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“Prendo un coltello e l’ammazzo” è la frase rivolta a jimmyghione e al suo cameraman, dal barista che non emette lo scontrino fiscale al bar dell’Agenzia delle Entrate. Al link il video dell’aggressione: #striscialanotizia #JimmyGhione #Roma

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.Massimo Cacciari continua con questa lagna: “le sanzioni non funzionano, fanno male solo a noi”. È una frase comoda. Ma è falsa. Le sanzioni non hanno “fermato la guerra” perché nessuno strumento economico, da solo, ferma un regime che ha scelto di bruciare uomini, bilancio pubblico e futuro industriale pur di continuare un’invasione. Ma dire che “non funzionano” è propaganda travestita da disincanto. La dipendenza UE dal gas russo è scesa dal 45% delle importazioni al 12% nel 2025. Il carbone russo è stato eliminato. Il petrolio russo verso l’UE è passato dal 27% di inizio 2022 al 2%. Questi non sono slogan: sono numeri della Commissione europea. Eurostat dice la stessa cosa: la quota russa nel petrolio importato dall’UE è crollata dal 29% nel primo trimestre 2021 all’1% nel quarto trimestre 2025. Sul gas via tubo, dal 45% al 16%. Poi c’è la Russia reale, non quella raccontata nei salotti italiani da persone che si parlano addosso ignorando i fatti e da giornalisti compiacenti come Corrado Formigli Reuters ha scritto che l’economia russa è scesa a circa l’1% di crescita nel 2025, dopo il 4,9% del 2024, e che nel primo trimestre 2026 è arrivata una contrazione. La stessa Reuters riporta deficit regionali in aumento, profitti aziendali giù di quasi il 30% e spese legate alla guerra che pesano sui bilanci locali. La Banca centrale russa tiene ancora il tasso chiave al 14,5%. Non è esattamente il quadro di un’economia serena. La stessa banca centrale parla di aspettative d’inflazione elevate e domanda che rallenta. Il punto serio è un altro: le sanzioni sono incomplete, aggirate, applicate male. La flotta ombra russa, triangolazioni, assicurazioni opache, India, Cina, Emirati e Hong Kong hanno permesso a Mosca di salvare una parte delle entrate. CREA infatti critica il price cap perché troppo debole e troppo poco applicato: con enforcement pieno a 44,1 dollari al barile, nel solo marzo 2026 le entrate russe sarebbero state tagliate del 42%. Le sanzioni funzionano quando sono serie, coordinate e fatte rispettare. Funzionano meno quando lasci buchi enormi e poi fai finta che il problema sia lo strumento, non chi lo sabota o lo applica a metà. Dire che “vanno tutte contro di noi” è il solito ribaltamento: i costi energetici europei non nascono dalle sanzioni, nascono dall’invasione russa e dal ricatto energetico russo. L’Europa ha pagato caro perché per anni ha comprato sicurezza immaginaria da Mosca. Le sanzioni sono state il prezzo tardivo per uscire da quella dipendenza. Cacciari chiama realismo quello che spesso è solo la sua propaganda ignorante di un signore che non sa di cosa parla

Fabio Lazza

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