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Non è un semplice van. È l’inizio di un viaggio speciale ✨ I casting itineranti di #GrandeFratello sono pronti a partire: tappa dopo tappa, andremo a cercare nuove storie in giro per l’Italia 🇮🇹 Prima fermata? Lo scoprirete prestissimo 👀

28,291 views • 1 year ago •via X (Twitter)

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C’è qualcosa di profondamente stonato in questa storia. Non tanto l’avidità, quella è antica quanto il mondo, ma la sua eleganza. La sua precisione. La sua puntualità quasi scientifica. I mercati si muovono prima delle decisioni. Qualcuno compra, qualcuno vende, qualcuno scommette miliardi con un tempismo che non è intuito, è conoscenza. Poi, qualche minuto dopo, arriva l’annuncio. E tutto diventa logico, spiegabile, inevitabile. Ma solo dopo. Prima no. Prima è un privilegio. Come funziona? In modo semplice, quasi banale. Se io so, davvero lo so, non lo immagino, che tra dieci minuti verrà annunciata una pausa in un attacco militare, posso scommettere sul fatto che i mercati saliranno. Compro futures sugli indici, cioè contratti che guadagnano se la Borsa sale. Oppure vendo petrolio prima che il prezzo scenda. Quando la notizia diventa pubblica, i mercati si muovono davvero. E io incasso. Non perché sono stato bravo, ma perché sono arrivato prima. È qui che nasce il sospetto: perché questi movimenti avvengono sistematicamente pochi minuti prima degli annunci di Donald Trump. Non ore prima, non giorni prima. Minuti. Un anticipo così preciso non è fiuto. È informazione. Si dirà: non ci sono prove. Ed è vero. Ma ci sono coincidenze che, sommate, smettono di essere casuali e diventano quantomeno imbarazzanti. E soprattutto c’è un contesto: controlli ridotti, uffici che indagavano su frodi finanziarie ridimensionati, meno occhi a guardare dove passano i soldi. Quando si spegne la luce, non è mai per caso. Fin qui, l’America. Poi c’è l’Italia, che non gioca ma paga. Perché quando qualcuno scommette sul petrolio e il prezzo si muove, quel movimento arriva fino al distributore sotto casa. Quando la finanza anticipa una crisi o una tregua, i prezzi dell’energia oscillano subito. E l’energia entra in tutto: trasporti, cibo, bollette. Così una scommessa fatta a New York diventa uno scontrino più caro a Palermo o a Milano. E mentre qualcuno guadagna sull’anticipo delle notizie, milioni di famiglie italiane vivono sull’anticipo dello stipendio che non basta. Loro giocano sui futures. Noi sui centesimi. In questo quadro, colpisce la disinvoltura con cui Giorgia Meloni continua a considerare Trump un alleato solido, quasi un modello di riferimento. È legittimo, naturalmente. Ma resta una domanda sospesa: alleato di chi? Perché se il modello è un sistema in cui pochi sembrano sapere tutto prima, e molti scoprono tutto dopo, al distributore, alla cassa, nella rata del mutuo, allora il problema non è solo politico. È morale. E alla fine la distanza è tutta qui: tra chi compra il futuro e chi prova semplicemente ad arrivarci.

Davide Faraone

10,286 views • 4 months ago

«La Banca Centrale Europea non potrebbe né andare in bancarotta né rimanere senza soldi anche se dovesse subire perdite per quanto riguarda la montagna di obbligazioni da molti miliardi di euro che ha acquistato nell'ambito dei suoi programmi di stimolo. In qualità di unico emittente dell'euro, l'Eurosistema sarà sempre in grado di generare liquidità aggiuntiva se necessario. Quindi, per definizione, la BCE non può fallire né rimanere senza soldi». A dirlo è stata la presidente della BCE, Christine Lagarde. I milioni di poveri, di disoccupati, di inattivi, la carenza di posti letto negli ospedali, di medici, di infermieri, il crollo dei ponti per la mancata manutenzione da parte dei privati ai quali è stato svenduto un monopolio naturale, i tetti delle scuole che cadono a pezzi, i mancati interventi davanti all'esplosione dei costi energetici non sono colpa del destino cinico e baro. Sono frutto di deliberate scelte politiche. Quando ci dicono che mancano i soldi, semplicemente mentono. Una Banca Centrale sotto il controllo del Tesoro può fare tecnicamente qualsiasi cosa: può essere un prestatore di ultima istanza per tenere sotto controllo i tassi di interesse sui Titoli di Stato di un Paese. Può accettare una perpetuità, cioè un titolo di Stato irredimibile e a tasso zero. Può cancellare i titoli di Stato che ha in pancia. Può accreditare la valuta emessa direttamente sul conto della tesoreria di Stato senza richiedere a fronte di tale accredito l’emissione di altro debito. Si tratta esclusivamente di volontà politica. L’Italia, a differenza di altri Paesi come la Germania, non ha mai fatto default sul proprio debito. L’Italia ha pagato dal divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro quasi 3.000 miliardi di interessi passivi sul debito. L’Italia ha fatto 26 anni di avanzi primari dal 1992 (circa 1.000 miliardi di euro). L’Italia è da sempre contribuente netta della UE (cica 120 miliardi di euro negli ultimi 20 anni) e continua a esserlo anche col Recovery Fund (un MES non riformato che ce l'ha fatta). Il problema non è la mancanza di soldi, ma la cessione della sovranità, non solo monetaria, ma anche politica e fiscale, attraverso il vincolo esterno. A farlo è stata la peggior classe politica della storia d'Italia. Quella degli ultimi 40 anni. Per questo è necessario lavorare passo dopo passo affinché l’Italia riacquisti la propria sovranità rompendo le catene del vincolo esterno.

Gilberto Trombetta

72,009 views • 1 year ago

Di ©Sabrina F. #albertostasi, #Garlasco dopo due assoluzioni e una condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di #ChiaraPoggi, ha rilasciato un’intervista a Le Iene, riassumendo spietatamente la sua battaglia: “Non temo nulla, gli innocenti non scappano.” Ed è proprio sul filo di questa frase che voglio convergere la lama del commento. ⚖️ Il paradosso processuale Stasi denuncia un meccanismo investigativo malato: test incerti, alibi cancellati, orari modificati — un continuo errare che in tre gradi diversi non ha portato chiarezza. “La pubblica accusa dice assolviamolo, eppure alla fine lo condannano.” Il sistema giustizia sembra una giostra impazzita. È il grido urente di chi vive la dissonanza: innocente fino a quando poi non lo è più. 🤔 “Non temo nulla” È una frase da leader, non da imputato: l’innocenza irrobustita a forza di subire ingiustizie. “La mia coscienza è leggera” dice: dorme serenamente, nonostante la cella. Parole da spartano interiore, è come se dichiarasse: “Non sono loro a capire me, sono io a dominare la paura.” 🕵️ Indagini al rallentatore Stasi punta dritto al cuore del sistema: i RIS di Parma, i tecnici, la fretta di piazzare un colpevole. Un’autopsia incompetente diventa alibi per un arresto affrettato, amplificato dalla pressione mediatica Qui si tocca con mano la degenerazione investigativa: il martirio dell’apparenza che diventa verità per convenienza. 🇮🇹 Il nodo nazionale E poi il colpo al sistema: “Se in Italia funziona così, allora occorre cambiare qualcosa.” È un’accusa esplicita: un paese che condanna nonostante assolva deve cambiare strutturalmente. Non un segno di debolezza, ma una mina politica. Sa che la fiducia nel sistema è il vero terreno di scontro. 🎯 Il verdetto: Non è un santo innocente, né un tranquillo ragazzo di provincia: è un soldato in trincea che svela i finti alibi, le falsità calibrate e l’arroganza di un apparato che preferisce non tornare indietro. Chiaro è: questa non è una confessione di umiltà, ma un’autodifesa strategica. E sa bene che nel teatro delle patrie glorie, chi grida “Innocente!” con questa veemenza raramente passeggia tranquillo. E allora, caro Stasi: puoi dormire sereno, ma il sonno della notizia italiana è più agitato. Perché se un innocente con quattro gradi di giudizio alle spalle dice di non temere nulla, significa che qualcosa in Italia scricchiola. Conclusione: o riformiamo o continueremo a vivere in un limbo dove la giustizia si inerpica, incespica, e poi sbaglia ancora. Chi è innocente non scappa: resta e rompe. E Stasi ha spaccato, forte e chiaro. 👇👇👇

Sabrina F.

18,943 views • 1 year ago