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Sapete riconoscere la città europea in cui mi trovo?

Sapete riconoscere la città europea in cui mi trovo?

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Solidarność, l’Ucraina e la memoria corta degli italiani Nel 1982 Piazza del Duomo a Milano era gremita di bandiere e striscioni. I sindacati italiani, compatti, manifestavano per Solidarność e per la libertà del popolo polacco. L’opinione pubblica non aveva dubbi: Varsavia meritava sostegno, Jaruzelski e il regime comunista erano il nemico. Quando la propaganda non attecchiva Dall’altra parte del Muro, la propaganda sovietica raccontava un’altra storia: Solidarność come creatura della CIA, finanziata con “valigie di dollari”; Solidarność come strumento del Vaticano per riconquistare l’Est; la NATO come regista occulta degli scioperi. Le parole d’ordine erano sempre le stesse: “interferenze imperialiste”, “controrivoluzionari”, “burattini del capitale”. Eppure, in Italia, nonostante questa narrazione, nessuno ci credeva davvero. L’opinione pubblica rimase saldamente a fianco della Polonia. Quando nel 1990 cadde Jaruzelski, e poco dopo il Muro di Berlino e l’Unione Sovietica, da destra a sinistra tutti applaudirono. Se al posto di Eltsin ci fosse stato Putin… Proviamo ora un esercizio di immaginazione. Se nel 1991 al Cremlino fosse salito Putin, e nel 1992 avesse invaso la Polonia per riconquistare gli ex satelliti sovietici, come avrebbero reagito i nostri partiti, i sindacati, i movimenti cattolici? “Né con Putin né con la NATO!” “Basta armi alla Polonia!” “La colpa è di Wałęsa, guerrafondaio che rischia di trascinarci nella Terza guerra mondiale!” Eppure oggi, di fronte all’Ucraina aggredita, simili argomenti circolano ovunque. Dalla Polonia all’Ucraina: nulla è cambiato, tranne noi Oggi l’Ucraina di Euromaidan è la Polonia di Solidarność: un popolo che lotta per libertà, democrazia, indipendenza, contro la corruzione e l’oppressione di Mosca. La Russia è rimasta la stessa potenza aggressiva di allora. Quello che è cambiato siamo noi. Un’opinione pubblica più fragile, bombardata dai social e dai fiumi di denaro che alimentano la disinformazione, oggi cade facilmente nelle trappole della propaganda russa. Così prendono piede narrazioni tossiche: il “complotto NATO”, i “nazisti ucraini”, le presunte “ragioni di Putin”. E nel frattempo, partiti populisti senza bussola ideale né principi etici inseguono solo sondaggi e paure degli elettori, oscillando a seconda di come tira il vento. Il mondo alla rovescia Nei talk show italiani si arriva persino a capovolgere la storia: Wałęsa trasformato in guerrafondaio, la NATO come principale colpevole, Jaruzelski e l’Unione Sovietica come vittime da compatire. Un rovesciamento che negli anni ’80 sarebbe stato impensabile. Eppure eccoci qui, trent’anni dopo, in un mondo dove chi difende la libertà è accusato di provocare la guerra, e chi la scatena viene giustificato.

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Quando passi davanti ai memoriali dei caduti ucraini senti un brivido. I loro occhi, impressi sulle fotografie, sembrano fissarti e chiederti: «Tu, cosa hai fatto per fermare questa invasione? Cosa hai fatto davvero per sostenere l’Ucraina?» E sono centinaia di foto, sono centinaia di occhi che ti fissano. Loro hanno dato tutto: la vita, i sogni, il futuro. E tu ti ritrovi a fare i conti con te stesso. Sì, hai donato qualcosa, hai sostenuto la causa ucraina, hai criticato chi la sminuiva… ma, al confronto, è il zero assoluto. E allora lo sguardo si abbassa. Perché la vergogna pesa. Sapevamo già nel 2014 che le storie sui separatisti erano menzogne, eppure non abbiamo fermato Putin. Abbiamo sottovalutato tutto. Per dodici anni avremmo potuto fare di più: sostenere con maggior forza l’Ucraina, imporre sanzioni più dure, mostrarci più compatti. Non lo abbiamo fatto. E questo dovremmo ricordarcelo. Per questo fa ancora più male sentire persone lamentarsi all’idea di dover forse prestare “220 euro” per i prossimi due anni. Prestare nove euro al mese. È in quel momento che comprendi quanto siano meschine quelle proteste, e quanto affondino le radici nell’ignoranza del vero prezzo della guerra. Perché quando la guerra resta solo un’idea astratta, il sacrificio degli altri non pesa: diventa quasi fastidioso. Ma davanti a una madre che sistema i fiori sulla tomba del figlio, di astratto non rimane più nulla. Prima di protestare per nove euro al mese, bisognerebbe entrare nei cimiteri ucraini e guardare quei volti. E provare almeno un briciolo della vergogna che provo io ogni volta che passo davanti a una loro tomba. Perché quei nove euro sono il prezzo della nostra vergogna. Il vero prezzo, quello insopportabile, l’hanno pagato solo loro.

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La Felicità di Albano:

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In questo triste giorno per per i cattolici, quando i giornali in tutto il mondo stanno pubblicando articoli sul commento della "Bandiera Bianca" di Papa Francesco. Propongo di dimenticare tutto e di ricordare solo le parole di Giovanni Paolo II, pronunciate a Lviv il 27 Giugno 2001, durante la sua visita in Ucraina: Grazie Ucraina, Che hai difeso instancabilmente l'Europa nella tua lotta eroica contro gli invasori. Il Signore ti doni la pace, popolo Ucraino, che con dedizione tenace e armoniosa hai finalmente ritrovato la tua libertà e hai iniziato l'opera di riscoperta delle tue radici più vere. Siete impegnati in un arduo cammino di riforme volto a dare a tutti la possibilità di seguire e praticare la propria fede, cultura e convinzioni in un quadro di libertà e giustizia. Anche se sentite ancora le dolorose cicatrici delle tremende ferite inferte in interminabili anni di oppressione, dittatura e totalitarismo, durante i quali i diritti delle persone sono stati negati e calpestati, guardate con fiducia al futuro. Questo è il momento opportuno! Questo è il momento della speranza e dell'audacia! La mia speranza è che l’Ucraina possa entrare a pieno titolo a far parte dell’Europa che comprenderà l’intero continente, dall’Atlantico agli Urali. Come dissi al termine di quell'anno 1989, così importante nella storia recente del continente, non può esistere "un'Europa pacifica, capace di diffondere la civiltà senza l'interazione e la condivisione dei valori, diversi ma complementari", che la caratterizzano dei popoli dell'Oriente e dell'Occidente.

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Avveniva esattamente 10 anni fa a Kyiv. Il 21 Novembre 2013, un centinaio di studenti inizia a protestare in Piazza Maidan contro Yanukovich. Sognavano l'Europa e sognavano di vivere in un paese migliore. Non esisteva la Nato che abbaiava (c'erano solo bandiere Ucraine e dell'Europa); non esistevano i Russofobi e Russofoni (questi giovani parlavano indistintamente Ucraino e Russo senza problemi); Non esistevano i separatisti (la maggioranza delle persone anche nel Donbas era contro Yanukovich e favorevoli ad Euromaidan); Non c'era la CIA; i Nazisti; i satanisti; i biolab e tutte le altre scemenze create dalla propaganda Russa e ripetute in Italiano dai vari Travaglio, Orsini, ed il resto dei putinisti Italiani. 10 giorni dopo (il 1° Dicembre 2013) a sfilare per Kyiv furono in migliaia. La maggioranza degli Ucraini scelse l'Europa. Questa scelta europea dell'Ucraina è sempre stata il più grande incubo di Putin. Come affermava lo stesso Nemtov nel 2014: "...La scelta europea dell'Ucraina è sempre stata il più grande pericolo per il regime Putinista, per il suo potere, perché la scelta europea significa democrazia, significa elezioni dirette, cambio di potere, stato di diritto.. ecc... E tutto ciò contraddice il vettore del potere individuale, repressione, illegalità, arbitrarietà e corruzione su cui è basato il regime di Putin. Pertanto, il successo dell'Ucraina sul percorso Europeo sarebbe una catastrofe per Putin e soprattutto spingerebbe la Russia a liberarsi e ripetere il percorso ucraino." Sono passati esattamente 10 anni da quel giorno. Gli Ucraini stanno ancora combattendo per quel sogno. Decine di migliaia di Ucraini hanno dato la vita per quel sogno. Nemtsov e molti altri oppositori di Putin sono stati assassinati. Al contrario di quello che dicono Conte e gli altri pacifinti Italiani, gli Ucraini sanno molto bene che negoziare con Putin è inutile. Putin non si fermerà in Crimea, Donbas, Zaporizhia, Kherson o Odesa. Putin si fermerà solo, quando l'ultima bandiera Europea verrà cancellata dal suolo Ucraino. Fermare gli aiuti militari a Kyiv, non porterà la pace, servirà solo a far sparire migliaia di bandiere europee e con loro le migliaia di persone che le tengono in mano.

Francesco

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