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Quello che, pochi istanti fa, è andato in onda a Tagadà è sconcertante. E lo è persino per un collezionista di figuracce come Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri, incalzato dalla conduttrice Tiziana Panella sull'ironia che lo insegue da settimane per aver consigliato agli italiani negli Emirati di "non...

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Julian Assange, con quella faccia da hacker stanco e lo sguardo di chi ha visto più menzogne di quante una mente sana possa sopportare, non ha detto una cosa: ha detto la verità. La verità che i salotti televisivi non vogliono, che i telegiornali servili nascondono dietro titoli in maiuscolo, che i giornalisti con lo stipendio pagato dal governo travestono da “inchieste”. La verità è che la guerra non comincia coi fucili, ma con le penne. E da almeno cinquant’anni, se non da sempre, le redazioni sono i veri centri di comando. Ogni bomba sganciata in Iraq, ogni drone su Gaza, ogni “missione di pace” in Afghanistan, ha avuto il via libera morale prima sui media servi di regime, poi al Pentagono. Perché la gente, povera illusa, va in guerra solo quando la convinci che c’è un nemico. E i nemici si creano a tavolino, con un buon titolo, una foto strappalacrime, e un esperto in studio che finge imparzialità. Assange ci ha mostrato tutto questo, e lo hanno rinchiuso. Non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha svelato. Perché in un mondo di menzogne, dire la verità è l’unico vero crimine. E l'informazione? Peggio delle armi. Perché le armi uccidono i corpi, ma i media uccidono la coscienza. Hanno convinto intere generazioni che la NATO è pace, che l’Unione Europea è progresso, che Zelensky è Churchill e Draghi è Dio. E invece sono burattini con la lacca, servi del potere che si nutrono di consenso manipolato. Sì, ci sono giornalisti coraggiosi. Ma sono la minoranza silenziosa in un esercito di prostituti dell’informazione, che si vendono ogni giorno al miglior padrone. E la domanda di Assange – se il mondo non sarebbe migliore senza i media – è scomoda, radicale, urgente. Perché la vera guerra non è in Ucraina o in Medio Oriente. È sotto casa tua, nel cervello di chi accende la TV e spegne il cervello. E finché non spegniamo quella TV, continueremo a votare guerre pensando di votare la pace. ©Sabrina F. 👇👇👇

Sabrina F.

12,971 次观看 • 1 年前

#Bersani: “... da una figura (N.d.R. #Bartolozzi) che non deve fare campagna elettorale, non è che in campagna elettorale. Questa è la capa di gabinetto del Ministero della Giustizia. Poi andremo a capire chi comanda in quel ministero lì. Che sarà ora di capire chi comanda in quel ministero lì.” #Sallusti: “Però lei Bersani non si è scandalizzato quando un altro servitore dello Stato, per esempio il dottor #Gratteri non è l'unico, e e che non dovrebbe essere in campagna elettorale perché è il capo di una procura, e e ha detto che chi vota Si è assimilabile ai mafiosi...” #Bersani: “Nooooo...” #Sallusti: “... a a ai piduisti.” #Bersani: “Noooooo. Non ha detto questo.” #Sallusti: “E tutto quanto. Lei non si è scandalizzato.” #Bersani: “Noooo. Non ha detto questo.” #Sallusti: “Ehhhh non ha detto.” #Bersani: “No...” #Sallusti: “Eh, non ha detto.” #Bersani: “No, no, no.” #Sallusti: “E certo, non ha detto...” #Bersani: “Ha detto una cosa...” #Sallusti: “No, no, no.” #Bersani: “... forse può essere urtante. Non ha detto che chi vota Si è mafioso. Ha detto che si aspetta che i mafiosi votino Si.” #Sallusti: “E' come i mafiosi” #Bersani: “Cioè è una roba un po' diversa.” #Floiris: “Filologicamente differente aspettate, però.” #Sallusti: “Ha detto che chi vota No...” #Floris: “Vi porto sulle ragioni...” #Sallusti: “Ha detto chi vota No è una persona perbene” #Floris: “Allora questo pure l'ha detto. E' indubbio...” #Sallusti: “Ha detto che chi vota No è una persona perbene. Chi chi vota Si... ah” #dimartedì #dimartedi #referendum #referendumgiustizia #IoVotoNo #IoVotoSi

𝚁𝚒𝚌𝚌𝚊𝚛𝚍𝚘 𝙳𝚎𝚒𝚊𝚜

20,912 次观看 • 3 个月前

La Global Sumud Flotilla è stata intercettata dall’esercito israeliano Gli abbordaggi richiederanno ancora tempo, ma tutti gli equipaggi sono in posizione, pronti a favorire le operazioni. Non è un imprevisto, era previsto: da mesi si sono esercitati anche per questo. Perché non sono esagitati, non sono avventurieri in gita: sono donne e uomini che rappresentano la parte migliore di questo mondo, quella che crede nel valore delle missioni civili e della non violenza. La Global Sumud Flotilla aveva due obiettivi dichiarati. Il primo: aprire gli occhi del mondo su Gaza, sottolineando la complicità dei governi che da anni tollerano e sostengono il blocco mentre si consuma un genocidio. Questo obiettivo è stato raggiunto. Oggi nessuno può più dire di non sapere, nessuno può più nascondersi dietro il silenzio. Gaza è diventata il termometro dell’umanità e della democrazia: lo specchio di un mondo in cui la forza piega la legge e il diritto internazionale viene trattato come un ostacolo. Il secondo obiettivo era aprire un canale umanitario permanente. Questo, per ora, è fallito a metà. Il mondo sa che Gaza ha fame, che Gaza ha bisogno di cure, e ha ascoltato i governi — come quello italiano — mentire, balbettare di corridoi umanitari che esistono solo nelle dichiarazioni, che non sfamano e non curano. È bene dirlo con chiarezza: quella della Global Sumud Flotilla è una missione politica. Non c’è nulla di più politico che liberare gli oppressi, salvare i bambini, sfamare gli affamati. La politica non è fatta solo di palazzi e di trattative: è anche decidere di stare dalla parte della vita. La missione in mare è finita. Ma la missione continua a terra, con chi non si arrende e con chi chiede di bloccare tutto finché i governi non saranno costretti a guardare Gaza negli occhi. Perché la verità, stanotte, è passata comunque. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

16,938 次观看 • 9 个月前

Bellissima riflessione e parole meravigliose sulla persona che è Helena scritto da ✨Ele Luna🌙 ❤️ Condivido anche le virgole. #Helena #helevier 🫶 Stavo pensando proprio l'altro giorno a Helena e a quanto sia pazzesco il percorso che ha fatto. Non sono una che non si impressiona facilmente, ma la sua storia mi tocca davvero nel profondo. ​Pensate da dove è partita. Ha vissuto un passato che avrebbe spezzato chiunque: l’abbandono dei genitori, quella sensazione di non essere mai "abbastanza" per chi avrebbe dovuto amarti di più, e poi quegli amori sbagliati che non hanno fatto altro che scavare altre ferite. Eppure, guarda dove è oggi. Invece di chiudersi, ha scelto di fiorire. ​È incredibile come il destino abbia scelto proprio quella Casa per regalarle la svolta. Trovare lì l’amore della sua vita, quel ragazzo che sembra quasi un premio per tutto il dolore che ha patito prima... è come se il cerchio si fosse finalmente chiuso. Lui è la sua ancora, la dimostrazione che dopo tanta tempesta il sole arriva davvero, e spero davvero che questo amore possa ripagarla di ogni lacrima versata. ​Ma la cosa che mi ha lasciato senza parole è stata la sua dignità davanti all'ultima batosta: la perdita del padre. Proprio quando le cose sembravano andare al posto giusto, la vita le ha presentato un altro conto salatissimo. Eppure lei è lì, in piedi. ​Provo un’ammirazione infinita per lei, e per diversi motivi: ​Per come ama: Si vede che ama questo compagno con una dedizione e una purezza rare. ​Per i sacrifici: Non le è stato regalato nulla; ogni obiettivo raggiunto è frutto di una fatica immensa. ​Per la sua resilienza: Ha trasformato la sofferenza in benzina per i suoi sogni. ​È una donna che ha saputo riprendersi la sua vita per i capelli. Guardarla oggi, vedere i traguardi che sta tagliando e la stabilità che si è costruita, mi fa capire che non importa quanto il passato sia stato buio: se hai il cuore di helena, troverai sempre la strada per la luce.

Antonella.Cica★★★ 🦋

18,514 次观看 • 2 个月前

Hakim El Karoui, saggista francese che ha insegnato anche in Tunisia ed Egitto: “Prima della questione palestinese, erano gli Stati arabi coalizzati, nel 1948, per fare la guerra a Israele. Era diventata una questione dei nazionalisti arabi. E poi è arrivata la guerra del '67, hanno perso. Da quella data, gli Arabi non hanno più fatto nulla. Gli Egiziani hanno firmato un accordo nel 1978, 1979. E poi dopo, c'è stata la destabilizzazione del Libano. Prima, c'era stata la destabilizzazione della Giordania e degli Stati della regione, per loro, è molto semplice. I Palestinesi sono un problema. Sono un problema, sono un rischio maggiore che ha quasi distrutto il Libano, che ha distrutto in parte, che ha quasi distrutto la Giordania. Gli Egiziani hanno sempre detto: mai da noi. Dopo, c'è stato a lungo il sostegno dei paesi del Golfo. Si sono ritirati poco a poco. Prima perché hanno avuto la sensazione di essere traditi dai Palestinesi nel 1991, al momento della guerra in Iraq, quando Yasser Arafat aveva preso le parti di Saddam Hussein contro il Kuwait. Dopo, faranno ciò che ci si aspetta da loro, cioè pagheranno la ricostruzione. Sarà più o meno business friendly, la Riviera di Trump o qualcosa di un po' più tradizionale. I diplomatici arabi detestano i Palestinesi perché, per loro, hanno creato solo problemi. Considerano che siano dei bambini viziati, perché si è fatto enormemente per loro. E in effetti, la guerra a Gaza, è molto impressionante, non ha cambiato nulla. Non c'è uno Stato arabo che ha richiamato il suo ambasciatore. Tutti sono in stand-by, tutti guardano e c'è il boss della regione, è Netanyahu. Invece, ciò che è veramente nuovo e molto importante, è che hanno capito che colui che poteva destabilizzare la regione, non era l'Iran. Adesso, è Israele”.

Leonardo Panetta

21,191 次观看 • 9 个月前

Lezioni di Dignità (e di Italiano) al Governo Meloni ​Avete visto quel ragazzo nel video? Sì, quello con la felpa bordeaux che, con la calma di un monaco tibetano e la precisione di un chirurgo, ha smontato pezzo per pezzo l'Onorevole Bignami in diretta nazionale. ​Mentre il Governo è impegnato nel suo sport preferito — lo "Scarica Barile Olimpico" — è arrivato un giovane a ricordarci una cosa che a Palazzo Chigi sembra fantascienza: la responsabilità. ​📷 La Classifica dell'Incapacità (secondo gli slogan) ​In questo governo abbiamo dei veri campioni: ​Salvini: Il re del "Prima gli Italiani", che però non ha ancora capito che gli italiani vorrebbero prima di tutto qualcuno che non faccia tweet ogni volta che scuoce la pasta. ​Meloni: Quella che "contro di noi ci sono le toghe politicizzate". Praticamente, se piove il sabato pomeriggio, è colpa di un giudice di sinistra che ha emesso un'ordinanza contro il sole. ​Bignami: Che nell'immagine lo vediamo difendere l'indifendibile per poi trovarsi a fare la figura del "viggile" che ha sbagliato incrocio quando la realtà dei fatti (quelli veri, non quelli da social) bussa alla porta. ​📷 Un ragazzo contro un esercito di "Sloganisti" ​Vedere questo ragazzo parlare di risultati, di sicurezza e di accoglienza con dati e logica, mentre Bignami cercava disperatamente di interromperlo con la solita domanda a trabocchetto (il classico "E allora il Piddí?"), è stato illuminante. ​È la prova che un grammo di dignità giovanile vale più di un quintale di propaganda di destra. ​📷 Perché dire NO (alla loro incompetenza) ​Questi politici ci chiedono di fidarci, di votare referendum per cambiare la giustizia a loro immagine e somiglianza, ma non sanno gestire nemmeno un confronto in TV senza dare la colpa a qualcuno che c'era dieci anni fa. ​Il messaggio è chiaro: Se un ragazzo in felpa riesce a mettere all'angolo un sottosegretario usando solo la verità, immaginate cosa potrebbe fare un intero Paese se smettesse di credere alle favole di questi maghi dello slogan. ​Meno urla, più fatti. Meno propaganda, più ragazzi così! #24febbraio

"Fabio C". (R.I.A)

110,370 次观看 • 4 个月前

Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.

John Doe

37,587 次观看 • 8 个月前

Da Cuba: “Vedo molta gente di sinistra ripetere come un pappagallo la stupidità colossale che il popolo cubano resiste per volontà. E scusa se sono così diretto, ma se celebri il socialismo, celebri la mia disgrazia. Ecco che affermi che Cuba è un esempio storico di sovranità, resistenza e libertà. No, signore, di che diavolo stai parlando? Tutto questo fa parte di un piccolo gruppo di persone che avevano bisogno di una storia fantastica da vendere come narrativa ufficiale. E se hanno inventato la chiacchiera del cubano rivoluzionario, che è un tema di cui parleremo dopo, ti avverto che né il PCC né il vertice dei dirigenti rappresentano gli interessi reali del popolo. Ma comunque, questa è la mia opinione, quella di qualcuno che vive qui e non trova quella gioia di essere cubano da nessuna parte. Perché un governo che era corrotto fin dall'inizio ha finito per toglierci tutto: la voglia, il coraggio, la terra, la speranza, il pensiero e tutto questo a nome del socialismo, lo stesso che vedo che difendi così ardentemente. Capisci che provo confusione quando ti vedo lì, così idratato, così ben nutrito, parlando di realtà che non conosci. Quindi, di che resistenza mi parli? Di saper sopportare la fame? Di non dormire pensando a cosa diavolo mangerai, mio bambino, domani? Come mi ha detto qualcuno molto coerente una volta: Il socialismo a Cuba non è mai stato il fine, è stato lo strumento scelto dalla dittatura, perché è questo, uno strumento di controllo”.

Leonardo Panetta

13,292 次观看 • 5 个月前