Sensitive content

This media may contain sensitive content.

Loading video...

Video Failed to Load

Go Home

There is something unique, something inimitable, about my content. No one can claim what I possess: not just men worshiping at my feet, but women beautiful, strong, independent who choose to kneel for me. 👑✨ Dominating a man, with his simple mind, is easy. But when a woman submits,...

97,851 views • 1 year ago •via X (Twitter)

0 Comments

No comments available

Comments from the original post will appear here

Related Videos

Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post. Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio. Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?

Selvaggia Lucarelli

533,024 views • 2 years ago

🔥CRANS MONTANA🔥 “Una porta chiusa. Poi l’inferno. Sono disteso su un letto d’ospedale a Sion, con i polmoni ancora pieni di fumo e la voce che si spezza ogni volta che provo a raccontare. Ho 55 anni, vivo a #CransMontana con la mia compagna e mia figlia di 17 anni. Fino a quella notte la mia era una vita normale, tranquilla. Poi, alle 1.20 di #Capodanno, tutto si è fermato. Ero in casa quando ho visto dalle finestre del #Constellation uscire fiamme incandescenti. Subito dopo è arrivata la telefonata di mia figlia. Una di quelle che ti ghiacciano il sangue: fuoco, feriti, una strage. Sono sceso in strada di corsa con un estintore, ma ho capito subito che non sarebbe servito a nulla. Il fumo era nero, denso, irrespirabile. La combustione era stata rapidissima e violenta. In pochi minuti aveva consumato tutto l’ossigeno. Dentro non si respirava più. Ho trovato mia figlia fuori, immobile, in stato di #choc. Aspettava il suo fidanzato, rimasto dietro una porta. È riuscito a uscire davanti ai suoi occhi, per pochi secondi. Ora è ricoverato a Basilea in condizioni gravissime, con ustioni pesanti. Lei è viva per una concatenazione di eventi che ancora faccio fatica a spiegare: un attimo prima o un attimo dopo, e oggi starei raccontando un’altra storia. Ho chiamato i soccorsi, cercando di non perdere la testa. Poi ho capito che dovevo fare qualcosa. Ho cercato una via d’uscita alternativa. Sul retro ho visto una porta chiusa, bloccata dall’interno. Dietro il vetro vedevo #piedi, #mani, #corpi a terra. La struttura non era crollata, ma dentro era diventata una #trappola. Con l’aiuto di uno sconosciuto, arrivato dopo aver sentito il boato, abbiamo sfondato quella porta tirando con tutta la forza che avevamo. Non avevamo strumenti, non avevamo tempo. I pompieri stavano arrivando, ma lì ogni secondo era vita o morte. Quando la porta si è aperta, i corpi ci sono caduti addosso. Ragazzi vivi, ustionati, intossicati. Alcuni coscienti, altri no. Mi imploravano di aiutarli, in più lingue. Anche in italiano. Erano giovanissimi. Quel locale era frequentato soprattutto da minorenni. Ho visto ragazze con minigonne e top eleganti, il fuoco ancora sulla pelle. Li ho tirati fuori uno a uno, a mani nude. Senza pensare al dolore, al fumo, al rischio. Li trascinavamo fuori e li lasciavamo a terra nel punto di raccolta. Urlavano. E nella mia testa c’era un solo pensiero: potrebbero essere i miei figli. Non c’erano altre uscite. Nessuna via di #fuga. Chi era rimasto dentro non aveva scampo. Eppure, in mezzo a quell’orrore, ho visto anche l’umanità. I locali vicini si sono trasformati in punti di soccorso improvvisati. Hanno accolto i feriti, li hanno fatti sedere, li hanno aiutati a #respirare, a non svenire. Quella solidarietà non la dimenticherò mai. Quello che mi resta addosso sono gli sguardi. La lucidità disperata di chi sa che sta morendo. Persone ustionate che ti guardano e ti chiedono di non lasciarle lì. È qualcosa che non si cancella. Io oggi sono ricoverato per intossicazione. Mia figlia è salva. Il suo fidanzato lotta tra la vita e la morte. A Crans-Montana il Capodanno non è finito con un brindisi. È finito alle 1.20, davanti a una porta che non si apriva, mentre dall’altra parte qualcuno gridava #aiuto.” Paolo Campolo

ALESSANDRA FONTANA

431,413 views • 7 months ago

UN ANNO DI ANIME PARALLELE. 🩷 Il dodicesimo disco di inediti della mia carriera. Ho iniziato a lavorare a questo progetto il 12 settembre 2020. Ho ascoltato tutto quello che arrivava dagli autori che conoscevo, da quelli che mi mandavano canzoni sul web, al mio management, al mio fan club. Autori famosi e non. Non mi sono data limiti. La ricerca é durata 2 anni. Ho scritto tanto anche io, nonostante abbia avuto vari momenti di down.. ho pianto, poi ho urlato e poi ho ballato, goduto, sorriso, ho cercato di farmi coraggio nei momenti in cui non capivo più me stessa. Poi mi sono trovata,ancora una volta,riscoprendo che solo attraverso le storie degli altri e nelle diversità che ci distinguono, provo un senso di curiosità che mi riaccende. Non sono mai stimolata da chi assomiglia troppo a me. Anche se quando ero più fragile ero spaventata da questo ragionamento. Infatti..Ho chiesto aiuto, ho cambiato persone accanto a me, poi le ho richiamate, poi non capivo se andavano bene. Io non ero centrata e quindi non sapevo che disco volevo fare. Poi un giorno, inaspettatamente ho compreso tutto: volevo dedicare il disco a chi si sentiva come me, confuso, ma con tanta voglia di non mollare. La verità non ha mai deluso le mie aspettative e non devo averne mai paura. Così é nato Anime Parallele. Che oggi,dopo un anno, nella versione spagnola ha una nomination ai The Latin Recording Academy / Latin GRAMMYs . Che gioia! 🎤☀️ Quando é uscito un anno fa vi avevo fatto conoscere 16 canzoni... ma da un mese ormai, solo digitalmente, il disco si è arricchito di altre quattro canzoni, quattro nuove storie da raccontare e cantare: Ciao Ti porterai lontano All’amore nostro e Nemica. L’emozione che sento è ancora la stessa di un anno fa, la stessa di quando ero in studio a registrarlo e la stessa nel sapere che, dopo un anno, il vostro amore per Anime Parallele non è mai cambiato. Grazie 🩷 #AnimeParallele #AlmasParalelas

Laura Pausini

24,727 views • 1 year ago

Qui a Londra, dove vivo, mi capita spesso di vedere degli homeless o degli artisti di strada che hanno il POS e ricevono così le offerte dei passanti, senza scambio di denaro contante, che qui quasi nessuno porta più con se. In Italia, dice l’osservatorio di una multinazionale dei pagamenti digitali, solo un consumatore su due paga digitalmente. C’è ancora della strada da fare, ma la digitalizzazione dei pagamenti è un processo inevitabile e inarrestabile. Nel mio quotidiano è già così. Da sempre non ho contanti in tasca e pago qualsiasi cosa, dalle caramelle al taxi ad acquisti più importanti, con l’orologio, nemmeno più con la carta, o a volte con il telefono. Anche i senza fissa dimora possono farlo, aprendo un conto presso una banca totalmente digitale, che richiede solo di scaricare un’app dal telefonino e di inserire pochi dati personali, senza altri dettagli né troppa burocrazia. Per fortuna anche in Italia, dice sempre l’osservatorio, cresce sensibilmente la percentuale di chi pensa che pagare digitalmente diventerà una consuetudine nel giro di qualche anno (l’82% contro il 70% del 2022). Restano aree in cui si fa fatica ad applicare questo modo di scambiarsi i soldi: gli acquisti nei piccoli negozi, per esempio, ma anche il pagamento di prestazioni occasionali, l’invio di denaro a qualcuno per le piccole spese e persino il pagamento di tasse, multe e tributi alla pubblica amministrazione. Diverse persone tendono ancora a usare le banconote e a fare la fila per pagare i bollettini o fare bonifici. Ma, nei prossimi anni, dovrebbero essere sempre meno. È un bene o un male che si vada in questa direzione? Più che altro è un dato di fatto. I pagamenti digitali sono stati inventati, si sono dimostrati efficaci, veloci e semplici e sono qui per restare. Un’invenzione non può essere disinventata. Nel mio caso, la vivo come una cosa positiva: è comodo pagare il parcheggio, senza dover cercare gli spiccioli, o acquistare qualcosa semplicemente sfiorando il cellulare.

M.Camisani-Calzolari

12,012 views • 3 years ago