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1,450,592 views • 3 years ago •via X (Twitter)

8 Comments

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Elon Musk3 years ago

Wow

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Sou ♛3 years ago

With a song is better😉

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Ba Donkey Kong 🦍🚀🤙3 years ago

#AMCGORILLAZ 🙏🍿👑He must have just watched the Super Mario's movie at #AMCTheaters 🎬😄

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MrsLibertyBelle3 years ago

I broke my arm just watching this. 😂

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Neville Medhora3 years ago

Dude in the video is Bboy Pocket. He’s known for his insane speed and crazy flare combos!

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Carolyn Stoner3 years ago

Youth! As opposed to an elder: If I drop an ice cube, I have to debate how big a puddle will it melt to if I don't scrunch over to pick it up! That's why they invented long handled dust pans, I guess. We lose our limberness!👄

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Avneesh Upadhyay3 years ago

😮😮😮

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Ihtesham Haider3 years ago

Open challenge to AI ROBOTS

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Chiesi al mio comandante cosa fare con i bambini che sentivo piangere. Mi rispose: non fare la femminuccia”. “Uccidevamo tutti, uomini, donne e bambini”. Questa è una delle tante testimonianze di soldati israeliani che hanno prestato servizio non nell’attuale genocidio in corso, ma nel 1967, durante la cosiddetta guerra dei Sei giorni. Un vero e proprio secondo atto della Nakba, dove Israele ha espulso oltre 300mila palestinesi da Gaza, Cisgiordania e dalle Alture del Golan. “Le vite dei palestinesi non avevano importanza. Potevi uccidere, anzi: ti incoraggiavano a farlo”. Queste parole sembrano descrivere esattamente quello che accade nella Striscia dal 2023. Eppure no, risalgono a decenni prima. E ancora: “All’inizio - racconta un soldato - non ero propenso ad uccidere gli arabi. Poi però siamo giunti alla conclusione che dovevamo farlo. Abbiamo smesso di vederli come esseri umani. Abbiamo ucciso anche la nostra umanità”. Ce n’è un’altra, particolarmente attuale: “Di notte, sparavamo ai palestinesi che attraversavano il fiume Giordano nel tentativo di tornare nelle loro case”. Esattamente quello che fa oggi l’esercito israeliano con chiunque attraversi la linea gialla a Gaza. L’ultima: “Abbiamo trasformato il Sinai in un campo di sterminio”. Sono le esatte parole che utilizza un soldato israeliano in una lettera indirizzata alla sua fidanzata. Tutte queste testimonianze sono state raccolte e pubblicate già nel 1970, in un libro di Avraham Shapira. Ma il loro contenuto non ha mai trovato spazio nella coscienza nazionale israeliana. “Israele - annota il giornale israeliano Haaretz - ha riscritto totalmente quanto accadde nel ’67”. La verità è che ciò a cui stiamo assistendo oggi è solamente l’ultimo capitolo di una lunga pulizia etnica, che dura da ottant’anni. È il suo terribile proseguo. E mentre milioni di palestinesi - si legge su Middle East Eye - sono chiusi in un campo di concentramento, anche l’Occidente ha le sue prigioni. Senza sbarre visibili, sono “prigioni di ignoranza e complicità, o di conoscenza e impotenza”.

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26,747 views • 23 days ago