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Ana Sayfaya Dön

siamo internazionali

11,405 görüntüleme • 1 ay önce •via X (Twitter)

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Benzer Videolar

Antonio è tornato, e con lui, un pezzo della nostra umanità. Antonio Mazzeo, uno dei due italiani a bordo della Handala, è rientrato in Italia dopo 48 ore da ostaggio nelle mani delle autorità israeliane. Era parte di una missione civile, pacifica, umanitaria, ma è stato trattato come un criminale. Tony La Piccirella, invece, è ancora trattenuto. Aspettiamo il suo ritorno, e non smetteremo di fare pressione finché non sarà di nuovo libero. Israele ha sequestrato 21 persone in acque internazionali, a poche miglia dalle coste egiziane, in un punto dove non ha alcuna giurisdizione. Un atto di forza, un’aggressione, una violazione del diritto internazionale. E anche se avesse avuto quel diritto, che non aveva, il diritto internazionale proibisce in modo chiaro di impedire l’ingresso di aiuti umanitari diretti a una popolazione sotto genocidio. Noi siamo dalla parte della legalità, Israele no. E chi non prende posizione è complice. Ad Ashdod, la polizia israeliana ha mostrato il suo vero volto: violenza, disprezzo, umiliazione. Così vengono accolti uomini e donne che portano aiuti, che portano speranza. Così viene trattata la solidarietà, in un mondo capovolto, dove chi salva viene perseguito e chi bombarda viene applaudito. Nel frattempo, a Gaza, continua il massacro, un genocidio che si consuma nell’impunità, alla luce del sole, nel silenzio vile dei governi occidentali. E l’Italia? Lo sapeva. Sapeva benissimo cosa sarebbe potuto accadere, e ha scelto deliberatamente di non muovere un dito. Nessuna protezione per i propri cittadini, nessuna pressione diplomatica, nessuna condanna, solo complice passività. È questo il vostro “sovranismo”, Giorgia Meloni? Lasciare che uno Stato straniero sequestri cittadini italiani in acque internazionali, calpesti ogni principio del diritto internazionale e violi la nostra sovranità nazionale sotto i vostri occhi? Dov’è finito il patriottismo di comodo di chi pretende di far rispettare le leggi internazionali, agli altri? Antonio e Tony hanno fatto ciò che lo Stato si rifiuta di fare. Hanno sfidato il blocco, hanno scelto di stare dalla parte della vita, con pochi mezzi, con enorme coraggio. Hanno incarnato la dignità in un tempo di codardia. Mentre i potenti di questo Paese piangono in TV e stringono mani insanguinate, Antonio ha scelto di agire, di esserci, di mettere il proprio corpo a servizio della giustizia, non della propaganda. Grazie Antonio, perché mentre chi ci governa parla di “valori” mentre li tradisce, tu hai portato dignità dove regna l’orrore, hai scelto l’umanità quando la maggior parte sceglie l’indifferenza, hai ricordato a tutti che la disobbedienza, quando serve a salvare vite, non è un reato, è un dovere.

𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚

35,704 görüntüleme • 1 yıl önce

SIAMO IN GUERRA. #USA #IranWar‌ #Sardegna #Italia #NATO #UNIFIL 🔴🔴🔴 È arrivato stamane alle 11.30 all'aeroporto civile di Cagliari, il decollo verso #Beirut, nel cuore del #Libano in guerra, alle 13.56, in ritardo di oltre un'ora rispetto alle 12.30 preventivate! 🔴 Si tratta di un Boeing 767 dell'Air Force italiana destinato a trasportare non meno di 100/150 militari della Brigata Sassari nel cuore del conflitto tra Israele e il Libano, tra Iran e Stati Uniti! 🔴 Un viaggio irresponsabile, deciso da uno Stato che non è in grado nemmeno di interpretare le mutate condizioni nello scenario internazionale, e ridefinire immediatamente le missioni militari, prima di tutto per garantire la sicurezza dei militari! 🔴 Missioni che, ribadisco, considero inutili, pericolose, funzionali solo a foraggiare le industrie belliche e il sistema affaristico che ruota intorno! 🔴 Missioni internazionali non hanno mai ottenuto nessun concreto risultato, se non la continua esposizione ai rischi e pericoli! 🔴 Il volo, con centinaia di militari sardi, è diretto in Libano per la missione UNIFIL, proprio mentre in quell’area è in corso una delle guerre più pericolose degli ultimi anni, con lanci di missili tra Hezbollah e Israele, bombardamenti lungo il confine e un allargamento sempre più grave del conflitto! 🔴 Ed è inevitabile farsi una domanda: ha senso continuare a mandare militari (sardi) in missione in una zona dove non c’è pace, dove non esistono più regole e dove non vengono rispettati nemmeno ospedali, civili e personale medico? 🔴 UNIFIL è una missione di interposizione, con regole d’ingaggio limitate! vuol dire stare in mezzo tra i due fronti di guerra! 🔴 Lo capisce chiunque, in questo momento, stare in quella posizione è da irresponsabili! 🔴 Le regole di ingaggio sono chiare: i militari possono usare la forza solo per autodifesa e non possono intervenire realmente per fermare gli scontri! 🔴 Questo significa che vengono schierati in mezzo a un conflitto vero senza avere nessuno strumento per controllarlo o impedirlo, costretti a restare asserragliati in bunker sotterranei. 🔴 Quando le parti non rispettano più nulla, una missione di peacekeeping diventa solo presenza simbolica. E la presenza simbolica non ferma i missili, è inutile e drammaticamente pericolosa! 🔴🔴🔴 Missioni inutili: dopo quasi vent’anni di missione in Libano il risultato è evidente, Hezbollah è ancora armato, il confine è ancora instabile e il rischio di guerra si è trasformato in guerra senza confini! 🔴 Nel frattempo si continuano a spendere miliardi per missioni internazionali, logistica, apparati militari, forniture e strutture operative, mentre si dice che non ci sono risorse per servizi essenziali! 🔴 E in nome di questo meccanismo si continua a mandare uomini in aree sempre più pericolose, senza che possano nemmeno intervenire davvero! 🔴 Il rispetto per i militari non consiste nel mandarli irresponsabilmente ovunque. 🔴 Rispettare i militari significa evitare missioni che oggi, più che garantire la pace, sembrano solo costose, inutili e sempre più rischiose! 🔴🔴🔴 Ma le industrie belliche vogliono le guerre e le missioni internazionali, per continuare a guadagnare da nefasti conflitti alimentari da affari e venditori di morte! - Mauro Pili su FB

Sabrina F.

28,056 görüntüleme • 5 ay önce

🚨🚨🚨🇻🇪🇵🇦 Importante. María Corina Machado sfida il regime venezuelano: sono a Panama, pronta a tornare. Ho tradotto il suo messaggio ai venezuelani per voi: “Miei cari venezuelani, sono nella città di Panama, da dove avevo previsto di partire per il Venezuela. Il regime ha chiuso lo spazio aereo del nostro Paese per cercare di impedirlo. Voglio tornare in Venezuela per essere al vostro fianco in queste ore strazianti. Voglio che le mie mani si uniscano alle vostre nella ricerca, nel conforto e nell’abbraccio. Il 24 giugno il mio ritorno in Venezuela è diventato improrogabile, per affrontare insieme questa catastrofe come fa una famiglia, unita, quando uno dei suoi membri soffre. Il regime vuole bloccare il mio ritorno in Venezuela, così come quello di molti compatrioti che vogliono tornare per prestare aiuto. Come ha cercato di bloccare il generoso lavoro di migliaia di cittadini che distribuiscono cibo e medicine, come ha bloccato il viaggio delle squadre di soccorritori internazionali rimaste ferme negli aeroporti, come pretende di bloccare il lavoro dei giornalisti che cercano la verità. Bloccare l’informazione e manipolarla, in situazioni come queste, produce ancora più vittime. Vogliono seppellire la verità, mentre noi venezuelani vogliamo seppellire i nostri morti con dignità. Sarò in Venezuela per aiutare a coordinare e a incoraggiare gli sforzi dei cittadini nell’emergenza e nella ricostruzione. Sarò in Venezuela per piangere insieme le nostre perdite. Per pregare insieme, per abbracciarci, per organizzarci; perché anche da questa ci rialzeremo. Il regime è arrivato al punto estremo di chiudere lo spazio aereo commerciale del Venezuela per impedire il mio ingresso. Cancellare i voli di tutte le compagnie aeree in un momento di emergenza è qualcosa di assolutamente inconcepibile. Hanno dovuto fare marcia indietro, ma hanno minacciato chi vuole facilitare il mio ritorno. Non si tratta di me; siamo migliaia e migliaia a voler andare. È un Paese intero in lutto che ha bisogno di consolarsi unito. In questo momento sono disposta a fare tutto ciò che sarà necessario, a parlare con chiunque sarà necessario, per coordinare e servire la nostra gente. Sono pronta, e sono vicina al Venezuela. E farò tutto ciò che sarà necessario per incontrarci là”. Scarica l’app del Blog per restare aggiornato: Iscriviti ora:

Dario D'Angelo

11,842 görüntüleme • 2 ay önce

Ho tradotto e sottotitolato l'intervento del ministro degli Esteri polacco Sikorski all'ONU l'altro ieri, alla vigilia dell'anniversario della guerra contro l'Ucraina, in primis, perché è una risposta molto puntuale, detta anche "blast" o "sdeng", a Vasily Nebenzya, ma anche perché è un ottimo mini Bignami anti-propaganda russa. Utile anche per chi non parla l'inglese. Ascoltatelo, leggetelo: “Signora Presidente, mi associo alle parole del ministro Kuleba dell'Ucraina e dei miei colleghi dell'Unione europea. Ma sono stupito dal tono e dal contenuto della presentazione dell'ambasciatore russo. E ho pensato di poter essere utile correggendo il record. L'ambasciatore Nebenzya ha definito Kyiv i clienti dell'Occidente. In realtà, Kyiv sta combattendo per essere indipendente da chiunque. Li chiama un regime criminale di Kyiv. Nei fatti, l'Ucraina ha un governo democraticamente eletto. Li chiama nazisti. Beh, il Presidente è ebreo, il Ministro della Difesa è musulmano e non hanno prigionieri politici. Ha detto che l'Ucraina sta sguazzando nella corruzione. Beh, Alexei Navalny ha documentato quanto sia onesto e pieno di integrità il suo paese. Ha dato la colpa della guerra al neocolonialismo degli degli Stati Uniti. Nei fatti, è la Russia che ha cercato di sterminare l'Ucraina nel XIX secolo, di nuovo sotto i bolscevichi, ed è il terzo tentativo. Ha detto che siamo prigionieri della russofobia. Fobia significa paura irrazionale. Tuttavia, siamo minacciati quasi ogni giorno dall'ex presidente della Russia e dai propagandisti di Putin con l'annientamento nucleare. Sostengo che non è irrazionale. Quando la Russia ci minaccia, noi ci crediamo. Ha detto che ci stiamo rifiutando di riconoscere gli interessi della Russia in materia di sicurezza. - Non è vero. Abbiamo iniziato a riarmarci solo quando la Russia ha iniziato ad invadere i suoi vicini. Ha anche detto che la Polonia ha attaccato la Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. - Di cosa sta parlando? È l'Unione Sovietica che ha attaccato la Polonia insieme alla Germania nazista il 17 settembre 1939. Hanno persino tenuto una parata della vittoria congiunta il 22 settembre. Dice che la Russia ha sempre solo respinto l'aggressione. Che cosa facevano le truppe russe alle porte di Varsavia nell'agosto del 1920? Erano in un'escursione topografica? No, la verità è che per ogni volta che la Russia è stata invasa, essa ha invaso dieci volte. Dice che questa è una guerra per procura perfida dell'Occidente. Il mio consiglio è di non cadere nella trappola occidentale. Ritirate le vostre truppe ai confini internazionali ed evitate questo complotto occidentale. Dice anche che c'è stato un colpo di stato illegale in Ucraina a Kyiv nel 2014. Beh, io c'ero. Non c'e' stato nessun colpo di stato. Il presidente Yanukovych ha assassinato un centinaio di suoi compatrioti ed è stato rimosso dal suo incarico da un parlamento ucraino democraticamente eletto, compreso il suo stesso partito, il Partito delle regioni. E, infine, sta dicendo che noi, l'Occidente, stiamo in qualche modo cercando di convincerci che la Russia potrà mai essere sconfitta. Beh, la Russia non ha vinto la guerra di Crimea. Non ha vinto la guerra russo-giapponese. Non ha vinto la Prima Guerra Mondiale. Non ha vinto la battaglia di Varsavia. Non ha vinto in Afghanistan. E non ha vinto la Guerra Fredda. Ma c'è una buona notizia. Dopo ogni fallimento, ci sono state riforme. Tale demagogia non è degna di un membro permanente del Consiglio di sicurezza. Ma quello che l'ambasciatore ha è riuscito a fare è ricordarci perché abbiamo resistito al dominio sovietico e a cosa l'Ucraina sta resistendo ora. Hanno fallito nel sottometterci. Non riusciranno a soggiogare l'Ucraina e noi ora. Vi ringrazio molto.”

Han Skelsen

109,010 görüntüleme • 2 yıl önce

È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.

Savino Balzano

114,829 görüntüleme • 1 yıl önce

Neppure Banca Etica può aprire un conto a Francesca Albanese. Lo spiega, in un conciso e desolante intervento alla Camera, proprio Nazzareno Gabrielli, direttore generale dell'istituto di credito. Gabrielli illustra come la finanza europea sia al guinzaglio di quella statunitense - e quindi di Trump - che ha la forza e le leggi per minacciare una libera cittadina italiana - colpevole di usare solo le armi dell'intelletto - quando intende aprire un conto corrente nel suo stesso Paese. Ad Albanese sono stati congelati i beni posseduti negli Stati Uniti e sono contemplate durissime misure nei confronti di chiunque abbia relazioni economiche con lei, compresi i familiari. La fotografia di una deriva antidemocratica grave che, sebbene abbia solo accresciuto la popolarità della giurista nel mondo - è di ieri la presenza a Wembley di fronte a 12mila persone - non trova sufficiente eco nell'opinionismo "integrato" (che spesso non vuole rogne, o accollarsi storie troppo divisive) né la minima solidarietà da parte di un Quirinale che, evidentemente, non vuole dare troppi grattacapi al governo Meloni. «Banca Etica ha ricevuto nei mesi scorsi la richiesta della dottoressa Francesca Albanese di aprire un conto corrente. Abbiamo accolto questa domanda con la volontà e il desiderio di poter offrire i nostri servizi a una persona che stimiamo e che svolge un incarico delicato e prezioso sul mandato delle Nazioni Unite a difesa dei diritti umani. Nel corso delle verifiche necessarie previste dalla normativa italiana ed europea in materia di antireciclaggio e contrasto al finanziamento al terrorismo è emerso che la dottoressa Albanese risulta inserita nelle liste sanzionatorie statunitensi, in particolare la Specially Designated Nationals and Blocked Persons List ("SDN") del Treasury's Office of Foreign Assets Control ("OFAC"). La normativa nazionale, in particolare il decreto legislativo 109 del 2007 che recepisce i regolamenti comunitari, impone alle banche di controllare che i dati identificativi dei clienti non coincidano con quelli presenti nelle liste di soggetti sanzionati. In caso di corrispondenza, come nel caso in questione, scatta un alert bloccante per il rischio che la banca riceva gravi sanzioni in caso di apertura del conto corrente. Le liste OFAC, pur essendo emanate da un organismo statunitense, condizionano l'intero sistema finanziario globale. Le banche europee che non le rispettano possono essere colpite da sanzioni secondarie che comportano l'impossibilità di operare in dollari, l'esclusione dai circuiti internazionali di pagamento e persino sanzioni pecuniarie importi sostenibili, insostenibili anzi. Di fronte a questo quadro non abbiamo avuto margini di scelta. Aprire un conto corrente intestato alla dottoressa Albanese finché sarà inserita nella lista delle persone segnalate esporrebbe Banca Etica al rischio di vedere compromessa la propria operatività internazionale con conseguenze drammatiche per tutti i nostri soci e clienti. Quindi il non aprire un conto corrente è stata una decisione sofferta ma in qualche modo obbligata, presa eccezionalmente anche col coinvolgimento diretto del consiglio di amministrazione della banca. Una scelta che non rappresenta in alcun modo un giudizio sulla persona o sul suo operato, ma è l'effetto di vincoli normativi e procedurali che si impongono a tutte le banche. Siamo consapevoli della gravità di questa situazione. Quando strumenti pensati per colpire attività criminali o terroristiche finiscono per impedire a una rappresentante delle Nazioni Unite di esercitare diritti elementari, come aprire un conto corrente, si crea una distorsione che mette in discussione i principi stessi di giustizia e di libertà. Banca Etica continuerà nel proprio ruolo a richiamare l'attenzione delle istituzioni su questi limiti perché crediamo che il sistema finanziario non possa trasformarsi in un meccanismo di esclusione finanziaria ingiustificata. Concludo rinnovando alla dottoressa Albanese la nostra solidarietà e la nostra stima per il suo lavoro a favore della pace per il popolo palestinese, e auspicando che le istituzioni possano contribuire a rimuovere quanto prima un'ingiustizia che la riguarda direttamente ma che riguarda anche il corretto funzionamento della democrazia e del diritto internazionale».

Paolo Mossetti

324,552 görüntüleme • 11 ay önce

🚨🪖🇺🇦🇪🇺🇷🇺 Nella NATO non lo vogliono: hanno paura del suo coraggio. In Europa aspettano a farlo entrare: non riescono a stare al passo con la Storia. E in Occidente non capiscono: che questo signore è un gigante, che il suo coraggio, quello del popolo ucraino, è proprio ciò che ci è mancato di più in questi ultimi 10-15 anni. Io non lo so - tra qualche mese, tra qualche anno - che tipo di sensazione proverò, proveremo, rileggendo questo discorso. E non significa essere d'accordo su tutto ciò che dice. Io ad esempio non lo sono. Non credo che la soluzione ai problemi sia la creazione delle Forze Armate Europee. Non la vedo come una soluzione percorribile nel breve-medio termine, che è l'orizzonte su cui siamo costretti a ragionare. Ma nessuno lo ricorda mai abbastanza: esiste il rischio che un giorno - nessuno può dire quanto vicino, quanto lontano - questa parte di pianeta si svegli di soprassalto, nel cuore della notte, scoprendo che il mondo è cambiato non solo per gli altri. Quel giorno, se arriverà, nessuno potrà accusare Volodymyr Zelensky di non averci messo in guardia. Quel giorno, Dio non voglia che arrivi mai, qualcuno chiederà scusa: probabilmente, quando le scuse non serviranno più a nulla. Il presidente ucraino ha parlato molto, ha toccato diversi argomenti, ha dato delle notizie. Insomma, questo intervento meritava di essere tradotto. L'ho fatto per voi. Buona lettura. 👇 "All'inizio della Conferenza, ogni Paese di solito condivide la propria posizione e le proprie priorità, ufficialmente, apertamente o attraverso colloqui informali con i giornalisti e i partner. E quest'anno, un Paese che non era nemmeno stato invitato ha comunque fatto sentire la propria presenza. Un Paese di cui tutti parlano qui, ma non in senso positivo. La notte prima di Monaco quest'anno, un drone d'attacco russo ha colpito il sarcofago che copriva il quarto reattore in rovina della centrale nucleare di Chernobyl. Era un drone “Shahed” modificato, un drone russo, una tecnologia che l'Iran ha passato alla Russia. La sua testata trasportava almeno 50 chilogrammi di esplosivo. E vediamo questo come una mossa profondamente simbolica da parte della Russia, da parte di Putin. (...) Recentemente abbiamo parlato con il presidente Trump e il suo team di energia nucleare della più grande centrale nucleare d'Europa, la nostra centrale di Zaporizhzhia, attualmente occupata dalla Russia. E la Russia ha risposto inviando un drone per colpire il sarcofago di Chernobyl, che contiene polveri e scorie radioattive. E questa non è solo follia. Questa è la posizione della Russia. Un Paese che lancia attacchi del genere non vuole la pace. Non la vuole. Non si sta preparando al dialogo. Quasi ogni giorno, la Russia ci lancia contro fino a un centinaio, o anche più, di droni Shahed. Ogni giorno. E ci sono regolari attacchi con missili balistici. E un costante aumento di bombardamenti aerei. Ma non è tutto. Quest'anno Mosca ha in programma di creare 15 nuove divisioni, per un totale di 150.000 soldati. Più degli eserciti nazionali della maggior parte dei paesi europei. La Russia continua ad aprire nuovi centri di reclutamento militare ogni settimana. E Putin può permetterselo: i prezzi del petrolio sono ancora abbastanza alti da permettergli di ignorare il mondo. E abbiamo intelligence certa che quest'estate la Russia ha in programma di inviare truppe in Bielorussia con il pretesto di “esercitazioni”. Ma è esattamente così che hanno schierato le forze prima dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina tre anni fa. Questa forza russa in Bielorussia è destinata ad attaccare l'Ucraina? Forse. O forse no. O forse è destinata a voi. Lasciate che vi ricordi che la Bielorussia confina con tre Paesi della NATO. È diventata di fatto un punto d'appoggio per le operazioni militari russe. Secondo Putin e Lukashenko, la Bielorussia ospita ora armi proibite: missili a medio raggio e persino armi nucleari. Putin vede chiaramente la Bielorussia come un'altra provincia russa.E dobbiamo essere realistici: se qualcuno sta allestendo una piattaforma di lancio militare, dobbiamo chiederci: cosa dovremmo fare al riguardo? E, cosa più importante: cosa possiamo fare prima del prossimo attacco, della prossima invasione? Ricordate, ci sono già state provocazioni ai confini polacchi e lituani con la Bielorussia, crisi migratorie, organizzate dall'intelligence russa per fomentare il caos in Europa. Ma se la prossima volta non si trattasse di migranti? E se si trattasse di truppe russe? O di truppe nordcoreane? Non sbagliatevi: i nordcoreani non sono deboli. Stanno imparando a combattere, a combattere la guerra moderna. E i vostri eserciti? Sono pronti? E se la Russia lanciasse un'operazione sotto falsa bandiera o semplicemente senza alcuna insegna dalla Bielorussia, come è avvenuto con la Crimea nel 2014, quanto velocemente risponderebbero gli alleati? E risponderebbero? Ieri, qui a Monaco, il vicepresidente degli Stati Uniti ha chiarito: decenni, ha detto, decenni della vecchia relazione tra Europa e America stanno finendo. D'ora in poi, le cose saranno diverse e l'Europa deve adattarsi a questo. Signore e signori, io credo nell'Europa. E sono sicuro che anche voi ci credete. E vi esorto ad agire, per il vostro bene e per il bene dell'Europa, gente d'Europa, delle vostre nazioni, delle vostre case, dei vostri figli e del nostro futuro comune. Perché questa Europa deve diventare autosufficiente, unita dalla forza comune, ucraina ed europea. In questo momento, l'esercito ucraino, sostenuto dagli aiuti internazionali (grazie mille), sta tenendo a bada la Russia. Ma se non lo facciamo noi, chi lo farà? Davvero, siamo onesti: ora non possiamo escludere la possibilità che l'America dica “no” all'Europa su questioni che la minacciano. Molti leader hanno parlato di un'Europa che ha bisogno di un proprio esercito, di una propria forza militare, un esercito europeo. E credo davvero che sia giunto il momento. Le forze armate europee devono essere create. Non è più difficile che resistere agli attacchi russi, come abbiamo già fatto. Ma non si tratta solo di aumentare la spesa per la difesa in rapporto al PIL. Il denaro è necessario, certo, ma da solo non fermerà un assalto nemico. Le persone e le armi non sono gratis, ma ancora una volta non si tratta solo di budget. Si tratta di far capire alle persone che devono difendere la propria casa. Senza l'esercito ucraino, gli eserciti europei non saranno sufficienti a fermare la Russia. È la realtà di oggi. Solo il nostro esercito in Europa ha una reale e moderna esperienza sul campo di battaglia. Ma anche il nostro esercito da solo non basta. E abbiamo bisogno di ciò che voi potete fornire. Armi. Addestramento. Sanzioni. Finanziamenti. Pressione politica. E unità. Tre anni di guerra su larga scala hanno dimostrato che abbiamo già le basi per una forza militare europea unita. E ora, mentre combattiamo questa guerra e gettiamo le basi per la pace e la sicurezza, dobbiamo costruire le Forze Armate dell'Europa. In modo che il futuro dell'Europa dipenda solo dagli europei e le decisioni sull'Europa siano prese in Europa. Ecco perché stiamo parlando con i leader europei e con gli Stati Uniti di contingenti militari che possano garantire la pace, non solo in Ucraina, ma in tutta Europa. Ed è per questo che stiamo sviluppando una produzione congiunta di armi, in particolare droni. In particolare. Il modello danese, ad esempio, di investimenti comuni per la produzione di armi nel nostro Paese sta già funzionando bene, con grande successo. Solo l'anno scorso, grazie agli sforzi dell'Ucraina e dei suoi partner, abbiamo prodotto oltre 1,5 milioni di droni di vario tipo. L'Ucraina è ora il leader mondiale nella guerra dei droni. Questo è il nostro successo. Ma è anche il vostro successo, naturalmente. E tutto ciò che costruiamo per la nostra difesa in Ucraina rafforza anche la vostra sicurezza. E lo stesso dovrebbe valere per l'artiglieria, la difesa aerea, le tecnologie e i veicoli corazzati. Tutto ciò che serve per proteggere le vite umane nella guerra moderna dovrebbe essere prodotto in Europa, completamente. L'Europa ha tutto ciò che serve. L'Europa deve solo unirsi e iniziare ad agire in modo che nessuno possa dire “No” all'Europa, comandarla a bacchetta o trattarla come un peso morto. Non si tratta solo di accumulare armi. Si tratta di posti di lavoro, leadership tecnologica e forza economica per l'Europa. Lo scorso autunno, nel mio Piano della Vittoria, ho proposto di sostituire parte della presenza militare statunitense in Europa con forze ucraine, se l'Ucraina entrerà nella NATO, ovviamente. Se gli stessi americani decidono di andare in questa direzione, diminuendo la loro presenza, non è una buona cosa, ovviamente, è molto pericoloso, ma noi tutti in Europa dobbiamo essere pronti. E ho iniziato a discuterne anche prima delle elezioni americane perché potevo vedere dove stava andando la politica americana. Ma l'America deve capire dove sta andando l'Europa. E questa direzione della politica europea non dovrebbe essere solo promettente, dovrebbe far sì che l'America voglia stare al fianco di un'Europa forte. Questo è assolutamente possibile. Ne sono sicuro. E dobbiamo tracciare questa rotta; l'Europa deve decidere il proprio futuro. Dobbiamo avere fiducia nella nostra forza, in modo che gli altri non abbiano altra scelta che rispettare il potere dell'Europa. E senza un esercito europeo, questo è impossibile. Ancora una volta: l'Europa ha bisogno delle proprie forze armate. E so, so che Mark Rutte, il mio buon amico, mi sta ascoltando in questo momento. Mark, amico mio, non si tratta di sostituire l'Alleanza. Si tratta di rendere il contributo dell'Europa al nostro partenariato pari a quello dell'America. E abbiamo bisogno dello stesso approccio quando si tratta di diplomazia: lavorare insieme per la pace. L'Ucraina non accetterà mai accordi fatti alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento. E la stessa regola dovrebbe valere per tutta l'Europa. Nessuna decisione sull'Ucraina senza l'Ucraina. Nessuna decisione sull'Europa senza l'Europa. L'Europa deve avere un posto al tavolo quando si prendono decisioni che la riguardano. Tutto il resto non conta. Se veniamo esclusi dai negoziati sul nostro futuro, allora perdiamo tutti. Guardate cosa sta cercando di fare Putin adesso. Questo è il suo gioco. Putin vuole colloqui individuali con l'America, proprio come prima della guerra, quando si incontrarono in Svizzera e sembravano voler spartirsi il mondo. Poi, Putin cercherà di far sì che il presidente degli Stati Uniti si presenti sulla Piazza Rossa il 9 maggio di quest'anno non come leader rispettato, ma come un oggetto di scena nella sua stessa esibizione. Non abbiamo bisogno di questo. Abbiamo bisogno di un vero successo. Abbiamo bisogno di una vera pace. Alcuni in Europa potrebbero non comprendere appieno ciò che sta accadendo a Washington in questo momento. Ma concentriamoci sulla comprensione di noi stessi, proprio qui, in Europa. Dobbiamo dare forza all'Europa prima di tutto. L'America ha bisogno dell'Europa? Come mercato, sì. Ma come alleato? Non lo so. Perché la risposta sia “sì”, l'Europa ha bisogno di una voce unica, non di una dozzina di voci diverse. Anche coloro che vanno regolarmente a Mar-a-Lago devono far parte di un'Europa forte, perché al presidente Trump non piacciono gli amici deboli. Lui rispetta la forza. (...) Alcuni in Europa potrebbero essere frustrati da Bruxelles. Ma siamo chiari: se non Bruxelles, allora Mosca. La decisione spetta a voi. Questa è geopolitica. Questa è storia. Mosca farà a pezzi l'Europa se noi, come europei, non ci fidiamo gli uni degli altri. Qualche giorno fa, il presidente Trump mi ha parlato della sua conversazione con Putin. Non ha mai menzionato che l'America ha bisogno dell'Europa a quel tavolo. Questo la dice lunga. I vecchi tempi sono finiti, quando l'America sosteneva l'Europa solo perché lo aveva sempre fatto. Ma il presidente Trump una volta ha detto: “Ciò che conta non è la famiglia in cui sei nato, ma quella che costruisci”. Dobbiamo costruire il rapporto più stretto possibile con l'America e, sì, un nuovo rapporto, ma come europei, non solo come nazioni separate. Ecco perché abbiamo bisogno di una politica estera unificata, una diplomazia coordinata, la politica estera dell'Europa comune. E che la fine di questa guerra sia il nostro primo successo condiviso in questa nuova realtà. E stiamo già lavorando per assicurarci che il 24 febbraio, terzo anniversario dell'invasione su vasta scala della Russia, possiamo riunirci a Kyiv e online. Tutti i leader europei. Tutti i partner chiave che difendono la nostra sicurezza. Dalla Spagna alla Finlandia. Dalla Gran Bretagna alla Polonia. Da Washington a Tokyo. Questo incontro deve fornire una visione chiara per i nostri prossimi passi: pace, garanzie di sicurezza e futuro della nostra politica collettiva. E non credo nelle garanzie di sicurezza senza l'America, perché sarebbero solo deboli. Ma l'America non offrirà garanzie a meno che quelle dell'Europa non siano forti. Inoltre, non escluderò l'adesione all'Alleanza Atlantica per l'Ucraina. Ma in questo momento, il membro più influente della NATO sembra essere Putin, perché i suoi capricci hanno il potere di bloccare le decisioni della NATO. E questo nonostante sia stato l'esercito ucraino a fermare la Russia, non un paese della NATO, non le truppe della NATO, ma solo il nostro popolo e il nostro esercito. Non ci sono eserciti stranieri che combattono dalla parte dell'Ucraina in questa guerra. Ma Putin ha perso quasi 250.000 soldati in questa guerra. Più di 610.000 sono stati feriti. Solo nella battaglia di Kursk, le nostre truppe hanno eliminato quasi 20.000 soldati russi. Abbiamo completamente distrutto le unità nordcoreane che Putin ha dovuto portare perché le sue forze non erano sufficienti a contenere la nostra controffensiva. Da oltre sei mesi, gli ucraini mantengono una posizione di forza all'interno del territorio russo, anche se è stata la Russia a voler creare una “zona cuscinetto” all'interno del nostro paese, in Ucraina. Sono orgoglioso dell'Ucraina. Sono orgoglioso del nostro popolo. Ma ora chiedo a voi, a ciascuno di voi, di rispondere onestamente a questa domanda: se la Russia venisse per voi, il vostro esercito potrebbe combattere allo stesso modo? Non voglio che nessuno debba mai scoprirlo, Dio non voglia. Ecco perché stiamo parlando di garanzie di sicurezza. Ed ecco perché crediamo che il nucleo di qualsiasi garanzia di sicurezza per l'Ucraina debba essere l'adesione alla NATO. O, se non quello, allora condizioni che ci permettano di costruire un'altra NATO, proprio qui in Ucraina. Perché a un certo punto ci sarà un confine tra guerra e pace. Dove tracciare quel confine e quanto deve essere forte dipende da noi. La mia proposta: il confine orientale dell'Ucraina, il confine orientale della Bielorussia, i confini orientali degli Stati baltici, il confine orientale della Finlandia. Questa è la linea di sicurezza più forte per tutti noi in Europa perché è la linea del diritto internazionale. E ricordiamo ancora cos'è il diritto internazionale? Siamo onesti, il diritto internazionale, queste due parole, suonano già un po' obsolete. Ma credo che la missione dell'Europa sia quella di assicurarsi che il diritto internazionale continui a contare. E infine, un ultimo punto. Quali garanzie di sicurezza può offrire Putin? Prima della guerra, molti dubitavano che le istituzioni ucraine potessero resistere alla pressione russa e di Putin. Ma alla fine è stato Putin a dover affrontare una ribellione armata dall'interno. È stato lui a dover difendere la propria capitale dai suoi stessi signori della guerra. Questo da solo dimostra la sua debolezza. Quindi cosa succederà al milione di soldati russi che attualmente combattono in Ucraina? Dove combatteranno se non in Ucraina? Questo è il motivo per cui non possiamo semplicemente accettare un cessate il fuoco senza reali garanzie di sicurezza, senza pressioni sulla Russia, senza un sistema per tenerla sotto controllo. Per combatterci, Putin ha ritirato truppe dalla Siria, dall'Africa, dal Caucaso, persino da alcune parti della Moldova. E in questo momento, deve affrontare una carenza di forze combattenti. E se questa guerra finisse nel modo sbagliato, avrà un surplus di soldati esperti di battaglia che non sanno fare altro che uccidere e saccheggiare. E questo è un altro motivo per cui questa guerra non può essere decisa solo da pochi leader: non da Trump e Putin, non da me e Putin, non da nessuno qui a Monaco che si sieda da solo con Putin. Dobbiamo fare pressione insieme per ottenere una vera pace. Putin non può offrire vere garanzie di sicurezza. Non solo perché è un bugiardo, ma perché la Russia, allo stato attuale, ha bisogno della guerra per mantenere il potere. E il mondo deve essere protetto da questo. Quindi, primo: le forze armate europee come aggiornamento della NATO. Secondo: una politica estera comune europea. Terzo: il livello di cooperazione europea che Washington deve prendere sul serio. Quarto: il diritto internazionale. E quinto: mantenere tutta la pressione sulla Russia perché è quella pressione che garantisce la pace, non le parole di Putin, non solo qualche documento. Putin mente. È prevedibile. Ed è debole. Dobbiamo approfittarne ora, non più tardi. E dobbiamo agire come Europa e non come un gruppo di persone separate. Alcuni dicono che il nuovo anno non inizia il 1° gennaio, ma con la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Questo nuovo anno inizia ora e che sia l'anno dell'Europa, unita, forte, sicura e in pace. Pace per l'Ucraina. Pace per l'Europa. Pace per tutto il mondo. Per tutte le vostre famiglie. Grazie mille". C'è un duro lavoro dietro questo articolo. Se pensi che questo spazio di informazione sia importante, ti chiedo di sostenerlo in due modi molto semplice: 1) Iscriviti al Blog: 2) Scarica l'app per iPhone del Blog: Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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