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20,806 次观看 • 3 年前 •via X (Twitter)

4 条评论

horottoilvetro 的头像
horottoilvetro3 年前

@Federginnastica ❤️

Oriana Villa 的头像
Oriana Villa3 年前

@Federginnastica 👏

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Mirella Rughetta3 年前

@Federginnastica Meravigliosa. Grazie.

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🩸whenbloodrunscold3 年前

@Federginnastica Stupenda ⭐️🩵

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Chiara Francini, una delle voci più intelligenti, taglienti e sincere del panorama italiano, nel suo spettacolo teatrale “Forte e Chiara” ha scritto e interpretato un testo straordinario: “I sinistri e i maldestri”. Con una lucidità chirurgica e un coraggio raro, distingue due Italie parallele: i sinistri (la sinistra di facciata, borghese e ipocrita, innamorata solo dell’apparenza ovvero chi vota il Partito Democratico, Italia Viva, Azione, +Europa) e i maldestri (il popolo dimenticato, umiliato e arrabbiato, tradito dalla politica e dalla rappresentanza, ovvero Fratelli d'Italia, Lega, Vannacci, Casa Pound e altri escrementi). In questo periodo così teso della nostra vita pubblica, segnato da distanze siderali tra élite e realtà del Paese, rabbia diffusa e polarizzazione, questo monologo suona come una diagnosi spietata ma profondamente vera. Che dovrebbe spingerci tutti a rivedere le nostre convinzioni, a smetterla di farci la guerra fra poveri e a smetterla di fidarci di questo branco di cialtroni. Siano essi finto-rossi o finto-neri. Questo monologo non è contro qualcuno. È contro la menzogna. Proprio come a #IlCattivo e #AllertaMedia. Vi lascio qui sotto il testo integrale e il video. Leggetelo e ascoltatelo con attenzione. E condividetelo a manetta. Vale oro. Grazie Chiara! 🙏❤️ ⋆ ---––——––------––——––--- ⋆ Due sono le bolge che imperano sull’Italia: i sinistri e i maldestri. E per entrambi c’entrano poco la destra e la sinistra, c’entra poco la politica. C’entra il punto esatto in cui veniamo scaraventati nel mondo. I sinistri sono l’esatto opposto della sinistra, sono il buco del culo della sinistra. I sinistri sono quasi sempre dei ricchi che si vergognano d’esserlo e vorrebbero essere nati poveri per poter avere i diritti degli operai. Degli scioperi, delle minoranze, del teatro, della cultura come strumento rivoluzionario di rivendicazione, non gliene frega assolutamente niente. Ai sinistri interessa soltanto apparire di sinistra e quindi dalla parte del giusto, perché nulla ti arricchisce più della povertà. «Sinistra» è un termine che hanno profondamente desemantizzato. I sinistri sono come quelli che sputano in aria e ti vogliono spiegare che piove. Sono così ossessionati dall’apparire che, quando sono attaccati al muro, spesso dormono nella dépendance della servitù, sentendosi poeti maledetti con le boiseries anche nel culo. I maldestri sono i penultimi. Deformi, cannibali, appestati. La peste è il marcire di ogni regola, di ogni ordine sociale. I maldestri stanno un gradino sotto gli ultimi. Valgono meno degli ultimi. Vivono in quella zona morta della politica dove nessuno li vuole, né classe né popolo, e così nessuno li difende perché nessuno li vede. Si credono soldati a una parata, ma sono carcasse in processione al camposanto. I maldestri non sono nati storti, sono stati piegati a forza dalla negligenza di chi doveva averne cura. I maldestri, incredibilmente, hanno tutto per essere di sinistra: il lavoro spezzato, la vita bestia, la rabbia compressa… ma sono stati lasciati senza sedie né tavolo, e così sono diventati dei mutanti famelici. I maldestri non sono il nemico, sono il risultato. Sono i deportati della disperazione. Sono il popolo tradito non dalla storia ma dalla rappresentanza. Perciò, ciclope senza occhio, confondono la violenza con l’ordine, la forza con la salvezza. Perché se nessuno ti guarda smetti di cercare giustizia e cerchi la presenza, anche oscena, anche brutale. Meglio umiliati che invisibili. Meglio lo stupro di chi ti comanda che l’abbandono di chi avrebbe dovuto esserti padre. E quando arriva a inginocchiarsi ai piedi di un dittatore, di chi brucia corpi, amputa la stampa, deporta figli, sodomizza la giustizia, invade, stermina, macella, strazia, quando un popolo resuscita Hitler, non sceglie il peggio: smette di essere popolo. I sinistri mi volevano nera. I maldestri mi volevano rossa. Io venni su Chiara. ⋆ ---––——––------––——––--- ⋆ #ChiaraFrancini

IL CATTIVO®

32,151 次观看 • 3 个月前

Antonio è tornato, e con lui, un pezzo della nostra umanità. Antonio Mazzeo, uno dei due italiani a bordo della Handala, è rientrato in Italia dopo 48 ore da ostaggio nelle mani delle autorità israeliane. Era parte di una missione civile, pacifica, umanitaria, ma è stato trattato come un criminale. Tony La Piccirella, invece, è ancora trattenuto. Aspettiamo il suo ritorno, e non smetteremo di fare pressione finché non sarà di nuovo libero. Israele ha sequestrato 21 persone in acque internazionali, a poche miglia dalle coste egiziane, in un punto dove non ha alcuna giurisdizione. Un atto di forza, un’aggressione, una violazione del diritto internazionale. E anche se avesse avuto quel diritto, che non aveva, il diritto internazionale proibisce in modo chiaro di impedire l’ingresso di aiuti umanitari diretti a una popolazione sotto genocidio. Noi siamo dalla parte della legalità, Israele no. E chi non prende posizione è complice. Ad Ashdod, la polizia israeliana ha mostrato il suo vero volto: violenza, disprezzo, umiliazione. Così vengono accolti uomini e donne che portano aiuti, che portano speranza. Così viene trattata la solidarietà, in un mondo capovolto, dove chi salva viene perseguito e chi bombarda viene applaudito. Nel frattempo, a Gaza, continua il massacro, un genocidio che si consuma nell’impunità, alla luce del sole, nel silenzio vile dei governi occidentali. E l’Italia? Lo sapeva. Sapeva benissimo cosa sarebbe potuto accadere, e ha scelto deliberatamente di non muovere un dito. Nessuna protezione per i propri cittadini, nessuna pressione diplomatica, nessuna condanna, solo complice passività. È questo il vostro “sovranismo”, Giorgia Meloni? Lasciare che uno Stato straniero sequestri cittadini italiani in acque internazionali, calpesti ogni principio del diritto internazionale e violi la nostra sovranità nazionale sotto i vostri occhi? Dov’è finito il patriottismo di comodo di chi pretende di far rispettare le leggi internazionali, agli altri? Antonio e Tony hanno fatto ciò che lo Stato si rifiuta di fare. Hanno sfidato il blocco, hanno scelto di stare dalla parte della vita, con pochi mezzi, con enorme coraggio. Hanno incarnato la dignità in un tempo di codardia. Mentre i potenti di questo Paese piangono in TV e stringono mani insanguinate, Antonio ha scelto di agire, di esserci, di mettere il proprio corpo a servizio della giustizia, non della propaganda. Grazie Antonio, perché mentre chi ci governa parla di “valori” mentre li tradisce, tu hai portato dignità dove regna l’orrore, hai scelto l’umanità quando la maggior parte sceglie l’indifferenza, hai ricordato a tutti che la disobbedienza, quando serve a salvare vite, non è un reato, è un dovere.

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

35,704 次观看 • 1 年前

Ti ricordi? Quanto meravigliosamente siamo connessi? ✨spero tu possa sentirlo, nel video c’è tutto, senza nascondermi 💫 4.40 per te, vogliamo emozionarci. ⭐️ La mascolinità non riguarda l'essere il più grande, il più veloce, il più forte, quello che ha dormito con più ragazze, o quello che ha più soldi. Chi ha più successi non è il più maschile. In realtà, spesso sono gli uomini che bramano di più queste cose a nascondere e compensare le insicurezze più grandi. Onoriamo colui che ama profondamente gli altri, ama profondamente se stesso, e ha un sogno che lo ispira a vivere con, per e attraverso esso. Lui è un uomo. Non rimane impassibile o intoccato di fronte a esperienze veramente commoventi. Non giudica la totalità della sua vita o quella di qualcun altro in base ai punteggi sul tabellone mentre il tempo scade a zero. Non usa il denaro come sostituto della connessione emotiva né i beni materiali come misura del suo valore personale. Non definisce la sua virilità dal numero di donne che ha conquistato. Non combatte sempre il fuoco con il fuoco; a volte non ha bisogno di combattere affatto. Non risponde alla serietà con la sciocchezza quando è richiesta serietà. Non corre rischi per il gusto di rischiare, perché non nasconde la sua fragilità, la sua mortalità o la sua umanità. Non finge di sapere tutto su qualsiasi cosa, né ha paura di ammettere quando non sa nulla su qualcosa. E forse, cosa più importante di tutte, non gira in giro pensando di essere "L'Uomo". No, l'uomo maschile attraversa un viaggio, un processo di scoperta di sé, e capisce cosa deve fare per acquisire gli strumenti, la conoscenza, la saggezza, la grazia, l'amore, la passione e la gioia per perseguire il suo destino. Il suo destino sono i suoi sogni. Questi possono evolversi nel tempo, ma nella loro ricerca, non distrugge nessun altro né fa del male a nessuno. Non è in guerra con altre persone, conquistandole. È colui che unisce le forze, cercando il vantaggio reciproco. È colui che solleva gli altri, ispirandoli attraverso il suo viaggio e il suo processo personale (in cui trova modi per creare valore lungo il cammino). È l'eroe del suo stesso viaggio. E così facendo, cerca ogni modo per avere le migliori relazioni possibili con la sua famiglia, amici, il partner romantico, i colleghi o i clienti. Trova modi per essere la migliore versione possibile di se stesso. La mascolinità riguarda la scoperta di sé e l'accettazione di ciò che si trova. Riguarda l'essere gentili con gli altri e il perseguire i propri sogni con tutta la passione e l'energia che si può raccogliere. Riguarda fare qualcosa che sia significativo per te e che porti valore agli altri. È così che si costruisce un'eredità. •Lewis Howes, The Mask of Masculinity

@dessere88fenice

18,126 次观看 • 9 个月前

SANDRO PERTINI, CI MANCHI TANTO. Sandro Pertini, il Presidente più amato dagli Italiani Sandro Pertini Muore il 24 Febbraio del 1990 a 93 anni per le conseguenze riportate per una brutta caduta , lasciando un vuoto e un dolore incolmabile per la sua scomparsa.Nel suo testamento si legge che non vuole i funerali di Stato, viene cremato e le sue ceneri vengono inumate nel cimitero di Stella San Giovanni, suo paese natale alla presenza degli amati familiari . Lo abbiamo conosciuto da giovanissimi, gli abbiamo voluto bene, lo abbiamo ammirato e seguito per la sua concezione semplice, popolare della politica, la sua passionalità, il suo essere schietto, irascibile, a volte burbero, ma anche dolce, la sua etica, il suo grande esempio di onestà. Il suo cuore di socialista romantico continuerà a battere nel cuore di chi, come noi, crede nella giustizia e nella libertà, ideali fondamentali del pensiero di Pertini. Poco tempo prima di morire disse : “Voi giovani non venite meno all’impegno per la giustizia e la libertà, non scendete a compromessi, difendete la vostra dignità, costi quello che costi!”, disse. Poi, un lungo caro abbraccio, l’ultimo. Vorrei che quell’abbraccio continuasse per l'eternità. Alessandro Pertini è nato a Stella (Savona) il 25 settembre 1896. Laureato in giurisprudenza e in scienze sociali. Coniugato con Carla Voltolina. Ha partecipato alla prima guerra mondiale; ha intrapreso la professione forense e, dopo la prima condanna a otto mesi di carcere per la sua attività politica, nel 1926 è condannato a cinque anni di confino. Sottrattosi alla cattura, si è rifugiato a Milano e successivamente in Francia, dove ha chiesto e ottenuto asilo politico, lavorando a Parigi. Anche in Francia ha subito due processi per la sua attività politica. Tornato in Italia nel 1929, è stato arrestato e nuovamente processato dal tribunale speciale per la difesa dello Stato e condannato a 11 anni di reclusione. Scontati i primi sette, è stato assegnato per otto anni al confino: ha rifiutato di impetrare la grazia anche quando la domanda è stata firmata da sua madre. Tornato libero nell'agosto 1943, è entrato a far parte del primo esecutivo del Partito socialista. Catturato dalla SS, è stato condannato a morte. La sentenza non ha luogo. Nel 1944 è evaso dal carcere assieme a Giuseppe Saragat, ed ha raggiunto Milano per assumere la carica di segretario del Partito Socialista nei territori occupati dal Tedeschi e poi dirigere la lotta partigiana: è stato insignito della Medaglia d'Oro. Conclusa la lotta armata, si è dedicato alla vita politica e al giornalismo. E' stato eletto Segretario del Partito Socialista Italiano di unità proletaria nel 1945. E' stato eletto Deputato all'Assemblea Costituente. E' stato eletto Senatore della Repubblica nel 1948 e presidente del relativo gruppo parlamentare. Direttore dell'"Avanti" dal 1946 al 1947 e dal 1949 al 1951, nel 1947 ha assunto la direzione del quotidiano genovese "Il Lavoro". E' stato eletto Deputato al Parlamento nel 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976. E' stato eletto Vice-Presidente della Camera dei Deputati nel 1963. E 'stato eletto Presidente della Camera dei Deputati nel 1968 e nel 1972. Dopo il fallimento della riunificazione tra P.S.I. e P.S.D.I,. aveva rassegnato le dimissioni, respinte da tutti i gruppi parlamentari. E' stato eletto Presidente della Repubblica l'8 luglio 1978 (al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995). Ha prestato giuramento il giorno successivo. Ha rassegnato le dimissioni il 29 giugno 1985: è divenuto Senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica. E' deceduto il 24 febbraio 1990. Nelle sue ultime volontà lasciò detto di non volere i funerali di Stato,un suo ultimo gesto di sincera umiltà verso il popolo italiano per cui si è battuto tutta la vita. Quirinale

OSNM - R.I.A. "Operatori Sanitari nel Mondo"

23,008 次观看 • 2 年前

Non provo alcuna simpatia per i rapinatori e non intendo rivolgere giudizi morali sommari contro Mario #Roggero. Ha subito una rapina violenta nel proprio negozio, ha visto minacciate la sua sicurezza, la sua famiglia e il lavoro di una vita. È comprensibile che, in quei momenti, paura, rabbia e perdita di controllo possano prevalere sulla lucidità. Il diritto penale deve tenere conto anche della condizione concreta nella quale una persona agisce, senza pretendere da chi ha appena subito una violenza la freddezza di chi giudica anni dopo da un’aula di tribunale. Questa comprensione umana, però, non trasforma automaticamente la reazione in legittima difesa. Secondo la ricostruzione accolta nei tre gradi di giudizio, quando Roggero sparò la rapina era terminata. I rapinatori erano usciti dal negozio, stavano raggiungendo l’automobile e cercavano di fuggire. Roggero li inseguì all’esterno e sparò più colpi, uccidendone due e ferendo il terzo. I giudici hanno escluso che qualcuno gli stesse ancora puntando un’arma o che sussistesse un pericolo attuale per lui o per altre persone. La legittima difesa non autorizza a punire l’aggressore. Consente di usare la forza necessaria per interrompere un’aggressione ancora in corso. Quando il pericolo è cessato, viene meno il presupposto fondamentale della scriminante. Inseguire chi fugge e sparargli non serve più a difendersi da un attacco attuale: è una condotta successiva alla sua conclusione. Non è una particolarità punitiva dell’ordinamento italiano. Nel primo commento troverete ordinamento europei che avrebbero portato allo stesso risultato Pertanto si può discutere seriamente della pena, ma non sostenere seriamente che “la difesa è sempre legittima”. Una formula del genere cancella il confine tra difesa e punizione privata e sarebbe incompatibile con qualunque ordinamento europeo fondato sullo Stato di diritto. Nel caso Roggero, peraltro, le circostanze personali e il contesto della rapina non sono stati completamente ignorati. In primo grado gli furono riconosciute le attenuanti generiche e l’attenuante della provocazione. In appello la pena è stata ridotta da 17 anni a 14 anni e 9 mesi, principalmente rideterminando gli aumenti applicati per il secondo omicidio, il tentato omicidio del terzo rapinatore e il porto dell’arma. La Corte non ha invece riconosciuto le attenuanti nella loro massima estensione, valorizzando anche la mancata resipiscenza dell’imputato. Quattordici anni e nove mesi possono apparire una pena molto severa per un uomo di 72 anni, incensurato e reduce da una rapina traumatica. È quindi legittimo discutere se il trattamento sanzionatorio avrebbe potuto essere ulteriormente mitigato, attribuendo maggiore peso al trauma, alla paura e alla particolare situazione nella quale maturò la reazione. Ma questa è una discussione sulla misura della pena, non sull’esistenza della legittima difesa. Anche un’eventuale grazia sarebbe un atto di clemenza individuale fondato su valutazioni umanitarie e politiche. Non cancellerebbe la responsabilità accertata e non trasformerebbe retroattivamente l’inseguimento e gli spari contro persone in fuga in un atto difensivo. La legge deve proteggere chi subisce rapine, garantire interventi rapidi, sostegno psicologico, risarcimenti effettivi e pene adeguate per i responsabili. Non può però riconoscere a un privato il potere di inseguire e uccidere chi non costituisce più un pericolo attuale. Quel potere non esiste in Italia e non esiste negli ordinamenti europei ai quali normalmente ci confrontiamo.

Fabio Lazza

41,584 次观看 • 1 个月前

A quanto pare il professor D’Orsi non smette di fare propaganda pro-dittature. In questo video pubblicato su Facebook, nel corso di un confronto con Sallusti, il noto propagandista esalta il regime di Maduro, sottolineando il ritmo di crescita del Venezuela e celebrando Chavez come l’inventore dello stato e del fisco venezuelano. Si tratta ovviamente di clamorose manipolazioni. Partiamo dalla seconda. La narrazione di D’Orsi si lega essenzialmente a quella di Chavez, che definì la nuova costituzione dello stato bolivariano del 1999 nella sostanza un “atto fondativo” di una nuova nazione che prima non c’era. Ma, ora come allora, è un becero tentativo di cancellare la storia repubblicana venezuelana. A guardar bene, mentre è indubbio che nei primi anni di governo Chávez abbia avviato programmi sociali che hanno avuto un impatto positivo su alfabetizzazione, sanità e povertà estrema, concentrarsi solo su questi aspetti significa ignorare la realtà strutturale del Paese e gli effetti negativi che le sue politiche hanno avuto sullo Stato e sulla vita quotidiana dei venezuelani. Chávez ha progressivamente centralizzato il potere, smantellando i contrappesi istituzionali e rendendo lo Stato fragile e dipendente dalle decisioni personali del capo dell’esecutivo. La sua economia è diventata totalmente dipendente dal petrolio, senza alcuno sforzo reale di diversificazione produttiva: quando il prezzo del greggio è crollato, l’economia è andata in caduta libera, con iperinflazione, scarsità di beni di prima necessità e crollo del PIL. Le nazionalizzazioni e i controlli statali hanno indebolito la produzione interna, scoraggiato investimenti privati e impoverito la classe media, mentre il clientelismo e la corruzione hanno drenato risorse pubbliche che avrebbero potuto sostenere uno sviluppo più solido. Il risultato è che oggi milioni di venezuelani vivono con difficoltà quotidiane, molti hanno dovuto emigrare, le infrastrutture pubbliche sono degradate e la sicurezza è peggiorata drasticamente. In sostanza, Chávez ha creato un sistema che funzionava bene nei momenti di abbondanza petrolifera, ma ha eroso le fondamenta dello Stato e le basi di un’economia sostenibile, generando una crisi strutturale i cui effetti si sentono ancora oggi. Parlare del chavismo come di un modello senza considerare queste conseguenze significa non guardare ai numeri, ma alla narrativa politica. Attribuire poi al regime bolivariano la costruzione ex novo di un sistema fiscale è altrettanto falso. La realtà storica è che il Venezuela aveva un sistema fiscale strutturato ben prima dell’arrivo di Chávez al potere. Il codice fiscale organico, ad esempio, fu approvato già nel 1991, e la legge sull’imposta sul reddito venne introdotta già nel 1942, durante la Repubblica, con tasse progressive su persone fisiche e giuridiche che includevano anche un’imposta generale sul valore aggiunto e altre imposte già in vigore decenni prima dell’era chavista. La riscossione delle imposte avveniva regolarmente. Infine riportare i dati di crescita del 2025 del Venezuela come i più alti dell’America Latina è una pratica ampiamente manipolatoria. È infatti formalmente vero solo se si isola il dato e lo si priva di contesto. La crescita stimata intorno al 6% arriva infatti dopo il più grande collasso economico mai registrato nella regione in tempo di pace: tra il 2013 e il 2020 il PIL venezuelano si è ridotto di circa il 70–75%. Anche sommando gli anni di rimbalzo successivi, oggi l’economia venezuelana vale poco più di un terzo rispetto ai livelli pre-Maduro, mentre la maggior parte dei paesi latinoamericani ha già recuperato o superato il PIL precedente agli shock. In questo senso, il Venezuela di Maduro non è un caso di successo ma un’anomalia statistica, nel senso che cresce di più perché riparte dalle macerie, non perché abbia performance migliori. In termini cumulativi, istituzionali e sociali, resta il paese con i risultati peggiori della regione: economia ancora compressa, povertà diffusa, emigrazione di massa e uno Stato indebolito. Usare il dato della crescita 2025 come prova di un “modello” significa confondere volutamente un rimbalzo tecnico con una ripresa reale e trasformare una delle crisi più profonde dell’America Latina in uno slogan. Per quanto il professore si sforzi di mistificare i fatti ed alterare i dati, la realtà è che le prestazioni economiche peggiori ed al contempo i regimi più oppressivi dell’America Latina sono quelli di Venezuela e Cuba, guarda caso le due principali colonie di quel Vladimir Putin che il professore va ad applaudire direttamente a Mosca. Tanto per confermare che D’Orsi ormai non riesce più a separare la verità dall’ideologia.

Marco Setaccioli

18,858 次观看 • 7 个月前

🧵Guardate questo video. In Florida, una donna in camice sanitario viene trascinata fuori dalla sua auto, stesa a terra, ammanettata e caricata su un veicolo senza segni identificativi da agenti mascherati. Implora aiuto: “I’m a U.S. citizen”. Solo dopo, controllando i documenti, scoprono che è americana. La rilasciano. Fine. Non è un eccesso isolato, ma il funzionamento normale di un apparato che tratta ogni corpo come sospetto e considera la violenza fisica un passaggio amministrativo. L’ICE è stata trasformata nella più grande forza di polizia federale della storia americana: una struttura paramilitare che risponde di fatto solo al presidente, con un budget superiore a quello delle forze armate di interi paesi, un sistema carcerario parallelo e pratiche operative sempre più svincolate dal diritto. Non è più soltanto un’agenzia che si occupa di immigrazione. È diventata il perno di un’infrastruttura di coercizione interna, che opera con margini sempre più ampi di discrezionalità e sempre meno vincoli di controllo democratico. Ripubblico oggi — in forma aggiornata — un approfondimento sull’ICE che aiuta a mettere a fuoco il paradosso delle accuse di “mancanza di democrazia” rivolte all’Europa da parte dell’amministrazione Trump. Nel post (linkato nel primo commento) ricostruisco, sulla base di fonti pubbliche, atti legislativi e documenti emersi negli ultimi mesi, come l’ICE stia evolvendo in una milizia paramilitare senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti — e perché questa traiettoria sia incompatibile con la democrazia. Vale la pena ricordarlo mentre Washington nega il visto a funzionari europei accusati di aver “censurato” le piattaforme digitali. A muovere queste accuse è lo stesso potere politico che ha appena costruito una forza federale che opera mascherata e priva di identificativi, è autorizzata a sequestrare persone innocenti senza mandato e a gestire un sistema di detenzione parallelo, opaco e sottratto al controllo giudiziario. È da qui che oggi arrivano le lezioni di democrazia all’Europa.

Fabio Sabatini

124,509 次观看 • 8 个月前

Ebbene sì, sta succedendo: IL DRIN DRIN DIVENTA UN PARTITO 🔔 Lo sappiamo, abbiamo aspettato un po' a far uscire questo post. Dovevamo ancora riprenderci dall’entusiasmo di venerdì sera. Volevamo far uscire questo post in una ricorrenza molto importante… Se non sapete di cosa parliamo mettetevi comodi, vi raccontiamo tutto passo dopo passo. 🍿 ⏰ Una scommessa tra due amici Esattamente un anno fa, il 7 luglio 2024, Michele Boldrin e Alberto Forchielli lanciavano quasi per scherzo una scommessa folle: se avessero ricevuto più di 1000 mail di supporto entro le due settimane successive, avrebbero fondato un movimento politico basato su pragmatismo, dati e competenza. In un mese arrivarono più di 12.000 mail da parte di persone con i background più disparati. A Michele e Alberto fu subito chiaro che non si poteva più scherzare. Da associazione a partito 💪 Dopo la fondazione dell’associazione (5 settembre), il resto è storia: eventi in tutta Italia, confronti live con esperti, decine di position paper sui problemi che affliggono il Paese, coinvolgimento di migliaia di giovani, crescita vertiginosa su tutte le piattaforme. 📈 Ed esattamente un anno dopo, tra il 30 giugno e il 4 luglio, la svolta: la votazione dello statuto del futuro partito e l’elezione dei 373 delegati che in autunno voteranno gli organi di partito e i position paper, definendo concretamente la linea politica. Alla chiusura delle votazioni, nella sera di venerdì 4 luglio è stata data la notizia: il Drin Drin è diventato ufficialmente un partito. 🎉 Dopo mesi di lavoro il Drin Drin è entrato a pieno titolo tra le forze politiche più in ascesa in Italia, con un numero di iscritti superiore a molti partiti che già siedono in Parlamento: ben 14 mila. Di questi, circa 10 mila (il 75%, una partecipazione enorme per i partiti italiani) hanno partecipato alle votazioni della scorsa settimana: un momento democratico unico in Italia, che ha visto gli iscritti finalmente protagonisti del futuro di un partito. 🔍 Ma cosa rende unico il Drin Drin? 🔹 Organizzazione: coinvolgimento attivo degli iscritti nelle attività e nelle discussioni sui temi, con spirito di meritocrazia, competenza e trasversalità. 🔹 Contenuti: sempre basati su ricerca, analisi, dati ed evidenze, con focus su produttività, crescita, innovazione, scuola, internazionalizzazione, e più di ogni altra cosa i giovani. 🔹 Approccio: anima combattiva, schietta, implacabile contro i falsi miti e la cialtroneria del nostro Paese. Lo chiamiamo “il coraggio dell’ovvio”, cioè la forza di ribadire le soluzioni che sono ovvie da anni ma che nessuno ha il fegato di portare avanti. 👤 Il segretario sarà la figura chiave, che avrà il compito di rappresentare tutto ciò che è il Drin Drin: la competenza dei suoi iscritti, la credibilità del partito e le idee maturate al suo interno. La sua selezione sarà l’ultima grande sfida nella costituzione del partito: gli iscritti dovranno dimostrarsi capaci di scegliere una figura dotata di solida preparazione, carisma e leadership. 🔔 Dopo queste fasi, il Drin Drin sarà finalmente pronto ad affrontare il primo grande banco di prova: le elezioni politiche del 2027! 💪 Muovere il c*lo Se hai letto fin qui e non ti sei entusiasmato… ammazza che cuore di pietra. 💔 Ma se anche tu ti sei emozionato all’idea di un partito che rappresenta finalmente l’Italia che studia, che lavora e che produce, un partito credibile che basa tutto sui dati, ha il coraggio di dire la verità ed è pronto a combattere una dura battaglia culturale… …beh, il Drin Drin è il partito per te. 💡 #wehaveadrin #drindrin

ORA!

36,483 次观看 • 1 年前

🚨🇺🇸 Quello di stanotte è stato solo il terzo discorso alla nazione dallo Studio Ovale pronunciato da Joe #Biden durante il suo mandato, per dire dell'importanza del momento. Prima di oggi, il Presidente aveva fatto ricorso alla solennità del luogo solo il 2 giugno 2023, quando il Congresso era riuscito ad accordarsi in extremis sull'innalzamento del tetto del debito, giusto in tempo per scongiurare l'esaurimento dei fondi per pagare gli obblighi federali; e all'indomani degli attacchi del 7 ottobre da parte di Hamas contro Israele. In una frase: in circostanze straordinarie. L'attentato a Donald #Trump è una circostanza grave e straordinaria. Il Presidente Biden ha parlato per 6 minuti. È stato un intervento da "vecchio" leader americano. Non nel senso di anziano, ma da presidente di una volta, da statista che crede con tutto sé stesso nell'unità dell'America. Dopo aver riportato alcuni flash in diretta, l'ho tradotto per voi. Merita. Buona visione, buona lettura. ----------------------------------------------- Cari concittadini americani, questa sera voglio parlarvi della necessità di abbassare la temperatura della nostra politica e di ricordare che, anche se possiamo essere in disaccordo, non siamo nemici. Siamo vicini di casa. Siamo amici, colleghi, cittadini. E, soprattutto, siamo concittadini americani. E dobbiamo restare uniti. La sparatoria di ieri al comizio di Donald Trump in Pennsylvania impone a tutti noi di fare un passo indietro, di fare il punto su dove siamo e su come andare avanti. Fortunatamente, l'ex Presidente Trump non è gravemente ferito. Ho parlato con lui ieri sera. Sono grato che stia bene. Io e Jill lo teniamo nelle nostre preghiere insieme alla sua famiglia. Esprimiamo anche le nostre più sentite condoglianze alla famiglia della vittima uccisa. Corey era un marito, un padre, un vigile del fuoco volontario, un eroe che ha protetto la sua famiglia da quei proiettili. Dovremmo tutti tenere la sua famiglia e tutti i feriti nelle nostre preghiere. Stamattina ho parlato di un'indagine in corso. Non conosciamo ancora il movente di chi ha sparato. Non conosciamo le sue opinioni o affiliazioni. Non sappiamo se abbia avuto aiuto o sostegno o se abbia comunicato con qualcun altro. I professionisti delle forze dell'ordine, mentre parlo, stanno indagando su queste domande. Stasera voglio parlare di ciò che sappiamo: un ex presidente è stato sparato. Un cittadino americano è stato ucciso mentre esercitava semplicemente la sua libertà di sostenere il candidato che aveva scelto. Non possiamo, non dobbiamo percorrere questa strada in America. L'abbiamo già attraversata nel corso della nostra storia. La violenza non è mai stata la risposta, sia che si tratti di membri del Congresso di entrambi i partiti presi di mira, sia che si tratti di una folla violenta che attacca il Campidoglio il 6 gennaio, o di un attacco brutale al coniuge dell'ex Presidente della Camera Nancy Pelosi, o di informazioni e intimidazioni ai funzionari elettorali, o di un complotto per il rapimento di un governatore in carica, o di un tentativo di assassinio di Donald Trump. In America non c'è posto per questo tipo di violenza o per qualsiasi altra violenza. Punto. Senza eccezioni. Non possiamo permettere che questa violenza venga normalizzata. La retorica politica in questo Paese si è fatta molto incandescente. È ora di raffreddarla. E tutti noi abbiamo la responsabilità di farlo. Sì, abbiamo forti e profondi disaccordi. La posta in gioco in queste elezioni è enormemente alta. L'ho detto molte volte: la scelta che faremo in queste elezioni plasmerà il futuro dell'America e del mondo per i decenni a venire. Ci credo con tutta l'anima. So che anche milioni di miei concittadini lo credono. E alcuni hanno una visione diversa della direzione che il nostro Paese dovrebbe prendere. Il disaccordo è inevitabile nella democrazia americana. Fa parte della natura umana. Ma la politica non deve mai essere un campo di battaglia letterale e, Dio non voglia, un campo di morte. Credo che la politica debba essere un'arena per un dibattito pacifico, per perseguire la giustizia, per prendere decisioni guidate dalla Dichiarazione di Indipendenza e dalla nostra Costituzione. Noi vogliamo un'America non di estremismo e di furore, ma di decenza e grazia. Con l'avvicinarsi delle elezioni, tutti noi ci troviamo di fronte a un momento di prova. E quanto più alta è la posta in gioco, tanto più fervono le passioni. Questo pone un ulteriore onere su ciascuno di noi, per garantire che, per quanto forti siano le nostre convinzioni, non dobbiamo mai scendere nella violenza. La convention repubblicana inizierà domani. Non ho dubbi che criticheranno il mio operato e proporranno la loro visione del Paese. Questa settimana viaggerò per difendere i nostri risultati e la mia visione del Paese, la nostra visione. Continuerò a parlare con forza della nostra democrazia, a difendere la nostra Costituzione e lo Stato di diritto, a chiedere che si agisca nelle urne e che non ci sia violenza nelle strade. È così che dovrebbe funzionare la democrazia. Discutiamo e dissentiamo. Ci confrontiamo e discutiamo sul carattere dei candidati, sui risultati, sui temi, sull'agenda, sulla visione dell'America. Ma in America, risolviamo le nostre differenze alle urne. È così che lo facciamo, alle urne, non con i proiettili. Il potere di cambiare l'America dovrebbe sempre essere nelle mani del popolo, non nelle mani di un aspirante assassino. La strada da percorrere attraverso le visioni concorrenti della campagna dovrebbe sempre essere risolta pacificamente, non attraverso atti di violenza. Siamo fortunati a vivere nel più grande Paese del mondo. E io ci credo con ogni energia, con tutte le mie forze. Quindi, stasera, chiedo a tutti gli americani di impegnarsi per rendere l'America così - rendere l'America ciò che è - pensateci. Cosa ha reso l'America così speciale? Qui in America, tutti vogliono essere trattati con dignità e rispetto, e l'odio non deve avere un porto sicuro. Qui in America, dobbiamo uscire dalle nostre bolle, dove ascoltiamo solo coloro con cui siamo d'accordo, dove la disinformazione è dilagante, dove attori stranieri alimentano le fiamme della nostra divisione per plasmare i risultati coerenti con i loro interessi, non con i nostri. Ricordiamoci: qui in America, mentre l'unità è il più sfuggente degli obiettivi in questo momento, niente è più importante per noi che restare uniti. Possiamo farlo. I nostri fondatori hanno capito fin dall'inizio il potere della passione e hanno creato una democrazia che dava alla ragione e all'equilibrio la possibilità di prevalere sulla forza bruta. Questa è l'America che dobbiamo essere, una democrazia americana in cui le argomentazioni sono fatte in buona fede, una democrazia americana in cui lo stato di diritto è rispettato, una democrazia americana in cui la decenza, la dignità, il fair play non sono solo nozioni pittoresche, ma realtà vive, che respirano. Lo dobbiamo a coloro che ci hanno preceduto, a coloro che hanno dato la vita per questo Paese. Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Non perdiamo mai di vista chi siamo. Ricordiamoci che siamo gli Stati Uniti d'America. Non c'è nulla, nulla, nulla che vada oltre le nostre capacità quando lo facciamo insieme. Perciò, Dio vi benedica tutti. E che Dio protegga le nostre truppe. ----------------------------------------------- Se hai apprezzato questo contenuto, se ritieni che difficilmente avresti potuto trovarlo altrove, premia il mio lavoro con l'iscrizione al Blog. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

96,025 次观看 • 2 年前

🇺🇸 A lungo invocata, evocata, attesa, Michelle #Obama è infine tornata a parlare di politica americana. Quella stessa politica americana che anche in questo ciclo presidenziale l'ha corteggiata, lusingata, adulata, senza mai riuscire a sedurla, senza mai farle cambiare idea (nonostante in Italia leggessimo ogni giorno il contrario, ma questa è un'altra storia). Michelle Obama non correrà mai per la Presidenza degli Stati Uniti. Ma potrebbe aver dato il suo contributo per vincerla. Il suo appello a mobilitarsi contro Donald #Trump è uno dei più incisivi registrati in questa campagna per la Casa Bianca. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura. --------------------------------------------------- "Ciao Chicago! C'è qualcosa di meravigliosamente magico nell'aria, non è vero? Non solo qui in quest'arena, ma in tutto il Paese che amiamo; una sensazione familiare che è stata sepolta troppo a lungo. Sapete di cosa sto parlando. È il potere contagioso della speranza! L'attesa, l'energia e l'euforia di essere ancora una volta sulla soglia di un giorno più luminoso. La possibilità di sconfiggere i demoni della paura, della divisione e dell'odio che ci hanno consumato e di continuare a perseguire la promessa incompiuta di questa grande nazione - il sogno per cui i nostri genitori e i nostri nonni hanno combattuto, sono morti e si sono sacrificati. America, la speranza sta tornando! Ad essere sincero, mi sto rendendo conto che fino a poco tempo fa piangevo l'affievolirsi di questa speranza. Forse anche voi avete provato le stesse sensazioni: un profondo vuoto nel mio stomaco, un senso palpabile di terrore per il futuro. E per me questo dolore si è mescolato con il mio personale lutto. L'ultima volta che sono stata a Chicago è stato per commemorare mia madre, la donna che mi ha mostrato il significato del duro lavoro, dell'umiltà e della decenza - che ha tenuto alta la mia bussola morale e mi ha mostrato il potere della mia voce. Sento ancora profondamente la sua perdita. Non ero nemmeno sicura di essere abbastanza stabile per stare davanti a voi stasera. Ma il mio cuore mi ha spinto a essere qui per il senso di dovere che sento nel rendere onore alla sua memoria e per ricordare a tutti noi di non sprecare i sacrifici che i nostri vecchi hanno fatto per darci un futuro migliore. Vedete, mia madre, nel suo modo costante e tranquillo, ha vissuto quel senso di speranza ogni giorno della sua vita. Credeva che tutti i bambini, tutte le persone, avessero un valore e che chiunque potesse avere successo se gliene fosse data l'opportunità. Lei e mio padre non aspiravano ad essere ricchi. Anzi, erano sospettosi nei confronti di chi prendeva più del necessario. Capivano che non era sufficiente per i loro figli prosperare se tutti gli altri intorno a noi stavano sprofondando. Così mia madre faceva volontariato nella scuola locale. Si è sempre presa cura degli altri bambini del nostro quartiere. Era contenta di fare quel lavoro ingrato e poco glamour che per generazioni ha rafforzato il tessuto di questa nazione. La convinzione che se fai del bene agli altri, che se ami il tuo prossimo, se lavori e ti sbatti e ti sacrifichi, questo ti ripagherà - se non per te, forse per i tuoi figli o per i tuoi nipoti - questi valori sono stati trasmessi attraverso le fattorie a conduzione familiare e le città industriali, attraverso sobborghi alberati e caseggiati affollati, attraverso i gruppi di preghiera, le unità della Guardia Nazionale e le classi di studi sociali. Questi sono stati i valori che mia madre mi ha trasmesso fino al suo ultimo respiro. Io e Kamala Harris abbiamo costruito le nostre vite su quegli stessi valori fondamentali. Anche se le nostre madri sono cresciute a un oceano di distanza, hanno condiviso la stessa fede nella promessa di questo Paese. È per questo che sua madre si è trasferita qui dall'India a 19 anni. È per questo che ha insegnato a Kamala la giustizia, il nostro obbligo di sollevare gli altri e la nostra responsabilità di dare più di quanto prendiamo. Spesso diceva a sua figlia: “Non stare seduta a lamentarti, fai qualcosa!”. Così, con questa voce in testa, Kamala è andata a scuola e ha lavorato sodo, laureandosi in una Historically Black College or University, conseguendo la laurea in legge in una scuola statale e poi ha iniziato a lavorare per le persone. Ha lottato per far sì che i violatori della legge fossero ritenuti responsabili e per rafforzare lo Stato di diritto, ha lottato per ottenere per i cittadini salari migliori, farmaci da prescrizione meno costosi, una buona istruzione, un'assistenza sanitaria dignitosa, l'assistenza all'infanzia e agli anziani. Da una famiglia della classe media, si è fatta strada fino a diventare vicepresidente degli Stati Uniti d'America. Kamala Harris è più che pronta per questo momento. È una delle persone più qualificate che abbiano mai cercato di ottenere la presidenza. Ed è una delle persone più dignitose - un omaggio a sua madre, a mia madre e probabilmente anche a vostra madre, l'incarnazione delle storie che ci raccontiamo su questo Paese. La sua storia è la vostra storia. È la mia storia. È la storia della stragrande maggioranza degli americani che cercano di costruirsi una vita migliore. Kamala sa, come noi, che a prescindere dalla provenienza, dall'aspetto, dalla persona amata, dal culto o dal conto in banca, tutti noi meritiamo l'opportunità di costruire una vita dignitosa. Tutti i nostri contributi meritano di essere accettati e valorizzati. Perché nessuno ha il monopolio di ciò che significa essere americano. Nessuno! Kamala ha dimostrato la sua fedeltà a questa nazione non sputando rabbia e amarezza, ma vivendo una vita di servizio e spingendo sempre le porte dell'opportunità per gli altri. Capisce che alla maggior parte di noi non sarà mai concessa la fortuna di fallire. Non potremo mai beneficiare dell'azione positiva della ricchezza generazionale. Se facciamo fallire un'azienda o soffochiamo in una crisi, non avremo una seconda, terza o quarta possibilità. Se le cose non vanno come vorremmo, non possiamo permetterci il lusso di lamentarci o di imbrogliare gli altri per andare avanti, non possiamo cambiare le regole per vincere sempre. Se vediamo una montagna davanti a noi, non ci aspettiamo che ci sia una scala mobile che ci porti in cima. No, abbassiamo la testa. Ci mettiamo al lavoro. In America, facciamo qualcosa. E per tutta la sua vita, questo è esattamente ciò che abbiamo visto da Kamala Harris: l'acciaio della sua spina dorsale, la solidità della sua educazione, l'onestà del suo esempio e sì, la gioia della sua risata e della sua luce. Non potrebbe essere più ovvio. Dei due principali candidati in lizza, solo Kamala Harris comprende veramente il lavoro invisibile e l'impegno incrollabile che ha sempre reso grande l'America. Purtroppo, sappiamo cosa succederà. Sappiamo che la gente farà di tutto per distorcere la sua verità. Mio marito e io, purtroppo, ne sappiamo qualcosa. Per anni, Donald Trump ha fatto di tutto per cercare di far sì che la gente avesse paura di noi. La sua visione limitata e ristretta del mondo lo ha fatto sentire minacciato dall'esistenza di due persone che lavorano sodo, hanno un'istruzione elevata e hanno avuto successo, ma che sono anche nere. Chi gli dirà che il lavoro che sta cercando potrebbe essere uno di quei “lavori neri”? È la solita truffa: raddoppiare le bugie brutte, misogine e razziste come alternativa ad idee e soluzioni reali che miglioreranno effettivamente la vita delle persone. Vedete, eliminare la nostra assistenza sanitaria, toglierci la libertà di controllare il nostro corpo, la libertà di diventare madre attraverso la fecondazione in vitro, come ho fatto io, queste cose non miglioreranno i risultati in termini di salute delle nostre mogli, madri e figlie. Chiudere il Dipartimento dell'Istruzione, bandire i nostri libri - niente di tutto ciò preparerà i nostri figli per il futuro. Demonizzare i nostri figli perché sono quello che sono e amano quello che amano non migliora la vita di nessuno. Al contrario, ci rende solo piccoli. E lasciatemi dire che diventare piccoli non è mai la risposta. Diventare piccoli è l'opposto di ciò che insegniamo ai nostri figli. Diventare piccoli è meschino. È malsano. E, francamente, non è presidenziale. Perché dovremmo accettare una cosa del genere da parte di chi ambisce alla nostra massima carica? Perché dovremmo normalizzare questo tipo di leadership arretrata? Fare questo non fa altro che sminuire e sminuire la nostra politica. Serve solo a scoraggiare ulteriormente le persone buone e di buon cuore dal volersi impegnare. America, i nostri genitori ci hanno insegnato a fare meglio di così e noi meritiamo molto di più. Ecco perché dobbiamo fare tutto il possibile per eleggere due di quelle persone buone e di gran cuore. Non c'è altra scelta che Kamala Harris e Tim Walz! Ma mentre abbracciamo questo rinnovato senso di speranza, non dimentichiamo la disperazione che abbiamo provato. Non dimentichiamo a cosa stiamo andando incontro. Sì, Kamala e Tim stanno andando alla grande in questo momento. Stanno riempiendo le arene di tutto il Paese e la gente è piena di energia. Ci sentiamo bene. Ma ci sono ancora tante persone che desiderano disperatamente un risultato diverso, che sono pronte a mettere in discussione e a criticare ogni mossa di Kamala, che non vedono l'ora di diffondere quelle bugie, che non vogliono votare per una donna, che continueranno a dare priorità alla costruzione della loro ricchezza piuttosto che garantire che tutti abbiano abbastanza. Non importa quanto ci sentiamo bene stasera, domani o dopodomani, questa sarà comunque una battaglia in salita. Quindi non possiamo essere i nostri peggiori nemici. No, nel momento in cui qualcosa va storto, nel momento in cui una menzogna prende piede, non possiamo iniziare a torcerci le mani. Non possiamo farci venire il complesso di Riccioli d'oro per sapere se tutto va bene. Non possiamo abbandonarci all'ansia di sapere se questo Paese eleggerà una persona come Kamala, invece di fare tutto il possibile per far eleggere una persona come Kamala. Kamala e Tim hanno vissuto vite straordinarie. Sono sicura che guideranno con compassione, inclusione e grazia. Ma sono ancora solo esseri umani. Non sono perfetti. E come tutti noi, faranno degli errori. Ma per fortuna, questo non dipende solo da loro. No, spetta a noi - a tutti noi - essere la soluzione che cerchiamo. Spetta a tutti noi essere l'antidoto a tutte le tenebre e alle divisioni. Non mi interessa come vi identificate politicamente, se siete democratici, repubblicani, indipendenti o nessuno di questi. Questo è il momento di difendere ciò che sappiamo essere giusto nei nostri cuori. Per difendere non solo le nostre libertà fondamentali, ma anche la decenza e l'umanità, il rispetto, la dignità e l'empatia, i valori che sono alla base di questa democrazia. Sta a noi ricordare ciò che le disse la madre di Kamala: Non stare seduta a lamentarti, fa' qualcosa! Quindi, se mentono su di lei, e lo faranno, dobbiamo fare qualcosa! Se vediamo un brutto sondaggio, e lo vedremo, dobbiamo mettere giù il telefono e fare qualcosa! Se cominciamo a sentirci stanchi, se cominciamo a sentire il terrore che si insinua di nuovo, dobbiamo rialzarci, gettarci dell'acqua in faccia e fare qualcosa! Abbiamo solo due mesi e mezzo per farlo; solo 11 settimane per assicurarci che ogni persona che conosciamo sia registrata e abbia un programma di voto. Non possiamo quindi permetterci che qualcuno se ne stia con le mani in mano e aspetti di essere chiamato in causa. Non lamentatevi se nessuno della campagna vi ha specificamente raggiunti per chiedere il vostro sostegno. Non c'è tempo per queste sciocchezze. Sapete cosa dobbiamo fare. Quindi considerate questo come un invito ufficiale: Michelle Obama vi chiede di fare qualcosa! Perché la partita sarà molto serrata. In alcuni Stati, solo una manciata di voti in ogni distretto potrebbe decidere il vincitore. Quindi dobbiamo votare in numero tale da cancellare ogni dubbio. Dobbiamo sopraffare qualsiasi tentativo di soppressione. Il nostro destino è nelle nostre mani. In 77 giorni, abbiamo il potere di allontanare il nostro Paese dalla paura, dalla divisione e dalla piccolezza del passato. Abbiamo il potere di coniugare la nostra speranza con l'azione. Abbiamo il potere di ripagare l'amore, il sudore e il sacrificio delle nostre madri e dei nostri padri e di tutti coloro che ci hanno preceduto. Lo abbiamo fatto prima e possiamo farlo di nuovo. Lavoriamo come se le nostre vite dipendessero da questo. Continuiamo a far progredire il nostro Paese e andiamo più in alto - sì, più in alto - di quanto abbiamo mai fatto prima, mentre eleggiamo la prossima presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris e Tim Walz!". ------------------------------------------------- Se hai apprezzato questo articolo, se ritieni che il mio lavoro sia importante, non darlo per scontato: iscriviti al Blog, sostieni questo spazio indipendente. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

63,827 次观看 • 2 年前

Il 27 ottobre 1962, veniva assassinato Enrico Mattei. Una piccola carica di tritolo venne piazzata sull’aereo che lo stava portando dall’aeroporto di Catania Fontanarossa a quello di Linate. Venne assassinato con la complicità di uomini di Stato italiani e su mandato di un Paese tra Regno Unito, Stati Uniti e Francia. Quando nel 1945 gli venne affidata l’AGIP per liquidarla regalandola ai privati, si oppose. Non solo mantenne l’AGIP un’azienda di Stato, ma nel 1953 creò l’ENI. Permise all’Italia di diventare una protagonista dell’energia a livello mondiale perseguendo la sovranità energetica del Paese che si sentiva onorato di servire. Si schierò, in Africa e Medio Oriente, sempre dalla parte delle popolazioni oppresse dal colonialismo occidentale traendone al contempo grandi vantaggi per l’Italia. Rifiutò di fare cartello con le 7 sorelle che volevano aumentare i prezzi energetici per aumentare i profitti sulle spalle dei cittadini. Stipulò contratti con i Paesi africani e medio-orientali trattandoli sempre come partner alla pari. Strinse accordi con Iran, Libia, Egitto, Giordania, Tunisia, Libano e Marocco. Nel 1960 volò in Unione Sovietica per stringere accordi commerciali. Grazie a lui abbiamo avuto benzina, gas e petrolio ai prezzi migliori di tutta Europa. In un cablogramma dell’intelligence inglese dell’agosto del 1962 (pochi mesi prima del suo omicidio), viene riportata una conversazione con un politico italiano in cui disse «Ci ho messo 7 anni per condurre il Governo italiano verso una apertura a sinistra. E posso dirle che mi ci vorranno meno di 7 anni per far uscire l'Italia dalla NATO e metterla alla testa dei Paesi neutrali». L’intelligence americana lo riteneva un pericolo mentre la stampa a stelle e strisce lo chiamava traditore. Venne minacciato di morte dall’OAS, un gruppo paramilitare francese di estrema destra contrario all’indipendenza delle colonie africane e finanziato dalla Cia in chiave anti-comunista. Aveva nemici all’interno delle massime cariche italiane. Anche nel mondo cattolico da cui proveniva. Come Giulio Andreotti, all’epoca ministro dell’interno, e Don Sturzo, braccio politico-ecclesiale americano in Italia. Aveva nemici dentro l’ENI. Il braccio destro di Mattei all’ENI, Eugenio Cefis, ex ufficiale del Sim (Servizi informazione militare) che aveva rapporti con l’Oss durante la guerra e con la Cia successivamente. Venne cacciato dallo stesso Mattei pochi mesi prima della sua morte. Ne divenne però presidente subito dopo il suo assassinio. La sua morte è costellata di omissioni e misteri. Come l’intervista del contadino Mario Ronchi rilasciata a RaiUno in cui dichiarava di aver visto e sentito un’esplosione in cielo prima dello schianto dell’aereo su cui viaggiava Mattei. Intervista il cui audio venne cancellato. Dichiarazioni che vennero ritrattate dallo stesso Ronchi assunto poi dall’Eni di Eugenio Cefis (che diede lavoro anche alla figlia). Come la morte del giornalista Mauro De Mauro inviato in Sicilia dal regista Francesco Rosi per ricostruire gli ultimi giorni di vita di Enrico Mattei. Come la morte di Pier Paolo Pasolini che stava lavorando a un romanzo, “Petrolio” in cui parlava dell’ENI, della morte di Mattei, della scalata al potere del suo successore Eugenio Cefis e della politica italiana fino alla metà degli anni Settanta. Nelle conclusioni al processo che sancì al di là di ogni ragionevole dubbio che quello di Enrico Mattei fu un omicidio, l’allora PM di Pavia, Vincenzo Calia, scrisse "la programmazione e l'esecuzione dell'attentato furono complesse e comportarono [...] il coinvolgimento di uomini inseriti nello stesso ente petrolifero e negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilità non di secondo piano". «Non voglio essere ricco in un Paese povero». Enrico Mattei era un patriota, era un cattolico ed era un socialista. Venne ritenuto colpevole di perseguire la sovranità italiana e di combattere il colonialismo occidentale trattando i Paesi africani e medio-orientali come partner commerciali alla pari. Per questo venne assassinato dai nemici dell’Italia, interni ed esterni.

Gilberto Trombetta

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🚨🇺🇸 Non lo so, non lo so. Non lo so cosa passi per la testa di un anziano signore in procinto di abbandonare il timone della nave dopo una vita intera. Non conosco quest'ansia cattiva, quella che obbliga a stilare il bilancio della propria esistenza, né la necessità di fare i conti con l'età, con la sua invadenza. E non lo so, non lo so, cosa diremo tra qualche anno di Joe Biden. Che Presidente è stato? Sarebbe arrogante, sbagliato, ridurre il giudizio di quattro anni difficili in una frase. Ma una cosa posso dirla, una la so, una almeno. Al di là di ciò in cui ognuno crede, che siate di destra, di sinistra o di centro, che tifiate Democratici, che siate Repubblicani, o non sappiate nemmeno questo, se dite di amare l'America non potete non commuovervi dinanzi alla sua uscita di scena. Non è il finale di partita che avrebbe sperato di vivere, ma è perfettamente coerente con una storia fatta di terribili saliscendi, di indicibili sofferenze e i straordinarie vette. Proprio per questo, mentre cala il sipario, giù il cappello dinanzi a Joe Biden, un highlander senza tempo, l'uomo che per tutta una vita è stato l'America. Ho tradotto per voi il suo ultimo discorso da Presidente. Buona lettura. ----------------------------------------------------- "Cari concittadini, stasera vi parlo dallo Studio Ovale. Prima di iniziare, permettetemi di parlare di una notizia importante giunta oggi. Dopo otto mesi di negoziati senza sosta, la mia amministrazione - la mia amministrazione - ha raggiunto un cessate il fuoco e un accordo per gli ostaggi tra Israele e Hamas, di cui ho presentato gli elementi in dettaglio nel maggio di quest'anno. Questo piano è stato sviluppato e negoziato dalla mia squadra e sarà in gran parte attuato dall'amministrazione entrante. Per questo ho detto alla mia squadra di tenere l'amministrazione entrante pienamente informata. Perché è così che dovrebbe essere: lavorare insieme come americani. Questo sarà il mio ultimo discorso a voi, popolo americano, dallo Studio Ovale, da questa scrivania, come Presidente. Ho pensato molto a chi siamo e, forse ancora più importante, a chi dovremmo essere. Molto tempo fa, nel porto di New York, un operaio del ferro installava una trave dopo l'altra, giorno dopo giorno. A lui si unirono lavoratori dell'acciaio, scalpellini, ingegneri. Costruirono non solo una singola struttura, ma un faro di libertà. L'idea stessa dell'America era così grande che pensavamo che il mondo intero dovesse vedere la Statua della Libertà, un regalo della Francia dopo la nostra guerra civile. Come l'idea stessa dell'America, è stata costruita non da una sola persona ma da molte persone, di ogni provenienza e di tutto il mondo. Come l'America, la Statua della Libertà non è ferma. Il suo piede fa letteralmente un passo avanti in cima a una catena spezzata di schiavitù umana. È in marcia. E si muove letteralmente. È stata costruita per ondeggiare avanti e indietro, per resistere alla furia delle tempeste, per superare la prova del tempo, perché le tempeste arrivano sempre. Oscilla di qualche centimetro, ma non cade mai nella corrente sottostante. Un capolavoro ingegneristico. La Statua della Libertà è anche un simbolo duraturo dell'anima della nostra nazione, un'anima plasmata da forze che ci uniscono e da forze che ci separano. Eppure, nei momenti belli e in quelli difficili, abbiamo resistito a tutto. Una nazione di pionieri e di esploratori, di sognatori e di uomini d'azione, di antenati originari di questa terra e di antenati venuti con la forza. Una nazione di immigrati venuti per costruire una vita migliore. Una nazione che tiene alta la fiaccola dell'idea più potente della storia del mondo: che tutti noi - tutti noi - siamo creati uguali. Che tutti noi meritiamo di essere trattati con dignità, giustizia ed equità. Che la democrazia deve essere difesa, e definita, e imposta, promossa in ogni modo possibile: i nostri diritti, le nostre libertà, i nostri sogni. Ma sappiamo che l'idea di America, la nostra istituzione, il nostro popolo, i valori che la sostengono, sono costantemente messi alla prova. Le discussioni in corso riguardo al potere e all'esercizio del potere. Se guidiamo con l'esempio del nostro potere o con il potere del nostro esempio. Se mostriamo il coraggio di opporci agli abusi di potere, o se ci arrendiamo ad esso. Dopo 50 anni al centro di tutto ciò, so che credere nell'idea dell'America significa rispettare le istituzioni che governano una società libera: la presidenza, il Congresso, i tribunali, una stampa libera e indipendente. Istituzioni che sono radicate - non solo riflettono le parole senza tempo, ma - fanno eco alle parole della Dichiarazione di Indipendenza: "Riteniamo che queste verità siano evidenti". Radicate nelle parole senza tempo della Costituzione: "Noi, il Popolo". Il nostro sistema di separazione dei poteri, di pesi e contrappesi, potrebbe non essere perfetto, ma ha mantenuto la nostra democrazia per quasi 250 anni, più di qualsiasi altra nazione nella storia che abbia mai provato un esperimento così audace. Negli ultimi quattro anni, la nostra democrazia ha tenuto duro. E ogni giorno ho mantenuto il mio impegno di essere presidente per tutti gli americani, in uno dei periodi più difficili della storia della nostra nazione. Ho avuto una grande partner nella vicepresidente Kamala Harris. È stato l'onore della mia vita vedere la resilienza dei lavoratori essenziali che ci hanno permesso di superare una pandemia unica nel secolo, l'eroismo dei membri delle Forze Armate e dei primi soccorritori che ci tengono al sicuro, la determinazione degli attivisti che si battono per i nostri diritti e le nostre libertà. Invece di perdere i loro posti di lavoro a causa di una crisi economica che abbiamo ereditato, milioni di americani ora hanno la dignità del lavoro. Milioni di imprenditori e aziende che creano nuove attività e industrie, assumono lavoratori americani e utilizzano prodotti americani. E insieme abbiamo dato il via a una nuova era di possibilità americane: una delle più grandi modernizzazioni delle infrastrutture della nostra storia, con nuove strade, ponti, acqua pulita, internet ad alta velocità a prezzi accessibili per tutti gli americani. Abbiamo inventato il semiconduttore, più piccolo della punta del mio dito mignolo, e ora stiamo riportando quelle fabbriche di chip e quei posti di lavoro in America, dove appartengono, creando migliaia di posti di lavoro. Abbiamo dato finalmente a Medicare il potere di negoziare prezzi più bassi per i farmaci da prescrizione per milioni di anziani. E finalmente abbiamo fatto qualcosa per proteggere i nostri bambini e le nostre famiglie, approvando la legge sulla sicurezza delle armi più significativa degli ultimi 30 anni. E portando la criminalità violenta ai minimi da 50 anni. Stiamo rispettando il nostro sacro obbligo nei confronti di oltre un milione di veterani che sono stati esposti a materiali tossici e delle loro famiglie, fornendo loro cure mediche, sussidi per l'istruzione e altro ancora. Sapete, ci vorrà tempo per sentire il pieno impatto di tutto ciò che abbiamo fatto insieme. Ma i semi sono stati piantati, cresceranno e fioriranno per decenni. In patria, abbiamo creato quasi 17 milioni di nuovi posti di lavoro, più di qualsiasi altra amministrazione in un solo mandato. Più persone hanno l'assistenza sanitaria che mai. E all'estero abbiamo rafforzato la NATO. L'Ucraina è ancora libera. Abbiamo fatto passi avanti nella competizione con la Cina. E molto altro ancora. Sono molto orgoglioso di quanto abbiamo realizzato insieme per il popolo americano e auguro all'amministrazione entrante di avere successo. Perché voglio che l'America abbia successo. Ecco perché ho mantenuto il mio dovere di assicurare una transizione di potere pacifica e ordinata, per garantire che guidiamo con la forza del nostro esempio. Non ho dubbi che l'America sia nella posizione di continuare ad avere successo. Per questo motivo, nel mio discorso di addio di stasera, voglio mettere in guardia il Paese da alcune cose che mi preoccupano profondamente. E questa è la pericolosa concentrazione del potere nelle mani di pochi ultra-ricchi, e le pericolose conseguenze se il loro abuso di potere rimarrà incontrollato. Oggi, in America si sta formando un'oligarchia di ricchezza, potere e influenza estreme che minaccia letteralmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti e le nostre libertà di base e una possibilità equa per tutti di andare avanti. Ne vediamo le conseguenze in tutta l'America. E l'abbiamo già visto in passato. Più di un secolo fa, il popolo americano si oppose ai baroni ladri di allora e smantellò i trust. Non punirono i ricchi. Semplicemente fecero in modo che i ricchi giocassero secondo le stesse regole di tutti gli altri. I lavoratori volevano i diritti per guadagnarsi una giusta quota. Sono stati inclusi nella partita, e questo aiutò a metterci sulla strada per costruire la più grande classe media, il secolo più prospero che qualsiasi nazione al mondo abbia mai visto. Dobbiamo farlo di nuovo. Negli ultimi quattro anni, questo è esattamente ciò che abbiamo fatto. Le persone dovrebbero essere in grado di guadagnare il più possibile, ma giocare secondo le stesse regole, pagare la loro giusta quota di tasse. La posta in gioco è alta. In questo momento, la minaccia esistenziale del cambiamento climatico non è mai stata così chiara. Basta guardare in tutto il Paese, dalla California alla Carolina del Nord. È per questo che ho firmato la legge sul clima e sull'energia pulita più significativa di sempre, nella storia del mondo. E il resto del mondo sta cercando di prenderla a modello. Sta funzionando, creando posti di lavoro e industrie del futuro. Ora abbiamo dimostrato che non dobbiamo scegliere tra la protezione dell'ambiente e la crescita dell'economia. Stiamo facendo entrambe le cose. Ma forze potenti vogliono esercitare la loro influenza incontrollata per eliminare i passi che abbiamo fatto per affrontare la crisi climatica, per servire i loro interessi di potere e di profitto. Non possiamo essere costretti a sacrificare il futuro, il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Dobbiamo continuare a spingere in avanti, e a spingere più velocemente. Non c'è tempo da perdere. È anche chiaro che la leadership americana nella tecnologia è impareggiabile, una fonte impareggiabile di innovazione che può trasformare vite. Vediamo gli stessi pericoli nella concentrazione di tecnologia, potere e ricchezza. Sapete, nel suo discorso di addio, il Presidente Eisenhower parlò dei pericoli del complesso militare-industriale. Ci mise in guardia, e cito: “Il potenziale per la disastrosa ascesa di un potere mal riposto”. Sei decenni dopo, sono altrettanto preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe porre pericoli reali anche per il nostro Paese. Gli americani sono sepolti da una valanga di disinformazione e di informazioni errate che permettono l'abuso di potere. La stampa libera si sta sgretolando. Gli editori stanno scomparendo. I social media stanno rinunciando al fact-checking. La verità è soffocata dalle bugie raccontate per il potere e per il profitto. Dobbiamo ritenere le piattaforme social responsabili per proteggere i nostri figli, le nostre famiglie e la nostra stessa democrazia dall'abuso di potere. Nel frattempo, l'intelligenza artificiale è la tecnologia più importante del nostro tempo, forse di tutti i tempi. Nulla offre possibilità e rischi più profondi per la nostra economia, la nostra sicurezza, la nostra società. Per l'umanità. L'intelligenza artificiale ha anche il potenziale per aiutarci a rispondere al mio appello per porre fine al cancro così come lo conosciamo. Ma a meno che non vengano attuate delle salvaguardie, l'IA potrebbe generare nuove minacce ai nostri diritti, al nostro stile di vita, alla nostra privacy, a come lavoriamo e come proteggiamo la nostra nazione. Dobbiamo assicurarci che l'IA sia sicura, affidabile e utile per tutta l'umanità. Nell'era dell'Intelligenza Artificiale, è più importante che mai che sia il popolo a governare. E come Terra della Libertà, l'America - e non la Cina - deve guidare il mondo nello sviluppo dell'IA. Nei prossimi anni spetterà al Presidente, alla Presidenza, al Congresso, ai tribunali, alla stampa libera e al popolo americano affrontare queste potenti forze. Dobbiamo riformare il codice fiscale. Non concedendo i maggiori tagli fiscali ai miliardari, ma facendo in modo che inizino a pagare la loro giusta quota. Dobbiamo eliminare il dark money, ovvero i finanziamenti occulti che stanno dietro a troppi contributi alle campagne elettorali, dalla nostra politica. Dobbiamo introdurre un limite di tempo di 18 anni, un limite di durata, di tempo e di durata, per la più forte etica - e le più forti riforme etiche per la nostra Corte Suprema. Dobbiamo vietare ai membri del Congresso di scambiare azioni mentre sono al Congresso. Dobbiamo emendare la Costituzione per chiarire che nessun presidente, nessun presidente, è immune dai crimini che commette mentre è in carica. Il potere del Presidente non è illimitato, non è assoluto. E non dovrebbe esserlo. E in una democrazia, c'è un altro pericolo: la concentrazione di potere e ricchezza. erode il senso di unità e di scopo comune. Provoca sfiducia e divisione. La partecipazione alla nostra democrazia diventa faticosa e persino disilludente, e le persone non sentono di avere una possibilità equa. Dobbiamo rimanere impegnati nel processo. So che è frustrante. Una possibilità giusta è ciò che rende l'America "l'America". Tutti hanno diritto a una possibilità giusta, non una garanzia, ma solo una possibilità giusta, un campo di gioco equo. Andare fino a dove il vostro duro lavoro e il vostro talento possono portarvi. Non possiamo mai perdere quella verità essenziale per rimanere ciò che siamo. Ho sempre creduto, e l'ho detto ad altri leader mondiali, che l'America sarà definita da una parola: possibilità. Solo in America crediamo che tutto sia possibile. Come un ragazzo balbuziente di origini modeste a Scranton, Pennsylvania, e Claymont, Delaware, che siede dietro questa scrivania nell'Ufficio Ovale come presidente degli Stati Uniti. Questa è la magia dell'America. È tutto intorno a noi. Questa è la magia dell'America. È intorno a noi. Al piano superiore, nella residenza della Casa Bianca, ho passato davanti a un quadro della Statua della Libertà non so quante volte. Nel dipinto ci sono alcuni lavoratori che scalano il braccio teso della statua che regge la torcia. Mi ricorda ogni giorno che ci passo davanti la storia e l'anima della nostra nazione, e il potere del popolo americano. C'è la storia di un veterano, figlio di immigrati, il cui lavoro consisteva nell'arrampicarsi su quella torcia e lucidare i vetri ambrati in modo che i raggi di luce potessero arrivare il più lontano possibile. Era conosciuto come il custode della fiamma. Una volta disse della Statua della Libertà: 'Parla un linguaggio silenzioso e universale, un linguaggio di speranza che chiunque cerchi e parli di libertà può capire'. Sì, ondeggiamo avanti e indietro per resistere alla furia della tempesta, per resistere alla prova del tempo, una lotta continua, costante. Una breve distanza tra il pericolo e la possibilità. Ma credo che l'America dei nostri sogni sia sempre più vicina di quanto pensiamo. E sta a noi realizzare i nostri sogni. Lasciatemi concludere esprimendo la mia gratitudine a tante persone. Ai membri della mia amministrazione, così come ai servitori pubblici e ai soccorritori di tutto il paese e del mondo, grazie per esservi alzati per servire. Ai nostri membri delle forze armate e alle loro famiglie, è stato il più grande onore della mia vita guidarvi come comandante in capo. E naturalmente a Kamala e al suo incredibile compagno. Una vicepresidente storica. Lei e Doug sono diventati come una famiglia. E per me la famiglia è tutto. Il mio più profondo apprezzamento per la nostra straordinaria First Lady, che oggi è con me nello Studio Ovale. Per tutta la nostra famiglia. Siete l'amore della mia vita e la vita del mio amore. Il mio eterno ringraziamento a voi, il popolo americano. Dopo 50 anni di servizio pubblico, vi do la mia parola, credo ancora nell'idea per cui questa nazione si erge: una nazione in cui la forza delle nostre istituzioni e il carattere del nostro popolo contano e devono durare. Ora tocca a voi fare la guardia. Che possiate essere tutti custodi della fiamma. Che possiate mantenere la fede. Io amo l'America. Anche voi la amate. Dio vi benedica tutti e protegga le nostre truppe. Grazie per questo grande onore". ------------------------------------------------------- Se hai apprezzato il mio lavoro, ti chiedo di sostenerlo. Iscriviti al Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🇺🇸 Avvicinandosi al discorso più importante di tutta una vita, Kamala #Harris aveva principalmente un obiettivo: dimostrare che lei, la persona sul podio, avrebbe potuto fra qualche settimana essere eletta Presidente degli Stati Uniti. Avrebbe dovuto farlo attraverso l'oratoria, la gestualità, gli argomenti toccati. Non è stato l'intervento più trascinante della storia politica americana, ma è stato un discorso solido, emozionante, equilibrato. Soprattutto: presidenziale. Kamala Harris non ha girato attorno alle vulnerabilità della sua candidatura, le ha affrontate. Ha rassicurato la classe media. Ha parlato della situazione al confine. Si è detta pronta ad usare la forza nell'arena internazionale. Quando ha finito di parlare, 40 minuti dopo aver salutato suo marito Doug nel giorno del loro anniversario, chiudendo gli occhi era possibile immaginarla all'interno dello Studio Ovale. Da Presidente degli Stati Uniti. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona visione, buona lettura. ------------------------------------------------- "A mio marito, Doug, grazie per essere un partner incredibile per me e un padre per Cole ed Ella. E buon anniversario. Ti amo tantissimo. A Joe Biden, signor Presidente. Quando penso alla strada che abbiamo percorso insieme, sono piena di gratitudine. Il suo curriculum è straordinario, come la storia dimostrerà. E il suo carattere è fonte di ispirazione. Io e Doug vogliamo bene a lei e a Jill. E io sono per sempre grata ad entrambi. E al coach Tim Walz: sarai un incredibile vicepresidente. E ai delegati e a tutti coloro che hanno dato fiducia alla nostra campagna: il vostro sostegno è commovente. America, il percorso che mi ha portato qui nelle ultime settimane, è stato senza dubbio...inaspettato. Ma non sono nuova a viaggi improbabili. Anche mia madre Shyamala Harris ne ha avuto uno. Mi manca ogni giorno, soprattutto ora, e so che stasera mi guarda dall'alto e sorride. Mia madre aveva 19 anni quando ha attraversato il mondo da sola, viaggiando dall'India alla California con il sogno incrollabile di diventare la scienziata che avrebbe curato il cancro al seno. Una volta terminati gli studi, sarebbe dovuta tornare a casa per un tradizionale matrimonio combinato. Ma il destino volle che incontrasse mio padre, Donald Harris, uno studente della Giamaica, si innamorarono e si sposarono. E quell'atto di autodeterminazione ha dato vita a me e a mia sorella Maya. Crescendo, ci siamo spostati spesso. Ricorderò sempre quel grande camion Mayflower, carico di tutte le nostre cose. Pronti a partire per l'Illinois, il Wisconsin e ovunque il lavoro dei nostri genitori ci portasse. I primi ricordi che ho dei miei genitori insieme sono gioiosi. Una casa piena di risate e di musica di Aretha, Coltrane e Miles. Al parco, mia madre ci diceva di stare vicini, ma mio padre sorrideva e diceva: “Corri, Kamala, corri”, “Non avere paura”, “Non lasciare che nulla ti fermi”. Fin dai primi anni di vita, mi ha insegnato a non avere paura. Ma l'armonia tra i miei genitori non durò. Quando frequentavo la scuola elementare, si separarono e fu soprattutto mia madre a crescerci. Prima di potersi finalmente permettere di comprare una casa, affittò un piccolo appartamento nella East Bay. Nella baia si vive in collina o in pianura. Noi vivevamo in pianura. Un bel quartiere operaio di pompieri, infermieri e operai edili, tutti che curavano i loro prati con orgoglio. Mia madre lavorava a lungo e, come molti genitori che lavorano, si appoggiava a una cerchia fidata per aiutarci a crescere. La signora Shelton, che gestiva l'asilo nido sotto di noi e divenne una seconda madre. Zio Sherman, zia Mary, zio Freddy e zia Chris. Nessuno di loro era parente di sangue. Ma tutti parenti per amore. Una famiglia che ci ha insegnato a fare il gumbo. Come giocare a scacchi. E a volte ci hanno anche lasciate vincere. Una famiglia che ci ha amato. Che ha creduto in noi. E ci ha detto che potevamo essere qualsiasi cosa. Fare qualsiasi cosa. Ci hanno instillato i valori che loro personificavano, la comunità, la fede e l'importanza di trattare gli altri come tu vorresti essere trattata: con gentilezza, rispetto e compassione. Mia madre era una donna brillante, alta un metro e mezzo, di pelle scura e con accento straniero. E, come figlia maggiore, ho visto come il mondo la trattava a volte, ma lei non perdeva mai la calma. Era forte. Coraggiosa. Una pioniera nella lotta per la salute delle donne. E ha insegnato a me e a Maya una lezione di cui Michelle ha parlato l'altra sera. Ci ha insegnato a non lamentarci mai delle ingiustizie, ma a fare qualcosa. Ci ha anche insegnato a non fare mai nulla a metà. È una citazione diretta. Sono cresciuta immersa negli ideali del Movimento per i diritti civili. I miei genitori si erano incontrati a un raduno per i diritti civili e si sono assicurati che imparassimo a conoscere i leader dei diritti civili, compresi avvocati come Thurgood Marshall e Constance Baker Motley. Coloro che hanno lottato nelle aule di tribunale per rendere reale la Promessa dell'America. Così, in giovane età, ho deciso che volevo fare quel lavoro. Volevo diventare un avvocato e quando è arrivato il momento di scegliere il tipo di legge da seguire, ho riflettuto su un momento cruciale della mia vita. Quando ero al liceo, ho iniziato a notare qualcosa nella mia migliore amica Wanda. Era triste a scuola e a volte non voleva tornare a casa. Così un giorno le chiesi se andava tutto bene. Mi confidò che il patrigno abusava sessualmente di lei. Le dissi subito che doveva venire a stare da noi. E lei lo fece. Questo è uno dei motivi per cui sono diventata procuratore. Per proteggere persone come Wanda, perché credo che tutti abbiano diritto alla sicurezza, alla dignità e alla giustizia. Come pubblico ministero, quando avevo un caso, non lo accusavo in nome della vittima, ma in nome del “popolo”. Per una semplice ragione. Nel nostro sistema giudiziario, un danno contro uno di noi è un danno contro tutti noi. Spesso lo spiego ai sopravvissuti di un crimine. Per ricordare loro che nessuno deve combattere da solo. Siamo tutti coinvolti in questa situazione. Ogni giorno, in aula, mi sono presentata con orgoglio davanti a un giudice e ho pronunciato cinque parole: “Kamala Harris, per il popolo”. E per essere chiari: in tutta la mia carriera ho avuto un solo cliente. Il popolo. E quindi, a nome del popolo, a nome di tutti gli americani, indipendentemente dal partito, dalla razza, dal sesso o dalla lingua parlata da vostra nonna. A nome di mia madre e di tutti coloro che hanno intrapreso il loro improbabile viaggio. A nome degli americani come le persone con cui sono cresciuto. Persone che lavorano sodo, inseguono i loro sogni e si prendono cura gli uni degli altri. A nome di tutti coloro la cui storia potrebbe essere scritta solo nella più grande nazione del mondo. Accetto la vostra candidatura a Presidente degli Stati Uniti d'America. Con queste elezioni, la nostra nazione ha una preziosa e fugace opportunità di superare l'amarezza, il cinismo e le battaglie divisive del passato. Un'occasione per tracciare un nuovo cammino, non come membri di un partito o di una fazione, ma come americani. So che stasera ci sono persone di diverse opinioni politiche che stanno guardando e voglio che lo sappiate: prometto di essere un Presidente per tutti gli americani. Potrete sempre fidarvi di me, sul fatto che metterò il Paese al di sopra di ogni partito e di ogni interesse personale. E che terrò sacri i principi fondamentali dell'America. Dallo stato di diritto alle elezioni libere ed eque. Al trasferimento pacifico del potere! Sarò un Presidente che ci unisce attorno alle nostre aspirazioni più alte. Un Presidente che guida e ascolta, che è realistico, pratico e di buon senso. E che si batterà sempre per il popolo americano. Dal tribunale alla Casa Bianca, questo è stato il lavoro della mia vita. Come giovane procuratrice in tribunale a Oakland, ho difeso donne e bambini dai predatori che abusavano di loro. Come procuratrice generale della California, ho affrontato le grandi banche, ho ottenuto 20 miliardi di dollari per le famiglie della classe media che rischiavano il pignoramento e ho contribuito all'approvazione di una Carta dei diritti del proprietario di casa, una delle prime del suo genere. Ho lottato per i veterani e per gli studenti truffati dalle grandi università a scopo di lucro, per i lavoratori a cui sono stati negati i salari dovuti e per gli anziani vittime di abusi. Ho lottato contro i cartelli che trafficano armi, droga ed esseri umani. Che minacciano la sicurezza del nostro confine e la sicurezza delle nostre comunità. Queste lotte non sono state facili e nemmeno le elezioni che mi hanno portato a ricoprire questi incarichi. Siamo stati sottovalutati in ogni occasione. Ma non ci siamo mai arresi. Perché vale sempre la pena lottare per il futuro. Ed è questa la lotta che stiamo conducendo ora. Una lotta per il futuro dell'America. Amici americani, questa elezione non è solo la più importante della nostra vita. È una delle più importanti nella vita della nostra nazione. Per molti versi, Donald Trump è un uomo poco serio. Ma le conseguenze di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sono estremamente serie. Considerate non solo il caos e la calamità quando era in carica, ma anche la gravità di ciò che è accaduto da quando ha perso le ultime elezioni. Donald Trump ha cercato di cancellare i vostri voti. Quando ha fallito, ha mandato una folla armata al Campidoglio degli Stati Uniti che ha aggredito le forze dell'ordine. Quando i politici del suo stesso partito lo hanno pregato di richiamare la folla e di mandare i soccorsi, lui ha fatto il contrario. Ha alimentato le fiamme. E ora, per una serie di crimini completamente diversi, è stato dichiarato colpevole di frode da una giuria di americani comuni. E separatamente, è stato ritenuto responsabile di aver commesso abusi sessuali. E considerate cosa intende fare se gli diamo di nuovo il potere. Considerate la sua esplicita intenzione di liberare gli estremisti violenti che hanno assalito gli agenti delle forze dell'ordine al Campidoglio. La sua esplicita intenzione di incarcerare giornalisti, oppositori politici, chiunque egli consideri un nemico. La sua esplicita intenzione di schierare i nostri militari in servizio attivo contro i nostri stessi cittadini. Considerate il potere che avrà, soprattutto dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena stabilito che sarà immune da procedimenti penali. Immaginate Donald Trump senza freni. Come userebbe gli immensi poteri della presidenza degli Stati Uniti. Non per migliorare la vostra vita. Non per rafforzare la nostra sicurezza nazionale. Ma per servire l'unico cliente che abbia mai avuto: se stesso. E sappiamo come sarebbe un secondo mandato di Trump. È tutto scritto nel “Progetto 2025”. Scritto dai suoi più stretti consiglieri. E il suo scopo è quello di riportare il nostro Paese nel passato. Ma l'America non tornerà indietro! Non torneremo a quando Donald Trump ha cercato di tagliare la Sicurezza Sociale e il Medicare. Non torneremo a quando ha cercato di eliminare l'Affordable Care Act. Quando le compagnie assicurative potevano rifiutare le persone con malattie preesistenti. Non gli permetteremo di eliminare il Dipartimento dell'Istruzione che finanzia le nostre scuole pubbliche. Non gli permetteremo di porre fine a programmi come Head Start, che forniscono assistenza prescolare e all'infanzia. America, non torneremo indietro. Stiamo tracciando una nuova strada per il futuro. In avanti, verso un futuro con una classe media forte e in crescita. Perché sappiamo che una classe media forte è sempre stata cruciale per il successo dell'America. E costruire questa classe media sarà un obiettivo distintivo della mia presidenza. È una questione personale per me. La classe media è il luogo da cui provengo. Mia madre teneva un bilancio rigoroso. Vivevamo entro le nostre possibilità e tuttavia non mancavamo quasi di nulla. E (mia madre) si aspettava che sfruttassimo al massimo le opportunità che ci venivano offerte. E che fossimo grati per averle avute. Perché le opportunità non sono disponibili per tutti. Ecco perché creeremo quella che io chiamo “economia delle opportunità”. Un'economia delle opportunità in cui tutti abbiano la possibilità di competere e di avere successo. Sia che si viva in una zona rurale, in un piccolo paese o in una grande città. In qualità di Presidente, riunirò i lavoratori e le lavoratrici, i piccoli imprenditori e le aziende americane per creare posti di lavoro, far crescere la nostra economia e abbassare il costo delle necessità quotidiane, come l'assistenza sanitaria, la casa e i generi alimentari. Garantiremo l'accesso al capitale ai proprietari di piccole imprese, agli imprenditori e ai fondatori. Metteremo fine alla carenza di alloggi in America e proteggeremo la Social Security e Medicare. Confrontate tutto questo con Donald Trump. Non combatte per la classe media. Combatte invece per se stesso e per i suoi amici miliardari. Darà loro un'altra serie di sgravi fiscali, che aggiungeranno 5.000 miliardi di dollari al debito nazionale. Il tutto mentre intende promulgare quella che, di fatto, è un'imposta nazionale sulle vendite - chiamatela tassa Trump - che farebbe aumentare i prezzi per le famiglie della classe media di quasi 4.000 dollari all'anno. Ebbene, invece di un aumento delle tasse di Trump, approveremo una riduzione delle tasse per la classe media di cui beneficeranno più di 100 milioni di americani. Amici, credo che l'America non possa essere veramente prospera se gli americani non sono pienamente in grado di prendere decisioni sulla propria vita. Soprattutto per quanto riguarda le questioni di cuore e di casa. Ma stasera, troppe donne in America non sono in grado di prendere queste decisioni. Chiariamo come siamo arrivati a questo punto. Donald Trump ha scelto i membri della Corte Suprema degli Stati Uniti per togliere la libertà riproduttiva. E ora se ne vanta. Le sue parole: “L'ho fatto, e sono orgoglioso di averlo fatto”. Fine della citazione. Negli ultimi due anni ho viaggiato per il nostro Paese e le donne mi hanno raccontato le loro storie. Mariti e padri hanno condiviso le loro. Storie di donne che abortiscono in un parcheggio, che si procurano la sepsi, che perdono la possibilità di avere di nuovo figli. Tutto questo perché i medici hanno paura di finire in galera per essersi presi cura dei loro pazienti. Coppie che stavano cercando di far crescere la propria famiglia, escluse nel bel mezzo dei trattamenti di fecondazione in vitro. Bambini sopravvissuti a violenze sessuali, potenzialmente costretti a portare a termine la gravidanza. Questo è ciò che sta accadendo nel nostro Paese a causa di Donald Trump. E sappiate che non ha ancora finito. Come parte del suo programma, lui e i suoi alleati vorrebbero limitare l'accesso al controllo delle nascite, vietare l'aborto farmacologico e promulgare un divieto di aborto a livello nazionale, con o senza il Congresso. E, sentite questa, ha intenzione di creare un coordinatore nazionale antiabortista e di costringere gli Stati a riferire sugli aborti delle donne. In poche parole: sono fuori di testa. E c'è da chiedersi: perché esattamente non si fidano delle donne? Beh, noi ci fidiamo delle donne. E quando il Congresso approverà una legge per ripristinare la libertà riproduttiva, come Presidente degli Stati Uniti, la firmerò con orgoglio. In queste elezioni sono in gioco molte altre libertà fondamentali. La libertà di vivere al sicuro dalla violenza delle armi - nelle nostre scuole, nelle nostre comunità e nei luoghi di culto - la libertà di amare chi si ama apertamente e con orgoglio. La libertà di respirare aria pulita, bere acqua pulita e vivere liberi dall'inquinamento che alimenta la crisi climatica. E la libertà che sblocca tutte le altre: la libertà di votare. Con queste elezioni abbiamo finalmente l'opportunità di approvare il John Lewis Voting Rights Act e il Freedom to Vote Act. E voglio essere chiaro: dopo decenni trascorsi nelle forze dell'ordine, conosco l'importanza della sicurezza, soprattutto al confine. L'anno scorso, Joe e io abbiamo riunito democratici e repubblicani conservatori per scrivere la legge sulle frontiere più forte degli ultimi decenni. La Border Patrol l'ha approvata, ma Donald Trump ritiene che un accordo sui confini danneggerebbe la sua campagna elettorale. Perciò ha ordinato ai suoi alleati al Congresso di bloccare l'accordo. Ebbene, mi rifiuto di giocare a fare politica con la nostra sicurezza. Ecco la mia promessa per voi: come Presidente, riporterò la proposta di legge bipartisan per la sicurezza delle frontiere che lui ha ucciso. E la trasformerò in legge. So che possiamo essere all'altezza della nostra orgogliosa eredità di nazione di immigrati e riformare il nostro sistema d'immigrazione in crisi. Possiamo creare un percorso di cittadinanza guadagnato e rendere sicuro il nostro confine. America, dobbiamo anche essere fermi nel promuovere la nostra sicurezza e i nostri valori all'estero. Come Vicepresidente, ho affrontato le minacce alla nostra sicurezza, ho negoziato con i leader stranieri, ho rafforzato le nostre alleanze e mi sono impegnata con le nostre coraggiose truppe all'estero. Come Comandante in capo, farò in modo che l'America abbia sempre la forza di combattimento più forte e letale del mondo. Adempirò all'obbligo sacro di prenderci cura delle nostre truppe e delle loro famiglie. Onorerò sempre e non denigrerò mai il loro servizio e il loro sacrificio. Mi assicurerò che guidiamo il mondo verso il futuro nello spazio e nell'intelligenza artificiale, che l'America - e non la Cina - vinca la competizione per il 21° secolo e che rafforziamo - e non abdichiamo - la nostra leadership globale. Trump, invece, ha minacciato di abbandonare la NATO. Ha incoraggiato Putin a invadere i nostri alleati, ha aiutato la Russia a “fare quello che diavolo vuole”. Cinque giorni prima che la Russia attaccasse l'Ucraina, ho incontrato il Presidente Zelensky per avvertirlo del piano di invasione della Russia. Ho contribuito a mobilitare una risposta globale - oltre 50 Paesi - per respingere l'aggressione di Putin. E come Presidente, sarò al fianco dell'Ucraina e dei nostri alleati della NATO. Per quanto riguarda la guerra a Gaza, il Presidente Biden e io stiamo lavorando 24 ore su 24 perché è il momento di trovare un accordo con gli ostaggi e un cessate il fuoco. Voglio essere chiaro: sosterrò sempre il diritto di Israele a difendersi e farò in modo che Israele abbia la capacità di difendersi perché il popolo di Israele non deve mai più affrontare l'orrore che l'organizzazione terroristica Hamas ha causato il 7 ottobre. Comprese indicibili violenze sessuali e il massacro di giovani a un festival musicale. Allo stesso tempo, ciò che è accaduto a Gaza negli ultimi 10 mesi è devastante. Tante vite innocenti perse. Persone disperate e affamate che fuggono per salvarsi, ancora e ancora. L'entità della sofferenza è straziante. Il Presidente Biden e io stiamo lavorando per porre fine a questa guerra in modo che - Israele sia al sicuro - gli ostaggi siano liberati - le sofferenze a Gaza finiscano - e il popolo palestinese possa realizzare il suo diritto alla dignità, alla sicurezza, alla libertà e all'autodeterminazione. E sappiate questo: non esiterò mai a intraprendere qualsiasi azione necessaria per difendere le nostre forze e i nostri interessi dall'Iran e dai terroristi sostenuti dall'Iran. E non mi accoderò a tiranni e dittatori come Kim-Jong-Un, che fanno il tifo per Trump. Perché sanno che è facile da manipolare con lusinghe e favori. Loro sanno che Trump non riterrà gli autocrati responsabili, perché vuole essere un autocrate. Come Presidente, non esiterò mai a difendere la sicurezza e gli ideali dell'America. Perché, nella lotta senza quartiere tra democrazia e tirannia, so da che parte stare e a che parte appartengono gli Stati Uniti d'America. Amici americani, amo il nostro Paese con tutto il cuore. Ovunque vada, in tutti quelli che incontro, vedo una nazione pronta ad andare avanti, pronta per il prossimo passo nell'incredibile viaggio che è l'America. Vedo un'America in cui teniamo fede all'impavida convinzione che ha costruito la nostra nazione. Che ha ispirato il mondo. Che qui, in questo Paese, tutto è possibile, niente è fuori portata. Un'America in cui ci prendiamo cura l'uno dell'altro, ci preoccupiamo l'uno dell'altro e riconosciamo che abbiamo molto più in comune di ciò che ci separa. Che nessuno di noi deve fallire perché tutti noi abbiamo successo! E che l'unione fa la forza! I nostri avversari in questa corsa sono là fuori, ogni giorno, a denigrare l'America, a parlare di quanto tutto sia terribile. Beh, mia madre aveva un'altra lezione da impartire: non lasciare mai che qualcuno ti dica chi sei. Tu devi mostrargli chi sei! America, mostriamoci l'un l'altro - e al mondo - chi siamo e cosa rappresentiamo. Libertà. Opportunità. Compassione. Dignità. Equità. E possibilità senza fine. Siamo gli eredi della più grande democrazia della storia del mondo. E a nome dei nostri figli e nipoti e di tutti coloro che hanno sacrificato così tanto per la nostra libertà, dobbiamo essere degni di questo momento. Ora tocca a noi fare quello che hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto. Guidati dall'ottimismo e dalla fede, dobbiamo lottare per questo Paese che amiamo, per gli ideali che ci stanno a cuore e per sostenere l'enorme responsabilità che deriva dal più grande privilegio sulla Terra. Il privilegio e l'orgoglio di essere americani! Quindi, scendiamo in campo e combattiamo per questo! Scendiamo in campo e votiamo per questo! E insieme, scriviamo il prossimo grande capitolo della storia più straordinaria mai raccontata! Grazie. Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d'America". ---------------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🇺🇸 Guardate, Joe #Biden resterà in carica per altri 6 mesi, giorno più, giorno meno. Ma stanotte ha salutato l’America. Ho visto tanti discorsi di presidenti americani. E sarà forse l’aria rarefatta delle di notte, la nostalgia del futuro che sempre accompagna un addio. Ma davvero fatico a ricordarne uno simile. Sapete che c'é? Biden alla fine non ha neanche spiegato in dettaglio perché se ne va. Non ha citato i sondaggi negativi. Non ha parlato dei dubbi sulla sua salute. Non ha neanche mai fatto il nome di Donald Trump. Perché? Perché questo discorso non era pensato soltanto per noi, stanotte davanti ad uno schermo. È stato scritto pensando a chi dovrà rileggerlo fra trenta, quaranta, cinquant’anni. A chi dovrà rispondere alla domanda: chi è stato Joe Biden nella storia americana? Ecco, è stato un testamento. O in maniera più romantica: l’ultimo ballo da Presidente. Si è mosso bene, il "ragazzino balbuziente venuto da Scranton". È stato un lungo viaggio. Ne è valsa la pena, Joe, ne è valsa la pena. ------------------------------------------------------ "Cari concittadini, stasera vi parlo da dietro la Resolute Desk nello Studio Ovale. In questo spazio sacro, sono circondato dai ritratti di straordinari presidenti americani. Thomas Jefferson scrisse le parole immortali che guidano questa nazione. George Washington ci ha mostrato che i presidenti non sono re. Abraham Lincoln ci implorò di rifiutare l'animosità. Franklin Roosevelt ci ha ispirato a rifiutare la paura. Ho venerazione per questa carica, ma di più amo il mio Paese. È stato l'onore della mia vita servire come vostro Presidente. Ma la difesa della democrazia, che è in gioco, credo sia più importante di qualsiasi titolo. Traggo forza e trovo gioia nel lavorare per il popolo americano. Ma questo sacro compito di perfezionare la nostra unione non riguarda me, riguarda voi. Le vostre famiglie, il vostro futuro. Riguarda "We, the people". E non possiamo mai dimenticarlo. E io non l'ho mai fatto. Ho detto chiaramente che credo che l'America sia a un punto di svolta. In quei rari momenti della storia in cui le decisioni che prendiamo ora determinano il destino della nostra nazione e del mondo per i decenni a venire, l'America dovrà scegliere tra andare avanti o tornare indietro, tra speranza e odio, tra unità e divisione. Dobbiamo decidere: crediamo ancora nell'onestà, nella decenza, nel rispetto, nella libertà, nella giustizia e nella democrazia? In questo momento, possiamo vedere coloro con cui non siamo d'accordo non come nemici ma come, voglio dire, concittadini: possiamo farlo? Il comportamento nella vita pubblica è ancora importante? Credo che sappiate la risposta a queste domande perché conosco voi, il popolo americano, e so questo: siamo una grande nazione perché siamo un buon popolo. Quando mi avete eletto a questa carica, ho promesso di essere sempre onesto con voi, di dirvi la verità. E la verità, la sacra causa di questo Paese, è più grande di ognuno di noi. Quelli di noi che hanno a cuore questa causa la amano molto. La causa della stessa democrazia americana. Dobbiamo unirci per proteggerla. Nelle ultime settimane mi è apparso chiaro che devo unire il mio partito in questo impegno critico. Credo che i miei risultati come Presidente, la mia leadership nel mondo, la mia visione del futuro dell'America meritassero un secondo mandato. Ma niente, niente, può ostacolare la salvezza della nostra democrazia. Inclusa la personale ambizione. Ho quindi deciso che il modo migliore per andare avanti è passare il testimone a una nuova generazione. È il modo migliore per unire la nostra nazione. So che c'è stato un tempo e un luogo per i lunghi anni di esperienza nella vita pubblica. Ma c'è anche un tempo e un luogo per nuove voci, voci fresche, sì, voci giovani. E quel tempo e quel luogo sono adesso. Nei prossimi sei mesi mi concentrerò sul mio lavoro di presidente. Ciò significa che continuerò a ridurre i costi per le famiglie che lavorano duramente e a far crescere la nostra economia. Continuerò a difendere le nostre libertà personali e i nostri diritti civili, dal diritto di voto al diritto di scelta. Continuerò a denunciare l'odio e l'estremismo, chiarendo che in America non c'è posto, non c'è posto, per la violenza politica o per qualsiasi altra violenza. Punto. Continuerò a parlare per proteggere i nostri figli dalla violenza delle armi, il nostro pianeta dalla crisi climatica come minaccia esistenziale. Continuerò a lottare per il mio Cancer Moonshot, per porre fine al cancro come lo conosciamo, perché possiamo farlo. Chiederò la riforma della Corte Suprema perché è fondamentale per la nostra democrazia, la riforma della Corte Suprema. Continuerò a lavorare per garantire che l'America rimanga forte, sicura e leader del mondo libero. Sono il primo Presidente di questo secolo a dichiarare al popolo americano che gli Stati Uniti non sono in guerra in nessuna parte del mondo. Continueremo a radunare una coalizione di nazioni orgogliose per impedire a Putin di conquistare l'Ucraina e fare altri danni. Continueremo a rafforzare la NATO e la renderò più potente e più unita che mai nella nostra storia. Continuerò a fare lo stesso per i nostri alleati nel Pacifico. Sapete, quando ho assunto l'incarico, la saggezza convenzionale era che la Cina avrebbe inevitabilmente superato gli Stati Uniti. Non è più questo il caso. E continuerò a lavorare per porre fine alla guerra a Gaza, riportare a casa tutti gli ostaggi e portare pace e sicurezza in Medio Oriente e porre fine a questa guerra. Stiamo anche lavorando 24 ore su 24 per riportare a casa gli americani ingiustamente detenuti in tutto il mondo. Abbiamo fatto tanta strada dal mio insediamento. Quel giorno, mentre ero in piedi in quell'inverno, vi ho detto che siamo in un inverno di pericoli e in un inverno di possibilità. Pericolo e possibilità. Eravamo nel mezzo della peggiore pandemia del secolo. La peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione. Il peggior attacco alla nostra democrazia dai tempi della Guerra Civile. Ci siamo uniti come americani. L′abbiamo superata. Ne siamo usciti più forti, più prosperi e più sicuri. Oggi abbiamo l'economia più forte del mondo, che ha creato quasi 16 milioni di nuovi posti di lavoro - un record. I salari sono aumentati, l'inflazione continua a scendere, il divario di ricchezza razziale è il più basso degli ultimi 20 anni. Stiamo letteralmente ricostruendo l'intera nazione, le comunità urbane, suburbane, rurali e tribali. L'industria manifatturiera è tornata in America. Stiamo di nuovo guidando il mondo in termini di chip, scienza e innovazione. Abbiamo finalmente battuto Big Pharma dopo tutti questi anni per abbassare il costo dei farmaci da banco per gli anziani. E continuerò a lottare per far sì che i costi si abbassino per tutti, non solo per gli anziani. Oggi in America ci sono più persone che hanno l'assistenza sanitaria che mai. Ho firmato una delle leggi più significative per aiutare milioni di veterani e le loro famiglie che sono stati esposti a sostanze tossiche. La legge sul clima più significativa di sempre nella storia del mondo. La prima importante legge sulla sicurezza delle armi in 30 anni. E oggi, il tasso di criminalità violenta è ai minimi degli ultimi 50 anni. Stiamo anche mettendo in sicurezza il nostro confine. Gli attraversamenti della frontiera sono più bassi oggi rispetto a quando la precedente amministrazione ha lasciato l'incarico. Ho mantenuto l'impegno di nominare la prima donna di colore alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America. Ho anche mantenuto l'impegno di avere un'amministrazione che assomigli all'America e di essere un presidente per tutti gli americani. Questo è ciò che ho fatto. Mi sono candidato alla presidenza quattro anni fa perché credevo e credo tuttora che fosse in gioco l'anima dell'America. Era in gioco la natura stessa di ciò che siamo. È ancora così. L'America è un'idea. Un'idea più forte di qualsiasi esercito, più grande di qualsiasi oceano, più potente di qualsiasi dittatore o tiranno. È l'idea più potente della storia del mondo. L'idea è che queste verità sono per noi inconfutabili. Siamo tutti creati uguali, dotati dal nostro creatore di alcuni diritti inalienabili: vita, libertà, ricerca della felicità. Non siamo mai stati pienamente all'altezza di questa idea sacra, ma nemmeno l'abbiamo abbandonata. E non credo che il popolo americano se ne allontanerà ora. Tra pochi mesi, il popolo americano sceglierà il corso del futuro dell'America. Io ho fatto la mia scelta. Ho reso note le mie opinioni. Vorrei ringraziare la nostra grande vicepresidente, Kamala Harris. Ha esperienza, è tenace, è capace. È stata un'incredibile partner per me e una leader per il nostro Paese. Ora la scelta spetta a voi, popolo americano. Quando farete questa scelta, ricordate le parole di Benjamin Franklin appese alla mia parete qui nello Studio Ovale, accanto ai busti del Dr. King, di Rosa Parks e di Cesar Chavez. Quando a Ben Franklin fu chiesto, uscendo dalla convention in corso, se i fondatori avessero dato all'America una monarchia o una repubblica, la risposta di Franklin fu: “Una repubblica, se riuscite a mantenerla”. Una repubblica, se riuscite a mantenerla. Se riusciremo a mantenere la nostra repubblica è ora nelle vostre mani. Cari concittadini, è stato il privilegio della mia vita servire questa nazione per oltre 50 anni. In nessun altro luogo al mondo un ragazzino balbuziente di umili origini proveniente da Scranton, Pennsylvania, e Claymont, Delaware, avrebbe potuto sedere un giorno dietro la Resolute Desk nello Studio Ovale come Presidente degli Stati Uniti. Ma eccomi qui. Ecco cosa c'è di così speciale nell'America. Siamo una nazione di promesse e di possibilità. Di sognatori e di persone che fanno. Di americani comuni che compiono cose straordinarie. Ho dato il mio cuore e la mia anima alla nostra nazione, come molti altri. E in cambio sono stato benedetto un milione di volte dall'amore e dal sostegno del popolo americano. Spero che abbiate un'idea di quanto io sia grato a tutti voi. Il bello dell'America è: qui non governano re e dittatori, il popolo lo fa. La storia è nelle vostre mani. Il potere è nelle vostre mani. L'idea dell'America è nelle vostre mani. Dovete solo mantenere la fede - mantenere la fede - e ricordare chi siamo. Siamo gli Stati Uniti d'America e non c'è niente, niente, che superi le nostre capacità quando lo facciamo insieme. Quindi agiamo insieme, preserviamo la nostra democrazia. Dio vi benedica tutti e possa Dio proteggere le nostre truppe. Grazie". ---------------------------------------------------- Se hai apprezzato il mio lavoro, ti chiedo di sostenerlo tramite iscrizione al Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni. Barack #Obama. Buona lettura, buona visione. --------------------------------------------------------- "Ciao, Chicago! È bello essere a casa. Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama... Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile. Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris. Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente. A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità. Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno. In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto. In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi. E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese. La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico. Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia. Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli. E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice: Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme? Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno. Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso. La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita. Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto. È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore. L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore. Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris. E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano. Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano. Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria. Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani. Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz. Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori. Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere. Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione. Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi. Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi. Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive. Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori. Kamala sarà quel presidente. Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono. Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri. Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre. Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi. Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare. Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo. Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi. È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela. Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani. So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro. Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli. Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre. Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio. Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti. In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi. Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato. Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero. Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America". --------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità nel tempo. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🚨🇺🇸 Provato nel fisico, ma non nello spirito, Joe Biden in Maryland è tornato a fare Joe Biden. Forse nemmeno il più ottimista dei suoi sostenitori, qualche mese fa, avrebbe pensato che un ex presidente uscito dalla Casa Bianca con un alto tasso di impopolarità sarebbe potuto tornare così in fretta a chiudere un evento di partito pensato per mobilitare la base democratica in vista delle elezioni di metà mandato. No, non significa che Biden sarebbe spendibile - al netto dei suoi molti acciacchi - per una nuova corsa alla Casa Bianca. E neanche vuol dire che, come ha sempre sostenuto il diretto interessato, avrebbe avuto, lui sì, più di una chance di sconfiggere nuovamente Donald Trump. Ma l'accoglienza riservatagli dal governatore Wes Moore, l'abbraccio affettuoso della folla e la risposta partecipata al suo intervento - almeno un paio di cose sembrano suggerirle. La prima: una fetta importante di America (e non soltanto) dopo solo un anno e mezzo di Donald Trump alla Casa Bianca rimpiange già un certo tipo di politica e di leadership: prevedibile, affidabile. Resta da capire se questa porzione sia maggioritaria. La seconda: se un grande ex della politica americana, un signore classe 1942, un uomo costretto a convivere con la malattia, mostra ancora di essere il più combattivo nella stanza, vuol dire che il Partito Democratico ha probabilmente un problema di leadership che non è ancora stato in grado di risolvere. Il 2028 non è poi così lontano. Anyway, "folks", ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura. "Democratici del Maryland. Sentite qui. Sentite questo piccolo rombo dall’alto. Sapete, è mio padre. È figlio di Baltimora. La famiglia Biden, la famiglia Robinette, è nel Maryland dall’inizio dell’Ottocento. Vi dico una cosa: mio padre era sempre orgoglioso di dire da dove veniva, ovunque vivessimo. Lui era di Baltimora. Signore e signori, miei cari democratici, scusatemi. Immagino che molti di voi siano venuti qui stasera in cerca di qualche parola di speranza, di qualche buona notizia, in un momento incredibilmente buio per il nostro Paese. Amici, io conosco il Partito Democratico. Ho combattuto per lui per tutta la vita. E sto ancora combattendo per lui adesso. È per questo che sono qui stasera: per sostenere i democratici del Maryland. Ed è per questo che viaggio in South Dakota, South Carolina, Nebraska, Pennsylvania, per battermi per i democratici in ogni competizione elettorale, a ogni livello, in tutto il Paese. Proprio come ho fatto per tutta la vita. Conosco la storia del Partito Democratico. L’ho visto nei momenti di trionfo e nei momenti difficili. Perché l’ho vissuto. E conosco anche la storia dell’America, come molti di voi. È una spinta continua, un tiro alla fune costante tra pericolo e possibilità. È una battaglia che non finisce mai davvero. Ora, sentite: non voglio indorare la pillola. Questi sono davvero giorni bui. Ma ricordiamoci una cosa: siamo uno dei pochi Paesi al mondo che, ogni volta che si è trovato faccia a faccia con una crisi, ne è uscito più forte di come ci era entrato. Ogni singola volta ne siamo usciti più forti. Più e più volte, nella nostra storia, noi americani abbiamo saputo richiamare gli angeli migliori della nostra natura e riportare il Paese indietro dall’orlo del precipizio. Io credo, con ogni fibra del mio essere, che con il vostro aiuto lo faremo di nuovo questo novembre. Guardate, ecco la buona notizia: sta già accadendo. Guardate il Paese e lo vedrete. Da quando Trump è stato eletto, i democratici hanno vinto o hanno fatto meglio del previsto in quasi il 90% delle 300 competizioni chiave in tutto il Paese. I democratici sono diventati governatori della Virginia e del New Jersey. I democratici si sono fatti vedere e hanno ottenuto risultati in posti dove meno ce lo si aspettava, come il Texas e la North Carolina. Abbiamo ribaltato 30 seggi legislativi in molti Stati, come Texas, Louisiana, Florida e Arkansas. Sapete quanti seggi hanno ribaltato i repubblicani? Zero. Neanche uno. Nessuno. Uno dei miei esempi preferiti è la Florida, dove un democratico ha conquistato un seggio alla Camera statale che prima era occupato da un repubblicano, il quale aveva vinto l’ultima elezione con 19 punti di vantaggio. E quel seggio, guarda caso, rappresenta un posticino pittoresco di cui tutti voi avete sentito parlare: Mar-a-Lago. La ragione per cui i democratici stanno andando bene non è solo l’inflazione più alta e la creazione di posti di lavoro anemica. A proposito, avete notato che oggi gli americani stanno dicendo che l’economia sotto l’amministrazione Biden era dannatamente migliore di quella sotto Trump? Non chiedo scusa per essere stato il presidente più favorevole al lavoro nella storia americana. La classe media ha costruito questo Paese, e il lavoro ha costruito la classe media. Guardate, non è soltanto la sua deliberata distorsione e distruzione della NATO, il suo scegliere Putin al posto degli alleati dell'America, o il fatto che abbia ridotto la nostra reputazione agli occhi del mondo più di qualsiasi altro presidente nella storia. Non sono solamente i suoi progetti di vanità: abbattere l’Ala Est della Casa Bianca per fare spazio alla sua sala da ballo, mettere il suo nome sul Kennedy Center, costruire un arco in suo onore, perfino assumere il suo addetto alla piscina per sistemare la Reflecting Pool. Wow, che perdente! Guardate, amici: non è solo questo. La Reflecting Pool riflette qualcosa di ancora peggiore del narcisismo e dell’incompetenza al cuore di questa amministrazione. Riflette la corruzione. La corruzione. Una corruzione sfacciata, palese. Una corruzione su una scala mai vista prima nella storia americana, in nessuna amministrazione. Trump ha guadagnato miliardi di dollari da quando è tornato alla Casa Bianca. Per me è semplicemente sbalorditivo. Non ha vergogna. E francamente è imbarazzante per il Paese. Ma a Trump non importa nulla. Fare soldi con la presidenza è una delle ragioni per cui vuole essere presidente. Però sapete una cosa? Non sono nemmeno la corruzione e i soldi a farmi arrabbiare di più. Quello che mi fa arrabbiare è che Trump vuole dare i soldi dei contribuenti, i vostri soldi, agli insurrezionisti del 6 gennaio. Sapete cosa vuole fare? Vuole risarcire persone che hanno preso d’assalto Capitol Hill, attaccato la polizia e cercato di impiccare il suo stesso vicepresidente. Mio Dio. Queste persone non meritano di essere risarcite. Meritano di essere messe in prigione per molto, molto, molto tempo! Alle persone in questa sala: so che state cercando di dare un senso a tutto quello che ribolle e si dispiega intorno a voi. Lo capisco. Davvero. Abbiamo già affrontato tempi bui e difficili. E se c’è una cosa che so del popolo americano, è che non si arrende mai. E noi non possiamo arrenderci adesso. Non c’è resa in questo Paese. Non c’è resa in voi. Amici, il vostro governatore qui in Maryland è uno vero. Oh sì. Dovremmo vivere secondo le lezioni che gli hanno insegnato i suoi nonni. Dicevano: abbiate fede, non paura. Abbiate fede, non paura! Amici, è solo un altro modo di dire quello che mio padre mi diceva da bambino quando succedeva qualcosa di brutto. Mi diceva: “Joey, guardami. Guardami, Joey. Alzati, ragazzo! Alzati, Joey. Alzati!”. Quindi, a tutti voi che amate il nostro Paese, il mio messaggio è molto chiaro e molto semplice: è ora di alzarsi, accidenti! Alzarsi! Alzarsi adesso! E continuare questa battaglia! Miei cari democratici, in questo 250º anno dalla nostra fondazione, rialziamoci. Torniamo a essere il Paese che sappiamo di poter essere: giusto, equo, onesto, perbene. Un Paese in cui non diamo all’odio alcun porto sicuro. Una terra in cui trattiamo tutti con dignità e rispetto. Una nazione che sia un faro, il faro splendente per il resto del mondo che siamo sempre stati. Amici, vi garantisco che possiamo farlo. E lo faremo. Dobbiamo solo ricordarci chi diavolo siamo! Siamo gli Stati Uniti d’America! Non c’è nulla, letteralmente nulla, nulla che sia al di là delle nostre capacità se agiamo insieme! Quindi rialziamoci e combattiamo, per Dio! Grazie a tutti. Che Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d’America. E che Dio protegga le nostre truppe. Possiamo farlo! Possiamo farlo! Dobbiamo farlo!". Se hai apprezzato questo articolo, se pensi che difficilmente avresti potuto trovare questo intervento e questa traduzione altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. 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Dario D'Angelo

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🇮🇱🇺🇸 1/2 Farei torto alla mia coscienza e a voi lettori se, per timore di incorrere nelle critiche dei soliti noti, rinunciassi a proporre la traduzione integrale del bellissimo discorso pronunciato ieri al Congresso americano da Bibi #Netanyahu. Immagino già cosa si scatenerà qui sotto: non è importante. Nell'intervento del primo ministro israeliano troverete ovviamente alcuni passaggi controversi: ma cosa non lo è in Medio Oriente? E ancora: come può non essere controverso il racconto di una guerra così difficile, così letale? Una guerra - dovremmo sempre ricordarlo - avviata il 7 ottobre dai terroristi di #Hamas. Vista la premessa, qualcuno si potrebbe ora domandare: perché, nonostante le controindicazioni esposte, decidi comunque di pubblicare questo discorso? Direi per senso di giustizia. Leggendo questo intervento, ne sono certo, molti scopriranno verità sullo Stato Ebraico e le sue azioni che giornali, opinionisti, politici hanno per mesi scientemente nascosto e travisato, al fine di dipingere #Israele come uno Stato genocida, terrorista, usurpatore. Non è mai stato vero. Non lo sarà mai. Lo dissi il 7 ottobre, lo ripeto oggi: sempre dalla parte di Israele. Buona lettura. ------------------------------------------------- "Mister Speaker, desidero ringraziarla per avermi concesso il profondo onore di rivolgermi per la quarta volta a questa grande cittadella della democrazia. Ci troviamo oggi a un crocevia della storia. Il nostro mondo è in subbuglio. In Medio Oriente, l'asse del terrore iraniano affronta l'America, Israele e i nostri amici arabi. Non si tratta di uno scontro di civiltà. È uno scontro tra barbarie e civiltà. È uno scontro tra chi glorifica la morte e chi santifica la vita. Affinché le forze della civiltà trionfino, l'America e Israele devono restare uniti. Perché quando siamo uniti, succede una cosa molto semplice. Noi vinciamo. Loro perdono. E amici miei, oggi sono venuto ad assicurarvi una cosa: vinceremo. Signore e signori, Come il 7 dicembre 1941 e l'11 settembre 2001, il 7 ottobre è un giorno che vivrà per sempre nell'infamia. Era la festa ebraica di Simchat Torah. È iniziata come una giornata perfetta. Non una nuvola in cielo. Migliaia di giovani israeliani stavano festeggiando in un festival musicale all'aperto. E all'improvviso, alle 6:29 del mattino, mentre i bambini dormivano ancora profondamente nei loro letti nelle città e nei kibbutz vicini a Gaza, il paradiso si è trasformato in inferno. Tremila terroristi di #Hamas hanno fatto irruzione in #Israele. Hanno massacrato 1.200 persone provenienti da 41 Paesi, tra cui 39 americani. In proporzione, rispetto alla nostra popolazione, sono come venti 11 settembre in un giorno. E questi mostri hanno violentato donne, decapitato uomini, bruciato vivi bambini, ucciso genitori davanti ai loro figli e bambini davanti ai loro genitori. Hanno trascinato 255 persone, tra vivi e morti, nelle buie gallerie di Gaza. Israele ha già riportato a casa 135 di questi ostaggi, compresi sette che sono stati liberati in audaci operazioni di salvataggio. Uno di questi ostaggi liberati, Noa Argamani, è qui in galleria seduta vicino a mia moglie Sara. La mattina del 7 ottobre, il mondo intero ha visto lo sguardo di disperazione di Noa mentre veniva violentemente rapita a Gaza sul retro di una moto. Ho conosciuto Liora, la madre di Noa, qualche mese fa. Stava morendo di cancro. Mi disse: "Primo Ministro, ho un ultimo desiderio. Vorrei abbracciare mia figlia Noa un'ultima volta prima di morire". Due mesi fa, ho autorizzato un'operazione di salvataggio di commando mozzafiato. Le nostre forze speciali, tra cui un eroico ufficiale di nome Arnon Zmora, caduto in questa battaglia, hanno salvato Noa e altri tre ostaggi. Credo sia una delle cose più commoventi, quando Noa si è riunita con sua madre, Liora, e l'ultimo desiderio di sua madre si è avverato. Noa, siamo entusiasti di averti con noi oggi. Grazie. Anche molte famiglie di ostaggi sono qui con noi oggi, tra cui Eliyahu Bibas. Eliyahu Bibas è il nonno di quei due bellissimi bambini dai capelli rossi, i Bibas, ancora piccoli. Sono stati presi in ostaggio insieme alla madre e al figlio di Eliyahu. L'intera famiglia è stata presa in ostaggio. Due bellissimi bambini dai capelli rossi presi in ostaggio. Che mostri. Con noi c'è anche Iris Haim, il cui figlio Yotam è coraggiosamente fuggito dalla prigionia di Hamas con altri due israeliani, e tragicamente sono stati uccisi mentre tornavano verso le nostre linee. Sono con noi anche le famiglie degli ostaggi americani. Sono qui. Il dolore che queste famiglie hanno sopportato va oltre le parole. Ieri li ho incontrati di nuovo e ho promesso loro questo. Non mi fermerò finché tutti i loro cari non saranno a casa. Tutti. Mentre parliamo, siamo attivamente impegnati in sforzi intensi per garantire il loro rilascio, e sono fiducioso che questi sforzi possano avere successo. Alcuni di essi si stanno svolgendo proprio ora. Voglio ringraziare il Presidente Biden per il suo instancabile impegno a favore degli ostaggi e delle loro famiglie. Ringrazio il Presidente Biden per il suo appassionato sostegno a Israele dopo il barbaro attacco del 7 ottobre. Ha giustamente definito Hamas "pura malvagità". Ha inviato due portaerei in Medio Oriente per scoraggiare una guerra più ampia. È venuto in Israele per stare al nostro fianco nel momento più buio, una visita che non sarà mai dimenticata. Il Presidente Biden e io ci conosciamo da oltre quarant'anni. Voglio ringraziarlo per mezzo secolo di amicizia con Israele e per essere, come dice lui, un orgoglioso sionista. In realtà, dice, un orgoglioso sionista irlandese-americano. Amici miei, per più di nove mesi i soldati israeliani hanno dimostrato un coraggio senza limiti. Oggi è con noi il tenente Avichail Reuven. Avichail è un ufficiale dei paracadutisti israeliani. La sua famiglia è immigrata in Israele dall'Etiopia. Nelle prime ore del 7 ottobre, Avichail ha sentito la notizia della sanguinosa furia di Hamas. Ha indossato la sua uniforme, ha preso il suo fucile, ma non aveva un'auto. Così ha corso per otto miglia fino al fronte di Gaza per difendere la sua gente. Avete sentito bene. Ha corso per otto miglia, è arrivato in prima linea, ha ucciso molti terroristi e ha salvato molte vite. Avichail, tutti noi onoriamo il tuo straordinario eroismo. Un altro israeliano è qui con noi oggi. È in piedi proprio accanto ad Avichail. È il sergente maggiore Ashraf al Bahiri. Ashraf è un soldato beduino della comunità musulmana israeliana di Rahat. Il 7 ottobre, anche Ashraf ha ucciso molti terroristi. Prima ha difeso i suoi compagni nella base militare, poi si è precipitato a difendere le comunità vicine, compresa quella devastata del Kibbutz Be'eri. Come Ashraf, i soldati musulmani dell'IDF hanno combattuto a fianco dei loro compagni d'armi ebrei, drusi, cristiani e di altre nazionalità con enorme coraggio. Un terzo eroe, il tenente Asa Sofer è qui con noi. Asa ha combattuto come ufficiale nel corpo dei carri armati ed è stato ferito in battaglia. È stato ferito in battaglia mentre proteggeva i suoi compagni da una granata. Ha perso il braccio destro e la vista dall'occhio sinistro. Si sta riprendendo e incredibilmente, in breve tempo, Asa tornerà in servizio attivo come comandante di una compagnia di carri armati. Ho appena saputo che c'è un quarto eroe: il tenente Yonatan, Jonathan Ben Hamo, che ha perso una gamba a Gaza e ha continuato a combattere. Amici miei, questi sono i soldati d'Israele: non si arrendono, non si scoraggiano, non hanno paura. Come dice la Bibbia, "עם כלביא יקום" - si alzeranno come leoni. Si sono sollevati come leoni, i leoni di Giuda, i leoni di Israele. Signore e signori, gli uomini e le donne dell'IDF provengono da ogni angolo della società israeliana, da ogni etnia, da ogni colore, da ogni credo, da destra e da sinistra, dalla religione e dalla laicità. Tutti sono impregnati dello spirito indomito dei Maccabei, i leggendari guerrieri ebrei dell'antichità. Oggi è con noi Yechiel Leiter, il padre di uno di quei Maccabei. Il padre di Yehiel è sfuggito all'Olocausto e ha trovato rifugio in America. Da giovane, Yechiel si trasferì in Israele e creò una famiglia di otto figli. Chiamò il figlio maggiore Moshe in onore del padre scomparso. Moshe divenne un ufficiale esemplare in una delle nostre unità di commando d'élite. Ha servito con distinzione per due decenni, mentre cresceva sei bellissimi figli. Il 7 ottobre Moshe si è offerto volontario per tornare a combattere. Quattro settimane dopo, fu ucciso dall'esplosione di una mina a trappola esplosiva in un pozzo di una galleria proprio accanto a una moschea. Al funerale del figlio, Yechiel ha detto questo: "Se lo Stato di Israele non fosse stato fondato dopo l'Olocausto, l'immagine impressa nella nostra memoria collettiva sarebbe stata la fotografia di quel ragazzo ebreo indifeso nel ghetto di Varsavia che teneva le mani alzate in aria con le armi naziste puntate contro di lui. Ma grazie alla nascita di Israele", ha continuato Yechiel, "grazie al coraggio di soldati come mio figlio Moshe, il popolo ebraico non è più indifeso di fronte ai nostri nemici". Yechiel, ti prego di alzarti per onorare il sacrificio di tuo figlio. E prometto a te e a tutte le famiglie in lutto di Israele, alcune delle quali sono presenti oggi in questa sala, che il sacrificio dei vostri cari non sarà vano. Non sarà vano perché per Israele il "mai più" non deve essere una promessa vuota. Deve sempre rimanere un voto sacro. E dopo il 7 ottobre, "mai più" è adesso. Amici miei, sconfiggere i nostri brutali nemici richiede coraggio e chiarezza. La chiarezza inizia con la conoscenza della differenza tra bene e male. Eppure, incredibilmente, molti manifestanti anti-Israele scelgono di stare dalla parte del male. Stanno con Hamas. Stanno con gli stupratori e gli assassini. Stanno con persone che sono entrate nei kibbutz, in una casa, i cui genitori hanno nascosto i bambini, i due neonati, in soffitta, in una soffitta segreta. Hanno ucciso la famiglia, i genitori, hanno trovato il chiavistello segreto della soffitta nascosta e poi hanno ucciso i bambini. Questi manifestanti sono al loro fianco. Dovrebbero vergognarsi. Si rifiutano di fare la semplice distinzione tra chi prende di mira i terroristi e chi i civili, tra lo Stato democratico di Israele e i teppisti terroristi di Hamas. Recentemente abbiamo appreso dal Direttore della National Intelligence degli Stati Uniti che l'Iran sta finanziando e promuovendo le proteste anti-Israele in America. Vogliono distruggere l'America. Così questi manifestanti hanno bruciato le bandiere americane anche il 4 luglio. Vorrei rendere omaggio ai fratelli della confraternita dell' University of North Carolina che hanno protetto la bandiera americana, protetto la bandiera americana contro questi manifestanti anti-Israele. Per quanto ne sappiamo, l'Iran sta finanziando le proteste anti-israeliane che si stanno svolgendo in questo momento fuori da questo edificio - non sono molte, ma ci sono - e in tutta la città. Ho un messaggio per questi manifestanti: quando i tiranni di Teheran, che impiccano i gay alle gru e uccidono le donne perché non si coprono i capelli, vi lodano, vi promuovono e vi finanziano, siete ufficialmente diventati gli utili idioti dell'Iran. È incredibile, assolutamente incredibile. Alcuni di questi manifestanti tengono cartelli che proclamano "Gay per Gaza". Potrebbero anche tenere cartelli con scritto "Polli per KFC". Questi manifestanti cantano "Dal fiume al mare". Ma molti non hanno la minima idea di quale fiume e quale mare stiano parlando. Non solo prendono una F in geografia, ma anche in storia. Chiamano Israele uno Stato colonialista. Non sanno che la Terra d'Israele è il luogo in cui Abramo, Isacco e Giacobbe hanno pregato, dove Isaia e Geremia hanno predicato e dove Davide e Salomone hanno governato? Per quasi quattromila anni, la Terra d'Israele è stata la patria del popolo ebraico. È sempre stata la nostra casa e lo sarà sempre. Non sono solo i manifestanti del campus a sbagliare. Sono anche le persone che gestiscono quei campus. Ottant'anni dopo l'Olocausto, i presidenti di Harvard, Penn e, mi vergogno a dirlo, della mia alma mater, il MIT, non sono riusciti a condannare gli appelli al genocidio degli ebrei. Ricordate cosa dissero? Dissero: "Dipende dal contesto". Ebbene, permettetemi di dare a questi accademici confusi un po' di contesto. L'antisemitismo è l'odio più antico del mondo. Per secoli, il massacro degli ebrei è sempre stato preceduto da accuse selvagge. Siamo stati accusati di tutto, dall'avvelenamento dei pozzi alla diffusione delle pestilenze, fino all'uso del sangue dei bambini macellati per preparare le matzos della Pasqua. Queste assurde menzogne antisemite hanno portato alla persecuzione, all'omicidio di massa e infine al peggior genocidio della storia, l'Olocausto. Ora, proprio come le menzogne maligne sono state rivolte per secoli al popolo ebraico, le menzogne maligne vengono ora rivolte allo Stato ebraico. No, no. Non applaudite. Ascoltate. Le calunnie oltraggiose che dipingono Israele come razzista e genocida hanno lo scopo di delegittimare Israele, di demonizzare lo Stato ebraico e di demonizzare gli ebrei ovunque. E non c'è da stupirsi, non c'è da stupirsi se abbiamo assistito a un aumento spaventoso dell'antisemitismo in America e nel mondo. Amici miei, ogni volta e ovunque vediamo il flagello dell'antisemitismo, dobbiamo condannarlo inequivocabilmente e combatterlo con determinazione, senza eccezioni. E non lasciatevi ingannare quando le calunnie contro lo Stato ebraico provengono da persone che indossano eleganti abiti di seta e parlano con toni elevati di legge e giustizia. Ecco un esempio: il procuratore della Corte Penale Internazionale ha vergognosamente accusato Israele di aver deliberatamente affamato la popolazione di Gaza. È un'assurdità assoluta. È un'assoluta falsità. Israele ha permesso a più di 40.000 camion di aiuti di entrare a Gaza. Si tratta di mezzo milione di tonnellate di cibo, più di 3.000 calorie per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Se ci sono palestinesi a Gaza che non ricevono abbastanza cibo, non è perché Israele lo blocca, ma perché Hamas lo ruba. Questo per quanto riguarda la menzogna, ma eccone un'altra: il procuratore della Corte Penale Internazionale accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i civili. Di cosa diamine sta parlando? L'IDF ha lanciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo, fatto centinaia di migliaia di telefonate per allontanare i civili palestinesi dal pericolo. Ma allo stesso tempo, Hamas fa di tutto per mettere in pericolo i civili palestinesi. Lanciano razzi dalle scuole, dagli ospedali, dalle moschee. Sparano persino ai loro stessi cittadini quando cercano di lasciare la zona di guerra. Un alto funzionario di Hamas, Fathi Hamad, si è vantato - ascoltate questo - che le donne e i bambini palestinesi eccellono nell'essere scudi umani. Le sue parole: "eccellono nell'essere scudi umani". Che mostruosa malvagità. Per Israele, ogni morte di civili è una tragedia. Per Hamas è una strategia. In realtà vogliono che i civili palestinesi muoiano, in modo che Israele venga diffamato dai media internazionali e sia costretto a porre fine alla guerra prima che sia vinta. Questo permetterebbe ad Hamas di sopravvivere un altro giorno e, come hanno giurato, di portare a termine il 7 ottobre ancora e ancora e ancora. Ebbene, voglio assicurarvi che, a prescindere dalle pressioni esercitate, non permetterò mai che ciò accada. La stragrande maggioranza degli americani non è caduta nella propaganda di Hamas. Continuano a sostenere Israele, e voglio dire: Grazie America, e grazie a voi, senatori e deputati che continuate a sostenerci, a sostenere Israele, a sostenere la verità e a vedere oltre le bugie. Ma per quanto riguarda la minoranza che potrebbe essere caduta nella truffa di Hamas, vi suggerisco di ascoltare il colonnello John Spencer. John Spencer è il responsabile degli studi sulla guerra urbana a West Point. Ha studiato tutti i principali conflitti in ambiente urbano, stavo per dire nella storia moderna, ma mi ha corretto. No, nella storia. Israele, ha detto, ha messo in atto più precauzioni per prevenire danni ai civili di qualsiasi altro esercito nella storia e al di là di quanto richiesto dal diritto internazionale. Ecco perché, nonostante tutte le bugie che avete sentito, la guerra a Gaza ha uno dei più bassi rapporti tra combattenti e vittime non combattenti nella storia della guerra urbana. E volete sapere dove è più basso a Gaza? A Rafah. A Rafah. Ricordate cosa hanno detto in tanti? Se Israele entra a Rafah, ci saranno migliaia, forse addirittura decine di migliaia di civili uccisi. Ebbene, la settimana scorsa sono andato a Rafah. Ho visitato le nostre truppe mentre finivano di combattere i restanti battaglioni terroristici di Hamas. Ho chiesto al comandante: "Quanti terroristi avete eliminato a Rafah?". Mi ha dato un numero esatto: 1.203. Gli ho chiesto: "Quanti civili sono stati uccisi?". Mi ha risposto: "Primo Ministro, praticamente nessuno. Con l'eccezione di un singolo incidente, in cui le schegge di una bomba hanno colpito un deposito di armi di Hamas, uccidendo involontariamente due dozzine di persone, la risposta è praticamente nessuna". Volete sapere perché? Perché Israele ha messo i civili al riparo, cosa che si diceva non avremmo mai potuto fare, ma l'abbiamo fatto. Questi eroi qui oggi, gli eroici soldati di Israele, non dovrebbero essere condannati per come stanno conducendo la guerra a Gaza. Dovrebbero essere lodati per questo. Voglio ringraziare tutti voi che oggi vi siete opposti con forza alle false accuse della Corte penale internazionale e avete difeso la verità. Queste bugie non sono solo diffamatorie. Sono assolutamente pericolose. La CPI sta cercando di legare le mani a Israele e di impedirci di difenderci. E se Israele ha le mani legate, l'America è la prossima. Vi dirò cos'altro succederà. La capacità di tutte le democrazie di combattere il terrorismo sarà messa a rischio. Ecco cosa c'è in gioco. Quindi vi assicuro che le mani dello Stato Ebraico non saranno mai incatenate. Israele si difenderà sempre. Amici miei, in Medio Oriente, l'Iran è praticamente dietro a tutto il terrorismo, a tutti i disordini, al caos e alle uccisioni. E questo non deve sorprendere. Quando fondò la Repubblica islamica, l'Ayatollah Khomeini promise: "Esporteremo la nostra rivoluzione in tutto il mondo. Esporteremo la rivoluzione islamica in tutto il mondo". Ora, chiedetevi: quale Paese ostacola in ultima analisi i piani maniacali dell'Iran di imporre l'Islam radicale nel mondo? La risposta è chiara: l'America, il guardiano della civiltà occidentale e la più grande potenza del mondo. Ecco perché l'Iran vede l'America come il suo più grande nemico. Il mese scorso ho sentito un commento rivelatore, apparentemente sulla guerra a Gaza, ma su qualcos'altro. Il ministro degli Esteri del proxy dell'Iran, Hezbollah, ha detto questo: "Questa non è una guerra con Israele. Israele", ha detto, "è solo uno strumento. La guerra principale, la vera guerra, è con l'America". Il regime iraniano ha combattuto l'America dal momento in cui è salito al potere. Nel 1979 ha assaltato l'ambasciata americana e ha tenuto in ostaggio decine di americani per 444 giorni. Da allora, i proxy terroristici dell'Iran hanno preso di mira l'America in Medio Oriente e altrove. A Beirut hanno ucciso 241 militari americani. In Africa, hanno bombardato le ambasciate americane. In Iraq, hanno fornito esplosivi per mutilare e uccidere migliaia di soldati americani. In America hanno inviato squadroni della morte. Qui hanno mandato squadroni della morte per uccidere un ex Segretario di Stato e un ex consigliere per la sicurezza nazionale. E come abbiamo appreso di recente, hanno anche sfacciatamente minacciato di assassinare il Presidente Trump. Ma l'Iran sa che per sfidare veramente l'America deve prima conquistare il Medio Oriente. E per questo utilizza i suoi numerosi proxy, tra cui gli Houthi, Hezbollah e Hamas. Tuttavia, nel cuore del Medio Oriente, a ostacolare l'Iran, c'è una fiera democrazia filoamericana: il mio Paese, lo Stato di Israele. Ecco perché la folla di Teheran canta "Morte a Israele" prima di cantare "Morte all'America". Per l'Iran, Israele è il primo, l'America è il secondo. Quindi, quando Israele combatte Hamas, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo Hezbollah, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo gli Houthi, stiamo combattendo l'Iran. E quando combattiamo l'Iran, stiamo combattendo il nemico più radicale e assassino degli Stati Uniti d'America. E un'altra cosa. Quando Israele agisce per impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari, armi nucleari che potrebbero distruggere Israele e minacciare ogni città americana, ogni città da cui provenite, non stiamo proteggendo solo noi stessi. Stiamo proteggendo voi. Amici miei, Se ricordate una cosa, una sola cosa di questo discorso, ricordate questo: I nostri nemici sono i vostri nemici, la nostra lotta è la vostra lotta e la nostra vittoria sarà la vostra vittoria. Signore e signori, Quella vittoria è in vista. La sconfitta di Hamas da parte di Israele sarà un duro colpo per l'asse del terrore iraniano. Un'altra parte di questo asse, Hezbollah, ha attaccato Israele l'8 ottobre, un giorno dopo l'attacco di Hamas. Ha lanciato migliaia di missili e droni contro di noi. Ottantamila dei nostri cittadini nel nord di Israele hanno abbandonato le loro case, diventando di fatto dei rifugiati nella loro stessa terra. Siamo impegnati a riportarli a casa. Preferiamo raggiungere questo obiettivo per via diplomatica. Ma voglio essere chiaro: Israele farà tutto ciò che è necessario per ripristinare la sicurezza del nostro confine settentrionale e riportare i nostri cittadini in sicurezza nelle loro case. Venerdì scorso, un terzo proxy iraniano, gli Houthi, ha attaccato Tel Aviv con un drone mortale. È esploso a poche centinaia di metri dal consolato americano, uccidendo una persona e ferendone nove. Sabato ho autorizzato una risposta rapida a quell'attacco. Tutti i nostri nemici dovrebbero saperlo. Chi attacca Israele pagherà un prezzo molto alto. E mentre ci difendiamo su tutti i fronti, so che l'America ci sostiene. E vi ringrazio per questo. A tutti gli schieramenti, grazie a tutti. Amici miei, Per decenni, l'America ha fornito a Israele una generosa assistenza militare e un Israele riconoscente ha fornito all'America informazioni critiche che hanno salvato molte vite. Abbiamo sviluppato insieme alcune delle armi più sofisticate del pianeta. Scelgo le parole con attenzione: abbiamo sviluppato congiuntamente alcune delle armi più sofisticate del pianeta, che aiutano a proteggere entrambi i nostri Paesi. E contribuiamo anche a mantenere gli stivali americani lontani dal suolo, proteggendo i nostri interessi comuni in Medio Oriente. Apprezzo profondamente il sostegno dell'America, anche in questa guerra. Ma questo è un momento eccezionale. L'accelerazione degli aiuti militari statunitensi può accelerare drasticamente la fine della guerra a Gaza e contribuire a prevenire una guerra più ampia in Medio Oriente. Nella Seconda guerra mondiale, mentre la Gran Bretagna combatteva sul fronte della civiltà, Winston Churchill si rivolse agli americani con queste famose parole: "Dateci gli strumenti e finiremo il lavoro". Oggi, mentre Israele combatte sul fronte della civiltà, anch'io faccio appello all'America: "Dateci gli strumenti più velocemente, e finiremo il lavoro più velocemente". Miei cari amici, La guerra a Gaza potrebbe finire domani se Hamas si arrende, si disarma e restituisce tutti gli ostaggi. Ma se non lo faranno, Israele combatterà finché non avremo distrutto le capacità militari di Hamas e il suo dominio a Gaza e non avremo riportato a casa tutti i nostri ostaggi. Questo significa vittoria totale e non ci accontenteremo di niente di meno. Il giorno dopo aver sconfitto Hamas, potrà nascere una nuova Gaza. La mia visione per quel giorno è di una Gaza smilitarizzata e deradicalizzata. Israele non vuole insediarsi a Gaza. Ma per il prossimo futuro, dobbiamo mantenere il controllo della sicurezza per prevenire la rinascita del terrore, per garantire che Gaza non rappresenti mai più una minaccia per Israele. Gaza dovrebbe avere un'amministrazione civile gestita da palestinesi che non cercano di distruggere Israele. Non è chiedere troppo. È una cosa fondamentale che abbiamo il diritto di chiedere e di ricevere. Una nuova generazione di palestinesi non deve più essere educata a odiare gli ebrei, ma a vivere in pace con noi. Queste due parole, smilitarizzazione e deradicalizzazione, sono state applicate alla Germania e al Giappone

Dario D'Angelo

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1/2 🚨🇮🇱🇺🇳 Un Bibi Netanyahu letteralmente scatenato quello che ha parlato oggi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Spiegata l'inusuale decisione di circondare la Striscia di Gaza con potenti altoparlanti: il primo ministro israeliano si è infatti rivolto direttamente agli ostaggi e ai leader di Hamas. Il tutto mentre l'esercito israeliano prendeva il controllo dei telefoni dei palestinesi nella Striscia, trasmettendo in diretta il suo intervento in diretta. Parole durissime per i leader occidentali accusati di aver ceduto alle pressioni della propaganda nemica, lasciando lo Stato ebraico da solo nel condurre una battaglia comune - ed esistenziale - contro il terrorismo islamico. Quello di Netanyahu è senza dubbio il discorso più forte tra i tanti pronunciati a New York in questi giorni. Se ne discuterà moltissimo. Per questo motivo, anziché riportare questo o quell'altro passaggio, l'ho tradotto integralmente per voi. È molto lungo. Su X non basta un solo post, ne occorrono due. Ma credo che ne valga la pena. Mi farete sapere. Buona lettura. "Signore e signori, lo scorso anno mi sono presentato a questo podio e ho mostrato questa mappa. Questa mappa mostra la maledizione dell’asse del terrore iraniano. Questo asse minacciava la pace dell’intero mondo. Minacciava la stabilità della nostra regione e la stessa esistenza del mio Paese, Israele. L’Iran stava sviluppando rapidamente un massiccio programma di armi nucleari e un massiccio programma di missili balistici. Questi non erano destinati soltanto a distruggere Israele. Erano destinati a minacciare anche gli Stati Uniti e a ricattare le nazioni ovunque. Da Gaza, Yahya Sinwar ha inviato ondate di terroristi di Hamas. Il 7 ottobre hanno fatto irruzione in Israele e hanno commesso atti di indicibile barbarie. Dal Libano, Hezbollah ha lanciato migliaia di missili e razzi contro le nostre città, terrorizzando i nostri cittadini. In Siria, il dittatore assassino Assad ha ospitato le forze iraniane, stringendo un cappio di morte intorno alle nostre gole. In Yemen, gli Houthi hanno lanciato missili balistici contro Israele mentre soffocavano il commercio mondiale allo sbocco del Mar Rosso. E allora, che cosa è accaduto nell’ultimo anno? Abbiamo colpito duramente gli Houthi, compreso ieri. Abbiamo schiacciato gran parte della macchina del terrore di Hamas. Abbiamo eliminato la maggior parte dei suoi leader e gran parte del suo arsenale. Vi ricordate quei cercapersone, i “beeper”? Abbiamo “mandato un messaggio” a Hezbollah. E credetemi, hanno ricevuto il messaggio! E migliaia di terroristi, migliaia di terroristi, sono caduti al suolo. Abbiamo distrutto gli armamenti di Assad in Siria. Abbiamo dissuaso le milizie sciite iraniane in Iraq. E soprattutto, più di qualsiasi altra cosa che potrei dirvi, più di qualsiasi altra cosa che abbiamo fatto quest’anno o in quest’ultimo decennio, abbiamo devastato i programmi nucleari e missilistici dell’Iran. Ecco dunque qual è la situazione oggi: Metà della leadership in Yemen: eliminata. Yahya Sinwar a Gaza: eliminato. Hassan Nasrallah in Libano: eliminato. Il regime di Assad in Siria: eliminato. Quelle milizie in Iraq sono ancora dissuase. E i loro leader, se attaccheranno Israele, verranno eliminati anch’essi. E i comandanti militari di vertice dell’Iran, i suoi principali scienziati della bomba atomica: eliminati pure loro. La guerra dei 12 giorni di Israele con l’Iran, che io ho ribattezzato Operazione Leone Nascente – un nome tratto dalla Bibbia – entrerà negli annali della storia militare. I nostri coraggiosi piloti hanno neutralizzato le difese missilistiche dell’Iran e preso il controllo dei cieli sopra Teheran. E lo avete visto: i piloti da caccia israeliani e i piloti americani dei B-2 hanno bombardato i siti di arricchimento nucleare iraniani. Voglio ringraziare il Presidente Trump per la sua azione coraggiosa e decisiva. Il Presidente Trump ed io avevamo promesso di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. E abbiamo mantenuto quella promessa. Abbiamo rimosso una minaccia esistenziale per Israele e una minaccia mortale per il mondo civile. Abbiamo dissipato una nube oscura che avrebbe potuto reclamare milioni e milioni di vite. Ma, signore e signori, dobbiamo restare vigili. Dobbiamo restare assolutamente lucidi e vigili. Non dobbiamo permettere che l’Iran ricostruisca le sue capacità nucleari militari. Le sue scorte di uranio arricchito devono essere eliminate. E già domani, le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’Iran devono essere reintrodotte. Grazie alla determinazione del nostro popolo, al coraggio dei nostri soldati e alle decisioni coraggiose che abbiamo preso, Israele è risorto dal suo giorno più oscuro per compiere uno dei ritorni militari più sorprendenti della storia. Ma non abbiamo ancora finito. Gli ultimi elementi, le ultime roccaforti di Hamas si trovano a Gaza City. Lì promettono di ripetere le atrocità del 7 ottobre ancora, e ancora, e ancora, nonostante le loro forze siano state decimate. Ecco perché Israele deve portare a termine il lavoro. Ecco perché vogliamo farlo il più rapidamente possibile. Signore e signori, gran parte del mondo non ricorda più il 7 ottobre. Ma noi ricordiamo! Israele ricorda il 7 ottobre! In quel giorno...vi dirò: potete ricordarlo anche voi. Vedete questa grande spilla qui? È un codice QR. Vi chiedo di alzare i vostri telefoni, inquadrarlo, e anche voi vedrete perché combattiamo e perché dobbiamo vincere! È tutto qui dentro. Il 7 ottobre Hamas ha compiuto il peggior attacco contro gli ebrei dai tempi dell’Olocausto. Hanno massacrato 1.200 persone innocenti, inclusi oltre 40 americani e cittadini stranieri provenienti da decine di Paesi rappresentati in quest’aula. Hanno decapitato uomini. Hanno stuprato donne. Hanno bruciato vivi dei neonati. Hanno bruciato vivi neonati davanti ai loro genitori! Che mostri. E questi mostri hanno preso in ostaggio più di 250 persone. E fra loro c’erano sopravvissuti all’Olocausto, nonne, nonne con i loro nipoti. Chi prende in ostaggio nonne e nipoti? Hamas lo fa. Finora abbiamo riportato a casa 207 di questi ostaggi, ma 48 rimangono nelle segrete di Gaza. Venti di loro sono vivi, affamati, torturati, privati della luce del sole, privati di umanità. Questi sono i nomi dei 20 ostaggi ancora vivi: Matan Angrest, Gali e Ziv Berman, i fratelli Elkana Bohbot, Rom Braslavski, Nimrod Cohen, Ariel e David Kuno, un’altra coppia di fratelli, Guy Gilboa-Dalal, Evyatar David. Avete visto la foto di Evyatar David: scheletrico, costretto a scavarsi la propria fossa. Maxim Herkin, Eitan Horn, Segev Kalfon, Bar Kuperstein, Omri Miran, Eitan Mor, Yosef Ohana, Alon Ohel, Avinathan Or e Matan Zangauker. Ora, signore e signori, voglio fare qualcosa che non ho mai fatto prima. Voglio parlare direttamente da questo podio a quegli ostaggi attraverso altoparlanti. Ho circondato Gaza con giganteschi altoparlanti collegati a questo microfono, nella speranza che i nostri cari ostaggi ascoltino il mio messaggio. Lo dirò prima in ebraico e poi in inglese. Cari eroi coraggiosi, qui parla il Primo Ministro Netanyahu, in diretta dalle Nazioni Unite. Non vi abbiamo dimenticati, neanche per un secondo. Il popolo di Israele è con voi. Non vacilleremo e non ci fermeremo finché non vi riporteremo tutti a casa! Signore e signori, grazie a sforzi speciali dell’intelligence israeliana, le mie parole ora vengono trasmesse anche ai cellulari dei gazawi. Quindi, ai leader superstiti di Hamas e ai carcerieri dei nostri ostaggi, dico ora: deponete le armi! Lasciate andare la mia gente! Liberate gli ostaggi! Tutti. Tutti e 48. Liberateli ora! Se lo farete, vivrete. Se non lo farete, Israele vi darà la caccia! Signore e signori, se Hamas accetta le nostre richieste, la guerra potrebbe finire subito. Gaza verrebbe smilitarizzata. Israele manterrebbe un controllo di supervisione della sicurezza e un’autorità civile pacifica verrebbe stabilita da gazawi e altri impegnati nella pace con Israele. E naturalmente comprendete che la guerra a Gaza ha colpito ogni israeliano, ma sono certo che ci sono persone a New York, a Londra, a Melbourne e altrove che pensano: “Che cosa c’entra tutto questo con me?” E la risposta è: tutto. Perché i nostri nemici sono i vostri nemici. E così facciamo qualcosa. Per la prima volta all’ONU, facciamo un quiz. Alzate la mano se sapete la risposta. Prima domanda: chi grida “morte all’America”? È: A) l’Iran; B) Hamas; C) Hezbollah; D)gli Houthi; oppure E) tutti i precedenti? Risposta corretta: tutti i precedenti. Seconda domanda: chi ha assassinato americani ed europei a sangue freddo? È: A) al-Qaeda; B) Hamas; C) Hezbollah; D) Iran; oppure E) tutti i precedenti? Risposta corretta, ancora una volta: tutti i precedenti. Ecco il punto che volevo sollevare. I nostri nemici odiano tutti noi, con uguale veleno. Vogliono trascinare il mondo moderno indietro al passato, a un’epoca oscura di violenza, fanatismo e terrore. E penso che molti di voi stiano già percependo, nelle vostre società, l’ondata islamista radicale. Lo sapete. Lo sentite. Sapete, nel profondo, che Israele sta combattendo anche per voi. E voglio svelarvi un segreto. A porte chiuse, molti leader che pubblicamente ci condannano, privatamente ci ringraziano. Mi dicono quanto apprezzano i servizi di intelligence israeliani, che hanno ripetutamente impedito attentati terroristici nelle loro capitali. Salvando di continuo innumerevoli vite. Il generale George Keegan, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica statunitense, disse una volta: “Se gli Stati Uniti dovessero raccogliere da soli l’intelligence che Israele fornisce, dovrebbero istituire cinque CIA”. Cinque CIA. Lo scorso giugno, quando Israele ha colpito le strutture nucleari iraniane, il cancelliere tedesco Merz ha ammesso la verità. Ha detto: “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”. Il Presidente Trump lo comprende meglio di qualsiasi altro leader: Israele e America affrontano una minaccia comune. Lo ha mostrato al mondo quando l’Iran e i suoi proxy hanno assassinato americani, preso ostaggi americani, gridato “morte all’America”, bruciato bandiere americane e tentato di assassinare il Presidente degli Stati Uniti. Non una, ma due volte. E lui ha mostrato loro che c’è un prezzo da pagare. Ma purtroppo molti leader rappresentati in quest’aula hanno mandato un messaggio molto diverso. Certo, nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, molti di loro hanno sostenuto Israele. Ma quel sostegno è svanito rapidamente quando Israele ha fatto ciò che qualsiasi nazione rispettabile avrebbe fatto a seguito di un attacco così selvaggio: ha reagito. Ora, immaginate per un momento un attacco agli Stati Uniti proporzionato all’attacco contro Israele il 7 ottobre. Immaginate un regime terrorista che invia migliaia di terroristi a invadere gli Stati Uniti. Massacrano 40.000 americani. Prendono 10.000 americani in ostaggio. Cosa pensate che farebbe l’America? Pensate che l’America lascerebbe quel regime in piedi? No, in nessun modo. Gli Stati Uniti annienterebbero quel regime terrorista e si assicurerebbero che tale barbarie non minacci mai più l’America. Questo è esattamente ciò che Israele sta facendo a Gaza! Stiamo annientando il regime terrorista di Hamas e ci assicuriamo che tale barbarie non minacci mai più Israele! Questo stiamo facendo! Questo farebbe qualsiasi governo rispettabile! Eppure, ed è un “eppure” che mi dispiace dover pronunciare qui, col passare del tempo molti leader mondiali hanno ceduto. Hanno ceduto alla pressione dei media faziosi, delle corporazioni islamiste radicali e delle folle antisemite. C’è un vecchio detto: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ma per molti Paesi qui rappresentati, quando il gioco si è fatto duro, avete ceduto! Ed ecco il risultato vergognoso di quel cedimento. Per gran parte degli ultimi due anni Israele ha dovuto combattere una guerra su sette fronti contro la barbarie, con molte delle vostre nazioni che ci si opponevano. Incredibilmente, mentre combattiamo i terroristi che hanno ucciso molti dei vostri cittadini, voi combattete noi! Ci condannate. Ci imponete embarghi. E conducete guerra politica e legale - quella che chiamano “lawfare” - contro di noi. E io dico ai rappresentanti di quelle nazioni: questo non è un atto di accusa contro Israele. È un atto di accusa contro di voi! Contro leader pavidi che preferiscono blandire il male anziché sostenere una nazione i cui coraggiosi soldati vi proteggono dai barbari alle porte. E quei barbari stanno già penetrando le vostre porte. Quando imparerete? Non potete placare la jihad. Non potete sfuggire alla tempesta islamista sacrificando Israele. Per superare quella tempesta dovete stare con Israele! Ma non è ciò che state facendo. Come predissero i profeti d’Israele nella Bibbia, avete trasformato il bene in male e il male in bene. Ora, voglio approfondire. Prendete la falsa accusa di genocidio. Israele viene accusato di prendere di mira deliberatamente i civili. Signore e signori, la verità è l’opposto. Il capo di Urban Warfare Studies, il colonnello John Spencer, forse il più grande esperto mondiale di guerra urbana, afferma che Israele sta applicando più misure per minimizzare le vittime civili di qualsiasi esercito nella storia. E proprio per questo il rapporto fra vittime civili e combattenti a Gaza è inferiore a 2:1. È un rapporto sorprendentemente basso, inferiore a quello delle guerre NATO in Afghanistan e in Iraq. Specialmente se si considera che Gaza è una delle aree urbane più densamente popolate della Terra. Con centinaia di chilometri di tunnel terroristici sotterranei e innumerevoli torri terroristiche sopra terra, e migliaia di terroristi nascosti in quei tunnel e in quelle torri, in aree civili. Se volete vedere quali misure Israele adotta per evitare vittime civili, basta guardare cosa stiamo facendo ora a Gaza City, l’ultima roccaforte di Hamas. Per tre settimane Israele ha sganciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo e fatto innumerevoli telefonate esortando i civili a lasciare Gaza City prima che il nostro esercito avanzasse. Nello stesso tempo Hamas si piazza in moschee, scuole, ospedali, palazzi residenziali, e cerca di costringere quei civili a non andarsene, a restare sotto tiro. Spesso li minaccia con le armi se tentano di fuggire. Per Israele, ogni vittima civile è una tragedia. Per Hamas è una strategia. Hamas usa i civili come scudi umani e come comparse nella sua malata guerra di propaganda contro Israele. Una guerra di propaganda che i media occidentali bevono in pieno. Eppure, nonostante le minacce di Hamas, circa 700.000 gazawi, quasi tre quarti di milione, hanno già accolto i nostri appelli e si sono spostati nelle zone sicure. Ora vi pongo una semplice domanda logica: un Paese che commette genocidio implorerebbe la popolazione civile che dice di voler sterminare di mettersi al riparo? Chiederebbe loro di andarsene se volesse davvero commettere genocidio? Noi cerchiamo di portarli via, Hamas cerca di tenerli dentro! E questa accusa è così infondata. Il paragone col genocidio, lo sterminio di intere popolazioni...i nazisti chiesero forse agli ebrei di andarsene gentilmente? I genocidi della storia hanno mai fatto questo? Naturalmente no. La verità è stata rovesciata. Hamas, un’organizzazione terroristica genocida, il cui statuto invoca l’uccisione di tutti gli ebrei del pianeta, viene giustificata. Quasi non viene menzionata. Mentre Israele, che fa di tutto per tenere i civili fuori dal fuoco, Israele viene messo sul banco degli imputati. Che barzelletta! Volete sentirne un’altra? Israele è accusato di affamare deliberatamente il popolo di Gaza, quando Israele invece lo sta nutrendo deliberatamente. Dall’inizio della guerra Israele ha fatto entrare a Gaza oltre 2 milioni di tonnellate di cibo e aiuti. È una tonnellata di aiuti per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Quasi 3.000 calorie a persona al giorno. Bella politica di fame! Se ci sono gazawi senza cibo a sufficienza, è perché Hamas lo ruba. Hamas lo ruba, lo accumula e lo rivende a prezzi esorbitanti per alimentare la sua macchina da guerra. Il mese scorso persino le Nazioni Unite, non esattamente un sostenitore di Israele - qui dovreste ridere - il mese scorso persino l’ONU ha ammesso che Hamas e altri gruppi armati hanno saccheggiato l’85% dei camion. Ecco perché c’è privazione. Coloro che diffondono le menzogne di genocidio e carestia contro Israele non sono migliori di coloro che diffondevano le menzogne di sangue contro gli ebrei nel Medioevo, accusandoci falsamente di avvelenare i pozzi, diffondere la peste e usare il sangue dei bambini per fare il pane azzimo di Pasqua. L’antisemitismo muore a fatica. In realtà non muore mai. Torna sempre, con le sue bugie ripulite e riciclate all’infinito. E voglio dirvi un’altra cosa. Queste menzogne antisemite hanno conseguenze. Negli ultimi mesi, ebrei sono stati aggrediti in Canada, in Australia, in Gran Bretagna, in Francia, nei Paesi Bassi e altrove. Qui in America, un anziano sopravvissuto all’Olocausto è stato bruciato vivo in Colorado. E una giovane coppia dell’ambasciata israeliana a Washington è stata brutalmente crivellata di colpi proprio davanti al Museo dell’Olocausto. Fortunatamente l’amministrazione Trump sta combattendo con forza questa piaga dell’antisemitismo, e ogni governo qui presente dovrebbe seguire il suo esempio. Invece, molti fanno l’opposto. Premiano addirittura i peggiori antisemiti sulla Terra. Questa settimana i leader di Francia, Gran Bretagna, Australia, Canada e altri Paesi hanno riconosciuto incondizionatamente uno Stato palestinese. L’hanno fatto dopo gli orrori commessi da Hamas il 7 ottobre. Orrori elogiati in quel giorno da quasi il 90% della popolazione palestinese. Lasciatemi ripetere: quasi il 90% dei palestinesi ha sostenuto l’attacco del 7 ottobre. Non lo hanno solo sostenuto, l’hanno celebrato. Hanno ballato sui tetti. Hanno distribuito caramelle. E questo sia a Gaza che in Giudea e Samaria, la Cisgiordania come la chiamate voi. Proprio come hanno celebrato un altro orrore, l’11 settembre. Ballavano sui tetti, esultavano, distribuivano caramelle. Sapete quale messaggio hanno inviato i leader che questa settimana hanno riconosciuto lo Stato palestinese? È un messaggio molto chiaro: uccidere ebrei paga. Bene, io ho un messaggio per questi leader: quando i terroristi più feroci della Terra lodano con entusiasmo la vostra decisione, non avete fatto qualcosa di giusto. Avete fatto qualcosa di sbagliato, di terribilmente sbagliato. La vostra decisione vergognosa incoraggerà il terrorismo contro gli ebrei e contro innocenti ovunque. Sarà un marchio di infamia su tutti voi. “Ma aspetta”, mi dicono i primi ministri: “Aspetta un attimo. Noi crediamo nella soluzione dei due Stati, dove lo Stato ebraico di Israele vivrà fianco a fianco in pace con lo Stato palestinese”. C’è solo un problema con questa soluzione: i palestinesi non ci hanno mai creduto. Non l’hanno mai voluta. Non vogliono uno Stato accanto a Israele. Vogliono uno Stato palestinese al posto di Israele. Ecco perché ogni volta che è stato offerto loro uno Stato palestinese, a condizione che ponessero fine al conflitto e riconoscessero lo Stato ebraico, ogni volta per decenni lo hanno rifiutato. Ed ecco perché ogni volta che hanno ricevuto territori, li hanno usati per attaccarci. Di fatto hanno avuto uno Stato palestinese a Gaza. E cosa ne hanno fatto? Pace, convivenza? No. Ci hanno attaccato ancora e ancora, senza provocazione. Hanno lanciato razzi sulle nostre città. Hanno assassinato i nostri bambini. Hanno trasformato Gaza in una base terroristica dalla quale hanno compiuto il massacro del 7 ottobre. Ecco quindi la verità scomoda: il persistente rifiuto palestinese di accettare uno Stato ebraico in qualsiasi confine è ciò che alimenta questo conflitto da oltre un secolo. Lo alimenta ancora. Non è l’assenza di uno Stato palestinese. È la presenza e l’esistenza di uno Stato ebraico! E trovo incredibile che cancellerie, ministeri e leader che pontificano su questo non riescano a vedere questa verità basilare, ripetuta ancora e ancora all’infinito. E voglio aggiungere altro: questo rifiuto di uno Stato ebraico non riguarda solo Hamas, riguarda anche la cosiddetta Autorità Palestinese “moderata”. Dovete sapere che l’Autorità Palestinese paga i terroristi perché uccidano ebrei. Più ebrei uccidono, più l’Autorità Palestinese li paga. L’Autorità Palestinese intitola edifici governativi, piazze pubbliche, scuole ai massacratori di ebrei, che glorifica come martiri. Pagano e glorificano non solo gli assassini di ebrei, ma anche gli assassini di cristiani. Cristiani come Taylor Force, un veterano americano brutalmente assassinato in Israele da terroristi palestinesi. Eppure sento dai leader occidentali: “L’Autorità Palestinese ci ha promesso che si riformerà. Questa volta sarà diverso”. Sì, certo. Queste promesse le sentiamo da decenni. Promettono sempre. Non mantengono mai. Perché l’Autorità Palestinese è corrotta fino al midollo. Non tiene elezioni da 20 anni. Usa gli stessi libri di testo di Hamas, esattamente gli stessi. Insegna ai suoi bambini a odiare gli ebrei e a distruggere lo Stato ebraico. E i cristiani non se la passano meglio. Quando Betlemme, la città natale di Gesù, era sotto controllo israeliano, l’80% dei residenti erano cristiani. Da quando l’Autorità Palestinese ne ha preso il controllo, quella percentuale è scesa sotto il 20%. A queste persone volete dare uno Stato? State dando la ricompensa suprema a fanatici intolleranti che hanno perpetrato e sostenuto il massacro del 7 ottobre. Dare ai palestinesi uno Stato a un miglio da Gerusalemme dopo il 7 ottobre è come dare ad al-Qaeda uno Stato a un miglio da New York dopo l’11 settembre. È pura follia! È follia, e non lo faremo! Dunque, ecco un altro messaggio a quei leader occidentali: Israele non permetterà che ci imponiate uno Stato terrorista in gola. Non commetteremo suicidio nazionale solo perché voi non avete il coraggio di affrontare un media ostile e folle antisemite che chiedono il sangue di Israele. E voglio che comprendiate un’altra cosa, anch’essa distorta dai media. Non lo dico solo a nome mio o del mio governo, ma a nome dell’intero popolo di Israele. Lo scorso anno c’è stata una votazione alla Knesset, il nostro parlamento, per decidere se opporsi o meno all’imposizione di uno Stato palestinese. Indovinate il risultato? Su 120 membri, 99 hanno votato contro e solo 9 a favore. Oltre il 90%. Non è un gruppetto marginale. Non è il primo ministro da solo o tenuto in ostaggio da partiti estremi alla sua destra. È oltre il 90% degli israeliani. La mia opposizione a uno Stato palestinese non è solo la mia politica o la politica del mio governo. È la politica dello Stato e del popolo di Israele! I leader occidentali possono anche aver ceduto sotto pressione. Ma vi garantisco una cosa: Israele non lo farà. Le vittorie di Israele sull’asse del terrore iraniano hanno aperto possibilità di pace impensabili due anni fa. Prendete la Siria. Per decenni, l’idea stessa di una pace fra Israele e Siria sembrava inimmaginabile. Ora non più. Oggi abbiamo avviato negoziati seri con il nuovo governo siriano. Credo che si possa raggiungere un accordo che rispetti la sovranità della Siria e protegga al tempo stesso la sicurezza di Israele e delle minoranze della regione, inclusa la minoranza drusa. Dalla fondazione di Israele, ebrei e drusi sono stati fratelli in armi. Abbiamo combattuto insieme. Abbiamo sanguinato insieme. Abbiamo costruito insieme le nostre vite. Quando ero un giovane comandante nelle forze speciali israeliane, la mia stessa vita fu salvata dal prezioso consiglio di un grande amico, Salim Shufi, un eroico veterano druso dell’IDF. Ed è per questo che non potevo restare a guardare, né Israele poteva restare a guardare, mentre i drusi venivano massacrati dai jihadisti. Ho dato ordine alle nostre forze di fermare quel massacro, e lo hanno fatto. La pace fra Israele e Libano è possibile anch’essa. Invito il governo libanese ad avviare negoziati diretti con Israele. Lo elogio per il suo dichiarato obiettivo di disarmare Hezbollah. Ma servono fatti, non parole. Se il Libano intraprenderà azioni concrete e durature per disarmare Hezbollah, sono certo che potremo raggiungere una pace sostenibile. Naturalmente, finché ciò non avverrà, prenderemo tutte le misure necessarie per difenderci e mantenere le condizioni del cessate il fuoco stabilito in Libano. Il nostro obiettivo non è semplicemente monitorare le azioni, ma impedire che violino il cessate il fuoco e ci attacchino. Ma sono sicuro che se il governo libanese insisterà nel suo obiettivo di disarmo, la pace arriverà molto rapidamente e molto facilmente.

Dario D'Angelo

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Importante intervista di Volodymyr Zelensky a France Tv. Ancora una volta il Presidente ucraino dimostra di essere l'attore più lucido di questa fase storica. È un intervento che tutti i leader europei e occidentali dovrebbero ascoltare con attenzione, mandandolo possibilmente a memoria. Chi pensa che la guerra sia un problema ucraino non solo dimostra di non aver letto un solo libro di storia, ma anche di ignorare i segnali allarmanti in arrivo dall'intelligence e non solo. Mi fermo: di questo aspetto in particolare parleremo in maniera più approfondita nel punto nave di oggi. Per il momento mi sono limitato a tradurre per voi l'intervista integrale. Fate attenzione alle risposte del leader di Kyiv. È la persona che più di ogni altro ha compreso il modo di pensare di Vladimir Putin. È un leader che alle parole ha affiancato i fatti: una rarità in questo mondo. Non mi dilungo oltre. Parola a Zelensky. Buona lettura a voi. Giornalista: "Buongiorno, Volodymyr Zelensky. Grazie per averci ricevuto qui alla presidenza ucraina, in via Bankova, come la chiamate voi. È qui che lavorate. Lavorate precisamente due piani più sotto. È lì che si trovano i vostri uffici. Tra pochi giorni saranno passati quattro anni da quando la Russia conduce una guerra contro il vostro Paese, una guerra lanciata da Vladimir Putin. Parleremo ovviamente dei negoziati, ma prima di tutto ciò che ci ha colpito di più arrivando qui questa mattina di mercoledì è il freddo. Ci sono -20 gradi fuori e, nonostante questo freddo glaciale, è l’inverno più duro, il più gelido dall’inizio della guerra. Ebbene, i russi hanno colpito le infrastrutture energetiche, privando centinaia di migliaia di ucraini del riscaldamento. Lo abbiamo visto: la popolazione trema dal freddo. La Russia sta usando l’arma del freddo per farvi cedere?". Zelensky: "Buongiorno. Grazie mille per essere qui. Certo che la Russia sfrutta il freddo. Certo che la Russia vuole infliggere più sofferenza possibile agli ucraini affinché accettino ciò che i nostri amici americani chiamano un compromesso. Ma in realtà si tratta di un ultimatum da parte della Russia. I russi capiscono perfettamente che più attaccano la popolazione civile, più uccidono, più violano le regole della guerra, più allontanano la prospettiva di un compromesso tra Ucraina e Russia". Giornalista: "Parallelamente, Volodymyr Zelensky, i negoziati proseguono in questo momento stesso ad Abu Dhabi tra i vostri emissari ucraini, i russi e gli americani. Eppure il Cremlino stamattina ha dichiarato che continuerà la sua offensiva in Ucraina finché non accetterete le sue condizioni. Cosa risponde a Vladimir Putin? Questo tipo di dichiarazioni fa parte dei negoziati? È ricatto?". Zelensky: "Certo che è ricatto. La mia squadra è attualmente in negoziato. La nostra priorità è porre fine a questa guerra e siamo riconoscenti agli americani che oggi sono anch’essi ad Abu Dhabi". Giornalista: "Il punto cruciale dei negoziati, lo avete detto più volte, è il territorio, in particolare il Donbass. I russi vogliono che vi ritiriate da territori che non hanno ancora conquistato, come Donetsk per esempio. Avete detto che è una linea rossa, che è no. Lo dite ancora questa sera: non vi ritirerete, non uscirete da Donetsk. Perché?". Zelensky: "La Russia vuole che lasciamo tutto. Perché? Perché da quando hanno iniziato questa guerra non hanno ottenuto alcuna vittoria. Noi ucraini ci rendiamo perfettamente conto del prezzo che ogni metro e ogni chilometro di questa terra costa all’esercito russo. Loro non contano i morti. Noi siamo obbligati a farlo. Per conquistare l’est dell’Ucraina, questo costerebbe loro altri 800.000 cadaveri, i cadaveri dei loro soldati. Servirebbero almeno due anni con un’avanzata molto lenta. A mio avviso, non resisteranno così a lungo". Giornalista: "Ma voi a quali concessioni siete pronti? Ci dite no per Donetsk, ma a quali concessioni siete disposti? Siete pronti a cedere territori nel Donbass?". Zelensky: "Siamo onesti. Se parliamo di un conflitto congelato, cosa che non ho mai voluto, ma se congeliamo la linea del fronte e manteniamo le nostre posizioni rispettive, è già una concessione enorme da parte nostra. Alcuni oggi propongono di trattare la questione come se si scegliesse un piatto al ristorante: “Ecco cosa vi proponiamo”. Ma questo è totalmente falso. Si tratta di concessioni per entrambe le parti. I russi hanno bisogno di una pausa. Hanno i problemi di cui vi ho parlato. Se parliamo, per esempio, di una zona economica, i nostri militari dovrebbero arretrare. Anche i russi dovrebbero farlo. Se parliamo di una zona smilitarizzata, noi dobbiamo avere il controllo della nostra parte. Loro devono controllare la loro, ma tra di noi deve esserci una forza internazionale di interposizione". Giornalista: "Donald Trump ha detto stamattina, rivolgendosi a Vladimir Putin, che bisogna fermare ora la guerra. Manifestamente Putin non vuole fermarla, visto che continua a bombardare. Cosa dovrebbe dire Donald Trump per far cedere Vladimir Putin?". Zelensky: "Putin ha paura solo di Trump. Ciò che Trump deve dire a Putin non spetta a me dirlo. Se il presidente Trump sa che Putin ha paura di lui, allora non può accettare tutte le condizioni del presidente russo. Il presidente Trump sa di avere strumenti di pressione: l’economia, le sanzioni, le armi. Armi che potrebbe trasferirci se non vuole impegnare direttamente l’esercito americano. Attraverso il nostro esercito, può mantenere questa pressione su Putin. Tutto questo è possibile. Il presidente americano vuole fermare questa guerra con dei compromessi. Noi abbiamo sostenuto queste proposte, ma non può esserci compromesso sulla questione della nostra sovranità". Giornalista: "Dite che Vladimir Putin ha paura di una sola persona: Donald Trump. Questo significa che non ha affatto paura degli europei?". Zelensky: "Degli europei? Sapete quanto siamo riconoscenti agli europei. Sono nostri partner. Ci hanno aiutato enormemente. Ma purtroppo Putin non ha paura di loro. Giornalista: "Perché? Perché?". Zelensky: "Perché? Perché l’Europa vive in un mondo meraviglioso e sicuro che ha costruito in modo giusto, grazie alla sua economia e al suo lavoro. Economia solida, Paesi che vivono in pace da molto tempo. L’Europa non è violenta, è molto democratica. L’Europa vuole dare voce a ogni Paese, ed è giusto. È anche per questo che l’Ucraina sceglie la strada verso l’Europa. Anche l’Ucraina vuole vivere in una democrazia. Ma una democrazia pura oggi non può fermare Putin, perché lui non rispetta le regole della guerra". Giornalista: "Eppure, pochi giorni fa a Davos avete usato parole molto dure contro gli europei. Avete criticato la loro debolezza, la loro divisione, avete detto che erano frammentati, che sembravano persi di fronte a Donald Trump. Le parole sono dure. Eppure l’Europa continua ad aiutarvi: decine di miliardi all’Ucraina da quattro anni, aiuti militari e civili. E nonostante ciò, avete l’impressione che l’Europa resti molle di fronte a Putin, che non capisca davvero la posta in gioco?". Zelensky: "L’Europa aiuta l’Ucraina. L’Europa è consapevole delle sfide. Ma è come se gli europei non riuscissero a credere che questo possa accadere nei loro stessi Paesi. In Europa la vita è confortevole, è piacevole. Per questo dico che oggi stiamo tutti combattendo per difendere questo stile di vita. Ma oggi è molto chiaro che se l’Ucraina non ferma Putin, i Paesi vicini all’Ucraina capiscono che saranno le prime vittime di Putin. La Russia avanzerà. I loro droni possono colpire in profondità. La portata dei loro missili è praticamente illimitata. Possono colpire ovunque. Non voglio spaventare nessuno. Coloro in Europa che lo hanno capito aiutano l’Ucraina in modo molto efficace. Ma i Paesi che non si rendono conto che questa tragedia è in corso dicono che le loro priorità restano le questioni interne. Dicono: “Volete che spendiamo di più per le armi? No, è una sfida per la nostra società”. “Volete che sosteniamo l’Ucraina? I nostri elettori dicono che questo fa aumentare le tasse”. “Bisogna aiutare l’Ucraina quando fa così freddo, mentre da noi aumenta il prezzo dell’elettricità”. Non vogliono semplicemente rendersi conto di tutti i rischi che esistono oggi". Giornalista: "A Davos avete anche detto che con Donald Trump il dialogo è talvolta difficile. Viene spontaneo immaginare come si svolgano questi incontri. Come va quando vi trovate faccia a faccia con Donald Trump? Che qualità bisogna avere per convincerlo, per fargli cambiare idea?". Zelensky: "Non vi svelerò tutti i segreti, altrimenti non avrei più… come dire… più "carte" in mano. È un’espressione di Donald Trump. Non posso svelarveli. È un dialogo tra due persone. Ci sono diversi fattori, in particolare la situazione dei nostri due Paesi. Gli americani come gli ucraini sono persone comuni e sono certo che i nostri popoli condividano gli stessi valori, anche se a livello politico ci sono differenze. A mio avviso, gli Stati Uniti hanno altre priorità sul piano geopolitico. Ma gli Stati Uniti devono capire che l’Ucraina è importante. Ed è un punto cruciale dei miei scambi quando parlo con il presidente Trump. Trump deve rendersi conto che l’Ucraina è importante per la sicurezza del mondo". Giornalista: "Emmanuel Macron ha dichiarato ieri che una ripresa del dialogo con Vladimir Putin si sta preparando. Che gli europei devono parlare con Putin, riceverlo di nuovo. Pensate che sia la cosa giusta da fare?". Zelensky: "Siamo buoni amici, Emmanuel e io. Certo, mi ha chiamato per dirmi che stava riflettendo a una ripresa del dialogo con i russi. L’interesse di Putin è umiliare l’Europa. È molto importante che Emmanuel cerchi di aiutare. È importante che i leader lavorino per cercare di riportare la pace tra i nostri Paesi. Sarebbe benefico per il mondo intero se non ci fosse più guerra in Ucraina. Ma Putin cerca solo di umiliare gli europei. Quando si parla di riprendere il dialogo con Putin, la domanda è: in quale momento? Non quale giorno preciso. Avrebbe potuto essere ieri, se la pressione sulla Russia fosse stata sufficiente. Ma non lo era. Quindi, a mio avviso, bisogna dialogare, ma ponendo delle condizioni". Giornalista: "Che messaggio volete inviare ai francesi che vi guardano questa sera? Qualche giorno fa la Francia ha fermato una nave della cosiddetta flotta ombra russa. I francesi devono fare di più per gli ucraini?". Zelensky: È una decisione che spetta ai francesi. Per quanto ci riguarda, siamo riconoscenti per l’aiuto che ci fornite. Più la Francia sarà forte, meno possibilità ci saranno che questa guerra arrivi da voi. Questo è il mio messaggio alla Francia. Siamo riconoscenti a chi crede in noi. Grazie per il vostro aiuto e contiamo su un sostegno ancora più forte. E per coloro che non credono in noi, è una loro scelta". Giornalista: "Volodymyr Zelensky, tra poco si arriverà ai quattro anni di guerra, il 24 febbraio. Qual è il sentimento che domina in voi? Stanchezza, rabbia, dolore, orgoglio?". Zelensky: "L’orgoglio. Prima di tutto l’orgoglio per gli ucraini. Siamo quaranta volte meno numerosi dei russi. Ma guardate quanto il nostro popolo è più grande della Russia. Siamo più liberi e comprendiamo molto bene il prezzo della vita". Giornalista: "Da quattro anni, quanti ucraini sono morti? Avete dei numeri?"" Zelensky: Ufficialmente, sul campo di battaglia, il numero dei militari uccisi, che siano soldati di carriera o persone mobilitate è 55mila. E c’è anche un gran numero di persone che l’Ucraina considera disperse". Giornalista: "Questa guerra, dopo quattro anni, avete paura di perderla?". Zelensky: "Certo. Se perdiamo questa guerra, perdiamo semplicemente l’indipendenza del nostro Paese. Finora siamo riusciti a preservarla. Se perdiamo l’indipendenza, se diventiamo parte della Russia, sarebbe una perdita assolutamente mostruosa. E sono certo che questo non accadrà". Giornalista: "Tra un anno, se torniamo qui per intervistarvi, ci sarà la pace in Ucraina?". Zelensky: "Faremo tutto il possibile. È la nostra priorità. La mia e quella della mia squadra". Giornalista: "Per arrivare qui abbiamo attraversato diversi posti di blocco, ci hanno preso i telefoni, siamo stati perquisiti più volte. Ogni giorno avete paura per la vostra vita?". Zelensky: Quando si parla di paura…Sapete, la Russia ha già cercato di eliminarmi diverse volte. In un certo senso non provo più la stessa paura dell’inizio della guerra. Mi ci sono abituato. Fa parte della mia vita". Giornalista: "Grazie". Zelensky: "Grazie a voi". Se hai apprezzato questo intervento, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarlo altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: Scaricando l'app per iPhone: O attraverso una donazione: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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