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Sguardo giusto e voce graffiata: siamo improvvisamente negli anni ’80?! Roberta Morise diventa Kim Carnes sulle note di “Bette Davis Eyes” a #TaleEQualeShow 🪩

13,432 次观看 • 3 天前 •via X (Twitter)

14 条评论

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PACO IANNUZZI3 天前

e chi se lo aspettava questa performance!probabilmente,meritava lei la vittoria.potenza dei social...

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BobF3 天前

Doveva vincere lei

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Simona Sodano3 天前

Bravissima #taleequaleshow

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Monica Franca3 天前

Bravissima! #Taleequaleshow

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Eliana Zica3 天前

Bravissima...Veramente...😊👏

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gaia3 天前

Bravissima

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faxhiu ram3 天前

Bravissima e migliore

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Giacinto3 天前

Bravissima!!🎼

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Gaia3 天前

Brava

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anto_mauro83 天前

....peccato non avervi visto....non mi sono ricordata che andavate in onda di mercoledì....

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Roberta3 天前

Bravissima

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Emanuele Ferrari3 天前

👏👏👏

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Luigina Lorenzi3 天前

Bravissima! Bella puntata tutti in gamba

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Giuseppe Vaccaro3 天前

Complimenti 👍

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Ci chiamano "Gli Anziani", i Boomer... 👇👇👇 Siamo nati negli anni 60 e 95. Siamo cresciuti negli anni 70 e 80. Abbiamo studiato negli anni 70-80. Uscivamo insieme negli anni 70-80-90. Ci siamo sposati e abbiamo scoperto il mondo negli anni 70-80-90. Ci siamo avventurati negli anni 80-90. Ci siamo stabilizzati negli anni 2000. Siamo diventati più saggi nel 2010. E andiamo saldamente oltre il 2020. Sembra che viviamo diversi decenni... DUE secoli diversi... DUE millenni separati... Siamo passati dal telefono con un operatore di chiamate a lunga distanza a videochiamate in qualsiasi parte del mondo. Siamo passati dalle diapositive a YouTube, dischi in vinile alla musica online, lettere scritte a mano a e-mail e WhatsApp. Dalla radio giochi in diretta, alla TV in bianco e nero, alla TV a colori e poi alla TV 3D HD. Sono andato al negozio di videocassette e ora guardo Netflix. Abbiamo conosciuto i primi computer, schede perforate, dischetti e ora abbiamo gigabyte e megabyte sui nostri smartphone. Abbiamo indossato pantaloncini per tutta l'infanzia e poi pantaloni, Oxford, razzi, gusci completi e blu jeans. Abbiamo evitato la paralisi infantile, la meningite, la polio, la tubercolosi, l'influenza suina e ora il COVID-19. Andavamo su pattini, tricicli, biciclette, ciclomotori, auto a benzina o diesel e ora guidiamo ibridi o elettrici. Sì, ne abbiamo passate tante, ma che vita abbiamo avuto! Potrebbero descriverci come "esemplari", persone nate in questo mondo degli anni cinquanta, che hanno avuto un'infanzia analoga e adulta digitale. Abbiamo tipo "Ho visto tutto"! La nostra generazione ha letteralmente vissuto e assistito più di chiunque altro in tutte le dimensioni della vita. È la nostra generazione che si è letteralmente adattata al "CAMBIAMENTO. " Un grande applauso a tutti i membri di una generazione molto speciale, che sarà UNICA! - Autore sconosciuto

Sabrina F.

44,081 次观看 • 2 年前

4 settembre 2007, Roma. Diciannove anni fa Gigi Sabani moriva a 54 anni per un infarto, a cena a casa della sorella Isabella. Un’ora prima un medico gli aveva detto che era stress e gli aveva dato un antidolorifico. Poco dopo non c’era più. Avrebbe compiuto 55 anni il 5 ottobre. Luigi Sabani, detto Gigi, era nato a Roma il 5 ottobre 1952, figlio di un cameriere e di una casalinga. A cinque anni imitava già il rumore del tram della circolare rossa. Poi i professori, i compagni, le voci della radio. Nel 1973 la sorella lo iscrive di nascosto alla Corrida di Corrado: imita Morandi, Reitano, Baglioni. Parte da lì. Il salto in televisione arriva con la Gondola d’oro. Pippo Baudo lo prende a Domenica In. Poi Fantastico, Premiatissima, Ok il prezzo è giusto su Italia 1. Rai e Mediaset. Il sabato sera e il quiz del pomeriggio. Poteva essere Celentano, Mike Bongiorno, Cocciante, Alberto Sordi, Vasco, Renato Zero, Prodi, Baudo. Non solo la voce: i gesti. Quella era la sua firma. E c’era anche la canzone, A me mi torna in mente una canzone, e Sanremo nel 1989. Negli anni Novanta la carriera si incrina per un caso giudiziario da cui verrà poi archiviato. Il danno resta: la televisione lo usa di meno e lui fatica a rialzarsi. La sera del 4 settembre 2007 è a Roma, da Isabella. Dolore allo stomaco, formicolio a mani e collo. Poi l’infarto. Il 118 può solo constatare. I funerali si tengono il 6 settembre alla Chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo. Le ceneri vanno al cimitero di Prima Porta, con la madre Liliana, morta pochi mesi prima. Lascia Simone, avuto dal primo matrimonio. La compagna Raffaella Ponzo scopre di essere incinta dopo la sua morte: Gabriele nasce il 19 maggio 2008. Gigi Sabani non è solo nostalgia da varietà. È la prova che in Italia un imitatore poteva tenere l’intero piccolo schermo senza diventare una maschera fissa. Diciannove anni. La voce c’è ancora, nei vecchi spezzoni. Il resto se l’è portato via una sera di settembre.

precipitevolissimevolmente

71,432 次观看 • 23 天前

🧵Un micidiale virus ha colpito la Mostra del Cinema di Venezia. È un virus subdolo, che colpisce all'improvviso provocando gravi attacchi di panico. Il virus è stato portato a Venezia da alcuni giornalisti e si manifesta sotto forma di domanda: "Cosa ne pensi di quanto sta accadendo a Gaza?" Ecco. Il virus ha colpito. Il povero attore/attrice/regista smette improvvisamente di pavoneggiarsi, inizia a balbettare, il sudore scorre copioso, la voce diventa flebile, gli occhi implorano aiuto, vorrebbe sparire dalla faccia della terra e riapparire su Plutone ma il virus è lì e attende una risposta. Allora l'attore/attrice/regista muove faticosamente le labbra dalle quali fuoriescono parole in libertà, scollegate dal mondo reale. Il nulla cosmico. Il giornalista fa un'altra domanda sul film, l'attore/attrice/regista riprende colore in volto, la voce è sicura, un sorriso radioso ci avvisa che il virus è alle spalle. La paura è passata, può tornare a pavoneggiarsi. Purtroppo, su alcuni, gli effetti del virus sono stati devastanti. Un anziano regista e attore della borghesia romana, da alcuni giorni è sotto sedativi e non smette di urlare: "Io nun volevo firmaaa! Mi ci hanno messo in mezzo, 'sti quattro infami". Discorso serio. Si discute se le celebrità abbiano "l'obbligo di parlare di Gaza". La mia opinione è questa: nessuno è obbligato, ma se sei una celebrità e hai tanta influenza sul pubblico e puoi usarla anche attraverso il tuo lavoro e scegli di non usarla di fronte a un genocidio la tua non è neutralità. È una scelta politica deliberata. Sei già schierato con gli sterminatori e in tempi di genocidio dovrebbe essere la tua coscienza a obbligarti a parlare e stare senza indugi con gli sterminati. In tempi di genocidio, ci si schiera, ci si conta, uno a uno, e gli ignavi, quelli che dicono "non me ne intendo" "non sono del mestiere" vengono conteggiati con i carnefici. In tempi di genocidio non bisogna intendersene o essere del mestiere, basta vedere. Le scelte che facciamo sono il mezzo più efficace per capire la coscienza delle persone. "Cosa ne pensi di quanto sta accadendo a Gaza?" Fate questa domanda al vostro partner, a un amico, al collega di lavoro, a quelli che vi circondano e otterrete in pochi minuti informazioni essenziali che normalmente otterreste in mesi o addirittura in anni di conversazioni. Gaza è un eccellente metro di misura per valutare la povertà morale.

Gianluca Martino

109,638 次观看 • 1 年前

Quando passi davanti ai memoriali dei caduti ucraini senti un brivido. I loro occhi, impressi sulle fotografie, sembrano fissarti e chiederti: «Tu, cosa hai fatto per fermare questa invasione? Cosa hai fatto davvero per sostenere l’Ucraina?» E sono centinaia di foto, sono centinaia di occhi che ti fissano. Loro hanno dato tutto: la vita, i sogni, il futuro. E tu ti ritrovi a fare i conti con te stesso. Sì, hai donato qualcosa, hai sostenuto la causa ucraina, hai criticato chi la sminuiva… ma, al confronto, è il zero assoluto. E allora lo sguardo si abbassa. Perché la vergogna pesa. Sapevamo già nel 2014 che le storie sui separatisti erano menzogne, eppure non abbiamo fermato Putin. Abbiamo sottovalutato tutto. Per dodici anni avremmo potuto fare di più: sostenere con maggior forza l’Ucraina, imporre sanzioni più dure, mostrarci più compatti. Non lo abbiamo fatto. E questo dovremmo ricordarcelo. Per questo fa ancora più male sentire persone lamentarsi all’idea di dover forse prestare “220 euro” per i prossimi due anni. Prestare nove euro al mese. È in quel momento che comprendi quanto siano meschine quelle proteste, e quanto affondino le radici nell’ignoranza del vero prezzo della guerra. Perché quando la guerra resta solo un’idea astratta, il sacrificio degli altri non pesa: diventa quasi fastidioso. Ma davanti a una madre che sistema i fiori sulla tomba del figlio, di astratto non rimane più nulla. Prima di protestare per nove euro al mese, bisognerebbe entrare nei cimiteri ucraini e guardare quei volti. E provare almeno un briciolo della vergogna che provo io ogni volta che passo davanti a una loro tomba. Perché quei nove euro sono il prezzo della nostra vergogna. Il vero prezzo, quello insopportabile, l’hanno pagato solo loro.

Francesco

22,436 次观看 • 9 个月前

In questi giorni, su tutti i siti e giornali, ha avuto molto spazio la promozione di una raccolta fondi per una bambina malata di tumore a cui purtroppo sono state interrotte le cure. Anche Salvini, immancabile, ha sponsorizzato la vicenda per qualche like. I genitori che ormai da anni avrebbero perso il lavoro per seguire le cure della figlia hanno deciso di raccogliere denaro per poter avverare i suoi ultimi desideri. Ad aiutarli in questa raccolta fondi, come dice la stampa, c’è il volontario chiamato “il babbo Natale dei bambini”. Ovviamente, nessuno ha cercato di capire qualcosa della vicenda, dei protagonisti, della raccolta fondi. Prima cosa: questa famiglia raccoglie fondi da anni e non per esaudire i desideri della bambina. Nel 2021 aveva ricevuto 130 000 euro dall’associazione “cuore e territorio”. Si era scritto che il denaro serviva per CURE MOLTO COSTOSE. Le cure sono a carico del servizio sanitario, come risaputo. E perché i genitori si erano dovuti licenziare entrambi. I genitori, come tutti i genitori di bambini malati, potevano usufruire di numerose agevolazioni tra congedi straordinari e altro, vale per tutti. In realtà però non si è capito bene cosa facessero negli ultimi tempi, pare i rider ma “… negli ultimi mesi non siamo riusciti più a lavorare perché le condizioni di S. ci imponevano di starle costantemente vicini, anche nei colloqui coi medici che ci volevano entrambi”, ha detto la madre alla stampa. I genitori hanno assegno di accompagnamento e altri sussidi. I genitori, visto che avevano difficoltà a pagare l’affitto, hanno ricevuto una casa dal comune di Faenza. Avevano i loro conti correnti su cui donare visibili sulle loro pagine social fino a ieri. Grazie a quest’ultima raccolta fondi sponsorizzata dalla stampa per esaudire i desideri della figlia hanno raccolto, dicono, 117 mila euro. In realtà è impossibile sapere la cifra esatta perchè questa è la cifra raccolta su due gofundme diversi, uno della madre e uno del padre. Poi c’è satispay. Poi i conti diretti. Sulla pagina fb chiedono soldi per esaudire i desideri della figlia perché purtroppo non sopravviverà (loro scrivono MORIRÀ) e nell’altra per aiutarla a vincere contro la malattia. Questo “babbo natale dei bambini” che li aiuta nessuno sa chi sia. Non vuole rivelare la sua identità, però aiuta anche altre due famiglie una delle quali raccoglie fondi da anni e anni in un modo ambiguo che avevo già segnalato anni fa. I desideri della bambina (Gardaland, un giro su un pony etc) sono stati già in parte esauditi, altri verranno esauditi. In entrambi i casi “i desideri” sono stati praticamente tutti regalati. Allertati da una mia innocua storia su Instagram in cui neppure li citavo i genitori hanno chiuso in fretta e furia la raccolta dicendo che i desideri erano esauditi e che se fossero avanzati dei soldi li avrebbero donati ad altra famiglie seguite dal misterioso babbo natale dei bambini. Quindi chi ha donato per i desideri della loro bambina ora, nel caso, vede i propri soldi andare ad altre storie e famiglie di cui non sa nulla (e su cui ripeto, ho molte perplessità da anni). Un grande caos. Tanto più che le raccolte su gofundme di questa famiglia rivelano una cosa evidente: chiedevano soldi da mesi e mesi a cadenza quasi giornaliera, nulla a che fare con i desideri della piccola. Ora la domanda ai giornalisti è: perchè continuare con questa pratica indecente che è la promozione di raccolte senza nessuna verifica? I giornali dovrebbero fornire strumenti di comprensione ai lettori, non toglierglieli. E invece continuate con questa cialtroneria, supportati da Salvini e da altri imperatori del populismo disinformato. Con tre risultati pericolosi: togliete risorse al terzo settore dirottando denaro a caso e confondendo i lettori. Mettete sotto la lente di ingrandimento gente che potrebbe evitare guai e imbarazzi se fosse ignorata o aiutata in forme diverse. Chi poi prova a ristabilire la verità è uno stronzo.

Selvaggia Lucarelli

150,342 次观看 • 2 年前

Mentre le sirene suonano a Teheran e i missili infiammano le prime pagine, Gaza scompare. La crisi umanitaria più grave del XXI secolo — 186.000 morti stimati, tra cui decine di migliaia di bambini — è stata scalzata da una guerra “più leggibile”, tra due Stati sovrani, più comoda da raccontare. L’IDF definisce Gaza “fronte secondario”. I media obbediscono. Dall’Angelus di Papa Francesco fino all’ONU, Gaza è stata definita un test morale per l’umanità. Non per retorica, ma perché rivela chi siamo quando gli innocenti muoiono e il mondo volta lo sguardo. Lì si misura la bancarotta dell’ordine legale internazionale, il fallimento della responsabilità di proteggere, la complicità diplomatica dei governi. “Il silenzio è complicità”, dice Bassam Saleh. Nei talk show italiani, Gaza è ormai un’eco. Nei telegiornali, una nota a piè di pagina. Nei quotidiani, la parola “genocidio” è evaporata. C’è addirittura chi ha derubricato il tutto a “conflitto regionale”. Sui social, l’hashtag #Gaza ha ceduto il passo a #Iran, come se la carneficina fosse sospesa, come se il sangue potesse aspettare. Ma Gaza continua a sanguinare. È un laboratorio di disumanizzazione, dice Ahmad Amara: non solo il più grande carcere a cielo aperto del mondo, ma anche il luogo dove testiamo — e perdiamo — la nostra umanità. Ogni giorno che passa senza indignazione è un giorno in cui la brutalità diventa norma, e la dignità un’eccezione. Zack Beauchamp ha scritto che Gaza ci pone una domanda semplice: “Credi che sia giusto far soffrire gli innocenti in questo modo?” Se la risposta è no, allora la responsabilità comincia ora. Se la risposta è sì — o se si tace — allora non si è neutrali. Si è perduti. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

12,651 次观看 • 1 年前

Si chiama Tahla, ha 22 anni, e la sua colpa è stata quella di bussare alla porta di un sindacato. Nel 2024, nel cuore della Toscana felix, nell'Italia che si vanta di essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, un ragazzo viene pestato a bastonate per aver osato alzare la testa. Non fa rumore, non diventa una storia nazionale, non merita i titoloni dei giornali perché siamo assuefatti alla barbarie. Quarrata, provincia di Prato. Turni di 12-14 ore, lavoro nero, caporalato: fotografia di una modernità che si misura in fatturato ma non in diritti. Tahla viene convocato dopo aver parlato con il sindacato Sudd Cobas: "Sappiamo che sei stato al sindacato", gli dicono. Poi partono i bastoni. È la stessa zona dove appena due settimane fa altri quattro lavoratori sono stati vittime di una spedizione punitiva durante un picchetto. Non sono coincidenze: è un sistema che si nutre di paura e omertà, che prospera nell'indifferenza generale e nella retorica del "piccolo è bello" che spesso nasconde il marcio. La prognosi dice sette giorni, ma la ferita è molto più profonda: è uno sfregio alla Costituzione, è il fallimento di uno Stato che non riesce a proteggere chi lavora, è la vergogna di un Paese che si scopre ancora medievale nei rapporti di lavoro mentre si vanta di correre verso il futuro. Tahla è pakistano, e anche questo non è un dettaglio: lo sfruttamento sa bene dove colpire, sceglie le sue vittime tra chi ha meno voce, tra chi può essere più facilmente zittito. Noi intanto scivoliamo via, distratti, assuefatti, complici. In un Paese normale questa storia sarebbe uno scandalo nazionale. In Italia è solo cronaca locale. E questo, forse, è il vero scandalo. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

20,784 次观看 • 1 年前

Nella sua prima vita, quando io l’ascoltavo e già la adoravo (mentre le mie coetanee sentivano i Duran Duran), Ornella non era affatto popolare. Anzi: aveva costruito la sua immagine sulla distanza, sui salotti colti milanesi - tra cui il suo, nella mitologica casa di Largo Treves - sul teatro di Strehler. Chissa, magari qualcuno le aveva detto “sii stronza, tiratela come fanno le dive”: in effetti lei risultava quasi antipatica perché era snob (o forse soltanto timida), le donne percepivano la sua sensualità come una minaccia, la vedevano come una “rubamariti” e le preferivano Mina, tecnicamente immensa, che però ci priva della sua presenza dal 1978 (too much… a proposito!). È soltanto di recente, con l’arrivo del nuovo secolo e poi del grillismo, che Ornella ha compreso che era necessario cambiare cifra e infrangere il muro della ieraticità… “e si è fatta donna” (citazione un po’ da miscredente, come era lei), diventando quasi una di noi. Tra gli addetti ai lavori si dice che lo abbia fatto per bisogno e forse in qualche intervista lo ha anche accennato, scherzando, lei stessa: fatto sta che, all’alba dei suoi 75-80 anni, quando il mondo della musica stava ormai dimenticando la sua arte, è tornata alla ribalta, grazie anche a Fabio Fazio che le ha offerto la scena e una seconda vita. E lei la scena se l’è giocata non tanto sulla musica - la sua voce fatalmente si era un filo incrinata negli anni - ma sul personaggio: solo nella sua seconda vita abbiamo conosciuto l’autoironia e l’intelligenza viva di Ornella. Al punto che ci si chiede se paradossalmente l’addio di Mina possa un giorno (auspicabilmente il più tardi possibile) non essere accompagnato dallo stesso cordoglio e affetto che gli Italiani stanno manifestando per Ornella, di cui oggi si sta parlando ovunque: nei negozi, nei ristoranti, camminando per strada, perfino nelle chiese. Da oggi non manca più soltanto la sua musica: ci manca proprio lei, Ornella. #ornellavanoni #CiaoOrnella (Nel video, carrellata delle sue canzoni più belle)

Maddalena Loy

73,992 次观看 • 10 个月前

Solidarność, l’Ucraina e la memoria corta degli italiani Nel 1982 Piazza del Duomo a Milano era gremita di bandiere e striscioni. I sindacati italiani, compatti, manifestavano per Solidarność e per la libertà del popolo polacco. L’opinione pubblica non aveva dubbi: Varsavia meritava sostegno, Jaruzelski e il regime comunista erano il nemico. Quando la propaganda non attecchiva Dall’altra parte del Muro, la propaganda sovietica raccontava un’altra storia: Solidarność come creatura della CIA, finanziata con “valigie di dollari”; Solidarność come strumento del Vaticano per riconquistare l’Est; la NATO come regista occulta degli scioperi. Le parole d’ordine erano sempre le stesse: “interferenze imperialiste”, “controrivoluzionari”, “burattini del capitale”. Eppure, in Italia, nonostante questa narrazione, nessuno ci credeva davvero. L’opinione pubblica rimase saldamente a fianco della Polonia. Quando nel 1990 cadde Jaruzelski, e poco dopo il Muro di Berlino e l’Unione Sovietica, da destra a sinistra tutti applaudirono. Se al posto di Eltsin ci fosse stato Putin… Proviamo ora un esercizio di immaginazione. Se nel 1991 al Cremlino fosse salito Putin, e nel 1992 avesse invaso la Polonia per riconquistare gli ex satelliti sovietici, come avrebbero reagito i nostri partiti, i sindacati, i movimenti cattolici? “Né con Putin né con la NATO!” “Basta armi alla Polonia!” “La colpa è di Wałęsa, guerrafondaio che rischia di trascinarci nella Terza guerra mondiale!” Eppure oggi, di fronte all’Ucraina aggredita, simili argomenti circolano ovunque. Dalla Polonia all’Ucraina: nulla è cambiato, tranne noi Oggi l’Ucraina di Euromaidan è la Polonia di Solidarność: un popolo che lotta per libertà, democrazia, indipendenza, contro la corruzione e l’oppressione di Mosca. La Russia è rimasta la stessa potenza aggressiva di allora. Quello che è cambiato siamo noi. Un’opinione pubblica più fragile, bombardata dai social e dai fiumi di denaro che alimentano la disinformazione, oggi cade facilmente nelle trappole della propaganda russa. Così prendono piede narrazioni tossiche: il “complotto NATO”, i “nazisti ucraini”, le presunte “ragioni di Putin”. E nel frattempo, partiti populisti senza bussola ideale né principi etici inseguono solo sondaggi e paure degli elettori, oscillando a seconda di come tira il vento. Il mondo alla rovescia Nei talk show italiani si arriva persino a capovolgere la storia: Wałęsa trasformato in guerrafondaio, la NATO come principale colpevole, Jaruzelski e l’Unione Sovietica come vittime da compatire. Un rovesciamento che negli anni ’80 sarebbe stato impensabile. Eppure eccoci qui, trent’anni dopo, in un mondo dove chi difende la libertà è accusato di provocare la guerra, e chi la scatena viene giustificato.

Francesco

38,999 次观看 • 1 年前