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Questa non è “resilienza”. È resistenza. Nel silenzio dei flash preparati per le foto di rito dei potenti, un abitante di Gaza rimette insieme una cucina con ciò che resta: porte diventate piani di lavoro, ferri piegati a mano, mattoni lavati dalla polvere. Dopo due anni di assedio e...

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"Nella Striscia di #Gaza ci sono 2.300.000 persone: circa la metà è composta da bambini. Mettere nella condizione di fuggire 1 milione di persone non è possibile, andiamo incontro a una catastrofe umanitaria. Catastrofe umanitaria che è già in atto. A Gaza sono saltate le regole di guerra: #Israele ha colpito obiettivi civili. Sono state sganciate 6.000 bombe, sono morte 1800 persone, tra cui 580 bambini e 380 donne. Ci sono 7.000 feriti. E dove finiscono i feriti? Negli ospedali? No, negli ospedali che restano. Funzionano gli ospedali che restano? Quasi più, non c'è più carburante, Israele ha fermato l'elettricità e la fornitura d'acqua. Non solo: l'assedio di Gaza non è iniziato una settimana fa, ma nel 2007. Sono 16 anni che quella striscia di terra, densamente popolata, vive un blocco. Cibo, elettricità e acqua razionati, si esce e si entra quasi mai e solo con un permesso speciale. In questi anni neanche i malati terminali potevano uscire dalla Striscia di Gaza. È in questo contesto, questo recinto di cui non ci siamo curati, che è cresciuta e si è militarizzata l'azione di un gruppo estremista come #Hamas. Ma soprattutto, è in questo contesto che è cresciuta una generazione di bambini senza via di uscita. Le persone con cui parlo dentro Gaza riferiscono che gli ospedali sono un mattatoio. E queste immagini non sono nuove: la Striscia è già stata invasa nel 2014 e nel 2009. Questi bambini e ragazzi non hanno mai visto un luogo che non fosse un luogo all'interno di quel recinto". Una straordinaria francesca mannocchi a #propagandalive.

Abolizione del suffragio universale

192,869 views • 2 years ago

Andrew Saberton, direttore esecutivo dell’UNFPA, torna da Gaza e dice di aver visto «devastazione totale», qualcosa per cui «nessuno può essere preparato». Non è un attivista, non è un militante, è un funzionario dell’ONU abituato a lavorare nei luoghi più difficili del mondo. Eppure anche lui parla di un orrore che supera ogni previsione. Racconta che l’assenza di strutture sanitarie ha reso «quasi impossibile» il lavoro dell’agenzia. Dice che Gaza sembra «il set di un film distopico», con la differenza che qui «non è finzione». Nella Striscia, una persona su quattro soffre la fame. Ci sono 11.500 donne incinte: per loro la carestia è letale due volte, prima per il corpo che cede, poi per i figli che nascono già in pericolo. Il 70% dei neonati prematuri viene al mondo in una gravidanza su tre considerata “ad alto rischio”, in un contesto dove la definizione di “rischio” è già stata superata da tempo. Questa testimonianza dice molto più di mille discorsi sull’«autodifesa» e sulla «guerra mirata». Spiega anche perché Israele ha paura di ogni telecamera, di ogni giornalista, di ogni missione internazionale non allineata. Perché ogni sguardo indipendente rende impossibile continuare a vendere l’idea di una guerra pulita, chirurgica, civilizzata. È per questo che si cerca di oscurare Gaza: non per proteggere la verità, ma per proteggerne la rimozione. Perché se il mondo guarda davvero, non può più fingere di non sapere. E allora la narrazione cade, e resta soltanto la responsabilità. Tenere gli occhi su Gaza non è un esercizio morale astratto: è l’unico modo per impedire che la devastazione totale diventi normalità totale.

Giulio Cavalli

11,750 views • 9 months ago

Molti giornali, festanti e sconnessi dalla realtà perché offuscati dalla propaganda di pace – che poi è solo propaganda di guerra vestita di bianco – raccontano che gli abitanti di Gaza starebbero “tornando a casa”. Le foto che accompagnano quei titoli mostrano volti smarriti. Ma no, non ci sono case: Gaza in macerie, appunto. Dopo quasi due anni di assedio e bombardamenti, oltre 191.000 edifici sono stati distrutti o gravemente danneggiati, più del 92 % degli alloggi; il 92 % delle strade primarie è in rovina. Sessantasettemila palestinesi, per lo più civili – compresi migliaia di bambini – hanno perso la vita e circa 170.000 sono rimasti feriti. Oltre l’80 % delle terre agricole è stato distrutto o reso inaccessibile; scuole, ospedali e siti culturali giacciono a terra. Solo 14 ospedali su 36 restano parzialmente operativi. Questa sarebbe la legittima difesa di chi oggi reclama di costruire la pace. Mentre l’Europa applaude al cessate il fuoco come se fosse la fine di una guerra, le bombe cadono sul Libano. Ieri i raid israeliani hanno colpito Tiro e Baalbek, con vittime civili e infrastrutture ridotte in cenere. È la stessa musica, cambiato solo il fronte: il suono della “pace” è quello delle esplosioni. Da Israele arriva intanto la notizia che due medici palestinesi non saranno rilasciati: il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato insieme a 240 tra medici, infermieri e pazienti, e il dottor Marwan al-Hams, responsabile degli ospedali da campo. Nelle stesse ore in cui la propaganda celebra la “ricostruzione”, i testimoni italiani rientrati da Israele raccontano violenze e abusi subiti nei centri di detenzione: pestaggi, privazione del sonno, sequestri di telefoni e documenti. A Gaza, la protezione civile continua a scavare sotto le macerie: trentacinque corpi recuperati nelle ultime ore, diciannove solo a Gaza City. Le immagini mostrano famiglie che camminano sulle rovine delle proprie case, con lo sguardo fisso sull’orizzonte: nessuno di loro sa dove dormirà stanotte. La ciurma di terra ha un solo imperativo: tenere la rotta e gli occhi dritti su Gaza. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

11,008 views • 10 months ago

La Global Sumud Flotilla è stata intercettata dall’esercito israeliano Gli abbordaggi richiederanno ancora tempo, ma tutti gli equipaggi sono in posizione, pronti a favorire le operazioni. Non è un imprevisto, era previsto: da mesi si sono esercitati anche per questo. Perché non sono esagitati, non sono avventurieri in gita: sono donne e uomini che rappresentano la parte migliore di questo mondo, quella che crede nel valore delle missioni civili e della non violenza. La Global Sumud Flotilla aveva due obiettivi dichiarati. Il primo: aprire gli occhi del mondo su Gaza, sottolineando la complicità dei governi che da anni tollerano e sostengono il blocco mentre si consuma un genocidio. Questo obiettivo è stato raggiunto. Oggi nessuno può più dire di non sapere, nessuno può più nascondersi dietro il silenzio. Gaza è diventata il termometro dell’umanità e della democrazia: lo specchio di un mondo in cui la forza piega la legge e il diritto internazionale viene trattato come un ostacolo. Il secondo obiettivo era aprire un canale umanitario permanente. Questo, per ora, è fallito a metà. Il mondo sa che Gaza ha fame, che Gaza ha bisogno di cure, e ha ascoltato i governi — come quello italiano — mentire, balbettare di corridoi umanitari che esistono solo nelle dichiarazioni, che non sfamano e non curano. È bene dirlo con chiarezza: quella della Global Sumud Flotilla è una missione politica. Non c’è nulla di più politico che liberare gli oppressi, salvare i bambini, sfamare gli affamati. La politica non è fatta solo di palazzi e di trattative: è anche decidere di stare dalla parte della vita. La missione in mare è finita. Ma la missione continua a terra, con chi non si arrende e con chi chiede di bloccare tutto finché i governi non saranno costretti a guardare Gaza negli occhi. Perché la verità, stanotte, è passata comunque. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

16,946 views • 10 months ago

💥 Luciano Nobili, Italia Viva: «Sono qui per testimoniare non solo la solidarietà per la vergogna di Amsterdam, la città di Anna Frank...non solo questo e non solo il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, ma il diritto di Israele di difendersi e il diritto di Israele di neutralizzare i suoi nemici... è anche un lavoro di totale quotidiano contrasto dai fake news, a partire di quelle del presunto inesistente Ministero della Sanità... Quel Ministero della Sanità che diffonde quei dati andrebbe detto quel numero di vittime va messo in conto a Hamas, va messo in conto a Hezbollah... Perché questa non è questione di stare da una parte questa è l'unica parte possibile in cui un cittadino europeo e democratico può stare. Perché qui non c'è un confronto tra due entità che si contrastano e si combattono qui non c'è chi vuole due popoli e due stati: c'è chi vuole due popoli e due stati contro chi dice from the river to the sea! C'è un esercito regolare che combatte contro dei regimi. Ci sono militari che combattono contro scudi umani. Ci sono missili che piovono ogni giorno partendo da ospedali e da scuole... Quella pace sarà possibile soltanto quando saranno sconfitti i signori del terrore sarà sconfitta la barbarie di chi dice che il 7 ottobre è l'inizio di una battaglia di resistenza, e questo potrà essere fatto solo... e quindi è dentro la nostra vita la battaglia per la sua sopravvivenza... e la verità è che noi dobbiamo estirpare questo male... e finché questo male non sarà estirpato tutte le cose positive e sacrosante che vogliamo non si potranno realizzare negli interessi dei cittadini di Israele, degli ebrei di tutta Europa e di tutto il mondo e anche dei cittadini palestinesi che sono vittime anche loro di questi signori delle barbarie e della morte!». #centroradicalizzato

Paolo Mossetti

178,258 views • 1 year ago

🔴 Migranti minacciano: “Riprendere le nostre strade nelle nostre città”... 🔴 Ricordiamo a questo strano personaggio che sono le NOSTRE strade e le NOSTRE città. Saremo noi a riprendercele... 🔴 L’Italia è sotto assedio. La frase “Riprendere le nostre strade nelle nostre città” non è solo una provocazione, è una dichiarazione di guerra. Questa chiamata alle armi, pronunciata da gruppi di immigrati in varie città, ha gettato il paese nel caos, suscitando un’ondata di rabbia. “Riprendere le nostre strade nelle nostre città” è un grido di battaglia che minaccia di trasformare le nostre strade in campi di battaglia. Questa non è più una questione di integrazione o di diritti, ma di invasione. Le parole sono chiare: vogliono prendere il controllo, con la forza se necessario. Le persone non sono più sicure nelle loro stesse città. C’è un senso di tradimento e di pericolo imminente. I cittadini si chiedono se il prossimo angolo da girare sarà teatro di scontri violenti. Le famiglie sono in allerta, i negozi chiudono prima, e la fiducia nella sicurezza pubblica è ai minimi storici. Il governo deve agire, e agire duramente. Non è il momento per la diplomazia o per tentativi di mediazione. È ora di mostrare forza, di ristabilire l’ordine con mano ferma. Le forze dell’ordine devono essere pronte a intervenire con tutta la loro potenza per prevenire che queste minacce diventino realtà. Non possiamo permettere che le nostre città vengano strappate via dalle mani di chi le ha costruite. È tempo di unirsi, di proteggere ciò che è nostro. Ogni cittadino deve essere vigile, pronto a difendere la propria comunità. Le autorità devono indagare, arrestare e punire chiunque cerchi di destabilizzare la nazione. Questa non è più solo una questione di immigrazione o di politica. È una battaglia per la sopravvivenza della nostra cultura, della nostra sicurezza, del nostro modo di vivere. “Riprendere le nostre strade nelle nostre città” è un avvertimento che non possiamo ignorare. Dobbiamo reagire con tutta la determinazione possibile per proteggere l’Italia da questa minaccia interna. Questo articolo è un grido di allarme per svegliare la coscienza nazionale, per chiamare ogni italiano a difendere il proprio paese, prima che sia troppo tardi. - Sandro Greco 👇👇👇

Sabrina F.

27,357 views • 1 year ago

🔴 I DUBBI DI CHARLIE KIRK SUL #7ottobre E LE SUE RIVELAZIONI… 🔥 “Sono stato in Israele molte volte, l’intero paese è una fortezza… Trovo che sia molto difficile da credere. Sono stato al confine con Gaza, non si possono fare 10 metri senza imbattersi in un soldato dell’IDF con una mitragliatrice automatica. Tutto il paese è sorvegliato!” “Non tutti sanno che Israele era sull’orlo di una guerra civile. C’erano centinaia di migliaia di israeliani che scendevano in piazza perché Bibi Netanyahu stava cambiando la Costituzione israeliana. Diceva che il ramo giudiziario era troppo potente… Erano previste proteste proprio quella settimana contro Netanyahu e si prevedeva che decine di migliaia di persone sarebbero scese in piazza. Adesso è tutto finito! Ora Netanyahu ha un governo di emergenza e un mandato a governare.” “Credo che alcune domande debbano essere poste: c’era un ordine militare di sospendere le operazioni? Sei ore? Non ci credo! Israele è grande quanto il New Jersey. Quando ho fatto un giro in elicottero da Gerusalemme al confine con Gaza ci ho impiegato 45 minuti. Stavano trasmettendo in diretta l’uccisione di ebrei… È stato qualcuno del governo a dire di non intervenire? Questa è una domanda legittima, non è teoria della cospirazione. Tutto il paese è l’IDF! E tu stai cercando di dirmi…?” “È possibile che il governo di Netanyahu sia stato tradito da agenti infedeli. Netanyahu potrebbe avere traditori interni nel suo governo, infiltrati. Forse persone dell’agenzia di intelligence. O forse potrebbero aver ricevuto notizie sull’attacco, ma nessuno pensava che ci sarebbero stati 1.200 morti ebrei…” “Il fatto è che ora Bibi e il governo di estrema destra hanno il mandato… devo stare attento a come lo dico… CERCHERANNO DI FARE UNA PULIZIA ETNICA A GAZA. Stiamo parlando di rimuovere 2,5 milioni di persone. E hanno il mandato di cercare giustizia e vendetta. L’idea di avere una tregua o un trattato di pace è una stronzata morale dopo aver visto donne e bambini bruciati vivi e trascinati per strada.” “Ma qui ci sono delle domande serie da porsi. Perché la mia consapevolezza degli ultimi 5 anni è diventata molto acuta. Dopo il Covid, gli incendi in Maui, Epstein… Quando vedo una storia che non mi convince, di solito il mio istinto ha ragione.” Questa intervista di Charlie Kirk con Patrick Bet-David è stata registrata il 12 ottobre 2023, 5 giorni dopo il massacro del 7 ottobre. Mentre tutto il mondo era ancora attonito e si stava facendo le stesse domande di Charlie, lui sapeva già quali fossero le reali intenzioni di Israele: distruzione di Gaza, pulizia etnica, deportazione dei gazawi e conquista della striscia di Gaza, con la motivazione di “vendetta”. E così è stato… Charlie Kirk era amico di Israele per ragioni bibliche, lui era un cristiano evangelico, ma in quanto cristiano aborriva di fronte alla morte della povera gente. Ma non era sionista e criticava il governo di estrema destra di Netanyahu. I sionisti vogliono realizzare la Grande Israele a tutti i costi, con la guerra, conquistando terre che non gli appartengono e per questo sono disposti ad uccidere gli abitanti di quei luoghi. Charlie Kirk credeva nella convivenza di Israele con i paesi arabi, nel rispetto reciproco, e per queste ragioni era contrario anche alla guerra contro l’Iran… E queste sue posizioni sono state la sua condanna a morte. Hanno ucciso Charlie, ma il suo pensiero è immortale, è vivo nelle persone che lo hanno condiviso e la sua parola verrà ritrasmessa da una moltitudine di altre persone. È un’onda di consapevolezza infinita. 🙏 #JusticeForCharlie Questa è l’intervista integrale:

Sabrina®️🇮🇹

86,051 views • 10 months ago

🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni. Barack #Obama. Buona lettura, buona visione. --------------------------------------------------------- "Ciao, Chicago! È bello essere a casa. Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama... Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile. Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris. Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente. A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità. Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno. In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto. In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi. E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese. La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico. Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia. Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli. E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice: Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme? Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno. Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso. La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita. Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto. È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore. L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore. Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris. E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano. Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano. Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria. Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani. Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz. Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori. Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere. Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione. Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi. Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi. Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive. Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori. Kamala sarà quel presidente. Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono. Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri. Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre. Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi. Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare. Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo. Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi. È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela. Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani. So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro. Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli. Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre. Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio. Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti. In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi. Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato. Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero. Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America". --------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità nel tempo. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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Si è conclusa stanotte la più grande operazione di evacuazione sanitaria realizzata da gennaio 2024 con l'atterraggio a Ciampino, Milano e Pisa di tre velivoli della #Difesa con a bordo 31 bambini e 83 accompagnatori provenienti dalla Striscia di Gaza. I pazienti, insieme ai loro familiari, sono stati accolti in strutture ospedaliere italiane per ricevere assistenza sanitaria e cure mediche specialistiche. Con questa missione sono ormai più di 180 i bambini di Gaza che hanno trovato accoglienza e cure nel nostro Paese. In totale, 580 persone che possono guardare al futuro con una speranza concreta. L’Italia si conferma quarto Paese al mondo e primo tra quelli occidentali nell’evacuazione e nel trasferimento in ospedali specializzati di pazienti palestinesi. "In contesti drammatici come quello della Striscia di Gaza, la solidarietà si esprime con gesti concreti, più che con le parole. Il trasporto sanitario di oggi è un ulteriore segno dell’impegno dell’Italia e della #Difesa al fianco della popolazione civile colpita da una gravissima emergenza umanitaria. Dare una speranza, salvare una vita, soprattutto quella di bambini sofferenti, significa affermare i valori fondamentali nei quali ci identifichiamo. Questo è possibile grazie alla sinergia tra Ministero Difesa, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale Farnesina 🇮🇹, Ministero Interno Il Viminale, Ministero della Salute, il Dipartimento Protezione Civile Dipartimento Protezione Civile e tutto il personale sanitario degli ospedali che si prenderanno cura dei piccoli pazienti. A tutti loro va la mia più sincera gratitudine, di uomo e di ministro". Così il Ministro Guido Crosetto

Ministero Difesa

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Julian Assange, con quella faccia da hacker stanco e lo sguardo di chi ha visto più menzogne di quante una mente sana possa sopportare, non ha detto una cosa: ha detto la verità. La verità che i salotti televisivi non vogliono, che i telegiornali servili nascondono dietro titoli in maiuscolo, che i giornalisti con lo stipendio pagato dal governo travestono da “inchieste”. La verità è che la guerra non comincia coi fucili, ma con le penne. E da almeno cinquant’anni, se non da sempre, le redazioni sono i veri centri di comando. Ogni bomba sganciata in Iraq, ogni drone su Gaza, ogni “missione di pace” in Afghanistan, ha avuto il via libera morale prima sui media servi di regime, poi al Pentagono. Perché la gente, povera illusa, va in guerra solo quando la convinci che c’è un nemico. E i nemici si creano a tavolino, con un buon titolo, una foto strappalacrime, e un esperto in studio che finge imparzialità. Assange ci ha mostrato tutto questo, e lo hanno rinchiuso. Non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha svelato. Perché in un mondo di menzogne, dire la verità è l’unico vero crimine. E l'informazione? Peggio delle armi. Perché le armi uccidono i corpi, ma i media uccidono la coscienza. Hanno convinto intere generazioni che la NATO è pace, che l’Unione Europea è progresso, che Zelensky è Churchill e Draghi è Dio. E invece sono burattini con la lacca, servi del potere che si nutrono di consenso manipolato. Sì, ci sono giornalisti coraggiosi. Ma sono la minoranza silenziosa in un esercito di prostituti dell’informazione, che si vendono ogni giorno al miglior padrone. E la domanda di Assange – se il mondo non sarebbe migliore senza i media – è scomoda, radicale, urgente. Perché la vera guerra non è in Ucraina o in Medio Oriente. È sotto casa tua, nel cervello di chi accende la TV e spegne il cervello. E finché non spegniamo quella TV, continueremo a votare guerre pensando di votare la pace. ©Sabrina F. 👇👇👇

Sabrina F.

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