🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇨🇳🇹🇼🇮🇱🇺🇸 🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Arrivano notizie drammatiche dall’Ucraina.... La città di Lviv, quella che in Italia siamo abituati a conoscere come Leopoli, ha vissuto questa notte l’attacco più brutale dall’inizio della guerra. Oltre 4 ore di bombardamenti ininterrotti. Un bilancio di vittime ancora in via di definizione. Le forze di difesa hanno tentato di opporsi per come possibile, ma le esplosioni causate da droni e missili (anche un Kinzhal) hanno tuonato per tutta la notte, scuotendo la città e i suoi abitanti, provocando blackout estesi in diversi quartieri. Colonne di fumo nerissimo continuano a levarsi verso il cielo anche in questi minuti, mentre il sindaco esorta i residenti a tenere le finestre chiuse e a restare in luoghi “sicuri”, sempre che ve ne sia qualcuno. Perché è importante? Perché Lviv non è una città vicina al fronte. Al contrario: è la “capitale” dell’Ucraina occidentale, la più grande e importante dell’Ovest del Paese. Un bombardamento di questa natura non è giustificato da ragioni tattiche, ma solo psicologiche. Putin vuole dimostrare che può colpire ovunque, che senza una resa esiste il rischio non ci sia più un’Ucraina da difendere. Non solo: Lviv dista una cinquantina di km dal territorio polacco. Se tende un orecchio, la NATO può già sentire il suono della guerra. 🪖🇷🇺🇨🇳🇹🇼 Qualche mese fa - come spesso accade - fecero discutere le parole del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. L’ex primo ministro olandese ammise: “Se Xi Jinping dovesse attaccare Taiwan, la prima cosa che farebbe sarebbe assicurarsi di fare una telefonata al suo junior partner in questa vicenda, Vladimir Vladimirovich Putin, che si trova a Mosca, dicendogli: “Ehi, sto per farlo, e ho bisogno che tu tenga occupati gli occidentali in Europa attaccando il territorio della NATO””. Questo è il “worst case scenario” che l’Occidente sarebbe chiamato ad affrontare. Non siamo ancora a questo punto, ma non bisogna fingere di non vedere. Abbiamo prove di una collaborazione inquietante. Oltre 800 pagine di contratti e allegati ottenuti dal gruppo hacktivista Black Moon rivelano la decisione russa di sostenere Pechino nella preparazione dell’invasione dell’isola “ribelle, ricambiando con le lezioni apprese (a proprie spese) in Ucraina il sostegno garantito dalla Repubblica Popolare Cinese in termini di accesso a prodotti a duplice uso decisivi per la propria industria bellica e di export nel campo energetico. I documenti in questione dettagliano i piani russi di equipaggiare e addestrare un battaglione aviotrasportato dell’Esercito Popolare di Liberazione, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Taiwan. In particolare, Mosca prevede di fornire alle forze aviotrasportate cinesi 37 veicoli da combattimento della fanteria anfibi BMD-4M, 11 BTR-MDM aviotrasportati, 11 cannoni semoventi leggeri anticarro Sprut-SDM1 e un numero non specificato di veicoli da comando e osservazione aviotrasportati. Perché è importante? Perché si tratta di piattaforme che si rivelerebbero particolarmente utili per il combattimento nel terreno accidentato di Taiwan. I documenti rivelano anche i piani russi per addestrare le forze aviotrasportate cinese su atterraggi, manovre e controllo del fuoco: si tratta delle unità che, secondo i piani di Pechino, dovrebbero infiltrarsi a Taiwan, colpire obiettivi sensibili civili e militari, condurre azioni di sabotaggio e sostenere la conquista di hub logistici chiave. Insomma, è evidente: la collaborazione è già in uno stadio avanzato. 🪖🇮🇱🇺🇸 Chiudiamo questo punto nave domenicale con le ultime da Gaza. Il discorso di ieri sera di Bibi Netanyahu rappresenta un piccolo grande capolavoro politico. Tutti sanno che Netanyahu è stato “incastrato” da Trump. Anche Bibi lo sa. Anzi, è il primo a saperlo. Ma se non puoi vincere una battaglia, il primo obiettivo è non perdere la guerra. Ieri il primo ministro israeliano ha fatto questo. Ha ribaltato il tavolo della narrazione: questo accordo diplomatico è il nostro, è il mio, è ciò a cui abbiamo lavorato negli ultimi due anni. Si tratta di una verità soltanto parziale: è vero che Netanyahu ha preso a spallate l’Asse del Male, è vero che senza pressione militare Hamas non avrebbe mai fatto concessioni, ma è vero anche che sulla linea del traguardo Bibi avrebbe sperato di ricevere da Trump maggiore aderenza al suo stesso piano. E che nelle prossime ore, in Egitto, si giocherà una partita diplomatica in cui l’organizzazione terroristica palestinese saprà di poter sfruttare a proprio vantaggio il cuneo esistente fra lo Stato ebraico e la Casa Bianca. Al tavolo del negoziato, Israele dovrà cercare allora di far valere la carta più potente nel proprio mazzo, quella che l’Occidente più gli ha contestato: la forza militare, il fatto di controllare gli snodi cruciali nella Striscia, di avere le proprie truppe già alle porte della più grande roccaforte di Hamas. Non è un aspetto banale. Ma c’è un dato di cui tenere conto: i colloqui si svolgeranno senza la pressione del fuoco. A Gaza, su richiesta di Trump, oggi vige infatti qualcosa di molto vicino a un cessate il fuoco unilaterale. Questo cosa significa? Che Hamas ha interesse nel rallentare il processo. Ogni giorno senza una svolta è un giorno in cui i terroristi possono tentare di riorganizzarsi. Israele lo sa. Per questo spingerà per un negoziato all’insegna della velocità. Senza risultati concreti - traduco: senza il rilascio degli ostaggi già nella settimana che sta iniziando - chiederà a Trump carta bianca per entrare a Gaza City, dove circa 900mila del milione di residenti stimato nelle scorse settimane hanno ormai evacuato la città. Promemoria: se Hamas perde Gaza City perde la capitale del suo impero del terrore. Tutto si tiene. Ci sono punti di forza e debolezze da ogni lato. Vedremo chi sarà più capace, e più forte, nel negoziato. Se hai apprezzato questo punto nave, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano in maniera concreta. Puoi sostenere il Blog iscrivendoti ora: Qui se leggi da iPhone: o qui se leggi da qualunque altro dispositivo: Se invece sei già a bordo da tempo, ti chiedo una mano per sostenere le molte spese che uno spazio indipendente come questo è chiamato ad affrontare. Puoi farlo attraverso una piccola donazione: Ti ringrazio.show more