Loading video...

Video Failed to Load

Go Home

#Sinner a 17 anni, quando conviveva con altri ragazzi per dividere le spese. L'umiltà che aveva da ragazzo era la stessa che lo contraddistingue oggi che è milionario e famoso in tutto il mondo. Ragazzo, uomo, atleta MERAVIGLIOSO! Jannik Sinner

72,776 views • 9 months ago •via X (Twitter)

0 Comments

No comments available

Comments from the original post will appear here

Related Videos

Onore a Jannik #sinner per la sua splendida finale. Ma a te, Nole #djokovic, non possiamo che dire ancora una volta: GRAZIE. #wimbledon “Avrò avuto 14 o 15 anni quando l'ho visto allenarsi per la prima volta a Montecarlo. Fu lì che ci scattammo quella foto. Io indossavo una felpa blu, me lo ricordo, e avevo i capelli lunghi. La prima volta che incontri qualcuno così è incredibile, perché in quel momento lo senti completamente irraggiungibile. Poi giocammo l’uno contro l’altro per la prima volta e pensai che mi sarebbe piaciuto vincere anche solo un game. La prima volta che l'ho battuto è stata qualcosa di completamente surreale per me. So che posso vincere se gioco bene, ma so anche che posso perdere.” Queste parole non vengono da un tifoso qualunque. Vengono da Jannik Sinner. E racchiudono, in un brivido solo, tutto quello che abbiamo vissuto oggi sull'erba di Wimbledon. Perché oggi è andato in scena il Match con la M maiuscola: la semifinale che vedeva il Maestro assoluto contro l’Allievo predestinato. Il più grande Tennista di tutti i tempi contro colui che in molti, ormai, definiscono apertamente il "Djokovic 2.0" (con buona pace di chi sostiene Jannik solo per il gusto effimero di fare il detrattore di Nole). Oggi, sotto la bella luce pomeridiana del Campo centrale, sono partiti entrambi determinati. Novak ha provato da subito a spingere più del solito ma anche Jannik esprimeva un tennis superiore agli ultimi suoi incontri, perché con Djokovic non puoi che fare così. E non c’è moto da dire sull’andamento dei set. Il punteggio di oggi è semplice ed essenziale: 6-4, 6-4, 6-4 per Sinner grazie a un break strappato per ogni set. Tre set specchio, tre set di una violenza, una velocità e una precisione chirurgica mostruose. Nulla da dire, Jannik è stato semplicemente perfetto: una roccia mentale, aggressivo quando serviva, coraggioso nel prendersi il destino tra le mani. Giusto, doveroso e sportivo fargli i complimenti più sinceri. È lui il meritatissimo finalista contro Alexander Zverev, che battendo oggi il britannico Fery è salito al numero 2 del mondo. Onore quindi al vincitore. Ma anche oggi noi non possiamo che guardare oltre il punteggio finale. Perché anche oggi abbiamo assistito ad un altro pezzetto di storia che leggeremo in futuro. Per anni (quanti anni, ragazzi!) ci siamo sentiti ripetere lo stesso, identico, logorante mantra: “Novak non sarà mai amato come Roger e Rafa. Novak non avrà mai il cuore della gente”. E invece oggi, a Wimbledon, quel pubblico che per una vita intera gli aveva voltato le spalle, che lo aveva fischiato, che aveva cercato in ogni modo di spezzare i suoi nervi d'acciaio, oggi era lì solo per lui. Era lì ad applaudire ogni sua difesa impossibile, a esplodere in un boato a ogni punto, a sostenerlo con un affetto viscerale, caldo, finalmente degno della sua immensa grandezza. All'inizio del terzo set qualcuno ha pure urlato: “Puoi ancora farcela, Novak!”. È stato il momento in cui i brividi hanno preso il sopravvento. Perché Novak era lì a sorridere, a godersi il momento e l’affetto che in passato sono mancati. Ci sono voluti 39 anni. Ci sono voluti record frantumati che nessuno potrà mai più anche solo avvicinare. C'è voluta la ricerca ossessiva e carnale della perfezione assoluta nel suo tennis. C'è voluto il momento in cui non ha più nulla, assolutamente NULLA, da dimostrare al mondo, per costringere il pianeta intero a inginocchiarsi e a dargli quel rispetto e quell'amore che meritava da sempre. Oggi, purtroppo, sul piano fisico non è bastato. Venire fuori da una maratona logorante di 5 ore e 15 minuti nei quarti di finale con Felix Auger-Aliassime, e dover scendere in campo oggi contro Sinner, avendo sulle spalle 15 anni in più di lui, ha pesato notevolmente. Nole in fondo lo aveva detto che era piuttosto stanco. Continua sotto nel primo commento ⤵️

Sabrina F.

25,391 views • 1 month ago

Miami 🇺🇸 ✍️ Appunti di viaggio È questa la grandezza di Sinner. Piove, il campo è bagnato, non è possibile giocare. È pericoloso. Rischi di farti male. Una domenica bestiale. Per gli umani, non per Jannik. Perché lui decide che vuole allenarsi per 40' sul centrale prima della finale del doppio femminile. Non importa se piove. Perché vuole toccare la palla verso la sua finale di oggi. Si infila allora tra gli spazzoloni e decide lui che vale la pena provare a giocare. Lehecka invece non prova il campo, non divide lo slot, resta negli spogliatoi. Cahill e Vagnozzi si mettono d'impegno al volo nel ruolo di sparring partner di lusso riempiendo in due il campo. "Vagno" è leggero e non sbaglia una palla come al solito. Cahill pensa dentro di sè durante il palleggio sotto la pioggia a quanto sia matto a 60 anni a fare tutto quello che gli chiede Jannik, compreso il no al suo prepensionamento che pensava di meritare dopo aver girato il mondo più di Marco Polo dopo 4 numeri uno al mondo allenati. Ma il mondo oggi lo comanda Jannik. Il campo è bagnato per gli altri, non per lui. "Pay attention, the court is slippery" gli ricordano gli addetti. Ma non sanno con chi hanno a che fare, of course. Non sanno che se Jannik vuole una cosa ci riesce sempre a farla. Anche a camminare sull'acqua, come accaduto in passato a qualcuno prima di lui. 40' divini, da San Candido a Miami. Perché è dalla rifinitura che parte tutto. È da questi dettagli che si vede il giocatore. È da questi particolari che nascono i record di Jannik. È da questa volontà mostruosa che si diventa Sinner. Partito dalle montagne per scalare l'Everest. A un passo ora dal Paradiso. ✍️ Angelo

Angelo Mangiante

119,613 views • 5 months ago