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Tale madre, tale figlia: @siennathing è stata accompagnata sul red carpet di Londra dalla figlia quattordicenne Marlowe Sturridge, in occasione della première di WAR, la nuova attesissima serie legal thriller targata HBO e Sky. Nata dalla relazione dell'attrice con Tom Sturridge, la 14enne Marlowe pare proprio abbia la stessa...

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Sia chiaro a tutti: non ho alcuna intenzione di spendere una sola parola sul personaggio. È la brutta copia di un altro, che peraltro ai miei occhi bello non è. La bella copia ha quattro voti in croce, questo un decimo di quelli. Insomma: se ordini Renzi su Shein, ti arriva questo qua. E abbiamo detto tutto. No, è sulle parole che voglio concentrarmi: «Evviva Dio #Mattarella». Secondo voi, in quale democrazia seria ci si rivolgerebbe con questo tono al capo dello Stato? Ma dove succedono cose di questo tipo? Succedono, magari, in quei Paesi che tanto vengono criticati dalle nostre parti, soprattutto da coloro che vedono nel Presidente una divinità: Corea del Nord, Iran. E forse nemmeno da quelle parti. Da dove deriva questo timore reverenziale nei confronti del #Quirinale? Abbiamo il dovere di domandarcelo, perché se non lo facciamo non comprendiamo a fondo come funzionano gli ingranaggi della nostra pseudodemocrazia, del nostro protettorato, della nostra colonia. In parte è leccaculismo: il Presidente della Repubblica, a dispetto della fessa narrazione del «garante della Costituzione», ha fattualmente poteri enormi, soprattutto se vi fa ricorso con spregiudicatezza, come Mattarella e Napolitano, a dispetto della maschera da nonno sommesso della Repubblica. D'altra parte, soprattutto dalla sponda della politica, è ben noto che si debba passare dal Colle e che, comunque, il Presidente possa diventare una spina nel fianco, dolorosa più che fastidiosa. Ne sanno qualcosa quelli che dal Quirinale sono stati disarcionati, come pure gli improbabili personaggi che dal Capo dello Stato sono stati messi comodamente in sella. Insomma, parafrasando il poeta: Mattarella po' esse' ferro e po' esse' piuma. Di solito si intenerisce dinanzi agli occhioni dolci di Von der Leyen, della sua banda di tecnocrati o di chi sostiene il riarmo nel PD e in FI (che poi sono la stessa cosa). L'informazione dipende dalla politica e la politica dipende dall'informazione (si legga: propaganda). E dunque il sistema, autoalimentandosi, si prostra ai piedi del Presidente della Repubblica, perdendo ogni dignità e costringendoci ad arricciare le labbra quasi con disgusto. Ed è così che si scava lo iato, la cesura, il fossato tra ciò che è narrato ricorrendo a fiabe ridicole e grottesche e la realtà, fatta di sentito, di sentimenti veri, palpitanti nell'animo del popolo. Questo ho cercato di raccontare nel mio #RomanzoQuirinale, edito da Paper First e già più volte in ristampa. La gente non se la beve, pensa con la propria testa, istintivamente capisce dove sta la verità: ed ecco che diventa cattiva, descritta come ignorante, berciante, periferica, suburbana, triviale da pelatoni che indossano occhiali improbabili. Ma i veri mostri, politicamente, sono loro.

Savino Balzano

18,020 просмотров • 25 дней назад

Buone notizie sul fronte siccità in varie parti del mondo. In questo suggestivo video di Tanner Charles le famose palme di Los Angeles oscillano sotto forti raffiche di vento, con una tempesta in arrivo sullo sfondo. Nelle ultime 48 ore sono caduti tra i 30 e i 60 mm di pioggia nell’area di Los Angeles e, considerando che la media pluviometrica di febbraio è di circa 75 mm, si è trattato di un evento rilevante. Secondo lo U.S. Drought Monitor, la California è uscita completamente dalla siccità per la prima volta in circa 25 anni grazie alle recenti stagioni piovose e alle tempeste invernali. La siccità si è ridotta in modo significativo anche in Spagna. Gennaio 2026 è stato uno dei mesi più piovosi del secolo, tendenza proseguita anche nella prima metà di febbraio, e non solo: il ricercatore Dominic Royé ha evidenziato come la Penisola Iberica abbia vissuto il gennaio con il minor numero di ore di sole dal 1996 e il secondo più buio dall’inizio delle rilevazioni nel 1984. Ottime notizie anche per l’Italia, dove l’apporto pluviometrico in molte zone è stato davvero rilevante, tanto che dalla siccità si è passati quasi all’emergenza opposta. In Sicilia, a gennaio 2026, secondo i dati ufficiali della rete agrometeorologica regionale, l’accumulo medio è stato di 186 mm, valore superato negli ultimi 50 anni solo nel 1985 e nel 2009. La tendenza è proseguita anche nella prima metà di febbraio: le piogge hanno saturato i suoli, riattivato il deflusso nei fiumi e avviato un netto recupero degli invasi, segnando di fatto la fine dell’emergenza siccità.

Marco M.M.

15,015 просмотров • 7 месяцев назад

🚨⚽🇺🇸🇧🇪🇪🇺 È la storia delle ultime 24 ore. Ma la sensazione è che continuerà a esserlo ben oltre il triplice fischio della sfida fra Stati Uniti e Belgio in programma questa notte alle 2:00 (ora italiana) al Lumen Field di Seattle. Perché? Perché dietro la sospensione della squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante USA espulso durante i sedicesimi di finale contro la Bosnia, emerge un intreccio di politica e potere che il mondo dello sport pare deciso a non tollerare in maniera silenziosa. Partiamo dai fatti, come sempre. E in questo caso da ciò che accade sul terreno di gioco. Palla in avanti verso Balogun: la punta USA si piazza davanti al difensore avversario, Muharemovic, per proteggere la sfera. Il giocatore bosniaco tenta l’anticipo e l’americano, nel contrasto, ricade con il piede sulla caviglia del marcatore. Di certo non c’è intenzionalità: Balogun, in quelle frazioni di secondo, non può né vedere né immaginare che sotto di lui finirà una parte del corpo dell’avversario. Al massimo può essergli contestata l’imprudenza del gesto atletico: Muharemovic è infatti riuscito a portarsi almeno con la gamba davanti alla punta statunitense, per quanto sia difficile stabilire chi dei due fosse meglio posizionato sul pallone. L’arbitro sul momento lascia correre, ma richiamato al VAR si concentra su un fermo immagine in particolare: il piede di Balogun schiaccia effettivamente la caviglia di Muharemovic. Decisione: rosso diretto per l’americano. Secondo “The Athletic”, quello registrato nel match fra gli Stati Uniti e i giustizieri dell’Italia al playoff di Zenica è un “errore di giudizio”. Il VAR, da protocollo, non avrebbe mai dovuto richiamare il fischietto: le linee guida dell’IFAB, l’organismo che scrive le regole del gioco, sono chiare nell’affermare che i replay al rallentatore dovrebbero essere usati per valutare il punto di contatto, la posizione di un fallo, se il pallone è entrato o meno. Ma quando si tratta di chiarire l’intensità di un fallo è la velocità normale, l’occhio umano dell’arbitro, a fare testo. Questo per dire che sì, la squalifica di Balogun da un ottavo di finale mondiale sarebbe stata probabilmente un’ingiustizia. Non la prima, non l’ultima, andata in scena sul rettangolo verde. Ed è proprio qui che esplode il bubbone. Per la prima volta nella storia dei Mondiali di calcio, la FIFA sceglie infatti di applicare l’articolo 27 del codice disciplinare, quello in base al quale l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l'esecuzione di un provvedimento disciplinare. È una specie di condizionale. Torni in gioco, ma se commetti un’altra infrazione di natura e gravità simili la “grazia” viene revocata e la sanzione “sarà applicata senza pregiudizio per eventuali sanzioni aggiuntive imposte per la nuova infrazione". Ci sono precedenti in questo senso? Uno. Cristiano Ronaldo rifila una gomitata all’irlandese O’Shea durante una partita di qualificazione ai Mondiali: scattano 3 giornate di squalifica, ma 2 vengono sospese così da non metterne a repentaglio la partecipazione ai Mondiali. È lo stesso meccanismo di cui beneficia Balogun, che sconterà sì la sua giornata di squalifica, ma la vedrà sospesa per un anno. E allora? E allora lo scandalo è tale non solo per l’importanza dell’evento, ma per il dietro le quinte che sembrerebbe aver innescato la decisione della FIFA. Secondo quanto riportato da POLITICO, già pochi minuti dopo l’espulsione di Balogun, la Casa Bianca è entrata in azione. È stato il direttore esecutivo della White House FIFA World Cup Task Force, Andrew Giuliani, a informare il presidente Trump della sanzione inflitta alla stella statunitense. Giuliani, il segretario al Commercio Howard Lutnick e alti funzionari della federazione calcistica a stelle e strisce - tutti presenti di persona alla partita contro la Bosnia - cominciano a stilare piani per contestare la decisione presa in campo dall’arbitro, pur consapevoli che i ricorsi accolti contro i cartellini rossi ai Mondiali sono estremamente rari. Nello spazio di quattro giorni, questo assunto viene smentito dalla cronaca. Giovedì, Trump telefona al presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo al dirigente calcistico, divenuto negli anni suo amico e frequente visitatore dello Studio Ovale, informazioni sui regolamenti. Infantino avrebbe ascoltato con attenzione le rimostranze di Trump, ma senza fare promesse di sorta. Nel frattempo, il team legale della U.S. Soccer prepara formalmente e presenta il ricorso alla FIFA, con Giuliani e Lutnick pronti a mettere a disposizione della causa anche avvocati della Casa Bianca per assistere nell’analisi legale, se necessario. Sempre Giuliani insieme a Scott Goodwin - un gestore di hedge fund che ha contribuito personalmente a pagare lo stipendio dell’allenatore degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino - crea una sorta di dossier sull’arbitro brasiliano Raphael Claus, il fischietto che ha mostrato il cartellino rosso a Balogun. Persino alti funzionari governativi esaminano i precedenti dell’arbitro verdeoro: una prova di quanta attenzione sia stata destinata alla ricerca di ogni possibile argomento capace di rafforzare il ricorso. Ieri la risposta della FIFA: c’è la sospensione della squalifica di Balogun. Una scelta che la federazione ha definito indipendente e presa dalla sua commissione disciplinare composta da 18 membri, senza chiarire però se sia arrivata al termine di una votazione. Poco dopo l’annuncio, Trump e Infantino si sentono di nuovo. Il presidente USA loda la FIFA urbi et orbi per avere rimediato a una grave ingiustizia, mentre il mondo del calcio insorge. La federazione belga annuncia di stare valutando “ogni possibile opzione” per “salvaguardare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e proteggere i principi fondamentali del fair play nel nostro sport, sia in questa Coppa del Mondo FIFA sia nelle future edizioni del torneo”. Formula che di fatto anticipa la presentazione di un ricorso urgente che, a poche ore dal calcio d’inizio, sembra avere poche possibilità di essere accolto. A muoversi è anche la UEFA, l'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche Europee, secondo cui la FIFA - con la decisione di ieri - “ha oltrepassato una linea rossa”. In un comunicato durissimo, il massimo organo calcistico del Vecchio Continente conclude: “Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l'integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Inoltre, una decisione di questo tipo crea un precedente all'interno del torneo in corso: situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un inevitabile danno per la competizione”. Resta l’impressione di un’invasione di campo che fa male alla credibilità e allo spirito del gioco. Di più: lo scontro politico fra Stati Uniti ed Europa si sposta anche sul rettangolo verde. Piccola utopia: se Pochettino scegliesse deliberatamente di giocare senza Balogun farebbe probabilmente un gesto da gran signore. Se hai apprezzato questa ricostruzione, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: e (se leggi da iPhone) scaricando l’app: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio per l’attenzione.

Dario D'Angelo

162,745 просмотров • 2 месяцев назад

In foto c’è Ahmad al Amur seduto tra sua madre e sua sorella. Nel video c’è un attacco in Cisgiordania che inaugura un metodo nuovo. Alle otto e mezza il colono-tiktoker guida altri 13 uomini mascherati in una spedizione punitiva a Jinba. Aziz, il papà di Ahmad, è la vittima scelta a caso. Perché la sua casa è la prima che incontri quando arrivi da fuori. Aziz si prende una bastonata in testa e sviene. Suo figlio maggiore interviene ma gli rompono un braccio. Si affaccia Ahmad, quindicenne, si prende anche lui una botta in testa e cade a terra sanguinante. Fin qui, è una spedizione brutale, ma non è diversa da altre prima di questa. La parte più rilevante della storia viene dopo: la madre di Ahmad è in ansia, vuole portare i suoi famigliari all’ospedale. Da Jinba contattano le autorità, che sono quelle dell’amministrazione militare. Dopo, assistono a questa scena: gli aggressori montano sui pick up e risalgono fino all’insediamento. Poi scendono, fanno un breve stop alla base militare di fronte a Jinba, e da lì tornano nel villaggio palestinese. La telefonata all’esercito per chiedere aiuto partita da Jinba è stata reindirizzata ai telefonini degli aggressori, che hanno preso le auto, sono tornati a casa, hanno chiamato gli altri, sono passati dalla base militare per togliersi gli abiti civili e indossare la divisa, e sono tornati a Jinba. Tra loro c’è sempre il colono-tiktoker, la differenza è che nel primo attacco che ha guidato erano in 14 e adesso – con le uniformi – sono in 100. La sovrapposizione tra coloni e militari è un effetto collaterale della guerra a Gaza: da quando i soldati professionisti sono quasi tutti nella Striscia, i coloni di qui hanno indossato l’uniforme e sono diventati i riservisti che presidiano la Cisgiordania occupata. I coloni vestiti da soldati spaccano i televisori e i pannelli solari con un martello. Spaccano pure la campanella della piccola scuola di Jinba. Prendono i vestiti dagli armadi e li buttano nella sabbia. Radunano il cibo dalle dispense delle case, ne fanno un grande mucchio a terra, e lo mescolano con i fertilizzanti velenosi e le medicine delle pecore. Si ascolta nella puntata 754 di Stories, Chora Media

Cecilia Sala

91,837 просмотров • 1 год назад