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Gianluca Martino

@gianlucamart114,271 subscribers

Non è tanto il senso del ridicolo che mi preoccupa quanto il consenso del ridicolo. Scrivo su Twitter da luglio 2021.

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In Thailandia è diventato virale un video di una turista israeliana che entra in un ristorante, il cameriere le chiede cortesemente di lasciare le scarpe all'ingresso, come fanno tutti, lei si rifiuta e in tono arrogante dice: "Con i miei soldi ho costruito il vostro Paese".

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In Thailandia è diventato virale un video di una turista israeliana che entra in un ristorante, il cameriere le chiede cortesemente di lasciare le scarpe all'ingresso, come fanno tutti, lei si rifiuta e in tono arrogante dice: "Con i miei soldi ho costruito il vostro Paese".

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La mia camicia celeste.🧵 "Vuoi venire a Gerusalemme?" disse mio padre. Gli dissi di no ma lui insistette per una settimana. In occasioni simili non aveva mai insistito in quel modo "devi assolutamente vedere la Palestina". Cedetti per sfinimento. (segue) 👇

La mia camicia celeste.🧵 "Vuoi venire a Gerusalemme?" disse mio padre. Gli dissi di no ma lui insistette per una settimana. In occasioni simili non aveva mai insistito in quel modo "devi assolutamente vedere la Palestina". Cedetti per sfinimento. (segue) 👇

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🧵L'uomo che arranca disperato alla ricerca di acqua è il professor Ghanem Al-Attar, uno dei più illustri costituzionalisti del Medio Oriente. L'ho visto comparire in molti video dove si distingue per il suo modo accurato nel vestire, spesso in giacca, alle volte in camicia, mai malvestito. In un campo di sterminio, sotto le bombe, senz'acqua, senza cibo, senza un tetto, senza diritti, il professor Al-Attar trova la forza e l'orgoglio di vestirsi in modo "civile". Non è un vezzo, è una sfida rivolta al carnefice. Il professor Al-Attar è il signor Steinlauf raccontato dal grande Primo Levi. Una storia già vissuta. In "Se questo è un uomo" racconta Levi che dopo poche settimane dalla sua reclusione ad Auschwitz prese l'abitudine di non lavarsi. Frequentava i bagni solo per le funzioni fisiologiche. Un giorno fu avvicinato dal sig. Steinlauf: "Perché non ti lavi?" chiese al giovane Levi. "Perché dovrei? Forse vivrò più a lungo? Anzi, è uno spreco di energie" rispose Levi. Scrive Levi: "Il cinquantenne Steinlauf termina di lavarsi, si asciuga con la giacca di tela che poi infilerà e mi somministra una lezione non dimenticata allora né poi" "Sai a cosa serve il campo di concentramento? dice Steinlauf. A disumanizzarci, a ridurci come bestie, questo vogliono. E noi, bestie non dobbiamo diventare" "Siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa ma una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l'ultima: la facoltà di negare il nostro consenso" "Dobbiamo lavarci la faccia senza sapone, nell'acqua sporca, e asciugarci nella giacca, dobbiamo farlo per dignità e per proprietà, dobbiamo camminare dritti, senza strascicare gli zoccoli, non perché così prescrive il regolamento, ma per restare vivi, per non cominciare a morire". "Negare il nostro consenso" ammonisce il signor Steinlauf. "Non ci inchineremo mai davanti a nessuno, tranne davanti a Dio" dice il professor Al-Attar nel video a dx.

🧵L'uomo che arranca disperato alla ricerca di acqua è il professor Ghanem Al-Attar, uno dei più illustri costituzionalisti del Medio Oriente. L'ho visto comparire in molti video dove si distingue per il suo modo accurato nel vestire, spesso in giacca, alle volte in camicia, mai malvestito. In un campo di sterminio, sotto le bombe, senz'acqua, senza cibo, senza un tetto, senza diritti, il professor Al-Attar trova la forza e l'orgoglio di vestirsi in modo "civile". Non è un vezzo, è una sfida rivolta al carnefice. Il professor Al-Attar è il signor Steinlauf raccontato dal grande Primo Levi. Una storia già vissuta. In "Se questo è un uomo" racconta Levi che dopo poche settimane dalla sua reclusione ad Auschwitz prese l'abitudine di non lavarsi. Frequentava i bagni solo per le funzioni fisiologiche. Un giorno fu avvicinato dal sig. Steinlauf: "Perché non ti lavi?" chiese al giovane Levi. "Perché dovrei? Forse vivrò più a lungo? Anzi, è uno spreco di energie" rispose Levi. Scrive Levi: "Il cinquantenne Steinlauf termina di lavarsi, si asciuga con la giacca di tela che poi infilerà e mi somministra una lezione non dimenticata allora né poi" "Sai a cosa serve il campo di concentramento? dice Steinlauf. A disumanizzarci, a ridurci come bestie, questo vogliono. E noi, bestie non dobbiamo diventare" "Siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa ma una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l'ultima: la facoltà di negare il nostro consenso" "Dobbiamo lavarci la faccia senza sapone, nell'acqua sporca, e asciugarci nella giacca, dobbiamo farlo per dignità e per proprietà, dobbiamo camminare dritti, senza strascicare gli zoccoli, non perché così prescrive il regolamento, ma per restare vivi, per non cominciare a morire". "Negare il nostro consenso" ammonisce il signor Steinlauf. "Non ci inchineremo mai davanti a nessuno, tranne davanti a Dio" dice il professor Al-Attar nel video a dx.

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Mentre scorrono le immagini dei bambini palestinesi nelle tende allagate a Gaza, il conduttore tv, ex militare IDF, dice: "Per me queste immagini sono divertenti, non mi interessa la sofferenza dei palestinesi". Quel giornalista è tristemente noto agli umani per le sue battute horror tanto gradite ai coloni occidentali campioni di civiltà. Alle volte la Storia percorre sentieri incredibili. Hans Frank, governatore nazista dei territori polacchi occupati, abominevole criminale di guerra, era noto anche per essere uno sbruffone che si divertiva a fare battute horror sulle sue vittime, specie davanti alle telecamere. Alla domanda di un giornalista nazista sulle condizioni degli ebrei rinchiusi nel Ghetto di Varsavia rispose: "Lo facciamo per il loro bene, i muri riparano dal vento e loro sono sempre malati". La disumana battuta produsse ilarità tra tutti i presenti. Alcune di quelle immagini furono portate come prove al Processo di Norimberga, il suo avvocato chiese di non condannarlo un quanto "si è avvicinato a Dio e ora è una persona completamente diversa". Fu condannato all'impiccagione. Su Hans Frank e gli altri carnefici nazisti processati a Norimberga, Stalin disse: "Non vedo la necessità di perdere tempo con un processo. Dipendesse solo da me liquiderei la faccenda nel giro di un paio di ore".

Mentre scorrono le immagini dei bambini palestinesi nelle tende allagate a Gaza, il conduttore tv, ex militare IDF, dice: "Per me queste immagini sono divertenti, non mi interessa la sofferenza dei palestinesi". Quel giornalista è tristemente noto agli umani per le sue battute horror tanto gradite ai coloni occidentali campioni di civiltà. Alle volte la Storia percorre sentieri incredibili. Hans Frank, governatore nazista dei territori polacchi occupati, abominevole criminale di guerra, era noto anche per essere uno sbruffone che si divertiva a fare battute horror sulle sue vittime, specie davanti alle telecamere. Alla domanda di un giornalista nazista sulle condizioni degli ebrei rinchiusi nel Ghetto di Varsavia rispose: "Lo facciamo per il loro bene, i muri riparano dal vento e loro sono sempre malati". La disumana battuta produsse ilarità tra tutti i presenti. Alcune di quelle immagini furono portate come prove al Processo di Norimberga, il suo avvocato chiese di non condannarlo un quanto "si è avvicinato a Dio e ora è una persona completamente diversa". Fu condannato all'impiccagione. Su Hans Frank e gli altri carnefici nazisti processati a Norimberga, Stalin disse: "Non vedo la necessità di perdere tempo con un processo. Dipendesse solo da me liquiderei la faccenda nel giro di un paio di ore".

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Mi giunge questa notizia dalla Palestina: coloni arano un terreno agricolo rubato a una famiglia di contadini palestinesi di Jaba, a sud di Jenin. Il trattore lo hanno rubato a una famiglia palestinese di Naqoura. L'aratro lo hanno rubato nel villaggio di Bazaria. Potrebbe sembrare una notizia di poco conto, in realtà è tutto ciò che bisogna sapere su quanto accade nella Palestina occupata. Ogni atto, ogni fatto, ogni denaro speso per la propaganda per allocchi, ogni bomba che cade sulle teste dei bambini palestinesi è finalizzato a questo. Solo a questo. Occupazione e furto.

Mi giunge questa notizia dalla Palestina: coloni arano un terreno agricolo rubato a una famiglia di contadini palestinesi di Jaba, a sud di Jenin. Il trattore lo hanno rubato a una famiglia palestinese di Naqoura. L'aratro lo hanno rubato nel villaggio di Bazaria. Potrebbe sembrare una notizia di poco conto, in realtà è tutto ciò che bisogna sapere su quanto accade nella Palestina occupata. Ogni atto, ogni fatto, ogni denaro speso per la propaganda per allocchi, ogni bomba che cade sulle teste dei bambini palestinesi è finalizzato a questo. Solo a questo. Occupazione e furto.

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Questo video rappresenta la sconfitta dell'umanità. Stiamo assistendo alla Soluzione Finale in tempo reale e niente può giustificare chi non la condanna. Gaza è l'ultima possibilità di salvare l'umanità. Civiltà o barbarie. Non esiste una via di mezzo. C'è un solo modo per l'umanità di uscire con l'ultimo residuo di dignità da questo orrore, schiacciare il sionismo con le leggi, davanti ai tribunali e gettarlo nella pattumiera della Storia. La Storia non farà sconti. I figli di quelli che sostengono il sionismo, i loro nipoti e persino i loro pronipoti vivranno nella vergogna di aver avuto un parente che ha sostenuto la nuova Soluzione Finale. Un solo pelo ascellare di quell'uomo alla guida dell'ambulanza ha più dignità e coraggio di tutte le eminenze che srotolano tappeti rossi a sionisti con le mani insanguinate, di tutti gli organizzatori di manifestazioni per attempati borghesi piccoli piccoli terrorizzati di perdere i loro privilegi, di tutti quei ridicoli della sinistra cerchiobottista a conduzione familiare che "mai più la Tesla fascista" però "gli israeliani hanno le loro ragioni" e poi osano citare i partigiani, che se fossero vivi li prenderebbero tutti a calci in culo. E probabilmente non si sarebbero limitati ai calci.

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Questo video rappresenta la sconfitta dell'umanità. Stiamo assistendo alla Soluzione Finale in tempo reale e niente può giustificare chi non la condanna. Gaza è l'ultima possibilità di salvare l'umanità. Civiltà o barbarie. Non esiste una via di mezzo. C'è un solo modo per l'umanità di uscire con l'ultimo residuo di dignità da questo orrore, schiacciare il sionismo con le leggi, davanti ai tribunali e gettarlo nella pattumiera della Storia. La Storia non farà sconti. I figli di quelli che sostengono il sionismo, i loro nipoti e persino i loro pronipoti vivranno nella vergogna di aver avuto un parente che ha sostenuto la nuova Soluzione Finale. Un solo pelo ascellare di quell'uomo alla guida dell'ambulanza ha più dignità e coraggio di tutte le eminenze che srotolano tappeti rossi a sionisti con le mani insanguinate, di tutti gli organizzatori di manifestazioni per attempati borghesi piccoli piccoli terrorizzati di perdere i loro privilegi, di tutti quei ridicoli della sinistra cerchiobottista a conduzione familiare che "mai più la Tesla fascista" però "gli israeliani hanno le loro ragioni" e poi osano citare i partigiani, che se fossero vivi li prenderebbero tutti a calci in culo. E probabilmente non si sarebbero limitati ai calci.

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🧵E tu cosa faresti se fossi Said? Masafer Yatta, Palestina occupata. Said Al-Amour vive sotto le continue aggressioni dei coloni che vogliono impadronirsi del suo terreno. Tre mesi fa gli hanno sparato a bruciapelo, amputandogli una gamba. Poi sono tornati. Ancora e ancora. Lo hanno picchiato, hanno aggredito il suo bestiame, gli hanno spezzato il bastone, lo hanno spinto a terra. Said non ha diritti, non ha un'autorità a cui rivolgersi. Said ha meno diritti di uno schiavo e ha solo due scelte da fare: sottomettersi e lasciare che i delinquenti si approprino dei suoi beni oppure cacciarli con la stessa violenza usata dai coloni. Quando, la violenza può essere giustificata o ritenuta necessaria? Nel saggio "La loro morale e la nostra" Trotsky scrive: "Un proprietario di schiavi che con astuzia e violenza incatena uno schiavo, e uno schiavo che con astuzia e violenza spezza le catene: non lasciare che ci dicano che sono uguali davanti a un tribunale della moralità!" Trotsky si riferisce ai capitalisti ma il punto cruciale del suo pensiero è quello di non guardare alla violenza in sé ma al motivo per il quale se ne fa uso. Per capire se sia moralmente giusta o sbagliata, basta porsi una semplice domanda: per cosa stai lottando? Stai lottando per lo schiavista o per la libertà dello schiavo? Stai lottando per il colonialista o per la libertà dei colonizzati? Il palestinese più stronzo, più cattivo, lotta per liberarsi dall'occupazione militare di un esercito straniero, il soldato israeliano più buono e gentile contribuisce all'occupazione illegale e a lasciare che Said resti uno schiavo senza diritti. La storia di Said è la storia della Palestina: aggressioni, violenze, impunità, furto di terre, assenza complice delle autorità internazionali, resistenza. Nel video a dx appare il figlio di Said che non reagisce davanti all'aggressione dei coloni al padre umiliato. Immagina di essere il figlio di Said. Cosa faresti?

🧵E tu cosa faresti se fossi Said? Masafer Yatta, Palestina occupata. Said Al-Amour vive sotto le continue aggressioni dei coloni che vogliono impadronirsi del suo terreno. Tre mesi fa gli hanno sparato a bruciapelo, amputandogli una gamba. Poi sono tornati. Ancora e ancora. Lo hanno picchiato, hanno aggredito il suo bestiame, gli hanno spezzato il bastone, lo hanno spinto a terra. Said non ha diritti, non ha un'autorità a cui rivolgersi. Said ha meno diritti di uno schiavo e ha solo due scelte da fare: sottomettersi e lasciare che i delinquenti si approprino dei suoi beni oppure cacciarli con la stessa violenza usata dai coloni. Quando, la violenza può essere giustificata o ritenuta necessaria? Nel saggio "La loro morale e la nostra" Trotsky scrive: "Un proprietario di schiavi che con astuzia e violenza incatena uno schiavo, e uno schiavo che con astuzia e violenza spezza le catene: non lasciare che ci dicano che sono uguali davanti a un tribunale della moralità!" Trotsky si riferisce ai capitalisti ma il punto cruciale del suo pensiero è quello di non guardare alla violenza in sé ma al motivo per il quale se ne fa uso. Per capire se sia moralmente giusta o sbagliata, basta porsi una semplice domanda: per cosa stai lottando? Stai lottando per lo schiavista o per la libertà dello schiavo? Stai lottando per il colonialista o per la libertà dei colonizzati? Il palestinese più stronzo, più cattivo, lotta per liberarsi dall'occupazione militare di un esercito straniero, il soldato israeliano più buono e gentile contribuisce all'occupazione illegale e a lasciare che Said resti uno schiavo senza diritti. La storia di Said è la storia della Palestina: aggressioni, violenze, impunità, furto di terre, assenza complice delle autorità internazionali, resistenza. Nel video a dx appare il figlio di Said che non reagisce davanti all'aggressione dei coloni al padre umiliato. Immagina di essere il figlio di Said. Cosa faresti?

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🧵Un micidiale virus ha colpito la Mostra del Cinema di Venezia. È un virus subdolo, che colpisce all'improvviso provocando gravi attacchi di panico. Il virus è stato portato a Venezia da alcuni giornalisti e si manifesta sotto forma di domanda: "Cosa ne pensi di quanto sta accadendo a Gaza?" Ecco. Il virus ha colpito. Il povero attore/attrice/regista smette improvvisamente di pavoneggiarsi, inizia a balbettare, il sudore scorre copioso, la voce diventa flebile, gli occhi implorano aiuto, vorrebbe sparire dalla faccia della terra e riapparire su Plutone ma il virus è lì e attende una risposta. Allora l'attore/attrice/regista muove faticosamente le labbra dalle quali fuoriescono parole in libertà, scollegate dal mondo reale. Il nulla cosmico. Il giornalista fa un'altra domanda sul film, l'attore/attrice/regista riprende colore in volto, la voce è sicura, un sorriso radioso ci avvisa che il virus è alle spalle. La paura è passata, può tornare a pavoneggiarsi. Purtroppo, su alcuni, gli effetti del virus sono stati devastanti. Un anziano regista e attore della borghesia romana, da alcuni giorni è sotto sedativi e non smette di urlare: "Io nun volevo firmaaa! Mi ci hanno messo in mezzo, 'sti quattro infami". Discorso serio. Si discute se le celebrità abbiano "l'obbligo di parlare di Gaza". La mia opinione è questa: nessuno è obbligato, ma se sei una celebrità e hai tanta influenza sul pubblico e puoi usarla anche attraverso il tuo lavoro e scegli di non usarla di fronte a un genocidio la tua non è neutralità. È una scelta politica deliberata. Sei già schierato con gli sterminatori e in tempi di genocidio dovrebbe essere la tua coscienza a obbligarti a parlare e stare senza indugi con gli sterminati. In tempi di genocidio, ci si schiera, ci si conta, uno a uno, e gli ignavi, quelli che dicono "non me ne intendo" "non sono del mestiere" vengono conteggiati con i carnefici. In tempi di genocidio non bisogna intendersene o essere del mestiere, basta vedere. Le scelte che facciamo sono il mezzo più efficace per capire la coscienza delle persone. "Cosa ne pensi di quanto sta accadendo a Gaza?" Fate questa domanda al vostro partner, a un amico, al collega di lavoro, a quelli che vi circondano e otterrete in pochi minuti informazioni essenziali che normalmente otterreste in mesi o addirittura in anni di conversazioni. Gaza è un eccellente metro di misura per valutare la povertà morale.

Gianluca Martino

109,529 次观看 • 9 个月前

gianlucamart1's profile picture

E poi c'è Gaza. Mentre il mondo esplode, gli studenti palestinesi sostengono gli esami sulla spiaggia. Non smetterò per un solo istante della mia vita di amare questo popolo coltissimo e fiero, aggrappato alla sua terra come nessuno al mondo. Non smetterò per un solo istante della mia vita di ringraziare questo popolo meraviglioso che mi ha dato tanto. Ho avuto la straordinaria fortuna di incontrarlo per la prima volta a diciannove anni. Ha cambiato il mio modo di stare al mondo, quel mondo visto da un ragazzo occidentale e benestante imbottito di falsa propaganda. Nessuno mi ha convinto, ho visto. E poi rivisto, e poi ancora. Ho visto il terrore puro negli occhi di un padre professore universitario perché il figlio era rientrato a casa qualche minuto di ritardo dall'Università. A ventuno anni ho visto bambini di sette, otto anni passare davanti ai militari dell'esercito di occupazione armati fino ai denti che mostravano meccanicamente le loro piccole mani nude. Chiesi al mio amico fraterno palestinese cosa significasse quel gesto: "I genitori insegnano al bambino come comportarsi alla vista di un soldato, gli insegnano a mostrare le mani per far capire di non avere nulla, di non essere una minaccia, perché a quelli basta poco per aprire il fuoco". Nonostante tutto, nonostante le bombe, gli stermini, l'apartheid, gli sfollamenti, le vite infernali, nonostante le scuole distrutte, guardano al futuro scrivendo su un foglio di carta tra le gambe, seduti su una spiaggia devastata di Gaza mentre il mondo esplode. La Palestina mi ha reso un amico migliore, un padre migliore, una persona migliore.

Gianluca Martino

25,154 次观看 • 2 个月前

Molti credono che la "questione israelo-palestinese" sia complessa, perché così viene descritta da persone apparentemente informate quali giornalisti tuttologi da salotto tv, politici della sinistra illuminata della corrente "per un genocidio democratico" e altri idioti simili. Non è così. Il sionismo ha un UNICO OBIETTIVO: la pulizia etnica. Tutto ciò che accade nella Palestina occupata, ogni atto, ogni fatto, ogni parola, ogni bomba, ogni massacro è finalizzato alla cacciata dei nativi, con ogni mezzo. In questo video è racchiusa tutta la tragedia di un popolo. "Devi andare via da qui" dicono due coloni invasati a un pastore palestinese. "Questa terra è mia, i miei nonni vivevano qui. Dovreste essere voi ad andare via" risponde il pastore. "Davvero? Chiamiamo la polizia e vediamo. Lo sai che i soldati e la polizia sono dalla nostra parte?" dicono tra risatine isteriche i coloni. Arrivano i militari "Devi andare via entro cinque minuti, questa è zona militare". "È sempre così, ogni volta. Noi dobbiamo lasciare la nostra terra mentre i coloni possono restare" dice il pastore. La tecnica di dichiarare un territorio "zona militare", oltre ad essere illegittima in quanto applicata su territorio occupato illegalmente che l'ONU ha imposto il rilascio, è uno dei sistemi più usati dagli israeliani per espellere i nativi e insediare i coloni abusivi. Ciò che invece non potrai mai capire fino in fondo, a meno che tu non sia palestinese, è il senso di rabbia e il desiderio di riscatto che corre nel sangue di ogni singolo palestinese, perché da quando i sionisti hanno messo piede in Palestina non esiste un solo palestinese sulla faccia della terra che non abbia in famiglia persone vittime dei crimini impuniti dei sionisti: detenzioni senza processi, uccisioni senza colpevoli, occupazioni di terre e di case, deportazioni, esili. Non uno. Prima di giudicare quelli che passano alla Resistenza armata sarebbe il caso di porsi una domanda senza ipocrisie: quanto tempo riuscirei a resistere senza reagire se subissi lo stesso trattamento? Ogni giorno, da 75 anni.
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Molti credono che la "questione israelo-palestinese" sia complessa, perché così viene descritta da persone apparentemente informate quali giornalisti tuttologi da salotto tv, politici della sinistra illuminata della corrente "per un genocidio democratico" e altri idioti simili. Non è così. Il sionismo ha un UNICO OBIETTIVO: la pulizia etnica. Tutto ciò che accade nella Palestina occupata, ogni atto, ogni fatto, ogni parola, ogni bomba, ogni massacro è finalizzato alla cacciata dei nativi, con ogni mezzo. In questo video è racchiusa tutta la tragedia di un popolo. "Devi andare via da qui" dicono due coloni invasati a un pastore palestinese. "Questa terra è mia, i miei nonni vivevano qui. Dovreste essere voi ad andare via" risponde il pastore. "Davvero? Chiamiamo la polizia e vediamo. Lo sai che i soldati e la polizia sono dalla nostra parte?" dicono tra risatine isteriche i coloni. Arrivano i militari "Devi andare via entro cinque minuti, questa è zona militare". "È sempre così, ogni volta. Noi dobbiamo lasciare la nostra terra mentre i coloni possono restare" dice il pastore. La tecnica di dichiarare un territorio "zona militare", oltre ad essere illegittima in quanto applicata su territorio occupato illegalmente che l'ONU ha imposto il rilascio, è uno dei sistemi più usati dagli israeliani per espellere i nativi e insediare i coloni abusivi. Ciò che invece non potrai mai capire fino in fondo, a meno che tu non sia palestinese, è il senso di rabbia e il desiderio di riscatto che corre nel sangue di ogni singolo palestinese, perché da quando i sionisti hanno messo piede in Palestina non esiste un solo palestinese sulla faccia della terra che non abbia in famiglia persone vittime dei crimini impuniti dei sionisti: detenzioni senza processi, uccisioni senza colpevoli, occupazioni di terre e di case, deportazioni, esili. Non uno. Prima di giudicare quelli che passano alla Resistenza armata sarebbe il caso di porsi una domanda senza ipocrisie: quanto tempo riuscirei a resistere senza reagire se subissi lo stesso trattamento? Ogni giorno, da 75 anni.

Gianluca Martino

127,600 次观看 • 2 年前

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🧵L'uomo che arranca disperato alla ricerca di acqua è il professor Ghanem Al-Attar, uno dei più illustri costituzionalisti del Medio Oriente. L'ho visto comparire in molti video dove si distingue per il suo modo accurato nel vestire, spesso in giacca, alle volte in camicia, mai malvestito. In un campo di sterminio, sotto le bombe, senz'acqua, senza cibo, senza un tetto, senza diritti, il professor Al-Attar trova la forza e l'orgoglio di vestirsi in modo "civile". Non è un vezzo, è una sfida rivolta al carnefice. Il professor Al-Attar è il signor Steinlauf raccontato dal grande Primo Levi. Una storia già vissuta. In "Se questo è un uomo" racconta Levi che dopo poche settimane dalla sua reclusione ad Auschwitz prese l'abitudine di non lavarsi. Frequentava i bagni solo per le funzioni fisiologiche. Un giorno fu avvicinato dal sig. Steinlauf: "Perché non ti lavi?" chiese al giovane Levi. "Perché dovrei? Forse vivrò più a lungo? Anzi, è uno spreco di energie" rispose Levi. Scrive Levi: "Il cinquantenne Steinlauf termina di lavarsi, si asciuga con la giacca di tela che poi infilerà e mi somministra una lezione non dimenticata allora né poi" "Sai a cosa serve il campo di concentramento? dice Steinlauf. A disumanizzarci, a ridurci come bestie, questo vogliono. E noi, bestie non dobbiamo diventare" "Siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa ma una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l'ultima: la facoltà di negare il nostro consenso" "Dobbiamo lavarci la faccia senza sapone, nell'acqua sporca, e asciugarci nella giacca, dobbiamo farlo per dignità e per proprietà, dobbiamo camminare dritti, senza strascicare gli zoccoli, non perché così prescrive il regolamento, ma per restare vivi, per non cominciare a morire". "Negare il nostro consenso" ammonisce il signor Steinlauf. "Non ci inchineremo mai davanti a nessuno, tranne davanti a Dio" dice il professor Al-Attar nel video a dx.

Gianluca Martino

58,904 次观看 • 10 个月前

gianlucamart1's profile picture

Quando la "tragedia diventa farsa" (come diceva un grande ebreo). In ogni società razzista e suprematista emerge inevitabilmente il lato grottesco della tragedia. Quando si imbatte in qualcosa di vagamente umano, diventa ridicola. Per capire tutto, ma proprio tutto, del sionismo, basta guardare le TV israeliane. Basta e avanza. Sono una fonte preziosa. La storia è questa: un contadino israeliano aiuta una famiglia palestinese a raccogliere le olive. Per alcuni coloni, notoriamente illuminati e di larghe vedute, (almeno così dicono a la7) ciò è inammissibile e, a modo loro, fanno notare al contadino israeliano il loro disappunto: con un bastone gli spaccano la testa. Il contadino filma l'aggressione e la pubblica sui social dove la risposta più gentile che riceve è "hanno fatto bene a spaccarti la testa". Viene allora invitato in TV a raccontare la sua storia. Il malcapitato contadino immagina di ricevere la solidarietà dei giornalisti, gente di cultura, mica come come quei buzzurri dei coloni, avrà pensato. Non sa che lo attende un trappolone per darlo in pasto al pubblico ludibrio: tutti i conduttori lo aggrediscono verbalmente con domande inquisitorie che sono un compendio sul significato di "società malata". Queste le domande: "Cosa facevi lì?" "Fai parte di qualche organizzazione?" "Perché aiuti gli arabi e non gli ebrei?" (Questa è allucinante) Nelle società disumane, essere umano diventa un atto riprovevole, una colpa grave che merita una bastonata in testa e la pubblica gogna. Pura follia.

Gianluca Martino

40,262 次观看 • 6 个月前

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"Cosa fai?" "Chiedo denaro alla gente" "Dov'è tuo padre?" "Mio padre e mia madre sono stati uccisi" "Vorrei comprare pomodori e formaggio per i miei fratelli". "Prendi questo denaro" "Che Dio ti protegga e ti benedica" dice il bambino. Un bambino diventato padre dei suoi fratelli. Il sacrificio del popolo palestinese ha messo a nudo il fallimento morale della sinistra occidentale e italiana in particolare. Come potranno parlare ancora di diritti umani, di libertà, di autodeterminazione dei popoli quando si sono nascosti o addirittura hanno avallato un olocausto trasmesso in diretta? Le loro ipocrisie dovranno dirle tra loro perché in pubblico troveranno sempre qualcuno che dirà "tu cosa hai fatto, cosa hai detto per fermare il genocidio?". Gente cresciuta con la politica del "ma anche" che ha devastato la sinistra e ha creato legioni di cagasotto rintanati nella loro comfort zone con la paura di schierarsi dove non conviene. Pesano le parole con le loro supercazzole persino davanti a un genocidio, "attenzione a parlare di genocidio" "attenzione a parlare di fascismo" qualche fascista genocida potrebbe anche offendersi. Si trovano a loro agio con i fascisti e definiscono "estremisti" tutti quelli che tentano di dire qualcosa di sinistra. Scrisse ironicamente Giovanni Pesce, il leggendario comandante partigiano Visone nel suo libro "Senza tregua" che quando fu incaricato dal Partito Comunista clandestino di organizzare la resistenza urbana nel torinese "nei primi mesi eravamo talmente tanti da poterci riunire tranquillamente in una sola stanza del mio appartamento". Erano in pochi e disposti a morire per combattere i fascisti e l'esercito nazista, il più potente e spietato al mondo. Ora, immaginate il comandante Visone o Pertini fare la partita del cuore con gente che dà il bacetto della buonanotte al busto del duce. Poi, pensate all'odierna sinistra che ha paura persino di scrivere un misero tweet in solidarietà con la Palestina.

Gianluca Martino

92,158 次观看 • 1 年前

gianlucamart1's profile picture

Una ragazza irlandese sputa addosso a un militare israeliano in vacanza a Dublino dopo averlo pesantemente insultato. Il video diventa virale, un giornalista TV intervista la ragazza e le chede se intende chiedere scusa, lei, non solo si rifiuta categoricamente ma rilancia: "Credo che nessun militare dell'IDF debba sentirsi a suo agio in Irlanda" Se ti sei chiesto il motivo per il quale, dopo quasi due anni e 17.000 bambini trucidati, la politica e tutto il suo carrozzone del circo dell'intrattenimento per allocchi (giornali, TV, nani, ballerine e quant'altro) si sono degnati di spendere una parola per la Palestina, la risposta è nella dichiarazione della ragazza irlandese. Ovviamente è solo estetica, continueranno a non fare nulla di concreto e a fottersene dei bambini palestinesi. Le loro ipocrite esternazioni di solidarietà derivano dalla paura concreta di fare la fine di quel militare israeliano. Perché si sa, la massa non ama le particolarità, le sfumature, le distinzioni, tende a far di tutta l'erba un fascio. La massa si è messa in testa di smascherare gli ipocriti, vuole sapere dov'eri, cos'hai fatto, cosa hai scritto durante il genocidio. La massa verrà ai tuoi comizi, alle tue conferenze, in ogni luogo pubblico, risponderà sui profili social e scriverà "tu sei quello che giustificava gli assassini di bambini". Scrisse il giornalista e autore satirico statunitense Henry Louis Mencken "Se un politico scoprisse di avere dei cannibali tra i suoi elettori, prometterebbe loro dei missionari per cena" Questa volta è diverso, saranno in pochissimi a sopravvivere politicamente al diluvio che sta per abbattersi sulle loro vergognose ipocrisie, sui loro silenzi, sulla loro codardia. La grande novità di portata storica straordinaria consiste nel fatto che la Palestina non è più la causa di un popolo ma è diventata la coscienza del mondo.

Gianluca Martino

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Zeina Al-Halawani, giornalista palestinese di Gerusalemme viene arrestata dai militari israeliani, al momento dell'arresto sorride fiera e spavalda davanti alle telecamere. Resta in carcere solo due giorni, ne esce devastata. Racconta di aver visto in una cella accanto alla sua, due bambini di circa 11-12 anni legati ai letti. Durante la notte Zeina viene svegliata di soprassalto dalle urla strazianti dei due bambini che chiamano le loro madri. "Mamma, mamma" gridano terrorizzati. Cosa è accaduto in quella cella? Zeina non lo sa, non ha visto, però ha sentito e piange inorridita. Questa testimonianza risale a circa tre anni fa. Le carceri israeliane sono da sempre i luoghi più infernali che l'essere umano abbia concepito. Attualmente, nessun luogo al mondo è peggiore di un carcere israeliano. È lo sfogatoio dei peggiori razzisti aguzzini arrivati dall'Occidente. I tribunali militari israeliani, tutti illegali in quanto non hanno giurisdizione su un territorio occupato che l'ONU ha imposto il rilascio, hanno un tasso di condanne pari al 99% e i giudici sono tutti soldati in uniforme che giudicano illegalmente civili quali bambini, anziani, malati. Applicano la detenzione amministrativa, una mostruosità giuridica che autorizza a gettare chiunque in una cella per anni senza accuse e senza processo. Solo per questo, dovrebbero essere banditi da ogni consesso civile. Guardate il video nel tweet successivo: un anziano di nome Abdulhakeem Masami è affetto da una grave forma di Alzheimer, è appena uscito da una prigione israeliana. Alle domande del giornalista risponde dicendo il suo nome. Egli ricorda solo il suo nome. Questo è Israele. E, personalmente, non ho valori comuni da condividere con questa gente.

Gianluca Martino

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Ogni anno, Defense for Children International, l'israeliana B'Tselem e altre organizzazioni umanitarie, pubblicano rapporti sui bambini palestinesi imprigionati nelle carceri israeliane. Sulla base dei dati forniti da Israele (Israel Prison Service) nell'anno 2025 risultano detenuti 360 bambini. Secondo Defense for Children International il numero di bambini incarcerati è di gran lunga superiore ai 360 poiché Israele fornisce i dati relativi solo a poche prigioni e "non includono i minori rinchiusi nei centri di detenzione e nelle basi militari come Sde Teiman". Il 41% dei bambini reclusi sono in "detenzione amministrativa". (Termine tecnico per non dire rapimento e sequestro di persona. Una mostruosità giuridica che autorizza a gettare chiunque in una cella per anni senza accuse, né processo. Solo per questo, Israele dovrebbe essere bandita da ogni consesso civile). Israele è l'unico paese al mondo dove i tribunali militari processano sistematicamente i bambini. Il bambino viene portato dai carcerieri in un'aula e processato da soldati vestiti in uniforme. Patetiche sceneggiate che terminano con sentenze di condanna nel 99% dei casi. Sulle condizioni dei bambini, Defense for Children International scrive nel rapporto: "Questi bambini languiscono nelle carceri sovraffollate, nutriti con cibo avariato e picchiati quotidianamente dalle guardie, il tutto mentre sono isolati dal mondo esterno". Nel video, Zeina Halawani, giornalista palestinese di Gerusalemme, arrestata dai militari israeliani. Al momento del fermo, Zeina sorride fiera e spavalda davanti alle telecamere. Resta in carcere solo due giorni, ne esce devastata. Racconta di aver visto in una cella accanto alla sua, due bambini di circa 11-12 anni legati ai letti. Durante la notte Zeina viene svegliata di soprassalto dalle urla strazianti dei due bambini che chiamano le loro madri. "Mamma, mamma" gridano terrorizzati. Cosa è accaduto in quella cella? Zeina non lo sa, non ha visto, però ha sentito. E piange inorridita. Questa testimonianza risale a circa quattro anni fa. *(Il rapporto di Defense for Children International nel tweet successivo).

Gianluca Martino

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Al-Issawiya, Cisgiordania.🧵 "La nostra scuola è qui, a dieci minuti a piedi ma per raggiungerla dobbiamo fare un lungo giro". "Quanto impiegate per arrivarci?" "Tre ore all'andata e tre al ritorno". Camminano per chilometri, scavalcano muri, rischiano di essere aggrediti o uccisi pur di istruirsi. In una ipotetica classifica delle indegne propagande israeliane che hanno attecchito senza troppi sforzi tra la moltitudine di ignoranti e razzisti occidentali, quella secondo la quale i palestinesi siano delle specie di trogloditi ignoranti civilizzati dai coloni, è la più ridicola di tutte. Il tasso di alfabetizzazione in tutta la popolazione palestinese è pari al 97%, standard a livelli occidentali, nonostante l'apartheid e le continue demolizioni di scuole. Nella sola Gaza c'erano 12 università che laureavano 20.000 studenti all'anno, il 50% donne. Prova a chiedere a qualsiasi ragazzo o ragazza palestinese: "Qual è il tuo obiettivo primario nella vita?" stai pur certo che ti risponderà: "Laurearmi". E stai pur certo che quei pochi che riescono, tra mille difficoltà, ad andare all'estero per un master, risultano i migliori del corso. Quei tanti che rinunciano all'obiettivo lo fanno per difficoltà economiche connesse all'occupazione. Il Tawjihi, che è l'esame finale per ottenere l'equivalente del nostro diploma di maturità, è un evento nazionale trasmesso dalle radio e dalle TV. Solo quelli che ottengono un buon voto possono accedere all'università. (Per medicina, ad esempio, è necessario almeno 85 su 100). Le materie di esame sono: arabo, inglese, matematica, fisica, biologia, chimica, geologia, informatica, diritto e studi islamici. Gli studi islamici sono facoltativi, chi è cristiano o di altre religioni è esentato. Alla proclamazione del risultato, le famiglie fanno grandi festeggiamenti e le case si riempiono di amici e parenti per le congratulazioni allo studente. È una festa bellissima. Durante le mie prime visite in Palestina, gli unici momenti in cui provavo disagio erano quando i miei interlocutori davano sfoggio della loro cultura. Disagio derivante non dall'invidia (tutt'altro, ne ero affascinato) ma dal non riuscire a sostenere un colloquio per manifesta inferiorità. Un ragazzo palestinese al secondo anno di Ingegneria, appena conosciuto, mi descrisse, in perfetto inglese, la costruzione dell'antica Via Appia, tutti i materiali adoperati, strato per strato, il deflusso delle acque. Ed io, italiano, universitario come lui, vissuto a Roma, di madre romana, facevo sì con la testa come per dire: "Certo, è giusto...". Questa straordinaria sete di sapere da parte del popolo palestinese non deriva unicamente dal voler migliorare la propria condizione sociale ma è anche e soprattutto un atto di resistenza verso l'occupante. Mi hai privato di tutto, della mia casa, della mia gente, della mia terra, del mio cibo, ma la cultura no. Quella non la puoi rubare, quella è mia, solo mia. Molto presto la Palestina sarà libera, i palestinesi saranno liberi di viaggiare e allora scoprirete un popolo meraviglioso, un popolo mediterraneo come quello italiano e scoprirete di essere molto più simili a loro che a un colono mistico polacco.

Gianluca Martino

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