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No, non è folklore. E no, non è intelligenza artificiale. Mentre il mondo è sull’orlo del caos alimentato da Trump, nello Studio Ovale alcuni pastori evangelici hanno pregato con le mani posate sulla testa del presidente per il successo degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Trump dice di...

10,395 просмотров • 4 месяцев назад •via X (Twitter)

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GROSSO IMBARAZZO PER IL NO. Il presidente del Comitato del No dell’Anm, Enrico Grosso, è stato beccato in un fuorionda di un incontro sul referendum mentre discute con il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, di una causa ancora da decidere e in cui è coinvolto. Si tratta di un caso molto delicato che tra poco più di un mese, il 22 aprile, arriverà sulla scrivania del Tribunale e che potrebbe portare addirittura alla decadenza dell’attuale presidente della regione, Renzo Testolin, e di tutta la sua giunta. Peccato che Grosso abbia scritto un parere pro-vertiate proprio sulla candidabilità del governatore (e del suo vice). Marra accenna alla vicenda giudiziaria: c’è “un contenzioso”, dice, spiegando di aver letto l’atto introduttivo del ricorso. Poi aggiunge una frase che scatena immediatamente la polemica: “Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché obiettivamente è una causa molto…”. Grosso replica: “Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione”. Il presidente del tribunale prosegue raccontando che la questione è stata già esaminata con la giudice relatrice, facendo riferimento alla differenza tra decadenza e diritto soggettivo. Il costituzionalista torinese osserva che proprio la decadenza è il cuore della domanda giudiziaria e aggiunge che la Regione sarà difesa da un collega “abbastanza noto, bravo”, che avrebbe intenzione di sollevare proprio quella questione. “Ce la studiamo, certo”, conclude Marra. Il dialogo dura pochi minuti, ma basta per accendere la miccia. Il video, inizialmente disponibile sul canale YouTube dell’università, già in serata non è più visibile. A sollevare pubblicamente il caso è Chiara Minelli, capogruppo di Avs nel Consiglio regionale valdostano e tra i promotori del ricorso contro l’elezione di Testolin. “Sono rimasta letteralmente basita nel sentire il dialogo che c’è stato al tavolo della conferenza”, attacca. “Si parlava di una materia che non c’entrava nulla con il referendum sulla magistratura. È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un confronto su una questione così delicata in cui il presidente del tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità”. E poi la stoccata sulla sparizione del filmato: “Oggi sul sito dell’università il video della conferenza – casualmente? – non è più disponibile”. Sia per Marra che per Grosso si pone un evidente problema di opportunità.

Ermes Antonucci

231,595 просмотров • 4 месяцев назад

Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.

John Doe

37,587 просмотров • 9 месяцев назад

Chi ha finito una Maratona sa che vincere una sfida con te stesso è bellissimo. Molto più che vincere contro gli altri. Quegli ultimi chilometri, passi, metri tengono insieme la forza e la fatica, l’orgoglio e le lacrime, il sorriso e il dolore. Finire Atene è stato più difficile del previsto. Le continue salite e in parte anche le discese hanno messo a dura prova le mie gambe, soprattutto sotto il profilo muscolare. Non ho paura a dire che in un paio di momenti la difficoltà di correre era così tosta che ho pensato anche di abbandonare. Non ci sarebbe stato nulla di male, capita di non farcela: il fallimento fa parte della vita. Oggi invece è andata bene. Ho resistito. Ho cercato di bere molto e alimentarmi bene (grazie, caro professor Angelini), ho abbassato i giri soprattutto sulla salita e non ho forzato. Nella discesa finale verso l’ingresso dello stadio Panathinaiko, negli ultimi seicento metri, c’erano molti italiani a fare il tifo. Qualcuno mi ha riconosciuto e una ragazza mi ha dato una bandiera italiana, quel tricolore che ci unisce e che vogliamo onorare sempre. Non era previsto ma sono entrato nello Stadio delle prime Olimpiadi moderne con in mano la bandiera del mio Paese. E ho pensato in quegli ultimi duecento metri – fatti pianissimo, i muscoli delle gambe tiravano come mai mi era accaduto in passato – al fatto che Italia e Grecia non saranno le economie più forti del mondo, ecco, ma sono due grandi superpotenze culturali. E soprattutto valoriali. In un mondo algido e burocratizzato quanto è bello emozionarsi per lo sport, per la cultura, per la filosofia. Persino per la politica. Per tutte quelle parole che Atene, Roma, il Rinascimento non solo fiorentino, hanno reso parole eterne. E mentre attraversavo la linea del traguardo – stavolta senza piangere – ho riflettuto sul fatto che dieci anni fa a Bruxelles abbiamo difeso il diritto di far stare la Grecia in Europa. Pensavo allora che Atene aveva bisogno dell’Europa, per tanti motivi. Ma che anche l’Europa avesse bisogno della Grecia, soprattutto per un motivo: perché non c’è futuro senza la storia, non c’è sviluppo senza la cultura, non c’è comunità senza la politica. #AMA2025 #iAMAuthentic

Matteo Renzi

13,260 просмотров • 8 месяцев назад