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Dario D'Angelo

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Notizie in tempo reale, retroscena, un punto nave al giorno per approfondire. Il Blog di politica e geopolitica per leggere il presente e anticipare gli scenari

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇨🇳🇹🇼🇮🇱🇺🇸 🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Arrivano notizie drammatiche dall’Ucraina. La città di Lviv, quella che in Italia siamo abituati a conoscere come Leopoli, ha vissuto questa notte l’attacco più brutale dall’inizio della guerra. Oltre 4 ore di bombardamenti ininterrotti. Un bilancio di vittime ancora in via di definizione. Le forze di difesa hanno tentato di opporsi per come possibile, ma le esplosioni causate da droni e missili (anche un Kinzhal) hanno tuonato per tutta la notte, scuotendo la città e i suoi abitanti, provocando blackout estesi in diversi quartieri. Colonne di fumo nerissimo continuano a levarsi verso il cielo anche in questi minuti, mentre il sindaco esorta i residenti a tenere le finestre chiuse e a restare in luoghi “sicuri”, sempre che ve ne sia qualcuno. Perché è importante? Perché Lviv non è una città vicina al fronte. Al contrario: è la “capitale” dell’Ucraina occidentale, la più grande e importante dell’Ovest del Paese. Un bombardamento di questa natura non è giustificato da ragioni tattiche, ma solo psicologiche. Putin vuole dimostrare che può colpire ovunque, che senza una resa esiste il rischio non ci sia più un’Ucraina da difendere. Non solo: Lviv dista una cinquantina di km dal territorio polacco. Se tende un orecchio, la NATO può già sentire il suono della guerra. 🪖🇷🇺🇨🇳🇹🇼 Qualche mese fa - come spesso accade - fecero discutere le parole del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. L’ex primo ministro olandese ammise: “Se Xi Jinping dovesse attaccare Taiwan, la prima cosa che farebbe sarebbe assicurarsi di fare una telefonata al suo junior partner in questa vicenda, Vladimir Vladimirovich Putin, che si trova a Mosca, dicendogli: “Ehi, sto per farlo, e ho bisogno che tu tenga occupati gli occidentali in Europa attaccando il territorio della NATO””. Questo è il “worst case scenario” che l’Occidente sarebbe chiamato ad affrontare. Non siamo ancora a questo punto, ma non bisogna fingere di non vedere. Abbiamo prove di una collaborazione inquietante. Oltre 800 pagine di contratti e allegati ottenuti dal gruppo hacktivista Black Moon rivelano la decisione russa di sostenere Pechino nella preparazione dell’invasione dell’isola “ribelle, ricambiando con le lezioni apprese (a proprie spese) in Ucraina il sostegno garantito dalla Repubblica Popolare Cinese in termini di accesso a prodotti a duplice uso decisivi per la propria industria bellica e di export nel campo energetico. I documenti in questione dettagliano i piani russi di equipaggiare e addestrare un battaglione aviotrasportato dell’Esercito Popolare di Liberazione, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Taiwan. In particolare, Mosca prevede di fornire alle forze aviotrasportate cinesi 37 veicoli da combattimento della fanteria anfibi BMD-4M, 11 BTR-MDM aviotrasportati, 11 cannoni semoventi leggeri anticarro Sprut-SDM1 e un numero non specificato di veicoli da comando e osservazione aviotrasportati. Perché è importante? Perché si tratta di piattaforme che si rivelerebbero particolarmente utili per il combattimento nel terreno accidentato di Taiwan. I documenti rivelano anche i piani russi per addestrare le forze aviotrasportate cinese su atterraggi, manovre e controllo del fuoco: si tratta delle unità che, secondo i piani di Pechino, dovrebbero infiltrarsi a Taiwan, colpire obiettivi sensibili civili e militari, condurre azioni di sabotaggio e sostenere la conquista di hub logistici chiave. Insomma, è evidente: la collaborazione è già in uno stadio avanzato. 🪖🇮🇱🇺🇸 Chiudiamo questo punto nave domenicale con le ultime da Gaza. Il discorso di ieri sera di Bibi Netanyahu rappresenta un piccolo grande capolavoro politico. Tutti sanno che Netanyahu è stato “incastrato” da Trump. Anche Bibi lo sa. Anzi, è il primo a saperlo. Ma se non puoi vincere una battaglia, il primo obiettivo è non perdere la guerra. Ieri il primo ministro israeliano ha fatto questo. Ha ribaltato il tavolo della narrazione: questo accordo diplomatico è il nostro, è il mio, è ciò a cui abbiamo lavorato negli ultimi due anni. Si tratta di una verità soltanto parziale: è vero che Netanyahu ha preso a spallate l’Asse del Male, è vero che senza pressione militare Hamas non avrebbe mai fatto concessioni, ma è vero anche che sulla linea del traguardo Bibi avrebbe sperato di ricevere da Trump maggiore aderenza al suo stesso piano. E che nelle prossime ore, in Egitto, si giocherà una partita diplomatica in cui l’organizzazione terroristica palestinese saprà di poter sfruttare a proprio vantaggio il cuneo esistente fra lo Stato ebraico e la Casa Bianca. Al tavolo del negoziato, Israele dovrà cercare allora di far valere la carta più potente nel proprio mazzo, quella che l’Occidente più gli ha contestato: la forza militare, il fatto di controllare gli snodi cruciali nella Striscia, di avere le proprie truppe già alle porte della più grande roccaforte di Hamas. Non è un aspetto banale. Ma c’è un dato di cui tenere conto: i colloqui si svolgeranno senza la pressione del fuoco. A Gaza, su richiesta di Trump, oggi vige infatti qualcosa di molto vicino a un cessate il fuoco unilaterale. Questo cosa significa? Che Hamas ha interesse nel rallentare il processo. Ogni giorno senza una svolta è un giorno in cui i terroristi possono tentare di riorganizzarsi. Israele lo sa. Per questo spingerà per un negoziato all’insegna della velocità. Senza risultati concreti - traduco: senza il rilascio degli ostaggi già nella settimana che sta iniziando - chiederà a Trump carta bianca per entrare a Gaza City, dove circa 900mila del milione di residenti stimato nelle scorse settimane hanno ormai evacuato la città. Promemoria: se Hamas perde Gaza City perde la capitale del suo impero del terrore. Tutto si tiene. Ci sono punti di forza e debolezze da ogni lato. Vedremo chi sarà più capace, e più forte, nel negoziato. Se hai apprezzato questo punto nave, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano in maniera concreta. Puoi sostenere il Blog iscrivendoti ora: Qui se leggi da iPhone: o qui se leggi da qualunque altro dispositivo: Se invece sei già a bordo da tempo, ti chiedo una mano per sostenere le molte spese che uno spazio indipendente come questo è chiamato ad affrontare. Puoi farlo attraverso una piccola donazione: Ti ringrazio.

🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇨🇳🇹🇼🇮🇱🇺🇸 🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Arrivano notizie drammatiche dall’Ucraina. La città di Lviv, quella che in Italia siamo abituati a conoscere come Leopoli, ha vissuto questa notte l’attacco più brutale dall’inizio della guerra. Oltre 4 ore di bombardamenti ininterrotti. Un bilancio di vittime ancora in via di definizione. Le forze di difesa hanno tentato di opporsi per come possibile, ma le esplosioni causate da droni e missili (anche un Kinzhal) hanno tuonato per tutta la notte, scuotendo la città e i suoi abitanti, provocando blackout estesi in diversi quartieri. Colonne di fumo nerissimo continuano a levarsi verso il cielo anche in questi minuti, mentre il sindaco esorta i residenti a tenere le finestre chiuse e a restare in luoghi “sicuri”, sempre che ve ne sia qualcuno. Perché è importante? Perché Lviv non è una città vicina al fronte. Al contrario: è la “capitale” dell’Ucraina occidentale, la più grande e importante dell’Ovest del Paese. Un bombardamento di questa natura non è giustificato da ragioni tattiche, ma solo psicologiche. Putin vuole dimostrare che può colpire ovunque, che senza una resa esiste il rischio non ci sia più un’Ucraina da difendere. Non solo: Lviv dista una cinquantina di km dal territorio polacco. Se tende un orecchio, la NATO può già sentire il suono della guerra. 🪖🇷🇺🇨🇳🇹🇼 Qualche mese fa - come spesso accade - fecero discutere le parole del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. L’ex primo ministro olandese ammise: “Se Xi Jinping dovesse attaccare Taiwan, la prima cosa che farebbe sarebbe assicurarsi di fare una telefonata al suo junior partner in questa vicenda, Vladimir Vladimirovich Putin, che si trova a Mosca, dicendogli: “Ehi, sto per farlo, e ho bisogno che tu tenga occupati gli occidentali in Europa attaccando il territorio della NATO””. Questo è il “worst case scenario” che l’Occidente sarebbe chiamato ad affrontare. Non siamo ancora a questo punto, ma non bisogna fingere di non vedere. Abbiamo prove di una collaborazione inquietante. Oltre 800 pagine di contratti e allegati ottenuti dal gruppo hacktivista Black Moon rivelano la decisione russa di sostenere Pechino nella preparazione dell’invasione dell’isola “ribelle, ricambiando con le lezioni apprese (a proprie spese) in Ucraina il sostegno garantito dalla Repubblica Popolare Cinese in termini di accesso a prodotti a duplice uso decisivi per la propria industria bellica e di export nel campo energetico. I documenti in questione dettagliano i piani russi di equipaggiare e addestrare un battaglione aviotrasportato dell’Esercito Popolare di Liberazione, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Taiwan. In particolare, Mosca prevede di fornire alle forze aviotrasportate cinesi 37 veicoli da combattimento della fanteria anfibi BMD-4M, 11 BTR-MDM aviotrasportati, 11 cannoni semoventi leggeri anticarro Sprut-SDM1 e un numero non specificato di veicoli da comando e osservazione aviotrasportati. Perché è importante? Perché si tratta di piattaforme che si rivelerebbero particolarmente utili per il combattimento nel terreno accidentato di Taiwan. I documenti rivelano anche i piani russi per addestrare le forze aviotrasportate cinese su atterraggi, manovre e controllo del fuoco: si tratta delle unità che, secondo i piani di Pechino, dovrebbero infiltrarsi a Taiwan, colpire obiettivi sensibili civili e militari, condurre azioni di sabotaggio e sostenere la conquista di hub logistici chiave. Insomma, è evidente: la collaborazione è già in uno stadio avanzato. 🪖🇮🇱🇺🇸 Chiudiamo questo punto nave domenicale con le ultime da Gaza. Il discorso di ieri sera di Bibi Netanyahu rappresenta un piccolo grande capolavoro politico. Tutti sanno che Netanyahu è stato “incastrato” da Trump. Anche Bibi lo sa. Anzi, è il primo a saperlo. Ma se non puoi vincere una battaglia, il primo obiettivo è non perdere la guerra. Ieri il primo ministro israeliano ha fatto questo. Ha ribaltato il tavolo della narrazione: questo accordo diplomatico è il nostro, è il mio, è ciò a cui abbiamo lavorato negli ultimi due anni. Si tratta di una verità soltanto parziale: è vero che Netanyahu ha preso a spallate l’Asse del Male, è vero che senza pressione militare Hamas non avrebbe mai fatto concessioni, ma è vero anche che sulla linea del traguardo Bibi avrebbe sperato di ricevere da Trump maggiore aderenza al suo stesso piano. E che nelle prossime ore, in Egitto, si giocherà una partita diplomatica in cui l’organizzazione terroristica palestinese saprà di poter sfruttare a proprio vantaggio il cuneo esistente fra lo Stato ebraico e la Casa Bianca. Al tavolo del negoziato, Israele dovrà cercare allora di far valere la carta più potente nel proprio mazzo, quella che l’Occidente più gli ha contestato: la forza militare, il fatto di controllare gli snodi cruciali nella Striscia, di avere le proprie truppe già alle porte della più grande roccaforte di Hamas. Non è un aspetto banale. Ma c’è un dato di cui tenere conto: i colloqui si svolgeranno senza la pressione del fuoco. A Gaza, su richiesta di Trump, oggi vige infatti qualcosa di molto vicino a un cessate il fuoco unilaterale. Questo cosa significa? Che Hamas ha interesse nel rallentare il processo. Ogni giorno senza una svolta è un giorno in cui i terroristi possono tentare di riorganizzarsi. Israele lo sa. Per questo spingerà per un negoziato all’insegna della velocità. Senza risultati concreti - traduco: senza il rilascio degli ostaggi già nella settimana che sta iniziando - chiederà a Trump carta bianca per entrare a Gaza City, dove circa 900mila del milione di residenti stimato nelle scorse settimane hanno ormai evacuato la città. Promemoria: se Hamas perde Gaza City perde la capitale del suo impero del terrore. Tutto si tiene. Ci sono punti di forza e debolezze da ogni lato. Vedremo chi sarà più capace, e più forte, nel negoziato. Se hai apprezzato questo punto nave, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano in maniera concreta. Puoi sostenere il Blog iscrivendoti ora: Qui se leggi da iPhone: o qui se leggi da qualunque altro dispositivo: Se invece sei già a bordo da tempo, ti chiedo una mano per sostenere le molte spese che uno spazio indipendente come questo è chiamato ad affrontare. Puoi farlo attraverso una piccola donazione: Ti ringrazio.

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🚨🪖🇺🇸🇮🇷 "HELP IS ON THE WAY" Facciamo una cosa. Senza impegno, fra una notizia e l'altra, pubblicherò gli aggiornamenti più interessanti dei trasferimenti di asset verso il Medio Oriente. Iniziamo da questo: gli Stati Uniti stanno dispiegando 6 E-3 AWACS in Europa come fase di transito prima di un probabile trasferimento in Medio Oriente. Non ho mai amato gli OSINT che parlano un linguaggio troppo tecnico, incomprensibile ai più. Allora tenterò di spiegare la situazione nella maniera più semplice possibile. In questo caso abbiamo un grande aereo capace di fare da occhi e cervello nel cielo. Questo aereo può vedere altri velivoli, droni o missili a più di 320 km di distanza. Al suo interno, operatori specializzati agiscono come fossero una torre di controllo volante: monitorano lo spazio aereo, avvisano se arriva un pericolo, dicono ai caccia dov’è meglio andare. L’E-3 è insomma una sorta di direttore d’orchestra. Senza di lui la musica della guerra può risultare caotica, andare fuori tempo. Ora, la domanda che i lettori del Blog conoscono bene: perché è importante? Perché dispiegare ben 6 esemplari di questi aerei in Iran invia un messaggio potente. Ricordiamo: l’Iran non è Gaza, non è il Libano. È un Paese vastissimo. Secondo la dottrina NATO, soltanto per coprire la costa meridionale e il confine occidentale, gli Stati Uniti hanno bisogno di dispiegare almeno quattro velivoli E-3 AWACS. Qui ne abbiamo potenzialmente 6. Capite bene che un movimento del genere suggerisce la preparazione a una campagna imponente. Vi terrò aggiornati in risposta a questo primo post. Il nome per questa rubrica improvvisata è scontato: "HELP IS ON THE WAY". Ps: chi apprezza il mio impegno, può sostenerlo in tre modi. 1) Iscrivendosi al Blog: 2) Scaricando l'app iPhone (soluzione consigliata nel caso dovessimo trovarci nella condizione di aprire una diretta): 3) Per chi è già a bordo, attraverso una donazione: E grazie a tutti, come sempre.

🚨🪖🇺🇸🇮🇷 "HELP IS ON THE WAY" Facciamo una cosa. Senza impegno, fra una notizia e l'altra, pubblicherò gli aggiornamenti più interessanti dei trasferimenti di asset verso il Medio Oriente. Iniziamo da questo: gli Stati Uniti stanno dispiegando 6 E-3 AWACS in Europa come fase di transito prima di un probabile trasferimento in Medio Oriente. Non ho mai amato gli OSINT che parlano un linguaggio troppo tecnico, incomprensibile ai più. Allora tenterò di spiegare la situazione nella maniera più semplice possibile. In questo caso abbiamo un grande aereo capace di fare da occhi e cervello nel cielo. Questo aereo può vedere altri velivoli, droni o missili a più di 320 km di distanza. Al suo interno, operatori specializzati agiscono come fossero una torre di controllo volante: monitorano lo spazio aereo, avvisano se arriva un pericolo, dicono ai caccia dov’è meglio andare. L’E-3 è insomma una sorta di direttore d’orchestra. Senza di lui la musica della guerra può risultare caotica, andare fuori tempo. Ora, la domanda che i lettori del Blog conoscono bene: perché è importante? Perché dispiegare ben 6 esemplari di questi aerei in Iran invia un messaggio potente. Ricordiamo: l’Iran non è Gaza, non è il Libano. È un Paese vastissimo. Secondo la dottrina NATO, soltanto per coprire la costa meridionale e il confine occidentale, gli Stati Uniti hanno bisogno di dispiegare almeno quattro velivoli E-3 AWACS. Qui ne abbiamo potenzialmente 6. Capite bene che un movimento del genere suggerisce la preparazione a una campagna imponente. Vi terrò aggiornati in risposta a questo primo post. Il nome per questa rubrica improvvisata è scontato: "HELP IS ON THE WAY". Ps: chi apprezza il mio impegno, può sostenerlo in tre modi. 1) Iscrivendosi al Blog: 2) Scaricando l'app iPhone (soluzione consigliata nel caso dovessimo trovarci nella condizione di aprire una diretta): 3) Per chi è già a bordo, attraverso una donazione: E grazie a tutti, come sempre.

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🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 L'esercito israeliano ha pubblicato una comunicazione radio fra un pilota israeliano e un collega americano. Il primo dice all'altro: "È per noi un grande onore combattere con voi. State facendo un lavoro straordinario". L'altro ricambia i complimenti e aggiunge: "Per favore restate al sicuro là fuori. E colpite duro".

🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 L'esercito israeliano ha pubblicato una comunicazione radio fra un pilota israeliano e un collega americano. Il primo dice all'altro: "È per noi un grande onore combattere con voi. State facendo un lavoro straordinario". L'altro ricambia i complimenti e aggiunge: "Per favore restate al sicuro là fuori. E colpite duro".

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🚨🪖🇲🇽🇺🇸 Caos in Messico dopo l'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come "El Mencho", leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), in un’operazione congiunta condotta dalle Forze Speciali statunitensi e messicane. Scontri dentro e fuori l'aeroporto Internazionale di Guadalajara, nello Stato di Jalisco.

🚨🪖🇲🇽🇺🇸 Caos in Messico dopo l'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come "El Mencho", leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), in un’operazione congiunta condotta dalle Forze Speciali statunitensi e messicane. Scontri dentro e fuori l'aeroporto Internazionale di Guadalajara, nello Stato di Jalisco.

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🚨🇮🇷 Promessa mantenuta: gli studenti delle università iraniane si uniscono alle proteste. Immagini da Teheran. La folla scandisce il coro: "Il molestatore sei tu, l’immorale sei tu. Io sono la donna libera". Ps: vedremo quando la notizia sarà ritenuta degna di essere ripresa dai nostri telegiornali. Ma sì, c'è tempo. Vi aspetto sul Blog:

🚨🇮🇷 Promessa mantenuta: gli studenti delle università iraniane si uniscono alle proteste. Immagini da Teheran. La folla scandisce il coro: "Il molestatore sei tu, l’immorale sei tu. Io sono la donna libera". Ps: vedremo quando la notizia sarà ritenuta degna di essere ripresa dai nostri telegiornali. Ma sì, c'è tempo. Vi aspetto sul Blog:

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🚨🚨🚨🇺🇸🇷🇺 Donald Trump clamoroso: "Vedrò Putin venerdì, andrò in Russia". Tre ipotesi: 1) Un lapsus. 2) Andrà davvero in Russia. 3) Ha restituito l'Alaska alla Russia.

🚨🚨🚨🇺🇸🇷🇺 Donald Trump clamoroso: "Vedrò Putin venerdì, andrò in Russia". Tre ipotesi: 1) Un lapsus. 2) Andrà davvero in Russia. 3) Ha restituito l'Alaska alla Russia.

66,961 Aufrufe

🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Media iraniani: completamente distrutta l’arena coperta da 12.000 posti del complesso sportivo Azadi a Tehran. Fonti: stadi e impianti sportivi in diverse città iraniane vengono utilizzati dal regime per radunare e schierare forze militari e di sicurezza, oltre a mezzi ed equipaggiamenti, nel tentativo di proteggerli dagli attacchi statunitensi e israeliani.

🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Media iraniani: completamente distrutta l’arena coperta da 12.000 posti del complesso sportivo Azadi a Tehran. Fonti: stadi e impianti sportivi in diverse città iraniane vengono utilizzati dal regime per radunare e schierare forze militari e di sicurezza, oltre a mezzi ed equipaggiamenti, nel tentativo di proteggerli dagli attacchi statunitensi e israeliani.

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🚨🚨🚨🇮🇷 Migliaia di persone in strada a Teheran. Negozianti iraniani avviano scioperi diffusi per protestare contro il peggioramento delle condizioni economiche e il crollo del rial. Mi sa tanto che nelle prossime ore ci risentiremo per un altro punto nave.

🚨🚨🚨🇮🇷 Migliaia di persone in strada a Teheran. Negozianti iraniani avviano scioperi diffusi per protestare contro il peggioramento delle condizioni economiche e il crollo del rial. Mi sa tanto che nelle prossime ore ci risentiremo per un altro punto nave.

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🚨🇺🇸🇮🇹 Trump: "Amo l'Italia. L'Italia è una nazione molto importante. Abbiamo una donna meravigliosa come leader, e oggi ha partecipato alla conversazione del G7. Penso che l'Italia abbia una leadership molto forte con Giorgia".

🚨🇺🇸🇮🇹 Trump: "Amo l'Italia. L'Italia è una nazione molto importante. Abbiamo una donna meravigliosa come leader, e oggi ha partecipato alla conversazione del G7. Penso che l'Italia abbia una leadership molto forte con Giorgia".

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🚨🇵🇸🇮🇱 Sempre più partecipate e intense le proteste dei palestinesi nella Striscia di Gaza contro Hamas.

🚨🇵🇸🇮🇱 Sempre più partecipate e intense le proteste dei palestinesi nella Striscia di Gaza contro Hamas.

55,526 Aufrufe

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Larghe porzioni della regione di Mosca senza elettricità. Canali russi riferiscono di circa 600mila persone colpite da interruzioni di corrente come conseguenza di un attacco di droni ucraino attualmente in corso.

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Larghe porzioni della regione di Mosca senza elettricità. Canali russi riferiscono di circa 600mila persone colpite da interruzioni di corrente come conseguenza di un attacco di droni ucraino attualmente in corso.

25,818 Aufrufe

🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Lacrime di commozione di una donna di Teheran. "Un suono gradevole, stanno attaccando". Con annessi ringraziamenti al cielo. L'AIUTO NON È PIÙ "ON THE WAY". HELP HAS ARRIVED. La diretta in tempo reale è solo sul Blog:

🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Lacrime di commozione di una donna di Teheran. "Un suono gradevole, stanno attaccando". Con annessi ringraziamenti al cielo. L'AIUTO NON È PIÙ "ON THE WAY". HELP HAS ARRIVED. La diretta in tempo reale è solo sul Blog:

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🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Teheran, oggi.

🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Teheran, oggi.

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🚨🪖🇮🇷 Quartiere di Nezamabad, centro di Teheran. Uffici del regime in fiamme.

🚨🪖🇮🇷 Quartiere di Nezamabad, centro di Teheran. Uffici del regime in fiamme.

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Immagini durissime dall'Ucraina dopo l'ultimo attacco russo. Il ministro degli Esteri ucraino Sybiha: "Putin ha dato la sua risposta terroristica alle proposte di pace degli Stati Uniti e del presidente Trump. Lo ha fatto con un barrage di missili e droni contro l'Ucraina".

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Immagini durissime dall'Ucraina dopo l'ultimo attacco russo. Il ministro degli Esteri ucraino Sybiha: "Putin ha dato la sua risposta terroristica alle proposte di pace degli Stati Uniti e del presidente Trump. Lo ha fatto con un barrage di missili e droni contro l'Ucraina".

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🚨🪖🇺🇸🇮🇷 Trump: “In questo momento stiamo parlando con loro. Stiamo parlando con l'Iran. Se riuscissimo a trovare una soluzione, sarebbe fantastico. E se non ci riusciamo…probabilmente accadranno brutte cose”.

🚨🪖🇺🇸🇮🇷 Trump: “In questo momento stiamo parlando con loro. Stiamo parlando con l'Iran. Se riuscissimo a trovare una soluzione, sarebbe fantastico. E se non ci riusciamo…probabilmente accadranno brutte cose”.

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🚨🪖🇮🇷 La risposta del popolo di Teheran al blackout comunicativo imposto dal regime.

🚨🪖🇮🇷 La risposta del popolo di Teheran al blackout comunicativo imposto dal regime.

14,906 Aufrufe

🚨🇷🇺 A pochi minuti dall'inizio dei funerali di Alexei #Navalny, una moltitudine di persone si prepara a tributare l'ultimo saluto al leader dell'opposizione a Vladimir #Putin. Si segnala un imponente dispositivo di polizia a #Mosca.

🚨🇷🇺 A pochi minuti dall'inizio dei funerali di Alexei #Navalny, una moltitudine di persone si prepara a tributare l'ultimo saluto al leader dell'opposizione a Vladimir #Putin. Si segnala un imponente dispositivo di polizia a #Mosca.

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🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺 E SE NON FOSSE FINITA QUI? NUOVA INTELLIGENCE UCRAINA SUI PIANI DEL CREMLINO. "DECISIONE FONDAMENTALE" DI MOSCA. L'ORGOGLIO DI ZELENSKY. LA "BUGIA BIANCA" DI KYIV E se non fosse finita qui? E se fosse questa la nuova normalità di Kyiv? Volodymyr Zelensky non lo dice apertamente. Ma i rapporti di intelligence che nel pomeriggio arrivano a via Bankova non sono quelli che il presidente di una nazione ferita avrebbe voluto trovare oggi sulla sua scrivania. Certo, l’orgoglio del leader è sempre lì. E si intuisce in particolare quando, snocciolando i numeri dell’ultimo assalto russo, Zelensky denuncia la complicità di cui può beneficiare il Cremlino: “Ancora una volta Putin, con la sua follia, ha “sconfitto” le vite di normali bambini, edifici residenziali, un policlinico a Kyiv. Gli “Shahed” sono stati usati contro condomini a Dnipro e, chissà perché, anche contro un autosalone con auto cinesi a Kyiv. Ognuno di questi droni, tutti i tipi di missili russi, non possono essere prodotti senza componenti importati da altri Paesi. (…) Cinque missili “Kalibr” significano 145 componenti di questo tipo. Trentatré “Iskander” significano 1.122 componenti. Seicentocinquanta droni d’attacco di diversi tipi significano più di 17.000 componenti senza i quali è impossibile produrli. Schemi su larga scala per aggirare le sanzioni. Questa è una complicità assolutamente reale nelle uccisioni”. Zelensky vorrebbe dire molto di più, ma deve mordersi la lingua. Non è il momento delle polemiche e delle recriminazioni. È il tempo della compattezza interna, del lavoro diplomatico che porti risultati tangibili. Sì, perché l’Ucraina ha un disperato bisogno d’aiuto. E perché se lungo la linea del fronte accarezza la possibilità di riprendere stabilmente l’iniziativa, in casa, fra le mura amiche, si ritrova a gestire senza abbastanza risorse la furia del Cremlino. Nella notte appena trascorsa, per dire, non serviva essere un esperto militare per comprendere che le difese aeree della capitale fossero sottoposte a un ritmo d’attacco nettamente superiore ai propri limiti di risposta, per usare un eufemismo. Ma un conto è chiedere aiuto, rimarcare l’urgenza del momento. Un altro è diffondere il panico in una popolazione che già tante in questi anni ne ha sopportate e viste. Si spiega probabilmente così la “bugia bianca” che Kyiv veicola ai suoi cittadini. I retroscena continuano sul Blog. Sono a disposizione degli iscritti. Buona lettura:

Dario D'Angelo

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🚨🚨🚨🪖🇺🇸 Buonanotte a tutti. Quando il Blog tutte le sere vi saluta dandovi appuntamento all’indomani, “mondo permettendo”, è perché i tempi in cui viviamo sono folli, è perché i fusi orari sono una brutta bestia, è perché può purtroppo accadere di fare i conti con momenti come quello andato in scena all’Hotel Hilton di Washington. Pochi minuti fa, il Blog ha raccontato pressoché in diretta un potenziale attentato al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Non sappiamo ancora come verrà trattato il caso - scrivo questo punto nave mentre le forze di sicurezza si muovono con le armi spianate per tutta la struttura - ma è probabile che fosse proprio il Presidente l’obiettivo di un attentatore colpito e neutralizzato dagli agenti del Secret Service. La scena è caotica. Per molti versi spaventosa. Spari vengono uditi in lontananza mentre il Presidente ha già preso posto nella sala. Nel giro di pochi istanti gli angeli custodi dell’uomo più potente della Terra si fiondano su di lui. La First Lady è lesta a trovare riparo sotto il tavolo. La mole di Donald Trump è diversa. Oltre a essere quella di un uomo di quasi 80 anni. Il Presidente lascia il suo posto, si alza, mentre un paio di agenti gli fanno da scudo, poi lo spingono a terra. Qualche tavolo più in là il panico si diffonde anche tra i corrispondenti. Una giornalista è poco distante dal capo del Pentagono, gli chiede cosa stia accadendo. Pete Hegseth replica che non è ancora chiaro mentre la sicurezza circonda pure lui. Tempo pochi istanti e viene evacuato a sua volta, come il Vicepresidente e altri membri del gabinetto. Lo Speaker della Camera, Mike Johnson, viene trascinato via in fretta e furia e messo a sua volta in sicurezza. La tensione è alle stelle. Gli agenti puntano i fucili sui tavoli, li illuminano. Non è chiaro da dove arrivi la minaccia. C’è anche Erika Kirk, in lacrime, sta rivivendo il trauma dell’uccisione del marito. Silenzio carico di terrore nella sala, interrotto soltanto dalle voci degli agenti e dai bicchieri che vanno in mille pezzi, mentre i presenti cercano riparo sotto i tavoli. Si diffondono voci contrastanti. Le prime dicono che l’attentatore sia stato ucciso. Quelle successive affermano che l’uomo abbia tentato di superare i controlli elettromagnetici, forse che abbia aperto per per primo il fuoco e che il Secret Service abbia risposto, prendendolo poi in custodia. Come sta il Presidente? Bene. Insieme alla First Lady non lascia mai l’Hilton. Chiede di potere rientrare in scena, perché “The show must go on”, ma poi conviene che non è una sua scelta. “Serata movimentata”, posta subito su Truth. La scelta di ripresentarsi sarà del Secret Service, che ancora una volta ringrazia per averlo protetto. Di certo, dice, “la serata sarà molto diversa da quanto previsto, e semplicemente dovremo rifarla”. In questo momento il Secret Service spinge per riportarlo alla Casa Bianca. Occorre capire cos’è successo. E soprattutto chi, potenzialmente, abbia attentato di nuovo alla vita del Presidente. Un lupo solitario o un attore statale? L’Iran, per dire, ha già tentato di uccidere Donald Trump. E ora con questa guerra… È ancora presto. Toccherà attendere. Continuare a tenere il radar acceso. Sempre. Spero abbiate apprezzato questo resoconto. Vi assicuro che è il più completo che potessi fornirvi in questo momento. Chi apprezza il mio impegno, se ci tiene, sostenga questo spazio di informazione indipendente: Vi ringrazio.

Dario D'Angelo

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🚨🇮🇹 Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, telefona in diretta a “È sempre Cartabianca", su Rete4, per smentire con forza le affermazioni di Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report che aveva raccontato di aver parlato con "una fonte che ci ha detto che avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani, dove viveva anche Nicole Minetti. È una pista che stiamo verificando". Categorica la smentita del Guardasigilli: “Escludo in via assoluta di aver mai incontrato questi signori o di essere mai entrato nei loro ranch o abitazioni. Non so da dove escano queste follie inventate di sana pianta. Posso capire tutto, in politica ormai siamo abituati a una situazione infernale, però c'è un limite a tutto. Useremo tutte le vie legali contro questo degrado morale e mediatico. Il fatto che una persona dica che sta verificando dice che ha un sospetto. Sappiamo benissimo come funziona (…) Sappiamo benissimo che quando si cominciano queste polemiche e insinuazioni che si stanno verificando, l'ipotesi entra nell'immaginario collettivo. E poi la smentita è una seconda notizia”. Quando Ranucci insiste, chiedendo se il ministro sia stato a marzo in Uruguay, Nordio ribatte: “I primi di marzo di quest'anno ero qui impegnato in campagna elettorale per il referendum. Sono stato in Uruguay e in Argentina per una breve missione ufficiale per gli accordi governativi, non mi ricordo se l'anno scorso o due anni fa, ma escludo in via assoluta di aver mai incontrato questi signori o di essere mai entrato nei loro, non so se siano ranch, case o abitazioni”. Quanto ad Arrigo Cipriani, titolare dell'Harry's Bar a Venezia, e padre del compagno di Minetti, il ministro Nordio prende ancora una volta le distanze: “È una persona famosissima, sarò andato a cena nel suo ristorante. in 40 anni che ho lavorato a Venezia, una quindicina di volte al massimo, quasi sempre ospite, anche visti i prezzi che ha per un magistrato. Suo figlio non l'ho mai visto in vita mia, forse l'avrò visto 40 anni fa a margine di un evento che dovrei ricostruire. Ma non ho mai visto in vita mia la signora Minetti. Ho già fatto tutte le dichiarazioni che dovevo fare. Oggi la presidente Meloni ha detto quello che doveva dire, che ha piena fiducia nel suo ministro della Giustizia. Abbiamo tutti i documenti che dimostrano che abbiamo ottemperato tutte le procedure al 100% e non ho nessuna intenzione di entrare in questa polemica. Però poiché mi è stata segnalata addirittura questa bizzarria...la cosa non mi ha neanche più indignato, però posso dire: avete veramente toccato il fondo”. Qui per gli ultimi retroscena 👇

Dario D'Angelo

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🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇪🇺 Attenzione. Messaggio alla nazione di Volodymyr Zelensky. Un intervento drammatico del presidente ucraino. Ennesima prova di orgoglio e di straordinario coraggio del leader di Kyiv. E, cosa più importante, richiesta di compattezza alla società ucraina dinanzi a uno dei momenti più difficili della storia della nazione. Ho tradotto il suo discorso integralmente per voi. Merita davvero. Buona lettura a tutti. "Ucraini! Ucraine! Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi. Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte. Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”. Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione. Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con l’America e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con il nostro principale partner. Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà. L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due - la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto - la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino. Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale. Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin. Ricordiamo: l’Europa è stata con noi. Crediamo: l’Europa sarà con noi. L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin. E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente. Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere. Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà! Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. Questa è la dignità. Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini. Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico. E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici - tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere il litigio. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. E tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina. Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”. Com’è finita è noto. Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”. Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno. Di ognuno di voi. Di ogni ucraino, ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora. E so con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nel loro Stato, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace. Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa. E questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura. Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi. Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte. E che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione - pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo. Glielo permetteremo? Non ne abbiamo il diritto. E ce la faremo. Perché chi vuole distruggerci ci conosce male. Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà. Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori. Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. Per la nostra dignità. Per la nostra libertà. E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti. Buon Giorno della Dignità e della Libertà! Gloria all’Ucraina!" Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di premiare il mio impegno: Iscriviti al Blog: E se sei già a bordo, valuta una piccola donazione. Può fare davvero la differenza. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

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🚨🇺🇸 Durante l'audizione presso la Commissione Giustizia del Senato, il senatore democratico Richard Blumenthal ha intervistato Michael J. Hendershot, candidato alla carica di giudice distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale dell'Ohio, Arthur Roberts Jones, candidato alla stessa carica per il Distretto Meridionale del Texas, Jeffrey T. Kuntz (Distretto Meridionale della Florida), e John George Edward Marck (Distretto Meridionale del Texas). Ecco com'è andata. Senatore Blumenthal: "Chi ha vinto le elezioni del 2020?" Giudice Hendershot: "Direi che il presidente Biden è stato certificato come vincitore delle elezioni del 2020". Senatore Blumenthal: "Ha vinto le elezioni. È questa la sua risposta?". Giudice Hendershot: "Senatore, penso che la mia risposta sia che è stato certificato come vincitore contando i voti elettorali". Senatore Blumenthal: "Quindi non è disposto a dire che ha vinto le elezioni. E lei, giudice Roberts Jones?". Giudice Roberts Jones: "Ho la stessa risposta del mio collega, Senatore". Senatore Blumenthal: "Stessa risposta del precedente?" Giudice Roberts Jones "Del precedente candidato". Senatore Blumenthal: "Giudice Kuntz, e lei?". Giudice Kuntz: Grazie, Senatore. Anch’io ho la stessa risposta del giudice Hendershot. Senatore Blumenthal: "Stessa risposta. Non è disposto a dire che Joe Biden ha vinto le elezioni, corretto?". Giudice Kuntz: "Come ha detto il giudice Hendershot, è diventata una questione di rilevanza politica e Joe Biden è stato certificato". Senatore Blumenthal: "Beh, è una questione di rilevanza politica, ma è anche una questione di fatto. Non è così?". Giudice Kuntz: "Joe Biden è stato effettivamente certificato come vincitore delle elezioni del 2020". Senatore Blumenthal: "Giudice Mark?" Giudice Mark: "Stessa risposta, Senatore". Senatore Blumenthal: "Sono stupito e davvero indignato che candidati a una nomina a vita nella magistratura federale non siano disposti a rispondere su una questione di fatto. E non cercherò di ottenere una risposta da voi perché è chiaro che siete stati preparati a fornire una risposta preconfezionata, che penso dica non solo della vostra onestà, ma anche della vostra idoneità a essere giudici federali. Perché dovreste essere indipendenti e arrivare alla verità sulla base delle prove davanti a voi. E penso che sia piuttosto inconfutabile che Joe Biden abbia vinto le elezioni, ma non siete disposti a usare quella parola perché avete paura. Voi avete paura. Di cosa? Del presidente Trump? Questo è esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno oggi nella magistratura federale. Abbiamo bisogno di giuristi coraggiosi e forti, non deboli e patetici. Non posso dirvi quanto sono deluso. Possiamo non essere d’accordo su questioni di diritto. Ma il fatto che evitiate semplicemente di dare una risposta fattuale e diretta, penso sia una mancanza di rispetto verso questa commissione così come verso di noi".

Dario D'Angelo

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🚨🇬🇧 Come sempre, ognuno può avere le proprie idee politiche: rallegrarsi per il trionfo del #Labour, dispiacersi per il fatto che i #Tory abbiano passato la mano. Ma a Rishi #Sunak quel che è di Rishi Sunak. Non c'è cosa più difficile che uscire di scena, possibilmente con stile. Sunak lo ha fatto, alla grande, con un discorso che resterà. Merita di essere visto, letto, ascoltato. Perché spiega cosa sono le grandi democrazie. E perché abbiamo bisogno di leader che sappiano nuotare nel mare della vittoria, ma soprattutto domare i cavalloni della sconfitta. L'ho tradotto per voi: "Buongiorno. A breve mi recherò da Sua Maestà il Re per presentare le mie dimissioni da Primo Ministro. Al Paese vorrei dire innanzitutto: mi dispiace. Ho messo in questo lavoro tutto me stesso, ma avete mandato un chiaro segnale: il governo del Regno Unito deve cambiare e il vostro è l'unico giudizio che conta. Ho sentito la vostra rabbia, la vostra delusione e mi assumo la responsabilità di questa sconfitta. A tutti i candidati e gli attivisti Conservatori che hanno lavorato instancabilmente ma senza successo: mi dispiace che non abbiamo potuto ottenere ciò che i vostri sforzi meritavano. Mi addolora pensare a quanti bravi colleghi che hanno contribuito così tanto alle loro comunità e al nostro Paese non siederanno più alla Camera dei Comuni. Li ringrazio per il loro duro lavoro e per il loro servizio. A seguito di questo risultato mi dimetterò dalla carica di leader del partito, non immediatamente, ma una volta che saranno stati definiti gli accordi formali per la selezione del mio successore. È importante che dopo 14 anni di governo il Partito Conservatore si ricostruisca, ma anche che assuma il suo ruolo cruciale di opposizione in modo professionale ed efficace. Quando mi sono presentato come Primo Ministro, vi ho detto che il compito più importante che avevo era quello di restituire stabilità alla nostra economia. L'inflazione è tornata all'obiettivo, i tassi dei mutui sono in calo e la crescita è tornata. Abbiamo migliorato la nostra posizione nel mondo, ricostruendo le relazioni con gli Alleati, guidando gli sforzi globali per sostenere l'Ucraina e diventando la patria di una nuova generazione di tecnologie trasformative. Anche il Regno Unito è più forte, con il Windsor Framework, il ripristino della devolution in Irlanda del Nord e il rafforzamento della nostra unione. Sono orgoglioso dei risultati raggiunti. Credo che questo Paese sia più sicuro, più forte e più protetto rispetto a 20 mesi fa e che sia più prospero, più equo e più resistente rispetto al 2010. Pur essendo stato il mio avversario politico, Sir Keir #Starmer diventerà a breve il nostro primo ministro. In questo lavoro i suoi successi saranno tutti i nostri successi e auguro a lui e alla sua famiglia ogni bene. A prescindere dalle nostre divergenze in questa campagna, è un uomo onesto e animato da uno spirito di servizio che rispetto. Lui e la sua famiglia meritano la nostra migliore comprensione mentre compiono l'enorme transizione verso la loro nuova vita dietro questa porta e mentre lui è alle prese con il più impegnativo dei lavori in un mondo sempre più instabile. Vorrei ringraziare i miei colleghi, il mio Gabinetto, il Servizio Civile, specialmente qui a Downing Street, il team di Chequers, il mio staff, il CCHQ, ma soprattutto vorrei esprimere la mia gratitudine a nostra moglie Akshata e alle nostre bellissime figlie. Non le ringrazierò mai abbastanza per i sacrifici che hanno fatto affinché io potessi servire il nostro Paese. Una delle cose più straordinarie della Gran Bretagna è che due generazioni dopo che i miei nonni erano venuti qui con poco, io sono diventato Primo Ministro e ho potuto guardare le mie due giovani figlie accendere le candele di Diwali sui gradini di Downing Street. Dobbiamo rimanere fedeli a quell'idea di chi siamo, a quell'idea di gentilezza, decenza e tolleranza che è sempre stata la via britannica. Questo è un giorno difficile alla fine di una serie di giorni difficili, ma lascio questo lavoro onorato di essere stato il vostro Primo Ministro. Questo è il miglior Paese del mondo ed è interamente merito vostro, del popolo britannico, la vera fonte di tutti i nostri successi, della nostra forza e della nostra grandezza. Grazie". --------------------------------------------------- Hai apprezzato questo discorso? Pensi che difficilmente lo avresti letto altrove? In questo caso, ti chiedo una mano: sostieni il mio lavoro, contribuisci all'indipendenza del Blog, iscriviti. Ti ringrazio.👇

Dario D'Angelo

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