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Il mondo è impazzito, va a fuoco ma il Capibara non lo sa e si gode il momento Sii un capibara Almeno per un momento

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E niente, stavo facendo colazione con estrema calma. Sapete, la domenica. Schermo acceso a caso sul table tennis. “Tanto al momento non ci sono azzurri in gara”. Faccio partire la macchinetta del caffè mentre a Parigi si scaldano lo svedese Anton Kallberg, 18esima testa di serie, e il congolese Saheed Idowu, classificato oltre il centesimo posto. Un 64esimo di finale, sulla carta non c’è partita. Non vorremmo ragionare per stereotipi ma, ci tocca: lo svedese è biondo, smilzo, algido, probabilmente non ha sorriso neanche dopo aver limonato la prima volta. Il congolese è un filo su di chili, bello carico, caratteriale e simpaticone del tipo che ci andresti a bere una birretta sulla fiducia. I loro rispettivi tecnici, banalmente, sono la loro copia carbone, ma un tot più vecchi. Si comincia. (Breve ripasso delle regole: si giocano mini partite, si arriva a 11, chi conquista per primo 4 mini partite passa il turno). Lo svedese è una iena, sbaglia pochissimo, il congolese è teso, impacciato, sudato come Bonolis al gioco finale. La partita fila via veloce, il pubblico (palazzetto strapieno) se ne fotte abbastanza e guarda altro, io inzuppo un biscotto nel caffè con discreta indifferenza: 11-7. Son tentato di cambiare canale, ma do una speranza a Saheed, nel frattempo rimbrottato dal suo coach. Si riparte e la storia non cambia: Kallberg pare uscito da una catena di montaggio Ikea, sbaglia niente, il suo avversario fatica a stargli dietro ma ora combatte. E si carica. E approfitta di un rarissimo calo di attenzione del biondastro: 11-13! Clamoroso al Cibali parigino. Il pubblico inizia a prestare attenzione, io pure. Ma è tempo sprecato: il robot scandinavo si pappa il babà africano: 11-4, 11-6 e complessivo 3-1. La sfida è segnata, troppa differenza tecnica e tattica. Il coach congolese guarda il suo ragazzo come per dire “‘A Sa’, stamo affà na figura emmerd”. Inizia la quinta mini partita e ti aspetti una cosa veloce, stretta di mano e arrivederci, ma qui si accende la luce: Saheed si ribella e inizia a picchiare con una lucidità e carica bestiale. Pare Fantozzi nella leggendaria sfida a biliardo a casa Catellani e “Mi permette un colpo?”. A ogni punto Saheed urla come un lupo maremmano per convincersi che si-può-fare! Nello sguardo dello svedese solo un minimo fastidio, fatto sta che il pubblico, come per magia, inizia a scandire il nome del colosso di Brazzaville: Sah-eed! Sah-eed! E Saheed non tradisce: 12-14 6-11, complessivo 3-3. Si va alla sfida finale! Ora il palazzetto è realmente rovente, tutto dalla parte del francofono. Il mobiletto Ikea pare un filo sbullonato, Saheed perde litrate di sudore che la pezzuola di spugna fatica a contenere. Si procede punto a punto, a ogni sferzata del congolese viene giù tutto, quando il punto arriva da Stoccolma è tutto un “nooo!”. All’improvviso lo schermetto mi avvisa: “Azzurri in gara! Cambia canale pirla!”, ma non lo farei per niente al mondo: “Colcazzo giro! Daje Saheed! Sfondiamo ‘sto armadietto svedese!”. Ma sull’incredibile 8-9 per Saheed vien fuori il ranking, Anton si trasforma in un assassino a sangue freddo e sbaglia nulla: 9-9, 10-9, match point. Saheed recita tutti i santi del Congo, prova a farsi forza, cerca il suo coach che lo guarda come per dire: “‘A Sa, se fai ‘sto miracolo ti porto al Moulin Rouge”. Niente miracolo, niente favola: Saheed sbaglia e per la prima volta il biondo esulta per davvero, l’eroe di Brazzaville è sconfitto e abbassa lo sguardo. Cala il silenzio, ma solo per un attimo: “Sa-heed! Sa-heeed! Sa-heeeeed!”. I tifosi presenti al palazzetto celebrano il loro idolo, lo ringraziano per questi 59 minuti serratissimi di pura passione, lui esce a braccia alzate come Rocky Balboa in “Rocky I”, io fisso devastato lo schermo mentre Saheed imbocca il tunnel seguito dal suo coach e scompare per sempre negli spogliatoi. Penso: “Non lo rivedrò mai più”. E subito dopo: “Minchia, che colazione…”. Le Olimpiadi.

Fabrizio Biasin

72,668 views • 2 years ago