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Luciano Capone

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Giornalista @ilfoglio_it. In libreria con “Superbonus - Come fallisce una nazione”, scritto con @CarloStagnaro: https://t.co/LzMZZWnb5A

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Il ministro delle Imprese Adolfo URSS vuole “contrastare le multinazionali” che intendono investire in Italia.

Il ministro delle Imprese Adolfo URSS vuole “contrastare le multinazionali” che intendono investire in Italia.

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I sostenitori del No al referendum sulla separazione delle carriere citano questa intervista di Paolo Borsellino del 23 maggio 1991 a Samarcanda. Sul Dubbio Damiano Aliprandi ha verificato nelle teche Rai che l’intervista è inventata: Borsellino non fu ospite di quella puntata.

I sostenitori del No al referendum sulla separazione delle carriere citano questa intervista di Paolo Borsellino del 23 maggio 1991 a Samarcanda. Sul Dubbio Damiano Aliprandi ha verificato nelle teche Rai che l’intervista è inventata: Borsellino non fu ospite di quella puntata.

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“Israele non è più in grado di bombardare il territorio dell’Iran”. Haniyeh era andato tranquillamente a Teheran dopo aver ascoltato l’analisi dell’eaperto Alessandro Orsini.

“Israele non è più in grado di bombardare il territorio dell’Iran”. Haniyeh era andato tranquillamente a Teheran dopo aver ascoltato l’analisi dell’eaperto Alessandro Orsini.

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“In casi isolati e ben documentati, alcuni distributori hanno praticato prezzi della benzina superiori al prezzo medio”. Il ministro Adolfo Ursso ha una singolare idea del significato di media. Forse, oltre al latino, il ministro Valditara dovrebbe pensare anche alla statistica.

“In casi isolati e ben documentati, alcuni distributori hanno praticato prezzi della benzina superiori al prezzo medio”. Il ministro Adolfo Ursso ha una singolare idea del significato di media. Forse, oltre al latino, il ministro Valditara dovrebbe pensare anche alla statistica.

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"Fin qui le manovre economiche le avete fatte coi soldi guadagnati dal Superbonus. Con i soldi di un’economia diretta, indiretta e riflessa”. Trasformare un’uscita dello Stato in un’entrata vuol dire offendere la contabilità e l’intelligenza delle persone.

"Fin qui le manovre economiche le avete fatte coi soldi guadagnati dal Superbonus. Con i soldi di un’economia diretta, indiretta e riflessa”. Trasformare un’uscita dello Stato in un’entrata vuol dire offendere la contabilità e l’intelligenza delle persone.

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“Per un euro investito con il Superbonus, tre euro di ritorno”. “Un milione di posti di lavoro creati”. Giuseppe Conte è capace di sparare due menzogne colossali in dieci secondi. Figurarsi in Cinque Minuti.

“Per un euro investito con il Superbonus, tre euro di ritorno”. “Un milione di posti di lavoro creati”. Giuseppe Conte è capace di sparare due menzogne colossali in dieci secondi. Figurarsi in Cinque Minuti.

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TURATI, DE GASPERI E LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE: LA STORIA INVENTATA DA WOODCOCK In questa campagna referendaria ne abbiamo sentite di tutti i colori. Sono stati scomodati morti illustri, si pensi solo alle false interviste a Falcone e Borsellino, ma c’è chi come Henry John Woodcock va più indietro nel tempo e riscrive la storia d’Italia. In vari interventi pubblici a sostegno del No alla riforma, il celebre pm della procura di Napoli spiega le scarse ragioni a favore del Sì raccontando un suo dialogo sulla separazione delle carriere con gli avvocati. “Qualcuno di loro mi risponde abbassando lo sguardo ‘Sai, è un’occasione storica’. I più dotti addirittura scomodano Turati, dicendo ‘anche Turati fornì l’appoggio esterno a De Gasperi’”. Ed è proprio qui che Woodcock sfodera i suoi studi da “appassionato di storia”: “Allora io li guardo sbalordito e dico: ma tu lo sai che Turati l’appoggio esterno a De Gasperi glielo diede per fare le leggi a tutela dei lavoratori minori e delle donne, non per la separazione delle carriere?”, dice con l’aria di quello che ha fatto scacco matto. In questa ricostruzione c’è però qualche piccolo problema di coerenza storico-temporale. Filippo Turati, il grande leader del socialismo riformista, in effetti propose insieme alla compagna Anna Kuliscioff un provvedimento sul lavoro minorile e femminile: è la cosiddetta “legge Carcano”, ma è del 1902, quando il giovane Alcide andava ancora a scuola. Inoltre Turati non ha mai dato alcun appoggio esterno a De Gasperi, non per inimicizia né per ostilità politica, ma perché morì in esilio in Francia nel 1932 in pieno regime fascista: il primo governo De Gasperi arrivò solo 14 anni dopo, nel 1946. Lo statista democristiano rimase a Palazzo Chigi fino al 1953, senza peraltro approvare alcuna legge sul lavoro minorile che, nell’Italia repubblicana, arriverà solo nel 1967 (dopo altri 14 anni). Non è chiaro come lo storico Woodcock abbia fatto a mescolare oltre 60 anni di storia in un cocktail imbevibile, ma la speranza è che il gemello pm conduca le inchieste con un altro metodo. Su Il Foglio. 👇

Luciano Capone

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TE LA DO IO LA COLOMBIA! Nicola Gratteri ha due caratteristiche. La prima è che è sempre sicuro di quello che dice. La seconda è che, molto spesso, non sa nulla di quello che dice. Il procuratore di Napoli è tornato sul luogo del delitto, “Dimartedì” su La7, dove un mesetto fa diffuse una falsa intervista a Giovanni Falcone per arruolare il magistrato ucciso dalla mafia nella campagna referendaria contro la separazione delle carriere. Stavolta Gratteri, intervistato da Giovanni Floris, ha parlato di qualcosa che dovrebbe conoscere: il traffico di droga. D’altronde era lì per pubblicizzare il suo libro sul tema: “Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano” (Mondadori). Il problema è che Gratteri, con la solita sicumera, si è messo di nuovo a inventare la realtà. Il magistrato calabrese si è lanciato nella geopolitica. Anche perché, in questa fase, come dimostrano le iniziative di Donald Trump il traffico di droga ha assunto un’enorme rilevanza nella politica internazionale. Gratteri ha una teoria tutta sua. “Trump ha circondato il Venezuela con la marina militare, deve bombardare il Venezuela perché è un narcostato. Ma non è assolutamente vero”. La realtà è un’altra: “La cocaina si produce in Colombia. Trump dovrebbe bombardare le raffinerie di cocaina nella foresta amazzonica, ma in Colombia non in Venezuela”. E perché non lo fa? “Perché la Colombia è l’unico stato del Sud America rimasto fedele agli Stati Uniti”, dice Gratteri dispiegando la sua teoria del complotto. “Perché non va lì? Perché il presidente della Colombia dice che la cocaina fa male come il whisky? Sa cosa vuol dire questo messaggio? Formare l’opinione pubblica alla legalizzazione della cocaina per far diventare la Colombia ricca come l’Arabia con il petrolio. È da un anno e mezzo che questo discorso strisciante comincia a girare”. Applausi del pubblico, ringraziamenti dell’intervistatore. Ma la surreale teoria di Gratteri è totalmente falsa. Innanzitutto è esagerato escludere il regime chavista dal narcotraffico, non fosse altro perché due nipoti del dittatore Nicolás Maduro sono stati arrestati nel 2015 dalla Dea ad Haiti dove erano andati per spedire 800 chili di cocaina negli Stati Uniti: i narcosobrinos (narco nipoti), condannati a 18 anni, sono poi ritornati nel 2022 in Venezuela in uno scambio con cittadini americani imprigionati dal regime dello zio dittatore. Ma non è neppure questo l’aspetto più grottesco. Definire la Colombia come “l’unico stato del Sud America fedele agli Usa” dimostra una spaventosa ignoranza della realtà, non solo per un pm ritenuto esperto di narcotraffico ma per un qualsiasi cittadino che abbia sfogliato un giornale nell’ultimo anno. Il presidente della Colombia è Gustavo Petro, un ex guerrigliero marxista, politicamente allineato a Chávez e Maduro, con cui Trump si sta scontrando ferocemente. Altro che “alleato fedele”. All’inizio del suo mandato Trump ha imposto dazi abnormi sulla Colombia per il blocco del rimpatrio dei migranti illegali e in risposta Petro lo ha paragonato a Hitler. Petro ha poi chiesto all’Onu di avviare un procedimento penale contro Washington per l’affondamento delle barche di presunti trafficanti in Venezuela. Mentre Trump ha prima tagliato gli aiuti economici alla Colombia e, il 24 ottobre, ha imposto sanzioni personali a Petro per il mancato contrasto al narcotraffico. Pochi giorni fa, Trump ha minacciato Bogotà: “La Colombia produce molta droga, hanno fabbriche di cocaina che vendono negli Stati Uniti. È meglio che si dia una svegliata – ha detto riferendosi a Petro – perché sarà il prossimo”. Non si capisce su quali basi Gratteri costruisca le sue fantasiose teorie. Ormai è diventato, su vari temi, un diffusore di false verità. Forse è esagerato pretendere che, quando il procuratore è ospite in tv, ci sia un contraddittorio o un fact checking. Ma quantomeno un intervistatore che abbia sfogliato i giornali per sapere, anche vagamente, cosa succede nel mondo.

Luciano Capone

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