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perché tra tutti questi throwback nessuno ricorda IL passo a due la perfezione le statue greche talented, brilliant, incredible, amazing, show stopping, spectacular, never the same, totally unique, completely not ever been done before ???

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3 Comments

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mary1 year ago

scusate ma i passi a due con seba>>>

Holly Dayle's profile picture
Holly Dayle1 year ago

─────── ⋆˖ . ݁𝜗𝜚. ݁₊⋆ ─────── ⋆⭒˚ ⋆Somewhere over the Rainbow ⋆⭒˚.⋆ ⋅˚₊‧ ⋅˚₊‧ ⋅˚୨HollyDayle cover୧ ‧₊˚ ⋅ ‧₊˚ ⋅

leila; falliti24 era💅's profile picture
leila; falliti24 era💅1 year ago

@butchick__ CINEMA PARADISO!!!!

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255 puntate, 510 coppie, 1.020 persone, 3 incidenti, un ginocchio ammaccato e 255 outfit. Potrebbero bastare questi numeri per raccontare cosa è stato The Cage per me in questi 12 mesi, meravigliosi, volati come succede alle cose che ami e diventano quotidianità. E invece è stato molto di più. È stato osservare per imparare, parlare quando necessario, fare memoria quando la mia soglia di attenzione non supera i cinque secondi, ascoltare i più grandi e farne tesoro. È stato restare lucida nel caos delle registrazioni, capire il lavoro invisibile dietro ogni minuto di televisione e quanto conti ogni persona dietro le quinte. Ma soprattutto è stato il primo passo nella televisione dei grandi, con uno dei più grandi. Il grazie più significativo va ad Amadeus, per la fiducia, la leggerezza, la cultura del lavoro e gli insegnamenti dati, spesso, involontari. Grazie di cuore a tutta la squadra, Fausto, Chiara, Lele, Marco e Fede per tutti, senza fare torti a nessuno. Grazie a chi ogni giorno ha reso tutto possibile, a chi correva dietro ai problemi per far sembrare tutto semplice, a chi ha condiviso stanchezza, risate, ansie e soddisfazioni. Grazie a DebbY G e tutta Enedmol. Grazie al "Nove" e al gruppo Warner Bros. Discovery perché sono certa che questo è un arrivederci. Mi porto via tutto: la fatica, l’adrenalina, le corse, gli imprevisti e soprattutto quei momenti in cui capisci di essere esattamente dove volevi essere. The Cage per me è stato questo: la prova che i sogni possono somigliare alla realtà. #TheCage #Amadeus #nove

Giulia Salemi

65,965 views • 4 months ago

In questi giorni, su tutti i siti e giornali, ha avuto molto spazio la promozione di una raccolta fondi per una bambina malata di tumore a cui purtroppo sono state interrotte le cure. Anche Salvini, immancabile, ha sponsorizzato la vicenda per qualche like. I genitori che ormai da anni avrebbero perso il lavoro per seguire le cure della figlia hanno deciso di raccogliere denaro per poter avverare i suoi ultimi desideri. Ad aiutarli in questa raccolta fondi, come dice la stampa, c’è il volontario chiamato “il babbo Natale dei bambini”. Ovviamente, nessuno ha cercato di capire qualcosa della vicenda, dei protagonisti, della raccolta fondi. Prima cosa: questa famiglia raccoglie fondi da anni e non per esaudire i desideri della bambina. Nel 2021 aveva ricevuto 130 000 euro dall’associazione “cuore e territorio”. Si era scritto che il denaro serviva per CURE MOLTO COSTOSE. Le cure sono a carico del servizio sanitario, come risaputo. E perché i genitori si erano dovuti licenziare entrambi. I genitori, come tutti i genitori di bambini malati, potevano usufruire di numerose agevolazioni tra congedi straordinari e altro, vale per tutti. In realtà però non si è capito bene cosa facessero negli ultimi tempi, pare i rider ma “… negli ultimi mesi non siamo riusciti più a lavorare perché le condizioni di S. ci imponevano di starle costantemente vicini, anche nei colloqui coi medici che ci volevano entrambi”, ha detto la madre alla stampa. I genitori hanno assegno di accompagnamento e altri sussidi. I genitori, visto che avevano difficoltà a pagare l’affitto, hanno ricevuto una casa dal comune di Faenza. Avevano i loro conti correnti su cui donare visibili sulle loro pagine social fino a ieri. Grazie a quest’ultima raccolta fondi sponsorizzata dalla stampa per esaudire i desideri della figlia hanno raccolto, dicono, 117 mila euro. In realtà è impossibile sapere la cifra esatta perchè questa è la cifra raccolta su due gofundme diversi, uno della madre e uno del padre. Poi c’è satispay. Poi i conti diretti. Sulla pagina fb chiedono soldi per esaudire i desideri della figlia perché purtroppo non sopravviverà (loro scrivono MORIRÀ) e nell’altra per aiutarla a vincere contro la malattia. Questo “babbo natale dei bambini” che li aiuta nessuno sa chi sia. Non vuole rivelare la sua identità, però aiuta anche altre due famiglie una delle quali raccoglie fondi da anni e anni in un modo ambiguo che avevo già segnalato anni fa. I desideri della bambina (Gardaland, un giro su un pony etc) sono stati già in parte esauditi, altri verranno esauditi. In entrambi i casi “i desideri” sono stati praticamente tutti regalati. Allertati da una mia innocua storia su Instagram in cui neppure li citavo i genitori hanno chiuso in fretta e furia la raccolta dicendo che i desideri erano esauditi e che se fossero avanzati dei soldi li avrebbero donati ad altra famiglie seguite dal misterioso babbo natale dei bambini. Quindi chi ha donato per i desideri della loro bambina ora, nel caso, vede i propri soldi andare ad altre storie e famiglie di cui non sa nulla (e su cui ripeto, ho molte perplessità da anni). Un grande caos. Tanto più che le raccolte su gofundme di questa famiglia rivelano una cosa evidente: chiedevano soldi da mesi e mesi a cadenza quasi giornaliera, nulla a che fare con i desideri della piccola. Ora la domanda ai giornalisti è: perchè continuare con questa pratica indecente che è la promozione di raccolte senza nessuna verifica? I giornali dovrebbero fornire strumenti di comprensione ai lettori, non toglierglieli. E invece continuate con questa cialtroneria, supportati da Salvini e da altri imperatori del populismo disinformato. Con tre risultati pericolosi: togliete risorse al terzo settore dirottando denaro a caso e confondendo i lettori. Mettete sotto la lente di ingrandimento gente che potrebbe evitare guai e imbarazzi se fosse ignorata o aiutata in forme diverse. Chi poi prova a ristabilire la verità è uno stronzo.

Selvaggia Lucarelli

150,342 views • 2 years ago

THE TRUTH ABOUT TRUMP & EPSTEIN. The truth must be stated and not overlooked. Yes, Trump is in the Epstein files but not as many would think. So technically, Elon is not lying. Trump just is not implicated in the Epstein files in a nefarious sick way like many others are such as have half of Hollywood and people like Bill Clinton, Prince Andrew, and other wealthy elite individuals are. Everyone always shows the same video and same couple pictures and say's, see? He's guilty. But this couldn't be farther from the truth. Yes Trump is had another wealthy person at his events and knew Epstein before he was ever arrested in 2005-2006 for sexual crimes against a minor, Trump broke off his relationship and banned him from ever stepping foot in Mar-a-Lago ever again for hitting on another members young daughter. When it comes to being on the flight logs, yes, Trump is on it as well from the little time they spent together before anything was ever known or public or before he was ever even arrested. Epstein's own pilot admitted that Trump did fly from West Palm Beach to Newark New Jersey, on January 5, 1997, and it wasn't even on the Lolita Express that was the Epstein Island's main shuttle jet. It was on a completely other aircraft. Finally another huge revelation is the prosecutor in the Epstein case who admitted that out of every single person, politician, and celebrity he asked for help to prosecute Epstein, Trump was the ONLY ONE who helped him prosecute Epstein to make sure he made it behind bars and cooperated and gave him as much time as he needed. All the victims of Epstein and others also all supported Trump throughout the case and his presidency and many have stated that Trump has never done anything to them and that they have never seen him on the Island. Do you really believe if Trump was guilty in anyway, all his dirty laundry wouldn't have been aired out in 2016, or the 2 previous elections with Biden and Kamala? Give me a break. They'd be watering at the mouth the first chance they'd get to drop the news. There's nothing there folks. Stop buying everything at the surface level. This operation has never ended. Sometimes you need to force or push your opposition to make a move or expose themselves. Remember, there are layers, optics, and timing to everything you see happening. Don't buy everything at the surface level. Think deeper. Lastly, I am strictly for the people, the children, the country, and the truth. It doesn't matter who you are, what side your own, or your beliefs. As long as your for the same things, your good in my book. And if Donald Trump was involved in a nefarious way, then he can go down too. But one thing I will tell you is that many would have never supported him if he was ever guilty in the first place. The man can not be bought and is not compromised. He genuinely cares about people and his country. Think bigger people. The show must go on. There are no coincidences.

The SCIF

793,316 views • 1 year ago

🇮🇱🇺🇸 1/2 Farei torto alla mia coscienza e a voi lettori se, per timore di incorrere nelle critiche dei soliti noti, rinunciassi a proporre la traduzione integrale del bellissimo discorso pronunciato ieri al Congresso americano da Bibi #Netanyahu. Immagino già cosa si scatenerà qui sotto: non è importante. Nell'intervento del primo ministro israeliano troverete ovviamente alcuni passaggi controversi: ma cosa non lo è in Medio Oriente? E ancora: come può non essere controverso il racconto di una guerra così difficile, così letale? Una guerra - dovremmo sempre ricordarlo - avviata il 7 ottobre dai terroristi di #Hamas. Vista la premessa, qualcuno si potrebbe ora domandare: perché, nonostante le controindicazioni esposte, decidi comunque di pubblicare questo discorso? Direi per senso di giustizia. Leggendo questo intervento, ne sono certo, molti scopriranno verità sullo Stato Ebraico e le sue azioni che giornali, opinionisti, politici hanno per mesi scientemente nascosto e travisato, al fine di dipingere #Israele come uno Stato genocida, terrorista, usurpatore. Non è mai stato vero. Non lo sarà mai. Lo dissi il 7 ottobre, lo ripeto oggi: sempre dalla parte di Israele. Buona lettura. ------------------------------------------------- "Mister Speaker, desidero ringraziarla per avermi concesso il profondo onore di rivolgermi per la quarta volta a questa grande cittadella della democrazia. Ci troviamo oggi a un crocevia della storia. Il nostro mondo è in subbuglio. In Medio Oriente, l'asse del terrore iraniano affronta l'America, Israele e i nostri amici arabi. Non si tratta di uno scontro di civiltà. È uno scontro tra barbarie e civiltà. È uno scontro tra chi glorifica la morte e chi santifica la vita. Affinché le forze della civiltà trionfino, l'America e Israele devono restare uniti. Perché quando siamo uniti, succede una cosa molto semplice. Noi vinciamo. Loro perdono. E amici miei, oggi sono venuto ad assicurarvi una cosa: vinceremo. Signore e signori, Come il 7 dicembre 1941 e l'11 settembre 2001, il 7 ottobre è un giorno che vivrà per sempre nell'infamia. Era la festa ebraica di Simchat Torah. È iniziata come una giornata perfetta. Non una nuvola in cielo. Migliaia di giovani israeliani stavano festeggiando in un festival musicale all'aperto. E all'improvviso, alle 6:29 del mattino, mentre i bambini dormivano ancora profondamente nei loro letti nelle città e nei kibbutz vicini a Gaza, il paradiso si è trasformato in inferno. Tremila terroristi di #Hamas hanno fatto irruzione in #Israele. Hanno massacrato 1.200 persone provenienti da 41 Paesi, tra cui 39 americani. In proporzione, rispetto alla nostra popolazione, sono come venti 11 settembre in un giorno. E questi mostri hanno violentato donne, decapitato uomini, bruciato vivi bambini, ucciso genitori davanti ai loro figli e bambini davanti ai loro genitori. Hanno trascinato 255 persone, tra vivi e morti, nelle buie gallerie di Gaza. Israele ha già riportato a casa 135 di questi ostaggi, compresi sette che sono stati liberati in audaci operazioni di salvataggio. Uno di questi ostaggi liberati, Noa Argamani, è qui in galleria seduta vicino a mia moglie Sara. La mattina del 7 ottobre, il mondo intero ha visto lo sguardo di disperazione di Noa mentre veniva violentemente rapita a Gaza sul retro di una moto. Ho conosciuto Liora, la madre di Noa, qualche mese fa. Stava morendo di cancro. Mi disse: "Primo Ministro, ho un ultimo desiderio. Vorrei abbracciare mia figlia Noa un'ultima volta prima di morire". Due mesi fa, ho autorizzato un'operazione di salvataggio di commando mozzafiato. Le nostre forze speciali, tra cui un eroico ufficiale di nome Arnon Zmora, caduto in questa battaglia, hanno salvato Noa e altri tre ostaggi. Credo sia una delle cose più commoventi, quando Noa si è riunita con sua madre, Liora, e l'ultimo desiderio di sua madre si è avverato. Noa, siamo entusiasti di averti con noi oggi. Grazie. Anche molte famiglie di ostaggi sono qui con noi oggi, tra cui Eliyahu Bibas. Eliyahu Bibas è il nonno di quei due bellissimi bambini dai capelli rossi, i Bibas, ancora piccoli. Sono stati presi in ostaggio insieme alla madre e al figlio di Eliyahu. L'intera famiglia è stata presa in ostaggio. Due bellissimi bambini dai capelli rossi presi in ostaggio. Che mostri. Con noi c'è anche Iris Haim, il cui figlio Yotam è coraggiosamente fuggito dalla prigionia di Hamas con altri due israeliani, e tragicamente sono stati uccisi mentre tornavano verso le nostre linee. Sono con noi anche le famiglie degli ostaggi americani. Sono qui. Il dolore che queste famiglie hanno sopportato va oltre le parole. Ieri li ho incontrati di nuovo e ho promesso loro questo. Non mi fermerò finché tutti i loro cari non saranno a casa. Tutti. Mentre parliamo, siamo attivamente impegnati in sforzi intensi per garantire il loro rilascio, e sono fiducioso che questi sforzi possano avere successo. Alcuni di essi si stanno svolgendo proprio ora. Voglio ringraziare il Presidente Biden per il suo instancabile impegno a favore degli ostaggi e delle loro famiglie. Ringrazio il Presidente Biden per il suo appassionato sostegno a Israele dopo il barbaro attacco del 7 ottobre. Ha giustamente definito Hamas "pura malvagità". Ha inviato due portaerei in Medio Oriente per scoraggiare una guerra più ampia. È venuto in Israele per stare al nostro fianco nel momento più buio, una visita che non sarà mai dimenticata. Il Presidente Biden e io ci conosciamo da oltre quarant'anni. Voglio ringraziarlo per mezzo secolo di amicizia con Israele e per essere, come dice lui, un orgoglioso sionista. In realtà, dice, un orgoglioso sionista irlandese-americano. Amici miei, per più di nove mesi i soldati israeliani hanno dimostrato un coraggio senza limiti. Oggi è con noi il tenente Avichail Reuven. Avichail è un ufficiale dei paracadutisti israeliani. La sua famiglia è immigrata in Israele dall'Etiopia. Nelle prime ore del 7 ottobre, Avichail ha sentito la notizia della sanguinosa furia di Hamas. Ha indossato la sua uniforme, ha preso il suo fucile, ma non aveva un'auto. Così ha corso per otto miglia fino al fronte di Gaza per difendere la sua gente. Avete sentito bene. Ha corso per otto miglia, è arrivato in prima linea, ha ucciso molti terroristi e ha salvato molte vite. Avichail, tutti noi onoriamo il tuo straordinario eroismo. Un altro israeliano è qui con noi oggi. È in piedi proprio accanto ad Avichail. È il sergente maggiore Ashraf al Bahiri. Ashraf è un soldato beduino della comunità musulmana israeliana di Rahat. Il 7 ottobre, anche Ashraf ha ucciso molti terroristi. Prima ha difeso i suoi compagni nella base militare, poi si è precipitato a difendere le comunità vicine, compresa quella devastata del Kibbutz Be'eri. Come Ashraf, i soldati musulmani dell'IDF hanno combattuto a fianco dei loro compagni d'armi ebrei, drusi, cristiani e di altre nazionalità con enorme coraggio. Un terzo eroe, il tenente Asa Sofer è qui con noi. Asa ha combattuto come ufficiale nel corpo dei carri armati ed è stato ferito in battaglia. È stato ferito in battaglia mentre proteggeva i suoi compagni da una granata. Ha perso il braccio destro e la vista dall'occhio sinistro. Si sta riprendendo e incredibilmente, in breve tempo, Asa tornerà in servizio attivo come comandante di una compagnia di carri armati. Ho appena saputo che c'è un quarto eroe: il tenente Yonatan, Jonathan Ben Hamo, che ha perso una gamba a Gaza e ha continuato a combattere. Amici miei, questi sono i soldati d'Israele: non si arrendono, non si scoraggiano, non hanno paura. Come dice la Bibbia, "עם כלביא יקום" - si alzeranno come leoni. Si sono sollevati come leoni, i leoni di Giuda, i leoni di Israele. Signore e signori, gli uomini e le donne dell'IDF provengono da ogni angolo della società israeliana, da ogni etnia, da ogni colore, da ogni credo, da destra e da sinistra, dalla religione e dalla laicità. Tutti sono impregnati dello spirito indomito dei Maccabei, i leggendari guerrieri ebrei dell'antichità. Oggi è con noi Yechiel Leiter, il padre di uno di quei Maccabei. Il padre di Yehiel è sfuggito all'Olocausto e ha trovato rifugio in America. Da giovane, Yechiel si trasferì in Israele e creò una famiglia di otto figli. Chiamò il figlio maggiore Moshe in onore del padre scomparso. Moshe divenne un ufficiale esemplare in una delle nostre unità di commando d'élite. Ha servito con distinzione per due decenni, mentre cresceva sei bellissimi figli. Il 7 ottobre Moshe si è offerto volontario per tornare a combattere. Quattro settimane dopo, fu ucciso dall'esplosione di una mina a trappola esplosiva in un pozzo di una galleria proprio accanto a una moschea. Al funerale del figlio, Yechiel ha detto questo: "Se lo Stato di Israele non fosse stato fondato dopo l'Olocausto, l'immagine impressa nella nostra memoria collettiva sarebbe stata la fotografia di quel ragazzo ebreo indifeso nel ghetto di Varsavia che teneva le mani alzate in aria con le armi naziste puntate contro di lui. Ma grazie alla nascita di Israele", ha continuato Yechiel, "grazie al coraggio di soldati come mio figlio Moshe, il popolo ebraico non è più indifeso di fronte ai nostri nemici". Yechiel, ti prego di alzarti per onorare il sacrificio di tuo figlio. E prometto a te e a tutte le famiglie in lutto di Israele, alcune delle quali sono presenti oggi in questa sala, che il sacrificio dei vostri cari non sarà vano. Non sarà vano perché per Israele il "mai più" non deve essere una promessa vuota. Deve sempre rimanere un voto sacro. E dopo il 7 ottobre, "mai più" è adesso. Amici miei, sconfiggere i nostri brutali nemici richiede coraggio e chiarezza. La chiarezza inizia con la conoscenza della differenza tra bene e male. Eppure, incredibilmente, molti manifestanti anti-Israele scelgono di stare dalla parte del male. Stanno con Hamas. Stanno con gli stupratori e gli assassini. Stanno con persone che sono entrate nei kibbutz, in una casa, i cui genitori hanno nascosto i bambini, i due neonati, in soffitta, in una soffitta segreta. Hanno ucciso la famiglia, i genitori, hanno trovato il chiavistello segreto della soffitta nascosta e poi hanno ucciso i bambini. Questi manifestanti sono al loro fianco. Dovrebbero vergognarsi. Si rifiutano di fare la semplice distinzione tra chi prende di mira i terroristi e chi i civili, tra lo Stato democratico di Israele e i teppisti terroristi di Hamas. Recentemente abbiamo appreso dal Direttore della National Intelligence degli Stati Uniti che l'Iran sta finanziando e promuovendo le proteste anti-Israele in America. Vogliono distruggere l'America. Così questi manifestanti hanno bruciato le bandiere americane anche il 4 luglio. Vorrei rendere omaggio ai fratelli della confraternita dell' University of North Carolina che hanno protetto la bandiera americana, protetto la bandiera americana contro questi manifestanti anti-Israele. Per quanto ne sappiamo, l'Iran sta finanziando le proteste anti-israeliane che si stanno svolgendo in questo momento fuori da questo edificio - non sono molte, ma ci sono - e in tutta la città. Ho un messaggio per questi manifestanti: quando i tiranni di Teheran, che impiccano i gay alle gru e uccidono le donne perché non si coprono i capelli, vi lodano, vi promuovono e vi finanziano, siete ufficialmente diventati gli utili idioti dell'Iran. È incredibile, assolutamente incredibile. Alcuni di questi manifestanti tengono cartelli che proclamano "Gay per Gaza". Potrebbero anche tenere cartelli con scritto "Polli per KFC". Questi manifestanti cantano "Dal fiume al mare". Ma molti non hanno la minima idea di quale fiume e quale mare stiano parlando. Non solo prendono una F in geografia, ma anche in storia. Chiamano Israele uno Stato colonialista. Non sanno che la Terra d'Israele è il luogo in cui Abramo, Isacco e Giacobbe hanno pregato, dove Isaia e Geremia hanno predicato e dove Davide e Salomone hanno governato? Per quasi quattromila anni, la Terra d'Israele è stata la patria del popolo ebraico. È sempre stata la nostra casa e lo sarà sempre. Non sono solo i manifestanti del campus a sbagliare. Sono anche le persone che gestiscono quei campus. Ottant'anni dopo l'Olocausto, i presidenti di Harvard, Penn e, mi vergogno a dirlo, della mia alma mater, il MIT, non sono riusciti a condannare gli appelli al genocidio degli ebrei. Ricordate cosa dissero? Dissero: "Dipende dal contesto". Ebbene, permettetemi di dare a questi accademici confusi un po' di contesto. L'antisemitismo è l'odio più antico del mondo. Per secoli, il massacro degli ebrei è sempre stato preceduto da accuse selvagge. Siamo stati accusati di tutto, dall'avvelenamento dei pozzi alla diffusione delle pestilenze, fino all'uso del sangue dei bambini macellati per preparare le matzos della Pasqua. Queste assurde menzogne antisemite hanno portato alla persecuzione, all'omicidio di massa e infine al peggior genocidio della storia, l'Olocausto. Ora, proprio come le menzogne maligne sono state rivolte per secoli al popolo ebraico, le menzogne maligne vengono ora rivolte allo Stato ebraico. No, no. Non applaudite. Ascoltate. Le calunnie oltraggiose che dipingono Israele come razzista e genocida hanno lo scopo di delegittimare Israele, di demonizzare lo Stato ebraico e di demonizzare gli ebrei ovunque. E non c'è da stupirsi, non c'è da stupirsi se abbiamo assistito a un aumento spaventoso dell'antisemitismo in America e nel mondo. Amici miei, ogni volta e ovunque vediamo il flagello dell'antisemitismo, dobbiamo condannarlo inequivocabilmente e combatterlo con determinazione, senza eccezioni. E non lasciatevi ingannare quando le calunnie contro lo Stato ebraico provengono da persone che indossano eleganti abiti di seta e parlano con toni elevati di legge e giustizia. Ecco un esempio: il procuratore della Corte Penale Internazionale ha vergognosamente accusato Israele di aver deliberatamente affamato la popolazione di Gaza. È un'assurdità assoluta. È un'assoluta falsità. Israele ha permesso a più di 40.000 camion di aiuti di entrare a Gaza. Si tratta di mezzo milione di tonnellate di cibo, più di 3.000 calorie per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Se ci sono palestinesi a Gaza che non ricevono abbastanza cibo, non è perché Israele lo blocca, ma perché Hamas lo ruba. Questo per quanto riguarda la menzogna, ma eccone un'altra: il procuratore della Corte Penale Internazionale accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i civili. Di cosa diamine sta parlando? L'IDF ha lanciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo, fatto centinaia di migliaia di telefonate per allontanare i civili palestinesi dal pericolo. Ma allo stesso tempo, Hamas fa di tutto per mettere in pericolo i civili palestinesi. Lanciano razzi dalle scuole, dagli ospedali, dalle moschee. Sparano persino ai loro stessi cittadini quando cercano di lasciare la zona di guerra. Un alto funzionario di Hamas, Fathi Hamad, si è vantato - ascoltate questo - che le donne e i bambini palestinesi eccellono nell'essere scudi umani. Le sue parole: "eccellono nell'essere scudi umani". Che mostruosa malvagità. Per Israele, ogni morte di civili è una tragedia. Per Hamas è una strategia. In realtà vogliono che i civili palestinesi muoiano, in modo che Israele venga diffamato dai media internazionali e sia costretto a porre fine alla guerra prima che sia vinta. Questo permetterebbe ad Hamas di sopravvivere un altro giorno e, come hanno giurato, di portare a termine il 7 ottobre ancora e ancora e ancora. Ebbene, voglio assicurarvi che, a prescindere dalle pressioni esercitate, non permetterò mai che ciò accada. La stragrande maggioranza degli americani non è caduta nella propaganda di Hamas. Continuano a sostenere Israele, e voglio dire: Grazie America, e grazie a voi, senatori e deputati che continuate a sostenerci, a sostenere Israele, a sostenere la verità e a vedere oltre le bugie. Ma per quanto riguarda la minoranza che potrebbe essere caduta nella truffa di Hamas, vi suggerisco di ascoltare il colonnello John Spencer. John Spencer è il responsabile degli studi sulla guerra urbana a West Point. Ha studiato tutti i principali conflitti in ambiente urbano, stavo per dire nella storia moderna, ma mi ha corretto. No, nella storia. Israele, ha detto, ha messo in atto più precauzioni per prevenire danni ai civili di qualsiasi altro esercito nella storia e al di là di quanto richiesto dal diritto internazionale. Ecco perché, nonostante tutte le bugie che avete sentito, la guerra a Gaza ha uno dei più bassi rapporti tra combattenti e vittime non combattenti nella storia della guerra urbana. E volete sapere dove è più basso a Gaza? A Rafah. A Rafah. Ricordate cosa hanno detto in tanti? Se Israele entra a Rafah, ci saranno migliaia, forse addirittura decine di migliaia di civili uccisi. Ebbene, la settimana scorsa sono andato a Rafah. Ho visitato le nostre truppe mentre finivano di combattere i restanti battaglioni terroristici di Hamas. Ho chiesto al comandante: "Quanti terroristi avete eliminato a Rafah?". Mi ha dato un numero esatto: 1.203. Gli ho chiesto: "Quanti civili sono stati uccisi?". Mi ha risposto: "Primo Ministro, praticamente nessuno. Con l'eccezione di un singolo incidente, in cui le schegge di una bomba hanno colpito un deposito di armi di Hamas, uccidendo involontariamente due dozzine di persone, la risposta è praticamente nessuna". Volete sapere perché? Perché Israele ha messo i civili al riparo, cosa che si diceva non avremmo mai potuto fare, ma l'abbiamo fatto. Questi eroi qui oggi, gli eroici soldati di Israele, non dovrebbero essere condannati per come stanno conducendo la guerra a Gaza. Dovrebbero essere lodati per questo. Voglio ringraziare tutti voi che oggi vi siete opposti con forza alle false accuse della Corte penale internazionale e avete difeso la verità. Queste bugie non sono solo diffamatorie. Sono assolutamente pericolose. La CPI sta cercando di legare le mani a Israele e di impedirci di difenderci. E se Israele ha le mani legate, l'America è la prossima. Vi dirò cos'altro succederà. La capacità di tutte le democrazie di combattere il terrorismo sarà messa a rischio. Ecco cosa c'è in gioco. Quindi vi assicuro che le mani dello Stato Ebraico non saranno mai incatenate. Israele si difenderà sempre. Amici miei, in Medio Oriente, l'Iran è praticamente dietro a tutto il terrorismo, a tutti i disordini, al caos e alle uccisioni. E questo non deve sorprendere. Quando fondò la Repubblica islamica, l'Ayatollah Khomeini promise: "Esporteremo la nostra rivoluzione in tutto il mondo. Esporteremo la rivoluzione islamica in tutto il mondo". Ora, chiedetevi: quale Paese ostacola in ultima analisi i piani maniacali dell'Iran di imporre l'Islam radicale nel mondo? La risposta è chiara: l'America, il guardiano della civiltà occidentale e la più grande potenza del mondo. Ecco perché l'Iran vede l'America come il suo più grande nemico. Il mese scorso ho sentito un commento rivelatore, apparentemente sulla guerra a Gaza, ma su qualcos'altro. Il ministro degli Esteri del proxy dell'Iran, Hezbollah, ha detto questo: "Questa non è una guerra con Israele. Israele", ha detto, "è solo uno strumento. La guerra principale, la vera guerra, è con l'America". Il regime iraniano ha combattuto l'America dal momento in cui è salito al potere. Nel 1979 ha assaltato l'ambasciata americana e ha tenuto in ostaggio decine di americani per 444 giorni. Da allora, i proxy terroristici dell'Iran hanno preso di mira l'America in Medio Oriente e altrove. A Beirut hanno ucciso 241 militari americani. In Africa, hanno bombardato le ambasciate americane. In Iraq, hanno fornito esplosivi per mutilare e uccidere migliaia di soldati americani. In America hanno inviato squadroni della morte. Qui hanno mandato squadroni della morte per uccidere un ex Segretario di Stato e un ex consigliere per la sicurezza nazionale. E come abbiamo appreso di recente, hanno anche sfacciatamente minacciato di assassinare il Presidente Trump. Ma l'Iran sa che per sfidare veramente l'America deve prima conquistare il Medio Oriente. E per questo utilizza i suoi numerosi proxy, tra cui gli Houthi, Hezbollah e Hamas. Tuttavia, nel cuore del Medio Oriente, a ostacolare l'Iran, c'è una fiera democrazia filoamericana: il mio Paese, lo Stato di Israele. Ecco perché la folla di Teheran canta "Morte a Israele" prima di cantare "Morte all'America". Per l'Iran, Israele è il primo, l'America è il secondo. Quindi, quando Israele combatte Hamas, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo Hezbollah, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo gli Houthi, stiamo combattendo l'Iran. E quando combattiamo l'Iran, stiamo combattendo il nemico più radicale e assassino degli Stati Uniti d'America. E un'altra cosa. Quando Israele agisce per impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari, armi nucleari che potrebbero distruggere Israele e minacciare ogni città americana, ogni città da cui provenite, non stiamo proteggendo solo noi stessi. Stiamo proteggendo voi. Amici miei, Se ricordate una cosa, una sola cosa di questo discorso, ricordate questo: I nostri nemici sono i vostri nemici, la nostra lotta è la vostra lotta e la nostra vittoria sarà la vostra vittoria. Signore e signori, Quella vittoria è in vista. La sconfitta di Hamas da parte di Israele sarà un duro colpo per l'asse del terrore iraniano. Un'altra parte di questo asse, Hezbollah, ha attaccato Israele l'8 ottobre, un giorno dopo l'attacco di Hamas. Ha lanciato migliaia di missili e droni contro di noi. Ottantamila dei nostri cittadini nel nord di Israele hanno abbandonato le loro case, diventando di fatto dei rifugiati nella loro stessa terra. Siamo impegnati a riportarli a casa. Preferiamo raggiungere questo obiettivo per via diplomatica. Ma voglio essere chiaro: Israele farà tutto ciò che è necessario per ripristinare la sicurezza del nostro confine settentrionale e riportare i nostri cittadini in sicurezza nelle loro case. Venerdì scorso, un terzo proxy iraniano, gli Houthi, ha attaccato Tel Aviv con un drone mortale. È esploso a poche centinaia di metri dal consolato americano, uccidendo una persona e ferendone nove. Sabato ho autorizzato una risposta rapida a quell'attacco. Tutti i nostri nemici dovrebbero saperlo. Chi attacca Israele pagherà un prezzo molto alto. E mentre ci difendiamo su tutti i fronti, so che l'America ci sostiene. E vi ringrazio per questo. A tutti gli schieramenti, grazie a tutti. Amici miei, Per decenni, l'America ha fornito a Israele una generosa assistenza militare e un Israele riconoscente ha fornito all'America informazioni critiche che hanno salvato molte vite. Abbiamo sviluppato insieme alcune delle armi più sofisticate del pianeta. Scelgo le parole con attenzione: abbiamo sviluppato congiuntamente alcune delle armi più sofisticate del pianeta, che aiutano a proteggere entrambi i nostri Paesi. E contribuiamo anche a mantenere gli stivali americani lontani dal suolo, proteggendo i nostri interessi comuni in Medio Oriente. Apprezzo profondamente il sostegno dell'America, anche in questa guerra. Ma questo è un momento eccezionale. L'accelerazione degli aiuti militari statunitensi può accelerare drasticamente la fine della guerra a Gaza e contribuire a prevenire una guerra più ampia in Medio Oriente. Nella Seconda guerra mondiale, mentre la Gran Bretagna combatteva sul fronte della civiltà, Winston Churchill si rivolse agli americani con queste famose parole: "Dateci gli strumenti e finiremo il lavoro". Oggi, mentre Israele combatte sul fronte della civiltà, anch'io faccio appello all'America: "Dateci gli strumenti più velocemente, e finiremo il lavoro più velocemente". Miei cari amici, La guerra a Gaza potrebbe finire domani se Hamas si arrende, si disarma e restituisce tutti gli ostaggi. Ma se non lo faranno, Israele combatterà finché non avremo distrutto le capacità militari di Hamas e il suo dominio a Gaza e non avremo riportato a casa tutti i nostri ostaggi. Questo significa vittoria totale e non ci accontenteremo di niente di meno. Il giorno dopo aver sconfitto Hamas, potrà nascere una nuova Gaza. La mia visione per quel giorno è di una Gaza smilitarizzata e deradicalizzata. Israele non vuole insediarsi a Gaza. Ma per il prossimo futuro, dobbiamo mantenere il controllo della sicurezza per prevenire la rinascita del terrore, per garantire che Gaza non rappresenti mai più una minaccia per Israele. Gaza dovrebbe avere un'amministrazione civile gestita da palestinesi che non cercano di distruggere Israele. Non è chiedere troppo. È una cosa fondamentale che abbiamo il diritto di chiedere e di ricevere. Una nuova generazione di palestinesi non deve più essere educata a odiare gli ebrei, ma a vivere in pace con noi. Queste due parole, smilitarizzazione e deradicalizzazione, sono state applicate alla Germania e al Giappone

Dario D'Angelo

51,661 views • 2 years ago

🚨🪖🇺🇦🇪🇺🇷🇺 Nella NATO non lo vogliono: hanno paura del suo coraggio. In Europa aspettano a farlo entrare: non riescono a stare al passo con la Storia. E in Occidente non capiscono: che questo signore è un gigante, che il suo coraggio, quello del popolo ucraino, è proprio ciò che ci è mancato di più in questi ultimi 10-15 anni. Io non lo so - tra qualche mese, tra qualche anno - che tipo di sensazione proverò, proveremo, rileggendo questo discorso. E non significa essere d'accordo su tutto ciò che dice. Io ad esempio non lo sono. Non credo che la soluzione ai problemi sia la creazione delle Forze Armate Europee. Non la vedo come una soluzione percorribile nel breve-medio termine, che è l'orizzonte su cui siamo costretti a ragionare. Ma nessuno lo ricorda mai abbastanza: esiste il rischio che un giorno - nessuno può dire quanto vicino, quanto lontano - questa parte di pianeta si svegli di soprassalto, nel cuore della notte, scoprendo che il mondo è cambiato non solo per gli altri. Quel giorno, se arriverà, nessuno potrà accusare Volodymyr Zelensky di non averci messo in guardia. Quel giorno, Dio non voglia che arrivi mai, qualcuno chiederà scusa: probabilmente, quando le scuse non serviranno più a nulla. Il presidente ucraino ha parlato molto, ha toccato diversi argomenti, ha dato delle notizie. Insomma, questo intervento meritava di essere tradotto. L'ho fatto per voi. Buona lettura. 👇 "All'inizio della Conferenza, ogni Paese di solito condivide la propria posizione e le proprie priorità, ufficialmente, apertamente o attraverso colloqui informali con i giornalisti e i partner. E quest'anno, un Paese che non era nemmeno stato invitato ha comunque fatto sentire la propria presenza. Un Paese di cui tutti parlano qui, ma non in senso positivo. La notte prima di Monaco quest'anno, un drone d'attacco russo ha colpito il sarcofago che copriva il quarto reattore in rovina della centrale nucleare di Chernobyl. Era un drone “Shahed” modificato, un drone russo, una tecnologia che l'Iran ha passato alla Russia. La sua testata trasportava almeno 50 chilogrammi di esplosivo. E vediamo questo come una mossa profondamente simbolica da parte della Russia, da parte di Putin. (...) Recentemente abbiamo parlato con il presidente Trump e il suo team di energia nucleare della più grande centrale nucleare d'Europa, la nostra centrale di Zaporizhzhia, attualmente occupata dalla Russia. E la Russia ha risposto inviando un drone per colpire il sarcofago di Chernobyl, che contiene polveri e scorie radioattive. E questa non è solo follia. Questa è la posizione della Russia. Un Paese che lancia attacchi del genere non vuole la pace. Non la vuole. Non si sta preparando al dialogo. Quasi ogni giorno, la Russia ci lancia contro fino a un centinaio, o anche più, di droni Shahed. Ogni giorno. E ci sono regolari attacchi con missili balistici. E un costante aumento di bombardamenti aerei. Ma non è tutto. Quest'anno Mosca ha in programma di creare 15 nuove divisioni, per un totale di 150.000 soldati. Più degli eserciti nazionali della maggior parte dei paesi europei. La Russia continua ad aprire nuovi centri di reclutamento militare ogni settimana. E Putin può permetterselo: i prezzi del petrolio sono ancora abbastanza alti da permettergli di ignorare il mondo. E abbiamo intelligence certa che quest'estate la Russia ha in programma di inviare truppe in Bielorussia con il pretesto di “esercitazioni”. Ma è esattamente così che hanno schierato le forze prima dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina tre anni fa. Questa forza russa in Bielorussia è destinata ad attaccare l'Ucraina? Forse. O forse no. O forse è destinata a voi. Lasciate che vi ricordi che la Bielorussia confina con tre Paesi della NATO. È diventata di fatto un punto d'appoggio per le operazioni militari russe. Secondo Putin e Lukashenko, la Bielorussia ospita ora armi proibite: missili a medio raggio e persino armi nucleari. Putin vede chiaramente la Bielorussia come un'altra provincia russa.E dobbiamo essere realistici: se qualcuno sta allestendo una piattaforma di lancio militare, dobbiamo chiederci: cosa dovremmo fare al riguardo? E, cosa più importante: cosa possiamo fare prima del prossimo attacco, della prossima invasione? Ricordate, ci sono già state provocazioni ai confini polacchi e lituani con la Bielorussia, crisi migratorie, organizzate dall'intelligence russa per fomentare il caos in Europa. Ma se la prossima volta non si trattasse di migranti? E se si trattasse di truppe russe? O di truppe nordcoreane? Non sbagliatevi: i nordcoreani non sono deboli. Stanno imparando a combattere, a combattere la guerra moderna. E i vostri eserciti? Sono pronti? E se la Russia lanciasse un'operazione sotto falsa bandiera o semplicemente senza alcuna insegna dalla Bielorussia, come è avvenuto con la Crimea nel 2014, quanto velocemente risponderebbero gli alleati? E risponderebbero? Ieri, qui a Monaco, il vicepresidente degli Stati Uniti ha chiarito: decenni, ha detto, decenni della vecchia relazione tra Europa e America stanno finendo. D'ora in poi, le cose saranno diverse e l'Europa deve adattarsi a questo. Signore e signori, io credo nell'Europa. E sono sicuro che anche voi ci credete. E vi esorto ad agire, per il vostro bene e per il bene dell'Europa, gente d'Europa, delle vostre nazioni, delle vostre case, dei vostri figli e del nostro futuro comune. Perché questa Europa deve diventare autosufficiente, unita dalla forza comune, ucraina ed europea. In questo momento, l'esercito ucraino, sostenuto dagli aiuti internazionali (grazie mille), sta tenendo a bada la Russia. Ma se non lo facciamo noi, chi lo farà? Davvero, siamo onesti: ora non possiamo escludere la possibilità che l'America dica “no” all'Europa su questioni che la minacciano. Molti leader hanno parlato di un'Europa che ha bisogno di un proprio esercito, di una propria forza militare, un esercito europeo. E credo davvero che sia giunto il momento. Le forze armate europee devono essere create. Non è più difficile che resistere agli attacchi russi, come abbiamo già fatto. Ma non si tratta solo di aumentare la spesa per la difesa in rapporto al PIL. Il denaro è necessario, certo, ma da solo non fermerà un assalto nemico. Le persone e le armi non sono gratis, ma ancora una volta non si tratta solo di budget. Si tratta di far capire alle persone che devono difendere la propria casa. Senza l'esercito ucraino, gli eserciti europei non saranno sufficienti a fermare la Russia. È la realtà di oggi. Solo il nostro esercito in Europa ha una reale e moderna esperienza sul campo di battaglia. Ma anche il nostro esercito da solo non basta. E abbiamo bisogno di ciò che voi potete fornire. Armi. Addestramento. Sanzioni. Finanziamenti. Pressione politica. E unità. Tre anni di guerra su larga scala hanno dimostrato che abbiamo già le basi per una forza militare europea unita. E ora, mentre combattiamo questa guerra e gettiamo le basi per la pace e la sicurezza, dobbiamo costruire le Forze Armate dell'Europa. In modo che il futuro dell'Europa dipenda solo dagli europei e le decisioni sull'Europa siano prese in Europa. Ecco perché stiamo parlando con i leader europei e con gli Stati Uniti di contingenti militari che possano garantire la pace, non solo in Ucraina, ma in tutta Europa. Ed è per questo che stiamo sviluppando una produzione congiunta di armi, in particolare droni. In particolare. Il modello danese, ad esempio, di investimenti comuni per la produzione di armi nel nostro Paese sta già funzionando bene, con grande successo. Solo l'anno scorso, grazie agli sforzi dell'Ucraina e dei suoi partner, abbiamo prodotto oltre 1,5 milioni di droni di vario tipo. L'Ucraina è ora il leader mondiale nella guerra dei droni. Questo è il nostro successo. Ma è anche il vostro successo, naturalmente. E tutto ciò che costruiamo per la nostra difesa in Ucraina rafforza anche la vostra sicurezza. E lo stesso dovrebbe valere per l'artiglieria, la difesa aerea, le tecnologie e i veicoli corazzati. Tutto ciò che serve per proteggere le vite umane nella guerra moderna dovrebbe essere prodotto in Europa, completamente. L'Europa ha tutto ciò che serve. L'Europa deve solo unirsi e iniziare ad agire in modo che nessuno possa dire “No” all'Europa, comandarla a bacchetta o trattarla come un peso morto. Non si tratta solo di accumulare armi. Si tratta di posti di lavoro, leadership tecnologica e forza economica per l'Europa. Lo scorso autunno, nel mio Piano della Vittoria, ho proposto di sostituire parte della presenza militare statunitense in Europa con forze ucraine, se l'Ucraina entrerà nella NATO, ovviamente. Se gli stessi americani decidono di andare in questa direzione, diminuendo la loro presenza, non è una buona cosa, ovviamente, è molto pericoloso, ma noi tutti in Europa dobbiamo essere pronti. E ho iniziato a discuterne anche prima delle elezioni americane perché potevo vedere dove stava andando la politica americana. Ma l'America deve capire dove sta andando l'Europa. E questa direzione della politica europea non dovrebbe essere solo promettente, dovrebbe far sì che l'America voglia stare al fianco di un'Europa forte. Questo è assolutamente possibile. Ne sono sicuro. E dobbiamo tracciare questa rotta; l'Europa deve decidere il proprio futuro. Dobbiamo avere fiducia nella nostra forza, in modo che gli altri non abbiano altra scelta che rispettare il potere dell'Europa. E senza un esercito europeo, questo è impossibile. Ancora una volta: l'Europa ha bisogno delle proprie forze armate. E so, so che Mark Rutte, il mio buon amico, mi sta ascoltando in questo momento. Mark, amico mio, non si tratta di sostituire l'Alleanza. Si tratta di rendere il contributo dell'Europa al nostro partenariato pari a quello dell'America. E abbiamo bisogno dello stesso approccio quando si tratta di diplomazia: lavorare insieme per la pace. L'Ucraina non accetterà mai accordi fatti alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento. E la stessa regola dovrebbe valere per tutta l'Europa. Nessuna decisione sull'Ucraina senza l'Ucraina. Nessuna decisione sull'Europa senza l'Europa. L'Europa deve avere un posto al tavolo quando si prendono decisioni che la riguardano. Tutto il resto non conta. Se veniamo esclusi dai negoziati sul nostro futuro, allora perdiamo tutti. Guardate cosa sta cercando di fare Putin adesso. Questo è il suo gioco. Putin vuole colloqui individuali con l'America, proprio come prima della guerra, quando si incontrarono in Svizzera e sembravano voler spartirsi il mondo. Poi, Putin cercherà di far sì che il presidente degli Stati Uniti si presenti sulla Piazza Rossa il 9 maggio di quest'anno non come leader rispettato, ma come un oggetto di scena nella sua stessa esibizione. Non abbiamo bisogno di questo. Abbiamo bisogno di un vero successo. Abbiamo bisogno di una vera pace. Alcuni in Europa potrebbero non comprendere appieno ciò che sta accadendo a Washington in questo momento. Ma concentriamoci sulla comprensione di noi stessi, proprio qui, in Europa. Dobbiamo dare forza all'Europa prima di tutto. L'America ha bisogno dell'Europa? Come mercato, sì. Ma come alleato? Non lo so. Perché la risposta sia “sì”, l'Europa ha bisogno di una voce unica, non di una dozzina di voci diverse. Anche coloro che vanno regolarmente a Mar-a-Lago devono far parte di un'Europa forte, perché al presidente Trump non piacciono gli amici deboli. Lui rispetta la forza. (...) Alcuni in Europa potrebbero essere frustrati da Bruxelles. Ma siamo chiari: se non Bruxelles, allora Mosca. La decisione spetta a voi. Questa è geopolitica. Questa è storia. Mosca farà a pezzi l'Europa se noi, come europei, non ci fidiamo gli uni degli altri. Qualche giorno fa, il presidente Trump mi ha parlato della sua conversazione con Putin. Non ha mai menzionato che l'America ha bisogno dell'Europa a quel tavolo. Questo la dice lunga. I vecchi tempi sono finiti, quando l'America sosteneva l'Europa solo perché lo aveva sempre fatto. Ma il presidente Trump una volta ha detto: “Ciò che conta non è la famiglia in cui sei nato, ma quella che costruisci”. Dobbiamo costruire il rapporto più stretto possibile con l'America e, sì, un nuovo rapporto, ma come europei, non solo come nazioni separate. Ecco perché abbiamo bisogno di una politica estera unificata, una diplomazia coordinata, la politica estera dell'Europa comune. E che la fine di questa guerra sia il nostro primo successo condiviso in questa nuova realtà. E stiamo già lavorando per assicurarci che il 24 febbraio, terzo anniversario dell'invasione su vasta scala della Russia, possiamo riunirci a Kyiv e online. Tutti i leader europei. Tutti i partner chiave che difendono la nostra sicurezza. Dalla Spagna alla Finlandia. Dalla Gran Bretagna alla Polonia. Da Washington a Tokyo. Questo incontro deve fornire una visione chiara per i nostri prossimi passi: pace, garanzie di sicurezza e futuro della nostra politica collettiva. E non credo nelle garanzie di sicurezza senza l'America, perché sarebbero solo deboli. Ma l'America non offrirà garanzie a meno che quelle dell'Europa non siano forti. Inoltre, non escluderò l'adesione all'Alleanza Atlantica per l'Ucraina. Ma in questo momento, il membro più influente della NATO sembra essere Putin, perché i suoi capricci hanno il potere di bloccare le decisioni della NATO. E questo nonostante sia stato l'esercito ucraino a fermare la Russia, non un paese della NATO, non le truppe della NATO, ma solo il nostro popolo e il nostro esercito. Non ci sono eserciti stranieri che combattono dalla parte dell'Ucraina in questa guerra. Ma Putin ha perso quasi 250.000 soldati in questa guerra. Più di 610.000 sono stati feriti. Solo nella battaglia di Kursk, le nostre truppe hanno eliminato quasi 20.000 soldati russi. Abbiamo completamente distrutto le unità nordcoreane che Putin ha dovuto portare perché le sue forze non erano sufficienti a contenere la nostra controffensiva. Da oltre sei mesi, gli ucraini mantengono una posizione di forza all'interno del territorio russo, anche se è stata la Russia a voler creare una “zona cuscinetto” all'interno del nostro paese, in Ucraina. Sono orgoglioso dell'Ucraina. Sono orgoglioso del nostro popolo. Ma ora chiedo a voi, a ciascuno di voi, di rispondere onestamente a questa domanda: se la Russia venisse per voi, il vostro esercito potrebbe combattere allo stesso modo? Non voglio che nessuno debba mai scoprirlo, Dio non voglia. Ecco perché stiamo parlando di garanzie di sicurezza. Ed ecco perché crediamo che il nucleo di qualsiasi garanzia di sicurezza per l'Ucraina debba essere l'adesione alla NATO. O, se non quello, allora condizioni che ci permettano di costruire un'altra NATO, proprio qui in Ucraina. Perché a un certo punto ci sarà un confine tra guerra e pace. Dove tracciare quel confine e quanto deve essere forte dipende da noi. La mia proposta: il confine orientale dell'Ucraina, il confine orientale della Bielorussia, i confini orientali degli Stati baltici, il confine orientale della Finlandia. Questa è la linea di sicurezza più forte per tutti noi in Europa perché è la linea del diritto internazionale. E ricordiamo ancora cos'è il diritto internazionale? Siamo onesti, il diritto internazionale, queste due parole, suonano già un po' obsolete. Ma credo che la missione dell'Europa sia quella di assicurarsi che il diritto internazionale continui a contare. E infine, un ultimo punto. Quali garanzie di sicurezza può offrire Putin? Prima della guerra, molti dubitavano che le istituzioni ucraine potessero resistere alla pressione russa e di Putin. Ma alla fine è stato Putin a dover affrontare una ribellione armata dall'interno. È stato lui a dover difendere la propria capitale dai suoi stessi signori della guerra. Questo da solo dimostra la sua debolezza. Quindi cosa succederà al milione di soldati russi che attualmente combattono in Ucraina? Dove combatteranno se non in Ucraina? Questo è il motivo per cui non possiamo semplicemente accettare un cessate il fuoco senza reali garanzie di sicurezza, senza pressioni sulla Russia, senza un sistema per tenerla sotto controllo. Per combatterci, Putin ha ritirato truppe dalla Siria, dall'Africa, dal Caucaso, persino da alcune parti della Moldova. E in questo momento, deve affrontare una carenza di forze combattenti. E se questa guerra finisse nel modo sbagliato, avrà un surplus di soldati esperti di battaglia che non sanno fare altro che uccidere e saccheggiare. E questo è un altro motivo per cui questa guerra non può essere decisa solo da pochi leader: non da Trump e Putin, non da me e Putin, non da nessuno qui a Monaco che si sieda da solo con Putin. Dobbiamo fare pressione insieme per ottenere una vera pace. Putin non può offrire vere garanzie di sicurezza. Non solo perché è un bugiardo, ma perché la Russia, allo stato attuale, ha bisogno della guerra per mantenere il potere. E il mondo deve essere protetto da questo. Quindi, primo: le forze armate europee come aggiornamento della NATO. Secondo: una politica estera comune europea. Terzo: il livello di cooperazione europea che Washington deve prendere sul serio. Quarto: il diritto internazionale. E quinto: mantenere tutta la pressione sulla Russia perché è quella pressione che garantisce la pace, non le parole di Putin, non solo qualche documento. Putin mente. È prevedibile. Ed è debole. Dobbiamo approfittarne ora, non più tardi. E dobbiamo agire come Europa e non come un gruppo di persone separate. Alcuni dicono che il nuovo anno non inizia il 1° gennaio, ma con la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Questo nuovo anno inizia ora e che sia l'anno dell'Europa, unita, forte, sicura e in pace. Pace per l'Ucraina. Pace per l'Europa. Pace per tutto il mondo. Per tutte le vostre famiglie. Grazie mille". C'è un duro lavoro dietro questo articolo. Se pensi che questo spazio di informazione sia importante, ti chiedo di sostenerlo in due modi molto semplice: 1) Iscriviti al Blog: 2) Scarica l'app per iPhone del Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

62,971 views • 1 year ago

In 1985 IBM was spending $40,000 a day on sales training that wasn't working. Their top rep in the midwest was closing $3.8 million a year. The next best in the same office was at $900,000. Same product. Same territory. Same manager. They brought in Zig Ziglar. Ziglar had spent over 30 years studying why two people with identical circumstances end up in completely different places. IBM paid him. AT&T paid him. General Motors flew their managers in from six states for one afternoon. Mary Kay Ash said she never started her car without his recordings. De Clement, who built a $500 million business, called his material the most important thing he consumed every morning. Ziglar built all of it on one thing he learned by almost destroying himself. He wrote a book. Sent it to three major publishers. All three rejected it. He had already put in print that he weighed 165 pounds with a 34-inch waist. He actually weighed 202 pounds with a 41-inch waist. He published it himself. 25,000 copies. It sold over 25 million. He said the reason most people never reach their potential has nothing to do with talent or opportunity. It has to do with the lid on the jar. You put fleas in a jar. You put a lid on it. They jump and hit the lid. Over and over. After enough time you take the lid off. They never jump out. Not because they can't. Because they decided exactly how high they're allowed to go. And that decision became permanent. He said 90% of people walking into work every morning are doing the same thing. They bumped their head at some point and have been jumping at exactly that height ever since. Same output. Same results. Same income. Every year. He said Roger Bannister ran the first 4-minute mile not because he was physically different from every athlete who tried before him. The barrier was never physical. It was a lid on a jar. Six weeks after Bannister ran it Landy of Australia ran it too. Then eight men ran it in the same race. Over 500 people have done it since. The IBM rep in the midwest closed $3.8 million because he had removed one lid that everyone around him still had on. He didn't see himself as a salesperson. Do customers like salespeople? No. Because salespeople represent someone who is going to fast-talk and maneuver and sell them something they don't need. Do customers like consultants? Always. Because a consultant walks in with one question. What is your problem and how can I help you solve it. Within 30 seconds the customer knows which one they're dealing with. There is no way to fake this. The way you see yourself determines how you walk, talk, ask questions and listen. The customer feels it before you open your mouth. He asked thousands of customers across his career to name their favorite salespeople in one word. The number one answer across every industry was the same. Nice. Not smart. Not aggressive. Not persuasive. Nice. When he asked what they meant they said positive, easy to talk to, trustworthy. I feel good when they walk in. He said everything you do with a customer adds to or takes away from that feeling. Nothing is neutral. Everything counts. The IBM rep retired at 49. Ziglar said the difference between him and the rep doing $900,000 in the same office was not talent. It was the height of the jump. The seminar was recorded in 1981. Free on YouTube. Just under 90 minutes. Almost nobody has watched it as a complete explanation of why two people with the same job, the same product and the same market end up in completely different places ten years later.

Potato

97,114 views • 1 month ago

🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇪🇺 Attenzione. Messaggio alla nazione di Volodymyr Zelensky. Un intervento drammatico del presidente ucraino. Ennesima prova di orgoglio e di straordinario coraggio del leader di Kyiv. E, cosa più importante, richiesta di compattezza alla società ucraina dinanzi a uno dei momenti più difficili della storia della nazione. Ho tradotto il suo discorso integralmente per voi. Merita davvero. Buona lettura a tutti. "Ucraini! Ucraine! Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi. Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte. Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”. Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione. Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con l’America e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con il nostro principale partner. Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà. L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due - la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto - la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino. Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale. Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin. Ricordiamo: l’Europa è stata con noi. Crediamo: l’Europa sarà con noi. L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin. E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente. Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere. Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà! Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. Questa è la dignità. Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini. Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico. E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici - tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere il litigio. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. E tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina. Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”. Com’è finita è noto. Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”. Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno. Di ognuno di voi. Di ogni ucraino, ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora. E so con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nel loro Stato, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace. Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa. E questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura. Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi. Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte. E che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione - pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo. Glielo permetteremo? Non ne abbiamo il diritto. E ce la faremo. Perché chi vuole distruggerci ci conosce male. Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà. Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori. Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. Per la nostra dignità. Per la nostra libertà. E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti. Buon Giorno della Dignità e della Libertà! Gloria all’Ucraina!" Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di premiare il mio impegno: Iscriviti al Blog: E se sei già a bordo, valuta una piccola donazione. Può fare davvero la differenza. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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.President Donald J. Trump: So tonight, let us say clearly and proudly what makes Americans so unique and extraordinary. We are going to give our country its identity back. Above all, Americans love freedom. We cherish independence, and know that we are the heirs to the most beautiful land, the most thrilling story, and the most precious legacy on which the sun has ever shined. In America, we do not need anyone’s permission to say what we think, to live as we please, to worship as we choose, or to keep and bear arms. For 6 years, I have saved, almost singlehandedly, your Second Amendment—and I will continue to do so. Our rights were given to us by the God who made us, and those rights shall not be infringed. Americans believe in self-reliance. We look at success not with envy, but with admiration—and we earn it. We are an incredibly good, kind, and generous people—always ready to help a friend or neighbor in need. No one has ever given more to charity, ended more hunger, cured more disease, or done more to uplift humanity than Americans, and no country ever will. Americans honor excellence, we admire boldness, we respect ambition. We are a nation of dreamers and believers, warriors and explorers, doers and fighters. In every human endeavor, Americans see an unfinished competition. What is strong can be made stronger, what is fast can be made faster, what is great can be made greater than ever before. Show us a mountain, and we’ll climb it. Show us an ocean, and we’ll cross it. Show us a problem, and we’ll conquer it. Show us a task the world calls “impossible,” and Americans will get it done. Americans are strong, and always ready to stand firm for a good cause. We treasure justice, fairness, family, honesty, and human dignity. Unlike societies based on class, clan, or tribe, we see every citizen as an individual—equal under the law, and equal in the eyes of the Lord. In America, we speak English, because that is the language of our Founding, and for a thousand years, that has been the language of Freedom. An American always wants peace and order, but we will never shrink from danger or threat. We fight, fight, fight, and we win, win, win. This is our culture. This is our character. Not every American is ALL of these things—but every American knows these are the traits that make our country exceptional. You do not have to be born here—but you do have to love what we have built here. There has never been anything like us anywhere on earth, and we are not going to let anyone take it away.

Rapid Response 47

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🇺🇸 Avvicinandosi al discorso più importante di tutta una vita, Kamala #Harris aveva principalmente un obiettivo: dimostrare che lei, la persona sul podio, avrebbe potuto fra qualche settimana essere eletta Presidente degli Stati Uniti. Avrebbe dovuto farlo attraverso l'oratoria, la gestualità, gli argomenti toccati. Non è stato l'intervento più trascinante della storia politica americana, ma è stato un discorso solido, emozionante, equilibrato. Soprattutto: presidenziale. Kamala Harris non ha girato attorno alle vulnerabilità della sua candidatura, le ha affrontate. Ha rassicurato la classe media. Ha parlato della situazione al confine. Si è detta pronta ad usare la forza nell'arena internazionale. Quando ha finito di parlare, 40 minuti dopo aver salutato suo marito Doug nel giorno del loro anniversario, chiudendo gli occhi era possibile immaginarla all'interno dello Studio Ovale. Da Presidente degli Stati Uniti. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona visione, buona lettura. ------------------------------------------------- "A mio marito, Doug, grazie per essere un partner incredibile per me e un padre per Cole ed Ella. E buon anniversario. Ti amo tantissimo. A Joe Biden, signor Presidente. Quando penso alla strada che abbiamo percorso insieme, sono piena di gratitudine. Il suo curriculum è straordinario, come la storia dimostrerà. E il suo carattere è fonte di ispirazione. Io e Doug vogliamo bene a lei e a Jill. E io sono per sempre grata ad entrambi. E al coach Tim Walz: sarai un incredibile vicepresidente. E ai delegati e a tutti coloro che hanno dato fiducia alla nostra campagna: il vostro sostegno è commovente. America, il percorso che mi ha portato qui nelle ultime settimane, è stato senza dubbio...inaspettato. Ma non sono nuova a viaggi improbabili. Anche mia madre Shyamala Harris ne ha avuto uno. Mi manca ogni giorno, soprattutto ora, e so che stasera mi guarda dall'alto e sorride. Mia madre aveva 19 anni quando ha attraversato il mondo da sola, viaggiando dall'India alla California con il sogno incrollabile di diventare la scienziata che avrebbe curato il cancro al seno. Una volta terminati gli studi, sarebbe dovuta tornare a casa per un tradizionale matrimonio combinato. Ma il destino volle che incontrasse mio padre, Donald Harris, uno studente della Giamaica, si innamorarono e si sposarono. E quell'atto di autodeterminazione ha dato vita a me e a mia sorella Maya. Crescendo, ci siamo spostati spesso. Ricorderò sempre quel grande camion Mayflower, carico di tutte le nostre cose. Pronti a partire per l'Illinois, il Wisconsin e ovunque il lavoro dei nostri genitori ci portasse. I primi ricordi che ho dei miei genitori insieme sono gioiosi. Una casa piena di risate e di musica di Aretha, Coltrane e Miles. Al parco, mia madre ci diceva di stare vicini, ma mio padre sorrideva e diceva: “Corri, Kamala, corri”, “Non avere paura”, “Non lasciare che nulla ti fermi”. Fin dai primi anni di vita, mi ha insegnato a non avere paura. Ma l'armonia tra i miei genitori non durò. Quando frequentavo la scuola elementare, si separarono e fu soprattutto mia madre a crescerci. Prima di potersi finalmente permettere di comprare una casa, affittò un piccolo appartamento nella East Bay. Nella baia si vive in collina o in pianura. Noi vivevamo in pianura. Un bel quartiere operaio di pompieri, infermieri e operai edili, tutti che curavano i loro prati con orgoglio. Mia madre lavorava a lungo e, come molti genitori che lavorano, si appoggiava a una cerchia fidata per aiutarci a crescere. La signora Shelton, che gestiva l'asilo nido sotto di noi e divenne una seconda madre. Zio Sherman, zia Mary, zio Freddy e zia Chris. Nessuno di loro era parente di sangue. Ma tutti parenti per amore. Una famiglia che ci ha insegnato a fare il gumbo. Come giocare a scacchi. E a volte ci hanno anche lasciate vincere. Una famiglia che ci ha amato. Che ha creduto in noi. E ci ha detto che potevamo essere qualsiasi cosa. Fare qualsiasi cosa. Ci hanno instillato i valori che loro personificavano, la comunità, la fede e l'importanza di trattare gli altri come tu vorresti essere trattata: con gentilezza, rispetto e compassione. Mia madre era una donna brillante, alta un metro e mezzo, di pelle scura e con accento straniero. E, come figlia maggiore, ho visto come il mondo la trattava a volte, ma lei non perdeva mai la calma. Era forte. Coraggiosa. Una pioniera nella lotta per la salute delle donne. E ha insegnato a me e a Maya una lezione di cui Michelle ha parlato l'altra sera. Ci ha insegnato a non lamentarci mai delle ingiustizie, ma a fare qualcosa. Ci ha anche insegnato a non fare mai nulla a metà. È una citazione diretta. Sono cresciuta immersa negli ideali del Movimento per i diritti civili. I miei genitori si erano incontrati a un raduno per i diritti civili e si sono assicurati che imparassimo a conoscere i leader dei diritti civili, compresi avvocati come Thurgood Marshall e Constance Baker Motley. Coloro che hanno lottato nelle aule di tribunale per rendere reale la Promessa dell'America. Così, in giovane età, ho deciso che volevo fare quel lavoro. Volevo diventare un avvocato e quando è arrivato il momento di scegliere il tipo di legge da seguire, ho riflettuto su un momento cruciale della mia vita. Quando ero al liceo, ho iniziato a notare qualcosa nella mia migliore amica Wanda. Era triste a scuola e a volte non voleva tornare a casa. Così un giorno le chiesi se andava tutto bene. Mi confidò che il patrigno abusava sessualmente di lei. Le dissi subito che doveva venire a stare da noi. E lei lo fece. Questo è uno dei motivi per cui sono diventata procuratore. Per proteggere persone come Wanda, perché credo che tutti abbiano diritto alla sicurezza, alla dignità e alla giustizia. Come pubblico ministero, quando avevo un caso, non lo accusavo in nome della vittima, ma in nome del “popolo”. Per una semplice ragione. Nel nostro sistema giudiziario, un danno contro uno di noi è un danno contro tutti noi. Spesso lo spiego ai sopravvissuti di un crimine. Per ricordare loro che nessuno deve combattere da solo. Siamo tutti coinvolti in questa situazione. Ogni giorno, in aula, mi sono presentata con orgoglio davanti a un giudice e ho pronunciato cinque parole: “Kamala Harris, per il popolo”. E per essere chiari: in tutta la mia carriera ho avuto un solo cliente. Il popolo. E quindi, a nome del popolo, a nome di tutti gli americani, indipendentemente dal partito, dalla razza, dal sesso o dalla lingua parlata da vostra nonna. A nome di mia madre e di tutti coloro che hanno intrapreso il loro improbabile viaggio. A nome degli americani come le persone con cui sono cresciuto. Persone che lavorano sodo, inseguono i loro sogni e si prendono cura gli uni degli altri. A nome di tutti coloro la cui storia potrebbe essere scritta solo nella più grande nazione del mondo. Accetto la vostra candidatura a Presidente degli Stati Uniti d'America. Con queste elezioni, la nostra nazione ha una preziosa e fugace opportunità di superare l'amarezza, il cinismo e le battaglie divisive del passato. Un'occasione per tracciare un nuovo cammino, non come membri di un partito o di una fazione, ma come americani. So che stasera ci sono persone di diverse opinioni politiche che stanno guardando e voglio che lo sappiate: prometto di essere un Presidente per tutti gli americani. Potrete sempre fidarvi di me, sul fatto che metterò il Paese al di sopra di ogni partito e di ogni interesse personale. E che terrò sacri i principi fondamentali dell'America. Dallo stato di diritto alle elezioni libere ed eque. Al trasferimento pacifico del potere! Sarò un Presidente che ci unisce attorno alle nostre aspirazioni più alte. Un Presidente che guida e ascolta, che è realistico, pratico e di buon senso. E che si batterà sempre per il popolo americano. Dal tribunale alla Casa Bianca, questo è stato il lavoro della mia vita. Come giovane procuratrice in tribunale a Oakland, ho difeso donne e bambini dai predatori che abusavano di loro. Come procuratrice generale della California, ho affrontato le grandi banche, ho ottenuto 20 miliardi di dollari per le famiglie della classe media che rischiavano il pignoramento e ho contribuito all'approvazione di una Carta dei diritti del proprietario di casa, una delle prime del suo genere. Ho lottato per i veterani e per gli studenti truffati dalle grandi università a scopo di lucro, per i lavoratori a cui sono stati negati i salari dovuti e per gli anziani vittime di abusi. Ho lottato contro i cartelli che trafficano armi, droga ed esseri umani. Che minacciano la sicurezza del nostro confine e la sicurezza delle nostre comunità. Queste lotte non sono state facili e nemmeno le elezioni che mi hanno portato a ricoprire questi incarichi. Siamo stati sottovalutati in ogni occasione. Ma non ci siamo mai arresi. Perché vale sempre la pena lottare per il futuro. Ed è questa la lotta che stiamo conducendo ora. Una lotta per il futuro dell'America. Amici americani, questa elezione non è solo la più importante della nostra vita. È una delle più importanti nella vita della nostra nazione. Per molti versi, Donald Trump è un uomo poco serio. Ma le conseguenze di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sono estremamente serie. Considerate non solo il caos e la calamità quando era in carica, ma anche la gravità di ciò che è accaduto da quando ha perso le ultime elezioni. Donald Trump ha cercato di cancellare i vostri voti. Quando ha fallito, ha mandato una folla armata al Campidoglio degli Stati Uniti che ha aggredito le forze dell'ordine. Quando i politici del suo stesso partito lo hanno pregato di richiamare la folla e di mandare i soccorsi, lui ha fatto il contrario. Ha alimentato le fiamme. E ora, per una serie di crimini completamente diversi, è stato dichiarato colpevole di frode da una giuria di americani comuni. E separatamente, è stato ritenuto responsabile di aver commesso abusi sessuali. E considerate cosa intende fare se gli diamo di nuovo il potere. Considerate la sua esplicita intenzione di liberare gli estremisti violenti che hanno assalito gli agenti delle forze dell'ordine al Campidoglio. La sua esplicita intenzione di incarcerare giornalisti, oppositori politici, chiunque egli consideri un nemico. La sua esplicita intenzione di schierare i nostri militari in servizio attivo contro i nostri stessi cittadini. Considerate il potere che avrà, soprattutto dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena stabilito che sarà immune da procedimenti penali. Immaginate Donald Trump senza freni. Come userebbe gli immensi poteri della presidenza degli Stati Uniti. Non per migliorare la vostra vita. Non per rafforzare la nostra sicurezza nazionale. Ma per servire l'unico cliente che abbia mai avuto: se stesso. E sappiamo come sarebbe un secondo mandato di Trump. È tutto scritto nel “Progetto 2025”. Scritto dai suoi più stretti consiglieri. E il suo scopo è quello di riportare il nostro Paese nel passato. Ma l'America non tornerà indietro! Non torneremo a quando Donald Trump ha cercato di tagliare la Sicurezza Sociale e il Medicare. Non torneremo a quando ha cercato di eliminare l'Affordable Care Act. Quando le compagnie assicurative potevano rifiutare le persone con malattie preesistenti. Non gli permetteremo di eliminare il Dipartimento dell'Istruzione che finanzia le nostre scuole pubbliche. Non gli permetteremo di porre fine a programmi come Head Start, che forniscono assistenza prescolare e all'infanzia. America, non torneremo indietro. Stiamo tracciando una nuova strada per il futuro. In avanti, verso un futuro con una classe media forte e in crescita. Perché sappiamo che una classe media forte è sempre stata cruciale per il successo dell'America. E costruire questa classe media sarà un obiettivo distintivo della mia presidenza. È una questione personale per me. La classe media è il luogo da cui provengo. Mia madre teneva un bilancio rigoroso. Vivevamo entro le nostre possibilità e tuttavia non mancavamo quasi di nulla. E (mia madre) si aspettava che sfruttassimo al massimo le opportunità che ci venivano offerte. E che fossimo grati per averle avute. Perché le opportunità non sono disponibili per tutti. Ecco perché creeremo quella che io chiamo “economia delle opportunità”. Un'economia delle opportunità in cui tutti abbiano la possibilità di competere e di avere successo. Sia che si viva in una zona rurale, in un piccolo paese o in una grande città. In qualità di Presidente, riunirò i lavoratori e le lavoratrici, i piccoli imprenditori e le aziende americane per creare posti di lavoro, far crescere la nostra economia e abbassare il costo delle necessità quotidiane, come l'assistenza sanitaria, la casa e i generi alimentari. Garantiremo l'accesso al capitale ai proprietari di piccole imprese, agli imprenditori e ai fondatori. Metteremo fine alla carenza di alloggi in America e proteggeremo la Social Security e Medicare. Confrontate tutto questo con Donald Trump. Non combatte per la classe media. Combatte invece per se stesso e per i suoi amici miliardari. Darà loro un'altra serie di sgravi fiscali, che aggiungeranno 5.000 miliardi di dollari al debito nazionale. Il tutto mentre intende promulgare quella che, di fatto, è un'imposta nazionale sulle vendite - chiamatela tassa Trump - che farebbe aumentare i prezzi per le famiglie della classe media di quasi 4.000 dollari all'anno. Ebbene, invece di un aumento delle tasse di Trump, approveremo una riduzione delle tasse per la classe media di cui beneficeranno più di 100 milioni di americani. Amici, credo che l'America non possa essere veramente prospera se gli americani non sono pienamente in grado di prendere decisioni sulla propria vita. Soprattutto per quanto riguarda le questioni di cuore e di casa. Ma stasera, troppe donne in America non sono in grado di prendere queste decisioni. Chiariamo come siamo arrivati a questo punto. Donald Trump ha scelto i membri della Corte Suprema degli Stati Uniti per togliere la libertà riproduttiva. E ora se ne vanta. Le sue parole: “L'ho fatto, e sono orgoglioso di averlo fatto”. Fine della citazione. Negli ultimi due anni ho viaggiato per il nostro Paese e le donne mi hanno raccontato le loro storie. Mariti e padri hanno condiviso le loro. Storie di donne che abortiscono in un parcheggio, che si procurano la sepsi, che perdono la possibilità di avere di nuovo figli. Tutto questo perché i medici hanno paura di finire in galera per essersi presi cura dei loro pazienti. Coppie che stavano cercando di far crescere la propria famiglia, escluse nel bel mezzo dei trattamenti di fecondazione in vitro. Bambini sopravvissuti a violenze sessuali, potenzialmente costretti a portare a termine la gravidanza. Questo è ciò che sta accadendo nel nostro Paese a causa di Donald Trump. E sappiate che non ha ancora finito. Come parte del suo programma, lui e i suoi alleati vorrebbero limitare l'accesso al controllo delle nascite, vietare l'aborto farmacologico e promulgare un divieto di aborto a livello nazionale, con o senza il Congresso. E, sentite questa, ha intenzione di creare un coordinatore nazionale antiabortista e di costringere gli Stati a riferire sugli aborti delle donne. In poche parole: sono fuori di testa. E c'è da chiedersi: perché esattamente non si fidano delle donne? Beh, noi ci fidiamo delle donne. E quando il Congresso approverà una legge per ripristinare la libertà riproduttiva, come Presidente degli Stati Uniti, la firmerò con orgoglio. In queste elezioni sono in gioco molte altre libertà fondamentali. La libertà di vivere al sicuro dalla violenza delle armi - nelle nostre scuole, nelle nostre comunità e nei luoghi di culto - la libertà di amare chi si ama apertamente e con orgoglio. La libertà di respirare aria pulita, bere acqua pulita e vivere liberi dall'inquinamento che alimenta la crisi climatica. E la libertà che sblocca tutte le altre: la libertà di votare. Con queste elezioni abbiamo finalmente l'opportunità di approvare il John Lewis Voting Rights Act e il Freedom to Vote Act. E voglio essere chiaro: dopo decenni trascorsi nelle forze dell'ordine, conosco l'importanza della sicurezza, soprattutto al confine. L'anno scorso, Joe e io abbiamo riunito democratici e repubblicani conservatori per scrivere la legge sulle frontiere più forte degli ultimi decenni. La Border Patrol l'ha approvata, ma Donald Trump ritiene che un accordo sui confini danneggerebbe la sua campagna elettorale. Perciò ha ordinato ai suoi alleati al Congresso di bloccare l'accordo. Ebbene, mi rifiuto di giocare a fare politica con la nostra sicurezza. Ecco la mia promessa per voi: come Presidente, riporterò la proposta di legge bipartisan per la sicurezza delle frontiere che lui ha ucciso. E la trasformerò in legge. So che possiamo essere all'altezza della nostra orgogliosa eredità di nazione di immigrati e riformare il nostro sistema d'immigrazione in crisi. Possiamo creare un percorso di cittadinanza guadagnato e rendere sicuro il nostro confine. America, dobbiamo anche essere fermi nel promuovere la nostra sicurezza e i nostri valori all'estero. Come Vicepresidente, ho affrontato le minacce alla nostra sicurezza, ho negoziato con i leader stranieri, ho rafforzato le nostre alleanze e mi sono impegnata con le nostre coraggiose truppe all'estero. Come Comandante in capo, farò in modo che l'America abbia sempre la forza di combattimento più forte e letale del mondo. Adempirò all'obbligo sacro di prenderci cura delle nostre truppe e delle loro famiglie. Onorerò sempre e non denigrerò mai il loro servizio e il loro sacrificio. Mi assicurerò che guidiamo il mondo verso il futuro nello spazio e nell'intelligenza artificiale, che l'America - e non la Cina - vinca la competizione per il 21° secolo e che rafforziamo - e non abdichiamo - la nostra leadership globale. Trump, invece, ha minacciato di abbandonare la NATO. Ha incoraggiato Putin a invadere i nostri alleati, ha aiutato la Russia a “fare quello che diavolo vuole”. Cinque giorni prima che la Russia attaccasse l'Ucraina, ho incontrato il Presidente Zelensky per avvertirlo del piano di invasione della Russia. Ho contribuito a mobilitare una risposta globale - oltre 50 Paesi - per respingere l'aggressione di Putin. E come Presidente, sarò al fianco dell'Ucraina e dei nostri alleati della NATO. Per quanto riguarda la guerra a Gaza, il Presidente Biden e io stiamo lavorando 24 ore su 24 perché è il momento di trovare un accordo con gli ostaggi e un cessate il fuoco. Voglio essere chiaro: sosterrò sempre il diritto di Israele a difendersi e farò in modo che Israele abbia la capacità di difendersi perché il popolo di Israele non deve mai più affrontare l'orrore che l'organizzazione terroristica Hamas ha causato il 7 ottobre. Comprese indicibili violenze sessuali e il massacro di giovani a un festival musicale. Allo stesso tempo, ciò che è accaduto a Gaza negli ultimi 10 mesi è devastante. Tante vite innocenti perse. Persone disperate e affamate che fuggono per salvarsi, ancora e ancora. L'entità della sofferenza è straziante. Il Presidente Biden e io stiamo lavorando per porre fine a questa guerra in modo che - Israele sia al sicuro - gli ostaggi siano liberati - le sofferenze a Gaza finiscano - e il popolo palestinese possa realizzare il suo diritto alla dignità, alla sicurezza, alla libertà e all'autodeterminazione. E sappiate questo: non esiterò mai a intraprendere qualsiasi azione necessaria per difendere le nostre forze e i nostri interessi dall'Iran e dai terroristi sostenuti dall'Iran. E non mi accoderò a tiranni e dittatori come Kim-Jong-Un, che fanno il tifo per Trump. Perché sanno che è facile da manipolare con lusinghe e favori. Loro sanno che Trump non riterrà gli autocrati responsabili, perché vuole essere un autocrate. Come Presidente, non esiterò mai a difendere la sicurezza e gli ideali dell'America. Perché, nella lotta senza quartiere tra democrazia e tirannia, so da che parte stare e a che parte appartengono gli Stati Uniti d'America. Amici americani, amo il nostro Paese con tutto il cuore. Ovunque vada, in tutti quelli che incontro, vedo una nazione pronta ad andare avanti, pronta per il prossimo passo nell'incredibile viaggio che è l'America. Vedo un'America in cui teniamo fede all'impavida convinzione che ha costruito la nostra nazione. Che ha ispirato il mondo. Che qui, in questo Paese, tutto è possibile, niente è fuori portata. Un'America in cui ci prendiamo cura l'uno dell'altro, ci preoccupiamo l'uno dell'altro e riconosciamo che abbiamo molto più in comune di ciò che ci separa. Che nessuno di noi deve fallire perché tutti noi abbiamo successo! E che l'unione fa la forza! I nostri avversari in questa corsa sono là fuori, ogni giorno, a denigrare l'America, a parlare di quanto tutto sia terribile. Beh, mia madre aveva un'altra lezione da impartire: non lasciare mai che qualcuno ti dica chi sei. Tu devi mostrargli chi sei! America, mostriamoci l'un l'altro - e al mondo - chi siamo e cosa rappresentiamo. Libertà. Opportunità. Compassione. Dignità. Equità. E possibilità senza fine. Siamo gli eredi della più grande democrazia della storia del mondo. E a nome dei nostri figli e nipoti e di tutti coloro che hanno sacrificato così tanto per la nostra libertà, dobbiamo essere degni di questo momento. Ora tocca a noi fare quello che hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto. Guidati dall'ottimismo e dalla fede, dobbiamo lottare per questo Paese che amiamo, per gli ideali che ci stanno a cuore e per sostenere l'enorme responsabilità che deriva dal più grande privilegio sulla Terra. Il privilegio e l'orgoglio di essere americani! Quindi, scendiamo in campo e combattiamo per questo! Scendiamo in campo e votiamo per questo! E insieme, scriviamo il prossimo grande capitolo della storia più straordinaria mai raccontata! Grazie. Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d'America". ---------------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

56,744 views • 2 years ago

🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni. Barack #Obama. Buona lettura, buona visione. --------------------------------------------------------- "Ciao, Chicago! È bello essere a casa. Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama... Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile. Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris. Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente. A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità. Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno. In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto. In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi. E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese. La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico. Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia. Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli. E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice: Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme? Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno. Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso. La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita. Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto. È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore. L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore. Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris. E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano. Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano. Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria. Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani. Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz. Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori. Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere. Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione. Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi. Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi. Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive. Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori. Kamala sarà quel presidente. Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono. Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri. Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre. Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi. Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare. Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo. Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi. È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela. Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani. So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro. Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli. Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre. Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio. Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti. In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi. Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato. Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero. Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America". --------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità nel tempo. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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