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Marco Setaccioli

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Dipendente pubblico, giornalista, attivista pro-Ucraina e dal 2023 scrittore. Complottisti, no-vax, putiniani, negazionisti del cambiamento climatico, anche no!

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Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione.

Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione.

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Gli Z-blogger militari si lamentano perché l’Ucraina ha ormai preso il controllo di fuoco sulla M-14, la strada Taganrog-Dzhankoy, che corre lungo la costa del Mar d'Azov passando per Mariupol-Berdyansk-Melitopol-Genichesk fino alla Crimea, quella che garantisce quindi rifornimenti alle forze di invasione anche nelle zone occupate di Kherson e Zaporizhzhia. Secondo propagandisti come Alexey Zhivov e Vladimir Romanov, che hanno anche mostrato le carcasse di mezzi distrutti, l’arteria strategica, distante 160-200 km dal fronte, sarebbe ormai presa di mira stabilmente con droni americani, grazie alla rete starlink. Un nuovo incubo per Mosca, visto che perdere il controllo della M-14 complicherebbe enormemente la logistica soprattutto militare, dal momento che di lì transitano mezzi, munizioni, truppe e ricambi delle difese aeree. La stessa Crimea diventerebbe a quel punto raggiungibile solo attraverso il ponte di Kerch, diventato obiettivo prioritario per Kyiv e ovviamente indifendibile sul lungo periodo, visto il costante miglioramento della balistica ucraina, le performance piuttosto scarse mostrate dalla difesa russa e i colpi inferti ai radar dei sistemi S-500 che proteggono proprio la Crimea. Bloccare le vie di rifornimento via terra e rendere inservibile il ponte di Kerch vorrebbe dire isolare del tutto i 2/3 della totalità dei territori occupati.

Gli Z-blogger militari si lamentano perché l’Ucraina ha ormai preso il controllo di fuoco sulla M-14, la strada Taganrog-Dzhankoy, che corre lungo la costa del Mar d'Azov passando per Mariupol-Berdyansk-Melitopol-Genichesk fino alla Crimea, quella che garantisce quindi rifornimenti alle forze di invasione anche nelle zone occupate di Kherson e Zaporizhzhia. Secondo propagandisti come Alexey Zhivov e Vladimir Romanov, che hanno anche mostrato le carcasse di mezzi distrutti, l’arteria strategica, distante 160-200 km dal fronte, sarebbe ormai presa di mira stabilmente con droni americani, grazie alla rete starlink. Un nuovo incubo per Mosca, visto che perdere il controllo della M-14 complicherebbe enormemente la logistica soprattutto militare, dal momento che di lì transitano mezzi, munizioni, truppe e ricambi delle difese aeree. La stessa Crimea diventerebbe a quel punto raggiungibile solo attraverso il ponte di Kerch, diventato obiettivo prioritario per Kyiv e ovviamente indifendibile sul lungo periodo, visto il costante miglioramento della balistica ucraina, le performance piuttosto scarse mostrate dalla difesa russa e i colpi inferti ai radar dei sistemi S-500 che proteggono proprio la Crimea. Bloccare le vie di rifornimento via terra e rendere inservibile il ponte di Kerch vorrebbe dire isolare del tutto i 2/3 della totalità dei territori occupati.

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«I dittatori e gli autocrati vogliono che tu diventi di nuovo presidente, perché capiscono perfettamente che è facile manipolarti con le lusinghe e le adulazioni». Lo aveva detto Kamala Harris durante un dibattito con Trump durante la campagna elettorale del 2024.

«I dittatori e gli autocrati vogliono che tu diventi di nuovo presidente, perché capiscono perfettamente che è facile manipolarti con le lusinghe e le adulazioni». Lo aveva detto Kamala Harris durante un dibattito con Trump durante la campagna elettorale del 2024.

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Commuovente. Un piccolo ucraino parla alla sua sorellina degli allarmi aerei. “Hai paura degli allarmi aerei? È tutto a posto. Papà è con te, mamma è con te, io sono con te e i nonni sono con te. Non temere, è solo un rumore sgradevole. Finirà presto”. (United 24) ❤️

Commuovente. Un piccolo ucraino parla alla sua sorellina degli allarmi aerei. “Hai paura degli allarmi aerei? È tutto a posto. Papà è con te, mamma è con te, io sono con te e i nonni sono con te. Non temere, è solo un rumore sgradevole. Finirà presto”. (United 24) ❤️

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E oggi a Roma al fianco del popolo iraniano non poteva che esserci anche l’Ucraina e chi come noi lotta anche per la loro libertà

E oggi a Roma al fianco del popolo iraniano non poteva che esserci anche l’Ucraina e chi come noi lotta anche per la loro libertà

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Seguo lo sport il giusto. Ma dopo la gag di Infantino alla prima riunione del Board of Peace e le ultime prese di posizione dei comitati olimpico e paralimpico, provo tanta vergogna. Soprattutto per i milioni di sportivi che si allenano per anni con sacrificio, per poi scoprirsi solo ingranaggi secondari di un immenso meccanismo economico e di influenza, nel quale la politica conta più del talento e in cui ammazzare gli atleti altrui o distruggere gli impianti nei quali si allenano è ormai un modo legittimo per competere.

Seguo lo sport il giusto. Ma dopo la gag di Infantino alla prima riunione del Board of Peace e le ultime prese di posizione dei comitati olimpico e paralimpico, provo tanta vergogna. Soprattutto per i milioni di sportivi che si allenano per anni con sacrificio, per poi scoprirsi solo ingranaggi secondari di un immenso meccanismo economico e di influenza, nel quale la politica conta più del talento e in cui ammazzare gli atleti altrui o distruggere gli impianti nei quali si allenano è ormai un modo legittimo per competere.

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Gli attacchi di queste ore non hanno risparmiato nemmeno il centro. Queste immagini le ho fatte ora a Maidan. Poco fa sopra le nostre teste è appena passato un missile. Siamo ancora nei rifugi 🤞

Gli attacchi di queste ore non hanno risparmiato nemmeno il centro. Queste immagini le ho fatte ora a Maidan. Poco fa sopra le nostre teste è appena passato un missile. Siamo ancora nei rifugi 🤞

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Le forze ucraine hanno liberato gli insediamenti di Aleksievka e Orestopil, nella direzione di Aleksandrivka. E intanto la base petrolifera "Alfa Oil" nella regione di Volgograd, che è stata attaccata dai droni ucraini ieri notte, continua a bruciare…

Le forze ucraine hanno liberato gli insediamenti di Aleksievka e Orestopil, nella direzione di Aleksandrivka. E intanto la base petrolifera "Alfa Oil" nella regione di Volgograd, che è stata attaccata dai droni ucraini ieri notte, continua a bruciare…

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Io mi chiedo sinceramente se la ex quasi ambasciatrice Elena Basile abbia qualcuno che si prende cura di lei. Non so, un amico, un conoscente, chiunque le permetta di avere un contatto con la realtà. Persino del cane non abbiamo più notizie. Perché non si possono fare video pubblici come questo, nei quali si dicono un’infinità di cose tra il falso e l’osceno senza vergognarsi neanche un po’. Gli attacchi che partono dai Baltici verso San Pietroburgo sono ovviamente una delle tante balle clamorose inventate dalla propaganda russa, manipolando i casi di caduta di droni ucraini dirottati dai jammer russi. A questa idiozia non credono nemmeno i russi, altrimenti saremmo già tutti in guerra, visto che si tratterebbe di un attacco diretto di un paese NATO contro la Russia. Il Ministro della Germania Pistorius non ha mai detto di voler attaccare Kaliningrad (exclave russa della quale la Basile non conosce neanche il nome, avendola chiamata “Kalingrad”), ma ha stanziato stabilmente una brigata tedesca in Lituania per scoraggiare un eventuale attacco russo sul corridoio Suwalki, che separa la Bielorussia proprio da Kaliningrad. Quelle ripetute dalla ex diplomatica (fortunatamente) a riposo sono le menzogne che il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov ha costruito per manipolare quelle parole. Tra le affermazioni più incredibili c’è poi quella secondo cui la Russia avrebbe esercitato finora la cosiddetta “pazienza strategica”, cioè ci è andata volutamente piano con l’Ucraina, che è poi la scusa più ridicola tra quelle sentite finora per giustificare i clamorosi e sempre più evidenti fallimenti militari sul campo di battaglia, dove no, la Russia non sta più avanzando e sta anzi in alcune zone persino retrocedendo. Un dato su tutti: la Russia spende il 40% del proprio bilancio per questa guerra, ha devastato la propria economia, ha perso un milione e mezzo di uomini e ha commesso crimini indicibili. Questa, secondo la cheerleader fuori corso del Cremlino, si chiama “pazienza strategica”. Trovo poi aberrante che una persona che ha rappresentato il nostro paese possa dire cose come “l’Ucraina sta alla Russia, come Taiwan sta alla Cina”, aggiungendo che “è un territorio fondamentale per loro”. Ciò, non solo confondendo due storie e due status giuridici diversissimi tra loro (per dire, Taiwan non è nemmeno un membro ONU e gli stessi alleati di Taipei riconoscono quasi tutti la dottrina dell’unica Cina), ma negando di fatto la sovranità e il diritto all’autodeterminazione di intere nazioni perché i loro potenti vicini hanno bisogno di loro. Con l’aggravante, nel caso dell’Ucraina, che non viene riconosciuta al popolo aggredito neanche la volontà di esistere, con la solita agghiacciante formula imperialista della “guerra per procura”, cioè gli ucraini combattono e muoiono solo perché qualcuno dice loro di farlo, non perché desiderano vivere in un paese libero e sovrano. E poi il capolavoro: “veramente gli europei desiderano essere inceneriti” da Putin? Come se non sapessero tutti che gente come Karaganov ed altri utilizzano la minaccia dell’apocalisse nucleare proprio perché i suoi servi anche in Italia possano poi gridare che ce la stiamo andando a cercare, proponendo come unica via di uscita la genuflessione davanti a chi minaccia. Cioè dire addio al diritto internazionale e stabilire ufficialmente che tutte le relazioni debbano basarsi sulla legge del più forte. C’è da rabbrividire al pensiero che gente come questa possa dire tranquillamente le cose più raccapriccianti, ignobili e false, utilizzando il proprio curriculum diplomatico per pretendere di avere una qualche credibilità. Anche perché mi pare chiaro che una “opinionista” che ha persino raccontato tempo fa in un articolo sul Fatto dei tanti incontri che avvennero tra Churchill e Hitler, i quali invece, è storicamente risaputo, non si videro mai, ha problemi che non possono essere affrontati e risolti sui social.

Marco Setaccioli

15,573 görüntüleme • 19 gün önce

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“Lukashenko ha detto che era ora che i presidenti di Ucraina e Bielorussia si incontrassero... ed è arrivata Sviatlana Tsikhanouskaya”. Ho preso spunto da questo interessante episodio, perché l’invito ufficiale a Kiev per la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, considerata dalla comunità internazionale la legittima vincitrice delle elezioni del 2020, non è solo un assist alla Bielorussia democratica. È un capolavoro di "trolling" geopolitico. Una mossa di judo comunicativo che trasforma la minaccia del regime di Minsk, che proprio in questi mesi si presta a esercitazioni nucleari congiunte con Mosca, in una barzelletta da social network. Dietro la risata c’è infatti una strategia precisa, che per la prima volta nella storia della Russia di Putin sta mettendo a nudo i limiti strutturali della macchina d'informazione di Mosca. Per decenni, la Russia ha dominato lo spazio post-sovietico (e non solo) attraverso una dottrina di guerra d'informazione basata sulla saturazione, sul cinismo e sul terrore psicologico. La propaganda del Cremlino è rigida, verticale, solenne. Si nutre dei lunghi e cupi monologhi storici di Vladimir Putin, delle minacce nucleari apocalittiche di Dmitry Medvedev e dei talk-show televisivi urlati da megafoni di regime. È una comunicazione che esige rispetto o, in alternativa, paura. L'Ucraina ha capito che rispondere a questa narrazione con lo stesso tono accorato e burocratico sarebbe stato un suicidio comunicativo. Kiev ha così introdotto nel conflitto il linguaggio del XXI secolo: la decentralizzazione, l'ironia "memetica" e l'immediatezza. Quando Lukashenko si è offerto come mediatore, l'Ucraina non ha risposto con un freddo comunicato del Ministero degli Esteri. Ha usato il paradosso. Invitare Tsikhanouskaya significa dire al mondo, in modo chiaro e comprensibile a chiunque, che Lukashenko è un usurpatore senza legittimità. Il potere autoritario sa come gestire la rabbia o la sottomissione, ma si ritrova del tutto disarmato di fronte a chi decide di prenderlo in giro. L'episodio Tsikhanouskaya è solo l'ultimo capitolo di una strategia che ha radicalmente ribaltato i rapporti di forza comunicativi. Dai selfie in strada di Zelensky fatti nelle prime ore di invasione per smentire le notizie sulla sua fuga, fino alla documentazione meticolosa dell’impatto sui civili della guerra di terrore russa o ai successi delle azioni di guerra, ottenuti attraverso l’impiego di nuove tecnologie, ad evidenziare le differenze tra una macchina bellica offensiva russa costruita sulla retorica di grandi missili e bombardamenti a tappeto sulle città, e quella difensiva, agile, basata su invenzioni domestiche, capaci di bucare le difese della presunta superpotenza. La stessa nascita della NAFO (North Atlantic Fella Organization), un esercito decentralizzato di utenti web che, a colpi di ironia e immagini di cani Shiba, neutralizza quotidianamente i bot e i troll russi sui social è in questo senso un fenomeno emblematico. Questa agilità comunicativa serve a un duplice scopo. All'interno, mantiene alto il morale di una popolazione sotto le bombe, trasformando la resilienza in orgoglio. All'esterno, garantisce il supporto di parti delle opinioni pubbliche occidentali altrimenti esposte alla disinformazione di Mosca, traducendo una complessa e tragica guerra di logoramento in una narrazione universale di Davide contro Golia, dove Davide ha il volto di trenta-quarantenni spigliati e determinati, mentre il gigante non è solo cattivo, ma ha anche tutta la goffaggine di una spietata ed autoreferenziale gerontocrazia. C’è quindi, di conseguenza, anche un problema di velocità. La macchina della propaganda russa è una burocrazia pesante: per reagire a un imprevisto ha bisogno di direttive che scendano dall'alto. La comunicazione ucraina, invece, agisce in tempo reale, con l'elasticità di una start-up. A qualcuno questa guerra nella guerra potrà sembrare un dettaglio, ma in realtà non lo è. Perché soprattutto su questo terreno si gioca il sostegno del quale l’Ucraina ancora gode a livello internazionale. E dall’esito di questa battaglia dipende almeno in parte la possibilità di trasformare la vittoria di Kyiv in un trionfo del mondo libero. Vale a dire l’opportunità di bloccare ogni possibile via di fuga al regime morente di Vladimir Putin, cui non sarà possibile spacciare per pareggio una sconfitta che appare sempre più catastrofica e quindi sfuggire al destino che attende (quasi) tutti i più sanguinari dittatori della storia.

Marco Setaccioli

11,657 görüntüleme • 14 gün önce

Sull’attacco ucraino a Starobilsk, il circo della propaganda russa sta dando il meglio di sé. Dopo aver diffuso la bufala della vittima con le ciglia finte che chiamava sua madre col telefono spento, i nostri amatissimi Ernesto ed Evaristo (alias Lucidi e Lorusso) parlano di “bambini” e “minori”, ma poi lo stesso Lorusso pubblica l’elenco delle vittime diffuso dalle autorità della Repubblica immaginaria di Luhansk, tra le quali non ci sono né bambini né minori, visto che sono tutti dai 19 anni in su. Visto poi che per qualcuno l’idea che la Russia addestri bambini-soldato sembra troppo abominevole per essere vera, consiglio a chiunque nutra dubbi su cosa il regime fasciomafioso di Mosca faccia ai ragazzi russi e ucraini delle zone occupate, di dare un’occhiata al sito di VOIN, "Centro per lo sviluppo della preparazione militare-sportiva e dell'educazione patriottica della gioventù" (link al primo commento👇), del quale né Lucidi né Lorusso ovviamente vi parleranno mai. VOIN è una scuola fondata direttamente da Putin, presente in 21 regioni (incluse quelle occupate dell’Ucraina) alla quale si può accedere già a 14 anni (quattordici!!!) per ottenere preparazione militare e sportiva, educazione patriottica e morale della gioventù e per il consolidamento e coordinamento delle varie associazioni patriottiche e militari del paese. I corsi di formazione comprendono diverse discipline collegate alla sicurezza nazionale, alla preparazione atletica, all'addestramento militare di base, alla medicina tattica e all'uso di tecnologie moderne applicate alla difesa (come il pilotaggio di droni). Per essere più precisi, in questi centri, i ragazzi studiano la struttura, il montaggio, lo smontaggio e la manutenzione di armi da fuoco da combattimento automatiche (come i fucili d'assalto Kalashnikov). Il programma prevede esercitazioni pratiche di tiro e simulazioni di scenari di scontro a fuoco in contesti urbani o boschivi. Ma ci sono anche medicina tattica, ingegneria tattica (dallo scavo delle trincee fino alla conoscenza degli esplosivi), comunicazione radio ed indottrinamento politico. Questo per dire che non è l’Ucraina ad uccidere bambini russi. È semmai Putin che ruba loro l’adolescenza e li prepara a diventare piccole vittime sacrificali da usare come carne da cannone per permettere a lui di restare al potere in eterno.
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Sull’attacco ucraino a Starobilsk, il circo della propaganda russa sta dando il meglio di sé. Dopo aver diffuso la bufala della vittima con le ciglia finte che chiamava sua madre col telefono spento, i nostri amatissimi Ernesto ed Evaristo (alias Lucidi e Lorusso) parlano di “bambini” e “minori”, ma poi lo stesso Lorusso pubblica l’elenco delle vittime diffuso dalle autorità della Repubblica immaginaria di Luhansk, tra le quali non ci sono né bambini né minori, visto che sono tutti dai 19 anni in su. Visto poi che per qualcuno l’idea che la Russia addestri bambini-soldato sembra troppo abominevole per essere vera, consiglio a chiunque nutra dubbi su cosa il regime fasciomafioso di Mosca faccia ai ragazzi russi e ucraini delle zone occupate, di dare un’occhiata al sito di VOIN, "Centro per lo sviluppo della preparazione militare-sportiva e dell'educazione patriottica della gioventù" (link al primo commento👇), del quale né Lucidi né Lorusso ovviamente vi parleranno mai. VOIN è una scuola fondata direttamente da Putin, presente in 21 regioni (incluse quelle occupate dell’Ucraina) alla quale si può accedere già a 14 anni (quattordici!!!) per ottenere preparazione militare e sportiva, educazione patriottica e morale della gioventù e per il consolidamento e coordinamento delle varie associazioni patriottiche e militari del paese. I corsi di formazione comprendono diverse discipline collegate alla sicurezza nazionale, alla preparazione atletica, all'addestramento militare di base, alla medicina tattica e all'uso di tecnologie moderne applicate alla difesa (come il pilotaggio di droni). Per essere più precisi, in questi centri, i ragazzi studiano la struttura, il montaggio, lo smontaggio e la manutenzione di armi da fuoco da combattimento automatiche (come i fucili d'assalto Kalashnikov). Il programma prevede esercitazioni pratiche di tiro e simulazioni di scenari di scontro a fuoco in contesti urbani o boschivi. Ma ci sono anche medicina tattica, ingegneria tattica (dallo scavo delle trincee fino alla conoscenza degli esplosivi), comunicazione radio ed indottrinamento politico. Questo per dire che non è l’Ucraina ad uccidere bambini russi. È semmai Putin che ruba loro l’adolescenza e li prepara a diventare piccole vittime sacrificali da usare come carne da cannone per permettere a lui di restare al potere in eterno.

Marco Setaccioli

10,187 görüntüleme • 17 gün önce

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E non ci sono sono solo le accuse di corruzione senza prove contro Von Der Leyen, ma una vasta gamma di altri deliri. Vi propongo questa clip della durata di meno di 3 minuti, nei quali il nostro Goebbels (che non ce l’ha fatta) è riuscito a concentrare una tale quantità di puttanate da bruciare tutti i precedenti record. Perché, che a Travaglio piaccia o meno ammetterlo, quella in corso è una guerra tra democrazie e autocrazie. Soprattutto se hai da una parte Russia, Cina, Iran e Corea del Nord e dall’altra Europa, USA (di Biden), Canada, Gran Bretagna, Giappone ed altri paesi con sistemi sociali evoluti. È inoltre FALSO affermare che l’Ucraina non sia una democrazia. Si svolgono elezioni regolari (certificate dagli organismi sovranazionali), ci sono libertà di stampa, di opinione, separazione dei poteri, diritti civili e una società consapevole e partecipe della vita del paese. Durante le proteste sulla proposta di modifica della legge anticorruzione, lo scorso anno, il popolo è sceso in piazza e non solo ha potuto manifestare senza alcuna repressione, ma ha anche costretto il governo a modificare la legge contestata, come raramente avviene persino nelle democrazie più avanzate e compiute. È FALSO dire che i partiti di opposizione sono tutti fuori legge. Nel 2022 i partiti in Ucraina erano 349. Ne sono stati sciolti 11 (non 12), per aver collaborato con l’invasore ed aver quindi messo a rischio la stessa sopravvivenza del paese. Di questi solo 2 avevano rappresentanti in parlamento. Quei deputati, peraltro, sono ancora in parlamento e sono per lo più sempre all’opposizione, cosa che Travaglio si guarda bene dal dire. È MANIPOLATORIO dire che questi partiti erano votati “da russi e similrussi”. Travaglio fa volutamente confusione tra i concetti di russofono e russofilo. Prova ne è il fatto che le regioni russofile sono diventate russe solo dopo essere state ridotte in macerie e a seguito di un referendum farsa. Se i russofoni fossero stati anche russofili le città si sarebbero consegnate spontaneamente e non sarebbe stato necessario andare ad estorcere voti casa per casa con i kalashnikov in mano. È platealmente FALSO dire che c’è “un solo canale che dice solo quello che vuole Zelensky”. Oltre ai 7 più grandi canali nazionali, ce ne sono circa altri 50 tra regionali e locali, i quali godono di un tasso di indipendenza rilevabile dal costante miglioramento dell’Ucraina nel “Press Freedom Index”, persino durante la guerra e nonostante la legge marziale, al punto che oggi Kyiv ha superato in termini di libertà di stampa anche diversi paesi europei. È FALSO dire che finché l’Ucraina era neutrale la Russia ci andava “d’amore e d’accordo”. L’Ucraina aveva dichiarato la propria neutralità nel 2010 e proprio mentre era neutrale la Russia ha annesso illegalmente la Crimea, oltre ad aver finanziato ed armato le milizie separatiste in Donbas. Questo rende FALSA anche l’affermazione secondo cui l’invasione sarebbe iniziata nel 2022. In realtà i russi avevano invaso già nel 2014. È FALSO dire che mandiamo armi all’ucraina che servono solo a farle perdere sempre più territori. In realtà le armi hanno permesso all’Ucraina di mantenere l’80% del proprio suolo nazionale e hanno di fatto imposto alla Russia un impantanamento (in alcune aree persino una retrocessione) che le sta costando perdite incalcolabili di uomini e mezzi. Le armi sono anche quelle che proteggono le città ucraine dai quotidiani attacchi criminali contro i civili sui quali Travaglio non spende una sola parola. È FALSO dire che compriamo il gas americano ad un prezzo quintuplo rispetto a quello russo (che nei giorni scorsi era secondo lui il doppio, il triplo e qualche volta il quadruplo a conferma del fatto che spara cifre ormai a caso). Il GNL USA, essendo quotato al TTF di Amsterdam come tutto quello che arriva anche via tubo, costa esattamente quanto quello russo, azero, libico o qatarino. Tutte queste menzogne evidenti, conclamate e schifosamente propagandistiche sono sul canale YouTube del Fatto, per cui finiranno in un dettagliato esposto, che a questo punto spero sia valutato anche come possibile collusione con uno stato “sponsor del terrorismo”. E mi scuserete se non uso la formula “intelligenza” col nemico.

Marco Setaccioli

27,252 görüntüleme • 2 ay önce