正在加载视频...

视频加载失败

🔴 Puntata speciale interamente dedicata al conflitto in Medio Oriente. #PresaDiretta in una serata evento punta i riflettori su Gaza con ben 160 minuti di immagini, reportage e analisi. 📌 QUESTA SERA dalle 20:30 su #Rai3.

18,236 次观看 • 10 个月前 •via X (Twitter)

0 条评论

暂无评论

原始帖子的评论将显示在这里

相关视频

Giro questa clip all’Ufficio Inchieste FIGC Ufficio Inchieste FIGC, sperando che venga chiamato a spiegare l’arbitro #Guida, tanto timoroso di prendere decisioni che possano impedire ai suoi familiari di girare per shopping o di andare a prendere a scuola i tre figli. Cosa avrebbe visto per dare un rigore così “RIDICOLO” in un millisecondo? Dalla Ref Cam si vede solo una gran voglia di prenderla, questa cazzo di decisione. Decisione che poi, non è che ci aspettassimo che Di Paolo — quello del mani di Pulisic a Genova, del rigore di Pavlovic negato alla Lazio, del rigore Thuram-Pavlovic con sparizione dell’audiovar, del rigore comico su Gimenez in Milan-Fiorentina — revocasse, come è successo diverse volte all’Inter, questo scempio.E ci mancherebbe che Doveri ,quello che non sanzionò un fallo,quello si evidente di Soriano su Perisic,e consegno lo Scempionato 2022 al milan,lo aiutasse a revocarlo. Noi, che siamo abituati a “pensar male”, pensiamo, appunto, che la decisione di aiutare una concorrente dell’Inter ⭐⭐ al titolo sia una decisione gradita nei dintorni di Torre Annunziata. Eh sì, perché il sospetto che le regole d’ingaggio di “Rocchi e i suoi Fratelli” siano semplicemente quelle di METTERE I BASTONI FRA LE RUOTE A UN’UNICA SQUADRA E IMPEDIRLE DI ARRIVARE AL TITOLO è tutt’altro che campato in aria. Il resto è: “vinca chi vinca”. Maurizio Pistocchi Paolo Ziliani

Felix Magath bistellato l'azzittatore

39,454 次观看 • 7 个月前

A chi strilla che il Governo italiano non ha mosso un dito per la Palestina, ricordo che: • l'Italia e' stato il primo paese per aiuti umanitari nella striscia di Gaza • abbiamo curato piu' di 200 bambini e accolto oltre 1.200 persone • spedito 300 tonnellate di aiuti alimentari e sanitari • inviato una nave militare-ospedale per curare i feriti in loco e inviato altre navi per scortare gli Italiani imbarcati nella flotilla. Chiedo quale altra nazione abbia fatto altrettanto. A chi ci dice che non abbiamo preso una posizione politica chiara e che saremmo "complici del genocidio" e che avremmo "le mani sporche di sangue", aizzando così in maniera irresponsabile matti e delinquenti, ricordo che la proposta del governo italiano di risoluzione del conflitto tra Israele ed Hamas (alla base della proposta di pace di Trump) consiste in: • liberazione della striscia di Gaza dalla presenza di Hamas • riconsegna delle armi • un piano per la ricostruzione della Palestina • l'impegno di Israele a ritirarsi da Gaza • rilascio immediato degli ostaggi • amnistia per i membri di Hamas che desisteranno e collaboreranno in questo percorso • governo tecnico palestinese, con una riforma dell'Autorita' nazionale palestinese che permetta davvero di riprendere il governo della striscia e costruire un percorso di autodeterminazione di quel popolo • l'impegno di Israele a non annettere ne' Gaza ne' la Cisgiordania. Questo è quello che abbiamo fatto e che proponiamo noi. Questa proposta non piace guarda caso ad Hamas e all'ala più dura del governo israeliano. Purtroppo non piace neppure a pd, m5s e avs che oggi in Aula non ce l'hanno votata, chissà perchè. L'opposizione, la cgil e i centri sociali che cosa vogliono? Che le nostre navi sfondino il blocco navale israeliano e che ci facciano entrare in guerra? E dal momento in cui non dovessimo obbedire a tali diktat, minacciano di spaccare e bloccare tutto. Vi è chiaro adesso il ricatto al popolo e al governo italiano? D'altra parte, che fosse una iniziativa politica violenta e non umanitaria noi lo avevamo capito già da tempo, ma oggi un parlamentare dei 5 stelle ce lo ha detto in faccia. Rispetto per chi, in buona fede e per empatia nei confronti dei palestinesi ha manifestato pacificamente negli ultimi giorni, ma la realtà è questa. Mi auguro che la sinistra adesso la smetta, perchè quando si appicca un incendio non si sa mai come andrà a finire e se si riuscirà a spegnerlo.

Rossano Sasso

19,939 次观看 • 10 个月前

🚨🪖🇺🇸🇮🇷 "HELP IS ON THE WAY" Facciamo una cosa. Senza impegno, fra una notizia e l'altra, pubblicherò gli aggiornamenti più interessanti dei trasferimenti di asset verso il Medio Oriente. Iniziamo da questo: gli Stati Uniti stanno dispiegando 6 E-3 AWACS in Europa come fase di transito prima di un probabile trasferimento in Medio Oriente. Non ho mai amato gli OSINT che parlano un linguaggio troppo tecnico, incomprensibile ai più. Allora tenterò di spiegare la situazione nella maniera più semplice possibile. In questo caso abbiamo un grande aereo capace di fare da occhi e cervello nel cielo. Questo aereo può vedere altri velivoli, droni o missili a più di 320 km di distanza. Al suo interno, operatori specializzati agiscono come fossero una torre di controllo volante: monitorano lo spazio aereo, avvisano se arriva un pericolo, dicono ai caccia dov’è meglio andare. L’E-3 è insomma una sorta di direttore d’orchestra. Senza di lui la musica della guerra può risultare caotica, andare fuori tempo. Ora, la domanda che i lettori del Blog conoscono bene: perché è importante? Perché dispiegare ben 6 esemplari di questi aerei in Iran invia un messaggio potente. Ricordiamo: l’Iran non è Gaza, non è il Libano. È un Paese vastissimo. Secondo la dottrina NATO, soltanto per coprire la costa meridionale e il confine occidentale, gli Stati Uniti hanno bisogno di dispiegare almeno quattro velivoli E-3 AWACS. Qui ne abbiamo potenzialmente 6. Capite bene che un movimento del genere suggerisce la preparazione a una campagna imponente. Vi terrò aggiornati in risposta a questo primo post. Il nome per questa rubrica improvvisata è scontato: "HELP IS ON THE WAY". Ps: chi apprezza il mio impegno, può sostenerlo in tre modi. 1) Iscrivendosi al Blog: 2) Scaricando l'app iPhone (soluzione consigliata nel caso dovessimo trovarci nella condizione di aprire una diretta): 3) Per chi è già a bordo, attraverso una donazione: E grazie a tutti, come sempre.

Dario D'Angelo

54,629 次观看 • 6 个月前

🚨🪖🇺🇸 Si può discutere sul fatto che le sue idee e i suoi modi servissero sempre al meglio le cause che più aveva a cuore. O se invece non si rivelassero alle volte controproducenti. Ma nessuno può dubitare del fatto che Lindsey Graham sia stato uno dei più grandi sostenitori dell’idea di Occidente in America. Per capire basta poco: basta osservare le reazioni che arrivano in questi minuti, alla notizia della sua morte improvvisa, da Ucraina e Israele. Paesi alle prese con situazioni e pericoli diversi, ma accomunati da minacce di natura esistenziale e da un diffuso desiderio di vivere in pace, senza doversi preoccupare di chi vorrebbe cancellarli dalle mappe, oggi come ieri. Si può dire in questo senso che il senatore repubblicano sia morto da vivo. Era appena tornato dalla sua decima visita in Ucraina. E col suo modo di fare scenico, affinato in anni e anni di interazioni coi media, aveva annunciato che “circa 30 minuti fa, abbiamo raggiunto un accordo con la Casa Bianca su una versione del disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia”, che una volta approvato avrebbe a suo dire fornito al presidente Trump “gli strumenti necessari per contribuire a porre fine a questa guerra”. Vibrazioni simili si avvertono in questi minuti anche fra Tel Aviv e Gerusalemme, dov’è chiara la percezione di aver perso il più grande amico di Israele al Congresso. È il segno dei tempi, ma anche un colpo improvviso che affliggerà ulteriormente lo stato di una “special relationship” già ai minimi termini come quella fra Stati Uniti e Israele. No, Graham non era un santo, era un personaggio controverso. Al di là delle posizioni politiche, su cui ognuno di voi avrà le proprie idee, i suoi modi potevano diventare alle volte bruschi, tradendo a tratti anche una certa arroganza. Chiedere per capire a Mette Frederiksen. Pochi mesi fa, in una stanza della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco - forum di cui Graham era ormai un veterano, ricevendo ogni anno un’accoglienza da star - venne apostrofata dal senatore repubblicano con l’espressione “piccola signora”, durante uno sfogo sul futuro della Groenlandia che non poteva certo trovare d’accordo il primo ministro danese. Graham era anche questo: capace di grandi sfuriate, ma un attimo dopo di sfoggiare il caldo sorriso tipico della gente del South Carolina. Non ha visto esaudito il desiderio di sopravvivere al regime iraniano ma se n’è andato nelle ore in cui gli Stati Uniti sono tornati a indebolirlo con nuovi raid aerei. È impossibile sopravvalutare l’influenza che ha esercitato dietro le quinte su Donald Trump, lo stesso leader che prima aveva osteggiato, poi definito “il più grande di tutti i presidenti”, una sorta di “Reagan Plus”, Reagan all’ennesima potenza. Se un po’ ho imparato a conoscere il modo di vivere l’amicizia di Trump, non sarei sorpreso se nelle prossime ore il presidente USA decidesse di “onorare” la memoria di Graham con un’azione spettacolare in Iran. Un assalto a Kharg Island, l’uccisione di un alto esponente del regime, un intenso bombardamento dalle parti Hormuz: non so dire cosa esattamente, ma per quanto irrazionale possa sembrare, mi aspetto una Casa Bianca più aggressiva - almeno nel breve termine - proprio “in memoria” di Graham. Chiudo con una piccola nota storica: se ne va l’ultimo dei “tre amigos”. Erano Graham, John McCain e il democratico (poi indipendente) Joe Lieberman: un terzetto famoso per collaborare su leggi destinate ad avere un forte impatto sulla politica estera statunitense. Una volta fu proprio McCain a raccontare come tutto ebbe inizio. Durante la spinta per l’impeachment dell’allora presidente Clinton, Graham - allora membro della Camera - stava presentando il caso ai senatori e secondo il racconto di McCain, “in un’occasione tra le più solenni, disse: ‘Sa, dalle mie parti, qualunque uomo che chiami una donna alle 2 del mattino non ha buone intenzioni’. Capii subito che Lindsey Graham era una persona con cui volevo passare del tempo”. Nemmeno la politica riuscì nell’impresa di dividerli: quando McCain espresse il voto decisivo contro una proposta di legge presentata proprio da Graham per riformare l’Affordable Care Act, affossando le possibilità repubblicane di abolire l’Obamacare, molti si chiesero se la loro amicizia avrebbe retto alla tempesta. A rispondere fu proprio Graham: “È uno dei miei amici più cari al mondo, e John McCain può fare quello che diavolo vuole: si è guadagnato questo diritto. A qualunque americano abbia un problema con il voto di John McCain, posso solo dire questo: John McCain era disposto a morire per questo Paese, e può votare come vuole. Per me non cambia nulla”. Anche in questo senso la sua morte rappresenta la fine di un’era. Il Congresso è da tempo un posto molto diverso da quello che è stato per decenni. La sua assenza, nei corridoi di Capitol Hill, si avvertirà nitidamente. Se hai apprezzato questo pezzo, ti chiedo di premiare il mio impegno. Iscriviti al Blog. Puoi farlo con un semplice clic: Ps: se leggi da iPhone non dimenticare di scaricare l’app del Blog cliccando qui: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

88,235 次观看 • 1 个月前

In foto c’è Ahmad al Amur seduto tra sua madre e sua sorella. Nel video c’è un attacco in Cisgiordania che inaugura un metodo nuovo. Alle otto e mezza il colono-tiktoker guida altri 13 uomini mascherati in una spedizione punitiva a Jinba. Aziz, il papà di Ahmad, è la vittima scelta a caso. Perché la sua casa è la prima che incontri quando arrivi da fuori. Aziz si prende una bastonata in testa e sviene. Suo figlio maggiore interviene ma gli rompono un braccio. Si affaccia Ahmad, quindicenne, si prende anche lui una botta in testa e cade a terra sanguinante. Fin qui, è una spedizione brutale, ma non è diversa da altre prima di questa. La parte più rilevante della storia viene dopo: la madre di Ahmad è in ansia, vuole portare i suoi famigliari all’ospedale. Da Jinba contattano le autorità, che sono quelle dell’amministrazione militare. Dopo, assistono a questa scena: gli aggressori montano sui pick up e risalgono fino all’insediamento. Poi scendono, fanno un breve stop alla base militare di fronte a Jinba, e da lì tornano nel villaggio palestinese. La telefonata all’esercito per chiedere aiuto partita da Jinba è stata reindirizzata ai telefonini degli aggressori, che hanno preso le auto, sono tornati a casa, hanno chiamato gli altri, sono passati dalla base militare per togliersi gli abiti civili e indossare la divisa, e sono tornati a Jinba. Tra loro c’è sempre il colono-tiktoker, la differenza è che nel primo attacco che ha guidato erano in 14 e adesso – con le uniformi – sono in 100. La sovrapposizione tra coloni e militari è un effetto collaterale della guerra a Gaza: da quando i soldati professionisti sono quasi tutti nella Striscia, i coloni di qui hanno indossato l’uniforme e sono diventati i riservisti che presidiano la Cisgiordania occupata. I coloni vestiti da soldati spaccano i televisori e i pannelli solari con un martello. Spaccano pure la campanella della piccola scuola di Jinba. Prendono i vestiti dagli armadi e li buttano nella sabbia. Radunano il cibo dalle dispense delle case, ne fanno un grande mucchio a terra, e lo mescolano con i fertilizzanti velenosi e le medicine delle pecore. Si ascolta nella puntata 754 di Stories, Chora Media

Cecilia Sala

91,814 次观看 • 1 年前