正在加载视频...

视频加载失败

Secondo Beness Aijo, il "Lenin Nero", che dal 2014 combatte nel Donbabwe contro l'Ucraina, l'amico Russell Bentley "è stato ucciso dalle milizie putiniste perché sapeva troppo sui traffici, sul banditismo e sui crimini delle autorità d'occupazione".

12,221 次观看 • 2 年前 •via X (Twitter)

0 条评论

暂无评论

原始帖子的评论将显示在这里

相关视频

Qui, la mia corrispondenza di questa mattina 10 gennaio 2025 in onda su Radio Radicale: - La Repubblica islamica iraniana sta massacrando a porte chiuse i manifestanti. L’interruzione delle linee telefoniche e di Internet serve al regime per isolare il paese dal mondo esterno e per poter compiere in tal modo gli orribili crimini a porte chiuse. - Il piano della Repubblica islamica di sedare le proteste sin dal loro insorgere è ormai fallito anche perché vi sarebbero delle defezioni all’interno dell’apparato paramilitare e dei guardiani della rivoluzione. - Gruppi di mercenari sciiti al soldo di #Khamenei, fatti giungere dall’#Iraq, dall’#Afghanistan e dal #Libano sparano colpi di mitragliatrici a fuoco vivo direttamente sui manifestanti. - Ali Salehi, il procuratore di Teheran del cosiddetto Tribunale rivoluzionario islamico ha affermato che i manifestanti saranno puniti con la morte. Sono accusai di “moharebeh”, cioè di “aver mosso guerra contro dio”, cioè contro lo stato islamico. - Le esilaranti smagiassate di #AliKhamenei, caratteristica dei leader mediorientali. -Non si tratta più di mere proteste per la catasfrofica condizione economica in cui il regime teocratico ha fatto precipitare il paese, stiamo assistendo a una insurrezione popolare su scala nazionale. - I giovani stanno via via stanno abbattendo tutti i simboli religiosi, dalle statue dei Qasem Soleimani, l'ex comandante delle Forze Qods delle guardie rivoluzionarie, alle effigie di #Khomeini e #Khamenei. - Questa a cui assistiamo è una resistenza civile dal basso che sta sfidando il cuore della teologia politica della Repubblica Islamica più efficacemente di qualsiasi partito o opposizione organizzata. - E intanto il principe in esilio Reza #Pahlavi, tanto invocato in queste manifestazioni per guidare la transizione verso la democrazia, sarà a Mar-a-Lago martedì 13 gennaio per incontrare Trump e Netanyahu. - Ma il possibile ritorno del nazionalismo persiano inquieta le numerose minoranze etniche e religiose del paese dal momento che la componente persiana non è assimilabile a tutto l’Iran, ma solo ad una parte, i persiani rappresentano solo poco più della metà del paese. Radio Radicale #Turchia

Mariano Giustino

12,764 次观看 • 7 个月前

Sta crollando tutto e credono di tenere insieme il muro che viene giù rafforzandolo con la melassa. Senza manco capire che oramai la melassa genera disgusto, vomito. A quel giullare del potere che è Benigni bisogna ricordare che la UE, quella reale e non quella dei suoi deliri, ha significato: 1) compressione salariale (ammesso dallo stesso Draghi) 2) smantellamento dello stato sociale, dei diritti alla salute, del lavoro. 3) soppressione della sovranità popolare, dato che la UE è servita a spostare le decisioni importanti verso centri sottratti al controllo democratico 4) svuotamento della democrazia, dato che tutte le decisioni erano prese altrove, e qualsiasi governo eletto si doveva muovere entro quelle coordinate (vi ricordate quei vermi cge giustificavano tutto con "ce lo chiede l'Europa"?) 5) crimini contro l'umanità in Grecia, perché tre lire non si potevano tirare fuori, mentre ora scopriamo che fare un baratro di debiti per favorire l'industria delle armi e salvare l'industria tedesca di può fare Ora ve ne venite fuori con quel guitto, o con discussioni su Ventotene. Ma lo avete letto? Un insieme di chiacchiere che mai nessuno ha preso sul serio, dato che la UE, nei suoi trattati fondativi, delinea una direzione opposta. Idee confuse, buone per fare propaganda, ma che si disfano non appena devi fare i conti con la realtà, con le differenze di cultura, di interessi, di tradizioni. Un manifesto che ignora del tutto la discussione sull'Europa che già all'epoca era ricca, sul rapporto tra culture nazionali e identità europea, sugli strati che compongono la storia dell'Europa. Si potrebbe parlare di quel manifesto, non con coloro che ne fanno un feticcio, quelli gne gne, oddio contessa, critica Spinelli. E chi è Spinelli? Mose? Perché lo hanno imbalsamato e trasformato in Mose', solo che le acque non si aprono e manna dal cielo non ne è venuta. Si potrebbe discutere, lo si faccia senza le regole celebrative, salottiere, da perditempo e da signora la contessa. Ma in fondo sarebbe del tutto inutile, è tempo perso, perché mai nessuno ha preso sul serio Spinelli. Spinelli e' sempre stato e sempre sarà un'arma di distrazione di massa. Serve a parlare del sesso degli angeli per non parlare della realtà. Qualcuno crede che Ursula bomber leyen lo abbia letto? Forse neanche sentito mai nominare. Il manifesto di Ventotene è un nulla che serve solo come foglia di fico per non parlare delle politiche antidemocratiche e antipopolari che hanno caratterizzato trent'anni di UE. Destra e sinistra ci costringono a parlare del nulla per non parlare della realtà, di un'Europa al servizio delle banche, vi ricordate Draghi? Spinelli serve alla Meloni come serve a Fornaro: un'evasione nel mondo delle ideologie, per coprire quello che sta accadendo. Parliamo di un manifesto di cent'anni fa per non parlare delle sfide attuali. Il guitto Benigni serve a questo: a nascondere la realtà sotto una massa di retorica. Il potere sta perdendo la testa, capisce che sta crollando tutto, e allora ha scatenato una guerra di propaganda che manco le SS. Tutto inutile, perché, signori, siamo al capolinea e tra poco si scende. Il castello sta crollando perché i costruttori erano pessimi, perché l'edificio è senza fondamenta. Perché la UE nasce come tentativo di cancellare l'Europa, i suoi strati, le sue radici, le sue differenze, la sua ricchezze, per annullare la tradizione Europea. E noi, eredi dell'Europa e della sua cultura, difendiamo l'Europa contro quella macchina per fare il vuoto che è la UE. - Vincenzo Costa

Sabrina F.

19,523 次观看 • 1 年前

Buone notizie sul fronte siccità in varie parti del mondo. In questo suggestivo video di Tanner Charles le famose palme di Los Angeles oscillano sotto forti raffiche di vento, con una tempesta in arrivo sullo sfondo. Nelle ultime 48 ore sono caduti tra i 30 e i 60 mm di pioggia nell’area di Los Angeles e, considerando che la media pluviometrica di febbraio è di circa 75 mm, si è trattato di un evento rilevante. Secondo lo U.S. Drought Monitor, la California è uscita completamente dalla siccità per la prima volta in circa 25 anni grazie alle recenti stagioni piovose e alle tempeste invernali. La siccità si è ridotta in modo significativo anche in Spagna. Gennaio 2026 è stato uno dei mesi più piovosi del secolo, tendenza proseguita anche nella prima metà di febbraio, e non solo: il ricercatore Dominic Royé ha evidenziato come la Penisola Iberica abbia vissuto il gennaio con il minor numero di ore di sole dal 1996 e il secondo più buio dall’inizio delle rilevazioni nel 1984. Ottime notizie anche per l’Italia, dove l’apporto pluviometrico in molte zone è stato davvero rilevante, tanto che dalla siccità si è passati quasi all’emergenza opposta. In Sicilia, a gennaio 2026, secondo i dati ufficiali della rete agrometeorologica regionale, l’accumulo medio è stato di 186 mm, valore superato negli ultimi 50 anni solo nel 1985 e nel 2009. La tendenza è proseguita anche nella prima metà di febbraio: le piogge hanno saturato i suoli, riattivato il deflusso nei fiumi e avviato un netto recupero degli invasi, segnando di fatto la fine dell’emergenza siccità.

Marco M.M.

15,015 次观看 • 6 个月前

C’è qualcosa di profondamente stonato in questa storia. Non tanto l’avidità, quella è antica quanto il mondo, ma la sua eleganza. La sua precisione. La sua puntualità quasi scientifica. I mercati si muovono prima delle decisioni. Qualcuno compra, qualcuno vende, qualcuno scommette miliardi con un tempismo che non è intuito, è conoscenza. Poi, qualche minuto dopo, arriva l’annuncio. E tutto diventa logico, spiegabile, inevitabile. Ma solo dopo. Prima no. Prima è un privilegio. Come funziona? In modo semplice, quasi banale. Se io so, davvero lo so, non lo immagino, che tra dieci minuti verrà annunciata una pausa in un attacco militare, posso scommettere sul fatto che i mercati saliranno. Compro futures sugli indici, cioè contratti che guadagnano se la Borsa sale. Oppure vendo petrolio prima che il prezzo scenda. Quando la notizia diventa pubblica, i mercati si muovono davvero. E io incasso. Non perché sono stato bravo, ma perché sono arrivato prima. È qui che nasce il sospetto: perché questi movimenti avvengono sistematicamente pochi minuti prima degli annunci di Donald Trump. Non ore prima, non giorni prima. Minuti. Un anticipo così preciso non è fiuto. È informazione. Si dirà: non ci sono prove. Ed è vero. Ma ci sono coincidenze che, sommate, smettono di essere casuali e diventano quantomeno imbarazzanti. E soprattutto c’è un contesto: controlli ridotti, uffici che indagavano su frodi finanziarie ridimensionati, meno occhi a guardare dove passano i soldi. Quando si spegne la luce, non è mai per caso. Fin qui, l’America. Poi c’è l’Italia, che non gioca ma paga. Perché quando qualcuno scommette sul petrolio e il prezzo si muove, quel movimento arriva fino al distributore sotto casa. Quando la finanza anticipa una crisi o una tregua, i prezzi dell’energia oscillano subito. E l’energia entra in tutto: trasporti, cibo, bollette. Così una scommessa fatta a New York diventa uno scontrino più caro a Palermo o a Milano. E mentre qualcuno guadagna sull’anticipo delle notizie, milioni di famiglie italiane vivono sull’anticipo dello stipendio che non basta. Loro giocano sui futures. Noi sui centesimi. In questo quadro, colpisce la disinvoltura con cui Giorgia Meloni continua a considerare Trump un alleato solido, quasi un modello di riferimento. È legittimo, naturalmente. Ma resta una domanda sospesa: alleato di chi? Perché se il modello è un sistema in cui pochi sembrano sapere tutto prima, e molti scoprono tutto dopo, al distributore, alla cassa, nella rata del mutuo, allora il problema non è solo politico. È morale. E alla fine la distanza è tutta qui: tra chi compra il futuro e chi prova semplicemente ad arrivarci.

Davide Faraone

10,286 次观看 • 4 个月前

Sono quelle situazioni in cui ci godo non poco a guardare la sfilza di temporali perché nonostante la quasi totale assenza nei modelli ero praticamente sicuro di questi temporali serali-notturni. (Sì, mi faccio pat-pat sulla spalla, mi perdonerete ahah) I temporali sui monti sono all’ordine del giorno perché la massa d’aria nella colonna è sufficientemente umida a far condensare quanto il sole riesce a sollevare dal suolo nel corso della giornata. Nelle ore tardo pomeridiane-serali i temporali sul muro prealpino riescono a “bucare” il tappo di inversione che si viene a creare in regime anticiclonico. Il flusso nord-orientale ha aiutato a creare quel minimo di instabilità nell’aria che unito agli outflow dei temporali riesce a favorire la propagazione degli stessi. Propagazione che avviene attraverso “corsie preferenziali”, come fosse un fiume che trova la via più semplice per scorrere: nel caso sotto vediamo che scesi dalle prealpi venete hanno mantenuto velocità e intensità attraverso i Berici-Euganei e poi lungo la zona di colline moreniche attorno al Garda. Mano a mano che i colli vengono a mancare diventa sempre più difficile la loro corsa che quindi dipende totalmente dagli outflow dei temporali. Il tappo di stabilità presente sulla pianura viene rotto dagli outflow dei temporali, l’aria umida pre esistente fa da carburante e la (seppur debole) instabilità indotta dal flusso nord-orientale fa il resto. I temporali quindi dal Veneto sono ormai prossimi al Piemonte. In questi casi il rischio principale è legato al forte vento (downburst) in uscita dai temporali più che dalla grandine non essendoci condizioni particolarmente favorevoli nella colonna. Mappa e animazione fulminazioni da

Daniele Vasilevski

36,392 次观看 • 1 个月前

Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione.

Marco Setaccioli

109,241 次观看 • 2 个月前

La fuga dalla Crimea si sta concretizzando a giudicare dalle code formatesi ieri in uscita, in direzione del ponte di Kerch. Il transito però viene costantemente interrotto a causa dei rischi di attacchi con droni e Neptune. Anche il traffico ferroviario è in tilt e i treni cancellati hanno scatenato panico e proteste. Sulla penisola nel frattempo stanotte sono proseguiti gli attacchi a depositi di carburante e infrastrutture ferroviarie. Colpita anche una base del FSB vicino ad Armiansk, nel nord della Crimea, e quasi certamente un sistema di difesa Pantsir-S1, nei pressi della centrale Tavričeskaja. Oltre al blocco completo della vendita di carburante, da ieri sono iniziati anche i blackout programmati (con tanto di invito alla popolazione a ridurre i consumi) e a Sebastopoli è stato istituito un temporaneo coprifuoco. Prosegue anche il lavoro della resistenza, che sta offrendo aiuto a quanti avessero deciso di disertare a seguito delle migliaia di chiamate per la mobilitazione arrivate ai crimeani, mentre continuano a pubblicare sui canali gli stratagemmi disperati utilizzati dai russi per tentare di camuffare le poche cisterne superstiti. Nella foto se ne vedono due sulle quali è stato scritto “latte”. Su una di queste è stato anche montato un telaio che, una volta ricoperto, possa far sembrare il mezzo un normale camion. Nelle aree del sud occupato, si segnala soprattutto un massiccio attacco su Berdyansk, uno dei principali snodi logistici del corridoio terrestre che collega i territori sottratti all’Ucraina nella fascia meridionale.

Marco Setaccioli

23,238 次观看 • 2 个月前

In foto c’è Ahmad al Amur seduto tra sua madre e sua sorella. Nel video c’è un attacco in Cisgiordania che inaugura un metodo nuovo. Alle otto e mezza il colono-tiktoker guida altri 13 uomini mascherati in una spedizione punitiva a Jinba. Aziz, il papà di Ahmad, è la vittima scelta a caso. Perché la sua casa è la prima che incontri quando arrivi da fuori. Aziz si prende una bastonata in testa e sviene. Suo figlio maggiore interviene ma gli rompono un braccio. Si affaccia Ahmad, quindicenne, si prende anche lui una botta in testa e cade a terra sanguinante. Fin qui, è una spedizione brutale, ma non è diversa da altre prima di questa. La parte più rilevante della storia viene dopo: la madre di Ahmad è in ansia, vuole portare i suoi famigliari all’ospedale. Da Jinba contattano le autorità, che sono quelle dell’amministrazione militare. Dopo, assistono a questa scena: gli aggressori montano sui pick up e risalgono fino all’insediamento. Poi scendono, fanno un breve stop alla base militare di fronte a Jinba, e da lì tornano nel villaggio palestinese. La telefonata all’esercito per chiedere aiuto partita da Jinba è stata reindirizzata ai telefonini degli aggressori, che hanno preso le auto, sono tornati a casa, hanno chiamato gli altri, sono passati dalla base militare per togliersi gli abiti civili e indossare la divisa, e sono tornati a Jinba. Tra loro c’è sempre il colono-tiktoker, la differenza è che nel primo attacco che ha guidato erano in 14 e adesso – con le uniformi – sono in 100. La sovrapposizione tra coloni e militari è un effetto collaterale della guerra a Gaza: da quando i soldati professionisti sono quasi tutti nella Striscia, i coloni di qui hanno indossato l’uniforme e sono diventati i riservisti che presidiano la Cisgiordania occupata. I coloni vestiti da soldati spaccano i televisori e i pannelli solari con un martello. Spaccano pure la campanella della piccola scuola di Jinba. Prendono i vestiti dagli armadi e li buttano nella sabbia. Radunano il cibo dalle dispense delle case, ne fanno un grande mucchio a terra, e lo mescolano con i fertilizzanti velenosi e le medicine delle pecore. Si ascolta nella puntata 754 di Stories, Chora Media

Cecilia Sala

91,814 次观看 • 1 年前

Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post. Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio. Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?

Selvaggia Lucarelli

533,019 次观看 • 2 年前

⚠️ CONDIVISIONE MASSIMA. ‼️MA LO VOLETE CAPIRE‼️‼️ 🧵 LA RETE DI POTERE NEL CALCIO ITALIANO — un filo che porta sempre lì ⚖️ Partiamo da Giancarlo #Viglione. Avvocato. Responsabile dell'Ufficio Legislativo e delle Relazioni Istituzionali della #FIGC. L'uomo che ha riscritto il Codice di #GiustiziaSportiva italiano. Braccio destro di #Gravina. 🎥 #Viglione è anche, documentato e immortalato: 📹 A San Siro, sotto la panchina dell'Inter, a dare il cinque a Inzaghi, stringere la mano a #Marotta, posare la mano sulla spalla di #Ausilio. 🍽️ A cena con #Marotta e #Gravina, foto ricordo inclusa. 📰 Definito da MF-#MilanoFinanza "grandissimo tifoso dell'Inter", tanto da essere considerato gradito a #Marotta per diventare Segretario Generale FIGC. 🔗 Ora aggiungiamo un tassello. La compagna di Viglione è Germana ❗️Panzironi. Chi è la Panzironi? 👩‍⚖️ Presidente del #TAR #Abruzzo — il tribunale che giudica i ricorsi contro la #Covisoc 🔍 Nominata da Gravina presidente della Covisoc — l'organo che vigila sui bilanci dei club professionistici ⚠️ Traduzione pratica: La stessa persona presiedeva l'organo di controllo sui bilanci dei #club E il tribunale competente a giudicare i ricorsi contro quell'organo. ❓Conflitto d'interesse? Lasciamo giudicare voi. 🚪 Perché si è dimessa? A maggio 2024, con altri tre componenti, #Panzironi rassegna le dimissioni irrevocabili. ‼️Motivazione ufficiale: il decreto #Abodi istituiva una ‼️Commissione indipendente governativa, sopprimendo la ❗️#Covisoc. Scrissero a #Gravina: "Sono venute meno le condizioni per operare". 📌 Ricapitolando: ✦ Chi riscrive le regole della giustizia sportiva → 🟦 tifoso #Inter ✦ La sua compagna → presiede sia la #Covisoc che il #TAR che la giudica ✦ Chi li ha messi lì → #Gravina ✦ Chi festeggia con Viglione → #Marotta 🤔 Il sistema era questo. Qualcuno vuole ancora parlare di coincidenze?

Quotidiano Bianconero

18,367 次观看 • 3 个月前

Trump ha detto che nominerà Tulsi Gabbard direttrice dell’agenzia che coordina tutte le agenzie di spionaggio degli Stati Uniti, compresa la Cia. Gabbard è una politica americana che nel 2017 è andata in Siria per incontrare in segreto il dittatore Bashar el Assad e i cui interventi pubblici vengono doppiati in russo e trasmessi dai canali televisivi di Mosca tanto sono aderenti alla propaganda putinista e utili alla retorica del Cremlino. Gabbard ha detto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un despota. Nel 2017 era andata ad Aleppo per partecipare a una visita guidata (dal regime) nella città, distrutta dai bombardamenti del governo di Damasco e dell’aviazione del suo migliore alleato Putin. Nel suo reportage per un pubblico americano, Gabbard aveva raccontato i mutilati negli ospedali e il dolore dei parenti delle vittime, ma era riuscita a non citare mai i responsabili dell’assedio di Aleppo, della distruzione di Aleppo e degli oltre trentamila morti tra gli abitanti della città, cioè i suoi accompagnatori. Una volta tornata a casa, aveva confezionato un video in cui rimproverava il suo paese per la guerra che aveva come obiettivo un “regime change”, ma i filmati che aveva inserito nello spot mostravano bombardamenti siriani e russi, non americani. Nel 2012, quando è iniziata la guerra in Siria, il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama, che aveva fissato la linea rossa: non permetteremo ad Assad di usare le armi chimiche. Poi Assad aveva usato le armi chimiche contro i siriani e non gli era successo niente. Immune alla realtà, Gabbard aveva continuato a ripetere che l’obiettivo di Obama era il regime change a Damasco. Quando Trump era approdato alla Casa Bianca, Gabbard aveva accusato pure lui di “finanziare i terroristi” pur di far fuori Assad. Tulsi Gabbard potrebbe sembrare un’ingenua che si è fidata delle fonti sbagliate, eppure aveva fatto un viaggio in Siria anche nel 2015, all’epoca non era accompagnata dagli uomini del regime ma da Mouaz Moustafa, un civile e un attivista, il direttore della task force per le emergenze. Lui le aveva presentato i parenti dei bambini morti sotto i barili bomba di Assad, in quel caso lei non s’era commossa e sui suoi canali social con milioni di seguaci a quelle voci non aveva dato spazio. È difficile immaginare un dialogo tra gli informatori della Cia nei regimi (in Siria, in Iran, in Russia), gli alleati degli Stati Uniti sparsi per il mondo, a cominciare da Kyiv, e Tulsi Gabbard. Provate a pensare come deve sentirsi oggi un dissidente siriano in Siria, che si è fidato degli Stati Uniti e ha passato informazioni, i cui dati sono conservati nei registri delle agenzie d’intelligence che Gabbard sta per andare a coordinare. (Se vi state chiedendo questo: sì, Gabbard appoggia i bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza.)

Cecilia Sala

44,112 次观看 • 1 年前

Sui canali ucraini scrivono che Novorossijsk stanotte ha vissuto quello che centinaia di volte i russi hanno fatto ad Odessa. Il grande porto sul Mar Nero è stato fatto oggetto di un massiccio attacco di droni e missili, che secondo alcune fonti russe sarebbe durato ben 5 ore, durante il quale sono state prese di mira infrastrutture portuali, petrolifere e legate all’esportazione del grano. Per conoscere gli esiti dell’attacco bisognerà attendere. Di sicuro è stata colpita la società per azioni pubblica NKHP («Новороссийский комбинат хлебопродуктов», Novorossijskij kombinat chleboproduktov), un grande terminal portuale cerealicolo che riceve grano, legumi e semi oleosi via ferrovia e camion, li controlla in laboratorio, stocca e infine carica le navi destinate soprattutto all’export. NKHP dispone di due elevatori, banchine portuali profonde e infrastrutture ferroviarie e stradali interne. Le fonti pubbliche lo qualificano come uno dei maggiori complessi russi orientati all’export; la capacità riportata nelle fonti più aggiornate è nell’ordine di 300 mila tonnellate, e le banchine possono gestire navi fino a circa 72 mila tonnellate di portata lorda. In termini strategici, un attacco a questa struttura non equivale tanto a colpire la produzione agricola russa quanto a colpire un nodo della catena di esportazione: la capacità di accumulare, movimentare e spedire via Mar Nero cereali russi. Novorossijsk è infatti uno dei porti cardine dell’export agroalimentare della Federazione. L’attacco va peraltro inquadrato in un contesto di blocco di fatto dei porti del Mar D’Azov, attraverso il quale transita storicamente un quarto dell’export russo di cereali, e di conseguente sovraccarico degli scali di Novossijsk e Taman sul Mar Nero (che a luglio hanno dovuto già limitare l’accesso di camion in entrata), con effetti misurabili in termini di riduzione netta dell’export cerealicolo russo, stando ai dati del mese scorso. Gli attacchi ai porti del Mar Nero in combinazione col blocco di quelli dell’Azov puntano a mettere sotto pressione le rotte attraverso le quali transita oltre il 90% dell’intero export cerealicolo russo, che già risente anche degli attacchi alle navi e dell’aumento dei costi assicurativi. Un avvertimento molto chiaro al Cremlino a far cessare la guerra del grano nuovamente scatenata dalla Russia con gli attacchi sferrati contro il porto di Odessa.

Marco Setaccioli

16,845 次观看 • 9 天前

C’è una differenza elementare, ma evidentemente ormai introvabile, tra colpire un regime e copiare un regime. Le sanzioni alla Russia servono a questo: colpire il regime. Ridurne la forza economica, limitarne la capacità di finanziare la guerra, far pagare un prezzo all’aggressore. Se uno le allenta, non compie un gesto neutrale, né pragmatico: aiuta Putin. Gli mette fiato, soldi, margine. E siccome la Russia non sta organizzando un festival letterario ma invadendo un paese sovrano, la questione sarebbe perfino semplice. Un conto però è sanzionare uno Stato aggressore. Un altro è pretendere di cancellare dalla Biennale di Venezia gli artisti russi in quanto russi. Qui non si colpisce il potere: si colpisce la libertà. E soprattutto si finisce per fare esattamente ciò che fanno i regimi, che infatti censurano gli artisti, li selezionano per appartenenza, li puniscono per identità, li ammettono o li escludono non per ciò che dicono ma per il timbro sul passaporto. La scelta di aprire l’Esposizione agli artisti russi, e insieme a quelli iraniani, palestinesi e israeliani, sta qui: l’arte si può amare, detestare, contestare, deridere. Ma non censurare. Chi censura l’arte è la Russia. Motivo in più per fare il contrario. Si può dunque essere inflessibili contro Putin e favorevoli alla scelta di Pietrangelo Buttafuoco senza avvertire la minima contraddizione, per la semplice ragione che la contraddizione non c’è. Anzi, c’è il contrario: c’è coerenza. Perché se davvero si pensa che il regime russo sia un nemico della libertà, allora lo si combatte dove va combattuto, cioè sul terreno politico, economico e strategico, non imitando i suoi riflessi polizieschi nel campo dell’arte. Le sanzioni servono contro chi fa la guerra. La censura serve a chi ha paura della libertà. E una democrazia dovrebbe saper distinguere almeno questo.

Davide Faraone

34,705 次观看 • 5 个月前

🚨⚽🇺🇸🇧🇪🇪🇺 È la storia delle ultime 24 ore. Ma la sensazione è che continuerà a esserlo ben oltre il triplice fischio della sfida fra Stati Uniti e Belgio in programma questa notte alle 2:00 (ora italiana) al Lumen Field di Seattle. Perché? Perché dietro la sospensione della squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante USA espulso durante i sedicesimi di finale contro la Bosnia, emerge un intreccio di politica e potere che il mondo dello sport pare deciso a non tollerare in maniera silenziosa. Partiamo dai fatti, come sempre. E in questo caso da ciò che accade sul terreno di gioco. Palla in avanti verso Balogun: la punta USA si piazza davanti al difensore avversario, Muharemovic, per proteggere la sfera. Il giocatore bosniaco tenta l’anticipo e l’americano, nel contrasto, ricade con il piede sulla caviglia del marcatore. Di certo non c’è intenzionalità: Balogun, in quelle frazioni di secondo, non può né vedere né immaginare che sotto di lui finirà una parte del corpo dell’avversario. Al massimo può essergli contestata l’imprudenza del gesto atletico: Muharemovic è infatti riuscito a portarsi almeno con la gamba davanti alla punta statunitense, per quanto sia difficile stabilire chi dei due fosse meglio posizionato sul pallone. L’arbitro sul momento lascia correre, ma richiamato al VAR si concentra su un fermo immagine in particolare: il piede di Balogun schiaccia effettivamente la caviglia di Muharemovic. Decisione: rosso diretto per l’americano. Secondo “The Athletic”, quello registrato nel match fra gli Stati Uniti e i giustizieri dell’Italia al playoff di Zenica è un “errore di giudizio”. Il VAR, da protocollo, non avrebbe mai dovuto richiamare il fischietto: le linee guida dell’IFAB, l’organismo che scrive le regole del gioco, sono chiare nell’affermare che i replay al rallentatore dovrebbero essere usati per valutare il punto di contatto, la posizione di un fallo, se il pallone è entrato o meno. Ma quando si tratta di chiarire l’intensità di un fallo è la velocità normale, l’occhio umano dell’arbitro, a fare testo. Questo per dire che sì, la squalifica di Balogun da un ottavo di finale mondiale sarebbe stata probabilmente un’ingiustizia. Non la prima, non l’ultima, andata in scena sul rettangolo verde. Ed è proprio qui che esplode il bubbone. Per la prima volta nella storia dei Mondiali di calcio, la FIFA sceglie infatti di applicare l’articolo 27 del codice disciplinare, quello in base al quale l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l'esecuzione di un provvedimento disciplinare. È una specie di condizionale. Torni in gioco, ma se commetti un’altra infrazione di natura e gravità simili la “grazia” viene revocata e la sanzione “sarà applicata senza pregiudizio per eventuali sanzioni aggiuntive imposte per la nuova infrazione". Ci sono precedenti in questo senso? Uno. Cristiano Ronaldo rifila una gomitata all’irlandese O’Shea durante una partita di qualificazione ai Mondiali: scattano 3 giornate di squalifica, ma 2 vengono sospese così da non metterne a repentaglio la partecipazione ai Mondiali. È lo stesso meccanismo di cui beneficia Balogun, che sconterà sì la sua giornata di squalifica, ma la vedrà sospesa per un anno. E allora? E allora lo scandalo è tale non solo per l’importanza dell’evento, ma per il dietro le quinte che sembrerebbe aver innescato la decisione della FIFA. Secondo quanto riportato da POLITICO, già pochi minuti dopo l’espulsione di Balogun, la Casa Bianca è entrata in azione. È stato il direttore esecutivo della White House FIFA World Cup Task Force, Andrew Giuliani, a informare il presidente Trump della sanzione inflitta alla stella statunitense. Giuliani, il segretario al Commercio Howard Lutnick e alti funzionari della federazione calcistica a stelle e strisce - tutti presenti di persona alla partita contro la Bosnia - cominciano a stilare piani per contestare la decisione presa in campo dall’arbitro, pur consapevoli che i ricorsi accolti contro i cartellini rossi ai Mondiali sono estremamente rari. Nello spazio di quattro giorni, questo assunto viene smentito dalla cronaca. Giovedì, Trump telefona al presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo al dirigente calcistico, divenuto negli anni suo amico e frequente visitatore dello Studio Ovale, informazioni sui regolamenti. Infantino avrebbe ascoltato con attenzione le rimostranze di Trump, ma senza fare promesse di sorta. Nel frattempo, il team legale della U.S. Soccer prepara formalmente e presenta il ricorso alla FIFA, con Giuliani e Lutnick pronti a mettere a disposizione della causa anche avvocati della Casa Bianca per assistere nell’analisi legale, se necessario. Sempre Giuliani insieme a Scott Goodwin - un gestore di hedge fund che ha contribuito personalmente a pagare lo stipendio dell’allenatore degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino - crea una sorta di dossier sull’arbitro brasiliano Raphael Claus, il fischietto che ha mostrato il cartellino rosso a Balogun. Persino alti funzionari governativi esaminano i precedenti dell’arbitro verdeoro: una prova di quanta attenzione sia stata destinata alla ricerca di ogni possibile argomento capace di rafforzare il ricorso. Ieri la risposta della FIFA: c’è la sospensione della squalifica di Balogun. Una scelta che la federazione ha definito indipendente e presa dalla sua commissione disciplinare composta da 18 membri, senza chiarire però se sia arrivata al termine di una votazione. Poco dopo l’annuncio, Trump e Infantino si sentono di nuovo. Il presidente USA loda la FIFA urbi et orbi per avere rimediato a una grave ingiustizia, mentre il mondo del calcio insorge. La federazione belga annuncia di stare valutando “ogni possibile opzione” per “salvaguardare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e proteggere i principi fondamentali del fair play nel nostro sport, sia in questa Coppa del Mondo FIFA sia nelle future edizioni del torneo”. Formula che di fatto anticipa la presentazione di un ricorso urgente che, a poche ore dal calcio d’inizio, sembra avere poche possibilità di essere accolto. A muoversi è anche la UEFA, l'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche Europee, secondo cui la FIFA - con la decisione di ieri - “ha oltrepassato una linea rossa”. In un comunicato durissimo, il massimo organo calcistico del Vecchio Continente conclude: “Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l'integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Inoltre, una decisione di questo tipo crea un precedente all'interno del torneo in corso: situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un inevitabile danno per la competizione”. Resta l’impressione di un’invasione di campo che fa male alla credibilità e allo spirito del gioco. Di più: lo scontro politico fra Stati Uniti ed Europa si sposta anche sul rettangolo verde. Piccola utopia: se Pochettino scegliesse deliberatamente di giocare senza Balogun farebbe probabilmente un gesto da gran signore. Se hai apprezzato questa ricostruzione, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: e (se leggi da iPhone) scaricando l’app: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio per l’attenzione.

Dario D'Angelo

162,745 次观看 • 1 个月前

«La Banca Centrale Europea non potrebbe né andare in bancarotta né rimanere senza soldi anche se dovesse subire perdite per quanto riguarda la montagna di obbligazioni da molti miliardi di euro che ha acquistato nell'ambito dei suoi programmi di stimolo. In qualità di unico emittente dell'euro, l'Eurosistema sarà sempre in grado di generare liquidità aggiuntiva se necessario. Quindi, per definizione, la BCE non può fallire né rimanere senza soldi». A dirlo è stata la presidente della BCE, Christine Lagarde. I milioni di poveri, di disoccupati, di inattivi, la carenza di posti letto negli ospedali, di medici, di infermieri, il crollo dei ponti per la mancata manutenzione da parte dei privati ai quali è stato svenduto un monopolio naturale, i tetti delle scuole che cadono a pezzi, i mancati interventi davanti all'esplosione dei costi energetici non sono colpa del destino cinico e baro. Sono frutto di deliberate scelte politiche. Quando ci dicono che mancano i soldi, semplicemente mentono. Una Banca Centrale sotto il controllo del Tesoro può fare tecnicamente qualsiasi cosa: può essere un prestatore di ultima istanza per tenere sotto controllo i tassi di interesse sui Titoli di Stato di un Paese. Può accettare una perpetuità, cioè un titolo di Stato irredimibile e a tasso zero. Può cancellare i titoli di Stato che ha in pancia. Può accreditare la valuta emessa direttamente sul conto della tesoreria di Stato senza richiedere a fronte di tale accredito l’emissione di altro debito. Si tratta esclusivamente di volontà politica. L’Italia, a differenza di altri Paesi come la Germania, non ha mai fatto default sul proprio debito. L’Italia ha pagato dal divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro quasi 3.000 miliardi di interessi passivi sul debito. L’Italia ha fatto 26 anni di avanzi primari dal 1992 (circa 1.000 miliardi di euro). L’Italia è da sempre contribuente netta della UE (cica 120 miliardi di euro negli ultimi 20 anni) e continua a esserlo anche col Recovery Fund (un MES non riformato che ce l'ha fatta). Il problema non è la mancanza di soldi, ma la cessione della sovranità, non solo monetaria, ma anche politica e fiscale, attraverso il vincolo esterno. A farlo è stata la peggior classe politica della storia d'Italia. Quella degli ultimi 40 anni. Per questo è necessario lavorare passo dopo passo affinché l’Italia riacquisti la propria sovranità rompendo le catene del vincolo esterno.

Gilberto Trombetta

72,009 次观看 • 2 年前

Quello che sta accadendo oggi in Russia – la persecuzione di Diana Loginova e degli altri musicisti di strada per aver osato cantare canzoni pacifiste, e il fatto che ora in Russia si possa incarcerare i minori dai 14 anni fino all’ergastolo – ha una radice comune. Il punto è uno: il regime putiniano odia la gioventù russa. Putin sta facendo la guerra al futuro. Cerca di fermare il tempo. Il regime odia i giovani perché loro lo sopravvivranno. Perché non riesce più a parlare con loro. Perché i giovani sono più liberi. Perché ridono, cantano, sperano e hanno meno paura. Perché non sono stati cresciuti dalla propaganda sovietica. Perché non corrono a morire nella guerra di Putin “per entusiasmo” e gratis. Perché non guardano Solov’ëv, ma leggono le notizie su internet. Perché hanno tempo davanti a loro. E loro vedranno il giorno in cui i cigni balleranno. Vedranno una Russia libera. Immaginatevelo: nella Russia del 2025 un ragazzino di 14 anni può essere condannato all’ergastolo perché in un videogioco ha costruito una bomba di pixel. O per aver attaccato un adesivo “No alla guerra” su un palo. O per essere stato ingannato da un truffatore e aver dato fuoco alla porta di un ufficio militare. Ergastolo. Per un gioco. Per un adesivo. Per una stupidità da ragazzino. È possibile che un adolescente venga condannato a vita per un reato che non è nemmeno in grado di comprendere fino in fondo. In Russia oggi sì. Le accuse suonano terribili: “sabotaggio”, “terrorismo”, “attentato”. Ma questo è così solo per chi guarda da paesi democratici. In Russia sono semplici strumenti di repressione politica. Chi è considerato “terrorista” oggi in Russia? Ad esempio gli scrittori Boris Akunin e Dmitrij Bykov — la loro “colpa” è essere contro la guerra. Che cosa può essere definito “terrorismo”? Per esempio, versare del verde brillante su un’urna elettorale durante le “elezioni” del 2024. Nessun ferito. Solo una macchia su una scatola di plastica. E “incitamento al sabotaggio”? Basta una chat privata su Telegram dove qualcuno insulta Putin. Nel 2022, a Kansk (Siberia), tre ragazzi di 14 anni hanno costruito una finta bomba in Minecraft e hanno “fatto esplodere” un edificio virtuale dell’FSB. Era uno scherzo in un mondo digitale. Lo Stato l’ha definito “preparazione di un attentato”. E “diversione”? Un adesivo “No alla guerra” davanti a un ufficio militare. Un SMS ai coscritti: “non andate a farvi uccidere”. Un commento in chat con un infiltrato dell’FSB. E la “diversione”? Anche i bambini possono facilmente diventare vittime di truffatori, come succede spesso anche agli adulti. Ci sono già diversi casi in cui dei truffatori hanno convinto dei minorenni a dare fuoco a una sede della leva militare o a un bancomat. Sapete cosa hanno risposto alla Duma russa? Che ora, sapendo che rischiano pene detentive fino all’ergastolo, i bambini ci penseranno due volte prima di ascoltare i truffatori. Non sto scherzando. I tribunali russi mandano in prigione gli adolescenti anti-guerra. Secondo gli ultimi dati, almeno 78 bambini sono già stati condannati dal 2022. Prima mesi di detenzione preventiva, poi colonie minorili, poi carceri per adulti. Questo non ha nulla a che vedere con la giustizia. È il meccanismo nudo della repressione politica. Ma il tempo — è dalla parte dei giovani. Loro sopravvivranno. Loro canteranno. Loro vedranno i cigni danzare. E quando questo sistema crollerà, Diana Loginova suonerà di nuovo, in una piazza libera. Akunin presenterà un nuovo libro. Noize MC terrà un concerto al Cremlino. La gioventù russa vedrà il giorno del Lago dei cigni.

Daria Kryukova

11,822 次观看 • 9 个月前