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Ana Sayfaya Dön

“Amadeus sei antifascista?”, chiede Lucci. “Sì”, risponde Amadeus. “Mengoni sei antifascista?”, prosegue Lucci. “Sì”, risponde Mengoni. “Allora intonate Bella Ciao e dedicatelo alla Meloni”, incalza Lucci. Detto, fatto. Perché dovremmo cantarla tutti, ogni giorno. A partire dalla Presidente del Consiglio. #Sanremo2024 #Sanremo

105,840 görüntüleme • 2 yıl önce •via X (Twitter)

10 Yorum

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Giulia2 yıl önce

Per Amadeus e Mengoni il Festival di Sanremo finisce con questa edizione 💔

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Franco Nerozzi2 yıl önce

Vuoi dirmi che sto teatrino da bambini dell'asilo non ti ha imbarazzato? Veramente? State alla frutta, per fortuna.

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Pandarinotto2 yıl önce

..e. nel mentre i problemi VERI affossano il mondo e l'Italia, la battaglia contro i mulini a vento dei sinistri continua imperterrita..

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Antonio di Seingalt2 yıl önce

In effetti l'immondizia comunista andrebbe ricordata sempre. 100 milioni di morti

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Bahr Alqamar🥇بحر القمر2 yıl önce

Da quando i fascisti sono “l’invasor”? Sanno cosa cantano, e contro chi? Sanno chi c’è al potere in Ucraina? Sanno chi guida la Commissione Europea? Sanno chi guida il WEF? Se tutto questo va loro bene, perché cantare “Bella ciao”?

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Valerio M. Salerno2 yıl önce

Oh no, dov’è Laura Pausini?

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Pasquale R. 🇮🇹2 yıl önce

Poteva chiedere anche: "Sei antifascista e sostieni il massacro di Gaza"?

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Libero 🇮🇹2 yıl önce

Avete frantumato il cazzo

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Radicale_Libero2 yıl önce

Dovevano chiederlo a Fiorello

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Ale2 yıl önce

Mamma mia quanto avete rotto le palle con questo fascismo. Siete solo dei bruti ipocriti, quando il fascismo l'ha importo quel criminale di Draghi voi dove eravate? Stavate facendovi un aperitivo con la vostra bella tessera verde?

Benzer Videolar

Ecco come rispondeva Charlie Kirk a un giovane conservatore che lo accusava, in quanto Cristiano e repubblicano, di doversi opporre alla presenza di omosessuali nel movimento Maga: “Lasciami farti una domanda. Sei un sostenitore di Trump? Sì, signore. Quindi, sei un orgoglioso sostenitore di Trump? Certo. Quindi sei disgustato dal fatto che abbia fatto parlare un uomo gay alla sua convention? Sì. Allora non sei un sostenitore di Trump, amico mio. Lasciami essere molto chiaro sulla mia posizione. La mia posizione personale è che sono prima di tutto un cristiano, poi un americano, poi un costituzionalista, poi un conservatore, in quest'ordine. Credo che il matrimonio, biblicamente, se vogliamo avere una discussione biblica e teologica come articolato nel più grande libro mai esistito nella storia del mondo, la Sacra Bibbia- il matrimonio nella Sacra Bibbia è tra un uomo e una donna. Inoltre non credo nel tipo di retorica in cui alcune persone si impegnano dicendo all'improvviso che non c'è posto per le persone gay nel movimento conservatore. Non ci credo. Se fossi tu a comandare, cosa faresti. Tu dici: 'Non puoi far parte del Partito Repubblicano'. Se qualcuno sostiene apertamente l'omosessualità, sì, non dovrebbe far parte del movimento conservatore. Perché ti preoccupa così tanto ciò che fanno nella loro vita privata da doverlo discutere davanti a una folla? È contro Dio, ecco perché. Quindi lasciami farti una domanda. Sei cristiano o no? Viviamo in una teocrazia, sì o no? No, non è così. Viviamo in una teocrazia? Hai detto che sei cristiano. Hai detto che sei cristiano. Sono cristiano. E sai cosa? E indovina un po'? Dirò questo. Parte dell'essere cristiano è interpretare in modo inappropriato ciò che la teologia dice per l'individuo. Significa anche essere paziente, amorevole, gentile e tollerante. Gesù Cristo parlava con tutte le persone. Gesù Cristo ha svolto il suo ministero attraverso la Giudea e la Samaria, e ha cenato con gli esattori delle tasse, e ha cenato con le prostitute, e ha svolto il suo ministero in ogni parte del Mediterraneo. Essere cristiano, amico mio, significa essere di mentalità aperta ma fermo nelle tue convinzioni così puoi avere quella convinzione, ma se dici che c'è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nel comunicare o associarsi solo perché fanno scelte personali diverse dalle tue, allora tu, signore, non sei un conservatore”.

Leonardo Panetta

99,716 görüntüleme • 10 ay önce

Vi avevamo avvisati. L’abbiamo detto in ogni modo. In parlamento? Non siamo stati ascoltati. Direttamente in Albania nel centro di Shengjin? Siamo stati aggrediti, strattonati e sbeffeggiati dalla Presidente del Consiglio. È passato solo poco più di un anno da allora, dall’inagurazione del centro per migranti di Shengjin Albania. Alle mie osservazioni, Giorgia Meloni rispondeva di aver portato l’Europa e l’Italia in Albania pur sapendo che non fosse vero. Come Più Europa siamo stati i primi a denunciare che i centri per migranti in Albania erano una violazione del diritto e uno spot crudele. E l’abbiamo fatto anche prendendoci gli spintoni della security di Edi Rama in Albania, pur di dirlo in faccia a Giorgia Meloni. La premier mentiva un anno fa. Come mente oggi accusando ancora una volta i giudici di fronte alla sentenza che arriva questa volta della Corte di Giustizia dell’Ue. Mente per nascondere il fallimento totale delle promesse elettorali del suo governo. E mente per nascondere agli italiani il prezzo folle che saranno costretti a pagare per questo fallimento. Mente soprattutto perché teme la prossima sentenza: quella sul rinvio pregiudiziale sollevato dalla Cassazione italiana, che ha chiesto se la detenzione nei centri albanesi sia compatibile con la direttiva rimpatri. E quella, se confermata, sarebbe il vero colpo di grazia alla sua propaganda. Altro che “sconfini”: la Corte fa esattamente il suo lavoro. Difende il diritto. E i diritti.

Riccardo Magi

34,547 görüntüleme • 1 yıl önce

"Ho pensato, in questi giorni, alle cose che ha detto l'onorevole Meloni. Ha aspettato quattro mesi per la sua vendetta: ho provato a immaginare quanta sofferenza abbia dovuto vivere la Meloni, quattro mesi di rosicamento per preparare quella grande performance di Caivano. Per riparare l'episodio francamente penoso di Caivano, si inventa che ha subito un attacco sessista. Si è presentata come lady di ferro facendosi chiamare IL presidente, ha preso in giro per anni, per decenni, le battaglie femministe e ora si inventa vittima di sessismo? Dopo 4 mesi, la donna dura si sveglia e diventa la povera vittima di sessismo. Se c'è una persona che non può parlare di tutela e di dignità delle donne, questa persona è proprio Meloni. Per quello che non ha fatto e per quello che ha fatto, che è peggio del nulla: ha piazzato i Pro-Vita nei consultori, che offendono la dignità e la sensibilità delle donne; non ha speso una parola per le 15.000-20.000 donne eliminate a G*za; per quelle bruciate vive a Rafah. Lei, Meloni, con l'universo femminile non c'entra niente. Con i diritti delle donne non c'entra niente. La donna Meloni non c'entra nulla con le mie parole. Ho espresso la mia critica per la incapacità di governo della Meloni e del suo Governo e per la inadeguatezza manifesta nelle sue funzioni di presidente del Consiglio. Ho criticato e critico l'onorevole Meloni per il fatto che i fondi sviluppo e coesione sono bloccati da un anno e da un anno non si aprono i cantieri perché stanno affondando in una palude burocratica. Critico Meloni per la Zes unica meridionale, che dopo sei mesi non ha mosso una foglia, una vergogna. Critico per questo benedetto piano Pnrr per il quale ci propongono ogni settimana primati e i cantieri non si vedono. Critico Meloni per aver prosciugato il fondo di perequazione infrastrutturale per il riequilibrio delle infrastrutture per il Sud. Critico perché non fanno nulla per la sanità pubblica. Ma per tranquillità del presidente del Consiglio, da oggi in po, ridurrò la mia comunicazione a una sola domanda: quando firmi l'accordo di coesione con la Regione Campania?".

OSNM - R.I.A. "Operatori Sanitari nel Mondo"

16,432 görüntüleme • 2 yıl önce

#Bonaccini: “Perché non si fa un #referendum costituzionale per una cosa come quella [...] Non ti sfugga Carlo che è fatta per altri motivi [...] Lo dicono loro che non affronta nessuno dei veri problemi della giustizia, allora ditelo è un bluff per spostare la discussione [...] non dico che è fascista [...] ma è una destra autoritaria e gli piace l'idea di limitare i poteri autonomi...” #Calenda: “Ho sentito dire queste cose sul nostro referendum perso del 2016, identiche... dalla destra, dalla Meloni [...] Questo referendum è fondamentale per un fatto: tu non puoi non considerare che ci sono oggi le correnti della magistratura che sono espressioni di fatto dei partiti, attraverso quei partiti influenzano le nomine e non solo. Hai bisogno di un'alta corte perché non è possibile che il 99% dei giudici ricevano una valutazione di operato positivo anche quando sono condannati per corruzione [...] Questa roba non è democratica, tant'è che c'è in tutti i Paesi civili e allora di che stiamo parlando?” #Bonaccini: “Non sei in grado di indicarmi una democrazia al mondo che preveda il sorteggio per...” #Calenda: “L'Italia. Nella messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica [...] la Corte Costituzionale viene composta anche dal sorteggio” #Bonaccini: “Sto dicendo che non sei in grado di indicarmi una democrazia al mondo e questo dice già che è un referendum, un bluff e non servirà a nulla...” #Calenda: “Te l'ho già indicata” #dimartedì #dimartedi #referendumgiustizia #IoVotoNo #IoVotoSI

𝚁𝚒𝚌𝚌𝚊𝚛𝚍𝚘 𝙳𝚎𝚒𝚊𝚜

23,684 görüntüleme • 5 ay önce

Io adoro il confronto civile. Per quanto possibile, non sempre mi riesce, cerco di essere gentile. Quindi non scriverò, del tizio col fratino fosforescente, “ma tu chi cazzo sei? Chi rappresenti?”. E non dirò al ragazzetto che deride questo signore pacifico: “Torna a studiare, deficiente fascista”. Non lo farò, perché appunto credo che si debba spiegare. Prendendosi anche, come mi è successo più di una volta, insulti e minacce. Punto primo, veloce: l’Ucraina è sotto attacco di un fascista. Il fascista è quell’altro. “Sì ma la Nato…”. La Nato non attaccava nessuno. “Sì ma il battaglione Azov…”. I partigiani italiani si giovarono dell’esercito italiano in rotta, che fino a un secondo prima era fascista. “Sì ma la corruzione…”. Se tutti i Paesi corrotti dovessero essere invasi da altri più corrotti di loro, alla sera mangeremmo tutti borsch. “Sì ma le armi…”. Senza le armi – alleate – avremmo parlato tutti tedesco. Punto secondo, l’opportunità, la memoria, il rispetto. Ascoltate quel signore, che dice “abbiamo aderito…”, “sono conosciuto…”. Pensa di parlare a gente come lui. Pensa che essere memoria lo autorizzi a decidere, a spiegare, a testimoniare, che tra i bersagli dei fascisti di oggi ci sono l’Ucraina e l’Europa, il primo bersaglio di Putin (e del suo gemello in affari, Trump) da almeno un ventennio. E pensa di poterlo rivendicare. Come facciamo con le bandiere palestinesi contro l’altro fascista, quello che – nell’Internazionale delle teste di cazzo – completa il triangolo che comprende Washington e Mosca. Affari, sfere d’influenza, democrature. La stessa pasta. Ma il tizio non vuol sentire. Lo allontana. “Non m’interessa”. “Non mi tocchi”. Dice così: “Non mi tocchi”. E se ti tocca cosa fai, lo meni? E l’altro ride, gode del piccolo branco vincitore. Io credo che, seduti attorno a un tavolo, l’allontanatore, il signore con la bandiera ucraina, il sottoscritto, saremmo d’accordo su un 75% di cose, diciamo sui valori, ché la politica è un’altra cosa e la si esercita in democrazia. Saremmo d’accordo che resistere, oggi, significa proteggere i deboli, i migranti, le persone LGBTQ+, i diritti civili ma anche quelli sociali, ché il capitalismo selvaggio ha devastato smantellando ogni singola regola a favore dei prepotenti. Credo soprattutto che sapremmo individuarli, i prepotenti. E che dovremmo cominciare a farlo anche quando siamo diventati noi. Al netto di tutto, quello che si vede in questo video è un atto di prepotenza. Per il quale, persino coltivando pareri diversi sulla politica internazionale, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Perché, come credo di aver detto un’altra volta, e lo ridico: abbiamo i fascisti al Governo. Non dovremmo sprecare tempo a maltrattare vecchietti. Viva la Liberazione dal Nazifascismo. Viva il #25aprile_è_ANTIFASCISTA. Sempre.

Luca Bottura

45,315 görüntüleme • 3 ay önce

Parole potentissime! Vedete questo signore? Ecco, con tutto lo schifo che sta succedendo in questi giorni Pep Guardiola ci ha dato una lezione di umanità che… apriti cielo! Queste sono le parole che ha pronunciato in occasione del suo discorso all'Università di Manchester. In una società dove regna la disumanità e l’indifferenza meritano di essere lette all’infinito. Sentite cosa dice: «È così doloroso quello che stiamo vedendo. Forse pensiamo di poter vedere bambini e bambine di quattro anni uccisi da una bomba o in ospedale e pensare che non siano affari nostri. Ma ci sbagliamo. Non soltanto perché un giorno potrebbero essere i nostri. Ma perché siamo tutti collegati. E poi aggiunge: «Mi torna in mente una storia. Una foresta è in fiamme. Ma c’è un colibrì che vola avanti e indietro verso il mare, portando gocce d'acqua nel suo piccolo becco. Il serpente ride e gli chiede: 'Perché, fratello? Non spegnerai mai il fuoco'. Il colibrì gli risponde: 'Sì, lo so. Sto solo facendo la mia parte.' Sa che non può spegnere il fuoco, ma si rifiuta di non fare nulla. In un mondo che spesso ci dice che siamo troppo piccoli per fare la differenza, questa storia mi ricorda che il potere di ognuno non sta nelle dimensioni. Sta nella scelta.» In queste parole c’è tutto, ma proprio tutto, non solo il senso della vita, ma il senso di essere umani: SCEGLIERE. In un mondo, dove esiste soltanto la parola «io», scegliere di essere «Noi». Di sentire, amare, aiutare, condividere, scegliere di non tacere e dire ciò che non può essere detto. Ecco, io voglio essere il colibrì. Vorrei che lo fossimo tutti noi. E ne approfitto per dire GRAZIE a tutte quelle persone di ogni paese, lingua e nazione, che mettendo a rischio la propria vita, stanno prestando aiuto e soccorso. Perché come disse una volta una poetessa «anche una goccia può far tremare l’Oceano». Guendalina Middei Via "Professor X" 👇👇👇

Sabrina F.

16,023 görüntüleme • 1 yıl önce

Nel 2013 un giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Bologna, Francesco Morcavallo, si alzò in piedi davanti alle telecamere di Mattino 5 e disse una frase che ancora oggi fa tremare le coscienze:«Ho lasciato la toga perché non ce la facevo più a strappare bambini alle loro mamme e ai loro papà per mandarli in case famiglia che incassano 200-300 euro al giorno a bambino. È il più osceno business che esista in Italia».Non era un complottista. Non era un “genitore incazzato”. Era un giudice. Uno che quei fascicoli li apriva ogni mattina. Uno che vedeva le lacrime di madri disperate mentre firmava decreti di allontanamento basati su relazioni di assistenti sociali gonfiate, a volte inventate. Ha lasciato tutto. La carriera, la sicurezza economica, il prestigio. Ha lasciato perché non voleva più essere complice di un sistema che trasforma il dolore di un bambino in fatturato. Sei anni dopo è scoppiato Bibbiano. E tutti hanno detto: «Morcavallo l’aveva detto». Oggi, 2025, guardiamo i tre bambini trovati nel bosco dopo che erano stati tolti alla loro famiglia. Guardiamo il giudice che li ha fatti portare via e che, guarda caso, teneva conferenze LGBTQ+ e corsi di formazione gender per assistenti sociali. Guardiamo le cooperative che incassano. Guardiamo i silenzi. E allora rileggiamo le parole di Francesco Morcavallo, che oggi è un semplice avvocato ma ha la schiena più dritta di tanti che ancora siedono dietro quei banchi:«Quando un bambino viene strappato alla sua famiglia senza prove, senza reato, senza pericolo reale… quello non è un affido. È un sequestro di persona legalizzato». Grazie, dottor Morcavallo. Grazie per aver scelto l’umanità invece della carriera. Grazie per averci insegnato che a volte l’unico modo per restare integerrimi è andarsene. Un giorno i bambini che oggi piangono nelle comunità vi chiameranno eroe. Noi lo facciamo già. #FrancescoMorcavallo Lucio Malan Matteo Salvini Giorgia Meloni #BambiniNelBosco #MaiPiùBibbiano #VeritàPerIFigli

CAESO QUIINCTIUS

113,107 görüntüleme • 8 ay önce

«Qual é la la vera ragione per cui Mamdani ha vinto, di cui nessuno parla? Non si tratta solo di economia o di convenienza. Mamdani in realtà ha perso con gli elettori che guadagnano meno di 30.000 dollari l'anno, e ha ottenuto i migliori risultati con gli elettori che guadagnano tra i 100.000 e i 200.000 dollari l'anno. E vediamo questa tendenza anche nelle elezioni nazionali. Oggi le persone della classe operaia sono più inclini a votare per i repubblicani, mentre la persona più propensa a votare per un politico socialista di estrema sinistra è un impiegato della classe medio-alta, con un'istruzione post-laurea, non sposato, sotto i 40 anni e donna. Più ti avvicini a quella descrizione, più è probabile che tu sia un sostenitore di Mamdani. E quindi la domanda è, perché? Perché i socialisti hanno così tanto successo con quella fascia demografica? E la risposta è il risentimento. E lo capisco, davvero. Mamdani e molti dei suoi sostenitori appartengono alla mia generazione. E ci è stato detto che devi andare all'università, accumulare debiti per gli studi, poi ottenere un lavoro da 100.000 dollari, divertirti, trovare compagnia, e alla fine andrà tutto bene. Tranne che non è andata così per molte persone, specialmente per molte giovani donne istruite e professioniste. Per loro è come se avessero ottenuto il lavoro a sei cifre, ma riescono a malapena a permettersi l'affitto o un mutuo. (E si dicono)Sono bloccati con questi prestiti studenteschi in cui il governo mi ha spinto. La mia carriera non è così divertente o appagante come pensavo. E ora sono nei miei 30 o 40 anni e tutti i ragazzi del mio status sono o accoppiati o escono con ragazze più giovani. E dicono, ho fatto tutto quello che le femministe boomer mi hanno detto di fare. Certo che saranno risentite. E sì, vogliono distruggere tutto. E quale modo migliore di farlo se non votare per un socialista jihadista che vive sul divano per prendere il controllo e governare la città più importante d'America? »

Leonardo Panetta

21,827 görüntüleme • 9 ay önce

🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇪🇺 Attenzione. Messaggio alla nazione di Volodymyr Zelensky. Un intervento drammatico del presidente ucraino. Ennesima prova di orgoglio e di straordinario coraggio del leader di Kyiv. E, cosa più importante, richiesta di compattezza alla società ucraina dinanzi a uno dei momenti più difficili della storia della nazione. Ho tradotto il suo discorso integralmente per voi. Merita davvero. Buona lettura a tutti. "Ucraini! Ucraine! Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi. Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte. Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”. Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. L’interesse nazionale ucraino deve essere preso in considerazione. Non faremo dichiarazioni roboanti, lavoreremo tranquillamente con l’America e con tutti i partner. Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con il nostro principale partner. Presenterò argomenti, convincerò, proporrò alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che è l’Ucraina a non volere la pace, che è lei a sabotare il processo e che è l’Ucraina a non essere pronta alla diplomazia. Questo non accadrà. L’Ucraina lavorerà rapidamente. Oggi, sabato e domenica, per tutta la settimana prossima e per tutto il tempo che sarà necessario. Per 24 ore al giorno, sette giorni su sette, mi batterò affinché tra tutti i punti del piano non vengano tralasciati almeno due - la dignità e la libertà degli ucraini. Perché proprio su questo si basa tutto il resto - la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra terra, la nostra gente. E il futuro ucraino. Faremo e dobbiamo fare tutto affinché il risultato sia la fine della guerra e non la fine dell’Ucraina, non la fine dell’Europa e del mondo globale. Poco fa ho parlato con gli europei. Contiamo sugli amici europei, che certamente capiscono che la Russia non è lontana, che è proprio accanto ai confini dell’UE, che l’Ucraina ora è l’unico scudo che separa la vita europea confortevole dai piani di Putin. Ricordiamo: l’Europa è stata con noi. Crediamo: l’Europa sarà con noi. L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin. E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente. Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere. Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà! Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. Questa è la dignità. Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini. Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico. E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. Mi rivolgo ora a tutti gli ucraini. La nostra gente, i cittadini, i politici - tutti. Bisogna raccogliersi. Riprendere lucidità. Smettere il litigio. Smettere i giochi politici. Lo Stato deve lavorare. Il Parlamento di un Paese in guerra deve lavorare unito. Il governo di un Paese in guerra deve lavorare efficacemente. E tutti noi insieme dobbiamo non dimenticare e non confondere chi oggi è il nemico dell’Ucraina. Ricordo come nel primo giorno della guerra vari emissari mi portavano diversi piani, punti, c’erano ultimatum riguardo alla fine della guerra. Dicevano: o così, o niente. O firmate questo, oppure vi elimineranno semplicemente e al vostro posto lo firmerà “il facente funzione di Presidente dell’Ucraina”. Com’è finita è noto. Molti di questi emissari sono diventati parte del fondo scambi e sono stati mandati insieme alle loro proposte e ai loro punti “a casa, nel porto natio”. Io non ho tradito l’Ucraina allora, sentivo chiaramente alle mie spalle il sostegno di ognuno. Di ognuno di voi. Di ogni ucraino, ucraina, di ogni soldato, ogni volontario, ogni medico, diplomatico, giornalista, di tutto il nostro popolo. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora, non lo faremo ora. E so con certezza che in questo momento, davvero uno dei più difficili della nostra storia, non sono solo. Che gli ucraini credono nel loro Stato, che siamo uniti. E in tutti i formati dei futuri incontri, discussioni, negoziati con i partner mi sarà molto, molto più facile ottenere una pace dignitosa per noi e convincerli, sapendo al cento per cento questo: che dietro di me c’è il popolo dell’Ucraina. Milioni dei nostri cittadini che hanno dignità, che lottano per la libertà e che hanno meritato la pace. Tutti i nostri eroi caduti, che hanno dato la loro vita per l’Ucraina, che ora sono in cielo e che hanno meritato di vedere da lassù che i loro figli e nipoti vivranno in una pace dignitosa. E questa pace ci sarà. Dignitosa, efficiente, duratura. Cari ucraini, la prossima settimana sarà molto difficile, ricca di eventi. Voi siete un popolo adulto, intelligente, consapevole, che lo ha dimostrato più volte. E che capisce che in questo periodo ci sarà molta pressione - pressione politica, informativa, di ogni tipo. Per indebolirci. Per dividerci. Il nemico non dorme e farà tutto affinché noi non ce la facciamo. Glielo permetteremo? Non ne abbiamo il diritto. E ce la faremo. Perché chi vuole distruggerci ci conosce male. Non capisce chi siamo davvero, cosa siamo, per cosa lottiamo, che persone siamo. Non a caso celebriamo a livello di festa nazionale il Giorno della Dignità e della Libertà. Questo dice chi siamo. Quali sono i nostri valori. Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. Per la nostra dignità. Per la nostra libertà. E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti. Buon Giorno della Dignità e della Libertà! Gloria all’Ucraina!" Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di premiare il mio impegno: Iscriviti al Blog: E se sei già a bordo, valuta una piccola donazione. Può fare davvero la differenza. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

266,802 görüntüleme • 8 ay önce

È stata una delle situazioni più delicate e che davvero mi hanno messo in seria difficoltà. Quella più particolare. Una cosa che, da tifoso, mi ha massacrato vista l’importanza della fonte diretta. Non vi nascondo che, alla ricezione della notizia, come potete vedere dagli screen e dalle divulgazioni, l’avevo dal primo di ottobre. Sì, dal primo di ottobre. Era troppo grossa per darla in pasto a un pubblico davvero innamorato dei colori azzurri. Nel frattempo, per tutta Italia, il calcio Napoli stesse negoziando Kvicha Kvaratskelia per me non era così. Anzi, me lo davano partente. Non seppi al pronto e via gestire bene, per la prima volta in vita mia, gestire. Per nulla. E ogni giorno che passava mi chiedevo se facevo bene a nascondere tale bomba ai tanti appassionati, ormai fratelli per me, o comunicarlo a tutti, come ho sempre fatto. Ci soffrivo. Perché il Napoli, nel frattempo, iniziava a crescere e, mentre raccontavo le gesta della nuova annata calcistica, non avevo voglia di essere l’artefice nuovamente di un caso importante mediatico. Lo conservavo e nascondevo. Ma ci soffrivo. Così per 10 giorni abbondanti. Ma quando ormai le voci diventavano incessanti sul rinnovo del ragazzo al Napoli, al giorno 11 di ottobre, come sempre documentato dai miei scritti, lancio la bomba alle circa 2000 persone alle quali tendo la mia mano ancora una volta, perché sono stati straordinari nella conservazione di tale notizia. Un grazie speciale al grande @kitaropengu custode, editor. Un uomo/Ragazzo d’altri tempi per serietà. Il tempo poi ha dato ragione alla mia fonte principale ancora una volta. Kvaratskelia ora posso dirlo, non è più un calciatore del calcio Napoli. Nonostante sia felice per il grandissimo lavoro del mio team che già dal primo ottobre salutava il ragazzo, ho capito che, se ami realmente una squadra di calcio, il lavoro da informatore non fa per te. Perché questa situazione mi ha davvero devastato in termini emozionali. Non so se andrò ancora avanti. Sono sincero. Fa male davvero, da tifoso, gestire queste grandi informazioni quando si parla a platee importanti. Con una lacrima nel cuore, volevo fare un grande in bocca al lupo a un ragazzo tra i più poetici mai arrivati a Napoli. Kvicha è stata una poesia meravigliosa. Uno dei calciatori più talentuosi passati per Napoli. Un calciatore talmente sublime che, almeno per me, mi bastava s’accendesse anche solo 5 minuti a partita per quanta aurea aveva anche già solo nella gestualità o nel suo vestiario. Auguro a questo ragazzo tutto il meglio per la sua vita. Interrottamente. Perché se nella vita c’è ancora un briciolo di umanità, lo dobbiamo alla poesia che riesce a cambiare le cose tutti i secondi della nostra vita. Grazie, Ragazzo. Sei e resterai per sempre la nostra storia. IL CALCIO NON È UN GIOCO. ⚽️🕷️👑

FCAST7 🇵🇸

87,721 görüntüleme • 1 yıl önce

TURATI, DE GASPERI E LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE: LA STORIA INVENTATA DA WOODCOCK In questa campagna referendaria ne abbiamo sentite di tutti i colori. Sono stati scomodati morti illustri, si pensi solo alle false interviste a Falcone e Borsellino, ma c’è chi come Henry John Woodcock va più indietro nel tempo e riscrive la storia d’Italia. In vari interventi pubblici a sostegno del No alla riforma, il celebre pm della procura di Napoli spiega le scarse ragioni a favore del Sì raccontando un suo dialogo sulla separazione delle carriere con gli avvocati. “Qualcuno di loro mi risponde abbassando lo sguardo ‘Sai, è un’occasione storica’. I più dotti addirittura scomodano Turati, dicendo ‘anche Turati fornì l’appoggio esterno a De Gasperi’”. Ed è proprio qui che Woodcock sfodera i suoi studi da “appassionato di storia”: “Allora io li guardo sbalordito e dico: ma tu lo sai che Turati l’appoggio esterno a De Gasperi glielo diede per fare le leggi a tutela dei lavoratori minori e delle donne, non per la separazione delle carriere?”, dice con l’aria di quello che ha fatto scacco matto. In questa ricostruzione c’è però qualche piccolo problema di coerenza storico-temporale. Filippo Turati, il grande leader del socialismo riformista, in effetti propose insieme alla compagna Anna Kuliscioff un provvedimento sul lavoro minorile e femminile: è la cosiddetta “legge Carcano”, ma è del 1902, quando il giovane Alcide andava ancora a scuola. Inoltre Turati non ha mai dato alcun appoggio esterno a De Gasperi, non per inimicizia né per ostilità politica, ma perché morì in esilio in Francia nel 1932 in pieno regime fascista: il primo governo De Gasperi arrivò solo 14 anni dopo, nel 1946. Lo statista democristiano rimase a Palazzo Chigi fino al 1953, senza peraltro approvare alcuna legge sul lavoro minorile che, nell’Italia repubblicana, arriverà solo nel 1967 (dopo altri 14 anni). Non è chiaro come lo storico Woodcock abbia fatto a mescolare oltre 60 anni di storia in un cocktail imbevibile, ma la speranza è che il gemello pm conduca le inchieste con un altro metodo. Su Il Foglio. 👇

Luciano Capone

62,312 görüntüleme • 4 ay önce

In un paese normale Marco Travaglio non riuscirebbe a parlare in pubblico senza essere subissato di fischi e deriso. Ma in Italia ci sono persino platee di beoti che si bevono le sue idiozie senza fiatare. In questa clip Travaglio parla della Crimea manipolando come sempre molte informazioni. Innanzitutto parla degli accordi di Minsk raccontando che servivano a concedere indipendenza al Donbas “perseguitato” (persecuzione certificata dalla sola propaganda russa) ed omettendo di dire che quell’autonomia era parte di un processo molto più ampio che prevedeva obblighi da parte delle repubbliche fantoccio controllate dalla Russia che non furono mai rispettati. Evita anche accuratamente di dire che la richiesta di autonomia era solo in parte voluta dalle popolazioni locali, le quali avevano iniziato a manifestare pacificamente, e che secondo tutti i sondaggi dell’epoca, i residenti dell’est erano in larghissima parte contrari ad una annessione o ad un intervento militare russo. Gli scontri armati furono semmai organizzati dalla Russia che, come dimostrano le telefonate intercettate e le email hackerate dei consiglieri di Putin Glazyev e Surkov, ma anche dalle interviste rilasciate dai protagonisti di quegli scontri come a Igor Girkin e Pavel Gubarev, voleva che fosse invocato l’aiuto di Mosca per legittimare l’intervento militare diretto e destabilizzare così il paese. Non a caso in Donbas a combattere furono soprattutto gruppi neonazisti e neofascisti pagati dalla Russia e addestrati in Russia e subito dopo l’esercito russo senza le insegne militari, ad ulteriore dimostrazione del fatto che fu un’invasione e non una richiesta di autonomia. Durante l’occupazione di Slavyansk, peraltro, lo stesso Girkin, ex colonnello FSB e all’epoca capo della sicurezza dell’oligarca ultra ortodosso Konstantin Malofeev, finanziatore di alcune delle prime campagne militari in Ucraina e tuttora sostenitore di organizzazioni e raduni neofascisti, fece un appello pubblico proprio per lamentare la scarsa partecipazione delle popolazioni locali e l’indisponibilità degli uomini ad arruolarsi. Ma la parte più interessante di questa clip è quella in cui spiega che la Crimea, dopo il “ribaltone” di Maidan, “ha chiesto di tornare russa, cioè dove è sempre stata dai tempi degli zar”. E ancora ribadisce il concetto spiegando che gli abitanti della penisola, dopo aver visto come l’Ucraina di comportava a seguito della caduta di Yanukovich “hanno chiesto di tornare alla Russia”. Perché anche questa è una balla clamorosa, dato che il referendum per l’indipendenza del 16 marzo 2014 fu la più grande truffa elettorale di quegli anni, essendo stato organizzato in violazione della legge ucraina, sotto occupazione militare, con “osservatori internazionali” tutti scelti dalla Russia e con risultati palesemente falsi. Basti pensare che, nonostante il referendum fosse stato boicottato dai tatari (13% della popolazione) e dagli ucraini (25%), l’affluenza dichiarata fu comunque dell’83% e il “sì” vinse con il 97% delle preferenze. Lo stesso Consiglio per i diritti umani del Presidente della Federazione Russa, in un comunicato subito rimosso, valutò l’affluenza reale tra il 30 ed il 50% ed il sì in un 50-60%, quantificando il sostegno reale all’annessione in un quarto della popolazione o anche meno. Quindi no, la Crimea non ha mai “chiesto di tornare russa”, ma sono stati i russi a prendersela con una operazione militare iniziata due giorni prima della fuga del presidente filorusso Yanukovich, mascherando l’invasione con una scelta del popolo. Non a caso tutto il mondo considera la Crimea parte dell’Ucraina, tranne Russia, Bielorussia, Siria, Corea del Nord, Nicaragua e Venezuela e… Marco Travaglio, cosa della quale, se fossi in lui non andrei fiero. Non c’è probabilmente nessun altro paese europeo nel quale è possibile vedere scene di questo tipo. E di questo forse dovremmo essere noi tutti a non andare fieri.

Marco Setaccioli

39,898 görüntüleme • 9 ay önce

Io ho una posizione chiara, che non so se è diversa o meno da quella di Benedetto Della Vedova, ma sicuramente è chiara ai miei occhi, e penso sia condivisa con Luigi Marattin. Noi facciamo politica per portare avanti quelle che sentiamo come responsabilità urgenti, di fronte alle quali non abbiamo intenzione di abdicare. La difesa dell’Ucraina, che è la difesa dell’Europa, per noi non è un tema ‘microidentitario’ e non è un valore astratto: è il discrimine su come si fa o non si fa politica. Lo dico chiaramente: qui, a Linkiesta, si è parlato tanto di coraggio. E siccome penso di essere una donna che ha dimostrato il coraggio di dire “non con me” a cose in cui non credo, e l’ho fatto da donna libera, continuo a farlo da donna libera. Voi dovreste chiedere a noi politici, di fronte ai temi che stiamo dibattendo in questo palco, di far prevalere quelli che sono i vostri interessi, i nostri interessi collettivi, sull’autopreservazione della nostra poltrona. È chiaro che oggi andare contro il bipopulismo, che è il bipolarismo di oggi, è un rischio per la classe politica, ma è l’unica via di sopravvivenza del Paese. Io sono all’opposizione del governo Meloni e lavoro ogni giorno per creare un’alternativa al governo Meloni. Ma sono altrettanto chiara: con i filo-putiniani che ci sono anche nel campo largo, con un Giuseppe Conte ministro degli Esteri o un Fratoianni che detta la linea sull’Occidente nel campo largo, io non ci sto. Perché, paradossalmente, preferisco una Meloni che almeno ha zittito Salvini, il filo-putiniano di destra, e gli ha detto “tu te ne stai al tuo posto”, mantenendo almeno la linea sull’Ucraina, almeno quello. Dall’altra parte sarebbe stato peggio. Allora, vogliamo noi ‘volenterosi’ metterci insieme? Sì, ma il patto di base è chiaro: con i filo-russi da una parte a destra nemmeno la mettiamo sul tavolo, perché con loro non ci alleiamo. Ma con i filo-russi a sinistra noi non ci stiamo. Se su questo vogliamo costruire insieme, noi siamo i primi a dire: certo, mettiamoci a farlo.

Elena Bonetti

13,424 görüntüleme • 8 ay önce

🚨🇺🇸 Nella notte italiana, Joe #Biden ha convocato la stampa alla Casa Bianca per commentare la storica decisione della Corte Suprema di sancire per Donald #Trump l'immunità penale in relazione agli atti commessi nelle ultime ore della sua presidenza. Si è trattato di dichiarazioni molto forti e ben portate anche dal punto di vista comunicativo. Ho tradotto per voi il suo intervento: "Buonasera. La presidenza è la carica più potente del mondo. È una carica che non solo mette alla prova il tuo giudizio, ma forse, cosa ancora più importante, è una carica che può mettere alla prova il tuo carattere, perché non solo affronterai momenti in cui dovrai avere il coraggio di esercitare tutto il potere della presidenza, ma anche momenti in cui dovrai avere la saggezza di rispettare i limiti del potere della presidenza. Questa nazione è stata fondata sul principio che in America non ci sono Re. Ognuno di noi è uguale davanti alla legge. Nessuno, nessuno, è al di sopra della legge, nemmeno il Presidente degli Stati Uniti. Con la decisione odierna della Corte Suprema sull'immunità presidenziale, le cose sono cambiate radicalmente. Per tutti, per tutti gli scopi pratici, la decisione di oggi significa quasi certamente che non ci sono praticamente limiti a ciò che un Presidente può fare. Questo è un principio fondamentalmente nuovo ed è un precedente pericoloso perché il potere della carica non sarà più limitato dalla legge, compresa la Corte Suprema degli Stati Uniti. Gli unici limiti saranno autoimposti dal solo Presidente. La decisione odierna ha proseguito l'attacco della Corte negli ultimi anni a un'ampia gamma di principi legali consolidati da tempo nella nostra nazione, dall'eliminazione delle percentuali di voto e dei diritti civili all'eliminazione del diritto di scelta delle donne, fino alla decisione odierna che mina lo stato di diritto di questa nazione. Quasi quattro anni fa, il mio predecessore ha inviato una folla violenta al Campidoglio degli Stati Uniti per impedire il trasferimento pacifico dei poteri. L'abbiamo visto tutti con i nostri occhi, eravamo seduti lì e abbiamo assistito a ciò che è accaduto quel giorno. Attacco alla polizia, saccheggio del Campidoglio, una folla che dava letteralmente la caccia alla Presidente della Camera Nancy Pelosi. Una forca eretta per impiccare il Vicepresidente Mike Pence. Credo sia giusto dire che si tratta di uno dei giorni più bui nella storia dell'America. Ora, l'uomo che ha mandato quella folla al Campidoglio rischia una potenziale condanna penale per quanto accaduto quel giorno. E il popolo americano merita di avere una risposta in tribunale prima delle prossime elezioni. Il popolo ha il diritto di sapere cosa è successo il 6 gennaio prima che gli venga chiesto di votare di nuovo quest'anno. Ora, a causa della decisione di oggi, questo è altamente, altamente improbabile, ed è un terribile disservizio per la gente di questa nazione. Quindi ora il popolo americano deve fare quello che i tribunali avrebbero dovuto fare ma non hanno fatto: il popolo americano deve esprimere un giudizio sul comportamento di Donald Trump. Il popolo americano deve decidere se l'assalto di Donald Trump alla nostra democrazia, avvenuto il 6 gennaio, lo rende inadatto a ricoprire la carica più alta del Paese. Il popolo americano deve decidere se la violenza abrasiva di Trump per preservare il suo potere è accettabile. E, cosa forse più importante, il popolo americano deve decidere se vuole affidare ancora una volta la presidenza a Donald Trump, sapendo che ora sarà ancora più incoraggiato a fare quello che vuole quando vuole. All'inizio della nostra nazione, fu il carattere di George Washington, il nostro primo Presidente, a definire la presidenza. Lui credeva che il potere fosse limitato, non assoluto, e che il potere risiedesse sempre nel popolo, sempre. Ora, più di 200 anni dopo, con la decisione odierna della Corte Suprema, ancora una volta dipenderà dal carattere degli uomini e delle donne che detengono la presidenza definire i limiti del potere della presidenza, perché la legge non lo farà più. So che rispetterò i limiti dei poteri presidenziali che ho avuto per tre anni e mezzo. Ma qualsiasi Presidente, compreso Donald Trump, sarà ora libero di ignorare la legge. Concordo con il dissenso del giudice Sotomayor oggi. Lei, ecco cosa ha detto, ha detto: "In ogni uso del potere ufficiale, il Presidente è ora un re al di sopra della legge. Temendo per la nostra democrazia, dissento". Fine della citazione. Anche il popolo americano dovrebbe dissentire. Io dissento. Che Dio vi benedica tutti e vi aiuti a preservare la nostra democrazia. Grazie e che Dio protegga le nostre truppe. --------------------------------------------------------- Se apprezzi il mio lavoro, ti chiedo di sostenerlo con l'iscrizione al Blog: è il solo modo per far sì che questo spazio di informazione resti sempre aperto, libero, indipendente. Ti ringrazio.👇

Dario D'Angelo

65,299 görüntüleme • 2 yıl önce

La storia di Saltanat Nukenova Per una triste coincidenza anche in Kazakistan in questi giorni si parla di violenza sulle donne. Ci sono manifestazioni di piazza, petizioni, dibattiti pubblici e tutto accade -come qui- dopo la morte di una donna. Lei si chiamava Saltanat Nukenova, aveva 31 anni, era una astrologa e poco più di un anno fa aveva sposato l’ex ministro dell’economia più giovane della storia del paese, Kuandyk Bishimbayev, 43 anni. La vicenda racconta bene non solo come la violenza domestica sia un problema che attraversa ovunque, nel mondo, tutte le classi sociali ma quanto nasca da uno squilibrio dell’esercizio del potere. La morte di Saltanat racconta cosa sia il patrarcato in ogni sua sfumatura e diramazione. Suo marito era al terzo matrimonio. Era stato ministro nel 2016 per soli sei mesi, fino alle sue dimissioni perché accusato di corruzione. Nel 2017 era stato condannato a 10 anni di carcere in una struttura di massima sicurezza, ma aveva chiesto l’amnistia e dopo solo due anni di detenzione era tornato libero, visto che l’allora presidente Nursultan Nazarbayev (molto amico di suo padre, noto rettore universitario) gliela concesse. Nel 2019 l’uomo torna dunque libero, divorzia dalla seconda moglie e -secondo la testimonianza della sorella di Saltanat- nota la bella Saltanat sui social. Comincia ad assediarla, tanto da mandarle addirittura degli uomini che lavoravano con lui per pressarla psicologicamente. Fatto sta che lei un anno fa accetta la proposta di matrimonio. Sempre secondo la sorella, Saltanat subiva violenze fisiche e psicologiche, le veniva impedito di uscire e lavorare e voleva lasciare il marito. Fatto sta che il 9 novembre lei e l’ex ministro si trovavano nella sala privata di un ristorante di lusso, il Bau, di proprietà della famiglia di lui, ed è stata picchiata a morte. Pare che sia passato molto tempo prima che i soccorsi siano stati chiamati e che le condizioni del corpo di Saltanat fossero terribili (le ha spaccato la testa). Sarebbero state cancellate le riprese delle telecamere interne e- a quanto pare- è stato impedito al personale di chiamare tempestivamente i soccorsi, tanto che anche il direttore del ristorante (il fratello dell’assassino) è stato arrestato perché sospettato di essere complice del delitto. La morte di Saltanat ha scosso il paese al punto da portare la gente in piazza per chiedere che il femminicidio e la violenza domestica vengano riconosciuti come delitti specifici e che le pene siano più severe. Il fratello di Saltanat e tutta la sua famiglia hanno lanciato una petizione per cambiare la legge che ha già raccolto 150 000 firme e il presidente Toqaev chiede che si presti particolare attenzione al caso ricordando che la legge è uguale per tutti. Già, peccato che se la legge fosse uguale per tutti l’assassino sarebbe rimasto 10 anni in carcere per scontare la sua pena e forse non avrebbe mai conosciuto, sposato e poi ucciso Saltanat. Per la cronaca, come riportato dai media kazaki, due mesi fa un deputato del partito politico Amanat, al potere, ha proposto che le donne possano subire sanzioni amministrative per aver "provocato abusi". Ad ogni modo, la morte di Salamanat ha risvegliato il paese sul tema della violenza domestica (in Kazakistan si contano circa 400 femminicidi l’anno) dopo che un film kazako di successo, Baqyt (Felicità), incentrato sulla violenza domestica, lo scorso anno aveva vinto il Premio del pubblico al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Si intitolava Felicità perchè, come spiegato dalla sceneggiatrice e attivista Assem Zhapisheva, abbiamo scelto questo titolo come rappresentazione di quell'ipocrisia per cui per i kazaki felicità significa essere visti dagli altri come felici. Anche se non sei veramente felice e non c'è felicità nella tua casa. Se la gente pensa che però esista, allora non c'è persona più felice di te". Saltanat, forse, aveva deciso di riprendersi la felicità, quella vera. E ha pagato con la vita.

Selvaggia Lucarelli

169,788 görüntüleme • 2 yıl önce