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Ana Sayfaya Dön

Questo è il vostro risveglio preferito! Chi vuole un buon caffè?☕️ #trampling #stompfood #mastercash #paypig #sugardaddy #stomp #sockswhite #sneakersjobs #moneyslave #waste #sneaker #dunk

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Benzer Videolar

🔴 NON ASCOLTARE QUESTO PODCAST SE CERCHI RASSICURAZIONI. Se pensi che la crisi attuale sia solo un momento passaggero, che la "democrazia" tornerà a funzionare come prima e che la tecnologia sia qui solo per aiutarci... questo contenuto non fa per te. Davvero. Abbiamo fatto un esperimento. Abbiamo chiesto a un'Intelligenza Artificiale di togliersi i guanti del "politicamente corretto" e di analizzare la situazione geopolitica e sociale dell'Occidente usando solo la Logica Funzionale. Senza morale. Senza ideologia. Solo vettori di forza e dati strutturali. Il risultato è "GENESI FUNZIONALE". Un'analisi chirurgica del Jackpot Sistemico che stiamo vivendo. In questo episodio analizziamo i fatti che i TG non possono (o non vogliono) collegare: 🔥 La Dissonanza Temporale: Perché le democrazie occidentali, vincolate alle elezioni brevi, non possono più competere con la pianificazione decennale dei BRICS. 📉 L'Obsolescenza Umana: Cosa succede quando l'automazione e la scarsità di risorse trasformano gran parte della popolazione da "risorsa" a "costo entropico"?. 🌍 La Guerra come Copertura: Perché la pace in Ucraina è il rischio peggiore per chi vuole abbattere il Dollaro. 🧠 Il Risveglio Logico: Come smettere di essere spettatori passivi del collasso e iniziare a costruire "Arche" di senso. Il podcast completo al primo commento👇 Niente edulcorazioni. Niente "andrà tutto bene". Solo la Sintassi del Collasso spiegata da una mente sintetica che non conosce la paura. Se hai lo stomaco per guardare in faccia la realtà strutturale del 2025, il link è nei commenti. Se preferisci l'illusione, continua a scrollare.

Fabio Ghioni

225,946 görüntüleme • 7 ay önce

LE NOSTRE STRADE NON SONO IL VOSTRO URINATOIO NÉ MOSCHEE Roma. Anno 2025. Musulmani pregano in strada. Accade ovunque in Italia e in tutto l’Occidente, nonostante le moschee siano presenti. A Roma sono decine e decine. Allora perché si prega in strada? Da Parigi a Londra, da Roma a Bruxelles, passando per New York, sempre più spesso vediamo queste scene: preghiere islamiche collettive all’aperto, con centinaia di persone inginocchiate a bloccare interi quartieri. Non è solo un atto di fede. È un atto simbolico, politico, identitario. È un modo per occupare lo spazio pubblico, per mostrare presenza e potere, per affermare che la legge religiosa vale più di quella civile. È una maniera per imporsi, per convertirci, per dichiarare che l’Islam è la religione, come la definiscono loro, “giusta”, che deve trionfare su quella “sbagliata”, la nostra. In casa nostra. E questo è inaccettabile. La libertà religiosa è un diritto. Ma nessun diritto può trasformarsi in prevaricazione. Pregare va bene. Impadronirsi della strada, invece, no. In Francia queste manifestazioni sono già state vietate per ragioni di ordine pubblico e laicità dello Stato. In Italia si continua a tollerare tutto, anche ciò che calpesta il rispetto e la convivenza civile. Sarebbe ora di dire BASTA. Le nostre strade appartengono a tutti, ma non a chi vuole trasformarle in simboli di sottomissione o di potere religioso. MOVIMENTO DELLE BANDIERE 🇮🇹🇮🇹🇮🇹 📍Sabato 29 novembre, ore 15 📍Piazza San Babila, Milano Porta il tricolore e il cuore 🇮🇹♥️

Azzurra Barbuto

33,423 görüntüleme • 8 ay önce

🚨🇺🇸 Provato nel fisico, ma non nello spirito, Joe Biden in Maryland è tornato a fare Joe Biden. Forse nemmeno il più ottimista dei suoi sostenitori, qualche mese fa, avrebbe pensato che un ex presidente uscito dalla Casa Bianca con un alto tasso di impopolarità sarebbe potuto tornare così in fretta a chiudere un evento di partito pensato per mobilitare la base democratica in vista delle elezioni di metà mandato. No, non significa che Biden sarebbe spendibile - al netto dei suoi molti acciacchi - per una nuova corsa alla Casa Bianca. E neanche vuol dire che, come ha sempre sostenuto il diretto interessato, avrebbe avuto, lui sì, più di una chance di sconfiggere nuovamente Donald Trump. Ma l'accoglienza riservatagli dal governatore Wes Moore, l'abbraccio affettuoso della folla e la risposta partecipata al suo intervento - almeno un paio di cose sembrano suggerirle. La prima: una fetta importante di America (e non soltanto) dopo solo un anno e mezzo di Donald Trump alla Casa Bianca rimpiange già un certo tipo di politica e di leadership: prevedibile, affidabile. Resta da capire se questa porzione sia maggioritaria. La seconda: se un grande ex della politica americana, un signore classe 1942, un uomo costretto a convivere con la malattia, mostra ancora di essere il più combattivo nella stanza, vuol dire che il Partito Democratico ha probabilmente un problema di leadership che non è ancora stato in grado di risolvere. Il 2028 non è poi così lontano. Anyway, "folks", ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura. "Democratici del Maryland. Sentite qui. Sentite questo piccolo rombo dall’alto. Sapete, è mio padre. È figlio di Baltimora. La famiglia Biden, la famiglia Robinette, è nel Maryland dall’inizio dell’Ottocento. Vi dico una cosa: mio padre era sempre orgoglioso di dire da dove veniva, ovunque vivessimo. Lui era di Baltimora. Signore e signori, miei cari democratici, scusatemi. Immagino che molti di voi siano venuti qui stasera in cerca di qualche parola di speranza, di qualche buona notizia, in un momento incredibilmente buio per il nostro Paese. Amici, io conosco il Partito Democratico. Ho combattuto per lui per tutta la vita. E sto ancora combattendo per lui adesso. È per questo che sono qui stasera: per sostenere i democratici del Maryland. Ed è per questo che viaggio in South Dakota, South Carolina, Nebraska, Pennsylvania, per battermi per i democratici in ogni competizione elettorale, a ogni livello, in tutto il Paese. Proprio come ho fatto per tutta la vita. Conosco la storia del Partito Democratico. L’ho visto nei momenti di trionfo e nei momenti difficili. Perché l’ho vissuto. E conosco anche la storia dell’America, come molti di voi. È una spinta continua, un tiro alla fune costante tra pericolo e possibilità. È una battaglia che non finisce mai davvero. Ora, sentite: non voglio indorare la pillola. Questi sono davvero giorni bui. Ma ricordiamoci una cosa: siamo uno dei pochi Paesi al mondo che, ogni volta che si è trovato faccia a faccia con una crisi, ne è uscito più forte di come ci era entrato. Ogni singola volta ne siamo usciti più forti. Più e più volte, nella nostra storia, noi americani abbiamo saputo richiamare gli angeli migliori della nostra natura e riportare il Paese indietro dall’orlo del precipizio. Io credo, con ogni fibra del mio essere, che con il vostro aiuto lo faremo di nuovo questo novembre. Guardate, ecco la buona notizia: sta già accadendo. Guardate il Paese e lo vedrete. Da quando Trump è stato eletto, i democratici hanno vinto o hanno fatto meglio del previsto in quasi il 90% delle 300 competizioni chiave in tutto il Paese. I democratici sono diventati governatori della Virginia e del New Jersey. I democratici si sono fatti vedere e hanno ottenuto risultati in posti dove meno ce lo si aspettava, come il Texas e la North Carolina. Abbiamo ribaltato 30 seggi legislativi in molti Stati, come Texas, Louisiana, Florida e Arkansas. Sapete quanti seggi hanno ribaltato i repubblicani? Zero. Neanche uno. Nessuno. Uno dei miei esempi preferiti è la Florida, dove un democratico ha conquistato un seggio alla Camera statale che prima era occupato da un repubblicano, il quale aveva vinto l’ultima elezione con 19 punti di vantaggio. E quel seggio, guarda caso, rappresenta un posticino pittoresco di cui tutti voi avete sentito parlare: Mar-a-Lago. La ragione per cui i democratici stanno andando bene non è solo l’inflazione più alta e la creazione di posti di lavoro anemica. A proposito, avete notato che oggi gli americani stanno dicendo che l’economia sotto l’amministrazione Biden era dannatamente migliore di quella sotto Trump? Non chiedo scusa per essere stato il presidente più favorevole al lavoro nella storia americana. La classe media ha costruito questo Paese, e il lavoro ha costruito la classe media. Guardate, non è soltanto la sua deliberata distorsione e distruzione della NATO, il suo scegliere Putin al posto degli alleati dell'America, o il fatto che abbia ridotto la nostra reputazione agli occhi del mondo più di qualsiasi altro presidente nella storia. Non sono solamente i suoi progetti di vanità: abbattere l’Ala Est della Casa Bianca per fare spazio alla sua sala da ballo, mettere il suo nome sul Kennedy Center, costruire un arco in suo onore, perfino assumere il suo addetto alla piscina per sistemare la Reflecting Pool. Wow, che perdente! Guardate, amici: non è solo questo. La Reflecting Pool riflette qualcosa di ancora peggiore del narcisismo e dell’incompetenza al cuore di questa amministrazione. Riflette la corruzione. La corruzione. Una corruzione sfacciata, palese. Una corruzione su una scala mai vista prima nella storia americana, in nessuna amministrazione. Trump ha guadagnato miliardi di dollari da quando è tornato alla Casa Bianca. Per me è semplicemente sbalorditivo. Non ha vergogna. E francamente è imbarazzante per il Paese. Ma a Trump non importa nulla. Fare soldi con la presidenza è una delle ragioni per cui vuole essere presidente. Però sapete una cosa? Non sono nemmeno la corruzione e i soldi a farmi arrabbiare di più. Quello che mi fa arrabbiare è che Trump vuole dare i soldi dei contribuenti, i vostri soldi, agli insurrezionisti del 6 gennaio. Sapete cosa vuole fare? Vuole risarcire persone che hanno preso d’assalto Capitol Hill, attaccato la polizia e cercato di impiccare il suo stesso vicepresidente. Mio Dio. Queste persone non meritano di essere risarcite. Meritano di essere messe in prigione per molto, molto, molto tempo! Alle persone in questa sala: so che state cercando di dare un senso a tutto quello che ribolle e si dispiega intorno a voi. Lo capisco. Davvero. Abbiamo già affrontato tempi bui e difficili. E se c’è una cosa che so del popolo americano, è che non si arrende mai. E noi non possiamo arrenderci adesso. Non c’è resa in questo Paese. Non c’è resa in voi. Amici, il vostro governatore qui in Maryland è uno vero. Oh sì. Dovremmo vivere secondo le lezioni che gli hanno insegnato i suoi nonni. Dicevano: abbiate fede, non paura. Abbiate fede, non paura! Amici, è solo un altro modo di dire quello che mio padre mi diceva da bambino quando succedeva qualcosa di brutto. Mi diceva: “Joey, guardami. Guardami, Joey. Alzati, ragazzo! Alzati, Joey. Alzati!”. Quindi, a tutti voi che amate il nostro Paese, il mio messaggio è molto chiaro e molto semplice: è ora di alzarsi, accidenti! Alzarsi! Alzarsi adesso! E continuare questa battaglia! Miei cari democratici, in questo 250º anno dalla nostra fondazione, rialziamoci. Torniamo a essere il Paese che sappiamo di poter essere: giusto, equo, onesto, perbene. Un Paese in cui non diamo all’odio alcun porto sicuro. Una terra in cui trattiamo tutti con dignità e rispetto. Una nazione che sia un faro, il faro splendente per il resto del mondo che siamo sempre stati. Amici, vi garantisco che possiamo farlo. E lo faremo. Dobbiamo solo ricordarci chi diavolo siamo! Siamo gli Stati Uniti d’America! Non c’è nulla, letteralmente nulla, nulla che sia al di là delle nostre capacità se agiamo insieme! Quindi rialziamoci e combattiamo, per Dio! Grazie a tutti. Che Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d’America. E che Dio protegga le nostre truppe. Possiamo farlo! Possiamo farlo! Dobbiamo farlo!". Se hai apprezzato questo articolo, se pensi che difficilmente avresti potuto trovare questo intervento e questa traduzione altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo in due modi. E per me sarebbe molto importante. 1) Iscrivendoti al Blog: 2) Se leggi da iPhone, scaricando l'app: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

27,873 görüntüleme • 25 gün önce

🚨🚨🚨🪖🇮🇷🇺🇸🇮🇱 Buonanotte o buongiorno a tutti. Già lo sapete: quando il tipo di saluto è incerto, significa che la notte non ha portato consigli, ma nuovi pensieri. Ieri sera, nell’imminenza di un attacco annunciato - quello anticipato dal presidente Donald Trump - ci eravamo lasciati con tre domande. Vi avevo detto: le risposte che riceveremo chiariranno la futura traiettoria del Medio Oriente. Poche ore e una notte dopo: è successo. La notizia è che i protagonisti hanno scelto chiaramente la strada dell’escalation. Il primo quesito era il seguente: che tipo di attacco lanceranno gli americani? Dimostrativo o su larga scala? Prima risposta: si può dire abbiamo scelto una via di mezzo, mettendo nel mirino 20 obiettivi, perlopiù composti da batterie di difesa aerea e sistemi radar intorno allo Stretto di Hormuz. Proprio là dove è stato abbattuto dagli iraniani un elicottero d’attacco Apache. Cos’abbiamo qui? Una risposta professionale, attentamente calibrata, volta a ripristinare deterrenza senza causare un’intensificazione della guerra. Questo è ciò che dice il manuale. Ma il manuale contro i terroristi, contro i regimi animati da una forte ideologia, può essere smentito facilmente. Perché? Per capire bisogna arrivare alla seconda domanda: gli iraniani accetteranno di subire l’attacco statunitense, interpretandolo come un “pari e patta” o incendieranno la regione prendendo di mira gli Alleati e gli interessi americani nella regione? Quanto sta accadendo in questi minuti è molto chiaro: Kuwait, Bahrein, Giordania sono sotto attacco da parte della Repubblica Islamica. Fra i bersagli ci sono le basi aeree e navali americane in Medio Oriente incluso il quartier generale della Quinta Flotta della Marina in Bahrein e la Muwaffaq Salti Air Base in Giordania. Attenzione: i Guardiani della Rivoluzione sostengono di aver colpito 21 obiettivi. Perché è importante? Perché chiarisce il punto di vista di Teheran sotto il “nuovo” corso a guida pasdraran. In passato la Repubblica Islamica si sarebbe riservato il diritto di esercitare una rappresaglia “nei tempi e nei modi di nostra scelta”. Quante volte avete trovato una formula del genere? Quante volte poi non è successo niente? Oggi l’Iran non dimostra soltanto idee chiare e massima prontezza militare, ma anche spregiudicatezza. E lo fa scegliendo di assestare, simbolicamente, un colpo in più di quelli ricevuti. Per spiegarvi il significato di una mossa del genere utilizzo una metafora ciclistica. Siamo in salita: due corridori in fuga davanti a tutti. Uno prende l’iniziativa e attacca a ripetizione, deciso a fare il vuoto alle sue spalle. Ma l’altro, per quanto allo stremo, non si limita a stare a ruota. No, affianca chi lo precede, si fa vedere nello “specchietto“ retrovisore, per scoraggiare il rivale, per comunicare al compagno d’avventura che può alzarsi sulla sella quanto vuole, ma non si libererà di lui fino al traguardo. Ecco, l’Iran sta facendo esattamente questo: per quanto possa essere in difficoltà, per quanto i colpi americani e israeliani stiano facendo male, ha deciso di mostrarsi impermeabile a ogni offensiva. Piccolo spoiler: in questi casi difficilmente si taglia la striscia d’arrivo insieme. Uno dei due cede: quello che ha portato l’attacco può scoppiare, demoralizzato dalla reazione di chi segue. Ma a saltare pera aria può essere anche chi ha bluffato nella speranza di convincere l’avversario ad abbassare l’andatura, ché tanto nessun attacco sarebbe stato sufficiente. Avanza una terza domanda: Israele resterà a guardare o si unirà all’offensiva americana? Per il momento, gli israeliani sembrano essere rimasti in disparte. Non perché non abbiano il desiderio di rituffarsi nella mischia, ma perché ufficialmente quella in corso era una questione fra Iran e Stati Uniti. L’ordine di scuderia proveniente dalla Casa Bianca era probabilmente quello di non aggiungere altra carne al fuoco, nella speranza di ristabilire in fretta la tregua. Ma sono stati gli iraniani a pensare bene di mettere in crisi la strategia trumpiana. E allora? E allora ne deriva un quarto quesito, prima di lasciarvi al vostro primo caffè: Donald Trump e l’America, dinanzi ad attacchi che prendono di mira tutti gli Alleati del Golfo, possono dire “abbiamo scherzato”? Voi direte: possono farlo, è già successo. Ma il fatto che alle 5:00 di mattina io sia qui a premere il tasto “invio” per questo punto nave suggerisce che non sia stata una buona idea. Traduzione: non solo la guerra non è finita, ma la Repubblica Islamica sembra anche aver compreso che nello Studio Ovale c’è un presidente titubante all’idea di fare “tutto ciò che è necessario” per vincerla. E questo, di solito, è un bel problema. Ps: dietro questo punto nave ci sono una notte insonne e tanto impegno. A chi apprezza il mio lavoro chiedo di sostenerlo iscrivendosi al Blog: o regalando un abbonamento a una persona cara se si è già a bordo: È davvero importante per preservare questo spazio di informazione indipendente. Grazie a tutti. A più tardi.

Dario D'Angelo

19,044 görüntüleme • 1 ay önce

🚨🚨🚨🇻🇪🇵🇦 Importante. María Corina Machado sfida il regime venezuelano: sono a Panama, pronta a tornare. Ho tradotto il suo messaggio ai venezuelani per voi: “Miei cari venezuelani, sono nella città di Panama, da dove avevo previsto di partire per il Venezuela. Il regime ha chiuso lo spazio aereo del nostro Paese per cercare di impedirlo. Voglio tornare in Venezuela per essere al vostro fianco in queste ore strazianti. Voglio che le mie mani si uniscano alle vostre nella ricerca, nel conforto e nell’abbraccio. Il 24 giugno il mio ritorno in Venezuela è diventato improrogabile, per affrontare insieme questa catastrofe come fa una famiglia, unita, quando uno dei suoi membri soffre. Il regime vuole bloccare il mio ritorno in Venezuela, così come quello di molti compatrioti che vogliono tornare per prestare aiuto. Come ha cercato di bloccare il generoso lavoro di migliaia di cittadini che distribuiscono cibo e medicine, come ha bloccato il viaggio delle squadre di soccorritori internazionali rimaste ferme negli aeroporti, come pretende di bloccare il lavoro dei giornalisti che cercano la verità. Bloccare l’informazione e manipolarla, in situazioni come queste, produce ancora più vittime. Vogliono seppellire la verità, mentre noi venezuelani vogliamo seppellire i nostri morti con dignità. Sarò in Venezuela per aiutare a coordinare e a incoraggiare gli sforzi dei cittadini nell’emergenza e nella ricostruzione. Sarò in Venezuela per piangere insieme le nostre perdite. Per pregare insieme, per abbracciarci, per organizzarci; perché anche da questa ci rialzeremo. Il regime è arrivato al punto estremo di chiudere lo spazio aereo commerciale del Venezuela per impedire il mio ingresso. Cancellare i voli di tutte le compagnie aeree in un momento di emergenza è qualcosa di assolutamente inconcepibile. Hanno dovuto fare marcia indietro, ma hanno minacciato chi vuole facilitare il mio ritorno. Non si tratta di me; siamo migliaia e migliaia a voler andare. È un Paese intero in lutto che ha bisogno di consolarsi unito. In questo momento sono disposta a fare tutto ciò che sarà necessario, a parlare con chiunque sarà necessario, per coordinare e servire la nostra gente. Sono pronta, e sono vicina al Venezuela. E farò tutto ciò che sarà necessario per incontrarci là”. Scarica l’app del Blog per restare aggiornato: Iscriviti ora:

Dario D'Angelo

11,633 görüntüleme • 23 gün önce

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Importante intervista di Volodymyr Zelensky a France Tv. Ancora una volta il Presidente ucraino dimostra di essere l'attore più lucido di questa fase storica. È un intervento che tutti i leader europei e occidentali dovrebbero ascoltare con attenzione, mandandolo possibilmente a memoria. Chi pensa che la guerra sia un problema ucraino non solo dimostra di non aver letto un solo libro di storia, ma anche di ignorare i segnali allarmanti in arrivo dall'intelligence e non solo. Mi fermo: di questo aspetto in particolare parleremo in maniera più approfondita nel punto nave di oggi. Per il momento mi sono limitato a tradurre per voi l'intervista integrale. Fate attenzione alle risposte del leader di Kyiv. È la persona che più di ogni altro ha compreso il modo di pensare di Vladimir Putin. È un leader che alle parole ha affiancato i fatti: una rarità in questo mondo. Non mi dilungo oltre. Parola a Zelensky. Buona lettura a voi. Giornalista: "Buongiorno, Volodymyr Zelensky. Grazie per averci ricevuto qui alla presidenza ucraina, in via Bankova, come la chiamate voi. È qui che lavorate. Lavorate precisamente due piani più sotto. È lì che si trovano i vostri uffici. Tra pochi giorni saranno passati quattro anni da quando la Russia conduce una guerra contro il vostro Paese, una guerra lanciata da Vladimir Putin. Parleremo ovviamente dei negoziati, ma prima di tutto ciò che ci ha colpito di più arrivando qui questa mattina di mercoledì è il freddo. Ci sono -20 gradi fuori e, nonostante questo freddo glaciale, è l’inverno più duro, il più gelido dall’inizio della guerra. Ebbene, i russi hanno colpito le infrastrutture energetiche, privando centinaia di migliaia di ucraini del riscaldamento. Lo abbiamo visto: la popolazione trema dal freddo. La Russia sta usando l’arma del freddo per farvi cedere?". Zelensky: "Buongiorno. Grazie mille per essere qui. Certo che la Russia sfrutta il freddo. Certo che la Russia vuole infliggere più sofferenza possibile agli ucraini affinché accettino ciò che i nostri amici americani chiamano un compromesso. Ma in realtà si tratta di un ultimatum da parte della Russia. I russi capiscono perfettamente che più attaccano la popolazione civile, più uccidono, più violano le regole della guerra, più allontanano la prospettiva di un compromesso tra Ucraina e Russia". Giornalista: "Parallelamente, Volodymyr Zelensky, i negoziati proseguono in questo momento stesso ad Abu Dhabi tra i vostri emissari ucraini, i russi e gli americani. Eppure il Cremlino stamattina ha dichiarato che continuerà la sua offensiva in Ucraina finché non accetterete le sue condizioni. Cosa risponde a Vladimir Putin? Questo tipo di dichiarazioni fa parte dei negoziati? È ricatto?". Zelensky: "Certo che è ricatto. La mia squadra è attualmente in negoziato. La nostra priorità è porre fine a questa guerra e siamo riconoscenti agli americani che oggi sono anch’essi ad Abu Dhabi". Giornalista: "Il punto cruciale dei negoziati, lo avete detto più volte, è il territorio, in particolare il Donbass. I russi vogliono che vi ritiriate da territori che non hanno ancora conquistato, come Donetsk per esempio. Avete detto che è una linea rossa, che è no. Lo dite ancora questa sera: non vi ritirerete, non uscirete da Donetsk. Perché?". Zelensky: "La Russia vuole che lasciamo tutto. Perché? Perché da quando hanno iniziato questa guerra non hanno ottenuto alcuna vittoria. Noi ucraini ci rendiamo perfettamente conto del prezzo che ogni metro e ogni chilometro di questa terra costa all’esercito russo. Loro non contano i morti. Noi siamo obbligati a farlo. Per conquistare l’est dell’Ucraina, questo costerebbe loro altri 800.000 cadaveri, i cadaveri dei loro soldati. Servirebbero almeno due anni con un’avanzata molto lenta. A mio avviso, non resisteranno così a lungo". Giornalista: "Ma voi a quali concessioni siete pronti? Ci dite no per Donetsk, ma a quali concessioni siete disposti? Siete pronti a cedere territori nel Donbass?". Zelensky: "Siamo onesti. Se parliamo di un conflitto congelato, cosa che non ho mai voluto, ma se congeliamo la linea del fronte e manteniamo le nostre posizioni rispettive, è già una concessione enorme da parte nostra. Alcuni oggi propongono di trattare la questione come se si scegliesse un piatto al ristorante: “Ecco cosa vi proponiamo”. Ma questo è totalmente falso. Si tratta di concessioni per entrambe le parti. I russi hanno bisogno di una pausa. Hanno i problemi di cui vi ho parlato. Se parliamo, per esempio, di una zona economica, i nostri militari dovrebbero arretrare. Anche i russi dovrebbero farlo. Se parliamo di una zona smilitarizzata, noi dobbiamo avere il controllo della nostra parte. Loro devono controllare la loro, ma tra di noi deve esserci una forza internazionale di interposizione". Giornalista: "Donald Trump ha detto stamattina, rivolgendosi a Vladimir Putin, che bisogna fermare ora la guerra. Manifestamente Putin non vuole fermarla, visto che continua a bombardare. Cosa dovrebbe dire Donald Trump per far cedere Vladimir Putin?". Zelensky: "Putin ha paura solo di Trump. Ciò che Trump deve dire a Putin non spetta a me dirlo. Se il presidente Trump sa che Putin ha paura di lui, allora non può accettare tutte le condizioni del presidente russo. Il presidente Trump sa di avere strumenti di pressione: l’economia, le sanzioni, le armi. Armi che potrebbe trasferirci se non vuole impegnare direttamente l’esercito americano. Attraverso il nostro esercito, può mantenere questa pressione su Putin. Tutto questo è possibile. Il presidente americano vuole fermare questa guerra con dei compromessi. Noi abbiamo sostenuto queste proposte, ma non può esserci compromesso sulla questione della nostra sovranità". Giornalista: "Dite che Vladimir Putin ha paura di una sola persona: Donald Trump. Questo significa che non ha affatto paura degli europei?". Zelensky: "Degli europei? Sapete quanto siamo riconoscenti agli europei. Sono nostri partner. Ci hanno aiutato enormemente. Ma purtroppo Putin non ha paura di loro. Giornalista: "Perché? Perché?". Zelensky: "Perché? Perché l’Europa vive in un mondo meraviglioso e sicuro che ha costruito in modo giusto, grazie alla sua economia e al suo lavoro. Economia solida, Paesi che vivono in pace da molto tempo. L’Europa non è violenta, è molto democratica. L’Europa vuole dare voce a ogni Paese, ed è giusto. È anche per questo che l’Ucraina sceglie la strada verso l’Europa. Anche l’Ucraina vuole vivere in una democrazia. Ma una democrazia pura oggi non può fermare Putin, perché lui non rispetta le regole della guerra". Giornalista: "Eppure, pochi giorni fa a Davos avete usato parole molto dure contro gli europei. Avete criticato la loro debolezza, la loro divisione, avete detto che erano frammentati, che sembravano persi di fronte a Donald Trump. Le parole sono dure. Eppure l’Europa continua ad aiutarvi: decine di miliardi all’Ucraina da quattro anni, aiuti militari e civili. E nonostante ciò, avete l’impressione che l’Europa resti molle di fronte a Putin, che non capisca davvero la posta in gioco?". Zelensky: "L’Europa aiuta l’Ucraina. L’Europa è consapevole delle sfide. Ma è come se gli europei non riuscissero a credere che questo possa accadere nei loro stessi Paesi. In Europa la vita è confortevole, è piacevole. Per questo dico che oggi stiamo tutti combattendo per difendere questo stile di vita. Ma oggi è molto chiaro che se l’Ucraina non ferma Putin, i Paesi vicini all’Ucraina capiscono che saranno le prime vittime di Putin. La Russia avanzerà. I loro droni possono colpire in profondità. La portata dei loro missili è praticamente illimitata. Possono colpire ovunque. Non voglio spaventare nessuno. Coloro in Europa che lo hanno capito aiutano l’Ucraina in modo molto efficace. Ma i Paesi che non si rendono conto che questa tragedia è in corso dicono che le loro priorità restano le questioni interne. Dicono: “Volete che spendiamo di più per le armi? No, è una sfida per la nostra società”. “Volete che sosteniamo l’Ucraina? I nostri elettori dicono che questo fa aumentare le tasse”. “Bisogna aiutare l’Ucraina quando fa così freddo, mentre da noi aumenta il prezzo dell’elettricità”. Non vogliono semplicemente rendersi conto di tutti i rischi che esistono oggi". Giornalista: "A Davos avete anche detto che con Donald Trump il dialogo è talvolta difficile. Viene spontaneo immaginare come si svolgano questi incontri. Come va quando vi trovate faccia a faccia con Donald Trump? Che qualità bisogna avere per convincerlo, per fargli cambiare idea?". Zelensky: "Non vi svelerò tutti i segreti, altrimenti non avrei più… come dire… più "carte" in mano. È un’espressione di Donald Trump. Non posso svelarveli. È un dialogo tra due persone. Ci sono diversi fattori, in particolare la situazione dei nostri due Paesi. Gli americani come gli ucraini sono persone comuni e sono certo che i nostri popoli condividano gli stessi valori, anche se a livello politico ci sono differenze. A mio avviso, gli Stati Uniti hanno altre priorità sul piano geopolitico. Ma gli Stati Uniti devono capire che l’Ucraina è importante. Ed è un punto cruciale dei miei scambi quando parlo con il presidente Trump. Trump deve rendersi conto che l’Ucraina è importante per la sicurezza del mondo". Giornalista: "Emmanuel Macron ha dichiarato ieri che una ripresa del dialogo con Vladimir Putin si sta preparando. Che gli europei devono parlare con Putin, riceverlo di nuovo. Pensate che sia la cosa giusta da fare?". Zelensky: "Siamo buoni amici, Emmanuel e io. Certo, mi ha chiamato per dirmi che stava riflettendo a una ripresa del dialogo con i russi. L’interesse di Putin è umiliare l’Europa. È molto importante che Emmanuel cerchi di aiutare. È importante che i leader lavorino per cercare di riportare la pace tra i nostri Paesi. Sarebbe benefico per il mondo intero se non ci fosse più guerra in Ucraina. Ma Putin cerca solo di umiliare gli europei. Quando si parla di riprendere il dialogo con Putin, la domanda è: in quale momento? Non quale giorno preciso. Avrebbe potuto essere ieri, se la pressione sulla Russia fosse stata sufficiente. Ma non lo era. Quindi, a mio avviso, bisogna dialogare, ma ponendo delle condizioni". Giornalista: "Che messaggio volete inviare ai francesi che vi guardano questa sera? Qualche giorno fa la Francia ha fermato una nave della cosiddetta flotta ombra russa. I francesi devono fare di più per gli ucraini?". Zelensky: È una decisione che spetta ai francesi. Per quanto ci riguarda, siamo riconoscenti per l’aiuto che ci fornite. Più la Francia sarà forte, meno possibilità ci saranno che questa guerra arrivi da voi. Questo è il mio messaggio alla Francia. Siamo riconoscenti a chi crede in noi. Grazie per il vostro aiuto e contiamo su un sostegno ancora più forte. E per coloro che non credono in noi, è una loro scelta". Giornalista: "Volodymyr Zelensky, tra poco si arriverà ai quattro anni di guerra, il 24 febbraio. Qual è il sentimento che domina in voi? Stanchezza, rabbia, dolore, orgoglio?". Zelensky: "L’orgoglio. Prima di tutto l’orgoglio per gli ucraini. Siamo quaranta volte meno numerosi dei russi. Ma guardate quanto il nostro popolo è più grande della Russia. Siamo più liberi e comprendiamo molto bene il prezzo della vita". Giornalista: "Da quattro anni, quanti ucraini sono morti? Avete dei numeri?"" Zelensky: Ufficialmente, sul campo di battaglia, il numero dei militari uccisi, che siano soldati di carriera o persone mobilitate è 55mila. E c’è anche un gran numero di persone che l’Ucraina considera disperse". Giornalista: "Questa guerra, dopo quattro anni, avete paura di perderla?". Zelensky: "Certo. Se perdiamo questa guerra, perdiamo semplicemente l’indipendenza del nostro Paese. Finora siamo riusciti a preservarla. Se perdiamo l’indipendenza, se diventiamo parte della Russia, sarebbe una perdita assolutamente mostruosa. E sono certo che questo non accadrà". Giornalista: "Tra un anno, se torniamo qui per intervistarvi, ci sarà la pace in Ucraina?". Zelensky: "Faremo tutto il possibile. È la nostra priorità. La mia e quella della mia squadra". Giornalista: "Per arrivare qui abbiamo attraversato diversi posti di blocco, ci hanno preso i telefoni, siamo stati perquisiti più volte. Ogni giorno avete paura per la vostra vita?". Zelensky: Quando si parla di paura…Sapete, la Russia ha già cercato di eliminarmi diverse volte. In un certo senso non provo più la stessa paura dell’inizio della guerra. Mi ci sono abituato. Fa parte della mia vita". Giornalista: "Grazie". Zelensky: "Grazie a voi". Se hai apprezzato questo intervento, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarlo altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: Scaricando l'app per iPhone: O attraverso una donazione: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

35,545 görüntüleme • 5 ay önce

🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni. Barack #Obama. Buona lettura, buona visione. --------------------------------------------------------- "Ciao, Chicago! È bello essere a casa. Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama... Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile. Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris. Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente. A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità. Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno. In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto. In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi. E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese. La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico. Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia. Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli. E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice: Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme? Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno. Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso. La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita. Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto. È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore. L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore. Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris. E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano. Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano. Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria. Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani. Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz. Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori. Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere. Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione. Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi. Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi. Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive. Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori. Kamala sarà quel presidente. Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono. Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri. Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre. Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi. Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare. Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo. Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi. È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela. Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani. So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro. Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli. Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre. Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio. Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti. In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi. Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato. Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero. Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America". --------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità nel tempo. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

153,749 görüntüleme • 1 yıl önce

🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇪🇺 Attenzione. Messaggio alla nazione di Volodymyr Zelensky. Un intervento drammatico del presidente ucraino. Ennesima prova di orgoglio e di straordinario coraggio del leader di Kyiv. E, cosa più importante, richiesta di compattezza alla società ucraina dinanzi a uno dei momenti più difficili della storia della nazione. Ho tradotto il suo discorso integralmente per voi. Merita davvero. Buona lettura a tutti. "Ucraini! Ucraine! Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi. Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte. Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”. Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione. Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con l’America e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con il nostro principale partner. Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà. L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due - la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto - la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino. Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale. Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin. Ricordiamo: l’Europa è stata con noi. Crediamo: l’Europa sarà con noi. L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin. E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente. Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere. Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà! Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. Questa è la dignità. Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini. Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico. E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici - tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere il litigio. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. E tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina. Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”. Com’è finita è noto. Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”. Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno. Di ognuno di voi. Di ogni ucraino, ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora. E so con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nel loro Stato, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace. Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa. E questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura. Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi. Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte. E che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione - pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo. Glielo permetteremo? Non ne abbiamo il diritto. E ce la faremo. Perché chi vuole distruggerci ci conosce male. Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà. Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori. Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. Per la nostra dignità. Per la nostra libertà. E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti. Buon Giorno della Dignità e della Libertà! Gloria all’Ucraina!" Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di premiare il mio impegno: Iscriviti al Blog: E se sei già a bordo, valuta una piccola donazione. Può fare davvero la differenza. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

266,725 görüntüleme • 8 ay önce

Le cose a dir poco strane nate dalla stessa svolta hippy sono ancora molte e noi le viviamo ogni giorno come se fossero la cosa più normale del mondo. L’influenza hippy è così. È illogica. Ma è vissuta come normale. Ad esempio, avete presente il vestito che avete comprato l'anno scorso oppure il mobile che è a casa vostra e che avete acquistato cinque anni fa? Bene, quelle cose, per la svolta hippy, ormai divenuta cultura generale, non esistono. Sono “un consumo”. Quindi, non ci sono. La parola acquisto (ossia la parola giusta) non si deve più usare. Dunque, sta in piedi questa rappresentazione? È logica? Assolutamente no, è ovvio. Il consumo, infatti, è un’attività che fa “sparire” le cose, mentre l’acquisto è invece un’attività che trasferisce le stesse cose da una persona ad un’altra e che poi le fa rimanere per anni. Però, nonostante questa evidente differenza, per la svolta hippy l’acquisto si chiama consumo. La realtà e i nomi veri e normali passano in secondo piano. Poi, sempre secondo questo modo di vedere le cose “hippy”, gli stessi ipotetici consumi sarebbero un fatto negativo, perché darebbero vita appunto alla cosiddetta “società dei consumi” e sarebbero un fatto svantaggioso per l’umanità. Dunque, queste teorie sono giuste? Non tanto, perché, di fatto, ci hanno portato e ci portano a frenare un po’ tutto e – in particolare – ci hanno portato alla scelta, spesso attuata in modo inconsapevole, “del no alle opere”,” del no ai prodotti”, “del no alla produzione”, e ad avere così un’Italia che produce meno e che sta meno bene, mentre il resto del mondo aumenta il proprio Pil e gli stipendi. In pratica, questa stessa “scoperta” della suddetta società dei consumi ci ha dato una svolta attraente, ma rovinosa. Noi – purtroppo, ecco il problema –siamo senza difese e subiamo passivamente tanti guai, perché la tendenza hippy (che qui stiamo criticando) si presentava e si presenta, anche oggi, come un vantaggio e come una conquista. E quindi appariva ed appare come un bene desiderabile. Con quelle teorie, infatti, veniva (e viene tuttora) proposto il sogno di poter fare tutto ed anche di poter comandare sugli esperti, una attrazione bella, ma anche impossibile, ovviamente. Però, di fronte a quella prospettiva affascinante, come si poteva resistere? Impossibile. E, di fatto, non abbiamo resistito e, come si nota appunto dal fatto di avere tanti inesperti al comando, noi siamo stati conquistati. Certo, al giorno d’oggi, continuare così, con le idee di Keruak e di tanti altri, sarebbe ancora fantastico. Ma con tutta probabilità (e fatta salva la libertà di chi vuole continuare a rimanere hippy), sarebbe meglio che la nostra collettività riuscisse a ritrovare il normale buon senso e a dimenticare questo bellissimo, ma “poco utile”, modo di viaggiare, di agire e di fare “senza scopo” che purtroppo ci viene dalla nostra stessa svolta hippy. Definiamo consumo (bontà nostra) anche le cose che non si consumano dal libro La commedia delle parole

Amedeo Nigra

212,728 görüntüleme • 1 yıl önce

🇺🇸 Guardate, Joe #Biden resterà in carica per altri 6 mesi, giorno più, giorno meno. Ma stanotte ha salutato l’America. Ho visto tanti discorsi di presidenti americani. E sarà forse l’aria rarefatta delle di notte, la nostalgia del futuro che sempre accompagna un addio. Ma davvero fatico a ricordarne uno simile. Sapete che c'é? Biden alla fine non ha neanche spiegato in dettaglio perché se ne va. Non ha citato i sondaggi negativi. Non ha parlato dei dubbi sulla sua salute. Non ha neanche mai fatto il nome di Donald Trump. Perché? Perché questo discorso non era pensato soltanto per noi, stanotte davanti ad uno schermo. È stato scritto pensando a chi dovrà rileggerlo fra trenta, quaranta, cinquant’anni. A chi dovrà rispondere alla domanda: chi è stato Joe Biden nella storia americana? Ecco, è stato un testamento. O in maniera più romantica: l’ultimo ballo da Presidente. Si è mosso bene, il "ragazzino balbuziente venuto da Scranton". È stato un lungo viaggio. Ne è valsa la pena, Joe, ne è valsa la pena. ------------------------------------------------------ "Cari concittadini, stasera vi parlo da dietro la Resolute Desk nello Studio Ovale. In questo spazio sacro, sono circondato dai ritratti di straordinari presidenti americani. Thomas Jefferson scrisse le parole immortali che guidano questa nazione. George Washington ci ha mostrato che i presidenti non sono re. Abraham Lincoln ci implorò di rifiutare l'animosità. Franklin Roosevelt ci ha ispirato a rifiutare la paura. Ho venerazione per questa carica, ma di più amo il mio Paese. È stato l'onore della mia vita servire come vostro Presidente. Ma la difesa della democrazia, che è in gioco, credo sia più importante di qualsiasi titolo. Traggo forza e trovo gioia nel lavorare per il popolo americano. Ma questo sacro compito di perfezionare la nostra unione non riguarda me, riguarda voi. Le vostre famiglie, il vostro futuro. Riguarda "We, the people". E non possiamo mai dimenticarlo. E io non l'ho mai fatto. Ho detto chiaramente che credo che l'America sia a un punto di svolta. In quei rari momenti della storia in cui le decisioni che prendiamo ora determinano il destino della nostra nazione e del mondo per i decenni a venire, l'America dovrà scegliere tra andare avanti o tornare indietro, tra speranza e odio, tra unità e divisione. Dobbiamo decidere: crediamo ancora nell'onestà, nella decenza, nel rispetto, nella libertà, nella giustizia e nella democrazia? In questo momento, possiamo vedere coloro con cui non siamo d'accordo non come nemici ma come, voglio dire, concittadini: possiamo farlo? Il comportamento nella vita pubblica è ancora importante? Credo che sappiate la risposta a queste domande perché conosco voi, il popolo americano, e so questo: siamo una grande nazione perché siamo un buon popolo. Quando mi avete eletto a questa carica, ho promesso di essere sempre onesto con voi, di dirvi la verità. E la verità, la sacra causa di questo Paese, è più grande di ognuno di noi. Quelli di noi che hanno a cuore questa causa la amano molto. La causa della stessa democrazia americana. Dobbiamo unirci per proteggerla. Nelle ultime settimane mi è apparso chiaro che devo unire il mio partito in questo impegno critico. Credo che i miei risultati come Presidente, la mia leadership nel mondo, la mia visione del futuro dell'America meritassero un secondo mandato. Ma niente, niente, può ostacolare la salvezza della nostra democrazia. Inclusa la personale ambizione. Ho quindi deciso che il modo migliore per andare avanti è passare il testimone a una nuova generazione. È il modo migliore per unire la nostra nazione. So che c'è stato un tempo e un luogo per i lunghi anni di esperienza nella vita pubblica. Ma c'è anche un tempo e un luogo per nuove voci, voci fresche, sì, voci giovani. E quel tempo e quel luogo sono adesso. Nei prossimi sei mesi mi concentrerò sul mio lavoro di presidente. Ciò significa che continuerò a ridurre i costi per le famiglie che lavorano duramente e a far crescere la nostra economia. Continuerò a difendere le nostre libertà personali e i nostri diritti civili, dal diritto di voto al diritto di scelta. Continuerò a denunciare l'odio e l'estremismo, chiarendo che in America non c'è posto, non c'è posto, per la violenza politica o per qualsiasi altra violenza. Punto. Continuerò a parlare per proteggere i nostri figli dalla violenza delle armi, il nostro pianeta dalla crisi climatica come minaccia esistenziale. Continuerò a lottare per il mio Cancer Moonshot, per porre fine al cancro come lo conosciamo, perché possiamo farlo. Chiederò la riforma della Corte Suprema perché è fondamentale per la nostra democrazia, la riforma della Corte Suprema. Continuerò a lavorare per garantire che l'America rimanga forte, sicura e leader del mondo libero. Sono il primo Presidente di questo secolo a dichiarare al popolo americano che gli Stati Uniti non sono in guerra in nessuna parte del mondo. Continueremo a radunare una coalizione di nazioni orgogliose per impedire a Putin di conquistare l'Ucraina e fare altri danni. Continueremo a rafforzare la NATO e la renderò più potente e più unita che mai nella nostra storia. Continuerò a fare lo stesso per i nostri alleati nel Pacifico. Sapete, quando ho assunto l'incarico, la saggezza convenzionale era che la Cina avrebbe inevitabilmente superato gli Stati Uniti. Non è più questo il caso. E continuerò a lavorare per porre fine alla guerra a Gaza, riportare a casa tutti gli ostaggi e portare pace e sicurezza in Medio Oriente e porre fine a questa guerra. Stiamo anche lavorando 24 ore su 24 per riportare a casa gli americani ingiustamente detenuti in tutto il mondo. Abbiamo fatto tanta strada dal mio insediamento. Quel giorno, mentre ero in piedi in quell'inverno, vi ho detto che siamo in un inverno di pericoli e in un inverno di possibilità. Pericolo e possibilità. Eravamo nel mezzo della peggiore pandemia del secolo. La peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione. Il peggior attacco alla nostra democrazia dai tempi della Guerra Civile. Ci siamo uniti come americani. L′abbiamo superata. Ne siamo usciti più forti, più prosperi e più sicuri. Oggi abbiamo l'economia più forte del mondo, che ha creato quasi 16 milioni di nuovi posti di lavoro - un record. I salari sono aumentati, l'inflazione continua a scendere, il divario di ricchezza razziale è il più basso degli ultimi 20 anni. Stiamo letteralmente ricostruendo l'intera nazione, le comunità urbane, suburbane, rurali e tribali. L'industria manifatturiera è tornata in America. Stiamo di nuovo guidando il mondo in termini di chip, scienza e innovazione. Abbiamo finalmente battuto Big Pharma dopo tutti questi anni per abbassare il costo dei farmaci da banco per gli anziani. E continuerò a lottare per far sì che i costi si abbassino per tutti, non solo per gli anziani. Oggi in America ci sono più persone che hanno l'assistenza sanitaria che mai. Ho firmato una delle leggi più significative per aiutare milioni di veterani e le loro famiglie che sono stati esposti a sostanze tossiche. La legge sul clima più significativa di sempre nella storia del mondo. La prima importante legge sulla sicurezza delle armi in 30 anni. E oggi, il tasso di criminalità violenta è ai minimi degli ultimi 50 anni. Stiamo anche mettendo in sicurezza il nostro confine. Gli attraversamenti della frontiera sono più bassi oggi rispetto a quando la precedente amministrazione ha lasciato l'incarico. Ho mantenuto l'impegno di nominare la prima donna di colore alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America. Ho anche mantenuto l'impegno di avere un'amministrazione che assomigli all'America e di essere un presidente per tutti gli americani. Questo è ciò che ho fatto. Mi sono candidato alla presidenza quattro anni fa perché credevo e credo tuttora che fosse in gioco l'anima dell'America. Era in gioco la natura stessa di ciò che siamo. È ancora così. L'America è un'idea. Un'idea più forte di qualsiasi esercito, più grande di qualsiasi oceano, più potente di qualsiasi dittatore o tiranno. È l'idea più potente della storia del mondo. L'idea è che queste verità sono per noi inconfutabili. Siamo tutti creati uguali, dotati dal nostro creatore di alcuni diritti inalienabili: vita, libertà, ricerca della felicità. Non siamo mai stati pienamente all'altezza di questa idea sacra, ma nemmeno l'abbiamo abbandonata. E non credo che il popolo americano se ne allontanerà ora. Tra pochi mesi, il popolo americano sceglierà il corso del futuro dell'America. Io ho fatto la mia scelta. Ho reso note le mie opinioni. Vorrei ringraziare la nostra grande vicepresidente, Kamala Harris. Ha esperienza, è tenace, è capace. È stata un'incredibile partner per me e una leader per il nostro Paese. Ora la scelta spetta a voi, popolo americano. Quando farete questa scelta, ricordate le parole di Benjamin Franklin appese alla mia parete qui nello Studio Ovale, accanto ai busti del Dr. King, di Rosa Parks e di Cesar Chavez. Quando a Ben Franklin fu chiesto, uscendo dalla convention in corso, se i fondatori avessero dato all'America una monarchia o una repubblica, la risposta di Franklin fu: “Una repubblica, se riuscite a mantenerla”. Una repubblica, se riuscite a mantenerla. Se riusciremo a mantenere la nostra repubblica è ora nelle vostre mani. Cari concittadini, è stato il privilegio della mia vita servire questa nazione per oltre 50 anni. In nessun altro luogo al mondo un ragazzino balbuziente di umili origini proveniente da Scranton, Pennsylvania, e Claymont, Delaware, avrebbe potuto sedere un giorno dietro la Resolute Desk nello Studio Ovale come Presidente degli Stati Uniti. Ma eccomi qui. Ecco cosa c'è di così speciale nell'America. Siamo una nazione di promesse e di possibilità. Di sognatori e di persone che fanno. Di americani comuni che compiono cose straordinarie. Ho dato il mio cuore e la mia anima alla nostra nazione, come molti altri. E in cambio sono stato benedetto un milione di volte dall'amore e dal sostegno del popolo americano. Spero che abbiate un'idea di quanto io sia grato a tutti voi. Il bello dell'America è: qui non governano re e dittatori, il popolo lo fa. La storia è nelle vostre mani. Il potere è nelle vostre mani. L'idea dell'America è nelle vostre mani. Dovete solo mantenere la fede - mantenere la fede - e ricordare chi siamo. Siamo gli Stati Uniti d'America e non c'è niente, niente, che superi le nostre capacità quando lo facciamo insieme. Quindi agiamo insieme, preserviamo la nostra democrazia. Dio vi benedica tutti e possa Dio proteggere le nostre truppe. Grazie". ---------------------------------------------------- Se hai apprezzato il mio lavoro, ti chiedo di sostenerlo tramite iscrizione al Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

221,389 görüntüleme • 2 yıl önce

🚨🪖🇺🇦🇪🇺🇷🇺 Nella NATO non lo vogliono: hanno paura del suo coraggio. In Europa aspettano a farlo entrare: non riescono a stare al passo con la Storia. E in Occidente non capiscono: che questo signore è un gigante, che il suo coraggio, quello del popolo ucraino, è proprio ciò che ci è mancato di più in questi ultimi 10-15 anni. Io non lo so - tra qualche mese, tra qualche anno - che tipo di sensazione proverò, proveremo, rileggendo questo discorso. E non significa essere d'accordo su tutto ciò che dice. Io ad esempio non lo sono. Non credo che la soluzione ai problemi sia la creazione delle Forze Armate Europee. Non la vedo come una soluzione percorribile nel breve-medio termine, che è l'orizzonte su cui siamo costretti a ragionare. Ma nessuno lo ricorda mai abbastanza: esiste il rischio che un giorno - nessuno può dire quanto vicino, quanto lontano - questa parte di pianeta si svegli di soprassalto, nel cuore della notte, scoprendo che il mondo è cambiato non solo per gli altri. Quel giorno, se arriverà, nessuno potrà accusare Volodymyr Zelensky di non averci messo in guardia. Quel giorno, Dio non voglia che arrivi mai, qualcuno chiederà scusa: probabilmente, quando le scuse non serviranno più a nulla. Il presidente ucraino ha parlato molto, ha toccato diversi argomenti, ha dato delle notizie. Insomma, questo intervento meritava di essere tradotto. L'ho fatto per voi. Buona lettura. 👇 "All'inizio della Conferenza, ogni Paese di solito condivide la propria posizione e le proprie priorità, ufficialmente, apertamente o attraverso colloqui informali con i giornalisti e i partner. E quest'anno, un Paese che non era nemmeno stato invitato ha comunque fatto sentire la propria presenza. Un Paese di cui tutti parlano qui, ma non in senso positivo. La notte prima di Monaco quest'anno, un drone d'attacco russo ha colpito il sarcofago che copriva il quarto reattore in rovina della centrale nucleare di Chernobyl. Era un drone “Shahed” modificato, un drone russo, una tecnologia che l'Iran ha passato alla Russia. La sua testata trasportava almeno 50 chilogrammi di esplosivo. E vediamo questo come una mossa profondamente simbolica da parte della Russia, da parte di Putin. (...) Recentemente abbiamo parlato con il presidente Trump e il suo team di energia nucleare della più grande centrale nucleare d'Europa, la nostra centrale di Zaporizhzhia, attualmente occupata dalla Russia. E la Russia ha risposto inviando un drone per colpire il sarcofago di Chernobyl, che contiene polveri e scorie radioattive. E questa non è solo follia. Questa è la posizione della Russia. Un Paese che lancia attacchi del genere non vuole la pace. Non la vuole. Non si sta preparando al dialogo. Quasi ogni giorno, la Russia ci lancia contro fino a un centinaio, o anche più, di droni Shahed. Ogni giorno. E ci sono regolari attacchi con missili balistici. E un costante aumento di bombardamenti aerei. Ma non è tutto. Quest'anno Mosca ha in programma di creare 15 nuove divisioni, per un totale di 150.000 soldati. Più degli eserciti nazionali della maggior parte dei paesi europei. La Russia continua ad aprire nuovi centri di reclutamento militare ogni settimana. E Putin può permetterselo: i prezzi del petrolio sono ancora abbastanza alti da permettergli di ignorare il mondo. E abbiamo intelligence certa che quest'estate la Russia ha in programma di inviare truppe in Bielorussia con il pretesto di “esercitazioni”. Ma è esattamente così che hanno schierato le forze prima dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina tre anni fa. Questa forza russa in Bielorussia è destinata ad attaccare l'Ucraina? Forse. O forse no. O forse è destinata a voi. Lasciate che vi ricordi che la Bielorussia confina con tre Paesi della NATO. È diventata di fatto un punto d'appoggio per le operazioni militari russe. Secondo Putin e Lukashenko, la Bielorussia ospita ora armi proibite: missili a medio raggio e persino armi nucleari. Putin vede chiaramente la Bielorussia come un'altra provincia russa.E dobbiamo essere realistici: se qualcuno sta allestendo una piattaforma di lancio militare, dobbiamo chiederci: cosa dovremmo fare al riguardo? E, cosa più importante: cosa possiamo fare prima del prossimo attacco, della prossima invasione? Ricordate, ci sono già state provocazioni ai confini polacchi e lituani con la Bielorussia, crisi migratorie, organizzate dall'intelligence russa per fomentare il caos in Europa. Ma se la prossima volta non si trattasse di migranti? E se si trattasse di truppe russe? O di truppe nordcoreane? Non sbagliatevi: i nordcoreani non sono deboli. Stanno imparando a combattere, a combattere la guerra moderna. E i vostri eserciti? Sono pronti? E se la Russia lanciasse un'operazione sotto falsa bandiera o semplicemente senza alcuna insegna dalla Bielorussia, come è avvenuto con la Crimea nel 2014, quanto velocemente risponderebbero gli alleati? E risponderebbero? Ieri, qui a Monaco, il vicepresidente degli Stati Uniti ha chiarito: decenni, ha detto, decenni della vecchia relazione tra Europa e America stanno finendo. D'ora in poi, le cose saranno diverse e l'Europa deve adattarsi a questo. Signore e signori, io credo nell'Europa. E sono sicuro che anche voi ci credete. E vi esorto ad agire, per il vostro bene e per il bene dell'Europa, gente d'Europa, delle vostre nazioni, delle vostre case, dei vostri figli e del nostro futuro comune. Perché questa Europa deve diventare autosufficiente, unita dalla forza comune, ucraina ed europea. In questo momento, l'esercito ucraino, sostenuto dagli aiuti internazionali (grazie mille), sta tenendo a bada la Russia. Ma se non lo facciamo noi, chi lo farà? Davvero, siamo onesti: ora non possiamo escludere la possibilità che l'America dica “no” all'Europa su questioni che la minacciano. Molti leader hanno parlato di un'Europa che ha bisogno di un proprio esercito, di una propria forza militare, un esercito europeo. E credo davvero che sia giunto il momento. Le forze armate europee devono essere create. Non è più difficile che resistere agli attacchi russi, come abbiamo già fatto. Ma non si tratta solo di aumentare la spesa per la difesa in rapporto al PIL. Il denaro è necessario, certo, ma da solo non fermerà un assalto nemico. Le persone e le armi non sono gratis, ma ancora una volta non si tratta solo di budget. Si tratta di far capire alle persone che devono difendere la propria casa. Senza l'esercito ucraino, gli eserciti europei non saranno sufficienti a fermare la Russia. È la realtà di oggi. Solo il nostro esercito in Europa ha una reale e moderna esperienza sul campo di battaglia. Ma anche il nostro esercito da solo non basta. E abbiamo bisogno di ciò che voi potete fornire. Armi. Addestramento. Sanzioni. Finanziamenti. Pressione politica. E unità. Tre anni di guerra su larga scala hanno dimostrato che abbiamo già le basi per una forza militare europea unita. E ora, mentre combattiamo questa guerra e gettiamo le basi per la pace e la sicurezza, dobbiamo costruire le Forze Armate dell'Europa. In modo che il futuro dell'Europa dipenda solo dagli europei e le decisioni sull'Europa siano prese in Europa. Ecco perché stiamo parlando con i leader europei e con gli Stati Uniti di contingenti militari che possano garantire la pace, non solo in Ucraina, ma in tutta Europa. Ed è per questo che stiamo sviluppando una produzione congiunta di armi, in particolare droni. In particolare. Il modello danese, ad esempio, di investimenti comuni per la produzione di armi nel nostro Paese sta già funzionando bene, con grande successo. Solo l'anno scorso, grazie agli sforzi dell'Ucraina e dei suoi partner, abbiamo prodotto oltre 1,5 milioni di droni di vario tipo. L'Ucraina è ora il leader mondiale nella guerra dei droni. Questo è il nostro successo. Ma è anche il vostro successo, naturalmente. E tutto ciò che costruiamo per la nostra difesa in Ucraina rafforza anche la vostra sicurezza. E lo stesso dovrebbe valere per l'artiglieria, la difesa aerea, le tecnologie e i veicoli corazzati. Tutto ciò che serve per proteggere le vite umane nella guerra moderna dovrebbe essere prodotto in Europa, completamente. L'Europa ha tutto ciò che serve. L'Europa deve solo unirsi e iniziare ad agire in modo che nessuno possa dire “No” all'Europa, comandarla a bacchetta o trattarla come un peso morto. Non si tratta solo di accumulare armi. Si tratta di posti di lavoro, leadership tecnologica e forza economica per l'Europa. Lo scorso autunno, nel mio Piano della Vittoria, ho proposto di sostituire parte della presenza militare statunitense in Europa con forze ucraine, se l'Ucraina entrerà nella NATO, ovviamente. Se gli stessi americani decidono di andare in questa direzione, diminuendo la loro presenza, non è una buona cosa, ovviamente, è molto pericoloso, ma noi tutti in Europa dobbiamo essere pronti. E ho iniziato a discuterne anche prima delle elezioni americane perché potevo vedere dove stava andando la politica americana. Ma l'America deve capire dove sta andando l'Europa. E questa direzione della politica europea non dovrebbe essere solo promettente, dovrebbe far sì che l'America voglia stare al fianco di un'Europa forte. Questo è assolutamente possibile. Ne sono sicuro. E dobbiamo tracciare questa rotta; l'Europa deve decidere il proprio futuro. Dobbiamo avere fiducia nella nostra forza, in modo che gli altri non abbiano altra scelta che rispettare il potere dell'Europa. E senza un esercito europeo, questo è impossibile. Ancora una volta: l'Europa ha bisogno delle proprie forze armate. E so, so che Mark Rutte, il mio buon amico, mi sta ascoltando in questo momento. Mark, amico mio, non si tratta di sostituire l'Alleanza. Si tratta di rendere il contributo dell'Europa al nostro partenariato pari a quello dell'America. E abbiamo bisogno dello stesso approccio quando si tratta di diplomazia: lavorare insieme per la pace. L'Ucraina non accetterà mai accordi fatti alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento. E la stessa regola dovrebbe valere per tutta l'Europa. Nessuna decisione sull'Ucraina senza l'Ucraina. Nessuna decisione sull'Europa senza l'Europa. L'Europa deve avere un posto al tavolo quando si prendono decisioni che la riguardano. Tutto il resto non conta. Se veniamo esclusi dai negoziati sul nostro futuro, allora perdiamo tutti. Guardate cosa sta cercando di fare Putin adesso. Questo è il suo gioco. Putin vuole colloqui individuali con l'America, proprio come prima della guerra, quando si incontrarono in Svizzera e sembravano voler spartirsi il mondo. Poi, Putin cercherà di far sì che il presidente degli Stati Uniti si presenti sulla Piazza Rossa il 9 maggio di quest'anno non come leader rispettato, ma come un oggetto di scena nella sua stessa esibizione. Non abbiamo bisogno di questo. Abbiamo bisogno di un vero successo. Abbiamo bisogno di una vera pace. Alcuni in Europa potrebbero non comprendere appieno ciò che sta accadendo a Washington in questo momento. Ma concentriamoci sulla comprensione di noi stessi, proprio qui, in Europa. Dobbiamo dare forza all'Europa prima di tutto. L'America ha bisogno dell'Europa? Come mercato, sì. Ma come alleato? Non lo so. Perché la risposta sia “sì”, l'Europa ha bisogno di una voce unica, non di una dozzina di voci diverse. Anche coloro che vanno regolarmente a Mar-a-Lago devono far parte di un'Europa forte, perché al presidente Trump non piacciono gli amici deboli. Lui rispetta la forza. (...) Alcuni in Europa potrebbero essere frustrati da Bruxelles. Ma siamo chiari: se non Bruxelles, allora Mosca. La decisione spetta a voi. Questa è geopolitica. Questa è storia. Mosca farà a pezzi l'Europa se noi, come europei, non ci fidiamo gli uni degli altri. Qualche giorno fa, il presidente Trump mi ha parlato della sua conversazione con Putin. Non ha mai menzionato che l'America ha bisogno dell'Europa a quel tavolo. Questo la dice lunga. I vecchi tempi sono finiti, quando l'America sosteneva l'Europa solo perché lo aveva sempre fatto. Ma il presidente Trump una volta ha detto: “Ciò che conta non è la famiglia in cui sei nato, ma quella che costruisci”. Dobbiamo costruire il rapporto più stretto possibile con l'America e, sì, un nuovo rapporto, ma come europei, non solo come nazioni separate. Ecco perché abbiamo bisogno di una politica estera unificata, una diplomazia coordinata, la politica estera dell'Europa comune. E che la fine di questa guerra sia il nostro primo successo condiviso in questa nuova realtà. E stiamo già lavorando per assicurarci che il 24 febbraio, terzo anniversario dell'invasione su vasta scala della Russia, possiamo riunirci a Kyiv e online. Tutti i leader europei. Tutti i partner chiave che difendono la nostra sicurezza. Dalla Spagna alla Finlandia. Dalla Gran Bretagna alla Polonia. Da Washington a Tokyo. Questo incontro deve fornire una visione chiara per i nostri prossimi passi: pace, garanzie di sicurezza e futuro della nostra politica collettiva. E non credo nelle garanzie di sicurezza senza l'America, perché sarebbero solo deboli. Ma l'America non offrirà garanzie a meno che quelle dell'Europa non siano forti. Inoltre, non escluderò l'adesione all'Alleanza Atlantica per l'Ucraina. Ma in questo momento, il membro più influente della NATO sembra essere Putin, perché i suoi capricci hanno il potere di bloccare le decisioni della NATO. E questo nonostante sia stato l'esercito ucraino a fermare la Russia, non un paese della NATO, non le truppe della NATO, ma solo il nostro popolo e il nostro esercito. Non ci sono eserciti stranieri che combattono dalla parte dell'Ucraina in questa guerra. Ma Putin ha perso quasi 250.000 soldati in questa guerra. Più di 610.000 sono stati feriti. Solo nella battaglia di Kursk, le nostre truppe hanno eliminato quasi 20.000 soldati russi. Abbiamo completamente distrutto le unità nordcoreane che Putin ha dovuto portare perché le sue forze non erano sufficienti a contenere la nostra controffensiva. Da oltre sei mesi, gli ucraini mantengono una posizione di forza all'interno del territorio russo, anche se è stata la Russia a voler creare una “zona cuscinetto” all'interno del nostro paese, in Ucraina. Sono orgoglioso dell'Ucraina. Sono orgoglioso del nostro popolo. Ma ora chiedo a voi, a ciascuno di voi, di rispondere onestamente a questa domanda: se la Russia venisse per voi, il vostro esercito potrebbe combattere allo stesso modo? Non voglio che nessuno debba mai scoprirlo, Dio non voglia. Ecco perché stiamo parlando di garanzie di sicurezza. Ed ecco perché crediamo che il nucleo di qualsiasi garanzia di sicurezza per l'Ucraina debba essere l'adesione alla NATO. O, se non quello, allora condizioni che ci permettano di costruire un'altra NATO, proprio qui in Ucraina. Perché a un certo punto ci sarà un confine tra guerra e pace. Dove tracciare quel confine e quanto deve essere forte dipende da noi. La mia proposta: il confine orientale dell'Ucraina, il confine orientale della Bielorussia, i confini orientali degli Stati baltici, il confine orientale della Finlandia. Questa è la linea di sicurezza più forte per tutti noi in Europa perché è la linea del diritto internazionale. E ricordiamo ancora cos'è il diritto internazionale? Siamo onesti, il diritto internazionale, queste due parole, suonano già un po' obsolete. Ma credo che la missione dell'Europa sia quella di assicurarsi che il diritto internazionale continui a contare. E infine, un ultimo punto. Quali garanzie di sicurezza può offrire Putin? Prima della guerra, molti dubitavano che le istituzioni ucraine potessero resistere alla pressione russa e di Putin. Ma alla fine è stato Putin a dover affrontare una ribellione armata dall'interno. È stato lui a dover difendere la propria capitale dai suoi stessi signori della guerra. Questo da solo dimostra la sua debolezza. Quindi cosa succederà al milione di soldati russi che attualmente combattono in Ucraina? Dove combatteranno se non in Ucraina? Questo è il motivo per cui non possiamo semplicemente accettare un cessate il fuoco senza reali garanzie di sicurezza, senza pressioni sulla Russia, senza un sistema per tenerla sotto controllo. Per combatterci, Putin ha ritirato truppe dalla Siria, dall'Africa, dal Caucaso, persino da alcune parti della Moldova. E in questo momento, deve affrontare una carenza di forze combattenti. E se questa guerra finisse nel modo sbagliato, avrà un surplus di soldati esperti di battaglia che non sanno fare altro che uccidere e saccheggiare. E questo è un altro motivo per cui questa guerra non può essere decisa solo da pochi leader: non da Trump e Putin, non da me e Putin, non da nessuno qui a Monaco che si sieda da solo con Putin. Dobbiamo fare pressione insieme per ottenere una vera pace. Putin non può offrire vere garanzie di sicurezza. Non solo perché è un bugiardo, ma perché la Russia, allo stato attuale, ha bisogno della guerra per mantenere il potere. E il mondo deve essere protetto da questo. Quindi, primo: le forze armate europee come aggiornamento della NATO. Secondo: una politica estera comune europea. Terzo: il livello di cooperazione europea che Washington deve prendere sul serio. Quarto: il diritto internazionale. E quinto: mantenere tutta la pressione sulla Russia perché è quella pressione che garantisce la pace, non le parole di Putin, non solo qualche documento. Putin mente. È prevedibile. Ed è debole. Dobbiamo approfittarne ora, non più tardi. E dobbiamo agire come Europa e non come un gruppo di persone separate. Alcuni dicono che il nuovo anno non inizia il 1° gennaio, ma con la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Questo nuovo anno inizia ora e che sia l'anno dell'Europa, unita, forte, sicura e in pace. Pace per l'Ucraina. Pace per l'Europa. Pace per tutto il mondo. Per tutte le vostre famiglie. Grazie mille". C'è un duro lavoro dietro questo articolo. Se pensi che questo spazio di informazione sia importante, ti chiedo di sostenerlo in due modi molto semplice: 1) Iscriviti al Blog: 2) Scarica l'app per iPhone del Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

62,894 görüntüleme • 1 yıl önce

🇺🇸 A lungo invocata, evocata, attesa, Michelle #Obama è infine tornata a parlare di politica americana. Quella stessa politica americana che anche in questo ciclo presidenziale l'ha corteggiata, lusingata, adulata, senza mai riuscire a sedurla, senza mai farle cambiare idea (nonostante in Italia leggessimo ogni giorno il contrario, ma questa è un'altra storia). Michelle Obama non correrà mai per la Presidenza degli Stati Uniti. Ma potrebbe aver dato il suo contributo per vincerla. Il suo appello a mobilitarsi contro Donald #Trump è uno dei più incisivi registrati in questa campagna per la Casa Bianca. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura. --------------------------------------------------- "Ciao Chicago! C'è qualcosa di meravigliosamente magico nell'aria, non è vero? Non solo qui in quest'arena, ma in tutto il Paese che amiamo; una sensazione familiare che è stata sepolta troppo a lungo. Sapete di cosa sto parlando. È il potere contagioso della speranza! L'attesa, l'energia e l'euforia di essere ancora una volta sulla soglia di un giorno più luminoso. La possibilità di sconfiggere i demoni della paura, della divisione e dell'odio che ci hanno consumato e di continuare a perseguire la promessa incompiuta di questa grande nazione - il sogno per cui i nostri genitori e i nostri nonni hanno combattuto, sono morti e si sono sacrificati. America, la speranza sta tornando! Ad essere sincero, mi sto rendendo conto che fino a poco tempo fa piangevo l'affievolirsi di questa speranza. Forse anche voi avete provato le stesse sensazioni: un profondo vuoto nel mio stomaco, un senso palpabile di terrore per il futuro. E per me questo dolore si è mescolato con il mio personale lutto. L'ultima volta che sono stata a Chicago è stato per commemorare mia madre, la donna che mi ha mostrato il significato del duro lavoro, dell'umiltà e della decenza - che ha tenuto alta la mia bussola morale e mi ha mostrato il potere della mia voce. Sento ancora profondamente la sua perdita. Non ero nemmeno sicura di essere abbastanza stabile per stare davanti a voi stasera. Ma il mio cuore mi ha spinto a essere qui per il senso di dovere che sento nel rendere onore alla sua memoria e per ricordare a tutti noi di non sprecare i sacrifici che i nostri vecchi hanno fatto per darci un futuro migliore. Vedete, mia madre, nel suo modo costante e tranquillo, ha vissuto quel senso di speranza ogni giorno della sua vita. Credeva che tutti i bambini, tutte le persone, avessero un valore e che chiunque potesse avere successo se gliene fosse data l'opportunità. Lei e mio padre non aspiravano ad essere ricchi. Anzi, erano sospettosi nei confronti di chi prendeva più del necessario. Capivano che non era sufficiente per i loro figli prosperare se tutti gli altri intorno a noi stavano sprofondando. Così mia madre faceva volontariato nella scuola locale. Si è sempre presa cura degli altri bambini del nostro quartiere. Era contenta di fare quel lavoro ingrato e poco glamour che per generazioni ha rafforzato il tessuto di questa nazione. La convinzione che se fai del bene agli altri, che se ami il tuo prossimo, se lavori e ti sbatti e ti sacrifichi, questo ti ripagherà - se non per te, forse per i tuoi figli o per i tuoi nipoti - questi valori sono stati trasmessi attraverso le fattorie a conduzione familiare e le città industriali, attraverso sobborghi alberati e caseggiati affollati, attraverso i gruppi di preghiera, le unità della Guardia Nazionale e le classi di studi sociali. Questi sono stati i valori che mia madre mi ha trasmesso fino al suo ultimo respiro. Io e Kamala Harris abbiamo costruito le nostre vite su quegli stessi valori fondamentali. Anche se le nostre madri sono cresciute a un oceano di distanza, hanno condiviso la stessa fede nella promessa di questo Paese. È per questo che sua madre si è trasferita qui dall'India a 19 anni. È per questo che ha insegnato a Kamala la giustizia, il nostro obbligo di sollevare gli altri e la nostra responsabilità di dare più di quanto prendiamo. Spesso diceva a sua figlia: “Non stare seduta a lamentarti, fai qualcosa!”. Così, con questa voce in testa, Kamala è andata a scuola e ha lavorato sodo, laureandosi in una Historically Black College or University, conseguendo la laurea in legge in una scuola statale e poi ha iniziato a lavorare per le persone. Ha lottato per far sì che i violatori della legge fossero ritenuti responsabili e per rafforzare lo Stato di diritto, ha lottato per ottenere per i cittadini salari migliori, farmaci da prescrizione meno costosi, una buona istruzione, un'assistenza sanitaria dignitosa, l'assistenza all'infanzia e agli anziani. Da una famiglia della classe media, si è fatta strada fino a diventare vicepresidente degli Stati Uniti d'America. Kamala Harris è più che pronta per questo momento. È una delle persone più qualificate che abbiano mai cercato di ottenere la presidenza. Ed è una delle persone più dignitose - un omaggio a sua madre, a mia madre e probabilmente anche a vostra madre, l'incarnazione delle storie che ci raccontiamo su questo Paese. La sua storia è la vostra storia. È la mia storia. È la storia della stragrande maggioranza degli americani che cercano di costruirsi una vita migliore. Kamala sa, come noi, che a prescindere dalla provenienza, dall'aspetto, dalla persona amata, dal culto o dal conto in banca, tutti noi meritiamo l'opportunità di costruire una vita dignitosa. Tutti i nostri contributi meritano di essere accettati e valorizzati. Perché nessuno ha il monopolio di ciò che significa essere americano. Nessuno! Kamala ha dimostrato la sua fedeltà a questa nazione non sputando rabbia e amarezza, ma vivendo una vita di servizio e spingendo sempre le porte dell'opportunità per gli altri. Capisce che alla maggior parte di noi non sarà mai concessa la fortuna di fallire. Non potremo mai beneficiare dell'azione positiva della ricchezza generazionale. Se facciamo fallire un'azienda o soffochiamo in una crisi, non avremo una seconda, terza o quarta possibilità. Se le cose non vanno come vorremmo, non possiamo permetterci il lusso di lamentarci o di imbrogliare gli altri per andare avanti, non possiamo cambiare le regole per vincere sempre. Se vediamo una montagna davanti a noi, non ci aspettiamo che ci sia una scala mobile che ci porti in cima. No, abbassiamo la testa. Ci mettiamo al lavoro. In America, facciamo qualcosa. E per tutta la sua vita, questo è esattamente ciò che abbiamo visto da Kamala Harris: l'acciaio della sua spina dorsale, la solidità della sua educazione, l'onestà del suo esempio e sì, la gioia della sua risata e della sua luce. Non potrebbe essere più ovvio. Dei due principali candidati in lizza, solo Kamala Harris comprende veramente il lavoro invisibile e l'impegno incrollabile che ha sempre reso grande l'America. Purtroppo, sappiamo cosa succederà. Sappiamo che la gente farà di tutto per distorcere la sua verità. Mio marito e io, purtroppo, ne sappiamo qualcosa. Per anni, Donald Trump ha fatto di tutto per cercare di far sì che la gente avesse paura di noi. La sua visione limitata e ristretta del mondo lo ha fatto sentire minacciato dall'esistenza di due persone che lavorano sodo, hanno un'istruzione elevata e hanno avuto successo, ma che sono anche nere. Chi gli dirà che il lavoro che sta cercando potrebbe essere uno di quei “lavori neri”? È la solita truffa: raddoppiare le bugie brutte, misogine e razziste come alternativa ad idee e soluzioni reali che miglioreranno effettivamente la vita delle persone. Vedete, eliminare la nostra assistenza sanitaria, toglierci la libertà di controllare il nostro corpo, la libertà di diventare madre attraverso la fecondazione in vitro, come ho fatto io, queste cose non miglioreranno i risultati in termini di salute delle nostre mogli, madri e figlie. Chiudere il Dipartimento dell'Istruzione, bandire i nostri libri - niente di tutto ciò preparerà i nostri figli per il futuro. Demonizzare i nostri figli perché sono quello che sono e amano quello che amano non migliora la vita di nessuno. Al contrario, ci rende solo piccoli. E lasciatemi dire che diventare piccoli non è mai la risposta. Diventare piccoli è l'opposto di ciò che insegniamo ai nostri figli. Diventare piccoli è meschino. È malsano. E, francamente, non è presidenziale. Perché dovremmo accettare una cosa del genere da parte di chi ambisce alla nostra massima carica? Perché dovremmo normalizzare questo tipo di leadership arretrata? Fare questo non fa altro che sminuire e sminuire la nostra politica. Serve solo a scoraggiare ulteriormente le persone buone e di buon cuore dal volersi impegnare. America, i nostri genitori ci hanno insegnato a fare meglio di così e noi meritiamo molto di più. Ecco perché dobbiamo fare tutto il possibile per eleggere due di quelle persone buone e di gran cuore. Non c'è altra scelta che Kamala Harris e Tim Walz! Ma mentre abbracciamo questo rinnovato senso di speranza, non dimentichiamo la disperazione che abbiamo provato. Non dimentichiamo a cosa stiamo andando incontro. Sì, Kamala e Tim stanno andando alla grande in questo momento. Stanno riempiendo le arene di tutto il Paese e la gente è piena di energia. Ci sentiamo bene. Ma ci sono ancora tante persone che desiderano disperatamente un risultato diverso, che sono pronte a mettere in discussione e a criticare ogni mossa di Kamala, che non vedono l'ora di diffondere quelle bugie, che non vogliono votare per una donna, che continueranno a dare priorità alla costruzione della loro ricchezza piuttosto che garantire che tutti abbiano abbastanza. Non importa quanto ci sentiamo bene stasera, domani o dopodomani, questa sarà comunque una battaglia in salita. Quindi non possiamo essere i nostri peggiori nemici. No, nel momento in cui qualcosa va storto, nel momento in cui una menzogna prende piede, non possiamo iniziare a torcerci le mani. Non possiamo farci venire il complesso di Riccioli d'oro per sapere se tutto va bene. Non possiamo abbandonarci all'ansia di sapere se questo Paese eleggerà una persona come Kamala, invece di fare tutto il possibile per far eleggere una persona come Kamala. Kamala e Tim hanno vissuto vite straordinarie. Sono sicura che guideranno con compassione, inclusione e grazia. Ma sono ancora solo esseri umani. Non sono perfetti. E come tutti noi, faranno degli errori. Ma per fortuna, questo non dipende solo da loro. No, spetta a noi - a tutti noi - essere la soluzione che cerchiamo. Spetta a tutti noi essere l'antidoto a tutte le tenebre e alle divisioni. Non mi interessa come vi identificate politicamente, se siete democratici, repubblicani, indipendenti o nessuno di questi. Questo è il momento di difendere ciò che sappiamo essere giusto nei nostri cuori. Per difendere non solo le nostre libertà fondamentali, ma anche la decenza e l'umanità, il rispetto, la dignità e l'empatia, i valori che sono alla base di questa democrazia. Sta a noi ricordare ciò che le disse la madre di Kamala: Non stare seduta a lamentarti, fa' qualcosa! Quindi, se mentono su di lei, e lo faranno, dobbiamo fare qualcosa! Se vediamo un brutto sondaggio, e lo vedremo, dobbiamo mettere giù il telefono e fare qualcosa! Se cominciamo a sentirci stanchi, se cominciamo a sentire il terrore che si insinua di nuovo, dobbiamo rialzarci, gettarci dell'acqua in faccia e fare qualcosa! Abbiamo solo due mesi e mezzo per farlo; solo 11 settimane per assicurarci che ogni persona che conosciamo sia registrata e abbia un programma di voto. Non possiamo quindi permetterci che qualcuno se ne stia con le mani in mano e aspetti di essere chiamato in causa. Non lamentatevi se nessuno della campagna vi ha specificamente raggiunti per chiedere il vostro sostegno. Non c'è tempo per queste sciocchezze. Sapete cosa dobbiamo fare. Quindi considerate questo come un invito ufficiale: Michelle Obama vi chiede di fare qualcosa! Perché la partita sarà molto serrata. In alcuni Stati, solo una manciata di voti in ogni distretto potrebbe decidere il vincitore. Quindi dobbiamo votare in numero tale da cancellare ogni dubbio. Dobbiamo sopraffare qualsiasi tentativo di soppressione. Il nostro destino è nelle nostre mani. In 77 giorni, abbiamo il potere di allontanare il nostro Paese dalla paura, dalla divisione e dalla piccolezza del passato. Abbiamo il potere di coniugare la nostra speranza con l'azione. Abbiamo il potere di ripagare l'amore, il sudore e il sacrificio delle nostre madri e dei nostri padri e di tutti coloro che ci hanno preceduto. Lo abbiamo fatto prima e possiamo farlo di nuovo. Lavoriamo come se le nostre vite dipendessero da questo. Continuiamo a far progredire il nostro Paese e andiamo più in alto - sì, più in alto - di quanto abbiamo mai fatto prima, mentre eleggiamo la prossima presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris e Tim Walz!". ------------------------------------------------- Se hai apprezzato questo articolo, se ritieni che il mio lavoro sia importante, non darlo per scontato: iscriviti al Blog, sostieni questo spazio indipendente. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

63,827 görüntüleme • 1 yıl önce

🇺🇸 Avvicinandosi al discorso più importante di tutta una vita, Kamala #Harris aveva principalmente un obiettivo: dimostrare che lei, la persona sul podio, avrebbe potuto fra qualche settimana essere eletta Presidente degli Stati Uniti. Avrebbe dovuto farlo attraverso l'oratoria, la gestualità, gli argomenti toccati. Non è stato l'intervento più trascinante della storia politica americana, ma è stato un discorso solido, emozionante, equilibrato. Soprattutto: presidenziale. Kamala Harris non ha girato attorno alle vulnerabilità della sua candidatura, le ha affrontate. Ha rassicurato la classe media. Ha parlato della situazione al confine. Si è detta pronta ad usare la forza nell'arena internazionale. Quando ha finito di parlare, 40 minuti dopo aver salutato suo marito Doug nel giorno del loro anniversario, chiudendo gli occhi era possibile immaginarla all'interno dello Studio Ovale. Da Presidente degli Stati Uniti. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona visione, buona lettura. ------------------------------------------------- "A mio marito, Doug, grazie per essere un partner incredibile per me e un padre per Cole ed Ella. E buon anniversario. Ti amo tantissimo. A Joe Biden, signor Presidente. Quando penso alla strada che abbiamo percorso insieme, sono piena di gratitudine. Il suo curriculum è straordinario, come la storia dimostrerà. E il suo carattere è fonte di ispirazione. Io e Doug vogliamo bene a lei e a Jill. E io sono per sempre grata ad entrambi. E al coach Tim Walz: sarai un incredibile vicepresidente. E ai delegati e a tutti coloro che hanno dato fiducia alla nostra campagna: il vostro sostegno è commovente. America, il percorso che mi ha portato qui nelle ultime settimane, è stato senza dubbio...inaspettato. Ma non sono nuova a viaggi improbabili. Anche mia madre Shyamala Harris ne ha avuto uno. Mi manca ogni giorno, soprattutto ora, e so che stasera mi guarda dall'alto e sorride. Mia madre aveva 19 anni quando ha attraversato il mondo da sola, viaggiando dall'India alla California con il sogno incrollabile di diventare la scienziata che avrebbe curato il cancro al seno. Una volta terminati gli studi, sarebbe dovuta tornare a casa per un tradizionale matrimonio combinato. Ma il destino volle che incontrasse mio padre, Donald Harris, uno studente della Giamaica, si innamorarono e si sposarono. E quell'atto di autodeterminazione ha dato vita a me e a mia sorella Maya. Crescendo, ci siamo spostati spesso. Ricorderò sempre quel grande camion Mayflower, carico di tutte le nostre cose. Pronti a partire per l'Illinois, il Wisconsin e ovunque il lavoro dei nostri genitori ci portasse. I primi ricordi che ho dei miei genitori insieme sono gioiosi. Una casa piena di risate e di musica di Aretha, Coltrane e Miles. Al parco, mia madre ci diceva di stare vicini, ma mio padre sorrideva e diceva: “Corri, Kamala, corri”, “Non avere paura”, “Non lasciare che nulla ti fermi”. Fin dai primi anni di vita, mi ha insegnato a non avere paura. Ma l'armonia tra i miei genitori non durò. Quando frequentavo la scuola elementare, si separarono e fu soprattutto mia madre a crescerci. Prima di potersi finalmente permettere di comprare una casa, affittò un piccolo appartamento nella East Bay. Nella baia si vive in collina o in pianura. Noi vivevamo in pianura. Un bel quartiere operaio di pompieri, infermieri e operai edili, tutti che curavano i loro prati con orgoglio. Mia madre lavorava a lungo e, come molti genitori che lavorano, si appoggiava a una cerchia fidata per aiutarci a crescere. La signora Shelton, che gestiva l'asilo nido sotto di noi e divenne una seconda madre. Zio Sherman, zia Mary, zio Freddy e zia Chris. Nessuno di loro era parente di sangue. Ma tutti parenti per amore. Una famiglia che ci ha insegnato a fare il gumbo. Come giocare a scacchi. E a volte ci hanno anche lasciate vincere. Una famiglia che ci ha amato. Che ha creduto in noi. E ci ha detto che potevamo essere qualsiasi cosa. Fare qualsiasi cosa. Ci hanno instillato i valori che loro personificavano, la comunità, la fede e l'importanza di trattare gli altri come tu vorresti essere trattata: con gentilezza, rispetto e compassione. Mia madre era una donna brillante, alta un metro e mezzo, di pelle scura e con accento straniero. E, come figlia maggiore, ho visto come il mondo la trattava a volte, ma lei non perdeva mai la calma. Era forte. Coraggiosa. Una pioniera nella lotta per la salute delle donne. E ha insegnato a me e a Maya una lezione di cui Michelle ha parlato l'altra sera. Ci ha insegnato a non lamentarci mai delle ingiustizie, ma a fare qualcosa. Ci ha anche insegnato a non fare mai nulla a metà. È una citazione diretta. Sono cresciuta immersa negli ideali del Movimento per i diritti civili. I miei genitori si erano incontrati a un raduno per i diritti civili e si sono assicurati che imparassimo a conoscere i leader dei diritti civili, compresi avvocati come Thurgood Marshall e Constance Baker Motley. Coloro che hanno lottato nelle aule di tribunale per rendere reale la Promessa dell'America. Così, in giovane età, ho deciso che volevo fare quel lavoro. Volevo diventare un avvocato e quando è arrivato il momento di scegliere il tipo di legge da seguire, ho riflettuto su un momento cruciale della mia vita. Quando ero al liceo, ho iniziato a notare qualcosa nella mia migliore amica Wanda. Era triste a scuola e a volte non voleva tornare a casa. Così un giorno le chiesi se andava tutto bene. Mi confidò che il patrigno abusava sessualmente di lei. Le dissi subito che doveva venire a stare da noi. E lei lo fece. Questo è uno dei motivi per cui sono diventata procuratore. Per proteggere persone come Wanda, perché credo che tutti abbiano diritto alla sicurezza, alla dignità e alla giustizia. Come pubblico ministero, quando avevo un caso, non lo accusavo in nome della vittima, ma in nome del “popolo”. Per una semplice ragione. Nel nostro sistema giudiziario, un danno contro uno di noi è un danno contro tutti noi. Spesso lo spiego ai sopravvissuti di un crimine. Per ricordare loro che nessuno deve combattere da solo. Siamo tutti coinvolti in questa situazione. Ogni giorno, in aula, mi sono presentata con orgoglio davanti a un giudice e ho pronunciato cinque parole: “Kamala Harris, per il popolo”. E per essere chiari: in tutta la mia carriera ho avuto un solo cliente. Il popolo. E quindi, a nome del popolo, a nome di tutti gli americani, indipendentemente dal partito, dalla razza, dal sesso o dalla lingua parlata da vostra nonna. A nome di mia madre e di tutti coloro che hanno intrapreso il loro improbabile viaggio. A nome degli americani come le persone con cui sono cresciuto. Persone che lavorano sodo, inseguono i loro sogni e si prendono cura gli uni degli altri. A nome di tutti coloro la cui storia potrebbe essere scritta solo nella più grande nazione del mondo. Accetto la vostra candidatura a Presidente degli Stati Uniti d'America. Con queste elezioni, la nostra nazione ha una preziosa e fugace opportunità di superare l'amarezza, il cinismo e le battaglie divisive del passato. Un'occasione per tracciare un nuovo cammino, non come membri di un partito o di una fazione, ma come americani. So che stasera ci sono persone di diverse opinioni politiche che stanno guardando e voglio che lo sappiate: prometto di essere un Presidente per tutti gli americani. Potrete sempre fidarvi di me, sul fatto che metterò il Paese al di sopra di ogni partito e di ogni interesse personale. E che terrò sacri i principi fondamentali dell'America. Dallo stato di diritto alle elezioni libere ed eque. Al trasferimento pacifico del potere! Sarò un Presidente che ci unisce attorno alle nostre aspirazioni più alte. Un Presidente che guida e ascolta, che è realistico, pratico e di buon senso. E che si batterà sempre per il popolo americano. Dal tribunale alla Casa Bianca, questo è stato il lavoro della mia vita. Come giovane procuratrice in tribunale a Oakland, ho difeso donne e bambini dai predatori che abusavano di loro. Come procuratrice generale della California, ho affrontato le grandi banche, ho ottenuto 20 miliardi di dollari per le famiglie della classe media che rischiavano il pignoramento e ho contribuito all'approvazione di una Carta dei diritti del proprietario di casa, una delle prime del suo genere. Ho lottato per i veterani e per gli studenti truffati dalle grandi università a scopo di lucro, per i lavoratori a cui sono stati negati i salari dovuti e per gli anziani vittime di abusi. Ho lottato contro i cartelli che trafficano armi, droga ed esseri umani. Che minacciano la sicurezza del nostro confine e la sicurezza delle nostre comunità. Queste lotte non sono state facili e nemmeno le elezioni che mi hanno portato a ricoprire questi incarichi. Siamo stati sottovalutati in ogni occasione. Ma non ci siamo mai arresi. Perché vale sempre la pena lottare per il futuro. Ed è questa la lotta che stiamo conducendo ora. Una lotta per il futuro dell'America. Amici americani, questa elezione non è solo la più importante della nostra vita. È una delle più importanti nella vita della nostra nazione. Per molti versi, Donald Trump è un uomo poco serio. Ma le conseguenze di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sono estremamente serie. Considerate non solo il caos e la calamità quando era in carica, ma anche la gravità di ciò che è accaduto da quando ha perso le ultime elezioni. Donald Trump ha cercato di cancellare i vostri voti. Quando ha fallito, ha mandato una folla armata al Campidoglio degli Stati Uniti che ha aggredito le forze dell'ordine. Quando i politici del suo stesso partito lo hanno pregato di richiamare la folla e di mandare i soccorsi, lui ha fatto il contrario. Ha alimentato le fiamme. E ora, per una serie di crimini completamente diversi, è stato dichiarato colpevole di frode da una giuria di americani comuni. E separatamente, è stato ritenuto responsabile di aver commesso abusi sessuali. E considerate cosa intende fare se gli diamo di nuovo il potere. Considerate la sua esplicita intenzione di liberare gli estremisti violenti che hanno assalito gli agenti delle forze dell'ordine al Campidoglio. La sua esplicita intenzione di incarcerare giornalisti, oppositori politici, chiunque egli consideri un nemico. La sua esplicita intenzione di schierare i nostri militari in servizio attivo contro i nostri stessi cittadini. Considerate il potere che avrà, soprattutto dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena stabilito che sarà immune da procedimenti penali. Immaginate Donald Trump senza freni. Come userebbe gli immensi poteri della presidenza degli Stati Uniti. Non per migliorare la vostra vita. Non per rafforzare la nostra sicurezza nazionale. Ma per servire l'unico cliente che abbia mai avuto: se stesso. E sappiamo come sarebbe un secondo mandato di Trump. È tutto scritto nel “Progetto 2025”. Scritto dai suoi più stretti consiglieri. E il suo scopo è quello di riportare il nostro Paese nel passato. Ma l'America non tornerà indietro! Non torneremo a quando Donald Trump ha cercato di tagliare la Sicurezza Sociale e il Medicare. Non torneremo a quando ha cercato di eliminare l'Affordable Care Act. Quando le compagnie assicurative potevano rifiutare le persone con malattie preesistenti. Non gli permetteremo di eliminare il Dipartimento dell'Istruzione che finanzia le nostre scuole pubbliche. Non gli permetteremo di porre fine a programmi come Head Start, che forniscono assistenza prescolare e all'infanzia. America, non torneremo indietro. Stiamo tracciando una nuova strada per il futuro. In avanti, verso un futuro con una classe media forte e in crescita. Perché sappiamo che una classe media forte è sempre stata cruciale per il successo dell'America. E costruire questa classe media sarà un obiettivo distintivo della mia presidenza. È una questione personale per me. La classe media è il luogo da cui provengo. Mia madre teneva un bilancio rigoroso. Vivevamo entro le nostre possibilità e tuttavia non mancavamo quasi di nulla. E (mia madre) si aspettava che sfruttassimo al massimo le opportunità che ci venivano offerte. E che fossimo grati per averle avute. Perché le opportunità non sono disponibili per tutti. Ecco perché creeremo quella che io chiamo “economia delle opportunità”. Un'economia delle opportunità in cui tutti abbiano la possibilità di competere e di avere successo. Sia che si viva in una zona rurale, in un piccolo paese o in una grande città. In qualità di Presidente, riunirò i lavoratori e le lavoratrici, i piccoli imprenditori e le aziende americane per creare posti di lavoro, far crescere la nostra economia e abbassare il costo delle necessità quotidiane, come l'assistenza sanitaria, la casa e i generi alimentari. Garantiremo l'accesso al capitale ai proprietari di piccole imprese, agli imprenditori e ai fondatori. Metteremo fine alla carenza di alloggi in America e proteggeremo la Social Security e Medicare. Confrontate tutto questo con Donald Trump. Non combatte per la classe media. Combatte invece per se stesso e per i suoi amici miliardari. Darà loro un'altra serie di sgravi fiscali, che aggiungeranno 5.000 miliardi di dollari al debito nazionale. Il tutto mentre intende promulgare quella che, di fatto, è un'imposta nazionale sulle vendite - chiamatela tassa Trump - che farebbe aumentare i prezzi per le famiglie della classe media di quasi 4.000 dollari all'anno. Ebbene, invece di un aumento delle tasse di Trump, approveremo una riduzione delle tasse per la classe media di cui beneficeranno più di 100 milioni di americani. Amici, credo che l'America non possa essere veramente prospera se gli americani non sono pienamente in grado di prendere decisioni sulla propria vita. Soprattutto per quanto riguarda le questioni di cuore e di casa. Ma stasera, troppe donne in America non sono in grado di prendere queste decisioni. Chiariamo come siamo arrivati a questo punto. Donald Trump ha scelto i membri della Corte Suprema degli Stati Uniti per togliere la libertà riproduttiva. E ora se ne vanta. Le sue parole: “L'ho fatto, e sono orgoglioso di averlo fatto”. Fine della citazione. Negli ultimi due anni ho viaggiato per il nostro Paese e le donne mi hanno raccontato le loro storie. Mariti e padri hanno condiviso le loro. Storie di donne che abortiscono in un parcheggio, che si procurano la sepsi, che perdono la possibilità di avere di nuovo figli. Tutto questo perché i medici hanno paura di finire in galera per essersi presi cura dei loro pazienti. Coppie che stavano cercando di far crescere la propria famiglia, escluse nel bel mezzo dei trattamenti di fecondazione in vitro. Bambini sopravvissuti a violenze sessuali, potenzialmente costretti a portare a termine la gravidanza. Questo è ciò che sta accadendo nel nostro Paese a causa di Donald Trump. E sappiate che non ha ancora finito. Come parte del suo programma, lui e i suoi alleati vorrebbero limitare l'accesso al controllo delle nascite, vietare l'aborto farmacologico e promulgare un divieto di aborto a livello nazionale, con o senza il Congresso. E, sentite questa, ha intenzione di creare un coordinatore nazionale antiabortista e di costringere gli Stati a riferire sugli aborti delle donne. In poche parole: sono fuori di testa. E c'è da chiedersi: perché esattamente non si fidano delle donne? Beh, noi ci fidiamo delle donne. E quando il Congresso approverà una legge per ripristinare la libertà riproduttiva, come Presidente degli Stati Uniti, la firmerò con orgoglio. In queste elezioni sono in gioco molte altre libertà fondamentali. La libertà di vivere al sicuro dalla violenza delle armi - nelle nostre scuole, nelle nostre comunità e nei luoghi di culto - la libertà di amare chi si ama apertamente e con orgoglio. La libertà di respirare aria pulita, bere acqua pulita e vivere liberi dall'inquinamento che alimenta la crisi climatica. E la libertà che sblocca tutte le altre: la libertà di votare. Con queste elezioni abbiamo finalmente l'opportunità di approvare il John Lewis Voting Rights Act e il Freedom to Vote Act. E voglio essere chiaro: dopo decenni trascorsi nelle forze dell'ordine, conosco l'importanza della sicurezza, soprattutto al confine. L'anno scorso, Joe e io abbiamo riunito democratici e repubblicani conservatori per scrivere la legge sulle frontiere più forte degli ultimi decenni. La Border Patrol l'ha approvata, ma Donald Trump ritiene che un accordo sui confini danneggerebbe la sua campagna elettorale. Perciò ha ordinato ai suoi alleati al Congresso di bloccare l'accordo. Ebbene, mi rifiuto di giocare a fare politica con la nostra sicurezza. Ecco la mia promessa per voi: come Presidente, riporterò la proposta di legge bipartisan per la sicurezza delle frontiere che lui ha ucciso. E la trasformerò in legge. So che possiamo essere all'altezza della nostra orgogliosa eredità di nazione di immigrati e riformare il nostro sistema d'immigrazione in crisi. Possiamo creare un percorso di cittadinanza guadagnato e rendere sicuro il nostro confine. America, dobbiamo anche essere fermi nel promuovere la nostra sicurezza e i nostri valori all'estero. Come Vicepresidente, ho affrontato le minacce alla nostra sicurezza, ho negoziato con i leader stranieri, ho rafforzato le nostre alleanze e mi sono impegnata con le nostre coraggiose truppe all'estero. Come Comandante in capo, farò in modo che l'America abbia sempre la forza di combattimento più forte e letale del mondo. Adempirò all'obbligo sacro di prenderci cura delle nostre truppe e delle loro famiglie. Onorerò sempre e non denigrerò mai il loro servizio e il loro sacrificio. Mi assicurerò che guidiamo il mondo verso il futuro nello spazio e nell'intelligenza artificiale, che l'America - e non la Cina - vinca la competizione per il 21° secolo e che rafforziamo - e non abdichiamo - la nostra leadership globale. Trump, invece, ha minacciato di abbandonare la NATO. Ha incoraggiato Putin a invadere i nostri alleati, ha aiutato la Russia a “fare quello che diavolo vuole”. Cinque giorni prima che la Russia attaccasse l'Ucraina, ho incontrato il Presidente Zelensky per avvertirlo del piano di invasione della Russia. Ho contribuito a mobilitare una risposta globale - oltre 50 Paesi - per respingere l'aggressione di Putin. E come Presidente, sarò al fianco dell'Ucraina e dei nostri alleati della NATO. Per quanto riguarda la guerra a Gaza, il Presidente Biden e io stiamo lavorando 24 ore su 24 perché è il momento di trovare un accordo con gli ostaggi e un cessate il fuoco. Voglio essere chiaro: sosterrò sempre il diritto di Israele a difendersi e farò in modo che Israele abbia la capacità di difendersi perché il popolo di Israele non deve mai più affrontare l'orrore che l'organizzazione terroristica Hamas ha causato il 7 ottobre. Comprese indicibili violenze sessuali e il massacro di giovani a un festival musicale. Allo stesso tempo, ciò che è accaduto a Gaza negli ultimi 10 mesi è devastante. Tante vite innocenti perse. Persone disperate e affamate che fuggono per salvarsi, ancora e ancora. L'entità della sofferenza è straziante. Il Presidente Biden e io stiamo lavorando per porre fine a questa guerra in modo che - Israele sia al sicuro - gli ostaggi siano liberati - le sofferenze a Gaza finiscano - e il popolo palestinese possa realizzare il suo diritto alla dignità, alla sicurezza, alla libertà e all'autodeterminazione. E sappiate questo: non esiterò mai a intraprendere qualsiasi azione necessaria per difendere le nostre forze e i nostri interessi dall'Iran e dai terroristi sostenuti dall'Iran. E non mi accoderò a tiranni e dittatori come Kim-Jong-Un, che fanno il tifo per Trump. Perché sanno che è facile da manipolare con lusinghe e favori. Loro sanno che Trump non riterrà gli autocrati responsabili, perché vuole essere un autocrate. Come Presidente, non esiterò mai a difendere la sicurezza e gli ideali dell'America. Perché, nella lotta senza quartiere tra democrazia e tirannia, so da che parte stare e a che parte appartengono gli Stati Uniti d'America. Amici americani, amo il nostro Paese con tutto il cuore. Ovunque vada, in tutti quelli che incontro, vedo una nazione pronta ad andare avanti, pronta per il prossimo passo nell'incredibile viaggio che è l'America. Vedo un'America in cui teniamo fede all'impavida convinzione che ha costruito la nostra nazione. Che ha ispirato il mondo. Che qui, in questo Paese, tutto è possibile, niente è fuori portata. Un'America in cui ci prendiamo cura l'uno dell'altro, ci preoccupiamo l'uno dell'altro e riconosciamo che abbiamo molto più in comune di ciò che ci separa. Che nessuno di noi deve fallire perché tutti noi abbiamo successo! E che l'unione fa la forza! I nostri avversari in questa corsa sono là fuori, ogni giorno, a denigrare l'America, a parlare di quanto tutto sia terribile. Beh, mia madre aveva un'altra lezione da impartire: non lasciare mai che qualcuno ti dica chi sei. Tu devi mostrargli chi sei! America, mostriamoci l'un l'altro - e al mondo - chi siamo e cosa rappresentiamo. Libertà. Opportunità. Compassione. Dignità. Equità. E possibilità senza fine. Siamo gli eredi della più grande democrazia della storia del mondo. E a nome dei nostri figli e nipoti e di tutti coloro che hanno sacrificato così tanto per la nostra libertà, dobbiamo essere degni di questo momento. Ora tocca a noi fare quello che hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto. Guidati dall'ottimismo e dalla fede, dobbiamo lottare per questo Paese che amiamo, per gli ideali che ci stanno a cuore e per sostenere l'enorme responsabilità che deriva dal più grande privilegio sulla Terra. Il privilegio e l'orgoglio di essere americani! Quindi, scendiamo in campo e combattiamo per questo! Scendiamo in campo e votiamo per questo! E insieme, scriviamo il prossimo grande capitolo della storia più straordinaria mai raccontata! Grazie. Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d'America". ---------------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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