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Massimo Cacciari : "L'appello al diritto internazionale è ormai pura propaganda politica: se ne fa un uso strumentale solo quando conviene. È spudoratamente evidente, e chi ci crede più? È ridicolo che voi giornalisti mostriate fotografie, come se il pubblico potesse davvero capire se è stato colpito un sito...

14,291 次观看 • 1 年前 •via X (Twitter)

10 条评论

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guy 451montag 🅉1 年前

Come sempre Cacciari (del quale disapprovo fortemente molte idee) ha centrato in questo contesto la vera equilibrata descrizione della realtà. Disgustato da Del Debbio ascolto (silenziando le voci della Gruber & altri ospiti Asinistri vari) solo Travaglio, Caracciolo e Cacciari.

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Paul1 年前

@Rosalba_Falzone @DAVIDPARENZO Hai capito miserabile pupazzo, ti ha dato piu volte del servo propagandaro e te muto come un cagnolino, perché questo sei, un cagnolino che obbedisce al padrone.

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ellebi elle1 年前

Lo zerbino dice “ mi devo fidare”. Come dire chi la gestirà la comunicazione Un propagandista di m. Il più cretino del mondo

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Carlo Ligure1 年前

Andare da Parenzo come al circolo arci di Cinisello Balsamo

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Nik1 年前

...la faccia di Parenzo mentre ascolta Cacciari non ha prezzo.

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Andrea Arduini1 年前

‘Ci dobbiamo fidare del segretario della difesa USA…’ non so se il pianto o il riso prevale.

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Quirino Biscaro1 年前

Se é vero quello che dice @CACCIARl (se) allora anche quello che scrive oggi il @nytimes è fuffa.

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Leonardo Caruso1 年前

Quant'é cretino Parenzo? La provvidenza ce lo mantenga a lungo.

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Johnny Reb1 年前

Cacciari è sempre lucido

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Mario Goffredo1 年前

Difatti il diritto internazionale non esiste più. Esiste il diritto di Israele che è il diritto della forza militare: io posso, io faccio, nessuno mi ferma. Quindi il mio diritto è giusto.

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Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.

John Doe

37,587 次观看 • 9 个月前

Mentre le sirene suonano a Teheran e i missili infiammano le prime pagine, Gaza scompare. La crisi umanitaria più grave del XXI secolo — 186.000 morti stimati, tra cui decine di migliaia di bambini — è stata scalzata da una guerra “più leggibile”, tra due Stati sovrani, più comoda da raccontare. L’IDF definisce Gaza “fronte secondario”. I media obbediscono. Dall’Angelus di Papa Francesco fino all’ONU, Gaza è stata definita un test morale per l’umanità. Non per retorica, ma perché rivela chi siamo quando gli innocenti muoiono e il mondo volta lo sguardo. Lì si misura la bancarotta dell’ordine legale internazionale, il fallimento della responsabilità di proteggere, la complicità diplomatica dei governi. “Il silenzio è complicità”, dice Bassam Saleh. Nei talk show italiani, Gaza è ormai un’eco. Nei telegiornali, una nota a piè di pagina. Nei quotidiani, la parola “genocidio” è evaporata. C’è addirittura chi ha derubricato il tutto a “conflitto regionale”. Sui social, l’hashtag #Gaza ha ceduto il passo a #Iran, come se la carneficina fosse sospesa, come se il sangue potesse aspettare. Ma Gaza continua a sanguinare. È un laboratorio di disumanizzazione, dice Ahmad Amara: non solo il più grande carcere a cielo aperto del mondo, ma anche il luogo dove testiamo — e perdiamo — la nostra umanità. Ogni giorno che passa senza indignazione è un giorno in cui la brutalità diventa norma, e la dignità un’eccezione. Zack Beauchamp ha scritto che Gaza ci pone una domanda semplice: “Credi che sia giusto far soffrire gli innocenti in questo modo?” Se la risposta è no, allora la responsabilità comincia ora. Se la risposta è sì — o se si tace — allora non si è neutrali. Si è perduti. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

12,651 次观看 • 1 年前