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questa chaotic terrona (affectionate🩵), stai carriando le olimpiadi, facendo scoppiare fegati con tuo figlio, facendo balletti su tiktok, nel tempo libero hai vinto due ori brava

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Eccolo! Ci siamo! Qui, il mio intervento su quanto accade in #Iran, nel 14° episodio del mio podcast #ForumMedioriente. Invito tutti ad agire, a fare quel che è opportuno fare in queste ore per sostenere la popolazione iraniana. I #basij stanno sparando ai manifestanti, i manifestanti stanno dando fuoco alle scuole coraniche. Arresti, sparizioni forzate, impiccagioni. Sono le ultime fasi di un regime spietato che sta cercando di sopravvivere grazie alla indifferenza e sulla passività della comunità internazionale e che compie i suoi orribili crimini a porte chiuse, nel silenzio generale. Noi dobbiamo impedirlo. È un nostro dovere! In Iran non si sta manifestando per il caro vita. È Falso! Vi vogliono far credere che le proteste in Iran siano manifestazioni provocate essenzialmente dalla catasfofe economica in cui da diversi anni è precipitato il paese. È falso! Le proteste sono per abbattere la Repubblica islamica. È un punto di non ritorno. Le donne sono tornate a guidare la rivoluzione. I pasdaran stanno facendo irruzione nei dormitori e hanno aggredito le ragazze trascinandole via e caricandole nei furgoni bianchi. Orrore indicibile! Le manifestazioni anti regime in Iran sono entrate nel sesto giorno, questa volta innescate dai bazari, i mercanti dei bazar, si diffondono in tutte le province dell’Iran. Decine di morti e diverse centinaia di arresti e feriti per l’intervento brutale delle forze di sicurezza della Repubblica islamica. Al momento, le identità e la destinazione dei detenuti rimangono sconosciute. A farne le spese di questa nuova repressione sono in particolare gli studenti tradotti in luoghi sconosciuti. Le forze di sicurezza iraniane hanno fatto irruzione nei dormitori dell'Università Shahid Beheshti, nel nord di Teheran, arrestando almeno due studentesse in relazione alle manifestazioni antigovernative tenutesi nel campus il giorno precedente. Secondo quanto riportato sui social media, le studentesse sarebbero state allontanate con la forza dai locali e portate in una località sconosciuta. Il regime intende sopprimere l'attivismo studentesco e per questo le autorità della Repubblica islamica hanno chiuso le scuole e le università con il pretesto del freddo e quindi della necessità di risparmiare energia. La popolazione iraniana definisce i manifestanti “combattenti per la libertà”. Buon ascolto!

Mariano Giustino

23,665 Aufrufe • vor 7 Monaten

Uno straordinario Lamberto Rimondini espone verità inconfessabili sui sionisti khazari e su Q: «Quando la popolazione si renderà conto che Israele non è uno Stato ebraico ma uno Stato sionista e sta corrompendo, uccidendo, facendo stragi ad uso e consumo proprio, sarà un grande passo avanti. Hanno usato la Shoah come mezzo di occultamento della verità, facendo sentire in colpa il mondo intero per un crimine che loro stessi hanno finanziato ed i veri ebrei ne sono la vittima, ma i finanziatori sono i khazari, che si spacciano per ebrei, è questa la follia.» - C'è una rete globale di patrioti che sta lavorando da almeno 64 anni e che nel tempo ha prodotto quello che molti conoscono come Q. - Q era un ufficio specifico voluto dall'Intelligence USA (NSA), per fare pulizia del mondo corrotto dell'FBI e della CIA. Questo progetto si basa sulla collaborazione della popolazione. - I sionisti khazari (deep state) si rendono conto che questa operazione di Intelligence porta all'individuzione dei doppiogiochisti della CIA e della stessa NSA, pertanto producono controinformazione di regime. Nascono: Qanon, Gesara, Cappelli Bianchi, per trasmettere messaggi tranquillizzanti alla massa: "non vi preoccupate, non fate delle cose perché arriva il salvatore". - Questo ha ingarbugliato le carte, ma non ha impedito la prosecuzione del progetto. - La prima fase che è in corso è la distruzione sistematica della narrativa Main Stream, con le prove. - La seconda fase è quella di fare pressioni sul Governo per affidare ai gruppi locali alcuni aspetti prioritari per il benessere del popolo. - La terza fase è quello dell'unione di Popoli, non di Stati, con una moneta equa. La popolazione deve sapere la Verità e la narrazione Main Stream va letteralmente polverizzata. La Libera Informazione, in tutto ciò, ha un ruolo rilevante. Integrale: Il Vaso di Pandora 🔗 In_Telegram_Veritas 👇👇👇

Sabrina F.

27,030 Aufrufe • vor 1 Jahr

Un bronzo che vale come impresa Giulia Terzi è una campionessa di nuoto. Ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2021 aveva conquistato cinque medaglie in cinque gare (due ori, due argenti e un bronzo), da aggiungere a quelle successive ai Mondiali e agli Europei. Subito dopo Tokyo aveva discusso la tesi della seconda laurea (dopo la prima in Scienze Politiche): 110 e lode in Giurisprudenza. Perché Giulia non si ferma. Mai. Nemmeno quando le chiedono di andare nelle scuole a parlare ai bambini, ha l’urgenza di mettere il suo personale mattoncino nella rivoluzione culturale del binomio disabilità-sport come opportunità, arricchimento. Fin da piccola la sua scoliosi congenita rara l’ha messa a dura prova, infanzia e adolescenza con addosso gessi e corsetti. Gli anni più duri tra il 2015 e il 2018 quando dopo tre interventi si ritrova seduta in carrozzina. Giulia vive circondata da una famiglia e da amici che le hanno sempre continuato ad infondere forza e fiducia ma il grosso ce l’ha messo lei: ha scelto di fregarsene delle paure, di farsi scivolare i commenti e le battutine (gli adolescenti sanno essere feroci nel prendere in giro i coetanei), di guardare in faccia e sfidare le difficoltà. Agonista nella vita. E anche in acqua. Il nuoto le ha regalato pure l’amore con la A maiuscola: Stefano Raimondi, grande fuoriclasse dell’Italia paralimpica: a Parigi ha appena conquistato due ori, quello nella gara del cuore (100 rana, dove difendeva l’oro di Tokyo) e l’exploit nella specialità regina dei 100 stile. Sono andati a vivere insieme, Stefano dalla provincia di Verona si è trasferito nel milanese per stare con Giulia. Sono diventati genitori: il 26 febbraio è nato un batuffolo dai capelli neri. Edoardo, o semplicemente Edo. Giulia, ma chi te lo fa fare di tornare ad allenarti subito? Prenditela con calma, no? I Giochi di Parigi sono troppo a ridosso, tra 6 mesi, dove pensi di andare? Frasi al vento di chi non ha mai capito molto di questa donna di 29 anni, determinata come poche. Non è stato facile, no. Conciliare la neo-maternità con gli allenamenti sfiancanti. È stato un gioco di squadra, lei, Stefano, i nonni, i due allenatori Max Tosin e Michaela Biava della società Polha Varese. Mamma Giulia ce l’ha fatta. A Parigi è sul podio paralimpico nei 400 stile (S7). Autocritica ed esigente con sé stessa, a volte pure troppo, finalmente può darsi una pacca sulla spalla e dire a sé stessa: sei stata brava. Si, è stata bravissima. Un BRONZO dal peso specifico gigantesco. Sugli spalti il piccolo Edo di 6 mesi, in braccio alla nonna, non ha sicuramente capito nulla, complice il meraviglioso frastuono del pubblico de La Défense Arena. Ci sarà tempo per realizzare. Quando avrà l’età potrà essere orgoglioso di dire a tutti: io c’ero quando la mia mamma ha realizzato una impresa (Video RaiSport)

Lia Capizzi

90,201 Aufrufe • vor 1 Jahr

Benigni, il giullare dell’Impero: quando la satira si vende all’eurocasta C’era una volta un comico che faceva ridere i potenti. Oggi quel comico li fa ridere, e li applaude. Roberto Benigni – che un tempo declamava Dante, oggi recita i salmi dell’euroburocrazia – ha deciso che “la rinvenzione dell’Europa” è stata “la cosa più geniale” degli ultimi anni. Geniale? Per chi? Per noi che ci ritroviamo con salari da fame e prezzi da Norvegia? Per i nostri contadini massacrati da leggi folli imposte da un Green Deal scritto da chi non ha mai visto un campo? Per un’industria strangolata da regolamenti kafkiani e da sanzioni suicida contro Mosca che ci stanno facendo perdere energia, gas e dignità? L’Europa che Benigni idolatra è una cattedrale nel deserto: bella, costosa, ma vuota. Un’Unione che impone quote di migranti e lascia affogare le identità. Che si inchina a Zelensky come a un nuovo Cesare, mentre prepara un riarmo inutile, gettando miliardi in missili invece che in ospedali. Che impone austerità ai cittadini e banchetti agli eurocrati. E lui, il nostro Oscar nazionale, lì a lodare questa gabbia come se fosse una conquista. Non è più satira, è servilismo travestito da lirismo. È cultura a gettone. È propaganda con la faccia simpatica. Benigni, recita pure il tuo copione per i padroni di Bruxelles. Ma ricordati: i popoli veri, quelli che soffrono, che lavorano, che resistono, non ridono più. E a differenza tua, non hanno un camerino dove nascondersi. È ora che il teatro della menzogna chiuda i battenti. Noi vogliamo tornare padroni di casa nostra. E i giullari del potere, fuori dalla porta.

DR. CINISMO

13,757 Aufrufe • vor 1 Jahr

"..Io penso che tutti questi ragazzi hanno bisogno di capire che, per essere giocatori completi, quando si gioca in una squadra bisogna giocare con il collettivo, bisogna essere un gruppo. E per essere un gruppo bisogna avere delle regole, rispettare queste regole...che non sono imposizioni, ma semplicemente cose da disciplinare. Perché poi, in campo, se non sei disciplinato, certi errori diventano ancora più evidenti e poi le partite prendono delle pieghe non belle. Perche poi alla fine parliamo tutti che bisogna far giocare i GIOVANI, diciamo che bisogna avere CORAGGIO, ma alla fine poi cosa dicono? Che conta il risultato. Se non vinci, quello che hai fatto non conta niente.. Nessuno guarda davvero il tuo percorso, ma guardano solamente il risultato finale. Quindi a questi ragazzi è dura insegnare che tante volte, quando si gioca, non bisogna giocare solo per il risultato. Perché voi sapete bene, e qui c’è anche qualche dirigente che ha lavorato con questa società, che il motto è: “Qui non conta partecipare, qui conta vincere”. Oppure: “Il secondo è il primo dei perdenti”. E allora, se andiamo avanti con questo motto, ditemi voi come possiamo far crescere i giovani, come possiamo portarli ad avere coraggio, a tirare fuori le loro qualità, a non avere paura di accettare anche quei momenti in cui magari non fanno una bella partita. Quindi non è facile. Non è facile perché bisogna coniugare le due cose. Sono arrivato a una certa età e ho avuto la fortuna di capitare in un posto dove non mi sarei mai aspettato di arrivare. E anche se la Federazione non me lo dice chiaramente che conta il risultato, io so che conta. Però, veramente, io il risultato lo metto dopo la prestazione. Ma la prestazione non deve essere fatta solo per la vittoria. La prestazione deve essere fatta per far esaltare quello che tu sei. Mentre un pittore usa i colori e il quadro per esprimere sé stesso. Un poeta usa le parole. Un cantante scrive le canzoni. Ecco, i giocatori, per esprimere loro stessi, devono cercare nel campo la soddisfazione di essere felici e di sentirsi partecipi. Quindi io vi dico sempre: andate alla ricerca di voi stessi. Andare alla ricerca di sè stessi diventa una disciplina molto difficile, perché dire a tutti i giocatori, tutti i giorni, che bisogna allenarsi due volte al giorno non è facile. Però, se vuoi arrivare in alto, lo devi fare. E io così l’ho fatto in questi ultimi anni, come sto facendo anche con questi ragazzi. Li vedo, hanno accettato volentieri, perché vedo che sono migliorati..." 𝐒𝐢𝐥𝐯𝐢𝐨 𝐁𝐚𝐥𝐝𝐢𝐧𝐢 oggi così al premio Maestrelli. Che tutti possano lasciarsi trasportare da queste parole 👂..

Paride Pasta

14,271 Aufrufe • vor 2 Monaten

Premetto che non sono una seguace di Vittorio Feltri e del suo giornale, ma questa analisi su chi siano gli americani è perfetta! 👌🏻 La Democrazia Americana "Portano violenza, e poi vogliono insegnare al mondo come ci si comporta democraticamente, non meritano la nostra ammirazione" "Cari ascoltatori, è molto diffusa l’opinione, non solo in Italia, ma in mezzo mondo, che gli Stati Uniti siano un modello di democrazia. Io, naturalmente, non ho niente contro gli americani, però mi piacerebbe essere minimamente obiettivo per raccontare leggermente la loro storia. Intanto, in quanto ai loro presidenti, ne hanno stecchiti quattro o cinque, così, assassinati, cosa che per esempio in Italia non è mai accaduta, neanche in altri Paesi. Insomma, gli americani quando si stancano di un presidente gli sparano e poi fanno dei bei funerali, quattro lacrime, e si passa al prossimo da assassinare. Insomma, una cosa veramente vergognosa. Ma è la storia degli americani che è inquietante. E quindi l’America non merita tutta la stima che noi abbiamo nei confronti degli Stati Uniti. E vi racconto molto brevemente la loro storia: hanno cominciato con l’uccidere tutti gli apache, i famosi indiani, ci hanno girato mille film su questo argomento. I poveri indiani che si difendevano con l’arco e le frecce, e invece gli americani che usavano ovviamente il fucile e la pistola, e quindi, diciamo, una partita un po’ truccata, ma niente di più. Poi cos’hanno fatto gli americani? Sono andati in Africa e hanno deportato un numero sterminato di neri, li hanno schiavizzati, li hanno trattati male per secoli e adesso passano per quelli buoni, che naturalmente devono insegnare al mondo come ci si comporta democraticamente. Fatta anche questa operazione, cosa hanno fatto gli americani? Così io sintetizzo. Sono andati in Giappone e hanno sganciato due bombe atomiche, due, una su Nagasaki e una su Hiroshima, facendo una quantità sterminata di vittime e anche questa è una bella prodezza. Non paghi, sono andati in Corea a fare un’altra guerra, e anche lì è successo di tutto. Poi sono andati in Vietnam a massacrare i vietnamiti, un’altra prodezza, diciamo. Poi sono andati in Iraq. Ricorderete, dove volevano esportare la democrazia, invece hanno esportato la morte, perché ne hanno stecchiti un vagone. Poi hanno finito di fare i bulli gli americani? No signori, sono andati anche in Afghanistan. E lì abbiamo visto com’è andata a finire. Si sono fermati vent’anni, dovevano cambiare la società, non hanno cambiato niente e hanno, diciamo, lasciato una scia di sangue, di morti ammazzati, come loro abitudine. Ecco, questi sono gli americani. E noi dovremmo guardarli con ammirazione nel tentativo di imitarli? Io penso proprio che no. Molto meglio noi italiani, che siamo un po’ confusionari, abbiamo avuto qualche problema, ma rispetto agli Stati Uniti siamo Biancaneve". 👇👇👇

Sabrina F.

37,548 Aufrufe • vor 2 Jahren

Travaglio sul caso #FabrizioCorona #falsissimo #signorini #Mediaset #GrandeFratello -------------------------- - Avv. Andrea Perillo: A me #Corona inizia a starmi simpatico e sinceramente i suoi trascorsi giudiziari non mi fanno ne caldo ne freddo ... ma la mia sarà deformazione professionale, non faccio testo. Però, è un fatto che ha scontato la sua pena a differenza di tanti altri che ci fanno la morale tutti i giorni, seduti nelle poltrone delle TV che Corona accusa e addirittura alcuni siedono in Parlamento, pluricondannati senza aver fatto un giorno di carcere. Adesso il sig. Corona sta semplicemente facendo quello che faceva prima, scoop giornalistici, con la differenza che invece di rivendere i servizi li pubblica, quindi si è ravveduto, potremmo dire che il carcere ha recuperato il detenuto. Quello che è interessante è vedere come si muove la censura del sistema... perche se è vero che ci sono programmi TV dove per accedere i concorrenti devono subire violenze, ricatti, estorsioni e chi più ne ha più ne metta, allora quello che diciamo da tempo sull'informazione è vero... ancora ricordiamo cosa hanno fatto la stampa e le TV di regime nell'era della pandemenza, come hanno messo a tacere chi la pensava diversamente e come hanno fatto propaganda su ordine dei governi. E ancora lo fanno, adesso, in questo momento. La verità è che tutto è così, nel paese del clientelismo e della raccomandazione... non poteva essere che così anche nell'intrattenimento televisivo, dove girano montagne di soldi. Quindi cento di questi Corona, magari ce ne fossero altri ... utili a spazzare via il marciume della nazione... questa è una guerra sporca e come tale va combattuta. 👇👇👇

Sabrina F.

23,566 Aufrufe • vor 6 Monaten

Quello che i TG della sera NON VI DIRANNO. Secondo una dichiarazione (foto a sinistra) dell'ex deputato della Verkhovna Rada ucraina, Igor Mosiychuk, l'attacco delle Forze armate russe a, che strombazzerà questa sera su tutti i tg nazionali, ha portato all'eliminazione di militari ucraini che si erano radunati per un evento dedicato alla premiazione dei combattenti della 117a brigata. Mosiychuk ha accusato le autorità locali di aver organizzato un evento pubblico a cui hanno dovuto partecipare forzatamente civili e bambini in condizioni di guerra, mettendo a repentaglio la loro vita. Ha inoltre criticato il governatore regionale Vladimir Artyukh e il deputato Mikhail Ananchenko per aver sfruttato l'evento a fini di pubbliche relazioni. A sua volta (nel video), il sindaco di Konotop, Artem Semenikhin, ha duramente criticato il governatore della provincia di Sumy. Semenikhin, ha definito il capo della Regione di Sumy "una feccia e uno pupazzo di Kiev”. Anche secondo Semenikhin, l'edificio in cui è avvenuto il bombardamento stava ospitando la cerimonia di premiazione per i militari ucraini della 117a Brigata, organizzata dall'amministrazione regionale. L'evento, che ha attrato grandi folle, si è tenuto a soli 30 chilometri dalla linea del fronte, nonostante i precedenti allarmi di una possibile minaccia. Semenikhin ha riferito che è stato aperto un procedimento penale sulla tragedia, anche per stabilire chi abbia dato l'ordine di tenere l'evento nel centro della città e di invitare lì i civili. Ha inoltre invitato i deputati del consiglio regionale a riunirsi urgentemente e a esprimere la sfiducia a Vladimir Artyukh per ottenere le sue dimissioni. Semenikhin ha anche sottolineato i legami di Vladimir Artyukh con la precedente leadership dell'Ucraina e lo ha accusato di schierarsi dalla parte di interessi che, secondo il sindaco, contraddicono la sovranità nazionale ucraina. Semenikhin si è poi rivolto a Vladimir Artyukh e gli ha dato tempo fino alle 18.00 di oggi: “Se non ti inginocchi prima delle 18:00, bastardo, e non ti scusi con la gente e non ti dimetti dai tuoi poteri... dirò cosa è successo. Bastardo”. Ha anche affermato che Artyukh si trovava sul posto al momento dell'impatto e che è stato “trascinato” via da lì, “facendo abbattere i bambini”. PS: Chissà se il coraggioso sindaco di Konotop sopravviverà...

Barbara Catania

28,699 Aufrufe • vor 1 Jahr

✍️ Appunti di viaggio Indian Wells e Miami un doppio trionfo. Prossimi giorni la terra a Montecarlo. Per Jannik un turno avanti nel tabellone del Principato. Nel potenziale cammino al 2° turno ci sarà Humbert, poi Cerundolo, quarti con Ruud, semi con Zverev, finale Alcaraz. Una cosa è certa e va subito chiarita. Sinner andrà sempre maneggiato con cura. Servirà sensibilità. Non è per tutti Jannik. È un'opera d'arte, visibile a tutti ma non per tutti. Non va banalizzato, va spiegato e raccontato con attenzione. A partire dagli allenamenti, il suo laboratorio tecnico da cui nascono i capolavori. Si entra in silenzio, si assiste in silenzio. Una narrazione olio su tela per spiegare perché vince lì le partite. Perché è formazione tecnica sempre in evoluzione. Perché è metamorfosi e studio nel cambio di suerficie. Tutto il contrario dei contenuti legati all'approssimazione dei giorni del caos e del flop mondiale dell'Italia del calcio. Jannik è il rifugio più felice che possa esserci. Non si può fare a meno di lui. Genera dipendenza e, per fortuna, è una dipendenza capace di migliorarti. Lo stato d'animo, l'umore, le emozioni che suscita vederlo giocare e allenarsi. Un potere taumaturgico che lo scorso ci hanno scippato per tre mesi. 90 giorni durissimi per Jannik. Non lo dimenticheremo mai. Non c'era lo scorso anno Jannik a Montecarlo. Non c'era neppure a Miami e Indian Wells. Non c'era in questo periodo della stagione. Era stato tolto per tre mesi. Da innocente. La più ingiusta sospensione. Ritrovandosi addosso un macigno in grado di schiacciare chiunque. A tal punto che lui stesso ha rivelato di aver passato il primo mese di sospensione con una crisi di rigetto. Senza più avere la forza di prendere in mano la racchetta. Umiliato a tal punto da non potersi allenare i primi tempi neppure in un circolo affiliato e contro avversari tesserati. Non riusciva neppure, come lui stesso ha detto, a guardare il tennis in tv. Lo hanno portato a non sopportare la cosa che amava di più. Fino al pensiero, da lui stesso ammesso, di voler lasciar perdere con il tennis. Il periodo più difficile. Il momento più duro, delicato e complicato della carriera. Darren Cahill e Simone Vagnozzi a sorreggerlo in mezzo a tsnte nuvole grigie. Quando avverti fino in fondo chi è davvero tuo amico e chi lo è per mero opportunismo. Quanti il tour ti appare diverso, non più rose e fiori. Spine pronte a ferirti. I vari Kyrgios, piccoli piccoli, pronti a infierire. Tre mesi d'inferno ingiusto. Altro che Sunshine Double. Senza tornei dagli Open d'Australia fino a Roma. Tornando poi a rigiocare due finali di fila al Foro e a Parigi solo perché nessuno potrà mai spezzare il sogno a chi è più duro dell'acciaio. Una resilienza infinita. È passato un anno da quel buco nero. Dodici mesi dopo si è ripreso tutto con gli interessi. Darren e Simone sono sempre lì, accanto. Amici veri. Sinceri. Puri. Come Jannik. Un patto stretto nel momento peggiore. Riprendersi tutto era la speranza. Un'onda emotiva che ora sta travolgendo tutti. C'è più gusto adesso a vincere dopo averti fermato in quel modo assurdo. Sarà bellissimo stavolta vederlo dall'inizio anche sul rosso che gli era stato negato, a partire da Montecarlo. Potersi riprendere il primo posto è solo un dettaglio per lui. Lo è già stato per 66 settimane consecutive. Il trofeo più emozionante dopo tanta sofferenza è rivederlo libero di giocare anche sula terra. Libero di mostrare la sua forza di volare. Fuori stavolta dall'angusto e ingiusto tunnel che avrebbe tarpato le ali a chiunque. Non a lui. Non ci perderemo un match, da qualsiasi del mondo. La dipendenza da Jannik è questa. Più lo conosci, più lo stimi e più non ne puoi fare a meno. Il diamante da ammirare. Tra i più preziosi che lo sport italiano abbia mai avuto la fortuna di possedere nella storia. Incastonato con la sua luce unica nella roccia bianca del Country Club Montecarlo. ✍️ Angelo

Angelo Mangiante

30,996 Aufrufe • vor 4 Monaten

Io mi chiedo sinceramente se la ex quasi ambasciatrice Elena Basile abbia qualcuno che si prende cura di lei. Non so, un amico, un conoscente, chiunque le permetta di avere un contatto con la realtà. Persino del cane non abbiamo più notizie. Perché non si possono fare video pubblici come questo, nei quali si dicono un’infinità di cose tra il falso e l’osceno senza vergognarsi neanche un po’. Gli attacchi che partono dai Baltici verso San Pietroburgo sono ovviamente una delle tante balle clamorose inventate dalla propaganda russa, manipolando i casi di caduta di droni ucraini dirottati dai jammer russi. A questa idiozia non credono nemmeno i russi, altrimenti saremmo già tutti in guerra, visto che si tratterebbe di un attacco diretto di un paese NATO contro la Russia. Il Ministro della Germania Pistorius non ha mai detto di voler attaccare Kaliningrad (exclave russa della quale la Basile non conosce neanche il nome, avendola chiamata “Kalingrad”), ma ha stanziato stabilmente una brigata tedesca in Lituania per scoraggiare un eventuale attacco russo sul corridoio Suwalki, che separa la Bielorussia proprio da Kaliningrad. Quelle ripetute dalla ex diplomatica (fortunatamente) a riposo sono le menzogne che il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov ha costruito per manipolare quelle parole. Tra le affermazioni più incredibili c’è poi quella secondo cui la Russia avrebbe esercitato finora la cosiddetta “pazienza strategica”, cioè ci è andata volutamente piano con l’Ucraina, che è poi la scusa più ridicola tra quelle sentite finora per giustificare i clamorosi e sempre più evidenti fallimenti militari sul campo di battaglia, dove no, la Russia non sta più avanzando e sta anzi in alcune zone persino retrocedendo. Un dato su tutti: la Russia spende il 40% del proprio bilancio per questa guerra, ha devastato la propria economia, ha perso un milione e mezzo di uomini e ha commesso crimini indicibili. Questa, secondo la cheerleader fuori corso del Cremlino, si chiama “pazienza strategica”. Trovo poi aberrante che una persona che ha rappresentato il nostro paese possa dire cose come “l’Ucraina sta alla Russia, come Taiwan sta alla Cina”, aggiungendo che “è un territorio fondamentale per loro”. Ciò, non solo confondendo due storie e due status giuridici diversissimi tra loro (per dire, Taiwan non è nemmeno un membro ONU e gli stessi alleati di Taipei riconoscono quasi tutti la dottrina dell’unica Cina), ma negando di fatto la sovranità e il diritto all’autodeterminazione di intere nazioni perché i loro potenti vicini hanno bisogno di loro. Con l’aggravante, nel caso dell’Ucraina, che non viene riconosciuta al popolo aggredito neanche la volontà di esistere, con la solita agghiacciante formula imperialista della “guerra per procura”, cioè gli ucraini combattono e muoiono solo perché qualcuno dice loro di farlo, non perché desiderano vivere in un paese libero e sovrano. E poi il capolavoro: “veramente gli europei desiderano essere inceneriti” da Putin? Come se non sapessero tutti che gente come Karaganov ed altri utilizzano la minaccia dell’apocalisse nucleare proprio perché i suoi servi anche in Italia possano poi gridare che ce la stiamo andando a cercare, proponendo come unica via di uscita la genuflessione davanti a chi minaccia. Cioè dire addio al diritto internazionale e stabilire ufficialmente che tutte le relazioni debbano basarsi sulla legge del più forte. C’è da rabbrividire al pensiero che gente come questa possa dire tranquillamente le cose più raccapriccianti, ignobili e false, utilizzando il proprio curriculum diplomatico per pretendere di avere una qualche credibilità. Anche perché mi pare chiaro che una “opinionista” che ha persino raccontato tempo fa in un articolo sul Fatto dei tanti incontri che avvennero tra Churchill e Hitler, i quali invece, è storicamente risaputo, non si videro mai, ha problemi che non possono essere affrontati e risolti sui social.

Marco Setaccioli

15,729 Aufrufe • vor 2 Monaten

🚨🇺🇸 Non ricordo a memoria un discorso di un leader o di un vicepresidente americano alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco meno applaudito di quello di JD Vance. C'era chi pensava che il N°2 di Donald Trump avrebbe approfittato della vetrina in Baviera per annunciare un massiccio ritiro delle truppe statunitensi dall'Europa; chi credeva che avrebbe chiarito la posizione della Casa Bianca sulla guerra in Ucraina. Nulla di tutto ciò. JD Vance, come Pete Hegseth qualche giorno fa a Bruxelles, ha semplicemente rifilato una serie di schiaffoni alla platea stracolma di importanti dignitari europei su argomenti come democrazia, libertà di parola e immigrazione. Ho impiegato un po' di tempo, ma ho tradotto il suo discorso. E statene certi: pure di questo intervento si parlerà a lungo. A torto o a ragione, che siate d'accordo oppure no con alcuni dei temi e delle opinioni sollevati da Vance, la mia impressione è sempre la stessa: questa nuova amministrazione americana si muove in maniera atipica, senza precedenti, anche considerando il primo Trump. E la leadership europea è ancora preda dello shock, chiaramente tramortita, incapace di prenderle le misure. Ps: occhio a JD Vance per il futuro. Ora buona lettura. 👇 ------------------------------------------------ "Sono stato qui l'anno scorso come senatore degli Stati Uniti. Ho visto un ministro degli Esteri, il segretario agli Esteri, David Lammy, e scherzato dicendo che l'anno scorso entrambi avevamo un lavoro diverso da quello che abbiamo ora, ma ora è il momento per tutti i nostri paesi, per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di ricevere potere politico dai nostri rispettivi popoli, di usarlo saggiamente per migliorare le loro vite. Sono stato fortunato nel mio tempo qui di poter trascorrere un po' di tempo fuori dalle mura di questa conferenza nelle ultime 24 ore, e sono rimasto così colpito dall'ospitalità della gente, anche se ovviamente sono ancora scossi dall'orribile attentato di ieri. La prima volta che sono stato a Monaco è stato con mia moglie, che oggi è qui con me, per un viaggio personale. Ho sempre amato la città di Monaco e la sua gente, e voglio solo dire che siamo molto commossi e che i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con Monaco e con tutti coloro che sono stati colpiti dal male inflitto a questa bellissima comunità. Vi pensiamo. Stiamo pregando per voi e sicuramente vi sosterremo nei giorni e nelle settimane a venire. Spero che non sia l'ultimo applauso che ricevo! Noi ci riuniamo a questa conferenza, ovviamente, per discutere di sicurezza e, normalmente, intendiamo le minacce esterne alla nostra sicurezza. Vedo molti grandi leader militari riuniti qui oggi. Ma mentre l'amministrazione Trump è molto preoccupata per la sicurezza europea e crede che si possa arrivare a un ragionevole accordo tra Russia e Ucraina, e anche noi crediamo che sia importante che nei prossimi anni l'Europa si faccia avanti in modo deciso per provvedere alla propria difesa, la minaccia che più mi preoccupa nei confronti dell'Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia dall'interno. La ritirata dell'Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d'America. Ora, mi ha colpito che un ex commissario europeo sia andato in televisione di recente e si sia mostrato compiaciuto del fatto che il governo rumeno avesse appena annullato un'intera elezione. Ha avvertito che se le cose non andranno secondo i piani, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania. Queste dichiarazioni sprezzanti sono scioccanti per le orecchie americane. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi. Tutto, dalla nostra politica sull'Ucraina alla censura digitale, è presentato come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo i tribunali europei annullare le elezioni e alti funzionari minacciare di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato, e dico noi stessi perché credo fermamente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli. Ora, come molti di voi in questa sala sapranno, la Guerra Fredda ha schierato i difensori della democrazia contro forze molto più tiranniche in questo continente. E considerate la parte in quella lotta che censurava i dissidenti, che chiudeva le chiese, che annullava le elezioni. Erano i buoni? Certamente no. E grazie a Dio hanno perso la Guerra Fredda. Hanno perso perché non hanno valorizzato né rispettato tutte le straordinarie benedizioni della libertà. La libertà di sorprendere, di sbagliare, di inventare, di costruire, poiché a quanto pare non si può imporre l'innovazione o la creatività, così come non si può costringere le persone a pensare, a sentire o a credere a qualcosa, e noi crediamo che queste cose siano certamente collegate. E purtroppo, quando guardo all'Europa di oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra Fredda. Guardo a Bruxelles, dove i commissari dell'UE avvertono i cittadini che intendono chiudere i social media in tempi di disordini civili nel momento in cui individuano ciò che hanno giudicato essere contenuti di odio. O in questo stesso paese, dove la polizia ha effettuato delle retate contro cittadini sospettati di aver postato commenti antifemministi online nell'ambito di una giornata di azione contro la misoginia su Internet. Guardo alla Svezia, dove due settimane fa il governo ha condannato un attivista cristiano per aver partecipato a un rogo di Corano che ha portato all'omicidio di un suo amico. E come ha notato in modo agghiacciante il giudice nel suo caso: le leggi svedesi che dovrebbero proteggere la libertà di espressione non garantiscono, e cito testualmente, il permesso di fare o dire qualsiasi cosa senza rischiare di offendere il gruppo che sostiene tale convinzione. E forse la cosa più preoccupante è che mi rivolgo ai nostri cari amici, il Regno Unito, dove il regresso dei diritti di coscienza ha messo nel mirino le libertà fondamentali dei britannici religiosi in particolare. Poco più di due anni fa, il governo britannico ha accusato Adam Smith Connor, un fisioterapista di 51 anni e veterano dell'esercito, dell'atroce crimine di essersi fermato a 50 metri da una clinica per aborti e di aver pregato in silenzio per tre minuti. Senza ostacolare nessuno, senza interagire con nessuno, semplicemente pregando in silenzio da solo. Dopo che le forze dell'ordine britanniche lo hanno identificato e gli hanno chiesto per cosa stesse pregando, Adam ha risposto semplicemente che stava pregando per il figlio non ancora nato, che lui e la sua ex ragazza avevano abortito anni prima. Ma gli agenti non si sono commossi. Adam è stato dichiarato colpevole di aver infranto la nuova legge sulle zone cuscinetto del governo, che criminalizza la preghiera silenziosa e altre azioni che potrebbero influenzare la decisione di una persona entro 200 metri da una struttura per aborti. È stato condannato a pagare migliaia di sterline di spese legali alla pubblica accusa. Ora, vorrei poter dire che si è trattato di un caso fortuito, un esempio folle e isolato di una legge scritta male che viene applicata contro una sola persona, ma no, lo scorso ottobre, solo pochi mesi fa, il governo scozzese ha iniziato a distribuire lettere ai cittadini le cui case si trovano all'interno delle cosiddette zone di accesso sicuro. Avvertendoli che anche la preghiera privata all'interno delle proprie case può costituire una violazione della legge. Naturalmente, il governo invita segnalare qualsiasi concittadino sospettato di reato di pensiero. In Gran Bretagna e in tutta Europa, la libertà di parola, temo, è in ritirata. E nell'interesse della comicità, amici miei, ma anche nell'interesse della verità, ammetterò che a volte le voci più forti a favore della censura non sono venute dall'Europa, ma dal mio stesso paese, dove l'amministrazione precedente ha minacciato e intimidito le società di social media affinché censurassero la cosiddetta disinformazione. Disinformazione come, ad esempio, l'idea che il coronavirus fosse stato probabilmente diffuso da un laboratorio in Cina. Il nostro governo ha incoraggiato le aziende private a mettere a tacere le persone che hanno osato pronunciare quella che si è rivelata essere una verità ovvia. Quindi oggi vengo qui non solo con un'osservazione, ma con un'offerta. E proprio come l'amministrazione Biden sembrava disperata nel voler mettere a tacere le persone che esprimono le proprie opinioni, così l'amministrazione Trump farà esattamente il contrario, e spero che possiamo lavorare insieme su questo. A Washington c'è un nuovo sceriffo in città e sotto la leadership di Donald Trump potremmo non essere d'accordo con le vostre opinioni, ma lotteremo per difendere il vostro diritto di presentarle in pubblico, che siate d'accordo o meno. Ora siamo al punto in cui la situazione è diventata così grave che lo scorso dicembre la Romania ha annullato i risultati delle elezioni presidenziali sulla base dei fragili sospetti di un'agenzia di intelligence e delle enormi pressioni dei suoi vicini continentali. Per quanto ne so, la tesi era che la disinformazione russa aveva infettato le elezioni rumene, ma vorrei chiedere ai miei amici europei di avere un po' di prospettiva. Potete credere che sia sbagliato che la Russia acquisti pubblicità sui social media per influenzare le vostre elezioni. Noi certamente lo pensiamo. Si può anche condannare sulla scena mondiale. Ma se la vostra democrazia può essere distrutta con poche centinaia di migliaia di dollari di pubblicità digitale da un paese straniero, allora non era molto forte fin dall'inizio. La buona notizia è che mi capita di pensare che le vostre democrazie siano sostanzialmente meno fragili di quanto molti temano apparentemente, e credo davvero che permettere ai nostri cittadini di dire ciò che pensano li renderà ancora più forti, il che naturalmente ci riporta a Monaco. Dove gli organizzatori di questa stessa conferenza hanno vietato ai legislatori che rappresentano i partiti populisti sia di sinistra che di destra di partecipare a queste conversazioni. Ora, ancora una volta, non dobbiamo essere d'accordo con tutto o con qualsiasi cosa la gente dica, ma quando le persone rappresentano, quando i leader politici rappresentano un'importante comunità, è nostro dovere almeno partecipare al dialogo con loro. Per molti di noi dall'altra parte dell'Atlantico, sembra sempre più che si tratti di vecchi interessi radicati che si nascondono dietro brutte parole dell'era sovietica come disinformazione e misinformazione, a cui semplicemente non piace l'idea che qualcuno con un punto di vista alternativo possa esprimere un'opinione diversa o, Dio non voglia, votare in modo diverso o, peggio ancora, vincere un'elezione. Ora, questa è una conferenza sulla sicurezza e sono sicuro che siete tutti venuti qui preparati a parlare di come intendete esattamente aumentare la spesa per la difesa nei prossimi anni in linea con qualche nuovo obiettivo. E questo è fantastico. Perché, come ha chiarito abbondantemente il presidente Trump, egli ritiene che i nostri amici europei debbano svolgere un ruolo più importante nel futuro di questo continente. Non pensiamo che abbiate sentito parlare di condivisione degli oneri, ma riteniamo che sia importante, nell'ambito di un'alleanza comune, che gli europei si facciano avanti mentre l'America si concentra sulle aree del mondo che sono in grave pericolo. Ma lasciate che vi chieda anche: come potete iniziare a pensare a questioni di bilancio se non sappiamo innanzitutto cosa stiamo difendendo? Ho già sentito molto nelle mie conversazioni e ho avuto molte, molte grandi conversazioni con molte persone riunite qui in questa stanza. Ho sentito molto su ciò da cui dovete difendervi e, naturalmente, questo è importante, ma ciò che mi è sembrato un po' meno chiaro, e certamente penso a molti cittadini europei, è per cosa esattamente vi state difendendo. Qual è la visione positiva che anima questo patto di sicurezza condiviso che tutti noi riteniamo così importante? E credo profondamente che non ci sia sicurezza se si ha paura delle voci, delle opinioni e della coscienza che guidano il proprio popolo. L'Europa deve affrontare molte sfide, ma la crisi che questo continente sta affrontando in questo momento, la crisi che credo stiamo affrontando tutti insieme, è una crisi che abbiamo creato noi stessi. Se avete paura dei vostri stessi elettori, non c'è niente che l'America possa fare per voi, né, del resto, c'è niente che voi possiate fare per il popolo americano che ha eletto me e ha eletto il presidente Trump. Avete bisogno di mandati democratici per realizzare qualcosa di valore nei prossimi anni. Non abbiamo imparato nulla dal fatto che mandati deboli producono risultati instabili, ma c'è così tanto valore che può essere realizzato con il tipo di mandato democratico che penso verrà dall'essere più reattivi alle voci dei vostri cittadini. Se volete godere di economie competitive, se volete godere di energia a prezzi accessibili e catene di approvvigionamento sicure, allora avete bisogno di mandati per governare perché dovete fare scelte difficili per godere di tutte queste cose e, ovviamente, lo sappiamo molto bene in America. Non si può ottenere un mandato democratico censurando gli avversari o mettendoli in prigione, che si tratti del leader dell'opposizione, di un'umile cristiana che prega nella propria casa o di un giornalista che cerca di riportare la notizia. Né si può ottenerlo ignorando il proprio elettorato di base su questioni come chi può far parte della nostra società. E di tutte le sfide urgenti che le nazioni qui rappresentate devono affrontare, credo che non ce ne sia una più urgente della migrazione di massa. Oggi, quasi una persona su cinque che vive in questo paese si è trasferita qui dall'estero. Questo è, ovviamente, un record assoluto. È un numero simile, tra l'altro, negli Stati Uniti, anche questo un record assoluto. Il numero di immigrati che sono entrati nell'UE da paesi extra UE è raddoppiato solo tra il 2021 e il 2022, e ovviamente è aumentato molto da allora, e sappiamo che la situazione non si è creata dal nulla. È il risultato di una serie di decisioni consapevoli prese dai politici di tutto il continente e di altri in tutto il mondo nell'arco di un decennio. Abbiamo visto gli orrori causati da queste decisioni ieri in questa stessa città. E ovviamente non posso parlarne senza pensare alle terribili vittime che hanno visto rovinata una bellissima giornata invernale a Monaco. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con loro e lo saranno sempre. Ma perché è successo tutto questo? È una storia terribile, ma ne abbiamo sentite fin troppe in Europa e purtroppo anche negli Stati Uniti. Un richiedente asilo, spesso un giovane sulla ventina già noto alla polizia, sperona un'auto contro una folla e distrugge una comunità. Quante volte dobbiamo subire questi terribili eventi prima di cambiare rotta e portare la nostra civiltà condivisa in una nuova direzione? Nessun elettore di questo continente è andato alle urne per aprire le porte a milioni di immigrati non controllati, ma sapete per cosa hanno votato. In Inghilterra hanno votato per la Brexit e, che siate d'accordo o meno, l'hanno votata. E sempre più in tutta Europa stanno votando per leader politici che hanno promesso di porre fine alla migrazione fuori controllo. Ora, mi capita di essere d'accordo con molte di queste preoccupazioni, ma non è necessario che voi siate d'accordo con me. Penso solo che le persone abbiano a cuore le loro case. Hanno a cuore i loro sogni, hanno a cuore la loro sicurezza e la loro capacità di provvedere a se stessi e ai loro figli. E sono intelligenti. Penso che questa sia una delle cose più importanti che ho imparato nel mio breve periodo in politica. Contrariamente a quanto si potrebbe sentire un paio di montagne più in là, a Davos, i cittadini di tutte le nostre nazioni non si considerano generalmente come animali istruiti o come ingranaggi intercambiabili di un'economia globale, e non sorprende che non vogliano essere trascinati qua e là o ignorati senza sosta dai loro leader. È compito della democrazia giudicare queste grandi questioni alle urne. Credo che ignorare le persone, ignorare le loro preoccupazioni o, peggio ancora, chiudere i media, annullare le elezioni o escludere le persone dal processo politico non protegga nulla. In realtà, è il modo più sicuro per distruggere la democrazia. E parlare ed esprimere opinioni non è un'interferenza elettorale, anche quando le persone esprimono opinioni al di fuori del proprio paese e anche quando quelle persone sono molto influenti. E credetemi, lo dico con tutto il mio umorismo: se la democrazia americana può sopravvivere a 10 anni di rimproveri di Greta Thunberg, voi potete sopravvivere a qualche mese di Elon Musk! Ma ciò a cui non sopravvivrà la democrazia tedesca, o meglio nessuna democrazia, americana, tedesca o europea, è dire a milioni di elettori che i loro pensieri e le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le loro richieste di aiuto non sono legittime o non meritano nemmeno di essere prese in considerazione. La democrazia si basa sul sacro principio che la voce del popolo conta. Non c'è spazio per i firewall. O si sostiene il principio o non lo si fa. Europei, il popolo ha voce in capitolo. I leader europei hanno una scelta. E sono fermamente convinto che non dobbiamo avere paura del futuro. Abbracciate ciò che il vostro popolo vi dice, anche quando è sorprendente, anche quando non siete d'accordo. E se lo fate, potete affrontare il futuro con certezza e fiducia, sapendo che la nazione è al fianco di ognuno di voi, e questa per me è la grande magia della democrazia. Non è in questi edifici di pietra o in bellissimi hotel. Non è nemmeno nelle grandi istituzioni che abbiamo costruito insieme come società condivisa. Credere nella democrazia significa capire che ogni cittadino ha la propria saggezza e la propria voce, e se ci rifiutiamo di ascoltare quella voce, anche le nostre battaglie più riuscite otterranno ben poco. Come disse una volta Papa Giovanni Paolo II, a mio avviso uno dei più straordinari difensori della democrazia in questo continente e in qualsiasi altro, "non abbiate paura!". Non dovremmo avere paura del nostro popolo, anche quando esprime opinioni in disaccordo con la propria leadership. Grazie a tutti. Buona fortuna a tutti voi. Dio vi benedica". C'è un lungo lavoro dietro questa traduzione. Se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano. Puoi farlo in due modi: 1) Iscrivendoti al Blog: 2) Scaricando l'app per iPhone: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🚨🇺🇸 Non lo so, non lo so. Non lo so cosa passi per la testa di un anziano signore in procinto di abbandonare il timone della nave dopo una vita intera. Non conosco quest'ansia cattiva, quella che obbliga a stilare il bilancio della propria esistenza, né la necessità di fare i conti con l'età, con la sua invadenza. E non lo so, non lo so, cosa diremo tra qualche anno di Joe Biden. Che Presidente è stato? Sarebbe arrogante, sbagliato, ridurre il giudizio di quattro anni difficili in una frase. Ma una cosa posso dirla, una la so, una almeno. Al di là di ciò in cui ognuno crede, che siate di destra, di sinistra o di centro, che tifiate Democratici, che siate Repubblicani, o non sappiate nemmeno questo, se dite di amare l'America non potete non commuovervi dinanzi alla sua uscita di scena. Non è il finale di partita che avrebbe sperato di vivere, ma è perfettamente coerente con una storia fatta di terribili saliscendi, di indicibili sofferenze e i straordinarie vette. Proprio per questo, mentre cala il sipario, giù il cappello dinanzi a Joe Biden, un highlander senza tempo, l'uomo che per tutta una vita è stato l'America. Ho tradotto per voi il suo ultimo discorso da Presidente. Buona lettura. ----------------------------------------------------- "Cari concittadini, stasera vi parlo dallo Studio Ovale. Prima di iniziare, permettetemi di parlare di una notizia importante giunta oggi. Dopo otto mesi di negoziati senza sosta, la mia amministrazione - la mia amministrazione - ha raggiunto un cessate il fuoco e un accordo per gli ostaggi tra Israele e Hamas, di cui ho presentato gli elementi in dettaglio nel maggio di quest'anno. Questo piano è stato sviluppato e negoziato dalla mia squadra e sarà in gran parte attuato dall'amministrazione entrante. Per questo ho detto alla mia squadra di tenere l'amministrazione entrante pienamente informata. Perché è così che dovrebbe essere: lavorare insieme come americani. Questo sarà il mio ultimo discorso a voi, popolo americano, dallo Studio Ovale, da questa scrivania, come Presidente. Ho pensato molto a chi siamo e, forse ancora più importante, a chi dovremmo essere. Molto tempo fa, nel porto di New York, un operaio del ferro installava una trave dopo l'altra, giorno dopo giorno. A lui si unirono lavoratori dell'acciaio, scalpellini, ingegneri. Costruirono non solo una singola struttura, ma un faro di libertà. L'idea stessa dell'America era così grande che pensavamo che il mondo intero dovesse vedere la Statua della Libertà, un regalo della Francia dopo la nostra guerra civile. Come l'idea stessa dell'America, è stata costruita non da una sola persona ma da molte persone, di ogni provenienza e di tutto il mondo. Come l'America, la Statua della Libertà non è ferma. Il suo piede fa letteralmente un passo avanti in cima a una catena spezzata di schiavitù umana. È in marcia. E si muove letteralmente. È stata costruita per ondeggiare avanti e indietro, per resistere alla furia delle tempeste, per superare la prova del tempo, perché le tempeste arrivano sempre. Oscilla di qualche centimetro, ma non cade mai nella corrente sottostante. Un capolavoro ingegneristico. La Statua della Libertà è anche un simbolo duraturo dell'anima della nostra nazione, un'anima plasmata da forze che ci uniscono e da forze che ci separano. Eppure, nei momenti belli e in quelli difficili, abbiamo resistito a tutto. Una nazione di pionieri e di esploratori, di sognatori e di uomini d'azione, di antenati originari di questa terra e di antenati venuti con la forza. Una nazione di immigrati venuti per costruire una vita migliore. Una nazione che tiene alta la fiaccola dell'idea più potente della storia del mondo: che tutti noi - tutti noi - siamo creati uguali. Che tutti noi meritiamo di essere trattati con dignità, giustizia ed equità. Che la democrazia deve essere difesa, e definita, e imposta, promossa in ogni modo possibile: i nostri diritti, le nostre libertà, i nostri sogni. Ma sappiamo che l'idea di America, la nostra istituzione, il nostro popolo, i valori che la sostengono, sono costantemente messi alla prova. Le discussioni in corso riguardo al potere e all'esercizio del potere. Se guidiamo con l'esempio del nostro potere o con il potere del nostro esempio. Se mostriamo il coraggio di opporci agli abusi di potere, o se ci arrendiamo ad esso. Dopo 50 anni al centro di tutto ciò, so che credere nell'idea dell'America significa rispettare le istituzioni che governano una società libera: la presidenza, il Congresso, i tribunali, una stampa libera e indipendente. Istituzioni che sono radicate - non solo riflettono le parole senza tempo, ma - fanno eco alle parole della Dichiarazione di Indipendenza: "Riteniamo che queste verità siano evidenti". Radicate nelle parole senza tempo della Costituzione: "Noi, il Popolo". Il nostro sistema di separazione dei poteri, di pesi e contrappesi, potrebbe non essere perfetto, ma ha mantenuto la nostra democrazia per quasi 250 anni, più di qualsiasi altra nazione nella storia che abbia mai provato un esperimento così audace. Negli ultimi quattro anni, la nostra democrazia ha tenuto duro. E ogni giorno ho mantenuto il mio impegno di essere presidente per tutti gli americani, in uno dei periodi più difficili della storia della nostra nazione. Ho avuto una grande partner nella vicepresidente Kamala Harris. È stato l'onore della mia vita vedere la resilienza dei lavoratori essenziali che ci hanno permesso di superare una pandemia unica nel secolo, l'eroismo dei membri delle Forze Armate e dei primi soccorritori che ci tengono al sicuro, la determinazione degli attivisti che si battono per i nostri diritti e le nostre libertà. Invece di perdere i loro posti di lavoro a causa di una crisi economica che abbiamo ereditato, milioni di americani ora hanno la dignità del lavoro. Milioni di imprenditori e aziende che creano nuove attività e industrie, assumono lavoratori americani e utilizzano prodotti americani. E insieme abbiamo dato il via a una nuova era di possibilità americane: una delle più grandi modernizzazioni delle infrastrutture della nostra storia, con nuove strade, ponti, acqua pulita, internet ad alta velocità a prezzi accessibili per tutti gli americani. Abbiamo inventato il semiconduttore, più piccolo della punta del mio dito mignolo, e ora stiamo riportando quelle fabbriche di chip e quei posti di lavoro in America, dove appartengono, creando migliaia di posti di lavoro. Abbiamo dato finalmente a Medicare il potere di negoziare prezzi più bassi per i farmaci da prescrizione per milioni di anziani. E finalmente abbiamo fatto qualcosa per proteggere i nostri bambini e le nostre famiglie, approvando la legge sulla sicurezza delle armi più significativa degli ultimi 30 anni. E portando la criminalità violenta ai minimi da 50 anni. Stiamo rispettando il nostro sacro obbligo nei confronti di oltre un milione di veterani che sono stati esposti a materiali tossici e delle loro famiglie, fornendo loro cure mediche, sussidi per l'istruzione e altro ancora. Sapete, ci vorrà tempo per sentire il pieno impatto di tutto ciò che abbiamo fatto insieme. Ma i semi sono stati piantati, cresceranno e fioriranno per decenni. In patria, abbiamo creato quasi 17 milioni di nuovi posti di lavoro, più di qualsiasi altra amministrazione in un solo mandato. Più persone hanno l'assistenza sanitaria che mai. E all'estero abbiamo rafforzato la NATO. L'Ucraina è ancora libera. Abbiamo fatto passi avanti nella competizione con la Cina. E molto altro ancora. Sono molto orgoglioso di quanto abbiamo realizzato insieme per il popolo americano e auguro all'amministrazione entrante di avere successo. Perché voglio che l'America abbia successo. Ecco perché ho mantenuto il mio dovere di assicurare una transizione di potere pacifica e ordinata, per garantire che guidiamo con la forza del nostro esempio. Non ho dubbi che l'America sia nella posizione di continuare ad avere successo. Per questo motivo, nel mio discorso di addio di stasera, voglio mettere in guardia il Paese da alcune cose che mi preoccupano profondamente. E questa è la pericolosa concentrazione del potere nelle mani di pochi ultra-ricchi, e le pericolose conseguenze se il loro abuso di potere rimarrà incontrollato. Oggi, in America si sta formando un'oligarchia di ricchezza, potere e influenza estreme che minaccia letteralmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti e le nostre libertà di base e una possibilità equa per tutti di andare avanti. Ne vediamo le conseguenze in tutta l'America. E l'abbiamo già visto in passato. Più di un secolo fa, il popolo americano si oppose ai baroni ladri di allora e smantellò i trust. Non punirono i ricchi. Semplicemente fecero in modo che i ricchi giocassero secondo le stesse regole di tutti gli altri. I lavoratori volevano i diritti per guadagnarsi una giusta quota. Sono stati inclusi nella partita, e questo aiutò a metterci sulla strada per costruire la più grande classe media, il secolo più prospero che qualsiasi nazione al mondo abbia mai visto. Dobbiamo farlo di nuovo. Negli ultimi quattro anni, questo è esattamente ciò che abbiamo fatto. Le persone dovrebbero essere in grado di guadagnare il più possibile, ma giocare secondo le stesse regole, pagare la loro giusta quota di tasse. La posta in gioco è alta. In questo momento, la minaccia esistenziale del cambiamento climatico non è mai stata così chiara. Basta guardare in tutto il Paese, dalla California alla Carolina del Nord. È per questo che ho firmato la legge sul clima e sull'energia pulita più significativa di sempre, nella storia del mondo. E il resto del mondo sta cercando di prenderla a modello. Sta funzionando, creando posti di lavoro e industrie del futuro. Ora abbiamo dimostrato che non dobbiamo scegliere tra la protezione dell'ambiente e la crescita dell'economia. Stiamo facendo entrambe le cose. Ma forze potenti vogliono esercitare la loro influenza incontrollata per eliminare i passi che abbiamo fatto per affrontare la crisi climatica, per servire i loro interessi di potere e di profitto. Non possiamo essere costretti a sacrificare il futuro, il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Dobbiamo continuare a spingere in avanti, e a spingere più velocemente. Non c'è tempo da perdere. È anche chiaro che la leadership americana nella tecnologia è impareggiabile, una fonte impareggiabile di innovazione che può trasformare vite. Vediamo gli stessi pericoli nella concentrazione di tecnologia, potere e ricchezza. Sapete, nel suo discorso di addio, il Presidente Eisenhower parlò dei pericoli del complesso militare-industriale. Ci mise in guardia, e cito: “Il potenziale per la disastrosa ascesa di un potere mal riposto”. Sei decenni dopo, sono altrettanto preoccupato per la potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe porre pericoli reali anche per il nostro Paese. Gli americani sono sepolti da una valanga di disinformazione e di informazioni errate che permettono l'abuso di potere. La stampa libera si sta sgretolando. Gli editori stanno scomparendo. I social media stanno rinunciando al fact-checking. La verità è soffocata dalle bugie raccontate per il potere e per il profitto. Dobbiamo ritenere le piattaforme social responsabili per proteggere i nostri figli, le nostre famiglie e la nostra stessa democrazia dall'abuso di potere. Nel frattempo, l'intelligenza artificiale è la tecnologia più importante del nostro tempo, forse di tutti i tempi. Nulla offre possibilità e rischi più profondi per la nostra economia, la nostra sicurezza, la nostra società. Per l'umanità. L'intelligenza artificiale ha anche il potenziale per aiutarci a rispondere al mio appello per porre fine al cancro così come lo conosciamo. Ma a meno che non vengano attuate delle salvaguardie, l'IA potrebbe generare nuove minacce ai nostri diritti, al nostro stile di vita, alla nostra privacy, a come lavoriamo e come proteggiamo la nostra nazione. Dobbiamo assicurarci che l'IA sia sicura, affidabile e utile per tutta l'umanità. Nell'era dell'Intelligenza Artificiale, è più importante che mai che sia il popolo a governare. E come Terra della Libertà, l'America - e non la Cina - deve guidare il mondo nello sviluppo dell'IA. Nei prossimi anni spetterà al Presidente, alla Presidenza, al Congresso, ai tribunali, alla stampa libera e al popolo americano affrontare queste potenti forze. Dobbiamo riformare il codice fiscale. Non concedendo i maggiori tagli fiscali ai miliardari, ma facendo in modo che inizino a pagare la loro giusta quota. Dobbiamo eliminare il dark money, ovvero i finanziamenti occulti che stanno dietro a troppi contributi alle campagne elettorali, dalla nostra politica. Dobbiamo introdurre un limite di tempo di 18 anni, un limite di durata, di tempo e di durata, per la più forte etica - e le più forti riforme etiche per la nostra Corte Suprema. Dobbiamo vietare ai membri del Congresso di scambiare azioni mentre sono al Congresso. Dobbiamo emendare la Costituzione per chiarire che nessun presidente, nessun presidente, è immune dai crimini che commette mentre è in carica. Il potere del Presidente non è illimitato, non è assoluto. E non dovrebbe esserlo. E in una democrazia, c'è un altro pericolo: la concentrazione di potere e ricchezza. erode il senso di unità e di scopo comune. Provoca sfiducia e divisione. La partecipazione alla nostra democrazia diventa faticosa e persino disilludente, e le persone non sentono di avere una possibilità equa. Dobbiamo rimanere impegnati nel processo. So che è frustrante. Una possibilità giusta è ciò che rende l'America "l'America". Tutti hanno diritto a una possibilità giusta, non una garanzia, ma solo una possibilità giusta, un campo di gioco equo. Andare fino a dove il vostro duro lavoro e il vostro talento possono portarvi. Non possiamo mai perdere quella verità essenziale per rimanere ciò che siamo. Ho sempre creduto, e l'ho detto ad altri leader mondiali, che l'America sarà definita da una parola: possibilità. Solo in America crediamo che tutto sia possibile. Come un ragazzo balbuziente di origini modeste a Scranton, Pennsylvania, e Claymont, Delaware, che siede dietro questa scrivania nell'Ufficio Ovale come presidente degli Stati Uniti. Questa è la magia dell'America. È tutto intorno a noi. Questa è la magia dell'America. È intorno a noi. Al piano superiore, nella residenza della Casa Bianca, ho passato davanti a un quadro della Statua della Libertà non so quante volte. Nel dipinto ci sono alcuni lavoratori che scalano il braccio teso della statua che regge la torcia. Mi ricorda ogni giorno che ci passo davanti la storia e l'anima della nostra nazione, e il potere del popolo americano. C'è la storia di un veterano, figlio di immigrati, il cui lavoro consisteva nell'arrampicarsi su quella torcia e lucidare i vetri ambrati in modo che i raggi di luce potessero arrivare il più lontano possibile. Era conosciuto come il custode della fiamma. Una volta disse della Statua della Libertà: 'Parla un linguaggio silenzioso e universale, un linguaggio di speranza che chiunque cerchi e parli di libertà può capire'. Sì, ondeggiamo avanti e indietro per resistere alla furia della tempesta, per resistere alla prova del tempo, una lotta continua, costante. Una breve distanza tra il pericolo e la possibilità. Ma credo che l'America dei nostri sogni sia sempre più vicina di quanto pensiamo. E sta a noi realizzare i nostri sogni. Lasciatemi concludere esprimendo la mia gratitudine a tante persone. Ai membri della mia amministrazione, così come ai servitori pubblici e ai soccorritori di tutto il paese e del mondo, grazie per esservi alzati per servire. Ai nostri membri delle forze armate e alle loro famiglie, è stato il più grande onore della mia vita guidarvi come comandante in capo. E naturalmente a Kamala e al suo incredibile compagno. Una vicepresidente storica. Lei e Doug sono diventati come una famiglia. E per me la famiglia è tutto. Il mio più profondo apprezzamento per la nostra straordinaria First Lady, che oggi è con me nello Studio Ovale. Per tutta la nostra famiglia. Siete l'amore della mia vita e la vita del mio amore. Il mio eterno ringraziamento a voi, il popolo americano. Dopo 50 anni di servizio pubblico, vi do la mia parola, credo ancora nell'idea per cui questa nazione si erge: una nazione in cui la forza delle nostre istituzioni e il carattere del nostro popolo contano e devono durare. Ora tocca a voi fare la guardia. Che possiate essere tutti custodi della fiamma. Che possiate mantenere la fede. Io amo l'America. Anche voi la amate. Dio vi benedica tutti e protegga le nostre truppe. Grazie per questo grande onore". ------------------------------------------------------- Se hai apprezzato il mio lavoro, ti chiedo di sostenerlo. Iscriviti al Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🇺🇸 A lungo invocata, evocata, attesa, Michelle #Obama è infine tornata a parlare di politica americana. Quella stessa politica americana che anche in questo ciclo presidenziale l'ha corteggiata, lusingata, adulata, senza mai riuscire a sedurla, senza mai farle cambiare idea (nonostante in Italia leggessimo ogni giorno il contrario, ma questa è un'altra storia). Michelle Obama non correrà mai per la Presidenza degli Stati Uniti. Ma potrebbe aver dato il suo contributo per vincerla. Il suo appello a mobilitarsi contro Donald #Trump è uno dei più incisivi registrati in questa campagna per la Casa Bianca. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura. --------------------------------------------------- "Ciao Chicago! C'è qualcosa di meravigliosamente magico nell'aria, non è vero? Non solo qui in quest'arena, ma in tutto il Paese che amiamo; una sensazione familiare che è stata sepolta troppo a lungo. Sapete di cosa sto parlando. È il potere contagioso della speranza! L'attesa, l'energia e l'euforia di essere ancora una volta sulla soglia di un giorno più luminoso. La possibilità di sconfiggere i demoni della paura, della divisione e dell'odio che ci hanno consumato e di continuare a perseguire la promessa incompiuta di questa grande nazione - il sogno per cui i nostri genitori e i nostri nonni hanno combattuto, sono morti e si sono sacrificati. America, la speranza sta tornando! Ad essere sincero, mi sto rendendo conto che fino a poco tempo fa piangevo l'affievolirsi di questa speranza. Forse anche voi avete provato le stesse sensazioni: un profondo vuoto nel mio stomaco, un senso palpabile di terrore per il futuro. E per me questo dolore si è mescolato con il mio personale lutto. L'ultima volta che sono stata a Chicago è stato per commemorare mia madre, la donna che mi ha mostrato il significato del duro lavoro, dell'umiltà e della decenza - che ha tenuto alta la mia bussola morale e mi ha mostrato il potere della mia voce. Sento ancora profondamente la sua perdita. Non ero nemmeno sicura di essere abbastanza stabile per stare davanti a voi stasera. Ma il mio cuore mi ha spinto a essere qui per il senso di dovere che sento nel rendere onore alla sua memoria e per ricordare a tutti noi di non sprecare i sacrifici che i nostri vecchi hanno fatto per darci un futuro migliore. Vedete, mia madre, nel suo modo costante e tranquillo, ha vissuto quel senso di speranza ogni giorno della sua vita. Credeva che tutti i bambini, tutte le persone, avessero un valore e che chiunque potesse avere successo se gliene fosse data l'opportunità. Lei e mio padre non aspiravano ad essere ricchi. Anzi, erano sospettosi nei confronti di chi prendeva più del necessario. Capivano che non era sufficiente per i loro figli prosperare se tutti gli altri intorno a noi stavano sprofondando. Così mia madre faceva volontariato nella scuola locale. Si è sempre presa cura degli altri bambini del nostro quartiere. Era contenta di fare quel lavoro ingrato e poco glamour che per generazioni ha rafforzato il tessuto di questa nazione. La convinzione che se fai del bene agli altri, che se ami il tuo prossimo, se lavori e ti sbatti e ti sacrifichi, questo ti ripagherà - se non per te, forse per i tuoi figli o per i tuoi nipoti - questi valori sono stati trasmessi attraverso le fattorie a conduzione familiare e le città industriali, attraverso sobborghi alberati e caseggiati affollati, attraverso i gruppi di preghiera, le unità della Guardia Nazionale e le classi di studi sociali. Questi sono stati i valori che mia madre mi ha trasmesso fino al suo ultimo respiro. Io e Kamala Harris abbiamo costruito le nostre vite su quegli stessi valori fondamentali. Anche se le nostre madri sono cresciute a un oceano di distanza, hanno condiviso la stessa fede nella promessa di questo Paese. È per questo che sua madre si è trasferita qui dall'India a 19 anni. È per questo che ha insegnato a Kamala la giustizia, il nostro obbligo di sollevare gli altri e la nostra responsabilità di dare più di quanto prendiamo. Spesso diceva a sua figlia: “Non stare seduta a lamentarti, fai qualcosa!”. Così, con questa voce in testa, Kamala è andata a scuola e ha lavorato sodo, laureandosi in una Historically Black College or University, conseguendo la laurea in legge in una scuola statale e poi ha iniziato a lavorare per le persone. Ha lottato per far sì che i violatori della legge fossero ritenuti responsabili e per rafforzare lo Stato di diritto, ha lottato per ottenere per i cittadini salari migliori, farmaci da prescrizione meno costosi, una buona istruzione, un'assistenza sanitaria dignitosa, l'assistenza all'infanzia e agli anziani. Da una famiglia della classe media, si è fatta strada fino a diventare vicepresidente degli Stati Uniti d'America. Kamala Harris è più che pronta per questo momento. È una delle persone più qualificate che abbiano mai cercato di ottenere la presidenza. Ed è una delle persone più dignitose - un omaggio a sua madre, a mia madre e probabilmente anche a vostra madre, l'incarnazione delle storie che ci raccontiamo su questo Paese. La sua storia è la vostra storia. È la mia storia. È la storia della stragrande maggioranza degli americani che cercano di costruirsi una vita migliore. Kamala sa, come noi, che a prescindere dalla provenienza, dall'aspetto, dalla persona amata, dal culto o dal conto in banca, tutti noi meritiamo l'opportunità di costruire una vita dignitosa. Tutti i nostri contributi meritano di essere accettati e valorizzati. Perché nessuno ha il monopolio di ciò che significa essere americano. Nessuno! Kamala ha dimostrato la sua fedeltà a questa nazione non sputando rabbia e amarezza, ma vivendo una vita di servizio e spingendo sempre le porte dell'opportunità per gli altri. Capisce che alla maggior parte di noi non sarà mai concessa la fortuna di fallire. Non potremo mai beneficiare dell'azione positiva della ricchezza generazionale. Se facciamo fallire un'azienda o soffochiamo in una crisi, non avremo una seconda, terza o quarta possibilità. Se le cose non vanno come vorremmo, non possiamo permetterci il lusso di lamentarci o di imbrogliare gli altri per andare avanti, non possiamo cambiare le regole per vincere sempre. Se vediamo una montagna davanti a noi, non ci aspettiamo che ci sia una scala mobile che ci porti in cima. No, abbassiamo la testa. Ci mettiamo al lavoro. In America, facciamo qualcosa. E per tutta la sua vita, questo è esattamente ciò che abbiamo visto da Kamala Harris: l'acciaio della sua spina dorsale, la solidità della sua educazione, l'onestà del suo esempio e sì, la gioia della sua risata e della sua luce. Non potrebbe essere più ovvio. Dei due principali candidati in lizza, solo Kamala Harris comprende veramente il lavoro invisibile e l'impegno incrollabile che ha sempre reso grande l'America. Purtroppo, sappiamo cosa succederà. Sappiamo che la gente farà di tutto per distorcere la sua verità. Mio marito e io, purtroppo, ne sappiamo qualcosa. Per anni, Donald Trump ha fatto di tutto per cercare di far sì che la gente avesse paura di noi. La sua visione limitata e ristretta del mondo lo ha fatto sentire minacciato dall'esistenza di due persone che lavorano sodo, hanno un'istruzione elevata e hanno avuto successo, ma che sono anche nere. Chi gli dirà che il lavoro che sta cercando potrebbe essere uno di quei “lavori neri”? È la solita truffa: raddoppiare le bugie brutte, misogine e razziste come alternativa ad idee e soluzioni reali che miglioreranno effettivamente la vita delle persone. Vedete, eliminare la nostra assistenza sanitaria, toglierci la libertà di controllare il nostro corpo, la libertà di diventare madre attraverso la fecondazione in vitro, come ho fatto io, queste cose non miglioreranno i risultati in termini di salute delle nostre mogli, madri e figlie. Chiudere il Dipartimento dell'Istruzione, bandire i nostri libri - niente di tutto ciò preparerà i nostri figli per il futuro. Demonizzare i nostri figli perché sono quello che sono e amano quello che amano non migliora la vita di nessuno. Al contrario, ci rende solo piccoli. E lasciatemi dire che diventare piccoli non è mai la risposta. Diventare piccoli è l'opposto di ciò che insegniamo ai nostri figli. Diventare piccoli è meschino. È malsano. E, francamente, non è presidenziale. Perché dovremmo accettare una cosa del genere da parte di chi ambisce alla nostra massima carica? Perché dovremmo normalizzare questo tipo di leadership arretrata? Fare questo non fa altro che sminuire e sminuire la nostra politica. Serve solo a scoraggiare ulteriormente le persone buone e di buon cuore dal volersi impegnare. America, i nostri genitori ci hanno insegnato a fare meglio di così e noi meritiamo molto di più. Ecco perché dobbiamo fare tutto il possibile per eleggere due di quelle persone buone e di gran cuore. Non c'è altra scelta che Kamala Harris e Tim Walz! Ma mentre abbracciamo questo rinnovato senso di speranza, non dimentichiamo la disperazione che abbiamo provato. Non dimentichiamo a cosa stiamo andando incontro. Sì, Kamala e Tim stanno andando alla grande in questo momento. Stanno riempiendo le arene di tutto il Paese e la gente è piena di energia. Ci sentiamo bene. Ma ci sono ancora tante persone che desiderano disperatamente un risultato diverso, che sono pronte a mettere in discussione e a criticare ogni mossa di Kamala, che non vedono l'ora di diffondere quelle bugie, che non vogliono votare per una donna, che continueranno a dare priorità alla costruzione della loro ricchezza piuttosto che garantire che tutti abbiano abbastanza. Non importa quanto ci sentiamo bene stasera, domani o dopodomani, questa sarà comunque una battaglia in salita. Quindi non possiamo essere i nostri peggiori nemici. No, nel momento in cui qualcosa va storto, nel momento in cui una menzogna prende piede, non possiamo iniziare a torcerci le mani. Non possiamo farci venire il complesso di Riccioli d'oro per sapere se tutto va bene. Non possiamo abbandonarci all'ansia di sapere se questo Paese eleggerà una persona come Kamala, invece di fare tutto il possibile per far eleggere una persona come Kamala. Kamala e Tim hanno vissuto vite straordinarie. Sono sicura che guideranno con compassione, inclusione e grazia. Ma sono ancora solo esseri umani. Non sono perfetti. E come tutti noi, faranno degli errori. Ma per fortuna, questo non dipende solo da loro. No, spetta a noi - a tutti noi - essere la soluzione che cerchiamo. Spetta a tutti noi essere l'antidoto a tutte le tenebre e alle divisioni. Non mi interessa come vi identificate politicamente, se siete democratici, repubblicani, indipendenti o nessuno di questi. Questo è il momento di difendere ciò che sappiamo essere giusto nei nostri cuori. Per difendere non solo le nostre libertà fondamentali, ma anche la decenza e l'umanità, il rispetto, la dignità e l'empatia, i valori che sono alla base di questa democrazia. Sta a noi ricordare ciò che le disse la madre di Kamala: Non stare seduta a lamentarti, fa' qualcosa! Quindi, se mentono su di lei, e lo faranno, dobbiamo fare qualcosa! Se vediamo un brutto sondaggio, e lo vedremo, dobbiamo mettere giù il telefono e fare qualcosa! Se cominciamo a sentirci stanchi, se cominciamo a sentire il terrore che si insinua di nuovo, dobbiamo rialzarci, gettarci dell'acqua in faccia e fare qualcosa! Abbiamo solo due mesi e mezzo per farlo; solo 11 settimane per assicurarci che ogni persona che conosciamo sia registrata e abbia un programma di voto. Non possiamo quindi permetterci che qualcuno se ne stia con le mani in mano e aspetti di essere chiamato in causa. Non lamentatevi se nessuno della campagna vi ha specificamente raggiunti per chiedere il vostro sostegno. Non c'è tempo per queste sciocchezze. Sapete cosa dobbiamo fare. Quindi considerate questo come un invito ufficiale: Michelle Obama vi chiede di fare qualcosa! Perché la partita sarà molto serrata. In alcuni Stati, solo una manciata di voti in ogni distretto potrebbe decidere il vincitore. Quindi dobbiamo votare in numero tale da cancellare ogni dubbio. Dobbiamo sopraffare qualsiasi tentativo di soppressione. Il nostro destino è nelle nostre mani. In 77 giorni, abbiamo il potere di allontanare il nostro Paese dalla paura, dalla divisione e dalla piccolezza del passato. Abbiamo il potere di coniugare la nostra speranza con l'azione. Abbiamo il potere di ripagare l'amore, il sudore e il sacrificio delle nostre madri e dei nostri padri e di tutti coloro che ci hanno preceduto. Lo abbiamo fatto prima e possiamo farlo di nuovo. Lavoriamo come se le nostre vite dipendessero da questo. Continuiamo a far progredire il nostro Paese e andiamo più in alto - sì, più in alto - di quanto abbiamo mai fatto prima, mentre eleggiamo la prossima presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris e Tim Walz!". ------------------------------------------------- Se hai apprezzato questo articolo, se ritieni che il mio lavoro sia importante, non darlo per scontato: iscriviti al Blog, sostieni questo spazio indipendente. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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1/2 🚨🇮🇱🇺🇳 Un Bibi Netanyahu letteralmente scatenato quello che ha parlato oggi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Spiegata l'inusuale decisione di circondare la Striscia di Gaza con potenti altoparlanti: il primo ministro israeliano si è infatti rivolto direttamente agli ostaggi e ai leader di Hamas. Il tutto mentre l'esercito israeliano prendeva il controllo dei telefoni dei palestinesi nella Striscia, trasmettendo in diretta il suo intervento in diretta. Parole durissime per i leader occidentali accusati di aver ceduto alle pressioni della propaganda nemica, lasciando lo Stato ebraico da solo nel condurre una battaglia comune - ed esistenziale - contro il terrorismo islamico. Quello di Netanyahu è senza dubbio il discorso più forte tra i tanti pronunciati a New York in questi giorni. Se ne discuterà moltissimo. Per questo motivo, anziché riportare questo o quell'altro passaggio, l'ho tradotto integralmente per voi. È molto lungo. Su X non basta un solo post, ne occorrono due. Ma credo che ne valga la pena. Mi farete sapere. Buona lettura. "Signore e signori, lo scorso anno mi sono presentato a questo podio e ho mostrato questa mappa. Questa mappa mostra la maledizione dell’asse del terrore iraniano. Questo asse minacciava la pace dell’intero mondo. Minacciava la stabilità della nostra regione e la stessa esistenza del mio Paese, Israele. L’Iran stava sviluppando rapidamente un massiccio programma di armi nucleari e un massiccio programma di missili balistici. Questi non erano destinati soltanto a distruggere Israele. Erano destinati a minacciare anche gli Stati Uniti e a ricattare le nazioni ovunque. Da Gaza, Yahya Sinwar ha inviato ondate di terroristi di Hamas. Il 7 ottobre hanno fatto irruzione in Israele e hanno commesso atti di indicibile barbarie. Dal Libano, Hezbollah ha lanciato migliaia di missili e razzi contro le nostre città, terrorizzando i nostri cittadini. In Siria, il dittatore assassino Assad ha ospitato le forze iraniane, stringendo un cappio di morte intorno alle nostre gole. In Yemen, gli Houthi hanno lanciato missili balistici contro Israele mentre soffocavano il commercio mondiale allo sbocco del Mar Rosso. E allora, che cosa è accaduto nell’ultimo anno? Abbiamo colpito duramente gli Houthi, compreso ieri. Abbiamo schiacciato gran parte della macchina del terrore di Hamas. Abbiamo eliminato la maggior parte dei suoi leader e gran parte del suo arsenale. Vi ricordate quei cercapersone, i “beeper”? Abbiamo “mandato un messaggio” a Hezbollah. E credetemi, hanno ricevuto il messaggio! E migliaia di terroristi, migliaia di terroristi, sono caduti al suolo. Abbiamo distrutto gli armamenti di Assad in Siria. Abbiamo dissuaso le milizie sciite iraniane in Iraq. E soprattutto, più di qualsiasi altra cosa che potrei dirvi, più di qualsiasi altra cosa che abbiamo fatto quest’anno o in quest’ultimo decennio, abbiamo devastato i programmi nucleari e missilistici dell’Iran. Ecco dunque qual è la situazione oggi: Metà della leadership in Yemen: eliminata. Yahya Sinwar a Gaza: eliminato. Hassan Nasrallah in Libano: eliminato. Il regime di Assad in Siria: eliminato. Quelle milizie in Iraq sono ancora dissuase. E i loro leader, se attaccheranno Israele, verranno eliminati anch’essi. E i comandanti militari di vertice dell’Iran, i suoi principali scienziati della bomba atomica: eliminati pure loro. La guerra dei 12 giorni di Israele con l’Iran, che io ho ribattezzato Operazione Leone Nascente – un nome tratto dalla Bibbia – entrerà negli annali della storia militare. I nostri coraggiosi piloti hanno neutralizzato le difese missilistiche dell’Iran e preso il controllo dei cieli sopra Teheran. E lo avete visto: i piloti da caccia israeliani e i piloti americani dei B-2 hanno bombardato i siti di arricchimento nucleare iraniani. Voglio ringraziare il Presidente Trump per la sua azione coraggiosa e decisiva. Il Presidente Trump ed io avevamo promesso di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. E abbiamo mantenuto quella promessa. Abbiamo rimosso una minaccia esistenziale per Israele e una minaccia mortale per il mondo civile. Abbiamo dissipato una nube oscura che avrebbe potuto reclamare milioni e milioni di vite. Ma, signore e signori, dobbiamo restare vigili. Dobbiamo restare assolutamente lucidi e vigili. Non dobbiamo permettere che l’Iran ricostruisca le sue capacità nucleari militari. Le sue scorte di uranio arricchito devono essere eliminate. E già domani, le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’Iran devono essere reintrodotte. Grazie alla determinazione del nostro popolo, al coraggio dei nostri soldati e alle decisioni coraggiose che abbiamo preso, Israele è risorto dal suo giorno più oscuro per compiere uno dei ritorni militari più sorprendenti della storia. Ma non abbiamo ancora finito. Gli ultimi elementi, le ultime roccaforti di Hamas si trovano a Gaza City. Lì promettono di ripetere le atrocità del 7 ottobre ancora, e ancora, e ancora, nonostante le loro forze siano state decimate. Ecco perché Israele deve portare a termine il lavoro. Ecco perché vogliamo farlo il più rapidamente possibile. Signore e signori, gran parte del mondo non ricorda più il 7 ottobre. Ma noi ricordiamo! Israele ricorda il 7 ottobre! In quel giorno...vi dirò: potete ricordarlo anche voi. Vedete questa grande spilla qui? È un codice QR. Vi chiedo di alzare i vostri telefoni, inquadrarlo, e anche voi vedrete perché combattiamo e perché dobbiamo vincere! È tutto qui dentro. Il 7 ottobre Hamas ha compiuto il peggior attacco contro gli ebrei dai tempi dell’Olocausto. Hanno massacrato 1.200 persone innocenti, inclusi oltre 40 americani e cittadini stranieri provenienti da decine di Paesi rappresentati in quest’aula. Hanno decapitato uomini. Hanno stuprato donne. Hanno bruciato vivi dei neonati. Hanno bruciato vivi neonati davanti ai loro genitori! Che mostri. E questi mostri hanno preso in ostaggio più di 250 persone. E fra loro c’erano sopravvissuti all’Olocausto, nonne, nonne con i loro nipoti. Chi prende in ostaggio nonne e nipoti? Hamas lo fa. Finora abbiamo riportato a casa 207 di questi ostaggi, ma 48 rimangono nelle segrete di Gaza. Venti di loro sono vivi, affamati, torturati, privati della luce del sole, privati di umanità. Questi sono i nomi dei 20 ostaggi ancora vivi: Matan Angrest, Gali e Ziv Berman, i fratelli Elkana Bohbot, Rom Braslavski, Nimrod Cohen, Ariel e David Kuno, un’altra coppia di fratelli, Guy Gilboa-Dalal, Evyatar David. Avete visto la foto di Evyatar David: scheletrico, costretto a scavarsi la propria fossa. Maxim Herkin, Eitan Horn, Segev Kalfon, Bar Kuperstein, Omri Miran, Eitan Mor, Yosef Ohana, Alon Ohel, Avinathan Or e Matan Zangauker. Ora, signore e signori, voglio fare qualcosa che non ho mai fatto prima. Voglio parlare direttamente da questo podio a quegli ostaggi attraverso altoparlanti. Ho circondato Gaza con giganteschi altoparlanti collegati a questo microfono, nella speranza che i nostri cari ostaggi ascoltino il mio messaggio. Lo dirò prima in ebraico e poi in inglese. Cari eroi coraggiosi, qui parla il Primo Ministro Netanyahu, in diretta dalle Nazioni Unite. Non vi abbiamo dimenticati, neanche per un secondo. Il popolo di Israele è con voi. Non vacilleremo e non ci fermeremo finché non vi riporteremo tutti a casa! Signore e signori, grazie a sforzi speciali dell’intelligence israeliana, le mie parole ora vengono trasmesse anche ai cellulari dei gazawi. Quindi, ai leader superstiti di Hamas e ai carcerieri dei nostri ostaggi, dico ora: deponete le armi! Lasciate andare la mia gente! Liberate gli ostaggi! Tutti. Tutti e 48. Liberateli ora! Se lo farete, vivrete. Se non lo farete, Israele vi darà la caccia! Signore e signori, se Hamas accetta le nostre richieste, la guerra potrebbe finire subito. Gaza verrebbe smilitarizzata. Israele manterrebbe un controllo di supervisione della sicurezza e un’autorità civile pacifica verrebbe stabilita da gazawi e altri impegnati nella pace con Israele. E naturalmente comprendete che la guerra a Gaza ha colpito ogni israeliano, ma sono certo che ci sono persone a New York, a Londra, a Melbourne e altrove che pensano: “Che cosa c’entra tutto questo con me?” E la risposta è: tutto. Perché i nostri nemici sono i vostri nemici. E così facciamo qualcosa. Per la prima volta all’ONU, facciamo un quiz. Alzate la mano se sapete la risposta. Prima domanda: chi grida “morte all’America”? È: A) l’Iran; B) Hamas; C) Hezbollah; D)gli Houthi; oppure E) tutti i precedenti? Risposta corretta: tutti i precedenti. Seconda domanda: chi ha assassinato americani ed europei a sangue freddo? È: A) al-Qaeda; B) Hamas; C) Hezbollah; D) Iran; oppure E) tutti i precedenti? Risposta corretta, ancora una volta: tutti i precedenti. Ecco il punto che volevo sollevare. I nostri nemici odiano tutti noi, con uguale veleno. Vogliono trascinare il mondo moderno indietro al passato, a un’epoca oscura di violenza, fanatismo e terrore. E penso che molti di voi stiano già percependo, nelle vostre società, l’ondata islamista radicale. Lo sapete. Lo sentite. Sapete, nel profondo, che Israele sta combattendo anche per voi. E voglio svelarvi un segreto. A porte chiuse, molti leader che pubblicamente ci condannano, privatamente ci ringraziano. Mi dicono quanto apprezzano i servizi di intelligence israeliani, che hanno ripetutamente impedito attentati terroristici nelle loro capitali. Salvando di continuo innumerevoli vite. Il generale George Keegan, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica statunitense, disse una volta: “Se gli Stati Uniti dovessero raccogliere da soli l’intelligence che Israele fornisce, dovrebbero istituire cinque CIA”. Cinque CIA. Lo scorso giugno, quando Israele ha colpito le strutture nucleari iraniane, il cancelliere tedesco Merz ha ammesso la verità. Ha detto: “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”. Il Presidente Trump lo comprende meglio di qualsiasi altro leader: Israele e America affrontano una minaccia comune. Lo ha mostrato al mondo quando l’Iran e i suoi proxy hanno assassinato americani, preso ostaggi americani, gridato “morte all’America”, bruciato bandiere americane e tentato di assassinare il Presidente degli Stati Uniti. Non una, ma due volte. E lui ha mostrato loro che c’è un prezzo da pagare. Ma purtroppo molti leader rappresentati in quest’aula hanno mandato un messaggio molto diverso. Certo, nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, molti di loro hanno sostenuto Israele. Ma quel sostegno è svanito rapidamente quando Israele ha fatto ciò che qualsiasi nazione rispettabile avrebbe fatto a seguito di un attacco così selvaggio: ha reagito. Ora, immaginate per un momento un attacco agli Stati Uniti proporzionato all’attacco contro Israele il 7 ottobre. Immaginate un regime terrorista che invia migliaia di terroristi a invadere gli Stati Uniti. Massacrano 40.000 americani. Prendono 10.000 americani in ostaggio. Cosa pensate che farebbe l’America? Pensate che l’America lascerebbe quel regime in piedi? No, in nessun modo. Gli Stati Uniti annienterebbero quel regime terrorista e si assicurerebbero che tale barbarie non minacci mai più l’America. Questo è esattamente ciò che Israele sta facendo a Gaza! Stiamo annientando il regime terrorista di Hamas e ci assicuriamo che tale barbarie non minacci mai più Israele! Questo stiamo facendo! Questo farebbe qualsiasi governo rispettabile! Eppure, ed è un “eppure” che mi dispiace dover pronunciare qui, col passare del tempo molti leader mondiali hanno ceduto. Hanno ceduto alla pressione dei media faziosi, delle corporazioni islamiste radicali e delle folle antisemite. C’è un vecchio detto: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ma per molti Paesi qui rappresentati, quando il gioco si è fatto duro, avete ceduto! Ed ecco il risultato vergognoso di quel cedimento. Per gran parte degli ultimi due anni Israele ha dovuto combattere una guerra su sette fronti contro la barbarie, con molte delle vostre nazioni che ci si opponevano. Incredibilmente, mentre combattiamo i terroristi che hanno ucciso molti dei vostri cittadini, voi combattete noi! Ci condannate. Ci imponete embarghi. E conducete guerra politica e legale - quella che chiamano “lawfare” - contro di noi. E io dico ai rappresentanti di quelle nazioni: questo non è un atto di accusa contro Israele. È un atto di accusa contro di voi! Contro leader pavidi che preferiscono blandire il male anziché sostenere una nazione i cui coraggiosi soldati vi proteggono dai barbari alle porte. E quei barbari stanno già penetrando le vostre porte. Quando imparerete? Non potete placare la jihad. Non potete sfuggire alla tempesta islamista sacrificando Israele. Per superare quella tempesta dovete stare con Israele! Ma non è ciò che state facendo. Come predissero i profeti d’Israele nella Bibbia, avete trasformato il bene in male e il male in bene. Ora, voglio approfondire. Prendete la falsa accusa di genocidio. Israele viene accusato di prendere di mira deliberatamente i civili. Signore e signori, la verità è l’opposto. Il capo di Urban Warfare Studies, il colonnello John Spencer, forse il più grande esperto mondiale di guerra urbana, afferma che Israele sta applicando più misure per minimizzare le vittime civili di qualsiasi esercito nella storia. E proprio per questo il rapporto fra vittime civili e combattenti a Gaza è inferiore a 2:1. È un rapporto sorprendentemente basso, inferiore a quello delle guerre NATO in Afghanistan e in Iraq. Specialmente se si considera che Gaza è una delle aree urbane più densamente popolate della Terra. Con centinaia di chilometri di tunnel terroristici sotterranei e innumerevoli torri terroristiche sopra terra, e migliaia di terroristi nascosti in quei tunnel e in quelle torri, in aree civili. Se volete vedere quali misure Israele adotta per evitare vittime civili, basta guardare cosa stiamo facendo ora a Gaza City, l’ultima roccaforte di Hamas. Per tre settimane Israele ha sganciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo e fatto innumerevoli telefonate esortando i civili a lasciare Gaza City prima che il nostro esercito avanzasse. Nello stesso tempo Hamas si piazza in moschee, scuole, ospedali, palazzi residenziali, e cerca di costringere quei civili a non andarsene, a restare sotto tiro. Spesso li minaccia con le armi se tentano di fuggire. Per Israele, ogni vittima civile è una tragedia. Per Hamas è una strategia. Hamas usa i civili come scudi umani e come comparse nella sua malata guerra di propaganda contro Israele. Una guerra di propaganda che i media occidentali bevono in pieno. Eppure, nonostante le minacce di Hamas, circa 700.000 gazawi, quasi tre quarti di milione, hanno già accolto i nostri appelli e si sono spostati nelle zone sicure. Ora vi pongo una semplice domanda logica: un Paese che commette genocidio implorerebbe la popolazione civile che dice di voler sterminare di mettersi al riparo? Chiederebbe loro di andarsene se volesse davvero commettere genocidio? Noi cerchiamo di portarli via, Hamas cerca di tenerli dentro! E questa accusa è così infondata. Il paragone col genocidio, lo sterminio di intere popolazioni...i nazisti chiesero forse agli ebrei di andarsene gentilmente? I genocidi della storia hanno mai fatto questo? Naturalmente no. La verità è stata rovesciata. Hamas, un’organizzazione terroristica genocida, il cui statuto invoca l’uccisione di tutti gli ebrei del pianeta, viene giustificata. Quasi non viene menzionata. Mentre Israele, che fa di tutto per tenere i civili fuori dal fuoco, Israele viene messo sul banco degli imputati. Che barzelletta! Volete sentirne un’altra? Israele è accusato di affamare deliberatamente il popolo di Gaza, quando Israele invece lo sta nutrendo deliberatamente. Dall’inizio della guerra Israele ha fatto entrare a Gaza oltre 2 milioni di tonnellate di cibo e aiuti. È una tonnellata di aiuti per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Quasi 3.000 calorie a persona al giorno. Bella politica di fame! Se ci sono gazawi senza cibo a sufficienza, è perché Hamas lo ruba. Hamas lo ruba, lo accumula e lo rivende a prezzi esorbitanti per alimentare la sua macchina da guerra. Il mese scorso persino le Nazioni Unite, non esattamente un sostenitore di Israele - qui dovreste ridere - il mese scorso persino l’ONU ha ammesso che Hamas e altri gruppi armati hanno saccheggiato l’85% dei camion. Ecco perché c’è privazione. Coloro che diffondono le menzogne di genocidio e carestia contro Israele non sono migliori di coloro che diffondevano le menzogne di sangue contro gli ebrei nel Medioevo, accusandoci falsamente di avvelenare i pozzi, diffondere la peste e usare il sangue dei bambini per fare il pane azzimo di Pasqua. L’antisemitismo muore a fatica. In realtà non muore mai. Torna sempre, con le sue bugie ripulite e riciclate all’infinito. E voglio dirvi un’altra cosa. Queste menzogne antisemite hanno conseguenze. Negli ultimi mesi, ebrei sono stati aggrediti in Canada, in Australia, in Gran Bretagna, in Francia, nei Paesi Bassi e altrove. Qui in America, un anziano sopravvissuto all’Olocausto è stato bruciato vivo in Colorado. E una giovane coppia dell’ambasciata israeliana a Washington è stata brutalmente crivellata di colpi proprio davanti al Museo dell’Olocausto. Fortunatamente l’amministrazione Trump sta combattendo con forza questa piaga dell’antisemitismo, e ogni governo qui presente dovrebbe seguire il suo esempio. Invece, molti fanno l’opposto. Premiano addirittura i peggiori antisemiti sulla Terra. Questa settimana i leader di Francia, Gran Bretagna, Australia, Canada e altri Paesi hanno riconosciuto incondizionatamente uno Stato palestinese. L’hanno fatto dopo gli orrori commessi da Hamas il 7 ottobre. Orrori elogiati in quel giorno da quasi il 90% della popolazione palestinese. Lasciatemi ripetere: quasi il 90% dei palestinesi ha sostenuto l’attacco del 7 ottobre. Non lo hanno solo sostenuto, l’hanno celebrato. Hanno ballato sui tetti. Hanno distribuito caramelle. E questo sia a Gaza che in Giudea e Samaria, la Cisgiordania come la chiamate voi. Proprio come hanno celebrato un altro orrore, l’11 settembre. Ballavano sui tetti, esultavano, distribuivano caramelle. Sapete quale messaggio hanno inviato i leader che questa settimana hanno riconosciuto lo Stato palestinese? È un messaggio molto chiaro: uccidere ebrei paga. Bene, io ho un messaggio per questi leader: quando i terroristi più feroci della Terra lodano con entusiasmo la vostra decisione, non avete fatto qualcosa di giusto. Avete fatto qualcosa di sbagliato, di terribilmente sbagliato. La vostra decisione vergognosa incoraggerà il terrorismo contro gli ebrei e contro innocenti ovunque. Sarà un marchio di infamia su tutti voi. “Ma aspetta”, mi dicono i primi ministri: “Aspetta un attimo. Noi crediamo nella soluzione dei due Stati, dove lo Stato ebraico di Israele vivrà fianco a fianco in pace con lo Stato palestinese”. C’è solo un problema con questa soluzione: i palestinesi non ci hanno mai creduto. Non l’hanno mai voluta. Non vogliono uno Stato accanto a Israele. Vogliono uno Stato palestinese al posto di Israele. Ecco perché ogni volta che è stato offerto loro uno Stato palestinese, a condizione che ponessero fine al conflitto e riconoscessero lo Stato ebraico, ogni volta per decenni lo hanno rifiutato. Ed ecco perché ogni volta che hanno ricevuto territori, li hanno usati per attaccarci. Di fatto hanno avuto uno Stato palestinese a Gaza. E cosa ne hanno fatto? Pace, convivenza? No. Ci hanno attaccato ancora e ancora, senza provocazione. Hanno lanciato razzi sulle nostre città. Hanno assassinato i nostri bambini. Hanno trasformato Gaza in una base terroristica dalla quale hanno compiuto il massacro del 7 ottobre. Ecco quindi la verità scomoda: il persistente rifiuto palestinese di accettare uno Stato ebraico in qualsiasi confine è ciò che alimenta questo conflitto da oltre un secolo. Lo alimenta ancora. Non è l’assenza di uno Stato palestinese. È la presenza e l’esistenza di uno Stato ebraico! E trovo incredibile che cancellerie, ministeri e leader che pontificano su questo non riescano a vedere questa verità basilare, ripetuta ancora e ancora all’infinito. E voglio aggiungere altro: questo rifiuto di uno Stato ebraico non riguarda solo Hamas, riguarda anche la cosiddetta Autorità Palestinese “moderata”. Dovete sapere che l’Autorità Palestinese paga i terroristi perché uccidano ebrei. Più ebrei uccidono, più l’Autorità Palestinese li paga. L’Autorità Palestinese intitola edifici governativi, piazze pubbliche, scuole ai massacratori di ebrei, che glorifica come martiri. Pagano e glorificano non solo gli assassini di ebrei, ma anche gli assassini di cristiani. Cristiani come Taylor Force, un veterano americano brutalmente assassinato in Israele da terroristi palestinesi. Eppure sento dai leader occidentali: “L’Autorità Palestinese ci ha promesso che si riformerà. Questa volta sarà diverso”. Sì, certo. Queste promesse le sentiamo da decenni. Promettono sempre. Non mantengono mai. Perché l’Autorità Palestinese è corrotta fino al midollo. Non tiene elezioni da 20 anni. Usa gli stessi libri di testo di Hamas, esattamente gli stessi. Insegna ai suoi bambini a odiare gli ebrei e a distruggere lo Stato ebraico. E i cristiani non se la passano meglio. Quando Betlemme, la città natale di Gesù, era sotto controllo israeliano, l’80% dei residenti erano cristiani. Da quando l’Autorità Palestinese ne ha preso il controllo, quella percentuale è scesa sotto il 20%. A queste persone volete dare uno Stato? State dando la ricompensa suprema a fanatici intolleranti che hanno perpetrato e sostenuto il massacro del 7 ottobre. Dare ai palestinesi uno Stato a un miglio da Gerusalemme dopo il 7 ottobre è come dare ad al-Qaeda uno Stato a un miglio da New York dopo l’11 settembre. È pura follia! È follia, e non lo faremo! Dunque, ecco un altro messaggio a quei leader occidentali: Israele non permetterà che ci imponiate uno Stato terrorista in gola. Non commetteremo suicidio nazionale solo perché voi non avete il coraggio di affrontare un media ostile e folle antisemite che chiedono il sangue di Israele. E voglio che comprendiate un’altra cosa, anch’essa distorta dai media. Non lo dico solo a nome mio o del mio governo, ma a nome dell’intero popolo di Israele. Lo scorso anno c’è stata una votazione alla Knesset, il nostro parlamento, per decidere se opporsi o meno all’imposizione di uno Stato palestinese. Indovinate il risultato? Su 120 membri, 99 hanno votato contro e solo 9 a favore. Oltre il 90%. Non è un gruppetto marginale. Non è il primo ministro da solo o tenuto in ostaggio da partiti estremi alla sua destra. È oltre il 90% degli israeliani. La mia opposizione a uno Stato palestinese non è solo la mia politica o la politica del mio governo. È la politica dello Stato e del popolo di Israele! I leader occidentali possono anche aver ceduto sotto pressione. Ma vi garantisco una cosa: Israele non lo farà. Le vittorie di Israele sull’asse del terrore iraniano hanno aperto possibilità di pace impensabili due anni fa. Prendete la Siria. Per decenni, l’idea stessa di una pace fra Israele e Siria sembrava inimmaginabile. Ora non più. Oggi abbiamo avviato negoziati seri con il nuovo governo siriano. Credo che si possa raggiungere un accordo che rispetti la sovranità della Siria e protegga al tempo stesso la sicurezza di Israele e delle minoranze della regione, inclusa la minoranza drusa. Dalla fondazione di Israele, ebrei e drusi sono stati fratelli in armi. Abbiamo combattuto insieme. Abbiamo sanguinato insieme. Abbiamo costruito insieme le nostre vite. Quando ero un giovane comandante nelle forze speciali israeliane, la mia stessa vita fu salvata dal prezioso consiglio di un grande amico, Salim Shufi, un eroico veterano druso dell’IDF. Ed è per questo che non potevo restare a guardare, né Israele poteva restare a guardare, mentre i drusi venivano massacrati dai jihadisti. Ho dato ordine alle nostre forze di fermare quel massacro, e lo hanno fatto. La pace fra Israele e Libano è possibile anch’essa. Invito il governo libanese ad avviare negoziati diretti con Israele. Lo elogio per il suo dichiarato obiettivo di disarmare Hezbollah. Ma servono fatti, non parole. Se il Libano intraprenderà azioni concrete e durature per disarmare Hezbollah, sono certo che potremo raggiungere una pace sostenibile. Naturalmente, finché ciò non avverrà, prenderemo tutte le misure necessarie per difenderci e mantenere le condizioni del cessate il fuoco stabilito in Libano. Il nostro obiettivo non è semplicemente monitorare le azioni, ma impedire che violino il cessate il fuoco e ci attacchino. Ma sono sicuro che se il governo libanese insisterà nel suo obiettivo di disarmo, la pace arriverà molto rapidamente e molto facilmente.

Dario D'Angelo

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🇮🇱🇺🇸 1/2 Farei torto alla mia coscienza e a voi lettori se, per timore di incorrere nelle critiche dei soliti noti, rinunciassi a proporre la traduzione integrale del bellissimo discorso pronunciato ieri al Congresso americano da Bibi #Netanyahu. Immagino già cosa si scatenerà qui sotto: non è importante. Nell'intervento del primo ministro israeliano troverete ovviamente alcuni passaggi controversi: ma cosa non lo è in Medio Oriente? E ancora: come può non essere controverso il racconto di una guerra così difficile, così letale? Una guerra - dovremmo sempre ricordarlo - avviata il 7 ottobre dai terroristi di #Hamas. Vista la premessa, qualcuno si potrebbe ora domandare: perché, nonostante le controindicazioni esposte, decidi comunque di pubblicare questo discorso? Direi per senso di giustizia. Leggendo questo intervento, ne sono certo, molti scopriranno verità sullo Stato Ebraico e le sue azioni che giornali, opinionisti, politici hanno per mesi scientemente nascosto e travisato, al fine di dipingere #Israele come uno Stato genocida, terrorista, usurpatore. Non è mai stato vero. Non lo sarà mai. Lo dissi il 7 ottobre, lo ripeto oggi: sempre dalla parte di Israele. Buona lettura. ------------------------------------------------- "Mister Speaker, desidero ringraziarla per avermi concesso il profondo onore di rivolgermi per la quarta volta a questa grande cittadella della democrazia. Ci troviamo oggi a un crocevia della storia. Il nostro mondo è in subbuglio. In Medio Oriente, l'asse del terrore iraniano affronta l'America, Israele e i nostri amici arabi. Non si tratta di uno scontro di civiltà. È uno scontro tra barbarie e civiltà. È uno scontro tra chi glorifica la morte e chi santifica la vita. Affinché le forze della civiltà trionfino, l'America e Israele devono restare uniti. Perché quando siamo uniti, succede una cosa molto semplice. Noi vinciamo. Loro perdono. E amici miei, oggi sono venuto ad assicurarvi una cosa: vinceremo. Signore e signori, Come il 7 dicembre 1941 e l'11 settembre 2001, il 7 ottobre è un giorno che vivrà per sempre nell'infamia. Era la festa ebraica di Simchat Torah. È iniziata come una giornata perfetta. Non una nuvola in cielo. Migliaia di giovani israeliani stavano festeggiando in un festival musicale all'aperto. E all'improvviso, alle 6:29 del mattino, mentre i bambini dormivano ancora profondamente nei loro letti nelle città e nei kibbutz vicini a Gaza, il paradiso si è trasformato in inferno. Tremila terroristi di #Hamas hanno fatto irruzione in #Israele. Hanno massacrato 1.200 persone provenienti da 41 Paesi, tra cui 39 americani. In proporzione, rispetto alla nostra popolazione, sono come venti 11 settembre in un giorno. E questi mostri hanno violentato donne, decapitato uomini, bruciato vivi bambini, ucciso genitori davanti ai loro figli e bambini davanti ai loro genitori. Hanno trascinato 255 persone, tra vivi e morti, nelle buie gallerie di Gaza. Israele ha già riportato a casa 135 di questi ostaggi, compresi sette che sono stati liberati in audaci operazioni di salvataggio. Uno di questi ostaggi liberati, Noa Argamani, è qui in galleria seduta vicino a mia moglie Sara. La mattina del 7 ottobre, il mondo intero ha visto lo sguardo di disperazione di Noa mentre veniva violentemente rapita a Gaza sul retro di una moto. Ho conosciuto Liora, la madre di Noa, qualche mese fa. Stava morendo di cancro. Mi disse: "Primo Ministro, ho un ultimo desiderio. Vorrei abbracciare mia figlia Noa un'ultima volta prima di morire". Due mesi fa, ho autorizzato un'operazione di salvataggio di commando mozzafiato. Le nostre forze speciali, tra cui un eroico ufficiale di nome Arnon Zmora, caduto in questa battaglia, hanno salvato Noa e altri tre ostaggi. Credo sia una delle cose più commoventi, quando Noa si è riunita con sua madre, Liora, e l'ultimo desiderio di sua madre si è avverato. Noa, siamo entusiasti di averti con noi oggi. Grazie. Anche molte famiglie di ostaggi sono qui con noi oggi, tra cui Eliyahu Bibas. Eliyahu Bibas è il nonno di quei due bellissimi bambini dai capelli rossi, i Bibas, ancora piccoli. Sono stati presi in ostaggio insieme alla madre e al figlio di Eliyahu. L'intera famiglia è stata presa in ostaggio. Due bellissimi bambini dai capelli rossi presi in ostaggio. Che mostri. Con noi c'è anche Iris Haim, il cui figlio Yotam è coraggiosamente fuggito dalla prigionia di Hamas con altri due israeliani, e tragicamente sono stati uccisi mentre tornavano verso le nostre linee. Sono con noi anche le famiglie degli ostaggi americani. Sono qui. Il dolore che queste famiglie hanno sopportato va oltre le parole. Ieri li ho incontrati di nuovo e ho promesso loro questo. Non mi fermerò finché tutti i loro cari non saranno a casa. Tutti. Mentre parliamo, siamo attivamente impegnati in sforzi intensi per garantire il loro rilascio, e sono fiducioso che questi sforzi possano avere successo. Alcuni di essi si stanno svolgendo proprio ora. Voglio ringraziare il Presidente Biden per il suo instancabile impegno a favore degli ostaggi e delle loro famiglie. Ringrazio il Presidente Biden per il suo appassionato sostegno a Israele dopo il barbaro attacco del 7 ottobre. Ha giustamente definito Hamas "pura malvagità". Ha inviato due portaerei in Medio Oriente per scoraggiare una guerra più ampia. È venuto in Israele per stare al nostro fianco nel momento più buio, una visita che non sarà mai dimenticata. Il Presidente Biden e io ci conosciamo da oltre quarant'anni. Voglio ringraziarlo per mezzo secolo di amicizia con Israele e per essere, come dice lui, un orgoglioso sionista. In realtà, dice, un orgoglioso sionista irlandese-americano. Amici miei, per più di nove mesi i soldati israeliani hanno dimostrato un coraggio senza limiti. Oggi è con noi il tenente Avichail Reuven. Avichail è un ufficiale dei paracadutisti israeliani. La sua famiglia è immigrata in Israele dall'Etiopia. Nelle prime ore del 7 ottobre, Avichail ha sentito la notizia della sanguinosa furia di Hamas. Ha indossato la sua uniforme, ha preso il suo fucile, ma non aveva un'auto. Così ha corso per otto miglia fino al fronte di Gaza per difendere la sua gente. Avete sentito bene. Ha corso per otto miglia, è arrivato in prima linea, ha ucciso molti terroristi e ha salvato molte vite. Avichail, tutti noi onoriamo il tuo straordinario eroismo. Un altro israeliano è qui con noi oggi. È in piedi proprio accanto ad Avichail. È il sergente maggiore Ashraf al Bahiri. Ashraf è un soldato beduino della comunità musulmana israeliana di Rahat. Il 7 ottobre, anche Ashraf ha ucciso molti terroristi. Prima ha difeso i suoi compagni nella base militare, poi si è precipitato a difendere le comunità vicine, compresa quella devastata del Kibbutz Be'eri. Come Ashraf, i soldati musulmani dell'IDF hanno combattuto a fianco dei loro compagni d'armi ebrei, drusi, cristiani e di altre nazionalità con enorme coraggio. Un terzo eroe, il tenente Asa Sofer è qui con noi. Asa ha combattuto come ufficiale nel corpo dei carri armati ed è stato ferito in battaglia. È stato ferito in battaglia mentre proteggeva i suoi compagni da una granata. Ha perso il braccio destro e la vista dall'occhio sinistro. Si sta riprendendo e incredibilmente, in breve tempo, Asa tornerà in servizio attivo come comandante di una compagnia di carri armati. Ho appena saputo che c'è un quarto eroe: il tenente Yonatan, Jonathan Ben Hamo, che ha perso una gamba a Gaza e ha continuato a combattere. Amici miei, questi sono i soldati d'Israele: non si arrendono, non si scoraggiano, non hanno paura. Come dice la Bibbia, "עם כלביא יקום" - si alzeranno come leoni. Si sono sollevati come leoni, i leoni di Giuda, i leoni di Israele. Signore e signori, gli uomini e le donne dell'IDF provengono da ogni angolo della società israeliana, da ogni etnia, da ogni colore, da ogni credo, da destra e da sinistra, dalla religione e dalla laicità. Tutti sono impregnati dello spirito indomito dei Maccabei, i leggendari guerrieri ebrei dell'antichità. Oggi è con noi Yechiel Leiter, il padre di uno di quei Maccabei. Il padre di Yehiel è sfuggito all'Olocausto e ha trovato rifugio in America. Da giovane, Yechiel si trasferì in Israele e creò una famiglia di otto figli. Chiamò il figlio maggiore Moshe in onore del padre scomparso. Moshe divenne un ufficiale esemplare in una delle nostre unità di commando d'élite. Ha servito con distinzione per due decenni, mentre cresceva sei bellissimi figli. Il 7 ottobre Moshe si è offerto volontario per tornare a combattere. Quattro settimane dopo, fu ucciso dall'esplosione di una mina a trappola esplosiva in un pozzo di una galleria proprio accanto a una moschea. Al funerale del figlio, Yechiel ha detto questo: "Se lo Stato di Israele non fosse stato fondato dopo l'Olocausto, l'immagine impressa nella nostra memoria collettiva sarebbe stata la fotografia di quel ragazzo ebreo indifeso nel ghetto di Varsavia che teneva le mani alzate in aria con le armi naziste puntate contro di lui. Ma grazie alla nascita di Israele", ha continuato Yechiel, "grazie al coraggio di soldati come mio figlio Moshe, il popolo ebraico non è più indifeso di fronte ai nostri nemici". Yechiel, ti prego di alzarti per onorare il sacrificio di tuo figlio. E prometto a te e a tutte le famiglie in lutto di Israele, alcune delle quali sono presenti oggi in questa sala, che il sacrificio dei vostri cari non sarà vano. Non sarà vano perché per Israele il "mai più" non deve essere una promessa vuota. Deve sempre rimanere un voto sacro. E dopo il 7 ottobre, "mai più" è adesso. Amici miei, sconfiggere i nostri brutali nemici richiede coraggio e chiarezza. La chiarezza inizia con la conoscenza della differenza tra bene e male. Eppure, incredibilmente, molti manifestanti anti-Israele scelgono di stare dalla parte del male. Stanno con Hamas. Stanno con gli stupratori e gli assassini. Stanno con persone che sono entrate nei kibbutz, in una casa, i cui genitori hanno nascosto i bambini, i due neonati, in soffitta, in una soffitta segreta. Hanno ucciso la famiglia, i genitori, hanno trovato il chiavistello segreto della soffitta nascosta e poi hanno ucciso i bambini. Questi manifestanti sono al loro fianco. Dovrebbero vergognarsi. Si rifiutano di fare la semplice distinzione tra chi prende di mira i terroristi e chi i civili, tra lo Stato democratico di Israele e i teppisti terroristi di Hamas. Recentemente abbiamo appreso dal Direttore della National Intelligence degli Stati Uniti che l'Iran sta finanziando e promuovendo le proteste anti-Israele in America. Vogliono distruggere l'America. Così questi manifestanti hanno bruciato le bandiere americane anche il 4 luglio. Vorrei rendere omaggio ai fratelli della confraternita dell' University of North Carolina che hanno protetto la bandiera americana, protetto la bandiera americana contro questi manifestanti anti-Israele. Per quanto ne sappiamo, l'Iran sta finanziando le proteste anti-israeliane che si stanno svolgendo in questo momento fuori da questo edificio - non sono molte, ma ci sono - e in tutta la città. Ho un messaggio per questi manifestanti: quando i tiranni di Teheran, che impiccano i gay alle gru e uccidono le donne perché non si coprono i capelli, vi lodano, vi promuovono e vi finanziano, siete ufficialmente diventati gli utili idioti dell'Iran. È incredibile, assolutamente incredibile. Alcuni di questi manifestanti tengono cartelli che proclamano "Gay per Gaza". Potrebbero anche tenere cartelli con scritto "Polli per KFC". Questi manifestanti cantano "Dal fiume al mare". Ma molti non hanno la minima idea di quale fiume e quale mare stiano parlando. Non solo prendono una F in geografia, ma anche in storia. Chiamano Israele uno Stato colonialista. Non sanno che la Terra d'Israele è il luogo in cui Abramo, Isacco e Giacobbe hanno pregato, dove Isaia e Geremia hanno predicato e dove Davide e Salomone hanno governato? Per quasi quattromila anni, la Terra d'Israele è stata la patria del popolo ebraico. È sempre stata la nostra casa e lo sarà sempre. Non sono solo i manifestanti del campus a sbagliare. Sono anche le persone che gestiscono quei campus. Ottant'anni dopo l'Olocausto, i presidenti di Harvard, Penn e, mi vergogno a dirlo, della mia alma mater, il MIT, non sono riusciti a condannare gli appelli al genocidio degli ebrei. Ricordate cosa dissero? Dissero: "Dipende dal contesto". Ebbene, permettetemi di dare a questi accademici confusi un po' di contesto. L'antisemitismo è l'odio più antico del mondo. Per secoli, il massacro degli ebrei è sempre stato preceduto da accuse selvagge. Siamo stati accusati di tutto, dall'avvelenamento dei pozzi alla diffusione delle pestilenze, fino all'uso del sangue dei bambini macellati per preparare le matzos della Pasqua. Queste assurde menzogne antisemite hanno portato alla persecuzione, all'omicidio di massa e infine al peggior genocidio della storia, l'Olocausto. Ora, proprio come le menzogne maligne sono state rivolte per secoli al popolo ebraico, le menzogne maligne vengono ora rivolte allo Stato ebraico. No, no. Non applaudite. Ascoltate. Le calunnie oltraggiose che dipingono Israele come razzista e genocida hanno lo scopo di delegittimare Israele, di demonizzare lo Stato ebraico e di demonizzare gli ebrei ovunque. E non c'è da stupirsi, non c'è da stupirsi se abbiamo assistito a un aumento spaventoso dell'antisemitismo in America e nel mondo. Amici miei, ogni volta e ovunque vediamo il flagello dell'antisemitismo, dobbiamo condannarlo inequivocabilmente e combatterlo con determinazione, senza eccezioni. E non lasciatevi ingannare quando le calunnie contro lo Stato ebraico provengono da persone che indossano eleganti abiti di seta e parlano con toni elevati di legge e giustizia. Ecco un esempio: il procuratore della Corte Penale Internazionale ha vergognosamente accusato Israele di aver deliberatamente affamato la popolazione di Gaza. È un'assurdità assoluta. È un'assoluta falsità. Israele ha permesso a più di 40.000 camion di aiuti di entrare a Gaza. Si tratta di mezzo milione di tonnellate di cibo, più di 3.000 calorie per ogni uomo, donna e bambino di Gaza. Se ci sono palestinesi a Gaza che non ricevono abbastanza cibo, non è perché Israele lo blocca, ma perché Hamas lo ruba. Questo per quanto riguarda la menzogna, ma eccone un'altra: il procuratore della Corte Penale Internazionale accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i civili. Di cosa diamine sta parlando? L'IDF ha lanciato milioni di volantini, inviato milioni di messaggi di testo, fatto centinaia di migliaia di telefonate per allontanare i civili palestinesi dal pericolo. Ma allo stesso tempo, Hamas fa di tutto per mettere in pericolo i civili palestinesi. Lanciano razzi dalle scuole, dagli ospedali, dalle moschee. Sparano persino ai loro stessi cittadini quando cercano di lasciare la zona di guerra. Un alto funzionario di Hamas, Fathi Hamad, si è vantato - ascoltate questo - che le donne e i bambini palestinesi eccellono nell'essere scudi umani. Le sue parole: "eccellono nell'essere scudi umani". Che mostruosa malvagità. Per Israele, ogni morte di civili è una tragedia. Per Hamas è una strategia. In realtà vogliono che i civili palestinesi muoiano, in modo che Israele venga diffamato dai media internazionali e sia costretto a porre fine alla guerra prima che sia vinta. Questo permetterebbe ad Hamas di sopravvivere un altro giorno e, come hanno giurato, di portare a termine il 7 ottobre ancora e ancora e ancora. Ebbene, voglio assicurarvi che, a prescindere dalle pressioni esercitate, non permetterò mai che ciò accada. La stragrande maggioranza degli americani non è caduta nella propaganda di Hamas. Continuano a sostenere Israele, e voglio dire: Grazie America, e grazie a voi, senatori e deputati che continuate a sostenerci, a sostenere Israele, a sostenere la verità e a vedere oltre le bugie. Ma per quanto riguarda la minoranza che potrebbe essere caduta nella truffa di Hamas, vi suggerisco di ascoltare il colonnello John Spencer. John Spencer è il responsabile degli studi sulla guerra urbana a West Point. Ha studiato tutti i principali conflitti in ambiente urbano, stavo per dire nella storia moderna, ma mi ha corretto. No, nella storia. Israele, ha detto, ha messo in atto più precauzioni per prevenire danni ai civili di qualsiasi altro esercito nella storia e al di là di quanto richiesto dal diritto internazionale. Ecco perché, nonostante tutte le bugie che avete sentito, la guerra a Gaza ha uno dei più bassi rapporti tra combattenti e vittime non combattenti nella storia della guerra urbana. E volete sapere dove è più basso a Gaza? A Rafah. A Rafah. Ricordate cosa hanno detto in tanti? Se Israele entra a Rafah, ci saranno migliaia, forse addirittura decine di migliaia di civili uccisi. Ebbene, la settimana scorsa sono andato a Rafah. Ho visitato le nostre truppe mentre finivano di combattere i restanti battaglioni terroristici di Hamas. Ho chiesto al comandante: "Quanti terroristi avete eliminato a Rafah?". Mi ha dato un numero esatto: 1.203. Gli ho chiesto: "Quanti civili sono stati uccisi?". Mi ha risposto: "Primo Ministro, praticamente nessuno. Con l'eccezione di un singolo incidente, in cui le schegge di una bomba hanno colpito un deposito di armi di Hamas, uccidendo involontariamente due dozzine di persone, la risposta è praticamente nessuna". Volete sapere perché? Perché Israele ha messo i civili al riparo, cosa che si diceva non avremmo mai potuto fare, ma l'abbiamo fatto. Questi eroi qui oggi, gli eroici soldati di Israele, non dovrebbero essere condannati per come stanno conducendo la guerra a Gaza. Dovrebbero essere lodati per questo. Voglio ringraziare tutti voi che oggi vi siete opposti con forza alle false accuse della Corte penale internazionale e avete difeso la verità. Queste bugie non sono solo diffamatorie. Sono assolutamente pericolose. La CPI sta cercando di legare le mani a Israele e di impedirci di difenderci. E se Israele ha le mani legate, l'America è la prossima. Vi dirò cos'altro succederà. La capacità di tutte le democrazie di combattere il terrorismo sarà messa a rischio. Ecco cosa c'è in gioco. Quindi vi assicuro che le mani dello Stato Ebraico non saranno mai incatenate. Israele si difenderà sempre. Amici miei, in Medio Oriente, l'Iran è praticamente dietro a tutto il terrorismo, a tutti i disordini, al caos e alle uccisioni. E questo non deve sorprendere. Quando fondò la Repubblica islamica, l'Ayatollah Khomeini promise: "Esporteremo la nostra rivoluzione in tutto il mondo. Esporteremo la rivoluzione islamica in tutto il mondo". Ora, chiedetevi: quale Paese ostacola in ultima analisi i piani maniacali dell'Iran di imporre l'Islam radicale nel mondo? La risposta è chiara: l'America, il guardiano della civiltà occidentale e la più grande potenza del mondo. Ecco perché l'Iran vede l'America come il suo più grande nemico. Il mese scorso ho sentito un commento rivelatore, apparentemente sulla guerra a Gaza, ma su qualcos'altro. Il ministro degli Esteri del proxy dell'Iran, Hezbollah, ha detto questo: "Questa non è una guerra con Israele. Israele", ha detto, "è solo uno strumento. La guerra principale, la vera guerra, è con l'America". Il regime iraniano ha combattuto l'America dal momento in cui è salito al potere. Nel 1979 ha assaltato l'ambasciata americana e ha tenuto in ostaggio decine di americani per 444 giorni. Da allora, i proxy terroristici dell'Iran hanno preso di mira l'America in Medio Oriente e altrove. A Beirut hanno ucciso 241 militari americani. In Africa, hanno bombardato le ambasciate americane. In Iraq, hanno fornito esplosivi per mutilare e uccidere migliaia di soldati americani. In America hanno inviato squadroni della morte. Qui hanno mandato squadroni della morte per uccidere un ex Segretario di Stato e un ex consigliere per la sicurezza nazionale. E come abbiamo appreso di recente, hanno anche sfacciatamente minacciato di assassinare il Presidente Trump. Ma l'Iran sa che per sfidare veramente l'America deve prima conquistare il Medio Oriente. E per questo utilizza i suoi numerosi proxy, tra cui gli Houthi, Hezbollah e Hamas. Tuttavia, nel cuore del Medio Oriente, a ostacolare l'Iran, c'è una fiera democrazia filoamericana: il mio Paese, lo Stato di Israele. Ecco perché la folla di Teheran canta "Morte a Israele" prima di cantare "Morte all'America". Per l'Iran, Israele è il primo, l'America è il secondo. Quindi, quando Israele combatte Hamas, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo Hezbollah, stiamo combattendo l'Iran. Quando combattiamo gli Houthi, stiamo combattendo l'Iran. E quando combattiamo l'Iran, stiamo combattendo il nemico più radicale e assassino degli Stati Uniti d'America. E un'altra cosa. Quando Israele agisce per impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari, armi nucleari che potrebbero distruggere Israele e minacciare ogni città americana, ogni città da cui provenite, non stiamo proteggendo solo noi stessi. Stiamo proteggendo voi. Amici miei, Se ricordate una cosa, una sola cosa di questo discorso, ricordate questo: I nostri nemici sono i vostri nemici, la nostra lotta è la vostra lotta e la nostra vittoria sarà la vostra vittoria. Signore e signori, Quella vittoria è in vista. La sconfitta di Hamas da parte di Israele sarà un duro colpo per l'asse del terrore iraniano. Un'altra parte di questo asse, Hezbollah, ha attaccato Israele l'8 ottobre, un giorno dopo l'attacco di Hamas. Ha lanciato migliaia di missili e droni contro di noi. Ottantamila dei nostri cittadini nel nord di Israele hanno abbandonato le loro case, diventando di fatto dei rifugiati nella loro stessa terra. Siamo impegnati a riportarli a casa. Preferiamo raggiungere questo obiettivo per via diplomatica. Ma voglio essere chiaro: Israele farà tutto ciò che è necessario per ripristinare la sicurezza del nostro confine settentrionale e riportare i nostri cittadini in sicurezza nelle loro case. Venerdì scorso, un terzo proxy iraniano, gli Houthi, ha attaccato Tel Aviv con un drone mortale. È esploso a poche centinaia di metri dal consolato americano, uccidendo una persona e ferendone nove. Sabato ho autorizzato una risposta rapida a quell'attacco. Tutti i nostri nemici dovrebbero saperlo. Chi attacca Israele pagherà un prezzo molto alto. E mentre ci difendiamo su tutti i fronti, so che l'America ci sostiene. E vi ringrazio per questo. A tutti gli schieramenti, grazie a tutti. Amici miei, Per decenni, l'America ha fornito a Israele una generosa assistenza militare e un Israele riconoscente ha fornito all'America informazioni critiche che hanno salvato molte vite. Abbiamo sviluppato insieme alcune delle armi più sofisticate del pianeta. Scelgo le parole con attenzione: abbiamo sviluppato congiuntamente alcune delle armi più sofisticate del pianeta, che aiutano a proteggere entrambi i nostri Paesi. E contribuiamo anche a mantenere gli stivali americani lontani dal suolo, proteggendo i nostri interessi comuni in Medio Oriente. Apprezzo profondamente il sostegno dell'America, anche in questa guerra. Ma questo è un momento eccezionale. L'accelerazione degli aiuti militari statunitensi può accelerare drasticamente la fine della guerra a Gaza e contribuire a prevenire una guerra più ampia in Medio Oriente. Nella Seconda guerra mondiale, mentre la Gran Bretagna combatteva sul fronte della civiltà, Winston Churchill si rivolse agli americani con queste famose parole: "Dateci gli strumenti e finiremo il lavoro". Oggi, mentre Israele combatte sul fronte della civiltà, anch'io faccio appello all'America: "Dateci gli strumenti più velocemente, e finiremo il lavoro più velocemente". Miei cari amici, La guerra a Gaza potrebbe finire domani se Hamas si arrende, si disarma e restituisce tutti gli ostaggi. Ma se non lo faranno, Israele combatterà finché non avremo distrutto le capacità militari di Hamas e il suo dominio a Gaza e non avremo riportato a casa tutti i nostri ostaggi. Questo significa vittoria totale e non ci accontenteremo di niente di meno. Il giorno dopo aver sconfitto Hamas, potrà nascere una nuova Gaza. La mia visione per quel giorno è di una Gaza smilitarizzata e deradicalizzata. Israele non vuole insediarsi a Gaza. Ma per il prossimo futuro, dobbiamo mantenere il controllo della sicurezza per prevenire la rinascita del terrore, per garantire che Gaza non rappresenti mai più una minaccia per Israele. Gaza dovrebbe avere un'amministrazione civile gestita da palestinesi che non cercano di distruggere Israele. Non è chiedere troppo. È una cosa fondamentale che abbiamo il diritto di chiedere e di ricevere. Una nuova generazione di palestinesi non deve più essere educata a odiare gli ebrei, ma a vivere in pace con noi. Queste due parole, smilitarizzazione e deradicalizzazione, sono state applicate alla Germania e al Giappone

Dario D'Angelo

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Importante intervista di Volodymyr Zelensky a France Tv. Ancora una volta il Presidente ucraino dimostra di essere l'attore più lucido di questa fase storica. È un intervento che tutti i leader europei e occidentali dovrebbero ascoltare con attenzione, mandandolo possibilmente a memoria. Chi pensa che la guerra sia un problema ucraino non solo dimostra di non aver letto un solo libro di storia, ma anche di ignorare i segnali allarmanti in arrivo dall'intelligence e non solo. Mi fermo: di questo aspetto in particolare parleremo in maniera più approfondita nel punto nave di oggi. Per il momento mi sono limitato a tradurre per voi l'intervista integrale. Fate attenzione alle risposte del leader di Kyiv. È la persona che più di ogni altro ha compreso il modo di pensare di Vladimir Putin. È un leader che alle parole ha affiancato i fatti: una rarità in questo mondo. Non mi dilungo oltre. Parola a Zelensky. Buona lettura a voi. Giornalista: "Buongiorno, Volodymyr Zelensky. Grazie per averci ricevuto qui alla presidenza ucraina, in via Bankova, come la chiamate voi. È qui che lavorate. Lavorate precisamente due piani più sotto. È lì che si trovano i vostri uffici. Tra pochi giorni saranno passati quattro anni da quando la Russia conduce una guerra contro il vostro Paese, una guerra lanciata da Vladimir Putin. Parleremo ovviamente dei negoziati, ma prima di tutto ciò che ci ha colpito di più arrivando qui questa mattina di mercoledì è il freddo. Ci sono -20 gradi fuori e, nonostante questo freddo glaciale, è l’inverno più duro, il più gelido dall’inizio della guerra. Ebbene, i russi hanno colpito le infrastrutture energetiche, privando centinaia di migliaia di ucraini del riscaldamento. Lo abbiamo visto: la popolazione trema dal freddo. La Russia sta usando l’arma del freddo per farvi cedere?". Zelensky: "Buongiorno. Grazie mille per essere qui. Certo che la Russia sfrutta il freddo. Certo che la Russia vuole infliggere più sofferenza possibile agli ucraini affinché accettino ciò che i nostri amici americani chiamano un compromesso. Ma in realtà si tratta di un ultimatum da parte della Russia. I russi capiscono perfettamente che più attaccano la popolazione civile, più uccidono, più violano le regole della guerra, più allontanano la prospettiva di un compromesso tra Ucraina e Russia". Giornalista: "Parallelamente, Volodymyr Zelensky, i negoziati proseguono in questo momento stesso ad Abu Dhabi tra i vostri emissari ucraini, i russi e gli americani. Eppure il Cremlino stamattina ha dichiarato che continuerà la sua offensiva in Ucraina finché non accetterete le sue condizioni. Cosa risponde a Vladimir Putin? Questo tipo di dichiarazioni fa parte dei negoziati? È ricatto?". Zelensky: "Certo che è ricatto. La mia squadra è attualmente in negoziato. La nostra priorità è porre fine a questa guerra e siamo riconoscenti agli americani che oggi sono anch’essi ad Abu Dhabi". Giornalista: "Il punto cruciale dei negoziati, lo avete detto più volte, è il territorio, in particolare il Donbass. I russi vogliono che vi ritiriate da territori che non hanno ancora conquistato, come Donetsk per esempio. Avete detto che è una linea rossa, che è no. Lo dite ancora questa sera: non vi ritirerete, non uscirete da Donetsk. Perché?". Zelensky: "La Russia vuole che lasciamo tutto. Perché? Perché da quando hanno iniziato questa guerra non hanno ottenuto alcuna vittoria. Noi ucraini ci rendiamo perfettamente conto del prezzo che ogni metro e ogni chilometro di questa terra costa all’esercito russo. Loro non contano i morti. Noi siamo obbligati a farlo. Per conquistare l’est dell’Ucraina, questo costerebbe loro altri 800.000 cadaveri, i cadaveri dei loro soldati. Servirebbero almeno due anni con un’avanzata molto lenta. A mio avviso, non resisteranno così a lungo". Giornalista: "Ma voi a quali concessioni siete pronti? Ci dite no per Donetsk, ma a quali concessioni siete disposti? Siete pronti a cedere territori nel Donbass?". Zelensky: "Siamo onesti. Se parliamo di un conflitto congelato, cosa che non ho mai voluto, ma se congeliamo la linea del fronte e manteniamo le nostre posizioni rispettive, è già una concessione enorme da parte nostra. Alcuni oggi propongono di trattare la questione come se si scegliesse un piatto al ristorante: “Ecco cosa vi proponiamo”. Ma questo è totalmente falso. Si tratta di concessioni per entrambe le parti. I russi hanno bisogno di una pausa. Hanno i problemi di cui vi ho parlato. Se parliamo, per esempio, di una zona economica, i nostri militari dovrebbero arretrare. Anche i russi dovrebbero farlo. Se parliamo di una zona smilitarizzata, noi dobbiamo avere il controllo della nostra parte. Loro devono controllare la loro, ma tra di noi deve esserci una forza internazionale di interposizione". Giornalista: "Donald Trump ha detto stamattina, rivolgendosi a Vladimir Putin, che bisogna fermare ora la guerra. Manifestamente Putin non vuole fermarla, visto che continua a bombardare. Cosa dovrebbe dire Donald Trump per far cedere Vladimir Putin?". Zelensky: "Putin ha paura solo di Trump. Ciò che Trump deve dire a Putin non spetta a me dirlo. Se il presidente Trump sa che Putin ha paura di lui, allora non può accettare tutte le condizioni del presidente russo. Il presidente Trump sa di avere strumenti di pressione: l’economia, le sanzioni, le armi. Armi che potrebbe trasferirci se non vuole impegnare direttamente l’esercito americano. Attraverso il nostro esercito, può mantenere questa pressione su Putin. Tutto questo è possibile. Il presidente americano vuole fermare questa guerra con dei compromessi. Noi abbiamo sostenuto queste proposte, ma non può esserci compromesso sulla questione della nostra sovranità". Giornalista: "Dite che Vladimir Putin ha paura di una sola persona: Donald Trump. Questo significa che non ha affatto paura degli europei?". Zelensky: "Degli europei? Sapete quanto siamo riconoscenti agli europei. Sono nostri partner. Ci hanno aiutato enormemente. Ma purtroppo Putin non ha paura di loro. Giornalista: "Perché? Perché?". Zelensky: "Perché? Perché l’Europa vive in un mondo meraviglioso e sicuro che ha costruito in modo giusto, grazie alla sua economia e al suo lavoro. Economia solida, Paesi che vivono in pace da molto tempo. L’Europa non è violenta, è molto democratica. L’Europa vuole dare voce a ogni Paese, ed è giusto. È anche per questo che l’Ucraina sceglie la strada verso l’Europa. Anche l’Ucraina vuole vivere in una democrazia. Ma una democrazia pura oggi non può fermare Putin, perché lui non rispetta le regole della guerra". Giornalista: "Eppure, pochi giorni fa a Davos avete usato parole molto dure contro gli europei. Avete criticato la loro debolezza, la loro divisione, avete detto che erano frammentati, che sembravano persi di fronte a Donald Trump. Le parole sono dure. Eppure l’Europa continua ad aiutarvi: decine di miliardi all’Ucraina da quattro anni, aiuti militari e civili. E nonostante ciò, avete l’impressione che l’Europa resti molle di fronte a Putin, che non capisca davvero la posta in gioco?". Zelensky: "L’Europa aiuta l’Ucraina. L’Europa è consapevole delle sfide. Ma è come se gli europei non riuscissero a credere che questo possa accadere nei loro stessi Paesi. In Europa la vita è confortevole, è piacevole. Per questo dico che oggi stiamo tutti combattendo per difendere questo stile di vita. Ma oggi è molto chiaro che se l’Ucraina non ferma Putin, i Paesi vicini all’Ucraina capiscono che saranno le prime vittime di Putin. La Russia avanzerà. I loro droni possono colpire in profondità. La portata dei loro missili è praticamente illimitata. Possono colpire ovunque. Non voglio spaventare nessuno. Coloro in Europa che lo hanno capito aiutano l’Ucraina in modo molto efficace. Ma i Paesi che non si rendono conto che questa tragedia è in corso dicono che le loro priorità restano le questioni interne. Dicono: “Volete che spendiamo di più per le armi? No, è una sfida per la nostra società”. “Volete che sosteniamo l’Ucraina? I nostri elettori dicono che questo fa aumentare le tasse”. “Bisogna aiutare l’Ucraina quando fa così freddo, mentre da noi aumenta il prezzo dell’elettricità”. Non vogliono semplicemente rendersi conto di tutti i rischi che esistono oggi". Giornalista: "A Davos avete anche detto che con Donald Trump il dialogo è talvolta difficile. Viene spontaneo immaginare come si svolgano questi incontri. Come va quando vi trovate faccia a faccia con Donald Trump? Che qualità bisogna avere per convincerlo, per fargli cambiare idea?". Zelensky: "Non vi svelerò tutti i segreti, altrimenti non avrei più… come dire… più "carte" in mano. È un’espressione di Donald Trump. Non posso svelarveli. È un dialogo tra due persone. Ci sono diversi fattori, in particolare la situazione dei nostri due Paesi. Gli americani come gli ucraini sono persone comuni e sono certo che i nostri popoli condividano gli stessi valori, anche se a livello politico ci sono differenze. A mio avviso, gli Stati Uniti hanno altre priorità sul piano geopolitico. Ma gli Stati Uniti devono capire che l’Ucraina è importante. Ed è un punto cruciale dei miei scambi quando parlo con il presidente Trump. Trump deve rendersi conto che l’Ucraina è importante per la sicurezza del mondo". Giornalista: "Emmanuel Macron ha dichiarato ieri che una ripresa del dialogo con Vladimir Putin si sta preparando. Che gli europei devono parlare con Putin, riceverlo di nuovo. Pensate che sia la cosa giusta da fare?". Zelensky: "Siamo buoni amici, Emmanuel e io. Certo, mi ha chiamato per dirmi che stava riflettendo a una ripresa del dialogo con i russi. L’interesse di Putin è umiliare l’Europa. È molto importante che Emmanuel cerchi di aiutare. È importante che i leader lavorino per cercare di riportare la pace tra i nostri Paesi. Sarebbe benefico per il mondo intero se non ci fosse più guerra in Ucraina. Ma Putin cerca solo di umiliare gli europei. Quando si parla di riprendere il dialogo con Putin, la domanda è: in quale momento? Non quale giorno preciso. Avrebbe potuto essere ieri, se la pressione sulla Russia fosse stata sufficiente. Ma non lo era. Quindi, a mio avviso, bisogna dialogare, ma ponendo delle condizioni". Giornalista: "Che messaggio volete inviare ai francesi che vi guardano questa sera? Qualche giorno fa la Francia ha fermato una nave della cosiddetta flotta ombra russa. I francesi devono fare di più per gli ucraini?". Zelensky: È una decisione che spetta ai francesi. Per quanto ci riguarda, siamo riconoscenti per l’aiuto che ci fornite. Più la Francia sarà forte, meno possibilità ci saranno che questa guerra arrivi da voi. Questo è il mio messaggio alla Francia. Siamo riconoscenti a chi crede in noi. Grazie per il vostro aiuto e contiamo su un sostegno ancora più forte. E per coloro che non credono in noi, è una loro scelta". Giornalista: "Volodymyr Zelensky, tra poco si arriverà ai quattro anni di guerra, il 24 febbraio. Qual è il sentimento che domina in voi? Stanchezza, rabbia, dolore, orgoglio?". Zelensky: "L’orgoglio. Prima di tutto l’orgoglio per gli ucraini. Siamo quaranta volte meno numerosi dei russi. Ma guardate quanto il nostro popolo è più grande della Russia. Siamo più liberi e comprendiamo molto bene il prezzo della vita". Giornalista: "Da quattro anni, quanti ucraini sono morti? Avete dei numeri?"" Zelensky: Ufficialmente, sul campo di battaglia, il numero dei militari uccisi, che siano soldati di carriera o persone mobilitate è 55mila. E c’è anche un gran numero di persone che l’Ucraina considera disperse". Giornalista: "Questa guerra, dopo quattro anni, avete paura di perderla?". Zelensky: "Certo. Se perdiamo questa guerra, perdiamo semplicemente l’indipendenza del nostro Paese. Finora siamo riusciti a preservarla. Se perdiamo l’indipendenza, se diventiamo parte della Russia, sarebbe una perdita assolutamente mostruosa. E sono certo che questo non accadrà". Giornalista: "Tra un anno, se torniamo qui per intervistarvi, ci sarà la pace in Ucraina?". Zelensky: "Faremo tutto il possibile. È la nostra priorità. La mia e quella della mia squadra". Giornalista: "Per arrivare qui abbiamo attraversato diversi posti di blocco, ci hanno preso i telefoni, siamo stati perquisiti più volte. Ogni giorno avete paura per la vostra vita?". Zelensky: Quando si parla di paura…Sapete, la Russia ha già cercato di eliminarmi diverse volte. In un certo senso non provo più la stessa paura dell’inizio della guerra. Mi ci sono abituato. Fa parte della mia vita". Giornalista: "Grazie". Zelensky: "Grazie a voi". Se hai apprezzato questo intervento, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarlo altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: Scaricando l'app per iPhone: O attraverso una donazione: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇪🇺 Attenzione. Messaggio alla nazione di Volodymyr Zelensky. Un intervento drammatico del presidente ucraino. Ennesima prova di orgoglio e di straordinario coraggio del leader di Kyiv. E, cosa più importante, richiesta di compattezza alla società ucraina dinanzi a uno dei momenti più difficili della storia della nazione. Ho tradotto il suo discorso integralmente per voi. Merita davvero. Buona lettura a tutti. "Ucraini! Ucraine! Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi. Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte. Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”. Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione. Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con l’America e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con il nostro principale partner. Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà. L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due - la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto - la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino. Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale. Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin. Ricordiamo: l’Europa è stata con noi. Crediamo: l’Europa sarà con noi. L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin. E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente. Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere. Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà! Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. Questa è la dignità. Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini. Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico. E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici - tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere il litigio. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. E tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina. Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”. Com’è finita è noto. Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”. Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno. Di ognuno di voi. Di ogni ucraino, ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora. E so con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nel loro Stato, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace. Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa. E questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura. Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi. Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte. E che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione - pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo. Glielo permetteremo? Non ne abbiamo il diritto. E ce la faremo. Perché chi vuole distruggerci ci conosce male. Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà. Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori. Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. Per la nostra dignità. Per la nostra libertà. E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti. Buon Giorno della Dignità e della Libertà! Gloria all’Ucraina!" Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di premiare il mio impegno: Iscriviti al Blog: E se sei già a bordo, valuta una piccola donazione. Può fare davvero la differenza. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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