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Assistenti sociali VERGOGNOSI. FAMIGLIA NEL BOSCO: SALTA IL CONFRONTO, L’ASSISTENTE SOCIALE VIGLIACCA PERCHÉ IN MALAFEDE, NON SI PRESENTA ALLA GARANTE PER I MINORI. #famiglianelbosco #famigliadelbosco Famiglia nel bosco, servizi sociali in fuga. Grandi notizie (si fa per dire) sulla famiglia nel bosco: nella casa protetta i bambini possono finalmente...

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CLAMOROSO ATTACCO ALLA FAMIGLIA NEL BOSCO. "Orso Bruno" #Famiglianelbosco #famigliadelbosco BASTA CON QUESTO ORRORE, RESTITUITE I BAMBINI AI GENITORI. SIETE BESTIE! "I bambini del bosco meritano di tornare a casa, non di essere cavie di test discutibili e perizie viziate da pregiudizi". Fermate questa macchina infernale di controllo statale sulla famiglia. Il governo e il Parlamento dove sono"?😡 ----------------------------- 🔴 L’ennesima puntata di questa vicenda vergognosa puzza di accanimento ideologico: punire chi rifiuta il modello unico imposto dal sistema, etichettandolo come “pericoloso” o “pazzo”. E ora, con una psicologa che li insultava sui social e poi si scopre che è la stessa che li valuta, si tocca il fondo. Nuovo colpo di scena nel caso della famiglia nel bosco: la collaboratrice incaricata di svolgere i test psicologici decisivi per la perizia sui genitori avrebbe pubblicato sui social, mesi prima, post critici e ironici proprio contro i Trevallion. Ora si aprono interrogativi su imparzialità, selezione dei consulenti e validità dell’intera perizia. - Francesco Borgonovo ------------------------------ Si è scoperto che la collaboratrice che deve sottoporre a test per valutare le capacità genitoriali di Nathan Trevallion e Cate Birmingham su disposizione del Tribunale per i Minorenni aveva in passato sui social condiviso giudizi pesanti e sprezzanti proprio contro di loro. Una circostanza non irrilevante che è motivo di un nuovo scontro tra periti nominati dal Tribunale da una parte, difesa e consulenti della cosiddetta famiglia nel bosco. Al centro della nuova disputa la giovane psicologa che sta conducendo i test sulla coppia in qualità di assistente della collega Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per valutare le capacità genitoriali di Nathan Trevallion e Cate Birmingham. Secondo il professor Tonino Cantelmi, lo psichiatra consulente dello studio legale che sta seguendo la coppia, la psicologa in passato si era lasciata andare sui social a commenti proprio contro i due genitori che ora è chiamata a valutare. “La Consulente tecnica ha affidato la scelta dei test a una giovane psicologa, iscritta all’albo solo da poco più di tre anni e le cui competenze reali saranno tutte da valutare, in passato ha condiviso su Facebook dichiarazioni pubbliche gravissime contro la famiglia del bosco e poi ha accettato di essere colei che deve valutarla attraverso i test" ha spiegato Cantelmi sostenendo si tratti di un grave errore deontologico. "Abbiamo lealmente offerto collaborazione su questo tema, ma la giovane non sembra voler accettare il nostro aiuto e propone test obsoleti e troppo discrezionali" ha lo psichiatra, ipotizzando addirittura la ricusazione della dottoressa Ceccoli, titolare della perizia ordinata dei Giudici. La giovane psicologa ha replicato: "Quanto detto qualifica il signor Cantelmi e non me. Per me parla il curriculum. E se le mie competenze sono da valutare, le sue sono già valutabili da un punto di vista deontologico”. "La giovane ha dichiarato che, per lei, parla il curriculum. Gliene diamo atto, è iscritta all'Albo degli Psicologi da poco più di 3 anni. Per operare con i minori sarebbero richiesti almeno cinque anni di esperienza professionale documentata o docenza universitaria. A questo punto, vorrei verificare se anche il curriculum della Ctu soddisfa questi requisiti" ha replicato Cantelmi che annuncia opposizione nel caso anche i piccoli vengano sottoposti ai test. Su caso è intervenuta anche la Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Regione Abruzzo dando ragione a Cantelmi "Una psicologa che abbia già manifestato posizioni pregiudiziali non può essere considerata imparziale. Sarebbe un fatto di estrema gravità", afferma De Febis, aggiungendo: "Non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche". - Favorite 👇👇👇

Sabrina F.

12,387 Aufrufe • vor 5 Monaten

GROSSO IMBARAZZO PER IL NO. Il presidente del Comitato del No dell’Anm, Enrico Grosso, è stato beccato in un fuorionda di un incontro sul referendum mentre discute con il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, di una causa ancora da decidere e in cui è coinvolto. Si tratta di un caso molto delicato che tra poco più di un mese, il 22 aprile, arriverà sulla scrivania del Tribunale e che potrebbe portare addirittura alla decadenza dell’attuale presidente della regione, Renzo Testolin, e di tutta la sua giunta. Peccato che Grosso abbia scritto un parere pro-vertiate proprio sulla candidabilità del governatore (e del suo vice). Marra accenna alla vicenda giudiziaria: c’è “un contenzioso”, dice, spiegando di aver letto l’atto introduttivo del ricorso. Poi aggiunge una frase che scatena immediatamente la polemica: “Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché obiettivamente è una causa molto…”. Grosso replica: “Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione”. Il presidente del tribunale prosegue raccontando che la questione è stata già esaminata con la giudice relatrice, facendo riferimento alla differenza tra decadenza e diritto soggettivo. Il costituzionalista torinese osserva che proprio la decadenza è il cuore della domanda giudiziaria e aggiunge che la Regione sarà difesa da un collega “abbastanza noto, bravo”, che avrebbe intenzione di sollevare proprio quella questione. “Ce la studiamo, certo”, conclude Marra. Il dialogo dura pochi minuti, ma basta per accendere la miccia. Il video, inizialmente disponibile sul canale YouTube dell’università, già in serata non è più visibile. A sollevare pubblicamente il caso è Chiara Minelli, capogruppo di Avs nel Consiglio regionale valdostano e tra i promotori del ricorso contro l’elezione di Testolin. “Sono rimasta letteralmente basita nel sentire il dialogo che c’è stato al tavolo della conferenza”, attacca. “Si parlava di una materia che non c’entrava nulla con il referendum sulla magistratura. È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un confronto su una questione così delicata in cui il presidente del tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità”. E poi la stoccata sulla sparizione del filmato: “Oggi sul sito dell’università il video della conferenza – casualmente? – non è più disponibile”. Sia per Marra che per Grosso si pone un evidente problema di opportunità.

Ermes Antonucci

232,146 Aufrufe • vor 5 Monaten

Sulla casa nel bosco e sui bambini portati via alla famiglia è stato detto tutto. TUTTO quello che si poteva dire, ma sotto sotto c’era molto altro: basta leggere la stampa straniera di mezzo mondo per capire che razza di figuraccia ci stanno facendo fare. La ‘buona intenzione’ ce l’hanno raccontata: il bene dei bambini per oggi e per domani. Ma la strada per l’inferno è disseminata di buone intenzioni … Nell’area della casetta è in ballo il progetto “Parco Eolico Abruzzo”: 11 torri eoliche da 6 MW ciascuna, per una potenza complessiva di 66 MW, distribuite tra i comuni di Cupello, Fresagrandinaria, Palmoli, Tufillo e Furci. Il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente dalla società ‘Sviluppo Prime Srl’ con una forte opposizione di sindaci, associazioni e cittadini che lo considerano devastante. Decine di cittadini stranieri, negli ultimi dieci anni, hanno comprato vecchie case e casolari proprio in quei paesini; li hanno ristrutturati e oggi con il loro legale si OPPONGONO in massa al parco eolico. Quindi, quei delinquenti dei genitori si sarebbero RIFIUTATI DI VENDERE la loro casetta e il terreno! La Provincia di Chieti e l’Autorità di bacino hanno espresso parere negativo su parti del progetto, ma l’iter con il Ministero va avanti: l’interesse economico è enorme. Allora che si fa? Cinque (😳) pattuglie dei carabinieri vengono mandate ad eseguire il provvedimento di allontanamento dei tre bambini. Come mandare cinque pattuglie della guardia di finanza ad arrestare un barista che non ha fatto lo contrino del caffè della moglie … Sproporzionato per una situazione di nessun pericolo; per una famiglia senza alcun precedente, senza reati, senza urgenza sanitaria! Alla fine, restano tre bambini impauriti da un mondo che ha deciso di toglierli a papà e mamma, che non gli stavano insegnando né a rubare, né a fare borseggi o scippi. - Giuseppe Sardini

Sabrina F.

55,001 Aufrufe • vor 8 Monaten

Cacciata la MADRE! Guai a voi! #FamigliaNelBosco #FamigliaDelBosco 𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐨: 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐢, 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐚, 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐚 𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐟𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨? 𝐄 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐝𝐝𝐢𝐬𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢? #TribunaleMinori #Giustizia #Abruzzo #Vasto #ServiziSociali #magistratura C’è una domanda che da ieri sera pesa come un macigno su tutta la vicenda della cosiddetta famiglia del bosco. Una domanda che non riguarda soltanto un’ordinanza, ma le coscienze di chi l’ha firmata, sostenuta e resa possibile. Il presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, e il giudice relatore Roberto Ferrari hanno disposto con un provvedimento durissimo l’interruzione totale della convivenza tra Catherine Birmingham e i suoi tre figli, decretando di fatto la separazione definitiva. Nelle motivazioni compaiono parole pesantissime: «La condotta tenuta dalla madre dalla fine di gennaio è fonte di grave pregiudizio, non solo per l’istruzione dei figli, ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità». Parole che lasciano poco spazio alle sfumature. Ma allora viene spontaneo chiedersi: davvero tutta la realtà è stata raccontata? Tutti i documenti sono stati letti nella loro interezza? Perché proprio qui nasce la prima, enorme contraddizione. Come riportato dal quotidiano Il Centro, nella relazione della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti depositata il 30 gennaio esiste anche un’altra fotografia della famiglia. Una fotografia che sembra scomparsa nell’ordinanza. Gli specialisti, infatti, scrivevano chiaramente: «È indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari». E ancora: «L’interazione con i genitori risulta valida e questi rappresentano per loro un valido riferimento emotivo». Perché queste frasi non compaiono nel provvedimento? Perché le parti favorevoli al ricongiungimento familiare sembrano sparite? Perché, sempre secondo quanto evidenziato dal quotidiano, sarebbero stati presi in considerazione quasi esclusivamente i passaggi clinici negativi? E allora le domande diventano inevitabili. Gli assistenti sociali coinvolti nella vicenda sono davvero convinti di aver fatto tutto il possibile per proteggere questi bambini? Sono davvero certi che separarli dalla madre e spostarli in un’altra struttura sia la soluzione migliore? Altri interrogativi arrivano dal mondo della psichiatria. Lo psichiatra Tonino Cantelmi ha sollevato dubbi molto pesanti sul lavoro dei consulenti tecnici, indicando direttamente la psichiatra Simona Ceccoli e la psicologa Valentina Garrapeta. «Questa è una perizia che stanno portando avanti un Ctu che di giorno non fa lo psichiatra, lavora in una struttura per anziani e sta facendo valutazioni sui minori», sottolinea Cantelmi. Non solo. Lo specialista critica anche il ruolo dell’ausiliaria coinvolta nella consulenza: «Ha tre anni e mezzo di iscrizione all’albo e dichiara di avere tante competenze, ma non quella sui minori». Parole che pesano. Perché quando si decide il destino di tre bambini, ogni competenza dovrebbe essere inattaccabile. E poi c’è un’altra questione che non può essere ignorata. I giudici parlano di “segregazione”. Un termine gravissimo, che evoca prigionia e isolamento. Ma negli atti dell’inchiesta esistono anche fotografie e testimonianze dei vicini che raccontano altro: bambini che passeggiano al supermercato, che giocano sulle macchinine di un centro commerciale, che mangiano un gelato al bar, che interagiscono con altri coetanei. Continua sotto nel primo commento ⤵️

Sabrina F.

11,187 Aufrufe • vor 5 Monaten

La Global Sumud Flotilla è stata intercettata dall’esercito israeliano Gli abbordaggi richiederanno ancora tempo, ma tutti gli equipaggi sono in posizione, pronti a favorire le operazioni. Non è un imprevisto, era previsto: da mesi si sono esercitati anche per questo. Perché non sono esagitati, non sono avventurieri in gita: sono donne e uomini che rappresentano la parte migliore di questo mondo, quella che crede nel valore delle missioni civili e della non violenza. La Global Sumud Flotilla aveva due obiettivi dichiarati. Il primo: aprire gli occhi del mondo su Gaza, sottolineando la complicità dei governi che da anni tollerano e sostengono il blocco mentre si consuma un genocidio. Questo obiettivo è stato raggiunto. Oggi nessuno può più dire di non sapere, nessuno può più nascondersi dietro il silenzio. Gaza è diventata il termometro dell’umanità e della democrazia: lo specchio di un mondo in cui la forza piega la legge e il diritto internazionale viene trattato come un ostacolo. Il secondo obiettivo era aprire un canale umanitario permanente. Questo, per ora, è fallito a metà. Il mondo sa che Gaza ha fame, che Gaza ha bisogno di cure, e ha ascoltato i governi — come quello italiano — mentire, balbettare di corridoi umanitari che esistono solo nelle dichiarazioni, che non sfamano e non curano. È bene dirlo con chiarezza: quella della Global Sumud Flotilla è una missione politica. Non c’è nulla di più politico che liberare gli oppressi, salvare i bambini, sfamare gli affamati. La politica non è fatta solo di palazzi e di trattative: è anche decidere di stare dalla parte della vita. La missione in mare è finita. Ma la missione continua a terra, con chi non si arrende e con chi chiede di bloccare tutto finché i governi non saranno costretti a guardare Gaza negli occhi. Perché la verità, stanotte, è passata comunque. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

16,946 Aufrufe • vor 10 Monaten

In Italia si resta a casa dei genitori fino a trent’anni, come se la giovinezza fosse un contratto a tempo indeterminato. I numeri li mette in fila Lorenzo Ruffino: quattro anni sopra la media europea, peggio di noi solo Croazia, Slovacchia, Grecia e Spagna. Altrove si esce di casa a ventidue anni, qui si tira avanti, ostaggi di stipendi da fame e di un mercato del lavoro che ti fa il favore di assumerti. Tra i venticinque e i ventinove anni si guadagnano in media 1.200 euro netti al mese, tra i trenta e i trentaquattro si arriva a malapena a 1.390. La soglia dei 1.500 euro si supera solo dopo i quaranta, come se fosse un premio per la sopravvivenza. E intanto si vive con mamma e papà, perché trovare un affitto dignitoso con quei soldi significa scegliere tra il letto e il frigorifero. Ma la crudeltà vera sta nei numeri che non cambiano mai. Ruffino lo mostra: negli ultimi vent’anni la percentuale di giovani che vive con i genitori è rimasta la stessa. Fermi, inchiodati. Un intero paese che ripete la stessa storia, come una condanna. Ogni volta si tira fuori la cultura, il legame familiare, le radici. È solo un modo elegante per nascondere il fallimento economico. In Finlandia, in Svezia, in Germania non amano meno le famiglie: possono solo permettersi di viverne fuori. Qui si resta perché non si ha scelta. E si invecchia in camera propria, con le mensole di quando si era bambini. Il 63% delle persone tra i diciotto e i trentaquattro anni vive ancora a casa. Dio, patria e famiglia, dicono. Dio è una clava contro gli avversari, la patria è il circolino degli amici e la famiglia è il rifugio obbligato di uno Stato fallito. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

12,622 Aufrufe • vor 1 Jahr