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Ermes Antonucci

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Giornalista di giudiziaria del Foglio. Ho scritto “I dannati della gogna”, “La repubblica giudiziaria”, “Massacro giudiziario”. [email protected]

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Rosy Bindi, dirigente del comitato per il No al referendum, è convinta che il No vincerà perché “riusciremo a far capire agli italiani che avere un magistrato libero dal potere politico è garanzia dei nostri diritti”. Tradotto: vogliono vincere il referendum convincendo gli italiani di una balla, cioè che la riforma costituzionale pone i magistrati sotto il controllo della politica (non è così, basta leggere il testo del nuovo articolo 104). Un vero trionfo della democrazia!

Rosy Bindi, dirigente del comitato per il No al referendum, è convinta che il No vincerà perché “riusciremo a far capire agli italiani che avere un magistrato libero dal potere politico è garanzia dei nostri diritti”. Tradotto: vogliono vincere il referendum convincendo gli italiani di una balla, cioè che la riforma costituzionale pone i magistrati sotto il controllo della politica (non è così, basta leggere il testo del nuovo articolo 104). Un vero trionfo della democrazia!

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Maruotti (segretario Anm): “Il potere politico va visto un po’ come un fiume in piena: i magistrati sono gli argini, devono consentire che scorra nel rispetto della legge voluta dal Parlamento”. Per chi pensa(va) che i magistrati dovessero perseguire reati… Più chiaro di così

Maruotti (segretario Anm): “Il potere politico va visto un po’ come un fiume in piena: i magistrati sono gli argini, devono consentire che scorra nel rispetto della legge voluta dal Parlamento”. Per chi pensa(va) che i magistrati dovessero perseguire reati… Più chiaro di così

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GROSSO IMBARAZZO PER IL NO. Il presidente del Comitato del No dell’Anm, Enrico Grosso, è stato beccato in un fuorionda di un incontro sul referendum mentre discute con il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, di una causa ancora da decidere e in cui è coinvolto. Si tratta di un caso molto delicato che tra poco più di un mese, il 22 aprile, arriverà sulla scrivania del Tribunale e che potrebbe portare addirittura alla decadenza dell’attuale presidente della regione, Renzo Testolin, e di tutta la sua giunta. Peccato che Grosso abbia scritto un parere pro-vertiate proprio sulla candidabilità del governatore (e del suo vice). Marra accenna alla vicenda giudiziaria: c’è “un contenzioso”, dice, spiegando di aver letto l’atto introduttivo del ricorso. Poi aggiunge una frase che scatena immediatamente la polemica: “Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché obiettivamente è una causa molto…”. Grosso replica: “Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione”. Il presidente del tribunale prosegue raccontando che la questione è stata già esaminata con la giudice relatrice, facendo riferimento alla differenza tra decadenza e diritto soggettivo. Il costituzionalista torinese osserva che proprio la decadenza è il cuore della domanda giudiziaria e aggiunge che la Regione sarà difesa da un collega “abbastanza noto, bravo”, che avrebbe intenzione di sollevare proprio quella questione. “Ce la studiamo, certo”, conclude Marra. Il dialogo dura pochi minuti, ma basta per accendere la miccia. Il video, inizialmente disponibile sul canale YouTube dell’università, già in serata non è più visibile. A sollevare pubblicamente il caso è Chiara Minelli, capogruppo di Avs nel Consiglio regionale valdostano e tra i promotori del ricorso contro l’elezione di Testolin. “Sono rimasta letteralmente basita nel sentire il dialogo che c’è stato al tavolo della conferenza”, attacca. “Si parlava di una materia che non c’entrava nulla con il referendum sulla magistratura. È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un confronto su una questione così delicata in cui il presidente del tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità”. E poi la stoccata sulla sparizione del filmato: “Oggi sul sito dell’università il video della conferenza – casualmente? – non è più disponibile”. Sia per Marra che per Grosso si pone un evidente problema di opportunità.

Ermes Antonucci

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L’ex pm Davigo, condannato in via definitiva per rivelazione di segreto, ha presentato il terzo (TERZO!) ricorso in Cassazione contro la sua condanna a 1 anno e 3 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio. Dopo essere stato condannato in primo grado e in appello per aver divulgato i verbali di Amara, Davigo ha fatto ricorso in Cassazione, che però ha confermato la sentenza per la rivelazione del segreto per un capo d’imputazione, rendendo la condanna definitiva, e l’ha invece annullata per un’altra parte con rinvio per un ulteriore giudizio della Corte di appello di Brescia. A quel punto, in attesa del nuovo appello, Davigo ha presentato un ricorso straordinario in Cassazione contro la parte che è diventata una condanna definitiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. E due. Poi è arrivata anche la sentenza dell’appello-bis: la Corte d’appello di Brescia, in una nuova composizione, ha confermato la condanna a 1 anno e 3 mesi. “Davigo ha intenzionalmente divulgato a molteplici soggetti, più o meno intranei al Consiglio superiore della magistratura, i contenuti di quei verbali e talora consegnando materialmente copia dei verbali così violando innanzitutto quei doveri di riserbo e di silenzio che, oltre al codice di procedura penale, gli erano specificamente imposti dal suo alto ruolo” di membro del Csm. E’ la quinta sentenza che condanna Davigo. Ma l’ex presidente dell’Anm non demorde e così ha appena presentato un nuovo ricorso in Cassazione, il tris. Nel video potete ascoltare Davigo quando se la prendeva con gli avvocati e l’alto numero di “impugnazioni pretestuose”: “In Italia 90mila ricorsi in Cassazione all’anno, in Francia mille!”. Ops…

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