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Dario D'Angelo

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Notizie in tempo reale, retroscena, un punto nave al giorno per approfondire. Il Blog di politica e geopolitica per leggere il presente e anticipare gli scenari

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🚨⚓🇷🇴🇧🇬🇺🇦🇷🇺 Rapido punto nave - è il caso di dirlo - nella speranza di aiutare a comprendere quanto sta accadendo nelle ultime ore nelle acque del Mar Nero. Perché ne parliamo? Perché sotto i nostri occhi si sta consumando una pericolosa escalation, con incursioni di droni nello spazio aereo rumeno, caccia alleati costretti a decollare ripetutamente e due navi commerciali interessate da incendi nelle acque territoriali della NATO. Per capire dobbiamo tornare alla giornata di ieri, al rilevamento - da parte dei radar militari della Romania - di diversi velivoli senza pilota in prossimità del confine ucraino. Inizialmente i droni si sono mantenuti all'esterno dello spazio aereo nazionale, ma la situazione è cambiata rapidamente (e in peggio): alcuni hanno attraversato il confine, provocando ripetuti decolli d'emergenza dei caccia F-16 rumeni e degli F-18 spagnoli impegnati nelle missioni di sorveglianza aerea NATO. Le autorità hanno diramato allerte per la popolazione, mentre uno dei velivoli intercettati dai radar, dopo aver sorvolato le acque territoriali rumene, è stato abbattuto dalla contraerea ucraina nei pressi della città di Reni. È in questo contesto che arriva la prima notizia dal mare. La YARA J, una nave cisterna battente bandiera delle Comore, segnala un incendio mentre si trova all'ancora a una decina di miglia nautiche dalla località rumena di Sulina, proprio all'ingresso di uno dei principali canali che collegano il Danubio al Mar Nero. L'equipaggio riferisce di un possibile attacco con droni. Le fiamme vengono fortunatamente domate dagli stessi marinai, tutti e 17 in salvo. Le autorità rumene aprono immediatamente un'indagine, senza però confermare che l'incendio sia stato provocato da un velivolo senza pilota. Ma la notte non porta consiglio. Anzi. Altri droni vengono rilevati nella stessa area e uno di questi penetra nuovamente nello spazio aereo rumeno, costringendo i caccia NATO a tornare in volo. Poi alle prime luci del mattino arriva una seconda richiesta di soccorso. Questa volta a lanciarla è la WINE TRADER, nave cisterna battente bandiera di San Marino, sulla quale è scoppiato un incendio nella sovrastruttura. L'imbarcazione si trova a circa 13 miglia nautiche a sud-est di Sulina, sempre nelle acque territoriali rumene. Qui la situazione è decisamente più grave. A bordo si trovano 12 marinai, cinque dei quali sono stati recuperati dai soccorritori e trasportati a Costanza. Gli altri sette risultano ancora dispersi. Le condizioni proibitive del mare stanno ora complicando le ricerche, nelle quali sono impegnati anche due elicotteri Black Hawk. Cos'abbiamo qui? Non un incidente, ma un attacco in piena regola. Secondo alcune testimonianze, la WINE TRADER sarebbe stata colpita da due droni. Non è finita. Mentre i soccorritori cercano i dispersi, i radar militari rumeni tornano a segnalare attività aerea sospetta. Un nuovo bersaglio viene individuato nei pressi dell'Isola dei Serpenti: sì, proprio quella del "Nave da guerra russa, vai a farti fot*ere!". Due F-16 decollano nuovamente dalla base di Borcea e le autorità diramano un'altra allerta per la popolazione. Quest'ultimo episodio si conclude senza ulteriori violazioni dello spazio aereo nazionale. Ora, perché quanto sta accadendo è così importante? Prima risposta: perché non stiamo più parlando di incidenti isolati. Negli ultimi dieci giorni almeno altre cinque navi commerciali sono state colpite da droni nel Mar Nero, al largo delle coste rumene e bulgare, con un bilancio che al momento parla di almeno 23 marinai dispersi. Seconda risposta: perché c'è un elemento di novità inquietante. Finora questi attacchi si erano verificati all'esterno delle acque territoriali della NATO. Gli incendi delle ultime ore si sono invece verificati direttamente nelle acque territoriali rumene. Siamo con ogni probabilità in presenza di un ulteriore salto di qualità da parte di Mosca. Terza risposta: il Canale di Sulina e i porti del Danubio rappresentano una via di comunicazione essenziale per il traffico commerciale ucraino. Colpire le navi che transitano o sostano in quest'area significa mettere sotto pressione uno dei corridoi attraverso i quali Kyiv continua a commerciare con il resto del mondo. Cos'abbiamo qui? Abbiamo un altro enorme problema. Ma per quanto riguarda la NATO non possiamo che prendercela con noi stessi. Lo schema russo è ormai evidente: alzare l'asticella, vedere che succede. E se la risposta non arriva o è troppo debole rendere sistematico quel nuovo tipo di minaccia o quella provocazione. Piccolo spoiler: di questo passo le cose andranno sempre peggio. Non è una previsione, è una certezza. Se avete apprezzato questo approfondimento, vi chiedo di sostenere il mio impegno iscrivendovi al Blog. È il solo modo per aver accesso a tutti i retroscena e agli altri punti nave. Si sale a bordo qui: Qui invece si scarica l'app per iPhone: Grazie a tutti.

🚨⚓🇷🇴🇧🇬🇺🇦🇷🇺 Rapido punto nave - è il caso di dirlo - nella speranza di aiutare a comprendere quanto sta accadendo nelle ultime ore nelle acque del Mar Nero. Perché ne parliamo? Perché sotto i nostri occhi si sta consumando una pericolosa escalation, con incursioni di droni nello spazio aereo rumeno, caccia alleati costretti a decollare ripetutamente e due navi commerciali interessate da incendi nelle acque territoriali della NATO. Per capire dobbiamo tornare alla giornata di ieri, al rilevamento - da parte dei radar militari della Romania - di diversi velivoli senza pilota in prossimità del confine ucraino. Inizialmente i droni si sono mantenuti all'esterno dello spazio aereo nazionale, ma la situazione è cambiata rapidamente (e in peggio): alcuni hanno attraversato il confine, provocando ripetuti decolli d'emergenza dei caccia F-16 rumeni e degli F-18 spagnoli impegnati nelle missioni di sorveglianza aerea NATO. Le autorità hanno diramato allerte per la popolazione, mentre uno dei velivoli intercettati dai radar, dopo aver sorvolato le acque territoriali rumene, è stato abbattuto dalla contraerea ucraina nei pressi della città di Reni. È in questo contesto che arriva la prima notizia dal mare. La YARA J, una nave cisterna battente bandiera delle Comore, segnala un incendio mentre si trova all'ancora a una decina di miglia nautiche dalla località rumena di Sulina, proprio all'ingresso di uno dei principali canali che collegano il Danubio al Mar Nero. L'equipaggio riferisce di un possibile attacco con droni. Le fiamme vengono fortunatamente domate dagli stessi marinai, tutti e 17 in salvo. Le autorità rumene aprono immediatamente un'indagine, senza però confermare che l'incendio sia stato provocato da un velivolo senza pilota. Ma la notte non porta consiglio. Anzi. Altri droni vengono rilevati nella stessa area e uno di questi penetra nuovamente nello spazio aereo rumeno, costringendo i caccia NATO a tornare in volo. Poi alle prime luci del mattino arriva una seconda richiesta di soccorso. Questa volta a lanciarla è la WINE TRADER, nave cisterna battente bandiera di San Marino, sulla quale è scoppiato un incendio nella sovrastruttura. L'imbarcazione si trova a circa 13 miglia nautiche a sud-est di Sulina, sempre nelle acque territoriali rumene. Qui la situazione è decisamente più grave. A bordo si trovano 12 marinai, cinque dei quali sono stati recuperati dai soccorritori e trasportati a Costanza. Gli altri sette risultano ancora dispersi. Le condizioni proibitive del mare stanno ora complicando le ricerche, nelle quali sono impegnati anche due elicotteri Black Hawk. Cos'abbiamo qui? Non un incidente, ma un attacco in piena regola. Secondo alcune testimonianze, la WINE TRADER sarebbe stata colpita da due droni. Non è finita. Mentre i soccorritori cercano i dispersi, i radar militari rumeni tornano a segnalare attività aerea sospetta. Un nuovo bersaglio viene individuato nei pressi dell'Isola dei Serpenti: sì, proprio quella del "Nave da guerra russa, vai a farti fot*ere!". Due F-16 decollano nuovamente dalla base di Borcea e le autorità diramano un'altra allerta per la popolazione. Quest'ultimo episodio si conclude senza ulteriori violazioni dello spazio aereo nazionale. Ora, perché quanto sta accadendo è così importante? Prima risposta: perché non stiamo più parlando di incidenti isolati. Negli ultimi dieci giorni almeno altre cinque navi commerciali sono state colpite da droni nel Mar Nero, al largo delle coste rumene e bulgare, con un bilancio che al momento parla di almeno 23 marinai dispersi. Seconda risposta: perché c'è un elemento di novità inquietante. Finora questi attacchi si erano verificati all'esterno delle acque territoriali della NATO. Gli incendi delle ultime ore si sono invece verificati direttamente nelle acque territoriali rumene. Siamo con ogni probabilità in presenza di un ulteriore salto di qualità da parte di Mosca. Terza risposta: il Canale di Sulina e i porti del Danubio rappresentano una via di comunicazione essenziale per il traffico commerciale ucraino. Colpire le navi che transitano o sostano in quest'area significa mettere sotto pressione uno dei corridoi attraverso i quali Kyiv continua a commerciare con il resto del mondo. Cos'abbiamo qui? Abbiamo un altro enorme problema. Ma per quanto riguarda la NATO non possiamo che prendercela con noi stessi. Lo schema russo è ormai evidente: alzare l'asticella, vedere che succede. E se la risposta non arriva o è troppo debole rendere sistematico quel nuovo tipo di minaccia o quella provocazione. Piccolo spoiler: di questo passo le cose andranno sempre peggio. Non è una previsione, è una certezza. Se avete apprezzato questo approfondimento, vi chiedo di sostenere il mio impegno iscrivendovi al Blog. È il solo modo per aver accesso a tutti i retroscena e agli altri punti nave. Si sale a bordo qui: Qui invece si scarica l'app per iPhone: Grazie a tutti.

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🚨⚽🇺🇸🇧🇪🇪🇺 È la storia delle ultime 24 ore. Ma la sensazione è che continuerà a esserlo ben oltre il triplice fischio della sfida fra Stati Uniti e Belgio in programma questa notte alle 2:00 (ora italiana) al Lumen Field di Seattle. Perché? Perché dietro la sospensione della squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante USA espulso durante i sedicesimi di finale contro la Bosnia, emerge un intreccio di politica e potere che il mondo dello sport pare deciso a non tollerare in maniera silenziosa. Partiamo dai fatti, come sempre. E in questo caso da ciò che accade sul terreno di gioco. Palla in avanti verso Balogun: la punta USA si piazza davanti al difensore avversario, Muharemovic, per proteggere la sfera. Il giocatore bosniaco tenta l’anticipo e l’americano, nel contrasto, ricade con il piede sulla caviglia del marcatore. Di certo non c’è intenzionalità: Balogun, in quelle frazioni di secondo, non può né vedere né immaginare che sotto di lui finirà una parte del corpo dell’avversario. Al massimo può essergli contestata l’imprudenza del gesto atletico: Muharemovic è infatti riuscito a portarsi almeno con la gamba davanti alla punta statunitense, per quanto sia difficile stabilire chi dei due fosse meglio posizionato sul pallone. L’arbitro sul momento lascia correre, ma richiamato al VAR si concentra su un fermo immagine in particolare: il piede di Balogun schiaccia effettivamente la caviglia di Muharemovic. Decisione: rosso diretto per l’americano. Secondo “The Athletic”, quello registrato nel match fra gli Stati Uniti e i giustizieri dell’Italia al playoff di Zenica è un “errore di giudizio”. Il VAR, da protocollo, non avrebbe mai dovuto richiamare il fischietto: le linee guida dell’IFAB, l’organismo che scrive le regole del gioco, sono chiare nell’affermare che i replay al rallentatore dovrebbero essere usati per valutare il punto di contatto, la posizione di un fallo, se il pallone è entrato o meno. Ma quando si tratta di chiarire l’intensità di un fallo è la velocità normale, l’occhio umano dell’arbitro, a fare testo. Questo per dire che sì, la squalifica di Balogun da un ottavo di finale mondiale sarebbe stata probabilmente un’ingiustizia. Non la prima, non l’ultima, andata in scena sul rettangolo verde. Ed è proprio qui che esplode il bubbone. Per la prima volta nella storia dei Mondiali di calcio, la FIFA sceglie infatti di applicare l’articolo 27 del codice disciplinare, quello in base al quale l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l'esecuzione di un provvedimento disciplinare. È una specie di condizionale. Torni in gioco, ma se commetti un’altra infrazione di natura e gravità simili la “grazia” viene revocata e la sanzione “sarà applicata senza pregiudizio per eventuali sanzioni aggiuntive imposte per la nuova infrazione". Ci sono precedenti in questo senso? Uno. Cristiano Ronaldo rifila una gomitata all’irlandese O’Shea durante una partita di qualificazione ai Mondiali: scattano 3 giornate di squalifica, ma 2 vengono sospese così da non metterne a repentaglio la partecipazione ai Mondiali. È lo stesso meccanismo di cui beneficia Balogun, che sconterà sì la sua giornata di squalifica, ma la vedrà sospesa per un anno. E allora? E allora lo scandalo è tale non solo per l’importanza dell’evento, ma per il dietro le quinte che sembrerebbe aver innescato la decisione della FIFA. Secondo quanto riportato da POLITICO, già pochi minuti dopo l’espulsione di Balogun, la Casa Bianca è entrata in azione. È stato il direttore esecutivo della White House FIFA World Cup Task Force, Andrew Giuliani, a informare il presidente Trump della sanzione inflitta alla stella statunitense. Giuliani, il segretario al Commercio Howard Lutnick e alti funzionari della federazione calcistica a stelle e strisce - tutti presenti di persona alla partita contro la Bosnia - cominciano a stilare piani per contestare la decisione presa in campo dall’arbitro, pur consapevoli che i ricorsi accolti contro i cartellini rossi ai Mondiali sono estremamente rari. Nello spazio di quattro giorni, questo assunto viene smentito dalla cronaca. Giovedì, Trump telefona al presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo al dirigente calcistico, divenuto negli anni suo amico e frequente visitatore dello Studio Ovale, informazioni sui regolamenti. Infantino avrebbe ascoltato con attenzione le rimostranze di Trump, ma senza fare promesse di sorta. Nel frattempo, il team legale della U.S. Soccer prepara formalmente e presenta il ricorso alla FIFA, con Giuliani e Lutnick pronti a mettere a disposizione della causa anche avvocati della Casa Bianca per assistere nell’analisi legale, se necessario. Sempre Giuliani insieme a Scott Goodwin - un gestore di hedge fund che ha contribuito personalmente a pagare lo stipendio dell’allenatore degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino - crea una sorta di dossier sull’arbitro brasiliano Raphael Claus, il fischietto che ha mostrato il cartellino rosso a Balogun. Persino alti funzionari governativi esaminano i precedenti dell’arbitro verdeoro: una prova di quanta attenzione sia stata destinata alla ricerca di ogni possibile argomento capace di rafforzare il ricorso. Ieri la risposta della FIFA: c’è la sospensione della squalifica di Balogun. Una scelta che la federazione ha definito indipendente e presa dalla sua commissione disciplinare composta da 18 membri, senza chiarire però se sia arrivata al termine di una votazione. Poco dopo l’annuncio, Trump e Infantino si sentono di nuovo. Il presidente USA loda la FIFA urbi et orbi per avere rimediato a una grave ingiustizia, mentre il mondo del calcio insorge. La federazione belga annuncia di stare valutando “ogni possibile opzione” per “salvaguardare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e proteggere i principi fondamentali del fair play nel nostro sport, sia in questa Coppa del Mondo FIFA sia nelle future edizioni del torneo”. Formula che di fatto anticipa la presentazione di un ricorso urgente che, a poche ore dal calcio d’inizio, sembra avere poche possibilità di essere accolto. A muoversi è anche la UEFA, l'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche Europee, secondo cui la FIFA - con la decisione di ieri - “ha oltrepassato una linea rossa”. In un comunicato durissimo, il massimo organo calcistico del Vecchio Continente conclude: “Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l'integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Inoltre, una decisione di questo tipo crea un precedente all'interno del torneo in corso: situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un inevitabile danno per la competizione”. Resta l’impressione di un’invasione di campo che fa male alla credibilità e allo spirito del gioco. Di più: lo scontro politico fra Stati Uniti ed Europa si sposta anche sul rettangolo verde. Piccola utopia: se Pochettino scegliesse deliberatamente di giocare senza Balogun farebbe probabilmente un gesto da gran signore. Se hai apprezzato questa ricostruzione, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: e (se leggi da iPhone) scaricando l’app: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio per l’attenzione.

🚨⚽🇺🇸🇧🇪🇪🇺 È la storia delle ultime 24 ore. Ma la sensazione è che continuerà a esserlo ben oltre il triplice fischio della sfida fra Stati Uniti e Belgio in programma questa notte alle 2:00 (ora italiana) al Lumen Field di Seattle. Perché? Perché dietro la sospensione della squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante USA espulso durante i sedicesimi di finale contro la Bosnia, emerge un intreccio di politica e potere che il mondo dello sport pare deciso a non tollerare in maniera silenziosa. Partiamo dai fatti, come sempre. E in questo caso da ciò che accade sul terreno di gioco. Palla in avanti verso Balogun: la punta USA si piazza davanti al difensore avversario, Muharemovic, per proteggere la sfera. Il giocatore bosniaco tenta l’anticipo e l’americano, nel contrasto, ricade con il piede sulla caviglia del marcatore. Di certo non c’è intenzionalità: Balogun, in quelle frazioni di secondo, non può né vedere né immaginare che sotto di lui finirà una parte del corpo dell’avversario. Al massimo può essergli contestata l’imprudenza del gesto atletico: Muharemovic è infatti riuscito a portarsi almeno con la gamba davanti alla punta statunitense, per quanto sia difficile stabilire chi dei due fosse meglio posizionato sul pallone. L’arbitro sul momento lascia correre, ma richiamato al VAR si concentra su un fermo immagine in particolare: il piede di Balogun schiaccia effettivamente la caviglia di Muharemovic. Decisione: rosso diretto per l’americano. Secondo “The Athletic”, quello registrato nel match fra gli Stati Uniti e i giustizieri dell’Italia al playoff di Zenica è un “errore di giudizio”. Il VAR, da protocollo, non avrebbe mai dovuto richiamare il fischietto: le linee guida dell’IFAB, l’organismo che scrive le regole del gioco, sono chiare nell’affermare che i replay al rallentatore dovrebbero essere usati per valutare il punto di contatto, la posizione di un fallo, se il pallone è entrato o meno. Ma quando si tratta di chiarire l’intensità di un fallo è la velocità normale, l’occhio umano dell’arbitro, a fare testo. Questo per dire che sì, la squalifica di Balogun da un ottavo di finale mondiale sarebbe stata probabilmente un’ingiustizia. Non la prima, non l’ultima, andata in scena sul rettangolo verde. Ed è proprio qui che esplode il bubbone. Per la prima volta nella storia dei Mondiali di calcio, la FIFA sceglie infatti di applicare l’articolo 27 del codice disciplinare, quello in base al quale l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l'esecuzione di un provvedimento disciplinare. È una specie di condizionale. Torni in gioco, ma se commetti un’altra infrazione di natura e gravità simili la “grazia” viene revocata e la sanzione “sarà applicata senza pregiudizio per eventuali sanzioni aggiuntive imposte per la nuova infrazione". Ci sono precedenti in questo senso? Uno. Cristiano Ronaldo rifila una gomitata all’irlandese O’Shea durante una partita di qualificazione ai Mondiali: scattano 3 giornate di squalifica, ma 2 vengono sospese così da non metterne a repentaglio la partecipazione ai Mondiali. È lo stesso meccanismo di cui beneficia Balogun, che sconterà sì la sua giornata di squalifica, ma la vedrà sospesa per un anno. E allora? E allora lo scandalo è tale non solo per l’importanza dell’evento, ma per il dietro le quinte che sembrerebbe aver innescato la decisione della FIFA. Secondo quanto riportato da POLITICO, già pochi minuti dopo l’espulsione di Balogun, la Casa Bianca è entrata in azione. È stato il direttore esecutivo della White House FIFA World Cup Task Force, Andrew Giuliani, a informare il presidente Trump della sanzione inflitta alla stella statunitense. Giuliani, il segretario al Commercio Howard Lutnick e alti funzionari della federazione calcistica a stelle e strisce - tutti presenti di persona alla partita contro la Bosnia - cominciano a stilare piani per contestare la decisione presa in campo dall’arbitro, pur consapevoli che i ricorsi accolti contro i cartellini rossi ai Mondiali sono estremamente rari. Nello spazio di quattro giorni, questo assunto viene smentito dalla cronaca. Giovedì, Trump telefona al presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo al dirigente calcistico, divenuto negli anni suo amico e frequente visitatore dello Studio Ovale, informazioni sui regolamenti. Infantino avrebbe ascoltato con attenzione le rimostranze di Trump, ma senza fare promesse di sorta. Nel frattempo, il team legale della U.S. Soccer prepara formalmente e presenta il ricorso alla FIFA, con Giuliani e Lutnick pronti a mettere a disposizione della causa anche avvocati della Casa Bianca per assistere nell’analisi legale, se necessario. Sempre Giuliani insieme a Scott Goodwin - un gestore di hedge fund che ha contribuito personalmente a pagare lo stipendio dell’allenatore degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino - crea una sorta di dossier sull’arbitro brasiliano Raphael Claus, il fischietto che ha mostrato il cartellino rosso a Balogun. Persino alti funzionari governativi esaminano i precedenti dell’arbitro verdeoro: una prova di quanta attenzione sia stata destinata alla ricerca di ogni possibile argomento capace di rafforzare il ricorso. Ieri la risposta della FIFA: c’è la sospensione della squalifica di Balogun. Una scelta che la federazione ha definito indipendente e presa dalla sua commissione disciplinare composta da 18 membri, senza chiarire però se sia arrivata al termine di una votazione. Poco dopo l’annuncio, Trump e Infantino si sentono di nuovo. Il presidente USA loda la FIFA urbi et orbi per avere rimediato a una grave ingiustizia, mentre il mondo del calcio insorge. La federazione belga annuncia di stare valutando “ogni possibile opzione” per “salvaguardare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e proteggere i principi fondamentali del fair play nel nostro sport, sia in questa Coppa del Mondo FIFA sia nelle future edizioni del torneo”. Formula che di fatto anticipa la presentazione di un ricorso urgente che, a poche ore dal calcio d’inizio, sembra avere poche possibilità di essere accolto. A muoversi è anche la UEFA, l'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche Europee, secondo cui la FIFA - con la decisione di ieri - “ha oltrepassato una linea rossa”. In un comunicato durissimo, il massimo organo calcistico del Vecchio Continente conclude: “Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l'integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Inoltre, una decisione di questo tipo crea un precedente all'interno del torneo in corso: situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un inevitabile danno per la competizione”. Resta l’impressione di un’invasione di campo che fa male alla credibilità e allo spirito del gioco. Di più: lo scontro politico fra Stati Uniti ed Europa si sposta anche sul rettangolo verde. Piccola utopia: se Pochettino scegliesse deliberatamente di giocare senza Balogun farebbe probabilmente un gesto da gran signore. Se hai apprezzato questa ricostruzione, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Puoi farlo iscrivendoti al Blog: e (se leggi da iPhone) scaricando l’app: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio per l’attenzione.

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🚨🚁⚓🇷🇴🇹🇷🇺🇦🇷🇺🇮🇹 Aggiornamento. La nave è affondata. Il Ministero dell’Interno rumeno comunica che 11 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre due persone sono morte e un marinaio risulta ancora disperso. Tre dei sopravvissuti, feriti, sono stati evacuati tramite verricello da un elicottero del ministero; altri otto, in buone condizioni, sono stati recuperati dalle unità di soccorso. Un corpo senza vita si trova su una zattera e deve ancora essere recuperato. Poco prima, il contrammiraglio romeno Sorin Learschi ha riferito che il comandante della nave sarebbe morto e che il marinaio disperso sarebbe il cuoco di bordo, precisando tuttavia che le informazioni sono ancora suscettibili di aggiornamenti. Ancora nessuna comunicazione ufficiale sulla dinamica del presunto attacco.

🚨🚁⚓🇷🇴🇹🇷🇺🇦🇷🇺🇮🇹 Aggiornamento. La nave è affondata. Il Ministero dell’Interno rumeno comunica che 11 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre due persone sono morte e un marinaio risulta ancora disperso. Tre dei sopravvissuti, feriti, sono stati evacuati tramite verricello da un elicottero del ministero; altri otto, in buone condizioni, sono stati recuperati dalle unità di soccorso. Un corpo senza vita si trova su una zattera e deve ancora essere recuperato. Poco prima, il contrammiraglio romeno Sorin Learschi ha riferito che il comandante della nave sarebbe morto e che il marinaio disperso sarebbe il cuoco di bordo, precisando tuttavia che le informazioni sono ancora suscettibili di aggiornamenti. Ancora nessuna comunicazione ufficiale sulla dinamica del presunto attacco.

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🚨🪖🇲🇩🇺🇦🇷🇺 Maia Sandu, presidente Moldova: "Questa mattina, nell’arco di soli 15 minuti, cinque droni e missili hanno violato lo spazio aereo della Repubblica di Moldova e sono esplosi nei pressi di alcune località appartenenti a quattro distretti. La guerra della Russia contro l’Ucraina mette direttamente in pericolo la vita dei nostri cittadini. Condanno i massicci attacchi della Russia contro l’Ucraina di questa notte e la violazione dello spazio aereo del nostro Paese. La Russia può fermare questa guerra già oggi e, finché continuerà ad attaccare, l’Ucraina avrà bisogno di sostegno per difendere la propria popolazione e proteggere anche la nostra pace".

🚨🪖🇲🇩🇺🇦🇷🇺 Maia Sandu, presidente Moldova: "Questa mattina, nell’arco di soli 15 minuti, cinque droni e missili hanno violato lo spazio aereo della Repubblica di Moldova e sono esplosi nei pressi di alcune località appartenenti a quattro distretti. La guerra della Russia contro l’Ucraina mette direttamente in pericolo la vita dei nostri cittadini. Condanno i massicci attacchi della Russia contro l’Ucraina di questa notte e la violazione dello spazio aereo del nostro Paese. La Russia può fermare questa guerra già oggi e, finché continuerà ad attaccare, l’Ucraina avrà bisogno di sostegno per difendere la propria popolazione e proteggere anche la nostra pace".

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🚨🪖🇷🇺 Vladimir Putin rivolgendosi all'Occidente: "Verrebbe proprio voglia di dirgli: cerchiamo piuttosto di vivere in pace, altrimenti saremo costretti anche noi a rispondere. Dovrebbe essere una cosa ovvia per tutti, chiara: non ci sarà alternativa".

🚨🪖🇷🇺 Vladimir Putin rivolgendosi all'Occidente: "Verrebbe proprio voglia di dirgli: cerchiamo piuttosto di vivere in pace, altrimenti saremo costretti anche noi a rispondere. Dovrebbe essere una cosa ovvia per tutti, chiara: non ci sarà alternativa".

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🚨🪖🇺🇸 Si può discutere sul fatto che le sue idee e i suoi modi servissero sempre al meglio le cause che più aveva a cuore. O se invece non si rivelassero alle volte controproducenti. Ma nessuno può dubitare del fatto che Lindsey Graham sia stato uno dei più grandi sostenitori dell’idea di Occidente in America. Per capire basta poco: basta osservare le reazioni che arrivano in questi minuti, alla notizia della sua morte improvvisa, da Ucraina e Israele. Paesi alle prese con situazioni e pericoli diversi, ma accomunati da minacce di natura esistenziale e da un diffuso desiderio di vivere in pace, senza doversi preoccupare di chi vorrebbe cancellarli dalle mappe, oggi come ieri. Si può dire in questo senso che il senatore repubblicano sia morto da vivo. Era appena tornato dalla sua decima visita in Ucraina. E col suo modo di fare scenico, affinato in anni e anni di interazioni coi media, aveva annunciato che “circa 30 minuti fa, abbiamo raggiunto un accordo con la Casa Bianca su una versione del disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia”, che una volta approvato avrebbe a suo dire fornito al presidente Trump “gli strumenti necessari per contribuire a porre fine a questa guerra”. Vibrazioni simili si avvertono in questi minuti anche fra Tel Aviv e Gerusalemme, dov’è chiara la percezione di aver perso il più grande amico di Israele al Congresso. È il segno dei tempi, ma anche un colpo improvviso che affliggerà ulteriormente lo stato di una “special relationship” già ai minimi termini come quella fra Stati Uniti e Israele. No, Graham non era un santo, era un personaggio controverso. Al di là delle posizioni politiche, su cui ognuno di voi avrà le proprie idee, i suoi modi potevano diventare alle volte bruschi, tradendo a tratti anche una certa arroganza. Chiedere per capire a Mette Frederiksen. Pochi mesi fa, in una stanza della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco - forum di cui Graham era ormai un veterano, ricevendo ogni anno un’accoglienza da star - venne apostrofata dal senatore repubblicano con l’espressione “piccola signora”, durante uno sfogo sul futuro della Groenlandia che non poteva certo trovare d’accordo il primo ministro danese. Graham era anche questo: capace di grandi sfuriate, ma un attimo dopo di sfoggiare il caldo sorriso tipico della gente del South Carolina. Non ha visto esaudito il desiderio di sopravvivere al regime iraniano ma se n’è andato nelle ore in cui gli Stati Uniti sono tornati a indebolirlo con nuovi raid aerei. È impossibile sopravvalutare l’influenza che ha esercitato dietro le quinte su Donald Trump, lo stesso leader che prima aveva osteggiato, poi definito “il più grande di tutti i presidenti”, una sorta di “Reagan Plus”, Reagan all’ennesima potenza. Se un po’ ho imparato a conoscere il modo di vivere l’amicizia di Trump, non sarei sorpreso se nelle prossime ore il presidente USA decidesse di “onorare” la memoria di Graham con un’azione spettacolare in Iran. Un assalto a Kharg Island, l’uccisione di un alto esponente del regime, un intenso bombardamento dalle parti Hormuz: non so dire cosa esattamente, ma per quanto irrazionale possa sembrare, mi aspetto una Casa Bianca più aggressiva - almeno nel breve termine - proprio “in memoria” di Graham. Chiudo con una piccola nota storica: se ne va l’ultimo dei “tre amigos”. Erano Graham, John McCain e il democratico (poi indipendente) Joe Lieberman: un terzetto famoso per collaborare su leggi destinate ad avere un forte impatto sulla politica estera statunitense. Una volta fu proprio McCain a raccontare come tutto ebbe inizio. Durante la spinta per l’impeachment dell’allora presidente Clinton, Graham - allora membro della Camera - stava presentando il caso ai senatori e secondo il racconto di McCain, “in un’occasione tra le più solenni, disse: ‘Sa, dalle mie parti, qualunque uomo che chiami una donna alle 2 del mattino non ha buone intenzioni’. Capii subito che Lindsey Graham era una persona con cui volevo passare del tempo”. Nemmeno la politica riuscì nell’impresa di dividerli: quando McCain espresse il voto decisivo contro una proposta di legge presentata proprio da Graham per riformare l’Affordable Care Act, affossando le possibilità repubblicane di abolire l’Obamacare, molti si chiesero se la loro amicizia avrebbe retto alla tempesta. A rispondere fu proprio Graham: “È uno dei miei amici più cari al mondo, e John McCain può fare quello che diavolo vuole: si è guadagnato questo diritto. A qualunque americano abbia un problema con il voto di John McCain, posso solo dire questo: John McCain era disposto a morire per questo Paese, e può votare come vuole. Per me non cambia nulla”. Anche in questo senso la sua morte rappresenta la fine di un’era. Il Congresso è da tempo un posto molto diverso da quello che è stato per decenni. La sua assenza, nei corridoi di Capitol Hill, si avvertirà nitidamente. Se hai apprezzato questo pezzo, ti chiedo di premiare il mio impegno. Iscriviti al Blog. Puoi farlo con un semplice clic: Ps: se leggi da iPhone non dimenticare di scaricare l’app del Blog cliccando qui: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio.

🚨🪖🇺🇸 Si può discutere sul fatto che le sue idee e i suoi modi servissero sempre al meglio le cause che più aveva a cuore. O se invece non si rivelassero alle volte controproducenti. Ma nessuno può dubitare del fatto che Lindsey Graham sia stato uno dei più grandi sostenitori dell’idea di Occidente in America. Per capire basta poco: basta osservare le reazioni che arrivano in questi minuti, alla notizia della sua morte improvvisa, da Ucraina e Israele. Paesi alle prese con situazioni e pericoli diversi, ma accomunati da minacce di natura esistenziale e da un diffuso desiderio di vivere in pace, senza doversi preoccupare di chi vorrebbe cancellarli dalle mappe, oggi come ieri. Si può dire in questo senso che il senatore repubblicano sia morto da vivo. Era appena tornato dalla sua decima visita in Ucraina. E col suo modo di fare scenico, affinato in anni e anni di interazioni coi media, aveva annunciato che “circa 30 minuti fa, abbiamo raggiunto un accordo con la Casa Bianca su una versione del disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia”, che una volta approvato avrebbe a suo dire fornito al presidente Trump “gli strumenti necessari per contribuire a porre fine a questa guerra”. Vibrazioni simili si avvertono in questi minuti anche fra Tel Aviv e Gerusalemme, dov’è chiara la percezione di aver perso il più grande amico di Israele al Congresso. È il segno dei tempi, ma anche un colpo improvviso che affliggerà ulteriormente lo stato di una “special relationship” già ai minimi termini come quella fra Stati Uniti e Israele. No, Graham non era un santo, era un personaggio controverso. Al di là delle posizioni politiche, su cui ognuno di voi avrà le proprie idee, i suoi modi potevano diventare alle volte bruschi, tradendo a tratti anche una certa arroganza. Chiedere per capire a Mette Frederiksen. Pochi mesi fa, in una stanza della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco - forum di cui Graham era ormai un veterano, ricevendo ogni anno un’accoglienza da star - venne apostrofata dal senatore repubblicano con l’espressione “piccola signora”, durante uno sfogo sul futuro della Groenlandia che non poteva certo trovare d’accordo il primo ministro danese. Graham era anche questo: capace di grandi sfuriate, ma un attimo dopo di sfoggiare il caldo sorriso tipico della gente del South Carolina. Non ha visto esaudito il desiderio di sopravvivere al regime iraniano ma se n’è andato nelle ore in cui gli Stati Uniti sono tornati a indebolirlo con nuovi raid aerei. È impossibile sopravvalutare l’influenza che ha esercitato dietro le quinte su Donald Trump, lo stesso leader che prima aveva osteggiato, poi definito “il più grande di tutti i presidenti”, una sorta di “Reagan Plus”, Reagan all’ennesima potenza. Se un po’ ho imparato a conoscere il modo di vivere l’amicizia di Trump, non sarei sorpreso se nelle prossime ore il presidente USA decidesse di “onorare” la memoria di Graham con un’azione spettacolare in Iran. Un assalto a Kharg Island, l’uccisione di un alto esponente del regime, un intenso bombardamento dalle parti Hormuz: non so dire cosa esattamente, ma per quanto irrazionale possa sembrare, mi aspetto una Casa Bianca più aggressiva - almeno nel breve termine - proprio “in memoria” di Graham. Chiudo con una piccola nota storica: se ne va l’ultimo dei “tre amigos”. Erano Graham, John McCain e il democratico (poi indipendente) Joe Lieberman: un terzetto famoso per collaborare su leggi destinate ad avere un forte impatto sulla politica estera statunitense. Una volta fu proprio McCain a raccontare come tutto ebbe inizio. Durante la spinta per l’impeachment dell’allora presidente Clinton, Graham - allora membro della Camera - stava presentando il caso ai senatori e secondo il racconto di McCain, “in un’occasione tra le più solenni, disse: ‘Sa, dalle mie parti, qualunque uomo che chiami una donna alle 2 del mattino non ha buone intenzioni’. Capii subito che Lindsey Graham era una persona con cui volevo passare del tempo”. Nemmeno la politica riuscì nell’impresa di dividerli: quando McCain espresse il voto decisivo contro una proposta di legge presentata proprio da Graham per riformare l’Affordable Care Act, affossando le possibilità repubblicane di abolire l’Obamacare, molti si chiesero se la loro amicizia avrebbe retto alla tempesta. A rispondere fu proprio Graham: “È uno dei miei amici più cari al mondo, e John McCain può fare quello che diavolo vuole: si è guadagnato questo diritto. A qualunque americano abbia un problema con il voto di John McCain, posso solo dire questo: John McCain era disposto a morire per questo Paese, e può votare come vuole. Per me non cambia nulla”. Anche in questo senso la sua morte rappresenta la fine di un’era. Il Congresso è da tempo un posto molto diverso da quello che è stato per decenni. La sua assenza, nei corridoi di Capitol Hill, si avvertirà nitidamente. Se hai apprezzato questo pezzo, ti chiedo di premiare il mio impegno. Iscriviti al Blog. Puoi farlo con un semplice clic: Ps: se leggi da iPhone non dimenticare di scaricare l’app del Blog cliccando qui: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio.

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇨🇳🇹🇼🇮🇱🇺🇸 🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Arrivano notizie drammatiche dall’Ucraina. La città di Lviv, quella che in Italia siamo abituati a conoscere come Leopoli, ha vissuto questa notte l’attacco più brutale dall’inizio della guerra. Oltre 4 ore di bombardamenti ininterrotti. Un bilancio di vittime ancora in via di definizione. Le forze di difesa hanno tentato di opporsi per come possibile, ma le esplosioni causate da droni e missili (anche un Kinzhal) hanno tuonato per tutta la notte, scuotendo la città e i suoi abitanti, provocando blackout estesi in diversi quartieri. Colonne di fumo nerissimo continuano a levarsi verso il cielo anche in questi minuti, mentre il sindaco esorta i residenti a tenere le finestre chiuse e a restare in luoghi “sicuri”, sempre che ve ne sia qualcuno. Perché è importante? Perché Lviv non è una città vicina al fronte. Al contrario: è la “capitale” dell’Ucraina occidentale, la più grande e importante dell’Ovest del Paese. Un bombardamento di questa natura non è giustificato da ragioni tattiche, ma solo psicologiche. Putin vuole dimostrare che può colpire ovunque, che senza una resa esiste il rischio non ci sia più un’Ucraina da difendere. Non solo: Lviv dista una cinquantina di km dal territorio polacco. Se tende un orecchio, la NATO può già sentire il suono della guerra. 🪖🇷🇺🇨🇳🇹🇼 Qualche mese fa - come spesso accade - fecero discutere le parole del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. L’ex primo ministro olandese ammise: “Se Xi Jinping dovesse attaccare Taiwan, la prima cosa che farebbe sarebbe assicurarsi di fare una telefonata al suo junior partner in questa vicenda, Vladimir Vladimirovich Putin, che si trova a Mosca, dicendogli: “Ehi, sto per farlo, e ho bisogno che tu tenga occupati gli occidentali in Europa attaccando il territorio della NATO””. Questo è il “worst case scenario” che l’Occidente sarebbe chiamato ad affrontare. Non siamo ancora a questo punto, ma non bisogna fingere di non vedere. Abbiamo prove di una collaborazione inquietante. Oltre 800 pagine di contratti e allegati ottenuti dal gruppo hacktivista Black Moon rivelano la decisione russa di sostenere Pechino nella preparazione dell’invasione dell’isola “ribelle, ricambiando con le lezioni apprese (a proprie spese) in Ucraina il sostegno garantito dalla Repubblica Popolare Cinese in termini di accesso a prodotti a duplice uso decisivi per la propria industria bellica e di export nel campo energetico. I documenti in questione dettagliano i piani russi di equipaggiare e addestrare un battaglione aviotrasportato dell’Esercito Popolare di Liberazione, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Taiwan. In particolare, Mosca prevede di fornire alle forze aviotrasportate cinesi 37 veicoli da combattimento della fanteria anfibi BMD-4M, 11 BTR-MDM aviotrasportati, 11 cannoni semoventi leggeri anticarro Sprut-SDM1 e un numero non specificato di veicoli da comando e osservazione aviotrasportati. Perché è importante? Perché si tratta di piattaforme che si rivelerebbero particolarmente utili per il combattimento nel terreno accidentato di Taiwan. I documenti rivelano anche i piani russi per addestrare le forze aviotrasportate cinese su atterraggi, manovre e controllo del fuoco: si tratta delle unità che, secondo i piani di Pechino, dovrebbero infiltrarsi a Taiwan, colpire obiettivi sensibili civili e militari, condurre azioni di sabotaggio e sostenere la conquista di hub logistici chiave. Insomma, è evidente: la collaborazione è già in uno stadio avanzato. 🪖🇮🇱🇺🇸 Chiudiamo questo punto nave domenicale con le ultime da Gaza. Il discorso di ieri sera di Bibi Netanyahu rappresenta un piccolo grande capolavoro politico. Tutti sanno che Netanyahu è stato “incastrato” da Trump. Anche Bibi lo sa. Anzi, è il primo a saperlo. Ma se non puoi vincere una battaglia, il primo obiettivo è non perdere la guerra. Ieri il primo ministro israeliano ha fatto questo. Ha ribaltato il tavolo della narrazione: questo accordo diplomatico è il nostro, è il mio, è ciò a cui abbiamo lavorato negli ultimi due anni. Si tratta di una verità soltanto parziale: è vero che Netanyahu ha preso a spallate l’Asse del Male, è vero che senza pressione militare Hamas non avrebbe mai fatto concessioni, ma è vero anche che sulla linea del traguardo Bibi avrebbe sperato di ricevere da Trump maggiore aderenza al suo stesso piano. E che nelle prossime ore, in Egitto, si giocherà una partita diplomatica in cui l’organizzazione terroristica palestinese saprà di poter sfruttare a proprio vantaggio il cuneo esistente fra lo Stato ebraico e la Casa Bianca. Al tavolo del negoziato, Israele dovrà cercare allora di far valere la carta più potente nel proprio mazzo, quella che l’Occidente più gli ha contestato: la forza militare, il fatto di controllare gli snodi cruciali nella Striscia, di avere le proprie truppe già alle porte della più grande roccaforte di Hamas. Non è un aspetto banale. Ma c’è un dato di cui tenere conto: i colloqui si svolgeranno senza la pressione del fuoco. A Gaza, su richiesta di Trump, oggi vige infatti qualcosa di molto vicino a un cessate il fuoco unilaterale. Questo cosa significa? Che Hamas ha interesse nel rallentare il processo. Ogni giorno senza una svolta è un giorno in cui i terroristi possono tentare di riorganizzarsi. Israele lo sa. Per questo spingerà per un negoziato all’insegna della velocità. Senza risultati concreti - traduco: senza il rilascio degli ostaggi già nella settimana che sta iniziando - chiederà a Trump carta bianca per entrare a Gaza City, dove circa 900mila del milione di residenti stimato nelle scorse settimane hanno ormai evacuato la città. Promemoria: se Hamas perde Gaza City perde la capitale del suo impero del terrore. Tutto si tiene. Ci sono punti di forza e debolezze da ogni lato. Vedremo chi sarà più capace, e più forte, nel negoziato. Se hai apprezzato questo punto nave, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano in maniera concreta. Puoi sostenere il Blog iscrivendoti ora: Qui se leggi da iPhone: o qui se leggi da qualunque altro dispositivo: Se invece sei già a bordo da tempo, ti chiedo una mano per sostenere le molte spese che uno spazio indipendente come questo è chiamato ad affrontare. Puoi farlo attraverso una piccola donazione: Ti ringrazio.

🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇨🇳🇹🇼🇮🇱🇺🇸 🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Arrivano notizie drammatiche dall’Ucraina. La città di Lviv, quella che in Italia siamo abituati a conoscere come Leopoli, ha vissuto questa notte l’attacco più brutale dall’inizio della guerra. Oltre 4 ore di bombardamenti ininterrotti. Un bilancio di vittime ancora in via di definizione. Le forze di difesa hanno tentato di opporsi per come possibile, ma le esplosioni causate da droni e missili (anche un Kinzhal) hanno tuonato per tutta la notte, scuotendo la città e i suoi abitanti, provocando blackout estesi in diversi quartieri. Colonne di fumo nerissimo continuano a levarsi verso il cielo anche in questi minuti, mentre il sindaco esorta i residenti a tenere le finestre chiuse e a restare in luoghi “sicuri”, sempre che ve ne sia qualcuno. Perché è importante? Perché Lviv non è una città vicina al fronte. Al contrario: è la “capitale” dell’Ucraina occidentale, la più grande e importante dell’Ovest del Paese. Un bombardamento di questa natura non è giustificato da ragioni tattiche, ma solo psicologiche. Putin vuole dimostrare che può colpire ovunque, che senza una resa esiste il rischio non ci sia più un’Ucraina da difendere. Non solo: Lviv dista una cinquantina di km dal territorio polacco. Se tende un orecchio, la NATO può già sentire il suono della guerra. 🪖🇷🇺🇨🇳🇹🇼 Qualche mese fa - come spesso accade - fecero discutere le parole del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. L’ex primo ministro olandese ammise: “Se Xi Jinping dovesse attaccare Taiwan, la prima cosa che farebbe sarebbe assicurarsi di fare una telefonata al suo junior partner in questa vicenda, Vladimir Vladimirovich Putin, che si trova a Mosca, dicendogli: “Ehi, sto per farlo, e ho bisogno che tu tenga occupati gli occidentali in Europa attaccando il territorio della NATO””. Questo è il “worst case scenario” che l’Occidente sarebbe chiamato ad affrontare. Non siamo ancora a questo punto, ma non bisogna fingere di non vedere. Abbiamo prove di una collaborazione inquietante. Oltre 800 pagine di contratti e allegati ottenuti dal gruppo hacktivista Black Moon rivelano la decisione russa di sostenere Pechino nella preparazione dell’invasione dell’isola “ribelle, ricambiando con le lezioni apprese (a proprie spese) in Ucraina il sostegno garantito dalla Repubblica Popolare Cinese in termini di accesso a prodotti a duplice uso decisivi per la propria industria bellica e di export nel campo energetico. I documenti in questione dettagliano i piani russi di equipaggiare e addestrare un battaglione aviotrasportato dell’Esercito Popolare di Liberazione, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Taiwan. In particolare, Mosca prevede di fornire alle forze aviotrasportate cinesi 37 veicoli da combattimento della fanteria anfibi BMD-4M, 11 BTR-MDM aviotrasportati, 11 cannoni semoventi leggeri anticarro Sprut-SDM1 e un numero non specificato di veicoli da comando e osservazione aviotrasportati. Perché è importante? Perché si tratta di piattaforme che si rivelerebbero particolarmente utili per il combattimento nel terreno accidentato di Taiwan. I documenti rivelano anche i piani russi per addestrare le forze aviotrasportate cinese su atterraggi, manovre e controllo del fuoco: si tratta delle unità che, secondo i piani di Pechino, dovrebbero infiltrarsi a Taiwan, colpire obiettivi sensibili civili e militari, condurre azioni di sabotaggio e sostenere la conquista di hub logistici chiave. Insomma, è evidente: la collaborazione è già in uno stadio avanzato. 🪖🇮🇱🇺🇸 Chiudiamo questo punto nave domenicale con le ultime da Gaza. Il discorso di ieri sera di Bibi Netanyahu rappresenta un piccolo grande capolavoro politico. Tutti sanno che Netanyahu è stato “incastrato” da Trump. Anche Bibi lo sa. Anzi, è il primo a saperlo. Ma se non puoi vincere una battaglia, il primo obiettivo è non perdere la guerra. Ieri il primo ministro israeliano ha fatto questo. Ha ribaltato il tavolo della narrazione: questo accordo diplomatico è il nostro, è il mio, è ciò a cui abbiamo lavorato negli ultimi due anni. Si tratta di una verità soltanto parziale: è vero che Netanyahu ha preso a spallate l’Asse del Male, è vero che senza pressione militare Hamas non avrebbe mai fatto concessioni, ma è vero anche che sulla linea del traguardo Bibi avrebbe sperato di ricevere da Trump maggiore aderenza al suo stesso piano. E che nelle prossime ore, in Egitto, si giocherà una partita diplomatica in cui l’organizzazione terroristica palestinese saprà di poter sfruttare a proprio vantaggio il cuneo esistente fra lo Stato ebraico e la Casa Bianca. Al tavolo del negoziato, Israele dovrà cercare allora di far valere la carta più potente nel proprio mazzo, quella che l’Occidente più gli ha contestato: la forza militare, il fatto di controllare gli snodi cruciali nella Striscia, di avere le proprie truppe già alle porte della più grande roccaforte di Hamas. Non è un aspetto banale. Ma c’è un dato di cui tenere conto: i colloqui si svolgeranno senza la pressione del fuoco. A Gaza, su richiesta di Trump, oggi vige infatti qualcosa di molto vicino a un cessate il fuoco unilaterale. Questo cosa significa? Che Hamas ha interesse nel rallentare il processo. Ogni giorno senza una svolta è un giorno in cui i terroristi possono tentare di riorganizzarsi. Israele lo sa. Per questo spingerà per un negoziato all’insegna della velocità. Senza risultati concreti - traduco: senza il rilascio degli ostaggi già nella settimana che sta iniziando - chiederà a Trump carta bianca per entrare a Gaza City, dove circa 900mila del milione di residenti stimato nelle scorse settimane hanno ormai evacuato la città. Promemoria: se Hamas perde Gaza City perde la capitale del suo impero del terrore. Tutto si tiene. Ci sono punti di forza e debolezze da ogni lato. Vedremo chi sarà più capace, e più forte, nel negoziato. Se hai apprezzato questo punto nave, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano in maniera concreta. Puoi sostenere il Blog iscrivendoti ora: Qui se leggi da iPhone: o qui se leggi da qualunque altro dispositivo: Se invece sei già a bordo da tempo, ti chiedo una mano per sostenere le molte spese che uno spazio indipendente come questo è chiamato ad affrontare. Puoi farlo attraverso una piccola donazione: Ti ringrazio.

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🚨🪖🇮🇱🇵🇸 Non è una scena tratta da Fauda, ma la realtà quotidiana del Medio Oriente. Forze speciali israeliane appartenenti all'unità Shayetet 13 della Marina israeliana immortalate da media palestinesi nell'atto di calarsi con le funi da un elicottero nel cuore della notte nella Cisgiordania meridionale. Parliamo di uno dei reparti d'élite delle IDF. Le immagini sono state registrate a Yatta, nei pressi di Hebron. Al momento non sappiamo ancora quale fosse l'obiettivo e cosa stessero cercando. Israele non ha ancora commentato in via ufficiale né il filmato né la natura dell'operazione. Quindi la possibilità di un arresto mirato, la cattura di un obiettivo di alto valore o altre finalità restano per ora soltanto ipotesi. Vedremo di saperne di più nelle prossime ore.

🚨🪖🇮🇱🇵🇸 Non è una scena tratta da Fauda, ma la realtà quotidiana del Medio Oriente. Forze speciali israeliane appartenenti all'unità Shayetet 13 della Marina israeliana immortalate da media palestinesi nell'atto di calarsi con le funi da un elicottero nel cuore della notte nella Cisgiordania meridionale. Parliamo di uno dei reparti d'élite delle IDF. Le immagini sono state registrate a Yatta, nei pressi di Hebron. Al momento non sappiamo ancora quale fosse l'obiettivo e cosa stessero cercando. Israele non ha ancora commentato in via ufficiale né il filmato né la natura dell'operazione. Quindi la possibilità di un arresto mirato, la cattura di un obiettivo di alto valore o altre finalità restano per ora soltanto ipotesi. Vedremo di saperne di più nelle prossime ore.

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🚨🪖🇷🇺 Mosca. Esplosione in pieno centro nel ristorante Balzi Rossi. Informazioni preliminari: il locale era chiuso al pubblico mentre al suo interno si stava svolgendo una festa per un generale russo. Numerose auto con targa nera, cioè appartenenti a militari, erano parcheggiate nei pressi del ristorante. Primi reports in attesa di conferma sostengono che fra i presenti vi fosse anche il comandante in capo delle Forze Aerospaziali, generale Alexander Chaiko. Il bilancio provvisorio parla di almeno 3 morti e 15 feriti.

🚨🪖🇷🇺 Mosca. Esplosione in pieno centro nel ristorante Balzi Rossi. Informazioni preliminari: il locale era chiuso al pubblico mentre al suo interno si stava svolgendo una festa per un generale russo. Numerose auto con targa nera, cioè appartenenti a militari, erano parcheggiate nei pressi del ristorante. Primi reports in attesa di conferma sostengono che fra i presenti vi fosse anche il comandante in capo delle Forze Aerospaziali, generale Alexander Chaiko. Il bilancio provvisorio parla di almeno 3 morti e 15 feriti.

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🚨🚨🚨🪖🇵🇱🇷🇺🇺🇦 Brusco risveglio per i residenti di Lublino, Polonia. In città risuonano le sirene d’allarme antiaereo. Peggio: il portavoce del voivoda annuncia che “esiste effettivamente una minaccia di attacchi aerei” dalla Russia. L’informazione, spiega, proviene direttamente dal Centro governativo per la sicurezza: “È attendibile e confermata“. Alcuni minuti dopo l’allarme cessa, per fortuna. La prima ipotesi è che missili balistici russi diretti contro l’Ucraina occidentale abbiano sconfinato violando lo spazio aereo polacco: non è chiara - non ancora - la loro sorte. Per il momento ci si accontenta di poco, di un sospiro di sollievo. Anche stavolta è andata. Un’altra notte folle. Ps: grazie a chi mi fa compagnia anche in questi orari improponobili. Vi ricordo che dietro questo Blog non c’è redazione ma solo il mio lavoro. Per sostenerlo, iscrivetevi ora: E chi legge da iPhone non dimentichi di scaricare l’app del Blog: Grazie ancora.

🚨🚨🚨🪖🇵🇱🇷🇺🇺🇦 Brusco risveglio per i residenti di Lublino, Polonia. In città risuonano le sirene d’allarme antiaereo. Peggio: il portavoce del voivoda annuncia che “esiste effettivamente una minaccia di attacchi aerei” dalla Russia. L’informazione, spiega, proviene direttamente dal Centro governativo per la sicurezza: “È attendibile e confermata“. Alcuni minuti dopo l’allarme cessa, per fortuna. La prima ipotesi è che missili balistici russi diretti contro l’Ucraina occidentale abbiano sconfinato violando lo spazio aereo polacco: non è chiara - non ancora - la loro sorte. Per il momento ci si accontenta di poco, di un sospiro di sollievo. Anche stavolta è andata. Un’altra notte folle. Ps: grazie a chi mi fa compagnia anche in questi orari improponobili. Vi ricordo che dietro questo Blog non c’è redazione ma solo il mio lavoro. Per sostenerlo, iscrivetevi ora: E chi legge da iPhone non dimentichi di scaricare l’app del Blog: Grazie ancora.

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🚨🪖🇩🇪 Oggi in Germania è scattato il sesto Warntag nazionale: alle 11 cellulari, app di allerta, radio, televisioni e pannelli digitali hanno diffuso contemporaneamente un messaggio di prova in tutto il Paese, mentre in numerosi comuni sono entrate in funzione anche le sirene. L'obiettivo è verificare che la popolazione possa essere raggiunta rapidamente in caso di catastrofi, gravi emergenze o scenari di guerra. Tra le novità del 2026 c'è l'estensione del sistema Automatic Safety Alert sulla rete radio digitale DAB+: in questo caso i ricevitori compatibili possono attivarsi automaticamente anche quando sono in standby, continuando a ricevere gli avvisi anche in assenza di rete mobile o connessione internet. Il Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK) ricorda che nel Warntag dello scorso anno il 97% dei partecipanti alla sua indagine dichiarò di essere stato raggiunto da almeno un canale d'allerta. Perché è importante? Perché la Germania sta rafforzando in maniera sistematica la propria macchina di protezione civile. E perché questi test non vengono più pensati soltanto in funzione di incendi, alluvioni o altre calamità: nella pianificazione tedesca rientra ormai esplicitamente anche l'ipotesi di una grave crisi di sicurezza o di un conflitto sul territorio nazionale.

🚨🪖🇩🇪 Oggi in Germania è scattato il sesto Warntag nazionale: alle 11 cellulari, app di allerta, radio, televisioni e pannelli digitali hanno diffuso contemporaneamente un messaggio di prova in tutto il Paese, mentre in numerosi comuni sono entrate in funzione anche le sirene. L'obiettivo è verificare che la popolazione possa essere raggiunta rapidamente in caso di catastrofi, gravi emergenze o scenari di guerra. Tra le novità del 2026 c'è l'estensione del sistema Automatic Safety Alert sulla rete radio digitale DAB+: in questo caso i ricevitori compatibili possono attivarsi automaticamente anche quando sono in standby, continuando a ricevere gli avvisi anche in assenza di rete mobile o connessione internet. Il Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK) ricorda che nel Warntag dello scorso anno il 97% dei partecipanti alla sua indagine dichiarò di essere stato raggiunto da almeno un canale d'allerta. Perché è importante? Perché la Germania sta rafforzando in maniera sistematica la propria macchina di protezione civile. E perché questi test non vengono più pensati soltanto in funzione di incendi, alluvioni o altre calamità: nella pianificazione tedesca rientra ormai esplicitamente anche l'ipotesi di una grave crisi di sicurezza o di un conflitto sul territorio nazionale.

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🚨🪖🇺🇸🇮🇷 "HELP IS ON THE WAY" Facciamo una cosa. Senza impegno, fra una notizia e l'altra, pubblicherò gli aggiornamenti più interessanti dei trasferimenti di asset verso il Medio Oriente. Iniziamo da questo: gli Stati Uniti stanno dispiegando 6 E-3 AWACS in Europa come fase di transito prima di un probabile trasferimento in Medio Oriente. Non ho mai amato gli OSINT che parlano un linguaggio troppo tecnico, incomprensibile ai più. Allora tenterò di spiegare la situazione nella maniera più semplice possibile. In questo caso abbiamo un grande aereo capace di fare da occhi e cervello nel cielo. Questo aereo può vedere altri velivoli, droni o missili a più di 320 km di distanza. Al suo interno, operatori specializzati agiscono come fossero una torre di controllo volante: monitorano lo spazio aereo, avvisano se arriva un pericolo, dicono ai caccia dov’è meglio andare. L’E-3 è insomma una sorta di direttore d’orchestra. Senza di lui la musica della guerra può risultare caotica, andare fuori tempo. Ora, la domanda che i lettori del Blog conoscono bene: perché è importante? Perché dispiegare ben 6 esemplari di questi aerei in Iran invia un messaggio potente. Ricordiamo: l’Iran non è Gaza, non è il Libano. È un Paese vastissimo. Secondo la dottrina NATO, soltanto per coprire la costa meridionale e il confine occidentale, gli Stati Uniti hanno bisogno di dispiegare almeno quattro velivoli E-3 AWACS. Qui ne abbiamo potenzialmente 6. Capite bene che un movimento del genere suggerisce la preparazione a una campagna imponente. Vi terrò aggiornati in risposta a questo primo post. Il nome per questa rubrica improvvisata è scontato: "HELP IS ON THE WAY". Ps: chi apprezza il mio impegno, può sostenerlo in tre modi. 1) Iscrivendosi al Blog: 2) Scaricando l'app iPhone (soluzione consigliata nel caso dovessimo trovarci nella condizione di aprire una diretta): 3) Per chi è già a bordo, attraverso una donazione: E grazie a tutti, come sempre.

🚨🪖🇺🇸🇮🇷 "HELP IS ON THE WAY" Facciamo una cosa. Senza impegno, fra una notizia e l'altra, pubblicherò gli aggiornamenti più interessanti dei trasferimenti di asset verso il Medio Oriente. Iniziamo da questo: gli Stati Uniti stanno dispiegando 6 E-3 AWACS in Europa come fase di transito prima di un probabile trasferimento in Medio Oriente. Non ho mai amato gli OSINT che parlano un linguaggio troppo tecnico, incomprensibile ai più. Allora tenterò di spiegare la situazione nella maniera più semplice possibile. In questo caso abbiamo un grande aereo capace di fare da occhi e cervello nel cielo. Questo aereo può vedere altri velivoli, droni o missili a più di 320 km di distanza. Al suo interno, operatori specializzati agiscono come fossero una torre di controllo volante: monitorano lo spazio aereo, avvisano se arriva un pericolo, dicono ai caccia dov’è meglio andare. L’E-3 è insomma una sorta di direttore d’orchestra. Senza di lui la musica della guerra può risultare caotica, andare fuori tempo. Ora, la domanda che i lettori del Blog conoscono bene: perché è importante? Perché dispiegare ben 6 esemplari di questi aerei in Iran invia un messaggio potente. Ricordiamo: l’Iran non è Gaza, non è il Libano. È un Paese vastissimo. Secondo la dottrina NATO, soltanto per coprire la costa meridionale e il confine occidentale, gli Stati Uniti hanno bisogno di dispiegare almeno quattro velivoli E-3 AWACS. Qui ne abbiamo potenzialmente 6. Capite bene che un movimento del genere suggerisce la preparazione a una campagna imponente. Vi terrò aggiornati in risposta a questo primo post. Il nome per questa rubrica improvvisata è scontato: "HELP IS ON THE WAY". Ps: chi apprezza il mio impegno, può sostenerlo in tre modi. 1) Iscrivendosi al Blog: 2) Scaricando l'app iPhone (soluzione consigliata nel caso dovessimo trovarci nella condizione di aprire una diretta): 3) Per chi è già a bordo, attraverso una donazione: E grazie a tutti, come sempre.

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 VIDEO. Dense nubi di fumo nero si levano verso il cielo di Mosca. Massiccio attacco di droni ucraino prende di mira la maggiore raffineria della capitale russa. Restrizioni di volo temporanee sono state imposte anche negli aeroporti di Mosca Vnukovo, Sheremetyevo e Zhukovsky. “Non sottovalutate gli ucraini”, cit.

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 VIDEO. Dense nubi di fumo nero si levano verso il cielo di Mosca. Massiccio attacco di droni ucraino prende di mira la maggiore raffineria della capitale russa. Restrizioni di volo temporanee sono state imposte anche negli aeroporti di Mosca Vnukovo, Sheremetyevo e Zhukovsky. “Non sottovalutate gli ucraini”, cit.

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🚨🇮🇷 Promessa mantenuta: gli studenti delle università iraniane si uniscono alle proteste. Immagini da Teheran. La folla scandisce il coro: "Il molestatore sei tu, l’immorale sei tu. Io sono la donna libera". Ps: vedremo quando la notizia sarà ritenuta degna di essere ripresa dai nostri telegiornali. Ma sì, c'è tempo. Vi aspetto sul Blog:

🚨🇮🇷 Promessa mantenuta: gli studenti delle università iraniane si uniscono alle proteste. Immagini da Teheran. La folla scandisce il coro: "Il molestatore sei tu, l’immorale sei tu. Io sono la donna libera". Ps: vedremo quando la notizia sarà ritenuta degna di essere ripresa dai nostri telegiornali. Ma sì, c'è tempo. Vi aspetto sul Blog:

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🚨🪖🇲🇽🇺🇸 Caos in Messico dopo l'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come "El Mencho", leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), in un’operazione congiunta condotta dalle Forze Speciali statunitensi e messicane. Scontri dentro e fuori l'aeroporto Internazionale di Guadalajara, nello Stato di Jalisco.

🚨🪖🇲🇽🇺🇸 Caos in Messico dopo l'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come "El Mencho", leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), in un’operazione congiunta condotta dalle Forze Speciali statunitensi e messicane. Scontri dentro e fuori l'aeroporto Internazionale di Guadalajara, nello Stato di Jalisco.

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Fiamme si levano dall’aeroporto militare russo Engels-2, nell’oblast di Saratov, il sito in cui sono schierati velivoli strategici russi utilizzati per colpire sistematicamente le città ucraine, compreso il bombardiere a lungo raggio Tu-95. Il ministero russo per le Situazioni di emergenza aveva annunciato in precedenza un’allerta per la minaccia di droni nella regione.

🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Fiamme si levano dall’aeroporto militare russo Engels-2, nell’oblast di Saratov, il sito in cui sono schierati velivoli strategici russi utilizzati per colpire sistematicamente le città ucraine, compreso il bombardiere a lungo raggio Tu-95. Il ministero russo per le Situazioni di emergenza aveva annunciato in precedenza un’allerta per la minaccia di droni nella regione.

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🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 L'esercito israeliano ha pubblicato una comunicazione radio fra un pilota israeliano e un collega americano. Il primo dice all'altro: "È per noi un grande onore combattere con voi. State facendo un lavoro straordinario". L'altro ricambia i complimenti e aggiunge: "Per favore restate al sicuro là fuori. E colpite duro".

🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 L'esercito israeliano ha pubblicato una comunicazione radio fra un pilota israeliano e un collega americano. Il primo dice all'altro: "È per noi un grande onore combattere con voi. State facendo un lavoro straordinario". L'altro ricambia i complimenti e aggiunge: "Per favore restate al sicuro là fuori. E colpite duro".

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🚨🚨🚨🪖🇮🇹 Fonti dei soccorritori: prima un incendio, poi una deflagrazione in un'area circoscritta dello stabilimento della difesa, in particolare nel reparto 'pressatura polveri'. Diverse squadre dei vigili del fuoco attualmente sul posto oltre alle forze dell'ordine.

🚨🚨🚨🪖🇮🇹 Fonti dei soccorritori: prima un incendio, poi una deflagrazione in un'area circoscritta dello stabilimento della difesa, in particolare nel reparto 'pressatura polveri'. Diverse squadre dei vigili del fuoco attualmente sul posto oltre alle forze dell'ordine.

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🚨🪖🇷🇸🇷🇺 Il presidente serbo Aleksandar Vucic alla giornalista russa Ksenia Sobchak: "Penso di non essere né stupido né cieco. Se non vedete, se non vedete come si sta armando l’Europa, allora state semplicemente facendo finta di non vederlo. E perché si sta armando? A quale scopo? È come nei drammi di Čechov: se nel primo atto c’è un fucile appeso alla parete, nel terzo atto quel fucile sparerà. Conosco una persona della Rheinmetall. I tedeschi hanno compiuto progressi straordinari in questo settore industriale. È una persona molto intelligente. Hanno aumentato i loro profitti di diciassette volte. Non del 17%, ma di diciassette volte. La gente lavora, costruiscono una fabbrica dopo l’altra. È positivo per l’economia, soprattutto quando si hanno problemi nell’industria automobilistica. Ma queste non sono le ragioni principali. L’Europa, dicendo “dobbiamo difenderci dalla Russia” e pensando al futuro, si sta riarmando in maniera impressionante. Chi è che non lo vede? Non lo so. È talmente evidente. Se ne vantano persino. Anche noi, come piccolo Paese, ci vantiamo dei nostri progressi e li sottolineiamo, ma non ci paragoniamo alle grandi potenze. Ci limitiamo a osservare quello che stanno facendo. Diventano sempre più forti, sempre più potenti. Investono somme enormi. Guardate quanto stanno investendo i Paesi scandinavi, la Svezia e tutti gli altri". Sobchak: "Quindi, secondo lei, scoppierà una guerra mondiale?". Vucic: "Sarà un miracolo se non scoppierà. Sarei l’uomo più felice del mondo se mi sbagliassi. Ma temo di non sbagliarmi".

Dario D'Angelo

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🚨🎙️🪖🇮🇱🇹🇷 Bibi Netanyahu: "Quando è necessario, colpiamo preventivamente. È esattamente quello che abbiamo fatto".. Giornalista: "Può approfondire il ruolo degli attacchi preventivi in questa nuova dottrina?". Netanyahu: "Beh, guardate quello che abbiamo fatto". Giornalista: «Ma guardando al futuro, quali tipi di attacchi preventivi potremmo vedere? Lei ha recentemente parlato della possibilità di una guerra con la Turchia. Che cosa dovrebbe accadere perché Israele decidesse di colpire preventivamente un Paese come la Turchia?". Netanyahu: "Beh, innanzitutto guardate quello che abbiamo fatto. Abbiamo colpito preventivamente Hezbollah e lo abbiamo eliminato. Abbiamo colpito preventivamente in Iran. E ovviamente è importante. Ma non voglio specificare le singole azioni che potremmo intraprendere". Giornalista: "Mi scusi, primo ministro, ma Israele potrebbe colpire preventivamente i propri nemici sulla base di questa nuova dottrina di sicurezza?". Netanyahu: "Beh, lo abbiamo già fatto". Giornalista: "Ma in futuro?". Netanyahu: "Sì, ma non intendo elencare nel dettaglio le possibili applicazioni di questi principi, né illustrarli uno per uno. E naturalmente non credo che sarebbe particolarmente responsabile farlo. Non voglio uno scontro con la Turchia. È la Turchia a volere uno scontro con noi". Giornalista: "Lei ha detto di non volere uno scontro con la Turchia". Netanyahu: "Sì. Erdogan dice che Israele dovrebbe essere distrutto, che Gerusalemme è la loro città e che saranno loro a governarla. Credo che pensi di poter riportare in vita l'Impero ottomano. Dimentica che qui esiste un Paese, la nostra nazione, la nostra terra, alla quale siamo legati da oltre 3.000 anni. E sapete, non siamo nel XVI secolo, quando gli ottomani conquistarono questa terra e la governarono per 400 anni. Qui esiste una potenza. Si chiama Stato ebraico, nella patria del popolo ebraico. Possiede sia la forza sia la fede. Abbiamo gli F-35, abbiamo gli F-16 e abbiamo questi soldati straordinariamente coraggiosi. E abbiamo la nostra indipendenza. Perciò non abbiamo alcuna intenzione di capitolare. Ora che siamo sul punto di distruggere l'asse sciita, l'asse sciita estremista, non abbiamo alcuna intenzione di capitolare davanti a un asse sunnita estremista, guidato dalla Turchia. La cosa migliore sarebbe che se ne rendessero conto ed evitassero uno scontro".

Dario D'Angelo

267,037 просмотров • 2 дней назад

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🚨🚨🚨🪖🇮🇱 Importante. Potete spegnere il primo indicatore. Yair Lapid, leader dell'opposizione israeliana: "Ho concluso poco fa un incontro di aggiornamento sulla sicurezza con Netanyahu. Non ne violerò la riservatezza, ma una cosa va detta: le minacce alla sicurezza devono essere affrontate in modo professionale e responsabile. La sicurezza di Israele e le basi dell’IDF non sono una scenografia per video elettorali. Gli aggiornamenti sulle minacce devono arrivare dagli organismi professionali, dall’IDF e dallo Shin Bet, non dall’account di un politico che si trova nel pieno di una campagna elettorale. Prima del 7 ottobre Netanyahu non ha prestato attenzione ad alcun avvertimento. A 28 giorni dalle elezioni, improvvisamente si mette a fare allarmismo. Senza entrare nei dettagli, l’IDF, lo Shin Bet e la polizia sono preparati in vista delle elezioni e non c’è alcun motivo per gettare il pubblico nel panico. Sei mesi fa il capo di Stato maggiore ha detto di aver "sollevato 10 bandiere rosse" sulla carenza di combattenti e sul logoramento dell’IDF. Se Netanyahu è così preoccupato per la situazione della sicurezza, arruoli i 15mila ultraortodossi che mancano all’IDF. In ogni caso, le elezioni si terranno nella data prevista e nessuno ha alcun pretesto per comprometterne lo svolgimento. Ho chiesto al primo ministro un incontro a quattro con il capo dello Shin Bet, che secondo la legge è responsabile della protezione della democrazia, e con il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Sohlberg, per assicurarci che tutti siano aggiornati e coordinati in vista delle elezioni".

Dario D'Angelo

369,536 просмотров • 23 дней назад

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🚨🚨🚨🪖⚡🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇮🇱🇮🇷 KYIV ENTRA IN "MODALITÀ SOPRAVVIVENZA". BLACKOUT DIFFUSO IN TUTTA LA CAPITALE. LO STRANO CONSIGLIO DI KLITSCHKO. IL RISCHIO DELLO "STALLO STRATEGICO". ISRAELE ALZA L'ALLERTA: "VALUTAZIONE DRAMMATICA" Buonasera a tutti. Che succede? Succede che quello di stasera non è un punto nave come gli altri. Non può esserlo, visto quanto sta accadendo in Ucraina. Le immagini che vedete sono quelle che i primi soccorritori si sono trovati di fronte al loro arrivo sulla scena dell’ultimo attacco russo a Kramatorsk. Il fumo si levava ancora da alcuni dei cadaveri carbonizzati. Parti del corpo erano sparse su tutta la sede stradale, lontane decine di metri dai corpi a cui appartenevano. Era la scena di un horror, di un massacro. Anche chi è intervenuto in questi anni innumerevoli volte - per aiutare, per salvare, per fare il conto dei danni e delle vittime - assicura che quanto visto oggi ha messo a dura prova la propria tenuta emotiva. Cos’abbiamo qui? Una tattica di guerra criminale e spietata: è quella che prevede raid sistematici e sempre più letali contro obiettivi civili, nel tentativo di chiarire che l’unica via d’uscita da questo incubo quotidiano è la resa; e nella convinzione che colpo dopo colpo, uccisione dopo uccisione, gli ucraini capiranno che è meglio levare le tende, abbandonare le proprie case e le proprie terre all’invasore che preme. Centinaia di km più a occidente, mentre scrivo, squadre di tecnici ucraini sono impegnati in una drammatica corsa contro il tempo. Perché? Perché Kyiv è al buio. Il sindaco della città, Vitali Klitschko, ha dichiarato che la capitale è entrata “in modalità sopravvivenza”. Qual è la brutta notizia? È che non è finita, è che abbiamo ancora molte, troppe cose da dirci questa sera. Andiamo, facciamo un punto nave. Buona lettura agli iscritti al Blog:

Dario D'Angelo

61,240 просмотров • 15 дней назад

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🚨🚨🚨🚁🪖🇱🇹🇮🇹🇧🇾🇩🇰🇷🇺 "UNA NOTTE DIVERSA". JET DA COMBATTIMENTO ITALIANI IN AZIONE IN LITUANIA. ATTIVA L'OPERAZIONE "SCUDO". PERICOLOSA PROVOCAZIONE RUSSA IN UN ALTRO PAESE ALLEATO. PERCHÉ (E COME) LO SCENARIO STA CAMBIANDO Buongiorno a tutti. Sono stati i nostri ragazzi, i piloti italiani della Task Force Air “Baltic Thunder III”, ad attraversare questa notte i cieli lituani, a proteggerli, a reagire nello spazio di pochi minuti all’allerta aerea che ha buttato giù dal letto centinaia di migliaia di lituani, tutti quelli svegliati dalle notifiche arrivate poco dopo la mezzanotte sugli smartphone. Ora è chiaro: il rischio di passare come quello che fa catastrofismo, come il blogger che punta sul sensazionalismo per portare a casa nuovi abbonati - me ne rendo conto - è alto. Ma vi invito a riflettere su questa sequenza, a dirmi cosa ne pensate. Un drone proveniente dal territorio bielorusso attraversa i confini della NATO. I residenti nel distretto di una capitale Alleata, Vilnius, vengono esortati a mettersi rapidamente in stato di prontezza preventiva: perché un’allerta gialla può diventare anche rossa, il colore dell’attacco. Jet da combattimento italiani decollano dalla base aerea di Šiauliai, inseguono l’obiettivo nemico e lo abbattono, con tutta la carica esplosiva che probabilmente trasportava. In questi pochi minuti, in questa attesa interminabile, un intero Paese rimane in attesa di comprendere se sia arrivato il momento che le agenzie di intelligence occidentali stanno da tempo preannunciando: quello in cui Vladimir Putin dà inizio a una provocazione armata verso un Paese della NATO. A interrompere questo flusso di pensieri è soltanto il rombo dei caccia italiani che sfrecciano nei cieli della Lituania, seguito dal fragore di una fortissima esplosione. Obiettivo abbattuto, allerta rientrata. Cos’abbiamo qui? No, non un blogger a caccia di abbonati - quelli è la cronaca a portarli - semplicemente il mondo che sta cambiando. Anzi, forse è già cambiato. Venite sottocoperta, c'è bisogno di un punto nave:

Dario D'Angelo

92,825 просмотров • 1 месяц назад

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🚨🪖🇾🇪🇸🇦🇺🇸 Così eccoci qui, venticinque anni dopo. Con la forte tentazione di tracciare un confronto fra l’America di ieri e quella di oggi, tanto irresistibile quanto scivoloso. Con la cronaca di questi giorni, impietosa, a divertirsi con le sue provocazioni, a ricordare che la storia sa essere ciclica, che certi problemi restano, nonostante tutto, senza apparente soluzione. Cosa rimane, allora? Una battuta feroce. Quella diventata popolare nell'Ala Ovest nelle ore della caduta del regime di Saddam Hussein: “Anyone can go to Baghdad. Real men go to Tehran”: chiunque può andare a Baghdad. Gli uomini veri vanno a Teheran. Era lo spirito del tempo. Nascondeva la convinzione che dalla “guerra al terrore” davvero potesse - e dovesse - nascere un altro mondo. Così ecco a voi il primo paradosso: proprio al presidente più critico sull’idea di un’America “poliziotto del mondo” è spettato l’onore e l’onere di gestire la guerra contro il regime degli ayatollah, per anni sogno proibito di buona parte dei falchi GOP. Eppure cosa dice il mondo di oggi? Dice che le guerre non possono essere combattute senza la necessaria convinzione. Prendete Trump: ha indebolito militarmente l’Iran, ha osato là dove avevano tremato i suoi predecessori, ma ha avuto paura di farsi coinvolgere troppo. Risultato: graziato dagli Stati Uniti, il regime di Teheran ha ritrovato coraggio, compreso di poter alzare la posta. Se ne ha riprova proprio in queste ore: gli Houthi, una delle formazioni militari più capaci fra quelle alleate dell’Iran, avanzano a ritmo spedito lungo la costa yemenita che affaccia sul Mar Rosso, minacciando seriamente il controllo del secondo stretto della regione: Bab el-Mandeb, dopo Hormuz. Attenzione: non parliamo di una potenza invincibile, anzi, ma a fare la differenza in una guerra sono spesso le motivazioni. Cos’abbiamo qui? Un movimento fortemente ideologico che nella sua marcia sta trovandosi di fronte spesso e volentieri migliaia di truppe abbandonate alla propria sorte, prive persino della copertura aerea che sarebbe stata ovvia. E allora? E allora il mondo è cambiato, è finito sottosopra, ma c’è un’immagine che dovrebbe essere valida a maggior ragione oggi. È datata 14 settembre 2001, tre giorni dopo l’attacco alle Torri. George W. Bush sta parlando a Ground Zero, in mezzo ai soccorritori che hanno fornito la prima eroica risposta americana alla crisi. Nonostante il megafono, la voce non raggiunge tutti i presenti. Così a un certo punto si leva un urlo dalla folla: “Non riusciamo a sentirti!”. E Bush, pronto: “Ma io posso sentire voi!”. È una frase semplice, ma l’esultanza che ne segue spiega che il Presidente sta toccando le giuste corde. Poi Bush prosegue: “Io posso sentirvi. Il resto del mondo può sentirvi. E le persone che hanno buttato giù questi edifici sentiranno presto tutti noi!”. Nel boato che arriva subito dopo, nel coro “U-S-A, U-S-A”, c’è almeno una buona parte di ciò che servirebbe oggi. Un Presidente capace di spiegare - in patria e fuori - perché la guerra non è mai piacevole, ma a volte necessaria. Una coalizione internazionale che accetti di imbarcarsi in un’operazione lunga e rischiosa. Una causa comune, un asse del Male da riconoscere e da contrastare, prima che detti le regole del gioco. Domanda: qual è la situazione aggiornata sul campo di battaglia? Risposta: è una realtà fluida, in totale divenire, ma con un puzzle che si sta complicando. Necessita di un punto nave, è lo strumento necessario per capire che succede, perché conta. E cosa verrà dopo. Buona lettura agli iscritti al Blog:

Dario D'Angelo

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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Ammiraglio Cavo Dragone: "Buongiorno. Cari amici, dopo otto anni il Comitato militare della NATO torna a Kyiv per una visita ufficiale. Ma anche se non siamo stati fisicamente presenti qui, l’Ucraina è stata ogni singolo giorno nei nostri pensieri, nelle nostre discussioni, nelle nostre decisioni e nelle azioni che ne sono conseguite. Questa visita mantiene la promessa che avevo fatto al Comandante in capo delle Forze armate ucraine, Mykhailo Drapatyi, mio buon amico, durante la nostra ultima conversazione nell’agosto di quest’anno. La visita del Comitato militare della NATO fa inoltre seguito alla visita del Consiglio Nord Atlantico a Kyiv nel mese di giugno. Siamo qui per ribadire, con un messaggio chiaro, che il legame tra la NATO e l’Ucraina è sempre più forte. Di fronte alla continua aggressione della Russia contro l’Ucraina e alle sue sconsiderate attività ibride nei Paesi della NATO, restiamo incrollabilmente al fianco dell’Ucraina nella sua eroica difesa della propria sovranità, della propria integrità territoriale e del futuro del suo popolo. Con me ci sono i 32 rappresentanti militari della NATO, uno per ciascuna nazione alleata, per ascoltare direttamente dal generale Drapatyi e dal suo staff l’ultima valutazione della situazione sul terreno e per capire che cosa possiamo fare ancora di più per sostenere l’Ucraina. La nostra presenza qui risponde anche al dovere di rendere omaggio ai coraggiosi soldati della vostra nazione. E penso in particolare a coloro che hanno compiuto il sacrificio estremo o che sono rimasti feriti nell’adempimento del proprio dovere sulla linea del fronte. Lo spirito coraggioso e resiliente dell’Ucraina rimane indomabile e rappresenta un esempio per le altre nazioni. Un esempio che si unisce a tutte le lezioni che possiamo apprendere dai vostri comandanti e dalla loro esperienza e che, in ultima analisi, aiuteranno anche la nostra Alleanza ad affrontare meglio le minacce di oggi e di domani. A coloro che pensano che, perpetrando atti di sabotaggio, attacchi informatici e violazioni dello spazio aereo sul territorio della NATO, riusciranno a indebolire il sostegno e la nostra determinazione, rispondo: state fallendo. Il sostegno della NATO all’Ucraina continua a crescere e la nostra unità è più forte che mai. La Russia porta la piena responsabilità di questo comportamento pericoloso e inaccettabile, e gli Alleati continueranno ad affinare i propri strumenti, rafforzando tutti gli elementi della nostra deterrenza e difesa. Grazie mille.

Dario D'Angelo

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