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𝗚𝘂𝗮𝗶 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝘁𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗹𝗮 𝗝𝗼𝘆𝗮… 👀 Bruttissimo fallo da dietro, ma solo giallo per l’arbitro 🟨 #NewportRoma #DAZN

136,513 просмотров • 21 дней назад •via X (Twitter)

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Per leggermi ci metterete più di ventuno secondi, ma ne varrà la pena (spero). Almeno non vi sporcherà la coscienza. Li riconosco anche quando non dicono una parola. Li vedo camminare per strada, con quell’aria tranquilla, come se niente potesse toccarli. Sorridono, chiacchierano, fingono di essere ciò che vorrebbero, ma basta osservarli con la giusta attenzione per capire che quella calma è finta, tenuta insieme da un filo sottile, pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Quel filo è il male. C’è sempre, in ognuno di loro. Non sempre fa rumore, non sempre si mostra. A volte è solo una scelta non fatta, una verità taciuta, una bugia detta per convenienza. Chi ci ha avuto a che fare, in qualunque modo, non se n’è più liberato. Il male resta, si deposita come polvere, e a poco a poco diventa parte di te. Ti tiene fermo, ti congela in un presente che non passa mai. Così provano a scappare. C’è chi si nasconde dietro una toga, chi dietro un abito talare, chi dietro un sorriso pulito. Tutti cercano di cancellare l’odore del sangue, di coprire la colpa con un filtro emotivo. Ma il tempo non pulisce niente, e quel giorno - quello in cui tutto è cominciato - non è mai davvero finito. Continua a tornare, come un rumore di passi alle tue spalle che non smette di seguirti. Oggi quei ragazzi hanno quarant’anni, ma sembrano ancora ragazzini spaventati, rannicchiati dietro le madri. Forse perché anche le madri sanno. Forse perché anche loro hanno scelto di tacere. #Garlasco non è solo un paese. È un ritratto del male, un quadro dipinto col sangue e la vanità umana. C’è l’artista che confonde la bellezza femminile con la depravazione, e il carabiniere che ha venduto l’anima e l'onore in una stanza d’albergo. E in fondo non importa come andrà a finire: la condanna è già scritta. Si sono giudicati da soli, molto prima che qualcuno potesse farlo per loro. E allora capisci che la libertà è un’illusione. Perché non servono sbarre per essere prigionieri. Le celle più strette sono quelle costruite nella propria coscienza. E l’ergastolo più lungo è vivere sapendo di aver guardato il male - e di non aver fatto nulla per fermarlo. Ci sono persone che hanno un talento naturale per il male. Non lo imparano, non lo cercano: lo hanno nel sangue. Per loro il male non è un errore, ma una forma di coerenza. Non sempre si divertono a far soffrire, non è quello il punto. È più come un impulso, qualcosa che scatta quando la luce diventa troppo forte, e loro devono spegnerla. È allora che mostrano chi sono davvero. E non c’è pentimento che tenga, perché il male, per loro, è un linguaggio. Lo parlano con disinvoltura, come se fosse l’unico modo che conoscono per comunicare col mondo. Possono nasconderlo dietro una facciata rispettabile, una famiglia, una carriera. Ma alla fine riaffiora sempre. E non serve nemmeno agire per farlo. A volte basta stare fermi. Lasciare che un’ingiustizia accada, che un innocente paghi, che una verità resti sepolta. È una forma di male più silenziosa, più accettabile - ma non meno letale. Il male di cui parlo non grida. Sussurra. Si infila nei gesti quotidiani, nelle omissioni, nelle mezze verità. È quel male che ti fa credere di aver scelto bene, quando in realtà hai scelto solo te stesso.

John Doe

37,587 просмотров • 10 месяцев назад

Ieri ero alla Versiliana ad ascoltare Vannacci. Non mi aspettavo Churchill, sia chiaro. Ma nemmeno una roba così. 𝗩𝗲𝗿𝗴𝗼𝗴𝗻𝗼𝘀𝗼. 𝗜𝗺𝗯𝗮𝗿𝗮𝘇𝘇𝗮𝗻𝘁𝗲. 𝗤𝘂𝗮𝗹𝘂𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮. Un’ora di risposte che non rispondono, slogan buoni per strappare l’applauso e concetti di una grettezza disarmante, confezionati apposta per parlare alla pancia prima che qualcuno abbia il tempo di accendere il cervello. Il meccanismo è sempre quello: 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮. Peccato che, appena gli chiedi come, la soluzione evapori. Non mollerà sulla remigrazione. Benissimo. Sallusti gli fa notare che persino la destra al governo si scontra con magistratura, vincoli, opposizioni e una realtà un filo più complicata di un comizio. Come si fa, quindi? Risposta vera: non pervenuta. Poi arriva il capolavoro: facciamo diventare ricchi gli italiani. Ah, ecco. Come? Anche qui, il dettaglio dev’essere rimasto dietro le quinte. Perché dire “italiani più ricchi” è facile. Spiegare quali politiche economiche, con quali risorse, quali coperture, quali conseguenze, evidentemente interessa molto meno. Chiedetelo al vostro eroe! Poi Milano: “rastrellamenti a Rogoredo” Parole enormi, muscolari, perfette per far partire l’applauso. 𝗩𝗮𝗻𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶. 𝗣𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗮 𝗲𝗰𝗰𝗶𝘁𝗮𝗿𝘁𝗶. Prende paure, rabbia, immigrazione, sicurezza, tasse, povertà, degrado e le riduce a formule elementari nelle quali c’è sempre un nemico, una soluzione apparentemente ovvia e qualcuno che impedisce di realizzarla. È politica ridotta all’istinto primordiale. Nel frattempo fa opposizione alla stessa destra grazie alla quale è arrivato dov’è, rompe con la Lega, attacca il governo e costruisce un suo spazio politico che, come gli ha fatto notare Sallusti, rischia soprattutto di sottrarre voti alla destra e consegnare seggi alla sinistra di Schlein e Fratoianni. Anche qui: pazienza. Lui va avanti, si è montato la testa! Ad un certo punto si deve essere convinto di essere più grande del posto dal quale è partito. La Versiliana era piena e molti applaudivano. Ma siccome io ieri c’ero, una cosa voglio dirla: non applaudivano tutti. C’era anche chi ascoltava allibito. Chi si aspettava argomenti e trovava slogan. Chi magari condivide persino alcuni dei problemi sollevati, ma pretende che chi si candida a governare abbia qualcosa di più da offrire di una collezione di frasi da applausometro. 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗠𝗲𝗹𝗼𝗻𝗶, 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼, 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗹𝗼𝘀𝘀𝗼. E spero davvero che gli italiani si accorgano della differenza tra chi semplifica la realtà per spiegarla e chi la semplifica perché non sa spiegare come cambiarla.

anna paci

115,502 просмотров • 17 дней назад

Il cambio di passo verbale sulla Palestina avviene anche tra i nomi rilevanti dei media italiani. Impressionante sentire parlare così il neodirettore di un quotidiano che fino a poco fa dava spazio, per parlare di Gaza, a BHL o a intellettuali assimilabili a Oriana Fallaci. Ma, vista la ristrettezza del mercato delle idee da noi, è un cambio che si porta dietro luoghi comuni, goffaggini e tante resistenze. Sentiamo lo scambio tra Enrico Mentana e Mario Orfeo al Festival della Tv di Dogliani (Cuneo): MENTANA Non è di Hamas la responsabilità di tutto questo? Ma questo non toglie nulla alla responsabilità del governo di Israele, di Netanyahu, che a ogni evidenza sta sfruttando questa situazione per imporre un proprio diritto di forza - che nessuno gli ha dato - sulla regione mediorientale. Per regolare i suoi conti. Per mantenere il potere in Israele. Ma non mi si parli di genocidio. Per due motivi. Primo, perché ancora oggi, come amano dire quelli di Hamas, “dal fiume al mare”, dal Giordano al Mediterraneo, vivono più palestinesi che ebrei israeliani. Non si è mai visto un genocidio che parta da condizioni del genere. Secondo: il genocidio è un’altra cosa. È la pianificazione dell’eliminazione di un intero popolo. Quello fu concepito nel gennaio 1942 alla conferenza di Wannsee, quando gli uomini di Hitler decisero il rastrellamento sistematico degli ebrei nei territori occupati: i ghetti, i treni piombati, Auschwitz. Questo è il genocidio... ORFEO Sappiamo tutti cos’ha fatto Hitler. Sappiamo tutti cos’è successo il 7 ottobre. Però ti vorrei citare David Grossman, in un’intervista a Repubblica. Ha detto: “Bisogna ridare speranza ai bambini palestinesi”. Ieri, 9 fratellini uccisi in un colpo solo. A un certo punto non conta più che Hamas abbia fatto quello che ha fatto: siamo arrivati a un punto di non ritorno. Tutte le giustificazioni che il governo israeliano avanza, oggi non reggono più... La cosa che mi spaventa è che anche quando persone come Gad Lerner o Anna Foa dicono delle cose critiche verso il governo di Israele o verso lo Stato di Israele, vengono accusati dalla comunità ebraica di Milano di essere antisemiti... Perché il mondo ebraico non si ribella a questa roba qui? MENTANA Aspetta. Prima di tutto: perché non ci sono manifestazioni dei grandi partiti? Io vedo manifestazioni nelle università, spesso organizzate da giovani di fede islamica. Ma i grandi partiti, dove sono? ORFEO Qualcuna c’è stata. MENTANA Ma tu chiedi al “mondo ebraico”... perché solo a loro? ORFEO Perché è una cosa che li tocca sulla pelle viva! MENTANA Ma riguarda tutti noi! Se ci fosse una manifestazione, promossa da partiti o municipalità, per fermare i massacri a Gaza, io aderirei. ORFEO Lanciamola noi. L’abbiamo fatto con l’Europa. Io con Michele Serra. Facciamola insieme! MENTANA Facciamolo. Ma deve essere una cosa seria. Il punto è che questa guerra dura da un anno e otto mesi. Si incarta su sé stessa. Quando ci sono stati scambi di prigionieri e ostaggi, abbiamo visto che a Gaza si può ancora organizzare un palco, un pubblico, gli incappucciati… ORFEO E abbiamo visto anche gli ostaggi liberati che ieri manifestavano in piazza. Tu però guardi sempre e solo l’altro lato. MENTANA Ma se tu vuoi fare il tifo per i terroristi... Sto dicendo che Netanyahu ha delle responsabilità gravissime... ORFEO Essere contro Netanyahu non vuol dire essere antisemiti. Così come essere contro Putin non vuol dire essere russofobi... Ma perché, quando Lerner o Foa dicono quelle cose, vengono accusati di antisemitismo dalla stessa comunità ebraica?

Paolo Mossetti

95,077 просмотров • 1 год назад