gli dicono. Poi partono i bastoni. È la stessa zona dove appena due settimane fa altri quattro lavoratori sono stati vittime di una spedizione punitiva durante un picchetto. Non sono coincidenze: è un sistema che si nutre di paura e omertà, che prospera nell'indifferenza generale e nella retorica del "piccolo è bello" che spesso nasconde il marcio. La prognosi dice sette giorni, ma la ferita è molto più profonda: è uno sfregio alla Costituzione, è il fallimento di uno Stato che non riesce a proteggere chi lavora, è la vergogna di un Paese che si scopre ancora medievale nei rapporti di lavoro mentre si vanta di correre verso il futuro. Tahla è pakistano, e anche questo non è un dettaglio: lo sfruttamento sa bene dove colpire, sceglie le sue vittime tra chi ha meno voce, tra chi può essere più facilmente zittito. Noi intanto scivoliamo via, distratti, assuefatti, complici. In un Paese normale questa storia sarebbe uno scandalo nazionale. In Italia è solo cronaca locale. E questo, forse, è il vero scandalo. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

20,776 views • 1 year ago