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no hating, just observing ma questa è la differenza tra due che si prendono per mano tempo di farsi vedere dai paps per poi lasciarsela subito dopo (harry styles insegna) mentre dall'altra parte ci sono due che la mano dell'altro la cercano perché non possono farne a meno 💌

100,017 Aufrufe • vor 9 Tagen •via X (Twitter)

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Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post. Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio. Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?

Selvaggia Lucarelli

532,937 Aufrufe • vor 2 Jahren

C’è qualcosa di profondamente stonato in questa storia. Non tanto l’avidità, quella è antica quanto il mondo, ma la sua eleganza. La sua precisione. La sua puntualità quasi scientifica. I mercati si muovono prima delle decisioni. Qualcuno compra, qualcuno vende, qualcuno scommette miliardi con un tempismo che non è intuito, è conoscenza. Poi, qualche minuto dopo, arriva l’annuncio. E tutto diventa logico, spiegabile, inevitabile. Ma solo dopo. Prima no. Prima è un privilegio. Come funziona? In modo semplice, quasi banale. Se io so, davvero lo so, non lo immagino, che tra dieci minuti verrà annunciata una pausa in un attacco militare, posso scommettere sul fatto che i mercati saliranno. Compro futures sugli indici, cioè contratti che guadagnano se la Borsa sale. Oppure vendo petrolio prima che il prezzo scenda. Quando la notizia diventa pubblica, i mercati si muovono davvero. E io incasso. Non perché sono stato bravo, ma perché sono arrivato prima. È qui che nasce il sospetto: perché questi movimenti avvengono sistematicamente pochi minuti prima degli annunci di Donald Trump. Non ore prima, non giorni prima. Minuti. Un anticipo così preciso non è fiuto. È informazione. Si dirà: non ci sono prove. Ed è vero. Ma ci sono coincidenze che, sommate, smettono di essere casuali e diventano quantomeno imbarazzanti. E soprattutto c’è un contesto: controlli ridotti, uffici che indagavano su frodi finanziarie ridimensionati, meno occhi a guardare dove passano i soldi. Quando si spegne la luce, non è mai per caso. Fin qui, l’America. Poi c’è l’Italia, che non gioca ma paga. Perché quando qualcuno scommette sul petrolio e il prezzo si muove, quel movimento arriva fino al distributore sotto casa. Quando la finanza anticipa una crisi o una tregua, i prezzi dell’energia oscillano subito. E l’energia entra in tutto: trasporti, cibo, bollette. Così una scommessa fatta a New York diventa uno scontrino più caro a Palermo o a Milano. E mentre qualcuno guadagna sull’anticipo delle notizie, milioni di famiglie italiane vivono sull’anticipo dello stipendio che non basta. Loro giocano sui futures. Noi sui centesimi. In questo quadro, colpisce la disinvoltura con cui Giorgia Meloni continua a considerare Trump un alleato solido, quasi un modello di riferimento. È legittimo, naturalmente. Ma resta una domanda sospesa: alleato di chi? Perché se il modello è un sistema in cui pochi sembrano sapere tutto prima, e molti scoprono tutto dopo, al distributore, alla cassa, nella rata del mutuo, allora il problema non è solo politico. È morale. E alla fine la distanza è tutta qui: tra chi compra il futuro e chi prova semplicemente ad arrivarci.

Davide Faraone

10,286 Aufrufe • vor 3 Monaten