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Marco Setaccioli

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Dipendente pubblico, giornalista, attivista pro-Ucraina e dal 2023 scrittore. Complottisti, no-vax, putiniani, negazionisti del cambiamento climatico, anche no!

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La Russia non ha più il controllo dei cieli russi. Da giorni gli aeroporti di Mosca e San Pietroburgo hanno dovuto ridurre al minimo le loro attività e centinaia di voli vengono ormai regolarmente cancellati. Ad Antalya, in Turchia, l'aeroporto è pieno di cittadini russi che non riescono a trovare un volo per tornare a casa. Se il macellaio del Cremlino non mette fine alla guerra, la situazione potrà soltanto peggiorare.

La Russia non ha più il controllo dei cieli russi. Da giorni gli aeroporti di Mosca e San Pietroburgo hanno dovuto ridurre al minimo le loro attività e centinaia di voli vengono ormai regolarmente cancellati. Ad Antalya, in Turchia, l'aeroporto è pieno di cittadini russi che non riescono a trovare un volo per tornare a casa. Se il macellaio del Cremlino non mette fine alla guerra, la situazione potrà soltanto peggiorare.

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Witkoff a Putin: «Lei parla spesso di quanto il presidente Trump sia umanitario. Anche lei è umanitario, signore, e io apprezzo molto questo. Le esprimo il mio rispetto. Grazie ancora.» Il palazzinaro che si presa come servo sciocco di un corrotto bancarottiere narciso patologico corre scodinzolando dal più grande assassino del secolo e lo definisce «umanitario». Siamo ben oltre i confini della realtà.

Witkoff a Putin: «Lei parla spesso di quanto il presidente Trump sia umanitario. Anche lei è umanitario, signore, e io apprezzo molto questo. Le esprimo il mio rispetto. Grazie ancora.» Il palazzinaro che si presa come servo sciocco di un corrotto bancarottiere narciso patologico corre scodinzolando dal più grande assassino del secolo e lo definisce «umanitario». Siamo ben oltre i confini della realtà.

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Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione.

Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione.

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I responsabili della carestia di Oleshky hanno un nome e un cognome. "Slidstvo. Info" ha identificato le truppe russe della 126ª Brigata di Difesa Costiera della Flotta del Mar Nero, formate da traditori provenienti dalla Crimea, e del 331° Reggimento Paracadutisti della Guardia, che hanno sparato a soldati ucraini durante la loro ritirata da Ilovaisk nel 2014. Sarebbero loro i responsabili del blocco della città. Secondo i dati ufficiali più recenti, la 126ª Brigata è comandata da Oleg Alexandrov. Stando ai dati OSINT, l'attuale comandante è Konstantin Kochetkov. Il 331° Reggimento è guidato da Oleg Morozov, con il nome in codice "Cold". Oleshky, che si trova nella parte occupata dell'oblast' di Kherson intanto resta inaccessibile ed i russi continuano ad accumulare crimini. La popolazione rimasta, circa 2000 persone, è completamente isolata, da mesi non riceve aiuti alimentari e in città non ci sono più energia ed acqua potabile. Le persone sono costrette a mangiare zuppe d'erba o a nutrirsi di animali di strada. Le immagini di questi giorni mostrano dei cadaveri nelle periferie circostanti, dal momento che i superstiti, spinti dalla fame estrema, cercano di fuggire, ma vengono colpiti da droni o saltano su mine disposte dai russi. Lo scorso 27 settembre alcuni droni ucraini sono riusciti a calare in città diversi pacchi di aiuti alimentari, ma le truppe russe si sono precipitate a sequestrarli, affermando che il fatto che si trattasse di prodotti ucraini dimostrava che la popolazione stava collaborando col nemico. Si stanno anche moltiplicando i casi di rapimento. La responsabile dell'amministrazione militare distrettuale di Oleshky, Tetyana Hasanenko ha detto di non avere più notizie della sua famiglia. Il Ministro degli Esteri Ucraino Andrij Sybiha ha detto proprio oggi di avere informazioni secondo le quali la Russia starebbe preparando decine di video girati a Oleshky, costringendo i residenti locali a dichiarare davanti alle telecamere di essere felici, ben nutriti e grati agli occupanti russi. L'ennesimo atto di cinismo di chi occupa, distrugge, violenta, rapisce, affama e poi costringe i residenti locali a recitare in video di propaganda manipolati. Continuo a chiedermi come si possa anche solo ipotizzare di lasciare alla Russia anche un solo centimetro di terra ucraina, col rischio che ogni centimetro diventi l'ennesima Bucha, Mariupol, Bakhmut, Avdiivka o Oleshky.

I responsabili della carestia di Oleshky hanno un nome e un cognome. "Slidstvo. Info" ha identificato le truppe russe della 126ª Brigata di Difesa Costiera della Flotta del Mar Nero, formate da traditori provenienti dalla Crimea, e del 331° Reggimento Paracadutisti della Guardia, che hanno sparato a soldati ucraini durante la loro ritirata da Ilovaisk nel 2014. Sarebbero loro i responsabili del blocco della città. Secondo i dati ufficiali più recenti, la 126ª Brigata è comandata da Oleg Alexandrov. Stando ai dati OSINT, l'attuale comandante è Konstantin Kochetkov. Il 331° Reggimento è guidato da Oleg Morozov, con il nome in codice "Cold". Oleshky, che si trova nella parte occupata dell'oblast' di Kherson intanto resta inaccessibile ed i russi continuano ad accumulare crimini. La popolazione rimasta, circa 2000 persone, è completamente isolata, da mesi non riceve aiuti alimentari e in città non ci sono più energia ed acqua potabile. Le persone sono costrette a mangiare zuppe d'erba o a nutrirsi di animali di strada. Le immagini di questi giorni mostrano dei cadaveri nelle periferie circostanti, dal momento che i superstiti, spinti dalla fame estrema, cercano di fuggire, ma vengono colpiti da droni o saltano su mine disposte dai russi. Lo scorso 27 settembre alcuni droni ucraini sono riusciti a calare in città diversi pacchi di aiuti alimentari, ma le truppe russe si sono precipitate a sequestrarli, affermando che il fatto che si trattasse di prodotti ucraini dimostrava che la popolazione stava collaborando col nemico. Si stanno anche moltiplicando i casi di rapimento. La responsabile dell'amministrazione militare distrettuale di Oleshky, Tetyana Hasanenko ha detto di non avere più notizie della sua famiglia. Il Ministro degli Esteri Ucraino Andrij Sybiha ha detto proprio oggi di avere informazioni secondo le quali la Russia starebbe preparando decine di video girati a Oleshky, costringendo i residenti locali a dichiarare davanti alle telecamere di essere felici, ben nutriti e grati agli occupanti russi. L'ennesimo atto di cinismo di chi occupa, distrugge, violenta, rapisce, affama e poi costringe i residenti locali a recitare in video di propaganda manipolati. Continuo a chiedermi come si possa anche solo ipotizzare di lasciare alla Russia anche un solo centimetro di terra ucraina, col rischio che ogni centimetro diventi l'ennesima Bucha, Mariupol, Bakhmut, Avdiivka o Oleshky.

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È per ora un mistero quanto successo a Kolpino, San Pietroburgo, dove una vasta area di 82.000 mq ha preso fuoco distruggendo un grande polo logistico. Il magazzino incendiato si trova peraltro a 350 metri da un hub Ozon. Il punto è che nella notte, le autorità non hanno dichiarato alcun livello di allerta per droni o missili a San Pietroburgo. Il Ministero delle Situazioni di Emergenza ha confermato che l'incendio è stato classificato di quarto grado di complessità e che la sua area interessata è di 82.000 metri quadrati. “All'interno si trovano merci e prodotti di vario genere”, ha riferito.

È per ora un mistero quanto successo a Kolpino, San Pietroburgo, dove una vasta area di 82.000 mq ha preso fuoco distruggendo un grande polo logistico. Il magazzino incendiato si trova peraltro a 350 metri da un hub Ozon. Il punto è che nella notte, le autorità non hanno dichiarato alcun livello di allerta per droni o missili a San Pietroburgo. Il Ministero delle Situazioni di Emergenza ha confermato che l'incendio è stato classificato di quarto grado di complessità e che la sua area interessata è di 82.000 metri quadrati. “All'interno si trovano merci e prodotti di vario genere”, ha riferito.

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Caro Vauro, non so se tu abbia sentito mai parlare della Banda Boccato o della Banda della Madonnina. I membri della prima l’8 ottobre 1944 si presentarono nella casa di Antonio Gaffarelli ad Ariano nel Polesine chiedendo inizialmente aiuto per sottrarsi ai nazifascisti, ma poi lo rapinarono. Quelli della seconda conducevano invece regolarmente ruberie ed estorsioni contro agricoltori e commercianti nel modenese, per poi vendere al mercato nero ciò che aveva ottenuto. Tutti loro - anche loro - erano partigiani, pur essendo criminali ed anzi in più occasione hanno addirittura speso il nome del movimento partigiano per compiere le loro malefatte. Sono io quindi che faccio a te qualche domandina. Tu credi che tutti i partigiani fossero ladri ed estorsori o forse per loro quanto per gli ucraini conta il valore della difesa della libertà per la quale lottano, anche se qualcuno tra le loro file ha commesso o commette reati? Secondo. Tra i partigiani c'erano monarchici, conservatori, cattolici, liberali e militari badogliani - dunque anche persone di orientamento nettamente di destra - e alcuni avevano persino avuto adesioni, simpatie o carriere nel regime prima dell’8 settembre. La lotta partigiana era forse per questo meno antifascista o antinazista? E perché, invece, nel riferirti a battaglioni ormai integrati nell'esercito ucraino e i cui elementi estremisti sono stati allontanati ormai da anni, ritieni che la Resistenza ucraina debba essere meno legittima o non essere considerata tale solo perché una frazione minuscola delle sue forze armate era nata da frange di destra radicale? E ancora: sai spiegarmi perché parli continuamente del cesso d'oro, riferendoti a quello dell'oligarca Tymur Mindich - che precede di molto la guerra e non riguarda quindi gli aiuti ricevuti - mentre non menzioni mai un intero bagno con oro e pietre preziose che si fece costruire il presidente filorusso Yanukovich - che è poi fuggito in Russia con i soldi rubati e lì continua ad accumulare ricchezze protetto da Putin - o i miliardi delle NOSTRE bollette del gas che in decenni sono serviti ad alimentare il sistema corruttivo in Russia? Ecco, forse dovresti essere più onesto, almeno per una volta, e dire che della Reistenza a te in fondo non frega nulla, che sia quella italiana ieri o quella ucraina oggi. Sei solo uno dei tanti tristi residuati sovietici che non hanno ancora elaborato il lutto della caduta dell'impero e che vedono in Putin una speranza di ritorno dei bei tempi andati in cui si potevano mandare indisturbati i carri armati a Praga o Budapest, rinchiudere milioni di persone nei gulag ed i popoli che sognavano la libertà potevano essere legittimamente schiacciati senza questa grande seccatura che è il diritto internazionale. Se ci pensi bene, alla fine, invece di smentire Diego Bianchi, secondo il quale "in Italia ha vinto Putin", hai direttamente fornito te stesso come prova vivente del fatto che ha ragione. Da uno che dal festival della putiniana e sanzionata RT di Bologna, ad aprile, ha salutato Pina Picierno con una pernacchia, in fondo, non potevamo aspettarci altro.

Caro Vauro, non so se tu abbia sentito mai parlare della Banda Boccato o della Banda della Madonnina. I membri della prima l’8 ottobre 1944 si presentarono nella casa di Antonio Gaffarelli ad Ariano nel Polesine chiedendo inizialmente aiuto per sottrarsi ai nazifascisti, ma poi lo rapinarono. Quelli della seconda conducevano invece regolarmente ruberie ed estorsioni contro agricoltori e commercianti nel modenese, per poi vendere al mercato nero ciò che aveva ottenuto. Tutti loro - anche loro - erano partigiani, pur essendo criminali ed anzi in più occasione hanno addirittura speso il nome del movimento partigiano per compiere le loro malefatte. Sono io quindi che faccio a te qualche domandina. Tu credi che tutti i partigiani fossero ladri ed estorsori o forse per loro quanto per gli ucraini conta il valore della difesa della libertà per la quale lottano, anche se qualcuno tra le loro file ha commesso o commette reati? Secondo. Tra i partigiani c'erano monarchici, conservatori, cattolici, liberali e militari badogliani - dunque anche persone di orientamento nettamente di destra - e alcuni avevano persino avuto adesioni, simpatie o carriere nel regime prima dell’8 settembre. La lotta partigiana era forse per questo meno antifascista o antinazista? E perché, invece, nel riferirti a battaglioni ormai integrati nell'esercito ucraino e i cui elementi estremisti sono stati allontanati ormai da anni, ritieni che la Resistenza ucraina debba essere meno legittima o non essere considerata tale solo perché una frazione minuscola delle sue forze armate era nata da frange di destra radicale? E ancora: sai spiegarmi perché parli continuamente del cesso d'oro, riferendoti a quello dell'oligarca Tymur Mindich - che precede di molto la guerra e non riguarda quindi gli aiuti ricevuti - mentre non menzioni mai un intero bagno con oro e pietre preziose che si fece costruire il presidente filorusso Yanukovich - che è poi fuggito in Russia con i soldi rubati e lì continua ad accumulare ricchezze protetto da Putin - o i miliardi delle NOSTRE bollette del gas che in decenni sono serviti ad alimentare il sistema corruttivo in Russia? Ecco, forse dovresti essere più onesto, almeno per una volta, e dire che della Reistenza a te in fondo non frega nulla, che sia quella italiana ieri o quella ucraina oggi. Sei solo uno dei tanti tristi residuati sovietici che non hanno ancora elaborato il lutto della caduta dell'impero e che vedono in Putin una speranza di ritorno dei bei tempi andati in cui si potevano mandare indisturbati i carri armati a Praga o Budapest, rinchiudere milioni di persone nei gulag ed i popoli che sognavano la libertà potevano essere legittimamente schiacciati senza questa grande seccatura che è il diritto internazionale. Se ci pensi bene, alla fine, invece di smentire Diego Bianchi, secondo il quale "in Italia ha vinto Putin", hai direttamente fornito te stesso come prova vivente del fatto che ha ragione. Da uno che dal festival della putiniana e sanzionata RT di Bologna, ad aprile, ha salutato Pina Picierno con una pernacchia, in fondo, non potevamo aspettarci altro.

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Stanotte le forze ucraine hanno ribadito ai russi che la guerra continuerà a tornare a casa di chi l’ha scatenata. Sono stati colpiti, tra gli altri: ▫️l'impresa scientifico-produttiva "Zavod Iskra" a Uljanovsk, che ha un ruolo rilevante nella filiera elettronica militare russa, soprattutto come produttore di componenti elettronici e a radiofrequenza destinati a sistemi d’arma, comunicazioni e apparati “speciali”; fa parte del gruppo statale russo Almaz‑Antey, il principale polo nazionale per difesa aerea e antimissile; ▫️la raffineria di petrolio "Permnefteorgsintez" (PNOS) a Perm, di proprietà di Lukoil, la settima per dimensioni in Russia, con oltre 13 milioni di tonnellate l’anno ed una profondità di raffinazione del 98%; l’attacco del 26 luglio aveva già messo fuori uso l’unità centrale cui faceva capo circa un terzo della capacità, ma al parziale stop si era parzialmente ovviato aumentando la portata degli altri; ▫️lo stabilimento "Voronezhsynthekachuk" a Voronež, un grande impianto petrolchimico del gruppo SIBUR specializzato in caucciù sintetici e polimeri SBS, la cui produzione è strategica per pneumatici, articoli tecnico‑industriali e filiere che possono servire anche mobilità e manutenzione militare; ▫️la raffineria di Novoshakhtinsk nell’oblast’ di Rostov, particolarmente strategica per la fornitura di combustili navali e per le forze armate con 5,6 milioni di tonnellate l’anno di capacità; l’impianto è peraltro dotato di un proprio terminale direttamente a Rostov sul Don da 3,5 Mt/anno e un terminale ferroviario da 1,7 Mt/anno; era già stato colpito il 3 giugno ed il 25 agosto; ▫️uno dei due centri di distribuzione OZON a Voronež (danni ancora da quantificare), i quali compongono insieme un polo da 1,1 milioni di ordini al giorno; ▫️il centro commerciale "Stroytsentr" nella Luhansk occupata.

Stanotte le forze ucraine hanno ribadito ai russi che la guerra continuerà a tornare a casa di chi l’ha scatenata. Sono stati colpiti, tra gli altri: ▫️l'impresa scientifico-produttiva "Zavod Iskra" a Uljanovsk, che ha un ruolo rilevante nella filiera elettronica militare russa, soprattutto come produttore di componenti elettronici e a radiofrequenza destinati a sistemi d’arma, comunicazioni e apparati “speciali”; fa parte del gruppo statale russo Almaz‑Antey, il principale polo nazionale per difesa aerea e antimissile; ▫️la raffineria di petrolio "Permnefteorgsintez" (PNOS) a Perm, di proprietà di Lukoil, la settima per dimensioni in Russia, con oltre 13 milioni di tonnellate l’anno ed una profondità di raffinazione del 98%; l’attacco del 26 luglio aveva già messo fuori uso l’unità centrale cui faceva capo circa un terzo della capacità, ma al parziale stop si era parzialmente ovviato aumentando la portata degli altri; ▫️lo stabilimento "Voronezhsynthekachuk" a Voronež, un grande impianto petrolchimico del gruppo SIBUR specializzato in caucciù sintetici e polimeri SBS, la cui produzione è strategica per pneumatici, articoli tecnico‑industriali e filiere che possono servire anche mobilità e manutenzione militare; ▫️la raffineria di Novoshakhtinsk nell’oblast’ di Rostov, particolarmente strategica per la fornitura di combustili navali e per le forze armate con 5,6 milioni di tonnellate l’anno di capacità; l’impianto è peraltro dotato di un proprio terminale direttamente a Rostov sul Don da 3,5 Mt/anno e un terminale ferroviario da 1,7 Mt/anno; era già stato colpito il 3 giugno ed il 25 agosto; ▫️uno dei due centri di distribuzione OZON a Voronež (danni ancora da quantificare), i quali compongono insieme un polo da 1,1 milioni di ordini al giorno; ▫️il centro commerciale "Stroytsentr" nella Luhansk occupata.

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Mentre all’evento del M5S, gli ospiti ripetono chiaramente che è normale chiedere di fare la pace alle condizioni di Putin, persino la destra filorussa francese si è accorta che Putin è un pericolo. I nostri propagandisti sono sempre più lontani dalla realtà

Mentre all’evento del M5S, gli ospiti ripetono chiaramente che è normale chiedere di fare la pace alle condizioni di Putin, persino la destra filorussa francese si è accorta che Putin è un pericolo. I nostri propagandisti sono sempre più lontani dalla realtà

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Il buongiorno oggi ce lo dà la base aerea di Engels, nella regione russa si Saratov 💥 La base ospita i bombardieri strategici russi (come i Tu-95MS e i Tu-160) regolarmente impiegati per lanciare attacchi missilistici contro l'Ucraina. I residenti delle città di Saratov ed Engels hanno riferito di aver sentito il ronzio tipico dei droni a bassa quota seguito da forti esplosioni a partire dalle 4 del mattino. Canali di monitoraggio indipendenti (tra cui Astra) e video pubblicati sui social mostrano un vasto incendio e dense colonne di fumo che si levano dall'area della base. Le prime analisi dei filmati suggeriscono che l'impatto potrebbe aver colpito un deposito di munizioni o un sito di stoccaggio del carburante per aviazione all'interno dell'installazione militare. L'attacco ha provocato blackout elettrici parziali nella città di Engels. A causa della caduta di detriti e dell'attivazione della contraerea russa proprio sopra le aree residenziali, si sono registrati piccoli incendi anche in alcune case private e, secondo fonti locali, alcune famiglie che vivono ridosso dello scalo militare sono state evacuate.

Il buongiorno oggi ce lo dà la base aerea di Engels, nella regione russa si Saratov 💥 La base ospita i bombardieri strategici russi (come i Tu-95MS e i Tu-160) regolarmente impiegati per lanciare attacchi missilistici contro l'Ucraina. I residenti delle città di Saratov ed Engels hanno riferito di aver sentito il ronzio tipico dei droni a bassa quota seguito da forti esplosioni a partire dalle 4 del mattino. Canali di monitoraggio indipendenti (tra cui Astra) e video pubblicati sui social mostrano un vasto incendio e dense colonne di fumo che si levano dall'area della base. Le prime analisi dei filmati suggeriscono che l'impatto potrebbe aver colpito un deposito di munizioni o un sito di stoccaggio del carburante per aviazione all'interno dell'installazione militare. L'attacco ha provocato blackout elettrici parziali nella città di Engels. A causa della caduta di detriti e dell'attivazione della contraerea russa proprio sopra le aree residenziali, si sono registrati piccoli incendi anche in alcune case private e, secondo fonti locali, alcune famiglie che vivono ridosso dello scalo militare sono state evacuate.

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Nella capitale come in molte altre città fiumi di persone si stanno riversando in strada per contestare la rimozione di Mykhailo Fedorov dal Ministero della Difesa. È l’ennesimo trionfo della democrazia in un paese che non vuole solo sopravvivere alla guerra, ma costruire una nazione moderna, aperta e libera. Chi parla di “regime ucraino” prenda appunti e mi dica se tutto questo è possibile in Russia.

Nella capitale come in molte altre città fiumi di persone si stanno riversando in strada per contestare la rimozione di Mykhailo Fedorov dal Ministero della Difesa. È l’ennesimo trionfo della democrazia in un paese che non vuole solo sopravvivere alla guerra, ma costruire una nazione moderna, aperta e libera. Chi parla di “regime ucraino” prenda appunti e mi dica se tutto questo è possibile in Russia.

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La Russia ha attaccato in pieno giorno centri commerciali, stazioni di carburanti e alte infrastrutture civili, inclusa l'Accademia delle Scienze di Kyiv. Purtroppo ci sono vittime. La Russia è puro e semplice terrore, è un pericolo per l'Europa. Finché Putin sarà a capo della cupola fascio-mafiosa che governa la Russia, non ci sarà pace nel nostro continente.

La Russia ha attaccato in pieno giorno centri commerciali, stazioni di carburanti e alte infrastrutture civili, inclusa l'Accademia delle Scienze di Kyiv. Purtroppo ci sono vittime. La Russia è puro e semplice terrore, è un pericolo per l'Europa. Finché Putin sarà a capo della cupola fascio-mafiosa che governa la Russia, non ci sarà pace nel nostro continente.

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La Corte Suprema russa ha appena escluso dalle elezioni del prossimo settembre il partito Yabloko, l’unico a chiedere la fine della guerra. Il giudice si è limitato a leggere la decisione ma non ha letto le motivazioni. Proteste sono in corso fuori dalla sede della Corte

La Corte Suprema russa ha appena escluso dalle elezioni del prossimo settembre il partito Yabloko, l’unico a chiedere la fine della guerra. Il giudice si è limitato a leggere la decisione ma non ha letto le motivazioni. Proteste sono in corso fuori dalla sede della Corte

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Tre storie diverse per capire cosa sia la Russia e quanto poco di questo mostro il nostro sonnolento Occidente abbia capito. Nel primo video si vedono persone penzolare dalle finestre di un business center attaccato dalla Russia in pieno giorno a Lozova nel distretto di Kharkiv. Un luogo di nessun valore militare ed anzi a quell’ora pieno di civili. Nel secondo le conseguenze di uno dei tanti attacchi condotti a Kherson (oblast’ in parte occupato) da droni FPV russi contro semplici contadini intenti ad arare i campi. Nel terzo una donna ucraina di 70 anni condannata a 15 anni di carcere per aver effettuato bonifici alla forze armate ucraine per un totale di circa 33.000 grivne, pari a circa 633 euro. La donna vive nella parte occupata di Zaporizhzhia, e supporta le forze armate del paese del quale è cittadina per diritto internazionale. Per gli occupanti abusivi questo è reato. La Russia è un cancro che va estirpato alla radice.

Tre storie diverse per capire cosa sia la Russia e quanto poco di questo mostro il nostro sonnolento Occidente abbia capito. Nel primo video si vedono persone penzolare dalle finestre di un business center attaccato dalla Russia in pieno giorno a Lozova nel distretto di Kharkiv. Un luogo di nessun valore militare ed anzi a quell’ora pieno di civili. Nel secondo le conseguenze di uno dei tanti attacchi condotti a Kherson (oblast’ in parte occupato) da droni FPV russi contro semplici contadini intenti ad arare i campi. Nel terzo una donna ucraina di 70 anni condannata a 15 anni di carcere per aver effettuato bonifici alla forze armate ucraine per un totale di circa 33.000 grivne, pari a circa 633 euro. La donna vive nella parte occupata di Zaporizhzhia, e supporta le forze armate del paese del quale è cittadina per diritto internazionale. Per gli occupanti abusivi questo è reato. La Russia è un cancro che va estirpato alla radice.

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«I dittatori e gli autocrati vogliono che tu diventi di nuovo presidente, perché capiscono perfettamente che è facile manipolarti con le lusinghe e le adulazioni». Lo aveva detto Kamala Harris durante un dibattito con Trump durante la campagna elettorale del 2024.

«I dittatori e gli autocrati vogliono che tu diventi di nuovo presidente, perché capiscono perfettamente che è facile manipolarti con le lusinghe e le adulazioni». Lo aveva detto Kamala Harris durante un dibattito con Trump durante la campagna elettorale del 2024.

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Stanotte a Kyiv un attacco con missili balistici ha causato (al momento) 9 morti e 17 feriti, dei quali 4 bambini. Sono state colpite almeno 5 zone della città. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di edifici civili, parcheggi e zone commerciali. A Poznyaky l’arrivo di un missile ha aperto un cratere in strada. I soccorritori, che sono tuttora al lavoro, hanno purtroppo dovuto rimuovere dalle strade cadaveri dilaniati di persone che stavano correndo nei rifugi senza riuscire a raggiungerli. Una delle scene più crude mostra un corpo in un cortile e accanto a lui un cellulare che squilla al quale ovviamente nessuno risponderà mai più. Cosa aspettiamo a chiudere i cieli sull’Ucraina? Per quanto ancora lasceremo che un assassino seriale continui ad uccidere impunemente nel cuore dell’Europa ed a considerarci troppo deboli per reagire?

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Stanotte a Kyiv un attacco con missili balistici ha causato (al momento) 9 morti e 17 feriti, dei quali 4 bambini. Sono state colpite almeno 5 zone della città. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di edifici civili, parcheggi e zone commerciali. A Poznyaky l’arrivo di un missile ha aperto un cratere in strada. I soccorritori, che sono tuttora al lavoro, hanno purtroppo dovuto rimuovere dalle strade cadaveri dilaniati di persone che stavano correndo nei rifugi senza riuscire a raggiungerli. Una delle scene più crude mostra un corpo in un cortile e accanto a lui un cellulare che squilla al quale ovviamente nessuno risponderà mai più. Cosa aspettiamo a chiudere i cieli sull’Ucraina? Per quanto ancora lasceremo che un assassino seriale continui ad uccidere impunemente nel cuore dell’Europa ed a considerarci troppo deboli per reagire?

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Sono sufficientemente amico dell’Ucraina per non rischiare di essere frainteso quando scrivo di essere tra i tanti che non concordano con la rimozione di Mykhailo Fedorov dal Ministero della difesa. Ho profondo rispetto per le dinamiche politiche interne di un paese sovrano, ma ritengo che questa mossa, compiuta nell’ambito di un rimpasto probabilmente necessario, rischi di causare più problemi di quanti ne risolva e di risultare incomprensibile al popolo, che, infatti, si sta già mobilitando. Si sa che all’origine dell’avvicendamento c’è lo scontro tra lo stesso Fedorov ed il Comandante in capo Oleksandr Syrsky e che gran parte delle questioni ruotano attorno alle commesse della Difesa, a loro volta collegate a due diverse concezioni della guerra. Facendo tesoro della sua esperienza da Ministro per l’Innovazione tecnologica, Fedorov ha premuto per un approccio asimmetrico e digitale. La sua filosofia parte dalla constatazione che con il costo di un singolo proiettile d'artiglieria tradizionale si possono acquistare 10 droni FPV ad alta precisione. Ha quindi spinto massicciamente per deviare fondi verso la produzione domestica di droni, guerra elettronica (EW) e software di tracciamento dati. Ha anche creato un "marketplace" digitale (DOT-Chain) dove le brigate al fronte possono ordinare direttamente i droni di cui hanno bisogno in base all'efficacia reale registrata sul campo (attraverso piattaforme di tracciamento dati come DELTA). Questo elimina la burocrazia centrale e premia i produttori ucraini più innovativi, un sistema che ha stimolato lo sviluppo tecnologico, fatto nascere centinaia di start-up e assicurato all’Ucraina un primato assoluto nel settore. Syrsky e lo Stato Maggiore ritengono che, per quanto utili, i droni non possano sostituire la potenza di fuoco pesante e la tenuta della linea di fronte che solo l'artiglieria convenzionale e i sistemi missilistici pesanti possono garantire. Va da sé che Fedorov, centralizzando presso il Ministero gli acquisti, ha sottratto ricchi appalti ad imprese storicamente vicine all’apparato militare, ma ha anche puntato tutto sulla trasparenza dei conti e sulla tracciabilità dei flussi, sbloccando fondi per 60 miliardi di grivne e diventando per questo estremamente popolare sia in patria che tra gli alleati. Fedorov era la migliore garanzia sia per i governi nazionali sia per l’UE del corretto impiego dei fondi per la difesa. Come ho scritto in un recente post, pubblicando questa stessa foto, Fedorov ha riscritto le regole della guerra. E aggiungo che è diventato anche per questo uno dei volti internazionali di un’Ucraina che vuole guardare avanti, al futuro, all’innovazione, alla trasparenza e al merito. Ha semmai commesso l’errore di sottovalutare il peso ineludibile che in un paese in guerra hanno le forze armate. Qualcosa si sta muovendo. Già ieri sera sparuti gruppi di manifestanti sono scesi in strada per contestare la scelta di Zelensky, come in una democrazia sana è giusto che accada e personalmente mi auguro di rivedere le piazze piene di gente con cartelli in mano che ricordino sempre a chi governa che il potere appartiene al popolo e che nell’interesse del popolo ogni decisione deve essere presa. Chiudo questo post con WE WILL WIN. Non perché sia necessariamente in tema, ma perché è quello che, come si vede da questo breve video, Fedorov ha scritto sulla mia bandiera. #SlavaUkraïni

Sono sufficientemente amico dell’Ucraina per non rischiare di essere frainteso quando scrivo di essere tra i tanti che non concordano con la rimozione di Mykhailo Fedorov dal Ministero della difesa. Ho profondo rispetto per le dinamiche politiche interne di un paese sovrano, ma ritengo che questa mossa, compiuta nell’ambito di un rimpasto probabilmente necessario, rischi di causare più problemi di quanti ne risolva e di risultare incomprensibile al popolo, che, infatti, si sta già mobilitando. Si sa che all’origine dell’avvicendamento c’è lo scontro tra lo stesso Fedorov ed il Comandante in capo Oleksandr Syrsky e che gran parte delle questioni ruotano attorno alle commesse della Difesa, a loro volta collegate a due diverse concezioni della guerra. Facendo tesoro della sua esperienza da Ministro per l’Innovazione tecnologica, Fedorov ha premuto per un approccio asimmetrico e digitale. La sua filosofia parte dalla constatazione che con il costo di un singolo proiettile d'artiglieria tradizionale si possono acquistare 10 droni FPV ad alta precisione. Ha quindi spinto massicciamente per deviare fondi verso la produzione domestica di droni, guerra elettronica (EW) e software di tracciamento dati. Ha anche creato un "marketplace" digitale (DOT-Chain) dove le brigate al fronte possono ordinare direttamente i droni di cui hanno bisogno in base all'efficacia reale registrata sul campo (attraverso piattaforme di tracciamento dati come DELTA). Questo elimina la burocrazia centrale e premia i produttori ucraini più innovativi, un sistema che ha stimolato lo sviluppo tecnologico, fatto nascere centinaia di start-up e assicurato all’Ucraina un primato assoluto nel settore. Syrsky e lo Stato Maggiore ritengono che, per quanto utili, i droni non possano sostituire la potenza di fuoco pesante e la tenuta della linea di fronte che solo l'artiglieria convenzionale e i sistemi missilistici pesanti possono garantire. Va da sé che Fedorov, centralizzando presso il Ministero gli acquisti, ha sottratto ricchi appalti ad imprese storicamente vicine all’apparato militare, ma ha anche puntato tutto sulla trasparenza dei conti e sulla tracciabilità dei flussi, sbloccando fondi per 60 miliardi di grivne e diventando per questo estremamente popolare sia in patria che tra gli alleati. Fedorov era la migliore garanzia sia per i governi nazionali sia per l’UE del corretto impiego dei fondi per la difesa. Come ho scritto in un recente post, pubblicando questa stessa foto, Fedorov ha riscritto le regole della guerra. E aggiungo che è diventato anche per questo uno dei volti internazionali di un’Ucraina che vuole guardare avanti, al futuro, all’innovazione, alla trasparenza e al merito. Ha semmai commesso l’errore di sottovalutare il peso ineludibile che in un paese in guerra hanno le forze armate. Qualcosa si sta muovendo. Già ieri sera sparuti gruppi di manifestanti sono scesi in strada per contestare la scelta di Zelensky, come in una democrazia sana è giusto che accada e personalmente mi auguro di rivedere le piazze piene di gente con cartelli in mano che ricordino sempre a chi governa che il potere appartiene al popolo e che nell’interesse del popolo ogni decisione deve essere presa. Chiudo questo post con WE WILL WIN. Non perché sia necessariamente in tema, ma perché è quello che, come si vede da questo breve video, Fedorov ha scritto sulla mia bandiera. #SlavaUkraïni

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Sui canali ucraini scrivono che Novorossijsk stanotte ha vissuto quello che centinaia di volte i russi hanno fatto ad Odessa. Il grande porto sul Mar Nero è stato fatto oggetto di un massiccio attacco di droni e missili, che secondo alcune fonti russe sarebbe durato ben 5 ore, durante il quale sono state prese di mira infrastrutture portuali, petrolifere e legate all’esportazione del grano. Per conoscere gli esiti dell’attacco bisognerà attendere. Di sicuro è stata colpita la società per azioni pubblica NKHP («Новороссийский комбинат хлебопродуктов», Novorossijskij kombinat chleboproduktov), un grande terminal portuale cerealicolo che riceve grano, legumi e semi oleosi via ferrovia e camion, li controlla in laboratorio, stocca e infine carica le navi destinate soprattutto all’export. NKHP dispone di due elevatori, banchine portuali profonde e infrastrutture ferroviarie e stradali interne. Le fonti pubbliche lo qualificano come uno dei maggiori complessi russi orientati all’export; la capacità riportata nelle fonti più aggiornate è nell’ordine di 300 mila tonnellate, e le banchine possono gestire navi fino a circa 72 mila tonnellate di portata lorda. In termini strategici, un attacco a questa struttura non equivale tanto a colpire la produzione agricola russa quanto a colpire un nodo della catena di esportazione: la capacità di accumulare, movimentare e spedire via Mar Nero cereali russi. Novorossijsk è infatti uno dei porti cardine dell’export agroalimentare della Federazione. L’attacco va peraltro inquadrato in un contesto di blocco di fatto dei porti del Mar D’Azov, attraverso il quale transita storicamente un quarto dell’export russo di cereali, e di conseguente sovraccarico degli scali di Novossijsk e Taman sul Mar Nero (che a luglio hanno dovuto già limitare l’accesso di camion in entrata), con effetti misurabili in termini di riduzione netta dell’export cerealicolo russo, stando ai dati del mese scorso. Gli attacchi ai porti del Mar Nero in combinazione col blocco di quelli dell’Azov puntano a mettere sotto pressione le rotte attraverso le quali transita oltre il 90% dell’intero export cerealicolo russo, che già risente anche degli attacchi alle navi e dell’aumento dei costi assicurativi. Un avvertimento molto chiaro al Cremlino a far cessare la guerra del grano nuovamente scatenata dalla Russia con gli attacchi sferrati contro il porto di Odessa.

Sui canali ucraini scrivono che Novorossijsk stanotte ha vissuto quello che centinaia di volte i russi hanno fatto ad Odessa. Il grande porto sul Mar Nero è stato fatto oggetto di un massiccio attacco di droni e missili, che secondo alcune fonti russe sarebbe durato ben 5 ore, durante il quale sono state prese di mira infrastrutture portuali, petrolifere e legate all’esportazione del grano. Per conoscere gli esiti dell’attacco bisognerà attendere. Di sicuro è stata colpita la società per azioni pubblica NKHP («Новороссийский комбинат хлебопродуктов», Novorossijskij kombinat chleboproduktov), un grande terminal portuale cerealicolo che riceve grano, legumi e semi oleosi via ferrovia e camion, li controlla in laboratorio, stocca e infine carica le navi destinate soprattutto all’export. NKHP dispone di due elevatori, banchine portuali profonde e infrastrutture ferroviarie e stradali interne. Le fonti pubbliche lo qualificano come uno dei maggiori complessi russi orientati all’export; la capacità riportata nelle fonti più aggiornate è nell’ordine di 300 mila tonnellate, e le banchine possono gestire navi fino a circa 72 mila tonnellate di portata lorda. In termini strategici, un attacco a questa struttura non equivale tanto a colpire la produzione agricola russa quanto a colpire un nodo della catena di esportazione: la capacità di accumulare, movimentare e spedire via Mar Nero cereali russi. Novorossijsk è infatti uno dei porti cardine dell’export agroalimentare della Federazione. L’attacco va peraltro inquadrato in un contesto di blocco di fatto dei porti del Mar D’Azov, attraverso il quale transita storicamente un quarto dell’export russo di cereali, e di conseguente sovraccarico degli scali di Novossijsk e Taman sul Mar Nero (che a luglio hanno dovuto già limitare l’accesso di camion in entrata), con effetti misurabili in termini di riduzione netta dell’export cerealicolo russo, stando ai dati del mese scorso. Gli attacchi ai porti del Mar Nero in combinazione col blocco di quelli dell’Azov puntano a mettere sotto pressione le rotte attraverso le quali transita oltre il 90% dell’intero export cerealicolo russo, che già risente anche degli attacchi alle navi e dell’aumento dei costi assicurativi. Un avvertimento molto chiaro al Cremlino a far cessare la guerra del grano nuovamente scatenata dalla Russia con gli attacchi sferrati contro il porto di Odessa.

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La fuga dalla Crimea si sta concretizzando a giudicare dalle code formatesi ieri in uscita, in direzione del ponte di Kerch. Il transito però viene costantemente interrotto a causa dei rischi di attacchi con droni e Neptune. Anche il traffico ferroviario è in tilt e i treni cancellati hanno scatenato panico e proteste. Sulla penisola nel frattempo stanotte sono proseguiti gli attacchi a depositi di carburante e infrastrutture ferroviarie. Colpita anche una base del FSB vicino ad Armiansk, nel nord della Crimea, e quasi certamente un sistema di difesa Pantsir-S1, nei pressi della centrale Tavričeskaja. Oltre al blocco completo della vendita di carburante, da ieri sono iniziati anche i blackout programmati (con tanto di invito alla popolazione a ridurre i consumi) e a Sebastopoli è stato istituito un temporaneo coprifuoco. Prosegue anche il lavoro della resistenza, che sta offrendo aiuto a quanti avessero deciso di disertare a seguito delle migliaia di chiamate per la mobilitazione arrivate ai crimeani, mentre continuano a pubblicare sui canali gli stratagemmi disperati utilizzati dai russi per tentare di camuffare le poche cisterne superstiti. Nella foto se ne vedono due sulle quali è stato scritto “latte”. Su una di queste è stato anche montato un telaio che, una volta ricoperto, possa far sembrare il mezzo un normale camion. Nelle aree del sud occupato, si segnala soprattutto un massiccio attacco su Berdyansk, uno dei principali snodi logistici del corridoio terrestre che collega i territori sottratti all’Ucraina nella fascia meridionale.

La fuga dalla Crimea si sta concretizzando a giudicare dalle code formatesi ieri in uscita, in direzione del ponte di Kerch. Il transito però viene costantemente interrotto a causa dei rischi di attacchi con droni e Neptune. Anche il traffico ferroviario è in tilt e i treni cancellati hanno scatenato panico e proteste. Sulla penisola nel frattempo stanotte sono proseguiti gli attacchi a depositi di carburante e infrastrutture ferroviarie. Colpita anche una base del FSB vicino ad Armiansk, nel nord della Crimea, e quasi certamente un sistema di difesa Pantsir-S1, nei pressi della centrale Tavričeskaja. Oltre al blocco completo della vendita di carburante, da ieri sono iniziati anche i blackout programmati (con tanto di invito alla popolazione a ridurre i consumi) e a Sebastopoli è stato istituito un temporaneo coprifuoco. Prosegue anche il lavoro della resistenza, che sta offrendo aiuto a quanti avessero deciso di disertare a seguito delle migliaia di chiamate per la mobilitazione arrivate ai crimeani, mentre continuano a pubblicare sui canali gli stratagemmi disperati utilizzati dai russi per tentare di camuffare le poche cisterne superstiti. Nella foto se ne vedono due sulle quali è stato scritto “latte”. Su una di queste è stato anche montato un telaio che, una volta ricoperto, possa far sembrare il mezzo un normale camion. Nelle aree del sud occupato, si segnala soprattutto un massiccio attacco su Berdyansk, uno dei principali snodi logistici del corridoio terrestre che collega i territori sottratti all’Ucraina nella fascia meridionale.

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L’operazione speciale procede spedita. Di questo passo infatti la Russia completerà la conquista del Donbas nel marzo del 2040 al modico costo di 6.574.000 perdite tra morti e feriti. Trovo sempre interessante leggere dai commenti e dai post dei vari fan del regime fascista russo (dicevano i latini che de gustibus non disputandum est) tanto trionfalismo per la conquista, peraltro non vera, di Kostiantynivka, come se l’umanità intera dovesse trarre un vantaggio collettivo dal fatto che una dittatura assassina causi milioni di morti e commetta crimini indicibili pur di sottrarre illegalmente territorio ad uno stato sovrano. Le dissonanze cognitive ed i traumi psicologici di questa frustrata porzione della società non sono il mio campo. Lo è invece capire cosa non sia chiaro di quello che sta realmente avvenendo in Ucraina. Il Cremlino ha infatti diffuso un video senza data e senza luogo di un briefing tra un Putin dall’espressione torva ed evidentemente preoccupato ed i vertici militari. Un incontro spacciato per una visita al fronte, ma che a giudicare dall’allestimento impeccabile, dalle luci cinematografiche, l’audio pulito e la strumentazione utilizzata si è svolto in uno dei vari teatri di posa che, secondo varie inchieste giornalistiche, sono stati allestiti nelle residenze dello zar o alla periferia di Mosca proprio per queste scenette. Il capo di Stato maggiore Gerasimov durante il briefing mostra le mappe del “progressi” delle truppe russe, illustrando una linea del fronte irrealistica e derisa dagli stessi Z-blogger russi. Le differenze rispetto alla linea reale sono macroscopiche, discostandosi talvolta anche di decine di km (alcune immagini le ho prese da un post di Parabellum (Mirko Campochiari)), ma tracciate utilizzando la tecnica degli sbandieratori, fotografando cioè dei poveracci spediti di nascosto dietro la linea del fronte a sventolare una bandiera russa per far credere che il tale villaggio sia stato preso, salvo poi essere eliminati o catturati dagli ucraini. A Kostiantynivka le battaglie sono in realtà ancora in corso e secondo i milblogger russi continueranno per settimane. Perché da un lato il Cremlino ha bisogno di una vittoria anche di Pirro che provi l’inarrestabile avanzata del secondo esercito più forte in Ucraina. Dall’altro l’esigenza di Kyiv non è quella di difendere macerie ma di dissanguare l’avversario, facendo pagare a caro prezzo ogni passo. Prova ne è il fatto che la conquista di Kostiantynivka sia in realtà un ripiego rispetto ai progetti originali. Sebbene ora venga spacciata come obiettivo, doveva essere semplicemente la tappa intermedia di una cavalcata. Nelle direttive strategiche dello Stato Maggiore russo, la città doveva essere presa di slancio attraverso una massiccia manovra a tenaglia da nord, con una spinta che doveva arrivare da Izjum e Lyman, scendendo verso Sloviansk e Kramatorsk. Da sud l'avanzata doveva risalire da Avdiivka e Marinka per tagliare le linee di rifornimento ucraine. Puntare tutto su Kostiantynivka è la prova del fallimento di questi piani e non di una vittoria. Il fronte in quella zona peraltro avanza di 50 metri al giorno. Nell’area di Pokrovsk si arriva a 70. Nel mese di giugno il guadagno reale è stato, secondo i calcoli di ISW di 30,42 km quadrati, facendo quindi salire a 1.298 le perdite per ogni km quadrato occupato. Per completare la presa del Donetsk ne mancano ancora 5.065. A conti fatti, con questo ritmo ci vorranno 14 anni e il sacrificio di un terzo dell’intera popolazione russa compresa tra i 18 e i 40 anni. E parliamo, lo ribadisco, del costo di ciò che resta da conquistare di una sola regione. Sempre ammesso, ovviamente, che la situazione non peggiori. Perché la tecnologia dei droni ucraini corre assai più velocemente di quella russa, le catene logistiche compromesse ed enormemente allungate per non esporre depositi di munizioni e carburanti stanno causando un drammatico rallentamento della capacità offensiva delle forze di Mosca. Inoltre dopo Kostiantynivka ci sono le alture fortificate che proteggono l'agglomerato urbano di Kramatorsk e Sloviansk. Senza il controllo delle grandi arterie stradali che scendono da nord, una linea di rifornimento russa allungata fino a Kostiantynivka rimarrebbe costantemente esposta al fuoco dell'artiglieria e ai droni ucraini posizionati sulle colline circostanti. Continuare a mostrare ossessivamente piccole vittorie tattiche da parte dei soliti noti serve solo a nascondere un sempre più clamoroso fallimento strategico, che si aggiunge a quello economico, di credibilità internazionale e politico. Un fallimento che nemmeno le espressioni facciali di un bugiardo seriale come Putin possono più nascondere.

L’operazione speciale procede spedita. Di questo passo infatti la Russia completerà la conquista del Donbas nel marzo del 2040 al modico costo di 6.574.000 perdite tra morti e feriti. Trovo sempre interessante leggere dai commenti e dai post dei vari fan del regime fascista russo (dicevano i latini che de gustibus non disputandum est) tanto trionfalismo per la conquista, peraltro non vera, di Kostiantynivka, come se l’umanità intera dovesse trarre un vantaggio collettivo dal fatto che una dittatura assassina causi milioni di morti e commetta crimini indicibili pur di sottrarre illegalmente territorio ad uno stato sovrano. Le dissonanze cognitive ed i traumi psicologici di questa frustrata porzione della società non sono il mio campo. Lo è invece capire cosa non sia chiaro di quello che sta realmente avvenendo in Ucraina. Il Cremlino ha infatti diffuso un video senza data e senza luogo di un briefing tra un Putin dall’espressione torva ed evidentemente preoccupato ed i vertici militari. Un incontro spacciato per una visita al fronte, ma che a giudicare dall’allestimento impeccabile, dalle luci cinematografiche, l’audio pulito e la strumentazione utilizzata si è svolto in uno dei vari teatri di posa che, secondo varie inchieste giornalistiche, sono stati allestiti nelle residenze dello zar o alla periferia di Mosca proprio per queste scenette. Il capo di Stato maggiore Gerasimov durante il briefing mostra le mappe del “progressi” delle truppe russe, illustrando una linea del fronte irrealistica e derisa dagli stessi Z-blogger russi. Le differenze rispetto alla linea reale sono macroscopiche, discostandosi talvolta anche di decine di km (alcune immagini le ho prese da un post di Parabellum (Mirko Campochiari)), ma tracciate utilizzando la tecnica degli sbandieratori, fotografando cioè dei poveracci spediti di nascosto dietro la linea del fronte a sventolare una bandiera russa per far credere che il tale villaggio sia stato preso, salvo poi essere eliminati o catturati dagli ucraini. A Kostiantynivka le battaglie sono in realtà ancora in corso e secondo i milblogger russi continueranno per settimane. Perché da un lato il Cremlino ha bisogno di una vittoria anche di Pirro che provi l’inarrestabile avanzata del secondo esercito più forte in Ucraina. Dall’altro l’esigenza di Kyiv non è quella di difendere macerie ma di dissanguare l’avversario, facendo pagare a caro prezzo ogni passo. Prova ne è il fatto che la conquista di Kostiantynivka sia in realtà un ripiego rispetto ai progetti originali. Sebbene ora venga spacciata come obiettivo, doveva essere semplicemente la tappa intermedia di una cavalcata. Nelle direttive strategiche dello Stato Maggiore russo, la città doveva essere presa di slancio attraverso una massiccia manovra a tenaglia da nord, con una spinta che doveva arrivare da Izjum e Lyman, scendendo verso Sloviansk e Kramatorsk. Da sud l'avanzata doveva risalire da Avdiivka e Marinka per tagliare le linee di rifornimento ucraine. Puntare tutto su Kostiantynivka è la prova del fallimento di questi piani e non di una vittoria. Il fronte in quella zona peraltro avanza di 50 metri al giorno. Nell’area di Pokrovsk si arriva a 70. Nel mese di giugno il guadagno reale è stato, secondo i calcoli di ISW di 30,42 km quadrati, facendo quindi salire a 1.298 le perdite per ogni km quadrato occupato. Per completare la presa del Donetsk ne mancano ancora 5.065. A conti fatti, con questo ritmo ci vorranno 14 anni e il sacrificio di un terzo dell’intera popolazione russa compresa tra i 18 e i 40 anni. E parliamo, lo ribadisco, del costo di ciò che resta da conquistare di una sola regione. Sempre ammesso, ovviamente, che la situazione non peggiori. Perché la tecnologia dei droni ucraini corre assai più velocemente di quella russa, le catene logistiche compromesse ed enormemente allungate per non esporre depositi di munizioni e carburanti stanno causando un drammatico rallentamento della capacità offensiva delle forze di Mosca. Inoltre dopo Kostiantynivka ci sono le alture fortificate che proteggono l'agglomerato urbano di Kramatorsk e Sloviansk. Senza il controllo delle grandi arterie stradali che scendono da nord, una linea di rifornimento russa allungata fino a Kostiantynivka rimarrebbe costantemente esposta al fuoco dell'artiglieria e ai droni ucraini posizionati sulle colline circostanti. Continuare a mostrare ossessivamente piccole vittorie tattiche da parte dei soliti noti serve solo a nascondere un sempre più clamoroso fallimento strategico, che si aggiunge a quello economico, di credibilità internazionale e politico. Un fallimento che nemmeno le espressioni facciali di un bugiardo seriale come Putin possono più nascondere.

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Nottata intensissima in Crimea. Secondo i canali di monitoraggio gli allarmi hanno cominciato a risuonare poco dopo le 23, orario in cui il transito sul ponte di Kerch è stato bloccato. Alle 23:50 i residenti del nodo ferroviario di Džankoj hanno segnalato raffiche di armi da fuoco e forti esplosioni. I satelliti confermano un incendio vicino al villaggio di Izumrudne, nei pressi del ponte che attraversa il Canale della Crimea Settentrionale. Tra l’1:43 e l’1:57 l'attenzione si è concentrata sulla punta orientale della penisola, nella zona di Kerch. Un'esplosione violentissima ha scosso la zona del monte Mitridat. Poco dopo, si è sentito il ronzio dei droni e i residenti hanno filmato il tracciato delle contraeree e l'azione frenetica dei "gruppi mobili di fuoco" che sparavano verso il cielo nel tentativo di intercettare i vettori. Tra le 2 e le tre sono stati colpiti il distretto di Sovetskij (dove è saltata la corrente elettrica per circa 15 minuti e dove si registra un incendio alla sottostazione elettrica "NS-2", vitale per il funzionamento delle pompe idriche), Feodosia (dove dei droni hanno attaccato diversi punti intorno alla città) e di nuovo Kerch (con un ulteriore impatto sul terminal petrolifero TES-Terminal-1, che in realtà stava ancora bruciando a causa di un precedente attacco). Poco dopo, nel vicino villaggio di Glazovka, la contraerea russa ha abbattuto un drone che è precipitato in una zona residenziale. Poco prima delle 5 sono state avvertite forti esplosioni quasi simultaneamente ai due lati opposti della penisola, svegliando gli abitanti di Ščelkino (vicino a una centrale nucleare mai completata) e Krasnoperekopsk, nel nord. Sotto tiro anche l’altra sponda dello stretto di Kerch, il terminal di Kavkaz, dove sono stati colpiti diversi traghetti. Fiamme si sono registrate pure alla stazione ferroviaria "Južnaja", sempre a Kerch, snodo cruciale per la movimentazione dei convogli militari russi. Colpiti inoltre i costosissimi sistemi di difesa S-300 ed S-400 dispiegati nella zona. Gli ucraini hanno potuto osservare anche come l’imbuto di traffico civile creatosi nella zona abbia paralizzato di fatto i mezzi militari. Pochi minuti fa è arrivata anche la conferma del danneggiamento della centrale termoelettrica di Kerch, dove un serbatoio ha preso fuoco causando una scia di fumo lunga 47 km. Più a nord, ad Arabat e Henichesk, altri incendi hanno colpito diverse aree di concentrazione delle truppe russe dislocate lungo la striscia di terra che collega la Crimea alla terraferma. Altri droni hanno attaccato la costa occidentale, puntando a saturare le difese e mappare frequenze radar. Tutto lascia presagire che gli assalti continueranno a crescere per numero ed intensità col chiaro scopo di trasformare la celebre riviera dell’impero putiniano, l’Eden illecitamente occupato 12 anni fa, in un inferno in terra. Una gigantesca, inospitale e spopolata base militare sotto costante assedio.

Nottata intensissima in Crimea. Secondo i canali di monitoraggio gli allarmi hanno cominciato a risuonare poco dopo le 23, orario in cui il transito sul ponte di Kerch è stato bloccato. Alle 23:50 i residenti del nodo ferroviario di Džankoj hanno segnalato raffiche di armi da fuoco e forti esplosioni. I satelliti confermano un incendio vicino al villaggio di Izumrudne, nei pressi del ponte che attraversa il Canale della Crimea Settentrionale. Tra l’1:43 e l’1:57 l'attenzione si è concentrata sulla punta orientale della penisola, nella zona di Kerch. Un'esplosione violentissima ha scosso la zona del monte Mitridat. Poco dopo, si è sentito il ronzio dei droni e i residenti hanno filmato il tracciato delle contraeree e l'azione frenetica dei "gruppi mobili di fuoco" che sparavano verso il cielo nel tentativo di intercettare i vettori. Tra le 2 e le tre sono stati colpiti il distretto di Sovetskij (dove è saltata la corrente elettrica per circa 15 minuti e dove si registra un incendio alla sottostazione elettrica "NS-2", vitale per il funzionamento delle pompe idriche), Feodosia (dove dei droni hanno attaccato diversi punti intorno alla città) e di nuovo Kerch (con un ulteriore impatto sul terminal petrolifero TES-Terminal-1, che in realtà stava ancora bruciando a causa di un precedente attacco). Poco dopo, nel vicino villaggio di Glazovka, la contraerea russa ha abbattuto un drone che è precipitato in una zona residenziale. Poco prima delle 5 sono state avvertite forti esplosioni quasi simultaneamente ai due lati opposti della penisola, svegliando gli abitanti di Ščelkino (vicino a una centrale nucleare mai completata) e Krasnoperekopsk, nel nord. Sotto tiro anche l’altra sponda dello stretto di Kerch, il terminal di Kavkaz, dove sono stati colpiti diversi traghetti. Fiamme si sono registrate pure alla stazione ferroviaria "Južnaja", sempre a Kerch, snodo cruciale per la movimentazione dei convogli militari russi. Colpiti inoltre i costosissimi sistemi di difesa S-300 ed S-400 dispiegati nella zona. Gli ucraini hanno potuto osservare anche come l’imbuto di traffico civile creatosi nella zona abbia paralizzato di fatto i mezzi militari. Pochi minuti fa è arrivata anche la conferma del danneggiamento della centrale termoelettrica di Kerch, dove un serbatoio ha preso fuoco causando una scia di fumo lunga 47 km. Più a nord, ad Arabat e Henichesk, altri incendi hanno colpito diverse aree di concentrazione delle truppe russe dislocate lungo la striscia di terra che collega la Crimea alla terraferma. Altri droni hanno attaccato la costa occidentale, puntando a saturare le difese e mappare frequenze radar. Tutto lascia presagire che gli assalti continueranno a crescere per numero ed intensità col chiaro scopo di trasformare la celebre riviera dell’impero putiniano, l’Eden illecitamente occupato 12 anni fa, in un inferno in terra. Una gigantesca, inospitale e spopolata base militare sotto costante assedio.

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La strategia ucraina di strangolamento delle filiere logistiche russe sta drasticamente accelerando. Tra i colpi messi a segno questa notte, alcuni sono di straordinaria rilevanza strategica e meritano di essere raccontati. Nel giro di poche ore, sono stati distrutti ben cinque impianti radar in Crimea (Capo Tarkhankut, Severne, Snezhnoye, Portove e Steregushche, località quest’ultima dove è stato distrutto anche l’impianto missilistico OSA, che doveva difenderla), i quali formano una catena continua che sorveglia l'angolo nord-occidentale della penisola, proprio lo specchio di mare che guarda verso l'estuario del Dnipro e Odessa, e che rappresentavano gli occhi della Flotta del Mar Nero e dell'aviazione russa per la caccia ai droni aerei e marini. Al di là del colossale danno economico ed operativo (per la costruzione e la taratura di strumenti di questo tipo possono essere necessari persino anni, tanto più per un paese sotto sanzioni, che ha oggettive difficoltà a reperire la componentistica occidentale necessaria) ora si rischiano conseguenze pesanti per l’intera penisola. Innanzitutto, senza questi 5 radar, la Russia ha perso la capacità di avvistare a lungo raggio i droni di superficie ucraini (Magura V5, Sea Baby), esponendo di fatto tutto il fianco occidentale della Crimea ad attacchi (e potenziali sbarchi) che a questo punto non possono più essere scoperti per tempo. In secondo luogo, con il colpo a Capo Tarkhankut si sono resi inutilizzabili i sistemi missilistici costieri Bastion, che tengono anche sotto tiro città come Odessa, lanciando i pericolosi missili supersonici Oniks. Ma soprattutto il danneggiamento dei radar di Portove e Steregushche, che monitoravano le rotte aeree a bassa quota, comporta la creazione di un "corridoio cieco" nel nord della Crimea. Attraverso questa falla, i droni kamikaze a lungo raggio e i missili ucraini possono volare indisturbati e a bassissima quota per colpire i ponti d'emergenza o i treni merci diretti al mega-hub di Dzhankoi, senza che le batterie contraeree interne ricevano il preavviso radar. Vista la sequenza serrata di questi giorni, non è escluso che quest’ultimo colpo sia finalizzato a neutralizzare le ultime difese rimaste a protezione dell’unico collegamento ancora pienamente funzionante tra la penisola e la parte occupata di Kherson, la linea ferroviaria, senza la quale il traffico pesante sarebbe del tutto interrotto. Tuttavia le cattive notizie per la Russia arrivano anche da Donetsk. Le forze ucraine hanno preso di mira e pesantemente danneggiato il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk a Novoazovsk, la "porta d'ingresso" dell'intero corridoio terrestre russo, a pochissimi chilometri dal confine sovrano della Federazione Russa. Novoazovsk si trova infatti sulla direttrice dell'autostrada M14, l'arteria vitale che i russi utilizzano per far entrare i convogli pesanti su gomma da Rostov sul Don verso Mariupol, Berdiansk e, infine, Melitopol e Kherson. Il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk era stato ristrutturato e potenziato dai russi nel 2024 proprio per aumentare la portata dei carichi logistici pesanti e sostenere lo sforzo bellico nel sud. I rapporti sul campo e le immagini satellitari confermano che l'attacco della notte scorsa ha centrato in pieno i camion militari russi che lo stavano attraversando. Il ponte è ora ridotto a una sola corsia agibile, forzando le autorità di occupazione a vietare il transito ai TIR pesanti e a deviare il traffico su strade secondarie e sterrate, allungando drasticamente i tempi di percorrenza. Il fatto che queste azioni di questa portata vengano compiute in pochi giorni o addirittura in poche ore, senza dare alla Russia il tempo di adottare contromisure e seguendo un’unica strategia, rivela la straordinaria capacità di adattamento e di coordinamento delle forze armate ucraine, tanto più rispetto a quelle di Mosca, storicamente afflitte da rigidità e burocrazia e costrette dall’approccio repressivo ad edulcorare i rapporti, impedendo ai vertici militari di conoscere la reale situazione sul campo. Ma soprattutto le capacità raggiunte dai droni ucraini stanno vanificando del tutto i vantaggi che la Russia contava di capitalizzare sul campo: la superiorità demografica, non più sufficiente - vista l’impietosa sproporzione di vittime tra le due parti - e la vastità delle aree conquistate, spacciate spesso anche dai propagandisti nostrani come il metro con cui misurare il trionfo di Putin, ma che, ora che nulla lì è più al sicuro, rischiano invece di diventare un insostenibile Vietnam che, per chi ha scommesso tutto sulla vittoria totale, equivale alla peggiore delle sconfitte.

Marco Setaccioli

93,700 görüntüleme • 4 ay önce

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I responsabili della carestia di Oleshky hanno un nome e un cognome. "Slidstvo. Info" ha identificato le truppe russe della 126ª Brigata di Difesa Costiera della Flotta del Mar Nero, formate da traditori provenienti dalla Crimea, e del 331° Reggimento Paracadutisti della Guardia, che hanno sparato a soldati ucraini durante la loro ritirata da Ilovaisk nel 2014. Sarebbero loro i responsabili del blocco della città. Secondo i dati ufficiali più recenti, la 126ª Brigata è comandata da Oleg Alexandrov. Stando ai dati OSINT, l'attuale comandante è Konstantin Kochetkov. Il 331° Reggimento è guidato da Oleg Morozov, con il nome in codice "Cold". Oleshky, che si trova nella parte occupata dell'oblast' di Kherson intanto resta inaccessibile ed i russi continuano ad accumulare crimini. La popolazione rimasta, circa 2000 persone, è completamente isolata, da mesi non riceve aiuti alimentari e in città non ci sono più energia ed acqua potabile. Le persone sono costrette a mangiare zuppe d'erba o a nutrirsi di animali di strada. Le immagini di questi giorni mostrano dei cadaveri nelle periferie circostanti, dal momento che i superstiti, spinti dalla fame estrema, cercano di fuggire, ma vengono colpiti da droni o saltano su mine disposte dai russi. Lo scorso 27 settembre alcuni droni ucraini sono riusciti a calare in città diversi pacchi di aiuti alimentari, ma le truppe russe si sono precipitate a sequestrarli, affermando che il fatto che si trattasse di prodotti ucraini dimostrava che la popolazione stava collaborando col nemico. Si stanno anche moltiplicando i casi di rapimento. La responsabile dell'amministrazione militare distrettuale di Oleshky, Tetyana Hasanenko ha detto di non avere più notizie della sua famiglia. Il Ministro degli Esteri Ucraino Andrij Sybiha ha detto proprio oggi di avere informazioni secondo le quali la Russia starebbe preparando decine di video girati a Oleshky, costringendo i residenti locali a dichiarare davanti alle telecamere di essere felici, ben nutriti e grati agli occupanti russi. L'ennesimo atto di cinismo di chi occupa, distrugge, violenta, rapisce, affama e poi costringe i residenti locali a recitare in video di propaganda manipolati. Continuo a chiedermi come si possa anche solo ipotizzare di lasciare alla Russia anche un solo centimetro di terra ucraina, col rischio che ogni centimetro diventi l'ennesima Bucha, Mariupol, Bakhmut, Avdiivka o Oleshky.

Marco Setaccioli

20,318 görüntüleme • 26 gün önce

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Caro Vauro, non so se tu abbia sentito mai parlare della Banda Boccato o della Banda della Madonnina. I membri della prima l’8 ottobre 1944 si presentarono nella casa di Antonio Gaffarelli ad Ariano nel Polesine chiedendo inizialmente aiuto per sottrarsi ai nazifascisti, ma poi lo rapinarono. Quelli della seconda conducevano invece regolarmente ruberie ed estorsioni contro agricoltori e commercianti nel modenese, per poi vendere al mercato nero ciò che aveva ottenuto. Tutti loro - anche loro - erano partigiani, pur essendo criminali ed anzi in più occasione hanno addirittura speso il nome del movimento partigiano per compiere le loro malefatte. Sono io quindi che faccio a te qualche domandina. Tu credi che tutti i partigiani fossero ladri ed estorsori o forse per loro quanto per gli ucraini conta il valore della difesa della libertà per la quale lottano, anche se qualcuno tra le loro file ha commesso o commette reati? Secondo. Tra i partigiani c'erano monarchici, conservatori, cattolici, liberali e militari badogliani - dunque anche persone di orientamento nettamente di destra - e alcuni avevano persino avuto adesioni, simpatie o carriere nel regime prima dell’8 settembre. La lotta partigiana era forse per questo meno antifascista o antinazista? E perché, invece, nel riferirti a battaglioni ormai integrati nell'esercito ucraino e i cui elementi estremisti sono stati allontanati ormai da anni, ritieni che la Resistenza ucraina debba essere meno legittima o non essere considerata tale solo perché una frazione minuscola delle sue forze armate era nata da frange di destra radicale? E ancora: sai spiegarmi perché parli continuamente del cesso d'oro, riferendoti a quello dell'oligarca Tymur Mindich - che precede di molto la guerra e non riguarda quindi gli aiuti ricevuti - mentre non menzioni mai un intero bagno con oro e pietre preziose che si fece costruire il presidente filorusso Yanukovich - che è poi fuggito in Russia con i soldi rubati e lì continua ad accumulare ricchezze protetto da Putin - o i miliardi delle NOSTRE bollette del gas che in decenni sono serviti ad alimentare il sistema corruttivo in Russia? Ecco, forse dovresti essere più onesto, almeno per una volta, e dire che della Reistenza a te in fondo non frega nulla, che sia quella italiana ieri o quella ucraina oggi. Sei solo uno dei tanti tristi residuati sovietici che non hanno ancora elaborato il lutto della caduta dell'impero e che vedono in Putin una speranza di ritorno dei bei tempi andati in cui si potevano mandare indisturbati i carri armati a Praga o Budapest, rinchiudere milioni di persone nei gulag ed i popoli che sognavano la libertà potevano essere legittimamente schiacciati senza questa grande seccatura che è il diritto internazionale. Se ci pensi bene, alla fine, invece di smentire Diego Bianchi, secondo il quale "in Italia ha vinto Putin", hai direttamente fornito te stesso come prova vivente del fatto che ha ragione. Da uno che dal festival della putiniana e sanzionata RT di Bologna, ad aprile, ha salutato Pina Picierno con una pernacchia, in fondo, non potevamo aspettarci altro.

Marco Setaccioli

23,395 görüntüleme • 1 ay önce

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Stanotte le forze ucraine hanno ribadito ai russi che la guerra continuerà a tornare a casa di chi l’ha scatenata. Sono stati colpiti, tra gli altri: ▫️l'impresa scientifico-produttiva "Zavod Iskra" a Uljanovsk, che ha un ruolo rilevante nella filiera elettronica militare russa, soprattutto come produttore di componenti elettronici e a radiofrequenza destinati a sistemi d’arma, comunicazioni e apparati “speciali”; fa parte del gruppo statale russo Almaz‑Antey, il principale polo nazionale per difesa aerea e antimissile; ▫️la raffineria di petrolio "Permnefteorgsintez" (PNOS) a Perm, di proprietà di Lukoil, la settima per dimensioni in Russia, con oltre 13 milioni di tonnellate l’anno ed una profondità di raffinazione del 98%; l’attacco del 26 luglio aveva già messo fuori uso l’unità centrale cui faceva capo circa un terzo della capacità, ma al parziale stop si era parzialmente ovviato aumentando la portata degli altri; ▫️lo stabilimento "Voronezhsynthekachuk" a Voronež, un grande impianto petrolchimico del gruppo SIBUR specializzato in caucciù sintetici e polimeri SBS, la cui produzione è strategica per pneumatici, articoli tecnico‑industriali e filiere che possono servire anche mobilità e manutenzione militare; ▫️la raffineria di Novoshakhtinsk nell’oblast’ di Rostov, particolarmente strategica per la fornitura di combustili navali e per le forze armate con 5,6 milioni di tonnellate l’anno di capacità; l’impianto è peraltro dotato di un proprio terminale direttamente a Rostov sul Don da 3,5 Mt/anno e un terminale ferroviario da 1,7 Mt/anno; era già stato colpito il 3 giugno ed il 25 agosto; ▫️uno dei due centri di distribuzione OZON a Voronež (danni ancora da quantificare), i quali compongono insieme un polo da 1,1 milioni di ordini al giorno; ▫️il centro commerciale "Stroytsentr" nella Luhansk occupata.

Marco Setaccioli

18,345 görüntüleme • 1 ay önce